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Full text of "Archivio della Società romana di storia patria."

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Reme socistst rosrhrh 

DI STORIH PHTRIH 



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ARCHIVIO 

delia . . . . 

R. Società Romana : ..- •'•.;. 

di Storia Patria 



R orna 

nella Sede della Società 

■ III lilblìctcti VllllecllltRI 
I908 



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Roma • Forzili! e C. Cip. del Senato. 



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L'arie alla corte di Alessandro VII 



Sella grande opera di ricostruzione della storia del- 
* l'arte, iniziata nella seconda metà del secolo deci- 
i monono, uno dei più potenti aiuti ai nuovi risultati 
della scienza fu indubbiamente offerto dalle numerose rac- 
colte di documenti, che in quel tempo videro la luce. Fra 
le più ragguardevoli di tali pubblicazioni va certo annoverata 
quella che il Muntz intitolò: Les Aris à la cour des papes, 
opera che per lo studio dell'arte in Roma o degli artisti che 
vi hanno attinenza conserva tuttora una capitale importanza, 
nonostante che da molti anni ad essa abbiano attinto quanti 
si sono occupati di arte romana o di artisti vissuti a Roma. 
Purtroppo lo storico francese troncò il suo lavoro a mezzo 
il Cinquecento, non presentando, ai suoi tempi, la seconda 
metà di quel secolo e i successivi l' interesse estetico dei 
precedenti. Ma ora che gli studi artistici hanno abbando- 
nato ogni prevenzione contro i secoli posteriori a Raffaello, 
e risorgono dall'immeritato oblio, si sente più che mai la 
mancanza d'una continuazione dell'opera del Muntz. 

A questo difetto possono, è vero, in qualche modo sup- 
plire le pubblicazioni di Antonio Bertolotti; ma in piccola 
parte, perchè il materiale da lui raccolto, oltre essere sparso 
in troppi articoli e fascicoli, è disordinatamente disposto, 



771136 

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6 L. 0\\ola 

non sempre di esatta trascrizione, e molto spesso incom- 
pleto. 

Nelle sue ricerche il Bertolotti ha purtroppo trascu- 

r'tàttt Ja: fonte più modesta, ma in compenso la più ricca, i 

i "Libri 'a entrata e d'uscita della depositeria generale della rev.a 

'-ìatjtefU- apostolica, ora conservati nell'Archivio di Stato di 

Roma. 

Nell'intento dunque di giovare agli studiosi del Seicento 
ho iniziato lo spoglio di quei Libri, completandoli con i 
documenti pubblicati dal Bertolotti e con brevi notizie di 
scrittori sincroni. 

Di tale lavoro presento qui un saggio che si riferi- 
sce al pontificato di Alessandro VII Chigi. Per ogni mo- 
numento fatto eseguire da quel pontefice, prima ho dato 
le notizie delle fonti storiche e dei documenti gii cono- 
sciuti, e poi ho riferito i documenti inediti dei Libri sopra 
citati, senz'altra indicazione che la loro data, trovandosi essi 
disposti in volumi con la semplice segnatura del ponti- 
ficato e dell'anno. 

Il regno di Alessandro VII (1655-1667), nonostante sia 
stato turbato da lotte religiose e politiche, specialmente 
per causa della Francia, ebbe una grande importanza ar- 
tistica per i numerosi monumenti iniziati o condotti a ter- 
mine, tanto che una pasquinata del tempo, riferendosi agli 
edilìzi innalzati dal pontefice, potè definirlo : a Papa di grande 
«edificazione» (1). Non cosi rilevanti sono le opere affi- 
date alle altre arti. La galleria del Quirinale, per esempio, 
non è riuscita di quella magnificenza, che forse il papa 
sperava, per averla in gran parte affidata ad artisti di valore 
mediocre. Anche i due pittori senesi ch'egli protesse, il 
Mei e il Vanni, non meritavano tanto favore. 

A ogni modo, se si possono fare degli appunti sulla 
scelta degli artisti, non si può non ammirare la sua muni- 
ti) Cf. Marco Besso, Soma t il Papi nei proverbi e. nei modi di 
dire, Roma, Forzarli, 1904, p. 304. 



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L'arte alla corte di (Alessandro VII 7 

ficenza e il suo zelo nell' abbellire Roma, sia allargando 
piazze e addirizzando vie, sia restaurando chiese e palazzi. 
E se a questo suo zelo si può forse rimproverare la demo- 
lizione dell'arco di Marco Aurelio sul Corso, a testimonianza 
della sua benemerenza verso i monumenti dell'antichità clas- 
sica rimane il restauro della piramide di Caio Cestio, e il 
dissotterramento, l'isolamento e il restauro d'una pane del 
Pantheon. 

Un pontefice che in dodici anni di regno fa eseguire il 
portico di S. Pietro, la scala regia, la cattedra di S. Pietro, 
il palazzo di Ss. Apostoli, la nuova fabbrica del Quirinale, 
la galleria dello stesso palazzo, la parte superiore della Sa- 
pienza, il restauro di S. Maria del Popolo, di S. Maria della 
Pace, di S. Maria in Campitelli e di molti altri edifizi e vie 
e piazze, e nello stesso tempo commette alle arti minori una 
copia cos\ grande di opere, come quella che risulta dai do- 
cumenti qui raccolti, può certo degnamente figurare fra i 
più splendidi fautori delle arti che vanti la storia dei papi. 

Leandro Ozzola. 



Prima di trattare delle opere fatte eseguire da Ales- 
sandro VII riferiremo alcune spese che riguardano pontefici 
anteriori e la sua elezione. 

Funerali di Urbano l'Ili. 

1-656, adi primo d'aprile. Scudi centocinquanta moneta (1) con 
mandato camerale pagati a Simone Lupi pittore et indoratore a compi- 
mento di scudi 170 per saldo di un conio di seimila armi della felice 
memoria di papa Urbano ottavo, fatte per il funerale in San Pietro 
et altri lavori per servino dei conclave. 

(t) Per il valore delle monete cf. l'opera di Giuseppe Garampi, 
Saggi di osservazioni sul valore delle antiche monile pontificie, Roma, 1766. 



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L. Oj;o/a 



Funerali di Innocenzo X. 

16)6, adi 2) giugno. Scudi cemoventieinque moneta &c. a Pietro 

Angelo Macci e Baldassarre Castelli indoratori per saldo di un conto 

di n. 600 arme in carta poste da loro in opera nella chiesa di San Pietro 

in Vaticano per il funerale della felice memoria di papa InnocentioX. 

Conclave del 1644. 
i6;6, adi 3 marzo. Scudi nove moneta &c. pagati agi' herede di 
Remigio Kilkolz già ebanista per resto e saldo di ud suo conto di 
lavori fatti per servìtio del conclave tenuto l'anno 1644 per morte 
della santa memoria di papa Urbano ottavo. 

Conclave dei l6ff, 
1655, adì 6 ottobre. Scudi sei moneta &c. pagati a Pietro An- 
gelo Macci e Baldassarre Castelli indoratori per saldo di un conto di 
lavori fatti per il conclave passato. 

Possesso di Alessandra VII. 
16;;, adi 24 settembre. Scudi centodiciannove b. ;o moneta &c. 
pagati alli maestri Marc' Antonio Inverni e Baldassarre Castelli com- 
pagni indoratori per resto di scudi 529.50 simili che importano due 
conti d'arme fatte in S. Giovanni Laterano per il possesso di Nostra 
Signore, e pitture di scabelli e scabellom et altri simili lavori per ser- 
vìtio del palazzo apostolico. 

Ruolo della famiglia di Alessandro VII. 
Nella biblioteca Vitt. Em. di Roma (1) si conserva un 
registro delle spese per la corte di Alessandro VII, e vi 
sono notate tutte le persone che ne componevano la fa- 
miglia. Da esso togliamo i nomi degli artisti che ricor- 
reranno nei nostri documenti. 

p. 6. Camerieri extra. Felice della Greca misuratore, p. 9. Ca- 
merali. Cav. Lorenzo Bernini, architetto. Gio. Maria Bolìni misu- 
ratore. Mattia de Rossi, misuratore, p. 9. Offitiali di libraria. Gre- 
gorio Andreoli, legatore, p. 11. Offitiali minori. Luigi Bernini cu- 

(1) Cf. bibl. Vitt. Em. Rolo dilla famiglia di Nostro Sig.re papa 
Alessandro VII aggiustato sotto il primo mar^o 166; (Mss. Ges. 1664, 
LUI). 



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L'arte alia corte dì ^Alessandro VII 



siode dei palazzi, p. 1 2. Offitiali minori. Gio. Maria Pelle, lontanar 
Mattia Eric], orloggiaro. p. 14. Diversi della corte. Leonardo Agi 
stino, antiquaro. Agostino Boni, tessitore de' drappi d'oro. Gi 
Paolo Schoi, pittore e disegnatore di palazzo. Bernardino Mei, pit- 
tore, p. 32. Levati (novembre j6ij). Gio. Maria Pelle, fontana: 
p. [j. Levati (gennaro 166;'). Leonardo Agostino, antiquari). A 
gusto Boni, tessitore de' drappi d'oro. 



Cap. II. 
S. Pietro in Vaticano. 

L'Alveri descrivendo la chiesa di S. Pietro in Vaticano 
afferma : 

Quel che per la morte d' Innocentio restò d'imperfetto, hora 
lotto Alessandro settimo, che di magnificenza e pietà Christiana a,, 
nessuno e secondo, si va in modo aggiustando che non restarà che 
desiderarsi di vantaggio (1). 

Statue di stucco in S. Pietro. 

Nel 1658 « Luigi Bernini esegui le statue di stucco che 
« stanno sugli archi del coro e della cappella del Sacramento 
«. in S. Pietro in Vaticano » (2). 

Lavorò alla fusione del ciborio della cappella del Sacra- 
mento in S. Pietro (3). 

Cattedra di S. Pietro. 

Nel 1656 la congregazione della fabbrica per ordine di 
Alessandro VII decretò di collocare la cattedra « con ec- 
celiente ornamento » in fondo alla navata maggiore. Il Ber- 
nini ne eseguì il disegno e nell'anno seguente 1657 la congre- 

(1) Cf. Gasparo Ai.veri, Roma in ogni staio, dedicata alta San- 
tità di N. S. Alessandro VII, Roma, Mascardi, 1664, II, 160. Le no- 
stre citazioni si riferiscono sempre al voi. II: «Roma moderna». 

(2) Cf. Stanislao Fraschetti, // Bernini, Milano, Hoepli, 1900, 
p. ii}. 

(j) Cf. Fhaschetti, op. cit. p. 594 e nota 4. 



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io L. 0;ro/a 

gazione con un secondo decreto deliberò di adornare la cat- 
tedra secondo codesto progetto approvato dal pontefice (i). 
In una lettera di Francesco Gualengo al duca di Mo- 
dena (13 settembre 1659), che riporteremo a proposito della 
visita del papa ai lavori del porticato di S. Pietro, è detto anche; 

In cotal congiuntura S. B. diede un'occhiata in chiesa alla custodia 
che vi lavora il Remino per la catedra di S. Pietro. 

Ai modelli grandi per la cattedra lavorarono gli scolari 
del Bernini, Antonio Raggi ed Ercole Ferrata (2). 

La fusione della cattedra fu condotta nella fonderìa di 
Santa Marta e in quella del Belvedere da Giovanni Artusi 
da Piscina (3). 

Il Titi descrivendo la cattedra dice : « Il tutto disegno 
, « del cav. Bernini, gettato da Giovanni Piscina, peritissimo 
«in questo esercizio, per ordine di Alessandro VII» (4). 

I bronzi della cattedra di S. Pietro furono dorati a fuoco 
dallo sp.idaro Carlo Mattei e furono pesati con le bilancio 
inventate da Luigi Bernini (5). 

Cf. il Nuovo teatro di Roma moderna, II, tav. 12 (6). 

(1) Ardi, della fabbrica di S. Pietro. Cf. Frascketti, op. cit. 
p. JJI. 

(2) Cf. Fraschetti, op. cit. p. 5)2 e nota 7. 

(i) Ardi, della fabbrica di S. Pietro. Cf. Fraschetti, op. cit. 
p. 532, nota 9. 

(4) Cf. Ammaestra minio di pittura &c. nelle diiese di Roma dell'abate 
Filippo Titi, Roma, Giuseppe Vannacci 1686, p. 10. Il libro fu ri- 
stampato con aggiunte nel 1708 e ampliato e rifatto nel 176}. Perle 
notizie sul Titi e sulle varie edizioni cf. prefazione all'opera del 176}, 
nella quale però non si fu cenno della prima pubblicazione uscita 
nel 1674 col titolo: Stilato di pittura, scoltilra &c. nelle chiese di Roma 
dell'abate Filippo Titi, Roma, Mancini, 1674. Le nostre citazioni si 
riferiscono sempre all'edizione del 1686, ma qualche volta a quella 
del 176) e allora viene indicato. 

(5) Cf. Fraschetti, op. cit. p. )j). 

(6) Per le riproduzioni dei monumenti innalzati da Alessandro VII, 
e talvolta per notizie ad essi riferentisi, citiamo l'opera ccniempora- 



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L'arte alla corte di C/ilessandro VII 



Pavimento del portico. 
(j agosto 165;. Decreto che si faccia il pavimento del portico 
(della basilica di S. Pietro) e che il cav. Bernini ne faccia il disegno 
per ordine dì S. S. (1). 

Restauri tulio loggia della Benedizione. 
r ; agosto 16)}. Decreto della congregazione che s'imbianchi la 
loggia della Benedizione, che sì cuopri con lastre di piombo &c. e che 
sì faccia il pavimento di detta loggia secondo il disegno da farsi dal 
cav. Bernìno (2). 

Bassorilievo: * Paste oves meas». 
Sotto il pontificato di Alessandro VII fu compiuto il 
grande bassorilievo della bottega del Bernini rappresentante 
Gesù che affida il suo gregge a san Pietro- « 6 marzo 
n 1656. Al cavalier Bernino scudi 1400 oltre i 600 avuti 
« per compimento dì 3000 per il bassorilievo in marmo 
« Pasce oves meas che è stato collocato sulla porta grande di 
« S. Pietro » (j). 



L'AI veri scrive: 

Il piazzale di San Pietro hoggi è cinto da un magnifico portico 
che lo rende in forma di teatro, opera del cavalier Bernino famoso 
et insigne ingegnerò, fatto d'ordine di nostro signore Alessandro set- 
timo. Sorge questa meravigliosa mole sostenuta da gran numero di 
colonne di tevertino disposte con ordine dorico e in giro in propor- 
lionata distanza. Il teatro come dicevo è di forma ovale, che è la più 
perfetta, essendo composto di dui cerchi, non continuato ma disgiunto 

dm: // nuovo teatro delle fabbriclie et edificii in prospettiva di Roma 
moderna sotto il felice pontificato di N. S. papa Alessandro VII, 166;, 
lib. 2, voi. 1. Spesso riferiamo anche le spiegazioni che si leggono a 
pie' delle tavole conservando il loro numero d'indicazione. 

(1) Arch. della fabbrica di S. Pietro. Cf. Fraschetta op. cit. p. 524, 

(2). Ivi. Cf. Frascketti, op. cit. p. 324, nota j. 
(}) Ivi. Cf. Fraschetti, op. cit. p. 525. 



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L. 0\\ola 



dall'apertura delle scale della basilica dì S. Pietro e dallo sbocco delle 
strade di Borgo Nuovo e Vecchio, realandone perciò il pezzo in faccia 
alle dette scale isolato. I loro «.bracci del portico) intcrcolunnii di 
mezzo, che riguardano per il centro della guglia, come parti più no- 
bili sono arrichiti d' un risalto di quattro colonne per ciascuno &c. 
con lettere di rilievo che dicono a Alexander VII pont. max. n &c. e al 
dritto delle suddette quattro colonne si ergono quattro statue r.ippre- 
sentanti i santi martiri conforme si doreranno collocare nel restante 
del giro, che formeranno a tutta la machina corona nobilissima (r). 

Per preparare lo spazio alla nuova fabbrica si dovettero 
atterrare alcune costruzioni. Ecco qualche notizia in propo- 
sito: 

t6 J7- Decreto della congregazione di ritare l'oratorio all'arcicon- 
fraternita del Sagramento essendo demolito l'altro per la fabbrica dei 
nuovi portici e che il cav. Bernini visiti il luogo destinato e riferisca 
la quantità del sito che crederà necessario (z). 

In fine di esso (Borgo) già stava la chiesa di S. Caterina di pre- 
sente demolita d' ordine di nostro signore Alessandro settimo come 
quella che recava impedimento al maestoso giro di colonne con il quale 
egli fa adornare la piazza di S. Pietro in firma di teatro!}). 

Per la storia della costruzione del sontuoso colonnato 
cf. il Fraschetti, op. c&. p. 307 sgg. Qui riferiremo sol- 
tanto la notizia che riguarda il decreto di costruzione: 

i6}6, ;i luglio. Decreto della s. congregazione di ordinare al 
cav. Bernino il disegno per il nuovo colonnato da farsi attorno la 
piazza dì S. Pietro secondo l'ordine di S. S. (4). 

Per dimostrare quanto interesse prendesse il papa a que- 
sta fabbrica riferiamo la lettera seguente d'un contempo- 
raneo : 

Serenissimo principe. Venerdì raatìna Sua Santità se n'andò a 
S. Pietro e fece a piedi buona parte del viaggio, si che li EE. cardi- 
ti) Cf. Alveri, op. cit. pp. iìj e 1 S4- 
(I) Ardi, della fabbrica di S. Pietro. Cf. Fraschetti, op. cit. p. 32;, 

(}) CI. Alveri, op. cit. p. 140. 
U) Cf. op. cit. p. jr.), nota 5. 



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L'arte alla corte di QAlessandro VII 



nali Chigi, Rospigliosi ch'erari con lui riiornaron stracchi. In tal con- 
giontura S. B. diede un'occhiata alla fabrica del porticale avvanti la 
piana. Roma gli 13 settembre 1659. Francesco Gualengo al duca di 
Modena ( r ). 

Lo stesso interesse indirettamente sì rivela dalle due let- 
tere seguenti, da me pubblicate per la prima volta nella ri- 
vista L'Arie (1906, p. 20j), Esse sono conservate nell'ar- 
chivio Vaticano (Ferrara 34) e furono scritte dal cardinale 
D' Elei, governatore di Pesaro e Urbino, al cardinale Flavio 
Chigi nipote del papa e sopra intendenti; allo Stato ecclesia- 
stico. 

Nella prima (4 maggio 1659) il cardinal D'Elei, alla 
richiesta di scalpellini per il lavoro del colonnato fattagli 
dal card. Flavio Chigi, risponde : 

Al cenno fattomi da V. Em.za ubbidisco scrivendo per queste parti 
dove si crede siano scalpellini e particolarmente a Fossombrone e Gubbio, 
si che venga loro a distinta notizia il lavora, lo stipendio e '1 modo 
dì presentarsi in Roma. 

Nella seconda (n settembre 1659) lo stesso ringrazia 
il cardinal Flavio d'avergli inviato una copia del disegno 
del colonnato ed esalta il papa per la grandiosità dell' im- 
presa da lui concepita e iniziata. Egli scrive: 



Ricevo a singoiar honore il maestoso disegno de portici che sì 
eriggono in codesta piazza di 5. Pietro et l'opera i degna dell' incom- 
parabil magnanimità della Sant.a dì N.ro S re. 

Sul portico fu apposta l'iscrizione: « Alexander VII pont. 
« max. | a fundamentis extruxit | Anno salutis m-dc-lxi ». 

Cf. il Nuovo teatro di Roma moderna, lib. I, tav. 3 : 
« Piazza e portici della basilica Vaticana fatti da N. S. papa 
Alessandro Settimo ». (Il porticato presenta anche il tronco 
mediano del colonnato). 

(1) Cf. Fhaschetti, op. cit. p. Ì15, nota 6. 



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L. 0\\ola 



Cap. ni. 

Vaticano. 



Nostro Signore Alessandro VII hoggi vivente ha fatto in detto 
palazzo apostolico molti miglioramenti e rinnovate diverse habìtazioni, 
oltre alla scala reggia che di suo ordine si va fabricando secondo il 
disegno datone dal cavai. Bernino(i). 

1655, adi n agosto. Scudi dugento moneta &c. pagati a Mar- 
c'Antonio Inverni e Baldassarre Castelli indoratori a buon conto di 
lavori di loro arte che fanno nelle tre soffitte del palano apostolico 
Vaticano e per doverne poi render conto. 

1656, adì 18 gennaio. Scudi trecento venti, baiocchi 44 moneta, 
pagati a maestri Marc' Antonio Inverni e Baldassarre Castelli compagni 
indoratori &c. un conto di lavori fatti nel palazzo apostolico in Va- 
ticano nell'appartamento di papa Clemente ottavo d'ordine del signor 
cavaliere Bernino. 

1657, adi 14 marzo. Scudi quali racemose! tantaquattro, baiocchi ;8 
moneta &c. a Marcantonio Inverni e Baldassare Castelli per final paga- 
mento di scudi 664.78 di lavori di toro arte fatti nel palazzo di S. Pietro. 

1657, adi 18 novembre. Scudi cento moneta Sic. a Felice della 
Greca a conto de' modelli fatti e che va facendo de palazzi pontifici 
di Monte Cavallo e S. Pietro. 

1661, adì 17 giugno. Scudi dugento moneta 8;c. a Gio. Paolo 
Scor pittore a buon conto delle pitture che fa nel palazzo di S. Pietro. 

Cappella stgrtta. 

1636, adì jo ottobre. Scudi ottantanove moneta &c. a Ercole Fer- 
rata per saldo dì un conio di diversi modelli di santi fatti da esso 
per servitio della cappella di Nostro Signore. 

1657, adi 5 gennaio. Scudi cinquanta moneta &c. a Giovan Maria 
Mariani a conto di lavori fatti nella cappella segreta di Nostro Signore 
a S. Pietro. 

1657, adi 17 febbraio. Scudi centocinquanta moneta Sic. a Gio- 
vanni Miele per saldo d'un conto di diverse pitture fatte da lui nella 
cappella segreta dì Nostro Signore in palazzo Vaticano. 

1657, adi 30 marzo. Scudi centosessanta! re moneta &c. a Gio- 
vanni Maria Mariani pittore per resto e saldo di scudi li), che im- 

(1) Cf. Al veri, op. cit. p. 14$. 



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L'arte alla corte di ^Alessandro VII 1 5 

porla un conto di pitture ed altro fatto da lui per serriti» del palazzc 
Vaticano da settembre 1656 passato a gennaio del corrente anno. 

1658, adì 7 maggio. Scudi quarantotto moneta &c. a Cosmo Fan- 
celli scultore per haver fatto sei modelli d'angeli per servitio della cap- 
pella di Nostro Signore. 

1657, adi primo giugno. Scudi quarantanove moneta &c. a ni; 
stro Gio. Maria Gìorgettì intagliatore per intaglio dell'albero di cerqi 
che fa candelabro nella cappella pontifìcia per la settimana santa. 

1659, adi 14 giugno. Scudi cento moneta &c. a maestri Inverni 
Castelli indoratori di palazzo a conto di lavori fatti per la cappella 
Nostro Signore. 

Scàia rtgia. 

Il progetto della scala regia fu presentato nel 1663, nel 
quale anno sì coniarono dieci medaglie di rame col disegno 
della medesima opera (1). 

16 novembre l66j. Pagamento fatto a Gaspare Moroni di scudi tre 
per dieci medaglie di rame con l'impronta della scala regia poste sotto 
le colonne della medesima scala (a). 

« Nell'anno 1665 il lavoro della scala era compiuto in 
« gran parte e vi mancava soltanto la rivestitura di stucco 
« che fu condotta nel 1666» (3). 

Cf. il Nuovo teatro di Roma moderna, lib. I, tav. 4 : 
« Porta e portico interiore che conducono alla cappella pon- 
ti tifìcia nel Vaticano fatti da N. S. papa Alessandro VII», 
e tav. 5 : Scala interiore (regìa) che conduce alla cappella 
e pontificia &c. fatua da N. S. papa Alessandro VII » . 

Statua equestre di Costantino. 
Il Costantino a cavallo nella scala regia in Vaticano fa 
lavorato sotto il pontificato di Alessandro VII, come risulta 
dai documenti pubblicati dal Fraschetti (4). 



(1) Cf. Fraschetti, op. 

(3) Arch. detta fabbrica di S. Pi 



(1) Ivi, p. 3 
(4) Cf. op. t 



p. J17. 



». Cf. Fraschetti, op. cit. p. )it 



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L. Otfota 

Questa statua era stata ideata da Innocenzo X e fu sco- 
perta soltanto negli ultimi d'ottobre del 1670 sotto il pon- 
tificato di Clemente X(i). 

Sala ducale. 
Alessandro VII affidò al Bernini il restauro della sala 
ducale, cominciato nel 1656(2). 

Nell'opera del Frasclietti è riprodotto il disegno del Ber- 
nini per il bozzetto dell'ornato della sala ducale (3) e le due 
porte ornate come si trovano al presente (4). 

1656, adi 16 ottobre. Scudi cinquanta moneta &c. ad Antonio 
Raggi scultore, a conto de lavori di stucco e da farei sotto l'arco nuovo 
nella sala ducale del palazzo di S. Pietro. 

r 65 7. adi 3 gennaro. Scudi centotto moneta &c. ad Antonio Raggi 
scultore per resto di scudi cernaci u qua ri t otto che importa un conto de 
putti di stucco ed altro fatto nell'arco a pittura dì nuovo nella sala 
ducale nel palazzo Vaticano (5). 

[657, adi 5 gennaio. Scudi cinquanta moneta Scc. a Ciovan Maria 
Mariani a conto Scc. di diversi rappezzi fatti e che va facendo nell'ap- 
partamento dove stava [' e.mo signor cardinale Rapaccìoli nella sala 
ducale. 

torn- 
ii Titì nella descrizione del Vaticano (piano secondo), 

scrive : 

Nell'altro braccio di loggie verso il palazzo nuovo, che non furono 
finite, li rabeschi, grottesche, né pure terminate, verso la piazza di 
S. Pietro con alcune istorie le cominciarono in tempo d'Alessandro VII 
Gio. Paolo Tedesco e l' Allegri™ da Gubbio e restano sin'hora non 
finite (6). 

(0 Cf. Fraschetti, op. cit. p. J18. 

(I) Cf. reg. mandati 1656-58, f. 46 a too, in Bertolotti, Aitali 
lombardi a Roma, II, 168; e Fraschetti, op. cit. p. 514 e ivi nota 1. 

(3) Cf. op. cit. p. 320. 

{4) Cf. op. cit. pp. 311 e 323. 

(i) Cf. anche reg. mandati 1656-58, f. 46 a tot, in Bertolotti, 
op. cit. p. 169. 

(6) Op. cit. p. 4 "6. 



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L'arte alla corte di Alessandro VII 17 

A queste logge appunto si riferisce la notizia che il Bai- 
dinucci esattamente riporta nella vita di Francesco Allegrini. 
« Si è trovato anche questo pittore (Francesco Allegrini) a 
» dipignere nelle logge del Vaticano sotto Alessandro VII 
insieme con Giovan Paolo detto il Tedesco a (1). 

i6">), adi 4 dicembre. Scudi venticinque moneta &c. a Luigi Mei- 
lini pittore a buon conto di pitture e resarcimenti che fa nelle loggie 
del palazzo Vaticano. 

l6j6, adi 3 gennaio. Scudi quindici moneta &c. a Luigi Mellini 
pittore a conto di lavori di pittura e risarcimenti di esse che fa nelle 
loggie &c. del palano Vaticano. 

1664, ad) primo luglio. Scudi ducentotremaquattro, baiocchi cin- 
quanta e mezzo &c. atti eredi del quondam Giovanni Maria Pelle 
per saldo d'un conto di lavori fatti di stucchi nelle loggie del palano 
di S. Pietro a tutto maggio passato. 

Siili della biblioteca. 
II Titi, nella sua descrizione del Vaticano, scrìve: 
Da una parte del sudetto salone (della biblioteca Vaticana) è 
un' altra galleria o corridore lungo più di duecento passi dove si con- 
serva la famosa libraria de manoscritti del duca d'Urbino. La volta 
fu cominciata a dipingere da Gio. Paolo Tedesco con istorie, ligure et 
altri ornamenti in tempo di Alessandro VII, che restò imperfetta per 
gl'accidenti che successero in quel tempo in Roma {2). 

t66j, adi 18 luglio. Scudi trecento moneta &c. a Giovan Paolo 
Sehor pittore a conto delle pitture che fa nella libraria Vaticana. 

Quirinale. 



Et ultimamente Alessandro VII accrebbe gli appartamenti per la 
famiglia; di che fu architetto il cavalier Remino; e sono incontro al 
Novitìato de' Giesuiti nella strada che va a porta Piafj). 

(t) Cf. Baldinl'cci, Nothit dei profestori &c, Firenze, 1728, HI, 
6i S . 

(2) Cf. Tiri, op. cit. p. 416. 
(j) Cf. op. cit. p. 174. 

Archivio delta R. Sncteli romana di noria patria. Voi. XXXI 2 



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i8 /- O^ola 

Per questo ingrandimento sulla fronte della nuova fab- 
brica fu apposta questa epigrafe : « Alexander VII Pont. 
« Max. | Ut Familia Pont. Maior esset òcc. | Palatium Qui- 
« rinaie nova | Aedificiorum accessione | Ampliavit anno 

« sai. M-DC-LIX ». 

E per aver reso più facile la salita al Quirinale que- 
st'altra epigrafe : « Arduo linito clivo facilior strata | ad 
« Quirinalem via. An. sai. m-dc-lx». 

Cf. il Nuovo teatro di Roma moderna, tav. 1 2 : « Strada 
« che ascende al Quirinale, detta. Monte Magnanapoli spia- 
li nata et abbellita da N. S. papa Alessandro VII»; 4) (tra 
il giardino Aldobrandini e mura di Romolo) « Strada che 
« va al palazzo del papa spianata da N. S. . 

Cf. tav. 13 (ivi) : « Piazza e palazzo sul Quirinale detto 
«Monte Cavallo ». 3) « Habitatione della famiglia fatta da 
«N. S, papa Alessandro VII». 

Nel Rolo della famiglia di Alessandro VII (cf. p. 17) 
si trova fatta menzione di questa nuova fabbrica : « Di- 
fi versi offitii » : 

Alli scopatori comuni per li 1 lanternoni messi di nuovo nelle 
scale della fabrica nova fatta nel palazzo di Monte Cavallo. 

[657, adi 2 gennaio. Scudi cento moneta &c. a Giovanni Paolo 
Seno r pittore a conto di lavori di pitture fatte e da fare per servitìo 
di X. S. ne mezzanini del palazzo Quirinale. 

1657, adi 28 luglio. Scudi cento moneta &c. a Giovanni Paolo 
Schor pittore per resto di scudi 300 moneta die importano le pitture 
da lui fatte ne mezzanini di Monte Cavallo. 

1657, adi 5 giugno. Scudi cento moneta &c. a Giovanni Maria 
Mariani pittore a conto di rapezzi fatti al palazzo di Monte Cavallo 
e ad altri che va facendo per l'uccelliera del giardino di detto pa- 

1660, adi 14 ottobre. Scudi trecentoqui odici, baiocchi 37 moneta &c. 
a Renzi e Fracchi scarpcllìni per resto di scudi 635, baiocchi 57 ch'im- 
porta un conto di lavori fatti alla fabbrica nuova di Monte Cavallo. 

1659, adi 13 marzo. Scudi dieci moneta &c. a Giovanni Maria 
Mariani per saldo di un conto d'aver dipinta ta sofitta nella cappella 
dell'appartamento del signor cardinal Chigi. 



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L'arie alla corte di QAUssandro VII 



i6j9, adi 12 aprile. Scudi se ssanta quattro moneta &c. a Giovanni 
Paolo Schor pittore per n. J2 canne di fregio de chiaroscuro fatto 
nell'appartamento del signor cardinal Chigi a Monte Cavallo a scudi 2. 

l66i, adi ji agosto. Scudi ventisei moneta &c. a Giovanni Ral- 
lista Laurentii pittore per saldo d'un conto di pitture fatte in una 
stanza a Monte Cavallo dell'appartamento del signor cardinal Chigi. 

1659, adi primo settembre. Scudi trecentotrentatre e baiocchi 80 
moneta &c. a Marc 'Antonio Inverni e compagni indoratori per saldo 
di un conto di più lavori fatti nel palazzo di Monte Cavallo dalli 
20 aprile a tutto li 10 agosto preseme. 

Palalo Chigi. 
La Guida del Titi scrive : 

Fu edificato dal cardinal Fabio Chigi su pianta, che avea fatto 
Carlo Mademo, ma la facciata fu architettata dal cav. Bernini, che 
prese molto da' palazzi laterali di Campidoglio. Consisteva essa in una 
ringhiera sopra il portone e tre finestre per parte ed era bella e pro- 
porzionata e l'altezza corrispondeva alla estensione. 11 duca Baldassarre 
Odescalchi lo comprò nel 1745 e col disegno di Niccola Salvi lo pro- 
lungò più del doppio (i). 

Durante l'assenza di Gian Lorenzo, per la Sua dimora 
in Francia, la sopraimendenza della fabbrica fu affidata al 
fratello Luigi (2). 

Cf. il Nuovo teatro di Roma moderna, lib. II, tav. 4: 
« Piazza de Santi Apostoli ». 1) « Palazzo dell'em™ sìg. card'* 
«Chigi». (Presenta un corpo centrale e due più bassi late- 
rali, stretti). 

Dal Fraschetti riproduciamo questa notizia: 

Piacendo a V. S. Ili 1 "' potrà far pagare a maestro Gabriello Renzi 
scarpellino scudi trecento a bon conto delli lavori di scarpello et in- 
taglio che d. fa a tutta sua robba per il palazzo che fa fare l'em"" 1 
sig. card. Chigi a S. Apostolo. Di casa li 1 1 marzo [665. DÌ V. S. Ili 11 ' 
V. D. O. S. Giovanni Lorenzo Bernini (t). 



(1) Cf. op.cit. ed. 1763, p. }i6. 

(a) Cf. Fraschetti, op. cit. p. jji, nota 1 

(}) Cf. FiiASCHETTi, op. cit. p. 298, nota 1 



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L O^ola 



i6j8, adi 12 gennaio. Scudi centotrenta moneta &c. a Renzi e 
Fracchi scarpellìni per saldo d'un conto di lavori l'atti per servitio 
del palazzo delli ecc"" ss ri Chigi. 

165 7, adi 17 agosto Scudi sessa ntaquattro moneta &c. a maestri 
Antonio Inverni e compagni indoratori per saldo di un conto di la- 
vori fatti da loro ne) palazzo posto nella piazza dj Santi Apostoli, dove 
abitano li ecc" 1 ss" don Mario e don Agostino Chigi. 

1658, adi 8 aprile. Scudi cinquantanove e baiocchi 25 moneta &c. 
a Camillo Saracino indoratore per saldo di un conto di più lavori fatti 
nel palazzo de ss'' Chigi il mese di maggio passato. 



Cap. IV. 
Chiesa dì Santa Maria della Pace. 

Il Titi, a proposito di questa chiesa, scrive : 

Fu rimodernata la chiesa per di dentro e di fuori e ridotta in 

più bella forma nel pontificato d'Alessandro VII col disegno di Pietro 

da Cortona (1). 

Il card. Sforza Pallavicino (2) si diffonde alquanto su 
questi restauri, e poiché egli esprime anche un giudizio sul- 
l'opera del Cortona e aggiunge delle notizie che servono 
ad illustrare la vita di quel tempo, credo opportuno ripro- 
durne qualche periodo. Egli scrive : 

La chiesa che di Sisto IV fu edificata e dedicata alla V ergine 
come arbitra delta pace, è in Roma di somma frequenza, è quasi la 
parrocchia comune degli uomini affaccendali, ma essendo ella qua*l 
affogata da esterni edifizi di ogni intorno riusciva egualmente malin- 
conica per la scarsezza della partecipata luce e disagiosa per l'angustia 
de' circondanti viottoli, per cui alle carrozze era difficile l'accostarsi, 
impossibile il fermarsi: sopra ciò era venuta tutta squallida ed affu- 
micata dal tempo, il quale avendo logoro il mattonato era ella in tanto 
i noiosamente polverosa. Alessandro adunque per pubblica e 



(1) Cf. op. cit. p. 384. 

(2) Cf. card. Pietro Sforza Pallavicino, Della vita di Alessan- 
dro VÌI libri cinque, Prato, Giacchetti, 1819, voli. 2. 



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L'arie alla corte di Alessandro VÌI 



privata ragione affezionato a quel tempio, io rinnovò per poco da' 
fondamenti, gli apri strade e piazze d' intorno, fé' per cosi dire ringio- 
vanir le cappelle, vi distese un bel pavimento di marmi. Ben è il vero 
che avendone desiderata la cura Pietro da Cortona, com'è solito di 
chi è pregiato in una professione inferiore aspirare in estimazione ad 
un'altra superiore sotto lo stesso genere, il successo gli sorti contraria- 
mente, poiché la spesa avanzò il merito del lavoro e questo non riusci 
senza vari difetti (l). 

Intorno ad alcuni particolari di quei restauri aggiunge- 
remo anche le notizie seguenti. Lione Pascoli a proposito 
di Carlo Maratta, nella sua Vita, scrive: 

Faceva in questo mentre Alessandro VII abbellire di rare pitture 
la chiesa della Pace e volle che vi contribuisse Cirio con le sue. Rap- 
presentò egli sopra gli archi della cappella di mezzo la Visitazione di 
santa Elisabetta e fece un quadretto per la sagrestia (2). 

Il Tiri a proposito di questi restauri ci fornisce anclie 
Ì seguenti dati. 
Sotto la cupola. 

Il quadro grande per di sopra (la cappella del Crocifìsso) con la 
Natività di Maria Vergine e quantità di gente è delle migliori opere 
che siano state formate da' pennelli del cav. Vanni il giovane. 

Le pitture di sopra (la cappella Mignanelli) con l' istoria d'Adamo 
e d'Eva, figuroni maggiori del vivo, sono di Filippo Lauri (5). 

Nell'altra capetletta (seconda a destra sotto la cupola) de' signori 
Olgiatì, dai lati vi sono due quadri di Bernardino Mei senese (4). 

Il Titi accenna anche in questa chiesa alle sculture se- 
guenti, che possono appartenere al tempo dei restauri di 
Alessandro VE: 

Le quattro figure di stucco, due sopra l'arco della coppola, le altre 
sopra la porta della chiesa, sono del Fancelli (Cosimo), fatte col disegno 
di Pietro da Cortona (5). 

(1) Ct op. cit. lib. V, cap. v, p. 178. 

(2) Cf. L. Pascoli, Vite di' pittori &c, Roma, 1750, I, ij8. 
(5) Cf. op. cit. p. )«7. 

(4) a op. cit. p. J86. 

(5) Cf. op. cit. p. 388. 



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22 L. O\\ola 

II quadro di bronzo nella prima cappella a mano destra è opera 
di Cosimo Fancelli(i), la statua di santa Caterina col sepolcro dove 
sono due puttini diligentemente scolpiti è pur sua fatiga. 

La statua che rappresenta san Bernardino col sepolcro e puttini 
verso la porta e lavoro d' Ercole Ferrata (2). 

Fuori della chiesa fu apposta la seguente epigrafe: 
« Alexandro VII P. O. Quod &c. pontificia munificenza 
« in smura verit sacellis illustratis, et magnificentius excultis, 
« excitata porticu, et nobilior fronte, area, viisque amplifi- 
catis auxerit ornaverit &c. Ann. sai. m-dc-lvii», 

Cf. il Nuovo teatro dì Roma moderna, lib. I, tav. 26 : 
ti Piazza e chiesa della Madonna della Pace fatta da N. 
« S. papa Alessandro VII. 1) Portico e facciata di detta 
« chiesa fatta da N. S. ». Tav. 27: « Veduta di dentro di 
« Santa Maria della Pace restaurata et adornata da N. S. 
« papa Alessandro VII » . Tav. 28 : « Altra veduta di dentro 
« di Santa Maria della Pace &c. » (3). 

Chiesa di Santa Maria del Popolo. 

Una delle prime opere artistiche iniziate da Alessan- 
dro VII nel suo pontificato fu il restauro della cappella 
della sua famiglia in Santa Maria del Popolo. I lavori fu- 
rono affidati al Bernini ed eseguiti nel 1656. Nello stesso 



(1) Cosimo Fancelli romano, scultore, è autore dell'angelo che 
porta il Volto Santo sul ponte di S. Angelo e di molte sculture sparse 
per le chiese dì Roma. Per le sue opere cf. Fraschetti, op. cit. pp. 2: 3, 
370, 374 e Tiri, op. eh. pp. 7, 95, 102, 1*7, 139, 154, 158, 177, 
187, 132, 289, 305, 313, 338, 364, 384, 388, 399, 436. 

(2) Cf. op. cit. p. 384. 

(;) Cf. anche una stampa commemorativa dell' in augu razione di 
Domenico Barrière (1622-1683) nel Gabinetto Nazionale delle stampe 
di Roma (scat. 3;; 81 562). Essa rappresenta il papa col seguilo che 
si reca alla chiesa ricevuta sulla piazza dal clero. Porta l'indicazione: 
«Petrus Berettin. Corton. Ardi.; Dominicus Barriere Marsilien. delin. 
et sculp. ; lo. lacobu* de Rubeis». 



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L'arte alla corte di ^Alessandro VII 23 

anno da lui fu eseguita la statua del Daniele, e nel 1657 
il gruppo dell' Habacuc con l' angiolo (1). 

Le pitture nelle lunette che si vedono in detta cappella 
« furono condotte ultimamente dal cavalier Vanni » (2). 

Il papa pensò anche all'arricchimento degli arredi del- 
l'altare, e il fonditore Giovanni Artusi nel 1658 riceveva 
scudi 193.60 per due torcieri di bronzo alla cappella di 
S. S. nella chiesa del Popolo (3). 

Subito dopo furono intrapresi i restauri nell'interno 
della chiesa. Infatti a proposito delle pitture della cupola 
l'ambasciatore del duca di Modena scriveva da Roma al 
suo signore; 

Il papa Stc. vidde le pitture della cuppola di mano del cav. Vanni 
pittor sanese, che forse non gli piacquero affatto. Roma gli ; 1 lu- 
glio 1657 (4). 

A ogni modo la pittura fu continuata e finita da quel- 
l'artista. 

La cuppola della chiesa la dipinse il cavalier Vanni, come anche 
li quattro angoli (;). 

Altro artista senese impiegato in questo restauro fu Ber- 
nardino Mei. 

DÌ una pala d'altare della crociera, il Titi scrive: 

Vi sono dipinti angioli che presentano gì' istrumenti della pas- 
sione a Giesii fanciullo con Maria Vergine e san Giuseppe opera di 
Bernardino Mei senese (6). 



{[) Cf. Fraschetti, op. cit. pp. 278-282. 

(2) Cf. Tiri, op. cit. p. 36. 

IJ) Cf. Bertolotti, Artisti bolognesi Stc. p. 196. 

(4) Cf. Fraschetti, op. cit. p. 280, nota 1. 

(5) Cf. Titi, op. cit. p. 360. Il cavalier Raffaello Vanni era se- 
«. Per le opere da lui eseguite a Roma cf. Titi, op. cit. pp. 360, 
■. J87- 

(6) Cf. op. cit. p. (60. 



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L. O^ola 



L'Alveri aggiunge: 

Dalla parte dell'evangelio di detto altare si osservano due porte 
fìnte a guazzo, sopra le quali in cartello di marmo si legge : a Flavius 
"S. R. E. cardinali» Chisius». Dalla pane dell'epistola del medesimo 
altare sopra due simili porte et in simile cartello di marmo si legge: 
«Alexandri VII nepos. A. D. h-dc-lviii» (i). 

L'angelo dal lato del vangelo di questo altare è di An- 
tonio Raggi (2). È riprodotto dal Fraschetii(j) come opera 
■di Oreste Raggi (4). L'altro angelo dal lato dell'epistola è 
di Gio. Antonio Mari (5). È anch'esso riprodotto dal Fra- 
schetti (6). 

Al momento che PAlveri scriveva la sua Guida, i re- 
stauri erano a questo punto: 

Dalla parte dell'epistola dell'aitar maggiore sono le prime due 
cappelle che si hanno da lubricare. L'altare nella croce della detta 
parte e tutto simile a quello di contro fuor che nelle lettere sopra le 



(!) Cf. op. cit. p. 7. 

{2) Cf. Tiri, op. cit. p. }6o. 

(}) Cf. op. cit. p. 180. 

(4 J Antonio Raggi è l'autore dell'angelo che regge la colonna 
in ponte S. Angelo, del Danubio (eseguito su bozzetto del Bernini) 
della fontana dell'obelisco in piazza Navona e di molte sculture sparse 
per le chiese di Roma. Fu uno dei piti importanti scolari e aiuti del 
Bernini. Per le sue opere cf. Passeri, Vita; Bebtolotti, Artisti lom- 
bardi &c. pp. 168, 169; Id. Gaspare Mola &c. p. 27 ; Fraschetti, op. 
cit. pp. 90, t8i e nota 4, 212, nota 7, 219, 288, 5246 nota 1, 570 e 
nota 4, 401; e Tiri, op. cit. pp. no, 115, 155, 158, 178, 271, 290, 
297. 305. J57. 358, }95, 399. 

(5) Cf. Tiri, op. cit. p. 360. 

(6) Cf. op. cit. p. 184. Giovanni Antonio Mari dal Fraschetti è 
creduto romano, dal Bertolotti, e forse a ragione, francese. Aveva due 
fratelli, Francesco e Baldassarre, pure scultori. L'opera sua più cono- 
sciuta è il Trìtone, detto il Moro, nella fontana di piazza Navona, 
verso palazzo Braschi, eseguito su bozzetto del Bernini, dì cui era di- 
scepolo e aiuto. Altre sue sculture sono sparse per le chiese di Roma. 
Per le sue opere cf. Fraschetti, op. cit. pp. 20$, 219, 28;, 414; Tm, 
op. cit. p. ij8 e altre; e Bebtolotti, Artisti francesi &c. 



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L'arte alla corte dì ^Alessandro VII 



porte che in queste leggonsi « Augustinus Chisius Senensis Alesan- 
«dri VII nepos. A. D. m-dc-lviìi» (i). 

L'angelo marmoreo a destra che regge il quadro del- 
l'altare è di Giovanni Antonio Mari e quello a sinistra è 
dì Ercole Ferrata (2). 

Da un documento pubblicato dal Bertolotti sappiamo 
che il pittore Giovanni Maria Mariani «nel. 1657 lavorava 
adi chiaro oscuri nelle quattro cappelle della chiesa del 
« Popolo a (3). 

L'opera piò importante di questi restauri fu indubbia- 
mente l'adornamento di statue in stucco nelP interno della 
chiesa. Esse furono affidate a diversi artisti che il Titi cita 
paratamente. Ecco la sua descrizione : 

Nella navata maggiore della chiesa vi sono diverse statue di stucco 
sopra gli archi lavorate perfettamente da diversi col disegno dei Ber- 
nina. Le prime due a mano destri entrando in chiesa sono di Fran- 
cesco de Rossi ; le seconde le condusse, la prima it Morelli, la seconda 
il Naldini ; le altre Giovanni Antonio Mari e le ultime da questa parte 
Francesco de Rossi. 

Nell'arcane, che corrisponde alla cuppola, vi sono due angioli che 
reggono l'arme d'Alessandro VII del Raggi; et entrando nella nave 
traversa si vedono 'due organi in forma bizzarra e per di sotto ad 
ogn'uno v'è un angiolo et un putto che reggono le armi del mede- 
simo pontefice, lavori d'Antonio Raggi. 

(1) Cf. Alveri, op. cìt. par. Il, p. II. 

(2) Ercole Ferrala è un altro dei numerosi scolari e aiuti del 
Bernini. Egli è l'autore dell'angelo che porta la croce in ponte S. An- 
gelo, delle statue dì sant'Andrea apostolo, del beato Andrea e dell'an- 
gelo dello stesso lato nella facciata di S. Andrea della Valle, della 
statua della Carità nel sepolcro di Clemente X in S. Pietro in Vaticano 
e di molti altri lavori sparsi per le chiese di Roma. Per le sue opere 
cf. Passeri e Bildinucci che ne hanno scritto la Vita; Bertolotti, 
Artisti lombardi &c. II, 170 a 176 e 240, .177 (riporta anche notizie 
riguardanti la vita); Fraschetti. op. cit. pp. 119, 28}, jyo e nota 10, 
4t4; Titi, op. cit. pp. 101, 109, no, 114, 158, 252, 303, 504, joj, 
»a, 3S9. Jfij. 575. 584, 595. 199 

(j) Cf. Bertolotti, Artisti bolognesi &c. p. 166. 



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L. Otfola 



Rientrando nella navata e seguitando il giro le altre prime due 
statue dì stucco sopra gli archi sono d'Antonio sudetto; quelle che 
seguono del Perone(t); e l'ultime d'Ercole Ferrata: e li due angioli 
dalle bande dell'occhio della chiesa sono del Ferrata (2). 

Cf. il Nuovo teatro di Roma moderna, Itb. I, tav. 8. 



Chiese di S. Maria di Monte Santo e dei Miracoli. 

II Baldinucci nella Vita di Carlo Rainaldi scrive: 

Fu il Rainaldì adoperato dallo stesso papa (Alessandro VII) in 
fare il disegno e modello de' due bellissimi tempj in sulla piazza del 
Popolo, uno dei quali, cioè quello di S. Maria dei Miracoli, egli me- 
desimo condusse con propria assistenza fino dai fondamenti, come si 
raccoglie dai disegni che vanno in istampa; fra i quali uno ve n'e 
intagliato per mano di Giovambattista Falda (j). 

Cf. il Nuovo teatro di Roma moderna, lib. I, tav. 7 : 
« Altra veduta della piazza del Popolo entrandosi in città». 
(Le cupole dei due tempietti sono identiche). 

5. Maria in via Lata. 
Il Titi scrive : 

Si è fatta in ultimo la bella facciata con un maestoso portico e 
di tutto ne ha dato il disegno Pietro da Cortona; il ristoro però e 
rimodernamento della chiesa fu fatto con l'architettura dì Cosimo da 
Bergamo (4), 

(]) Francesco Perone romano, scultore, è molto probabilmente la 
stessa persona che l'argentiere (v. cap. Argenterie). Come scultore 
esegui una statua nella chiesa dei Ss. Apostoli nella cappella di S. An- 
tonio da Padova. Forse egli stesso lavorò come argentiere agli arma- 
menti metallici delle custodie delle reliquie nei pilastri della cupola di 
S. Pietro in Vaticano. Cf. Fraschetti, op. cit. p. 72; Titi, op. cit. 
pp. 285 e 325. 

1,2) Cf. op. cit. p. JÓ2. 

(0 Cf. op. cit. Ili, 489. 

(4) a op. cit. p. 288. 



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L'arte alla corte di Alessandro VII 27 

Nel portico furono poste le epigrafi : a Alexandre VII 
« P. M. an. sai. m-dc-lxi». — «Ab Alexandre VII | 

« Magnifice instaurata est et ornata arili, sai. m-dc-lxu». 
Cf. il Nuovo teatro di Roma moderna, lib. I, tav. 17: 
a Chiesa di S. Maria in via Lata su la via del Corso fatta 
«da N. S. papa Alessandro VII». 

Chiesa e pia^a del Pantheon. 
La Guida del Titi attesta : 

Alessandro VII risarei detto portico facendo rifare un gran pezzo 
d'architrave e alcuna colonna di mano sinistra vers o la Minerva con 
granito dell' Elba e abbassò la piazza, che da quella parte sotterrava 
lo scalino e la base e parte delle colonne, e dalla parte davanti si 
scendevano parecchi scalini per entrare in chiesa, e si prevalse per ar- 
chitetto dì fra Giuseppe. Paglia (i)V 

Per ordine di questo papa il Bernini aveva anche ten- 
uto la decorazione interna della chiesa con pitture e stuc- 
chi ; ma per fortuna non fu eseguita (2). 

Cf. il Nuovo teatro di Roma moderna, lib. I, tav. 3 1 : 
« Piazza della Rotonda ampliata da N. S. papa Alessan- 
«dro VII». Lib. II, tav. 3: «Piazza della Rotonda am- 
« pliata, spianata con le strade intorno da N. S. PP. Ales- 
a sandro VII ». 1) «Antico tempio di Giove Ultore &c. 
« restaurato di colonne, cornicione et ornamenti e di sotto 
« terra ridotto in piano con la piazza ». 2) e Fontana re- 
fi staurata da N. Sig. ». 

S. Maria in Campitela. 
Il Titi a proposito di essa scrive : 

Essendo poi questa chiesa stata più volte 
dro VII l'ha làbricata di nuovo {3). 

U) Cf. op. cit. ed. 1763, p. j6i. 

(lì Cf. Fraschetti, op. cit. p. 299 e note j e 

(3> Cf. op. cit. p. 204. 



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L. 0\\ola 



E il Baldinucci nella Vita di Carlo Rainaldi : 

La chiesa di S. Maria in Campiteli! non giungeva al segno che 
oggi si vede esser pervenuta per opera di Alessandro VII, il quale di 
nuovo la fece fabbricare. Per questa grand'opera dunque e per la 
bellissima facciata che il papa fece fare dal Senato si servì dell'inge- 
gno del nostro artefice (i). 

Il Titi aggiunge ancora : 

Papa Alessandro VII l'ha fabbricata di nuovo avendovi traspor- 
tata doppo la peste di Roma la miracolosa immagine di S. Maria in 
Portico; il tutto con l'architettura e il disegno di Carlo Ra inaldi, che 
anche nella maestosa facciata dimostrò il suo gran sapere (2). 

Cf. il Nuovo teatro di Roma moderna, lìb. I, tav. 32 : 
ti Chiesa di S. Maria in Portico in Gmipitelfi fatta fare da 
«N. S. papa Alessandro VII con l' habbitatione de Padri 
« dì detta chiesa » . 



S. Giovanni Luterano. 

Le porte di bron~o. 

Fu ultimamente questa chiesa (S. Adriano) di nu 
le amiche porte di bronzo che vi erano furono trasportate in S. Gio- 
vanni Laterano et fatte collocare sulla porta maggiore di quella ba- 
silica da Alessandro VII (5). 

Restauro della tribuna. 

Dal Moronì [Dizionario d' erudizione ecclesiastica], rife- 
riamo con riserva anche questa notizia: 

In questa basilica fu r istaurata eziandio la sua magnifica tribuna 
per opera del medesimo pontefice (4). 

(1) Cf. op. cit. Ili, 489. 

(2) Cf. op. cit. p. 161. 
(0 Cf. Titi, op. cit. 

(4) Cf. art. Alessandro VII. 



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L'arte alla carte di (Alessandro VII 



Gli angioli sull'arcane delta tribuna (furono) eseguiti da) Raggi 
per ordine di Alessandro VII con sua iscrizione { i). 

Nella stessa basilica il papa fece innalzare un monu- 
mento alla memoria di Alessandro III. È costituito da una 
decorazione architettonica in marmo, con un busto mar- 
moreo, addossata a un pilastro in una navata a destra. 
Nella lapide si legge l'iscrizione: a Alexandre III pont, 
<t max. | nobili Bandinella gente Senis nato | qui &c. 
« Alexander VII pont. max. | nominis et muneris in Ec- 
a desia successor | pontifici tanto civi suo pios cìneres ve- 
« neratus posuit a. 

Propaganda Fide. 

La Guida del Titi scrive: 

11 gran collegio di Propaganda Fide fu perfezionato da Alessan- 
dro VII, che prese tutta l' isola e ne fu architetto il Borromino, che 
fece la bella chiesa e la facciata avanti ad essa. La chiesa è dedicata 
a' santi tre Magi. Gli stucchi sopra l'aliar maggiore sono del Fancelli. 
Gli ornati delle cappelle e de' quadri della medesima chiesa, già la- 
sciati imperfetti dal cav. Borromini, furono terminati con la direzione 
ed assistenza del cav. Francesco Fontana (2). 

Nella chiesa fu posta l'epigrafe: « Alexandri VII Pont. 
« Max. anno xi ». 

Cf. il Nuovo teatro di Roma moderna, lib. I, tav. 9 : 
a Collegio de Propaganda Fide ampliato da N. S. papa Ales- 
« Sandro settimo». 2) «Chiesa dell'Adoratìone de' Magi 
« in detto collegio fatta da N. S. ». 



(1) Cf. op. cit. p. 190. 

(1) Cf. op. cit. ed. 1763, p. 344. 



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L. O^ola 



Chiesa di S. Biagio. 
II Tiri a proposilo di questa chiesa scrìve : 
S. Biagio (sotto il Campidoglio) risi .irato ultimamente con ca- 
priccioso e bel disegno di Carlo Fontana (t). 

Cf. il Nuovo teatro di Roma moderna, lib. I, tav. r i : 
« Altra veduta del Campidoglio», i) « Chiesa di S. Biagio' 
«e B. Rita fatta da N. S. papa Alessandro settimo». 

Sant'Andrea della Valle. 
Il Titi scrìve: 

Il cardinal Francesco Pcretti Montatilo la turatine al tempo del 
sommo pontefice Alessandro VII (i). 

E nell'edizione del 1763 : 

La facciata che ora vi sì ammira è stata architettata dai cav. Rai- 
naldi ( }j. 

Cf. il Nuovo teatro di Roma moderna, tib. I, tav. 25 : 
«Piazza e chiesa dì S. Andrea della Valle». :) « Fac- 
u ciata della chiesa di S. Andrea finita da N. S. papa Ales- 
« Sandro settimo ». 2) a Habitatione delli pp. Triestini fi- 
« nita da N. S. » . 



Cap. V. 

Obelisco della Minerva. 
Intorno a questo obelisco cf. i documenti seguenti ; 

18 aprile 1666. Dato principio nella piazza della Minerva a farvi 
i fondamenti per alzarvi la guglia ritrovata da' frati noi giardino, j feb- 
braio 1667. Alzata la guglia nella piazza della Minerva (4). 

(1) Cf. op. cit. p. [62. 

(2) Cf. op. cit. p. 114. 
(})Cf. op. cit. p. i;6. 

(4) Cf. Cervini, Diario in Fraschetti, op. cit. p. 506. nota 5. 



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L'arte alla corte di (Alessandro VII 3 1 

Sulla base del monumento si legge : « Sapienti? Aegy- 
« pti &c. Alexander VII dedicavi! | Anno sai. mdclxvii . 

Il bozzetto fu ideato dal Bernini e l'opera fu eseguita 
da Ercole Ferrata (1). Il Fraschetti riproduce il bozzetto e 
il monumento (2). 

Cf. il Nuovo teatro di Roma moderna, lib. II, tav. 5 : 
« Piazza di Santa Maria della Minerva ». 2) a Antico obe- 
lisco del tempio d'Iside inalzato da N. S. PP. Alessan- 
« dro VII ». 

Palalo, chiesa e biblioteca della Sapienza. 

La Guida del Titi a proposito della fabbrica della Sa- 
pienza scrive: 

Ultimamente Alessandro VII vi lece il restante del palano e la 
chiesa di S. Leone con bizzarra e vaga architettura del cavatier Bor- 

L' architetto degli ornali dell'altare fu il Contini (ì). 
Il medesimo Alessandro VII vi fece anche una libreria, e la pit- 
tura della volta è di Clemente Maioli (.)). 

E la Guida del Titi aggiunge che nella libreria Ales- 
sandrina «il busto del papa è di Domenico Guidi » (5). 

Sulla porta della chiesa della Sapienza fu posta l'epi- 
grafe : « Alexandre VII P. M. | ob aedem Sapientiae | toto 
ambitu perfectam &c. m-dolx ». E nella biblioteca, sotto 
il busto del papa: «Alexandro VII Pont. Max. | quod &c. | 
« bibliothecam instituerit, instruxerit, dicarit. Anno sai. 
«m-dc-lxi a. 

Cf. il Nuovo teatro dì Roma moderna, lib. I, tav. 19: 
« Studio e palazzo della Sapienza verso la piazza della Do- 



(1) Cf. Fraschetti, op. eh. p. jo6. 

(2) Cf. op. cit. p. jO). 

(J) Cf. Titi, op. cit. ed. 1765, p. ija 

(4) Cf. op. cit. p. 119. 

(5) Cf. op. cit. ed. 1765, p. iSJ. 



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32 L. Otfola 

« gana ». i) « Palazzo della Sapienza finito da N. S. papa 
« Alessandro VII » (sul piano superiore). 2) « Cuppola 
k della chiesa de' Santi Fortunato e Leone nella Sapienza, 
«finita da N. S. ». 

E tav. 20: n Parte di dentro delta Sapienza », 1) (sul 
piano superiore) a Veduta di dentro dello Studio e portico 
«della Sapienza finita da N. S. papa Alessandro VII». 
2) « Chiesa de' Santi Leone e Fortunato nella Sapienza 
« adornata da N. S. a. 



Il Baldinucci nella Vita del Rainaldi attesta: 

In olire fu il Rainaldi adoperato dallo stesso papa (Alessandro VII) 
nell'ultima azione della fabbrica del Campidoglio (1). 

Cf. il Nuovo teatro di Roma moderna, lib. I, tav. io: 
«Campidoglio». 1) «Palazzi de ss" Conservatori, una 
« parte finita da K. S. papa Alessandro settimo con l'or- 
« namento della piazza » . 

5. Spirito in S ossia. 
La Guida del Titi attesta: 

Il bel portone vicino alla porta della Lungara, pel quale s'entra 
nella parte posteriore del cortile di S. Spirito, è disegno del Bembo (1)- 

Dalla parte restaurata della fabbrica fu posta l'epigrafe: 
«Alexander VII Pont. Max. ad commoditatem et orna- 
« mentum &c. | anno sai. md-c-lxiv pontif. x ». 

Nell'atrio di S. Spirito, sulla fontana dal papa quivi 
trasportata, fu posta l'epigrafe: «Alexander VII P. M. | 

(1) Cf. op. eh. HI, 489. 

(1) Cf. op. dt. ed. 1765, p. 4jj, Aggiunte. Cf. anche Fraschetti, 



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I/arte alla corte di Q4lessandro VII 33 

u marmorea e fonte Pauli V | in limine | patriarchi Vari- 
« cani sublata | his exornandis aedibus dono dedit | anno 

«M-DC-LXVH». 

Cf. il Nuovo teatro di Roma moderna, Hb. I, tav. 29 : 
« Arcispedale apostolico di S. Spirito in Sassia ». 1) « Por- 
«ione nella facciata a capo del ospedale». 2) «Portone 
« maggiore nella vìa che conduce a S. Pietro in Vaticano 
« ambedui fatti fare da N. S. papa Alessandro VII», 
3) « Stanze per li serventi del medemo ospedale fatte fare 
<• da N. S. papa Alessandro settimo ». 

E tav. 30 : « Altro portone dell'archiospedale di S. Spi- 
« rito in Sassia dalla parte della Longhara fatto fare da 
b N. S. papa Alessandro VII ». 

Porta de! Popolo. 
Scrive l'Alveii : 

Alessandro VII nei primi giorni del suo pontificalo per honorarc 
Cristina regina di Svetia che doveva entrare in Roma per quella porta 
ordinò che si dovesse ridurre in più vaga e nobil forma con ador- 
narla sontuosamente di dentro e di fuori come tv fatto col parere del 
cavalier Gio. Lorenzo Bemino architetto, che nel di fuori tra gli altri 
ornamenti vi pose due statue di marmo rappresentanti i santi Pietro 
e Paolo latte dal Mochi (1). 

A queste due statue si riferisce probabilmente il seguente 
documento : 

1658, adi 15 aprile. Scudi mille moneta ficca Gio. Battista Mochi, 
figlio et erede di Francesco Mochi, scultore, per prezzo di due statue 
vendute. 

Piramide a Tor di Specchi. 

Dopo la pace conclusa con Luigi XIV, in seguito alle 
noie avute per l'incidente dell'ambasciatore De Crequis, fu 

(1) Cf. op. cit. p. 3. 

Archivia delia R. Stxìrtà romana di noria patria. Voi. XXXI. 5 



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34 L. Otfola 

innalzata una piramide in piazza di Tor di Specchi, di cui 
il Ciacconio ci conservò l'epigrafe: 

In execratione damnati facinoris | centra E. D. Ducem Crequium 
oratorem | regis Christianissimi | a militibus Corsis | xm kal. septemb. 
anno jt-DC-LXii patrati | Carsica natio inhabilis et incapax | ad Sedi 
apostolicae inserviendum J e* decreto iussu | SS. D. N. Alexandri VII 
P. M. [ edito | in executionem concordiae Pisis initae | ad perpetuarvi 
n ! declama est | anno m-dc-lxiv. 



1664, adì 9 luglio. Scudi novanta due e baiocchi 1 '.', monaa &x. 
a Giovanni Maria Paranzini per saldo d'un conto di lavori fatti da 
lui alla piramide in piazza di Specchi. 

1664, adi 15 luglio. Scudi ducentotrent anove moneta &c. a Gio- 
vanni Battista Bslzimelli scarpellino per resto di scudi })9 simili per 
saldo d'un conto di lavori fatti nella piramide eretta. 

Fontana dell'Acqua Acetosa. 

Nel 1661, su disegno del Bernini, Alessandro VII fece 
restaurare la fontana dell'Acqua Acetosa 1,1). Su dì essa il 
papa fece apporre la seguente iscrizione: « Alexander VII 
« Pont. Max. &c. | repurgato fonte | additis ampliore aedi- 
k ficatione saliemibus | umbraque arborum inducta J publìcae 
« utilitati consuluit a. s. m-dc-lxi». 

Cf. il Nuovo teatro dì Roma moderna, lib. I, tav. 35: 
« Castello e fonte dell'Acqua Acetosa fatta da N. S. papa 
<c Alessandro VII ». 

Fontana di Trastevere. 

L'AIveri a proposito di essa scrive: 

Vedesi in essa (piazza di Trastevere) una fontana di nobile archi- 
tettura la quale &e. e finalmente (fu) da Nostro Signore Alessandro VII 
latta mutare dal sito primiero e porre a) centro della piazza sopra 
io più alto per maggior vaghezza et ornamento di essa (a). 



(1) Cf. Frascketti, op. I 

(2) Cf. op. cit. p. 546. 



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L'arte alla corte di QAlessandro VII 35 

Sulla fontana fu apposta l'epigrafe : « Alexander VII 
a Pont. Max. | ad usum ornatumque publìcum | restituir j 
canno m-dc-lix». 

Cf. il Nuovo teatro di Roma moJerna, lib. I, tav. 33: 
«Piazza di N. S. in Trastevere ampliata da N. S. papa 
a Alessandro VII». 2) « Habitatione delli canon. 1 fatta da 
«N. S.a. 3) « Fontana fatta da N. S. ». 

Fontana delle Tartarughe. 

Sulla fontana di piazza Mattei restaurata da Alessandro VII 
fu posta l'epigrafe : « Alexander VII | anno potificatus iv 
«restauravi! ornavitque ». 



Fontana di pia^a Colonna. 

1656, adì 20 decembre. Scudi cinquanta moneta &c. a capi maestri 
scalpellini Gabrielle Renzi e Giovanni Maria Fracchi compagni &c. 
i fonte di piazza Colonna. 



Fontane sotto il Campidoglio. 

1659, adì 16 luglio. Scudi trecento moneta pagati &c. al sig.' car- 
dinal Antonio Barberina per ristaurare le fontane, che ricevono l'acqua 
dalla botte sotto la fontana grande di Campidoglio. 



Fontana di pia^a Navona, 

1660, adi io luglio. Scudi cinquanta moneta &c. a Carlo To rri- 
già ci sca rpe! lino a conto de lavori che fa in piazza Navona alla fon- 
tana verso li Calderari. 

1660, adi 12 luglio. Scudi venti moneta &c, a Simone Lori ca- 
vatore per saldo di quattro pezzi di marmo mandati in piazza Navona 
per la fontana verso li Calderari. 

1660, adi 9 agosto. Scudi diciotto, baiocchi 66 moneta &c. a 
Marco Dadesso per prezzo di sei pezzi di marmi per la fontana di 
piazza Navona verso li Calderari. 



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L. Otfola 



Ponte Sant'Angelo. 

1655, adi 18 settembre. Scudi centosettantadue moneta pagali a 
Renzi e Fracchi maestri scalpellini per saldo di un conto dato satto 
lì 19 agosto prossimo passato di lavori di scarpello fatti da loro nel 
subbiare et accomodare ponte S. Angelo. 

1667, adì 1) febbraro. Scudi ottantacinque moneta &c. ad Am- 
brogio Appiani scarpellino per due armi con l' impronto di N. S. al 
ponte. 



Ponte Quattro capi. 



i6s8, adi 2 dicembre. Scudi trentasette e baiocchi 61 moneta &c. 
a Gabriel Renzi scarpellino per li lavori fatti a ponte Quattro capi. 

Piramide di Caio Cestio. 

Il Nuovo teatro di Roma moderna,, lib. I, tav. 34, ripro- 
duce il « Sepolcro e piramide dì C. Cestio rìstaurata da 
«N. S. papa Alessandro VII». 

Mura restaurate. 

Sulle mura da porta Pinciana a porta Flaminia restaurate 
sotto il pontificato di Alessandro VII fu posta l'epigrafe : 
« Urbis moenìa porta Pinciana ad Flamìniam usque | instan- 
ti rata anno salutis m-dc-lxi ». 



Piatfa del Collegio Romano. 

Il Nuovo teatro di Roma moderna, lib. I, tav. 18, ripro- 
duce : a Piazza del Collegio Romano ampliata da N. S. papa 
«Alessandro VII ». 



K<« 



della Chiesa 1 



Lo stesso, lib. I, tav, 21 ; a Piazza &c. di S. Maria in 

h Vallicella detta la Chiesa Nuova ». 3) « Piazza ampliata 
«da N. S. papa Alessandro settimo». 



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L'arte alta corte di oilessandro VII 



Piazza di Monte Giordano. 

Lo stesso, lib. I, tav. 22 : « Piazza di Monte Giordano 
a ampliata da N. S. papa Alessandro VII ». 



Pfaqtft San Carlo a Catinari. 

La Guida del Titi attesta che Alessandro VII fece al- 
largare questa piazza: 

Uni piccola chiesa detta S. Benedetto io Clausura, situata sulla 
piazza fu fatta demolire da Alessandro VII (1). 

Cf. il Nuovo teatro di Roma moderna, lib. I, tav. 24 : 
«Piazza e chiesa di S. Carlo alti Catinari ». 2) « Piazza 
« ampliata da N. S. papa Alesan. seti. ». 3) « Habita- 
« tione de chierici regolari di san Paolo detti Bernabki fatta 
cdaN. S... 

Piana del Popolo. 

La piazza del Popolo, scrive l'Alveiì, fu resa nell'ampieu-a e va- 
ghezza ch'ei si vede particolarmente d'allhora che la Santità di Ales- 
sandro VII fece mettere a filo la medesima strada e gettare a terra 
una piccola casa, che per fianco si appoggiava alla sudetta porta (2). 

Cf. il Nuovo teatro di Roma moderna, lib. I, tav. 6. 

Allargamento del Corso. 

L'Alveri scrive: 

II Corto, che a drittura della porta Flaminia si stende verso 
austro, appianata et in alcuni luoghi slargata da N. S. Alessandro VII (;). 

Nel luogo dove sorgeva 1* antico arco trionfale di 
Marc'Aurelio fu apposta l'iscrizione : « Alexander VII Pontif. 



(1) Cf. op. cit. ed. 1763, p. 98. 
(1) Cf. op. cit. P . ì9. 
(j) Cf. op. cit. p. 41. 



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38 L. 0\\ola 

«Max. | Viam Latam &c. | liberam rectamque redditam | 
«anno sai. m-oc-lxv». 

Cf. il Nuovo teatro di Roma moderna, lib. I, tav. 14: 
« Piazza Colonna spianata et ampliata da N. S. papa Ales- 
a sandro VII ». 5) « Strada del Corso diretta et ampliata 
«da S. S.«». 

Allargamento della strada da pia^ja S. Marco al Gesù. 

Il Nuovo teatro di Roma moderna, lib. I, tav. ié, ripro- 
duce la « Strada dalla piazza di S. Marco alla chiesa del 
« Giesù diretta et ampliata da N. S. papa Alessandro VII ». 

Porta Portese. 
L'AI veri nella sua Guida attesta : 

Fuori di questa porta (Portese) Nostro Signore Alessandro VII 
ha fatto aprire una longa e piana strada, quale si rende del irosissima 
e frequentata da passeggi dì caroize, mediante una numerosa piantata 
d'alberi che da ogni parte li fanno spalliera (1). 



Cap. VI. 

Rilevamenti di piante. 

Il Baldìnucci nella Vita del Rainaldi scrive: 

Dal medesimo pontefice Alessandro fu mandato (il Rainaldi) al 
luogo delle Chiane con monsignor Carpegns per le differenze vertenti 
intorno ad esse (col granduca di Toscana), nella quale occasione il 
Rainaldi fece un bel libro contenente tutti i disegni, livelli, piante ed 
ogni altra cosa che occorse in quell'affare (1). 

1655, adì jo ottobre. Scudi cinque moneta &c. pagati a Giuseppe 
Passeri per prezzo di una pianta delle case in Banchi dette il cortile 
de Chigi fatta da esso per ordine e servitio di S. Santità. 

(1) Cf. op. cit. p. 578. 

(2) Cf. op. cit. Ili, 489. 



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Varie alla corte di Qdlessandro VII 



1Ó5S, adi 20 aprile. Scudi sei moneta &c. a Domenico Nicoli 
pittore a conto delle piante che fa delli confini del Regno verso Rieti. 

1658, adi 12 giugno. Scudi dieci moneta &c. a Daniel Vidroan 
tedesco a conto della piatita di Comacchio che deve fare. 

1658, adi )o agosto. Scudi venti e baiocchi 85 moneta &c. a 
lacomo Rossi misuratore per la miniatura l'atta di 26 piante delle 
valli di Comacchio. 

1664, adi 26 gennaio. Scudi venticinque moneta &c. a Matthia 
Rossi misuratore della camera per sua mercede e spese tane in andar 
a Mugliano per pigliarne la pianta. 

Architetti e misuratori. 

16;;, adi 22 settembre. Scudi trenta moneta &c. pagati al si- 
gnor Gio. Lorenzo Bernino architetto della reverenda camera per sua 
provisione di maggio prossimo passato. 

165;, adi 20 giugno. Scudi dieci al signor Luigi Bernini custode del 
palazzo apostolico in Vaticano per sua previsione del presente mese. — 
Idem al signor Luigi Bernini custode del palazzo di Monte Cavallo (1). 

1656, adì 22 maggio. Scudi centocinquanta moneta &c. a Giovanni 
Fantini stagnaro &c. per saldo et intiero pagamento delli condotti 
accomodati conforme al conto tarato e sottoscritto dal signor cav. Gio- 
vanni Lorenzo Bernino architetto. 

1656, adì 20 maggio. Scudi trecento &c. a Gio. Maria Pelle &c. 
per l'accomodatura de condotti &c. et altri lavori fatti conforme alle 
misure e stime fatte, cioè una fatta dal signor Gio. Pietro Moraldi &c. 
e l'altra dal signor cav. Gio. Lorenzo Bernino. 



1 1 ) Luigi Bernini era buon meccanico ed inventò un organo speciale, 
certe bilance enormi per pesare i bronzi e quelle immense torri se- 
mimoventi di legno che servono tuttora per ripulire le vòlte più alte 
delle basiliche. Nel 1654 fu nominato soprastante della fabbrica di 
S. Pietro; nel 1657 custode del palazzo Vaticano e sotto Alessan- 
dro VII tu architetto delle acque e si occupò delle condotture delle 
fontane della piazza di S. Pietro. Durante il viaggio e il soggiorno 
di Lorenzo in Francia, Luigi lo supplì nella sopraintendenza della fab- 
brica di S. Pietro. Disse di lui uno scrittore del tempo : « Luigi (Ber- 
ti nini) alla scultura anch'esso attende, si porta assai bene e se ne spera 
a buona riuscita; è soprastante alla fabbrica di San Pietro Vaticano». 
Per altre notizie su questo artista cf. Fraschetta op. cit. pp. 44, 
61, 72, 98, IO}, 104, 106, 165, (96; e Titi, op. cit. p. Hi. 



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L. O^ola 



[659, adi 8 gennaio. Scudi cinque moneta &c. a Gio. Maria Bo- 
line misuratore della camera per sua provvisione di ottobre. 

1662, adi 7 gennaio. Scudi dodici moneta &c. a Bulino [Gio. Maria] 
e Pichetti architetti per la stima fatta d'una casa confiscata nell'ere- 
dità del quondam Lorenzo Sances. 

■6;6, adi 2} dicembre. Scudi dieci moneta Scc. a Domenico Ca- 
stelli soprastante alle fabbriche della rev.a camera per sua provisione 
di decembre. 

1657, adì ; febbraio. Scudi centocinquanta moneta &c. a Dome- 
nico Castelli architetto per fa t tic he fatte per tutto l'anno 1Ó56 con li 
suoi giovani in diverse occasioni per servitio della saniti. 

t6j6, adi 5 aprile. Scudi cento moneta &c. pagati a Pietro Paolo 
Drei soprastante delle fabriche di S. Pietro ad effetto di valersene nel 
viaggio che per ordine di Nostro Signore doveri fare per Siena per 
cercare cave di pietre. 

1666, adi 4 giugno. Scudi sette, baiocchi cinquanta moneta &c. 
a Carlo Fontana misuratore della camera per provisione d'un mese e 
mezzo d'aprile passato. 

1666, adi 13 aprile. Scudi cinque moneta &c. a Felice della Greca 
misuratore della rev.a camera per provisione di dicembre passato. 

1657, adi lì giugno. Scudi quindici moneta &c. a Gerolamo 
Penne architetto a conto della ricognizione promessali per essere an- 
dato più volte da Viterbo a M ugnano a visitare il disegno che haveva 
la parata dell'acqua della mola della cav.ria. 

1666, adi 20 maggio. Scudi cento moneta &c. a Francesco Petti 
a conto de lavori che fa per la r. camera. Scudi trentuno, baiocchi 
cinquanta moneta &c. per tanti spesi in diversi viaggi fatti in piti 
luoghi con altri architetti per servitio della r. camera. 

1655, adi 4 giugno. Scudi sessanta moneta &c. pagali a Girolamo 
Rainaldi architetto della rev. camera apostolica per sua provisione di 
due mesi cominciati il primo marzo prossimo passato e finiti come 
segue. 

1 6 58, adì 13 maggio. Scudi sessanta moneta &c. a Marcantonio 
de Rossi architetto per sua recognizione di fatiche fatte. 

1661, adi 24 aprile. Scudi trentatre moneta &c. a Mattia de Rossi 
architetto per saldo di una lista di spese fatte in andare a Civitavec- 
chia e stato di Castro per vedere li marcimenti da farsi. 



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L'arte alla corte di O/llessandro VII 41 

Cap. VII. 
Le pitture della gallerìa di Monteeavallo. 

Il Passeri nella Vita del Mola scrive: 

Alessandro VII nel principio del suo pontificato diede segni del 
suo grande animo nelle fabbriche et in altri nobili ornamenti e vo- 
lendo ornare di pitture la galleria del palazzo pontificio nel Quirinale 
ne diede la cura a Pietro da Cortona. Questo principe desiderava, che 
sotto la sua direzione si mettessero per quel lavoro in opera li pittori 
più celebri di quei tempi ; ma non si esegui il volere del pontefice, 
perche per capriccio dì chi aveva la soprai n tendenza ne vennero esclusi 
alcuni che avrebbero meritata parte dell' impiego, e furono posti in 
opera altri che non ne erano degni. Questi sono li accidenti che suc- 
cedono bene spesso, quando si danno queste cure a quelli della prò- 
fessione(i). 

Il Tiri cosi la descrive : 

Segue poi una vaga e gran galleria con suo soffino dorato, resa 
riguardevole da Alessandro VII, che la fece dipingere con diverse 
istorie del Tesumento vecchio e nuovo da' migliori artefici che vis- 
sero nell'anno della peste (2). 

Nell'ovato che e sopra alla prima fenestra cominciando il giro a 
mano destra si vede rappresentato Dio nel roveto da Gio. Francesco 
Bolognese ; e nel quadro grande che segue fra le ienestre Gio- Mirile 
vi ha figurato quando Moie col popolo eletto passò il max Rosso e Fa- 



La Terra di promissione nell'altro ovato contiguo la dipinse il 
sudetto Gio. Francesco; e raonsù Guglielmo Borgognone condusse con 
suoi pennelli l' istoria grande con la battaglia di Giosuè. 

Gedeone che cava dalla pelle la rugiada è lavoro di Salvator Rosa 
nell'ovato sopra la terza fenestra, et il fatto di David quando diede 
la morte al gigante Golia fu colorito da Lazzaro Baldi nell'altro sito 
maggiore. 

II giudizio di Salamene fu espresso da Carlo Cesi medesimamente 
sopra ad una fenestra seguitando il giro: l'istoria del re Ciro nell'ul- 
ti) Cf. G. B. Passeri, Vìtt dei pittori &c., Roma, 1771, p. 592. 
(2) L'anno della peste fu il i6}6. Alessandro VII alla cessazione 
di essa fece coniare una medaglia commemorativa. 



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L. O\\ola 



timo gran quadro da questa parte è opera di Ciro Ferri romano, del 
quale è anche l'ovato con la Nuutiata di Maria Vergine che segue. 

Nella facciata dove termina questa galleria vi si vede, con istoria 
copiosa e quantità di figure, rappresentata la Natività di Gesù Cristo 
da Carlo Maratta e nell'ovato sopra alla fenestra, voltando per l'altra 
parte, Egidio Scor todesco vi dipinse la creazione d'Adamo. 

Nel sito grande, che anche di qua cammina col medesimo ordine 
e distanza di fenestre, vi ha colorito Gio. Angelo Canini Dio Padre 
che scaccia Adamo et Eva dal paradiso terrestre : e nell'altro sopra 
alla fenestra che è contiguo si vede l' istoria del sacrificio d'Abele e 
Caino che è opera del sud etto Egidio. 

L'arca di Noè fabricata nel tempo del diluvio universale, dove si 
vedono diverse specie d'animali, è lavoro di Gio. Paolo tedesco fra- 
tello d' Egidio Scor: et il diluvio rappresentato nell'ovato che segue è 
pittura dei medesimo Egidio. 

Quando Abramo volle sacrificare a Dio il suo figlio Isac fu figu- 
rato da' colori di Gio. Angelo Canini : et Isac con l'angelo sopra alla 
fenestra contigua è opera di Gio. Francesco bolognese. 

Il fatto di Giacob e Saule nell'ultimo quadro grande che è da 
questa banda fu condotto da' pennelli di Fabritio Chiarì : e nell'altro 
ovato nel fine vi espresse Gio. Francesco sudetto quando fu venduto 
da' fratelli Giuseppe Ebreo. 

Nella facciata, che è dove cominciò e finisce il nostro giro, si vede 
l'istoria di quando Giuseppe sudetto fu poi adorato dai fratelli colo- 
rita da Francesco Mola svizzero. 

Le figure et altri ornamenti di chiaro scuro che tramezzano le 
istorie sudette furono condotte da' pennelli del Chiari, del Canini, del 
Cesi, di Egidio et altri : e li paesi e prospettive con colonne et verdure 
sono lavori di Gio. Francesco bolognese e Giovanni Paolo todesco (i). 

Il soffino fu dipinto, almeno in parte, da Giovanni Maria 
Mariani, pittore ascolano, come si vede dal seguente conto 
riferito già da! Bertolotti e da altro che riporterò sotto il 
nome di quel pittore: 

Conto di Gio. Maria Mariani, pittore, del resto della soffitta che 
i dipinto nella galleria di Moriteci. vallo di ordine del signor cavalier 
Bernini architetto di N. S. papa Alessandro VII, finita sotto ti 4 di ago- 
sto 1656. 

(I) Cf. op. cit. pp. 276-79. 



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L'arte alla corte di (^Alessandro VII 



Per aver dipinto il resto della galleria conforme all' altare con 
averli dato una mano di colla e stuccata con tre mano dì gesso de 
oro et raschiato, eh' è stato doì mano dz biacca di Venetia, con aver 
brunito tutti li relievi e cornicione di detto soffitto lungo palmi 148 a /j 
largo palmi 50 <j t , scudi 270.60. 

Ridotti a scudi 1S9.42, a di 6 agosto 1656, da D. Castelli e 
Marco Antonio de Rossi, GÌO. Lorenzo Bernini (1). 

Sotto il dominio Napoleonico il Quirinale fu dichiarato 
palazzo imperiale (1809), e la galleria di Alessandro VII fu 
trasformati! in tre grandi sale, chiudendo le finestre da una 
parte (verso il cortile), innalzando dei tramezzi con porte 
dagli stipiti di granito, addossando alle pareti dei caminetti, 
e distruggendo Ì fregi del soffitto, e Ì paesaggi e ornati a 
chiaroscuro che giravano sulle pareti e intramezzavano i 
dipinti. 

Ora gli affreschi sono cosi disposti: 

Nella prima sala (sala gialla, già del concistoro segreto), 
quattro ovali del Grimaldi, due per parete, rappresentanti : 
Giuseppe Ebreo, Mosè e il roveto ardente, Isacco e l'angelo, 
gli esploratori della Terra promessa. Nella parete sinistra l'in- 
contro di Giacobbe ed Esaù di Fabrizio Chiari, e di faccia il 
passaggio del mar Rosso di Giovanni Miei. L'affresco del 
Mota, rappresentante Giuseppe Ebreo riconosciuto dai fra- 
telli, sulla parete di fondo (attigua alla sala di S. Giovanni), 
è forse coperto dal dipinto recente, che vi è collocato. 

Nella seconda sala (sala del trono, già delle udienze), 
sulla parete di sinistra il sacrifizio di Abramo di Angelo 
Canini, il diluvio universale di Gio. Paolo Schor e l'arca 
di Noè prima del diluvio, dello stesso artista. Su quella di 
destra la battaglia dì Giosuè, Gedeone che cava la rugiada 
dal vello, di Salvator Rosa (da ovato trasformato in quadro), 
e la lotta di David col gigante Golia di Lazzaro Baldi. 

(1) Arch. di Stato romano, Conti diversi. Cf. Bertolotti, Ar- 
tisti bolognrst, ferraresi Sic. p. 167. II Mariani abitava al vicolo della 
Gatta (Bertolotti, ivi). 



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44 L- Oyjo/d 

Nella terza sala (sala degli ambasciatori, giù delle con- 
gregazioni), sulla parete di sinistra i! sacrifizio di Abele 
di Egidio Schor, Adamo ed Eva cacciati dal paradiso ter- 
restre del Canini e la creazione di Adamo ed Eva di Egidio 
Schor. Sulla parete di destra il giudizio di Salomone di Carlo 
Cesi, la storta del re Ciro di Ciro Ferri e la Vergine An- 
nunziata dello stesso. Il grande affresco del Maratta rappre- 
sentante la natività del Signore, che occupava la parete di 
fondo, presentemente è coperto da una pittura moderna. 

I primi pagamenti per le pitture della galleria di Monte 
Cavallo risalgono al i" d'aprile 1656 (cf. pagamento di 
Gio. Maria Mariani). Noi qui non abbiamo tenuto conto 
che dei saldi per dare un' idea del lavoro complessivo di 
ciascun artista, omettendo gli acconti mensili (1). 

1657, adi 14 agosto. Scudi trecentocinque moneta &c. a Lazzaro 
Baldi pittore per saldo di scudi quattrocemoquaranta moneta che 
importa la pittura fatta da lui in galleria di Monte Cavallo. 

i6>7, adi 6 agosto. Scudi sessantacinque moneta &c. a Gio. An- 
gelo Canini pittore per resto e saldo di scudi duecentoquindici che tanto 
importa il conto delle pitture fatte nella galleria dì Monte Cavallo. 

1657, adi 7 agosto. Scudi cinque moneta Sic. a Carlo Cesi pit- 
tore per resto e saldo di scudi trentacinque moneta che importa la 
pittura fatta in galleria dì Monte Cavallo. 

1657, adi 4 agosto. Scudi sessantacinque moneta &c. a Fran- 
cesco Chiari pittore per saldo di scudi duecentoquarantacinque, per 
saldo di un conto di pitture fatte in galleria di Monte Cavallo (2). 

1657, adi 6 agosto. Scudi cinquanta moneta &c. a Bartolomeo 
Colombo pittore per resto di scudi duecento che imporla un conto 
dt pitture fatte nella galleria di Monte Cavallo. 

(1) Aggiungiamo in nota al capitolo le vite inedite dì alcuni 
pittori tratte da un ms. della biblioteca Vaticana [Capponiamo 257] 
intitolalo: Le vite di pittori, scultori et architetti in compendio é~c. scritte 
e raccolte da Nicola Pio, dilettante romano, 1724. 

(2) Il nome di Francesco è uno dei soliti errori di scrittura per 
Fabrizio. Cf. i pagamenti parziali dello stesso anno, 6 lebbra ro, 20 marzo, 
iS giugno &c. e il i° in data del té settembre 1656, dove è sempre 
detto Fabrizio. 



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L'arte alla corte di Q/ilessandro VII 



1657, adi 4 agosto. Scudi cinquanta moneta &c. a Guglielmo 
Cortese pittore per resto e saldo di scudi duecentoquindici, che im- 
porta il suo conto di pitture fatte nella galleria di Monte Cavallo a 
tutto aprile 16S7 (1). 

i6;ó, adi 10 agosto. Scudi sessanta moneta Sic. a Cristoforo pit- 
tore a conto delle pitture fatte e da farsi per servitio della galleria 
di Monte Cavallo (2). 

1657, adi 7 agosto. Scudi cinquanta moneta Sic. a Ciro Ferri 
pittore per resto e saldo di scudi trecentottantacinque, che tanto im- 
porta il conto di pitture fatte in galleria di Monte Cavallo. 

16 57, adi I) agosto. Scudi quattrocento! remano ve moneta Sic. a 
Francesco Grimaldi pittore per saldo di scudi novecentonove moneta 
che importa un suo conto di pitture fatte nella galleria di Monte Ca- 

1657, adi 7 agosto. Scudi trecentocinque moneta firc. a Filippo 
Lauro pittore per resto e final pagamento di diverse pitture fatte nella 
gallerìa dì Monte Cavallo ascendenti alla somma di scudi >oo simili. 

1637, adi 9 agosto. Scudi cinquanta moneta &c. a Carlo Maratti 
pittare, per resto e saldo di scudi 200, che tanto importa il conto 
delle pitture fatte come sopra (per servitio della galleria di palazzo di 
Monte Cavallo). 

i6ì6, adì primo aprile. Scudi trecento moneta &c. pagati a Gio- 
varmi Maria Mariani pittore, a buon conto delle pitture ratte da esso 
e che deve tate nelle soffitte del palazzo dì Monte Cavallo &c. 

1657, adi primo ottobre. Scudi dugentotrenta e baiocchi 50 
moneta &c. a Giovanni Maria Mariani pittore, per resto di scudi 2)0, 
baiocchi 90 moneta che importa un conto di lavori latti di pitture 
nel palazzo di S. Pietro e Monte Cavallo e uccelliera del giardino di 
Monte Cavallo (3). 



(1) In altri pagamenti, parziali, è detto «a monsù Guglielmo 
■ Cortese a. Cf. altro pagamento parziale in Bertolotti, Artisti fran- 
cesi Sic. p. 126. Per le sue opere a Roma cf. Titi, op. cit. 

(2) Chi sia questo Cristoforo pittore non mi è riuscito identifi- 
care; forse sì tratta di un errore di scrittura. 

(}) Allo stesso Mariani si deve riferire il seguente conto, in cui 
U nome di Mariani è stato interpretato dallo scrittore del registro ca- 
merale per * Macconì » : 

1656, adì 7 settembre. Scudi cent' ottanta nove moneta &c. al 
sig.r Giovanni Mzcconi pittore, per saldo Sic. di pitture fatte nella 
soffitta della galleria dì Monte Cavallo. 



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L. 0\\ola 



1657, adi 4 agosto. Scudi sessantacinque moneta Stc. a Giovanni 
Miele pittore, per saldo di un conto di pitture fatte come sopra (gal- 
leria del palazzo di Monte Cavallo). 

1657, adi li agosto. Scudi cinquanta moneta &c. a Francesco 
Mola pittore per saldo di scudi 200 moneta che tanto importa le pit- 
ture fatte in galleria di Monte Cavallo e questo per final pagamento, 

i(ii7, adi 4 agosto. Scudi settantacinque moneta &c. a Francesco 
Morgia (Mulvia e Molvia; Mola?) pittore per resto di scudi 21; per 
conto di pitture fatte in detto loco (galleria di Monte Cavallo) e questi 
per saldo come sopra. 

1657, adi ; febbraio. Scudi trenta moneta &c. a Gaspare Posino 
a conto di pittura che va facendo per servitio della galleria di Monte 

1657, adi 16 febraìo. Scudi venti moneta &c. a Egidio Schor 
pittore tedesco a conto di pitture fatte e da farsi nella galleria di 
Monte Cavallo (1). 

[657, adi 30 agosto. Scudi cinquecento moneta &c. a Giovanni 
Paolo Schor pittore per resto e saldo di un conto di pitture fatte da 
lui in galleria di palazzo di Monte Cavallo ascendente alla somma di 
scudi 1040 simili, compresoci in detta somma scudi dieci moneta pa- 

1656, adi 8 gennaio. Scudi settamanove, baiocchi 20 moneta &c. 
a £Ìovaniii-PjoÌp_§shoi'- pittore todesco per suo rimborso d'altrettanti 
da lui spesi come si contiene in lista nel detto mandato. 

1664, adi 12 agosto. Scudi trenta, baiocchi 80 moneta &c. a Mi- 
chel Angelo Vanni pittore per resto d'un conto di lavori fatti di pit- 
ture nel palazzo di Monte Cavallo. 

1657, adi 6 ottobre. Scudi dugentonovantacinque moneta &c a 
maestri Marco Antonio Inverni e Baldassar Castelli indoratori per 
saldo e compimento di un conto di diversi lavori di pitture fatte et 
indorature fatte nella galleria et altre stanze del palazzo di Monte 
Cavallo. 

1657, adi 6 agosto. Scudi cinquanta moneta &c. a Marco Antonio 
Carioli colorare per resto e saldo di scudi no che importa un conto 
di colori dati per la galleria dì Monte Cavallo. 

1657, adi 16 febbraio. Scudi trentadue e baiocchi 46 moneta &c 
a Giovanni Antonio Vemis, è hoste alle Quattro fontane, per saldo d'un 
conto di diversi magnamente dati d'ordine di N. S.re alti pittori che 
lavorano nella galleria di Monte Cavallo nel tempo che sono stati rin- 
chiusi nel medesimo palazzo. 

(1) Di questo artista non ho ritrovato il pagamento di saldo. 



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L'arte alla corte di (Alessandro VII 



LAZZARO BALDI (Nicola Pio, p. 77). 

Lazzaro Baldi pittore nacque in Pistoia l'anno 162}. Inclinato 
alla pittura e cresciuto in età se ne venne in Roma al sentore del 
grido e della fama spana in quel tempo di Pietro da Cortona nella 
scuola del quale aceomodossi et imparò da lui il disegno et il colore, 
sinché lattosi maestro copioso nei pensieri e franco nei pennelli com- 
parve in pubblico con le sue opere in diversi luoghi di Roma : fra 
quali ha dipinto tutta la cappellata nella chiesa di S. Giovanni n ante 
portam Latinam », e in S. Anastasia, nella cappelletti piccola ove si 
mostrano le reliquie, alcuni quadri con istorie di s. Carlo e s. Filippo 
Neri, ncll'altar maggiore il quadro della nascita del bambino Gesù 
con quantità di ligure, nella volta della tribuna la santa colorita a 
fresco con angeli e putti che la sostengono, e nel!' altare che siegue 
vi ha dipinto Maria Vergine del rosario con Giesù et altri santi e 
figure. Nella chiesa della Minerva tutte le ligure con il quadro di 
s. Rosa, nella 3" cappella a man destra e nell'altra vicino la porti- 
cella, che va nel dauttro, di signori Porcari vi era il quadro di s. Pio V 
nell'altare che oggi sì è levato e postovi altro di Andrea Procalcini, 
Nell'oratorio di pp. Gesuiti detto del padre Caravita dipinse il portico 
a fresco. In S. Marco in una delle cappelle a mano manca da un lato 
vi ha fatto un santo vescovo. In S. Luca in S. Martina nella prima 
cappella a man destra da lui fatta vi effigici il martirio di s. Lazzaro 
pittore, e nella cappella dove riposa il corpo della santa, fatta con dì- 
segno e spese di Pietro da Cortona, dipinse il lato a man sinistra nel- 
l'entrare. In S. Giovanni Laterano nella prima cappella dalla parte del 
palazzo il s. Giovanni Evangelista con Maria Vergine in alto et altre 

Nel palazzo pontificio dì Monte Cavallo nella grande galleria 
Vittoria grande di David quando diede la morte al gigante Golia. 

In S. Marcello al Corso la ss.ma Annuntiata nell'altare della prima 
cappella a man destra nell'entrare dei signori Maccherani. Nella chiesa 
di Propaganda Fide l'istoria quando Nostro Signore dà le chiavi a 
s. Pietro, fatta sopra l'aitar maggiore. Nella chiesa della Pace nella 
prima cappella a man sinistra l'altare di S. Ubaldo con i lati con due 
altri santi canonici lateranensi. In S. Croce e S. Bonaventura de Luc- 
chesi dipinse nella cappella della beata Zita di mons.r Fattinelli. Et 
in fine nella Chiesa Nuova a concorrenza di Daniel Saìter, di Giuseppe 
Passeri, di Giuseppe Ghezzi e del Parrodi fece li dui ovati sopra li 
coretti dell'aitar maggiore, rappresentante uno la creazione degli an- 
geli e l'altro la caduta de medesimi. Diede anche alla luce in breve 
compendio la vita di ». Lazzaro monaco pittore. E nell'anno 170) di 



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L. Otfola 



n.ra salute rese l'anima al Signore. Fu sepolto nella sua cappella in 
S. Luca in S. Martina in Campo Vacino. Il di lui ritratto è stato fatto 
e delineato da d. Filippo Lutii suo dignissimo allevo (i). 

GIOVANNI ANGELO CANINI (Nicola Pio, p. 115). 

Questa Vita non differisce da quella che si legge nei 
Passeri che per la data della nascita (1609), che in quella 
manca, e per l'accenno che qui si fa dei lavori eseguiti 
nella gallerìa del Quirinale. « Lavorò con suoi colori nella 
« gran galleria del palazzo pontificio a Monte Cavallo ordi- 
ti nata da Alessandro VII, a concorrenza di primi grand' huo- 
« mini di quel tempo ». Il Pascoli nella Vita del nostro pit- 
tore specifica anche Ì soggetti da luì eseguiti nella detta 
galleria: «Uno è quello che rappresenta Iddio Padre che 
« scaccia Adamo ed Eva dal paradiso terrestre e l'altro il 
a sacrifìcio d'Abramo. Fccevì altre figure ed ornati a chìa- 
« rose uro negli spargimenti delle storie». 

Il Garetta pubblicando una lettera inedita del 1658, 
che riguarda relazioni del Canini con la corte di Savoia, 
la riferisce erroneamente a un artista piemontese, al quale, 
secondo lui, dovrebbe essere attribuito l'affresco del sacri- 
fizio d'Abramo (2). 

FABRIZIO CHIARI (Nicola Pio, p. 287), 

Nacque in Roma l'anno lóat. Studio fortemente e con grand'ap- 
plicazione le statue antiche e l'opere magnifiche di questa città e per 
il gran genio et inclinatone che aveva alla pittura osservo con l'oc- 
chio del suo spirito li gran maestri che vivevano nel suo tempo gio- 
vanile, a segno che da se e con il suo talento e giuditio fece un buon 
misto et un bel modo di tingere e buon pittore comparve ha vendo 
fatto molte opere per particolari e per forestieri, come anche dìveisc 
se ne vedono in pubblico, come nella chiesa dette monache di Regina 

(1) Un disegno di Lazzaro Baldi rappresentante Giuseppe ricono- 
sciuto dai fratelli fu pubblicato dal Busmi Via ; cf. Settanlacinque anni 
dilla scuola &c. dilla Accademia di S. Luca, Busiri Vici, Roma, 1895. 

(1) G. Claretta, / Reali di Savoia &c., Torino, 1895, pp, 9 e io. 



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L'arte alla corte di (Alessandro VII 



Celi alla Lunga ra, nell'altare dalla parte del vangelo del maggiore, ha 
fatto un quadro con il transito dì s. Anna con quantità di figure, 
come anco un quadro che rappresenta l'Assunta e coronatione di Maria 
Vergine, che si pone nell' aitar grande nel giorno della festa. In S. Marco 
ha dipinto nella nave di meno sopra l' ultima e quarta colonna a 
man sinistra accanto quella del Canini et a concorrenza di molti altri 
virtuosi. In S. Martino de Monti, nel secondo altare doppo la porti- 
celia della chiesa, vi ha figurato l' istoria del santo, e dall'altra banda 
di essa vi ha rappresentato il battesimo di Christo. Nel palazzo pon- 
tificio del Quirinale nella gran galleria fatta fare d'ordine di papa Ale- 
Sandro VII in competenza de primi pittori di Roma, cioè di Carlo Ma- 
ratta, Giovanni Francesco Bolognese, Giovanni Miele, moristi Guglielmo 
Borgognone, il Mola, Lazzaro Baldi, Carlo Cesi, Ciro Ferri, Giovanni 
Paolo Tedesco, Egidio Scor suo fratello e Giovanni Angelo Canini, vi 
fece il quadro grande con l'istoria di Gìacob t Sault, e lavoro anco 
nelli ornati della medesima di chiaro scuro con li medesimi profes- 
sori. In S. Carlo al Corso nella volta minore assieme con molti altri 
e diversi valentuomini ha colorito la Patienza, la Toleranza e la 
Discrezione, e nella chiesa della SS.ma Triniti nel monte Pincio fece 
il quadro di s. Francesco di Sales, nella seconda cappella, con molte 
altre pitture a chiaro scuro de miracoli del santo. Nella chiesa di 
S. Maria del Popolo, nella cappella contigua all'aitar maggiore dalla 
parte dell' epistola passato quello di S. Lucia, dipinse il quadro con 
s. Tomaso di Villanova che dispensa elemosine, e nella collegiata di 
S. Celso in Banchi vicino pome S. Angelo fece il quadro dell' altare 
vicino la porta grande incontro quello di S. Liborio effigiatovi s. Maria 
Maddalena, s. Francesco et altre figure. Tutte opere di spirito e tenute 
in bon conto. In line doppo li soprannominati e tanti altri lavori fatti 
in muri et in tele in età d'anni 74 passò a miglior vita in Roma nel- 
l'anno 169}. Il di lui ritratto è stato fatto e delineato da Filippo 
Minci. 

GUGLIELMO COURTOIS (Nicola Pio, p. 68). 

Guglielmo Cortese pittore detto Guglielmo il Borgognone nacque 
in Borgogna l'anno santo 1625. 

Fu fratello maggiore del p. Giacomo Borgognone detto delle Bat- 
taglie, con il quale e con altro fratello andiede girando per l'Italia 
e giunto pittore in Roma compì i suoi studii e si perfezionò nella 
scuola di Pietro da Cortona ed usci in pubblico prattìco e virtuoso, e, 
con quella sua forte e terribil maniera, fece vedere le sue belle opere 
in Roma; come: nella chiesa della Trinità de pellegrini, nella prima 

Archirh delta R. Società romana di •torta patria. Voi. XXXt. 4 



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L. 0{jola 



cappella a man sinistra, il quadro con s. Carlo, s. Filippo et altri santi; 
in S. Marta, incontro al Coleggio Romano, il quadro dell'aitar mag- 
giore, che rappresenta Nostro Signore che predica con Marta e Ma- 
dalena et altre figure; in S. Marco, nella nave di meno sopra la prima 
colonna a man destra, una bella pittura a fresco et in detta chiesa vi 
ha fatto pitture, che sono nella cappella del santo e li laterali della 
tribuna dell'aitar maggiore; in S. Luca in S, Martina ha colorito nel 
lato a man destra nella cappella dell'altare di bromo; in 5. Giovanni 
Laterano tutta la cappella di S. Agostino; in S. Prassede la volta del 
secondo altare a man destra; in S. Andrea del Noviziato a Monte Ca- 
vallo de' pp. Giesuiti il bellissimo quadro nell'altar maggiore, rappre- 
sentante il martirio del santo; et in S. Loremo in Lucina il laterale 
a man destra nella cappella della Santissima Annunziata vicino alla 
sagrestia incontro l' altro del Gemìgnani ; nella gran galleria del pa- 
lano ponteficìo, nel monte Querinale, vi dipinse l'historia grande con 
la battaglia di Giosul; e moli' altre, che ha fatto per particolari e fo- 
restieri; tutte opere commendabili e degne del suo famoso pennello, 
et in fine se ne mori nell'anno 1682. Il di lui ritratto è stato fatto 
e delineato di Giulio Solimene. 

CIRO FERRI (Nicola Pio, p. 26). 

Ciro Ferri pittore et architetto nacque in Roma l'anno 1618. 
Questo fu vero discepolo e seguace di Pietro da Cortona a cui più 
del Romanelli, di Pietro Testa e di altri condiscepoli si accostò con 
le idee, con l'inventioni e col dipinto e con perfettìone di disegno, di 
modo tale che morto il maestro terminò le di lui opere lasciate im- 
perfette. Fece diversi cartoni per musaici in Vaticano, dipinse benché 
non terminò la cappella di S. Agnese in piazza Savona. Nella chiesa 
delle monache di S. Ambrogio fece il quadro dell'aitar maggiore 
effigiatovi il santo. In San Marco in una delle cappelle nell'entrare a 
man sinistra il quadro con Maria Vergine.il Bambino e s. Martina. 
In S. Prassede le due lunette nella cappella dove è rappresentata 
Maria Vergine con il Bambino ed altre figure. In S. Luca in S. Mar- 
tina nell'altare maggiore dalla parte dell'epistola un s. Labaro pittore. 
Nel palazzo ponteficio a Monte Cavallo nella gran galleria fece Vis torio 
del re Ciro et in un ovato la Annutitiata di Maria l'ergine. In S- Ni- ■* 
cola di Tolentino a Capo le .Ose nella cappella de signori Gavoni 
fece le pitture nella cuppoletta e con la sua architettura fu terminato 
l'aitar maggiore di S. Giovanni de Fiorentini cominciato dal Borro- 
mini. Inventò molti disegni per fabriche, per altari e per conclusioni 
diversi di quali si vedono alle stampe. Fu stipendiato in Roma dai 



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L'arte alla corte di Qrflessandro VII 



gran duca di Firenze con dichiararlo maestro della scuola fiorentina 
per comodo di tutti quelli giovani che dalla Toscana venivano in Roma 
a studiare. Fu huomo dì ottimi costumi e pose termine al suo vivere 
nell'anno .t6oo in età d'anni 62. II suo ritratto è stato fatto e deli- 
neato da Agostino "Masucci. 

PIETRO FRANCESCO MOLA (Nicola Pio, p. 16}). 

Pietro Francesco Mola pittore nacque in Coldrè diocesi di Como 
l'anno 1609 di nobile famiglia. Inclinato alla pittura gli furono da 
Giovanni Battista Mola suo padre dati i primi principi! dell'arte, ma 
clamato il genitore da Urbano 8° per fare il fort' Urbano venne an- 
cor'esso in Roma e si accomodò nella scuola del cavaliere Giuseppe 
d'Arpino, dove trattenutosi poco tempo si portò in Bologna dall'Al- 
bano et ivi in breve fece molto profitto, che invaghitosi l'Albano del 
suo sublime Ingegno e de' suoi ottimi costumi gl'offerse una sua figlia 
per moglie, ma come quello che ad altro non inclinava che a i progressi 
della virtù, modestamente la ricusò e se n'andiede a Venezia appresso 
il Guercino. Dal quale con genio ne gustò quel foite colorito e doppo 
qualche tempo fece una maniera di nobilissimo composto, che vedendo 
il maestro il suo eccellente modo di dipingere con franchezza di ope- 
rare con ottimo colore di vive carni e di buon disegno gli rese ti- 
more, ammirazione e gelosìa, ma avvedutosene il Mola si licentìò e 
doppo haver copiato molte cose di Tiziano e di Paolo Veronese se 
ne ritornò a Roma, e datosi con la sua bella maniera a dipingere in 
pubblico, subito si sparse la fama della sua virtù. E nella chiesa del 
Gesù nella cappella de signori Ravenna fece i dui laterali a fresco 
rappresentandovi in uno la carcere dì s. Pietro e nell'altro la caduta 
di s. Paolo, et in S. Marco la tavola di s. Michel arcangelo et il mar- 
tirio di due santi sopra il primo arco vicino l'aitar maggiore. Ma 
appena vedute le sue opere che fu chiamato dalla regina di Svetia 
per suo maestro, per la quale fece molti lavori. Poi ancor giovane 
d'ordine di papa Alessandro 7 a concorrenza di molti virtuosi di- 
pinse nella gran galleria di Monte Cavallo Visiona di quando Giit- 
ìeppt Ebreo fu adorato dai fratelli, che piacque tanto al papa che oltre 
il pagamento lo rigalo d'una ricca collana e medaglia d'oro, e volle 
che gli facesse il suo ritratto, e nel tempo che messe a farlo volle il 
papa che stasse a sedere e che con berettino la testa coprisse come 
appunto si è espresso nel suo dicontro ritratto. Fece poi nella chiesa 
de' Ss. Domenico e Sisto a monte Magnanapoli nella terza cappella 
a man destra l' imagine di s. Domenico portata in Soriano da tre sante. 
In S. Carlo al Corso si vede in una cappella il quadro di s. Barnaba 



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L. Q\\ola 



che predica e per tante altre opere che andava facendo crebbe tanto 
la di lui stima e valore che veniva richiesto da diverse chiese e da 
molti principi, Ira quali lavorò nel palazzo Cosuguti, per il cardi- 
nale Omodei e per il principe Panfilii tanto nel suo palano dì Roma 
quanto negli altri di Nettuno e Valmontone, dove vi dipinse a fresco 
molte stanze e gallerie. E sparsasi ancora la fama per l'Europa fu 
chiamato ìn Parigi da re Ludovico XIIII con l'honorario di tremila 
scudi l'anno e la libertà di operare sei mesi dell'anno per uso proprio; 
ma il Signore Iddio diversamente dispose, poiché nel dipingere il 
quadro della Pace ordinatogli dal papa, sorpreso da un gran dolore 
di testa in sei hore rese l'anima al Creatore in etàd'annì ;6 nel i66>, 
mentre era principe dell' accademia di S. Luca e da tutti gì' accade- 
mici fu accompagnato alla chiesa di S. Nicola Cesarmi, dove con 
honorifiche esequie fii sepolto. Lasciò molti bravi scolari, fra quali 
Francesco Giovane, Giovanni Bonatti, Giovanni Battista Baacore, An- 
tonio Gherardi, Carlo Ronchi, Carlo A sentici et Alessandro Vaselli. 
Fu huomo afTabile, amorevole, massime con i suoi discepoli, amico di 
virtuosi, sostenne il decoro della professione e di ottimi costumi. 11 
di lui ritratto e stato fatto e delineato da Agostino Masucci. 

Dell'affresco del Mola ecco la descrizione e il giudizio 
che ne dà il Passeri nella Vita di quel pittore (i): 

Il Mola perchè era in qualche stima ebbe un vano dei maggiori 
da dipingere ed una delle due facciate della galleria, e fu quella sopra 
la porta per cui si entra per di fuori, non quella che introduce nelle 
camere e negli appartamenti segreti. La sua istoria è quando Giuseppe 
essendo fatto viceré d' Egitto fece venire a se i suoi fratelli, ed ha 
espresso il caso in questa forma. Fa vedere come una loggia dì un 
vago edificio di colonne d'ordine dorico che viene a fare come un 
portico che termina un piano composto di alcune pietre intarsiate 
dì varìì colorì con la sua guida di marmo bianco. In questo piano 
si vede il giovinetto Giuseppe tutto festoso che a braccia aperte ri- 
ceve con contrassegni d'amore i fratelli, i quali per riverenza del grado 
che sosteneva e per dimostrazione di chiedergli perdono dell'offese 
già fattegli stanno genuflessi avanti la sua presenza in atto suppli- 
chevole. Lontano dal principale dì quella loggia ha rappresentato la 
veduta di un paese; e per indicare quello esser l'Egitto vi ha dipinte 
alcune piramidi ed altre fabbriche in distanza che mostrano esser 

(i) Cf. op. cìt. p. )o6. 



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L'arie alla corte di Oilessaitdro VII 



tempi e< l a ' tte abitazioni. A confessare il vero quell'opera è delle 
migliori del Mola si nel componimento come nel disegno ed anche 
nel colorito; in quella superò sé stesso e diede segno di qualche su- 
periorità agli altri. 

GIOVANNI PAOLO SCOR (Nicola Pio, p 67). 

Giovanni Paolo Scor pittore et ingegnerò, detto Giovanni Paolo 
Tedesco, nacque in Germania l'anno 1609. Giunse in Roma pratico 
~plttore~-e-dri- vedere- te-opere di questa etiti 1 perffeuionò la sua bella 
maniera, e in ligure, e particolarmente in scene, teatri e prospettive, 
riavendo fatto in Roma diverse opere molto stimate da professori, 
come si vede nel palazzo pontefici» di Monte Cavallo nella gran gal- 
leria fatta (are da papa Alessandro 7° l'istoria a tresco dell'ami di 
Noi fabricata nel tempo del diluvio con tutti l'animali mirabilmente 
dipinti. Colori tutte le pitture a fresco nella volta dell'ospedale di 
S. Giovanni Calibita detto de pp. Buonfratelli. In S. Caterina di Siena 
a strada Giulia fece alcune pitturine a fresco nella volta di una cap- 
pella. Nel palazzo Vaticano di S. Pietro lavorò molto in tempo del 
nominato pontefice Alessandro 7 diverse opere non terminate e per 
diversi signori e teatri e palazzi, fra quali adornò vagamente e ric- 
camente la bella galleria del signor contestabile Colonna vicino a 
Ss. Apostoli. 

Fu raro e capriccioso nell'ornamenti, inventò bellissime scene, 
prospettive e vedute con sommo ingegno e mirabil franchezza e doppo 
tante belle ìnventioni e componimenti andiede a godere il teatro del 
cielo nell'anno santo 167}. Il di lui ritratto e stato fatto e delineato 
da Antonio Cuccolini. 

Riguardo a questo pittore aggiungeremo che la rosa 
d'oro del 1680 fu fatta sul suo modello (1). 

Giovanni Paolo ebbe un figlio di nome Cristoforo di 
cui il Tiri dice: « Hora questa chiesa (dì S. Antonio dei 
a Portoghesi) si riduce in forma maggiore e si ornerà &c. 
« e tutto con architettura di Cristoforo Scor » (2). 

(1) Cf. Bertolotti, Artisti lombardi, p. 240. 

(2) Cf. op. eh. p. 370. 



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L. 0\\ola 



Cap. vin. 

Ricevimento delia regina di Svezia (i). 

Il Pallavicino cosi racconta l'accoglienza della regina 
Cristina di Svezia nello Stato pontificio : 

Pervenuta il giorno ventunesimo di novembre(i65s) nello Stato 
ecclesiastico di Ferrara fu accolta da due nunzii verso Melara luogo 
di là dal Po, vent'otto miglia disiarne dalla città. Essi le presentarono 
un breve del papa ed insieme una carrozza, una lettiga ed una sedia 
del medesimo per uso del suo viaggio (2). 

Gualdo Priorato aggiunge : 

Era la carrozza tutta d'argento con statue, figurine, intagli et im- 
prese misteriose d' invemione de! celebre cavalier Bernino(j). 

E il Gigli nel suo Diario cosi descrive l'ingresso della 
regina in Roma: 

Adì 2} decembre fu tempo cattivo e piovoso et finalmente la 
regina fece l'entrata la sera alle 22 bora dalla poeta del Popolo es- 
sendo tutte le strade apparate, et andò a S. Pietro. 11 papa gli mandò 
incontro una chinea guarnita di velluto turchino ricamata dì argento, 
una sedia, una letiga, et una carrozza a sei cavalli tutti ricamati tur- 
chino e argento. Fu ricevuta fuor della porta del Popolo dal magi' 
strato tornano che l' aspettò nella vigna di papa Giulio nella porta 
della quale era stata posta una bella scritione in sua lode. Alla porta 
del Popolo fu posta un'altra scritione, la quale da poi vi fu scolpita 
da dov'ero quando papa Alessandro ristaurò et adornò la detta porta. 
La cavalcata fu bellissima et la regina cavalcò sopra la chinea al 

(1) Riguardo alla venuta in Roma della regina di Svezia cf. Pal- 
lavicino, op. cit. lib. VII, capp. xit e xvi; Gualdo Priorato, Hi- 
storia 'Idia S. R. Maestà di Cristina &c. di Svezia, Modena, 1656; 
G. Claretta, La regimi di Svezia in Italia, Torino, Roux, 1891, e 
Le Baros* de Bildt, Lcs mi-JaiUes ramaiuts de Christine de Suide, 
Rome, 1908, pp. 58-42. 

(2) Op. cit. p. 242. 
15) Cf. op. cit. 1, 369. 



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L'arte alla corte di ^Alessandro VII 



modo di donna vestila alla franzese di colore turchino ricamato di 
oro con il cappello in testa con il cordone di oro. Dicono che sia 
stata sempre solita di cavalcare al modo di huomo et non sedere sopra 
il cavallo come hora al modo dì donna. La basilica di S. Pietro era 
stata apparata con le più ricche et superbe tapezzarie et paramenti 
che avessero i più ricchi signori di Roma et in chiesa avanti tutte le 
pilastrate tra le cappelle erano tanti cori di musici quanti ne erano 
in Roma. Usci da S. Pietro a ricevere la regina tutto il capitolo et 
canonici et li musici cantarono il a Veni Creator Spiritus » et intanto 
ella fu menata a fare oratione al Santissimo Sacramento et poi al- 
l'altare delli Apostoli et tanto in quel loco quanto nel!' altro li fu 
portato un crocefisso et essa lo baciò ; et finite le ceremonie fu cantato 
dalli musici il * Te Deum laud.imus » et poi fu menata dal papa, il 
quale la ritenne a cena nella medesima stanza dove lui cenava et poi 
ritornò alle sue stanze (il. 

Secondo il Priorato: 

La porta del Popolo per ordine del papa era gii dal cavalier Ber- 
lino stata nobilmente compiuta, su l'antico disegno di Michel' Angelo 
Buonanima con alcuni abbellimenti propri dell'ingegno del medesimo 
cavaliere (2). 

16)6, adi 1 ; aprile. Scudi centoventicinque moneta &c. pagati a 
Paolo Schor pittore per diverse pitture fatte sopra la porta dell' 01- 
~gTàfa"1n"Srca3Ìone della venuta della regina di Svetia per armi, car- 
telle e medaglie fatte alla porta della vigna Giulia. 

i6)i, adì 4 dicembre. Scudi cinquanta moneta &c. pagati a Er- 
cole Ferrata (.5) scultore a conto del prezzo delle forme che fa per li 
lavori della nuova carrozza, lettiga e sedia che di ordine di N. S. si fanno. 

1655, adi 11 dicembre. Scudi cinquanta moneta &c. a Ercole 
Ferrala scultore, per prezzo di forme che fa per li lavori della nuova 
carrozza &c. 

1656, adi 8 aprile. Scudi centosette, baiocchi io moneta &c. pa- 
gati ad Hercole Ferrata scultore, disse a compimento dì scudi 1 57.10 
che se li devono per li modelli fatti per la carrozza, lettiga, sedia e 
valdrappa donata alla regina di Svetia. 

(1) Cf. Fraschktti, op. cit. p. 275, nota 1. 

(1) Op. cit. p. 249. 

(}) È scritto « Hercoie Ferretti j, ma t uno dei soliti errori, come 
SÌ vede da altri conti, dove il nome dello scultore è riportato esat- 
tamente. 



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L. Otfola 



1656, adi 29 aprile. Scudi centoventi moneta &c. ad Antonio 
Formerò intagliatore per resto di scudi 270 Scc. che porta un suo 
conto di intagli della nuova carrozza donata alla regina di Svena. 

1656, adi 29 aprile. Scudi cinquantasette moneta Scc. pagati a 
maestro Antonio Chiccari intagliatore per saldo di un conto delle 
quattro ruote e razzi della carrozza donata alla regina di Svetia, in- 
taglio dello sgabellone per servitìo di detta regina nella cappella e per 
n.° j legni per una sella per servitìo di Sua Maestà. 

1656, adi 20 marzo. Scudi ventitre moneta &c. a maestro Carlo 
Spalletta vasaro per saldo e final pagamento di quattro vasi fatti e 
dati da lui per li braccioli della carrozza donata dalla Santità di N. S' 
alla Maestà della regina di Svetia. 

1655, adi 2} ottobre. Scudi cinquecento moneta &c. a Francesco 
Perrone argentiero a buon conto del prezzo di chiodi, fibbie e vasi 
d'argento della lettiga, sedia e carrozza nuove, che si fanno d'ordine 
di N. S. 

1656, adi j aprile. Scudi settecento moneta Scc. pagati a Fran- 
cesco Perone argentiero a conto de lavori fatti per la carrozza, lettiga 
e sedia donate dalla Santità di N. S. alla regina di Svetia. 

1655, 29 ottobre. Scudi trecento moneta &c. pagati ad Angelo 
Broncone ricamatore a buon conto de lavori di ricamo et armi per 
adornamento alla carrozza, lettiga e sedia 8:c. 

1656, adi 17 giugno. Scudi millecemonovanta, baiocchi 20 mo- 
neta &c. ad Angelo Broncone ricamatore per resto di scudi 4494.20 
simili che importa un conto di diversi lavori fatti da lui per li fini- 
menti della carrozza, lettiga, sedia, valdrappa et altro che per ordine 
di N. S. si sono donate alla regina di Svetia. 

[6ss, adi 4 dicembre. Scudi dugento moneta Scc. ad Horatio Spi- 
rito trinarolo, disse a conto del prezzo delle trine et altri lavori che 
fa per la carrozza Sic. per la regina di Svetia. 

i6j), adi 7 dicembre. Scudi trecento moneta &c. a Giovanni Bat- 
tista Bianchi banderaro di N. S. a conto delle frangie d'argento et 
altri lavori che fa per il finimento della carrozza, lettiga e sedia per 
la regina di Svetia. 

1656, adi 26 febbraio. Scudi quarantanove moneta &c. pagati ad 
Ercole Ferrata scultore per modelli di trionfi fatti in occasione del- 
l'alloggio per ordine di N. S. dato alla regina di Svetia ed altre fat- 
ture conforme il conto (1). 



(1) Il Barone de Bildt dt 
trionfi alle decorazioni delle n 



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L'arte alla corte di (Alessandro VII 



1656, adi 3 1 maggio. Scudi quattrocentottantatrc moneta &c. pa- 
gati a Marc' Atiionio Inverni e Baldassarre Castelli indoratori per saldo 
et intiero pagamento di un conto di diversi lavori fatti in diversi 
luoghi di Belvedere con occasione dell'alloggio dato alla Maestà della 
regina di Svelia et altri lavori compresovi scudi 250.70 per inargen- 
tatura del carro della carrozza donata alla regina e uno scalino. 

1656, adì [6 febbraio. Scudi cinquanta set te moneta &c. pagati a 
Bastiano Gambcrucci argentiere per prezzo dì una sottocoppa di ar- 
gento per restituirsi all' emincntissimo signor cardinale Pio, per quella 
che S. Eminenza diede in Ferrara, alla quale fu posta l'arme di N. S. 
essendo servita nell'alloggio della regina di Svetia nel viaggio da 
Ferrara a Roma. 

1656, adi 6 aprile e fu a 29 marzo. Scudi quattrocentosettant' uno, 
baiocchi 60 moneta Sic. pagati a Bastiano Gamberucci argentiero di 
palazzo per prezzo di piatti n." 22 d'argento fatti da esso d'ordine &c. 
e pezzi n.° 23 Ira cocchiari e forcine parimente d'argento* fatti &c. 
d'ordine &c. per restituirli come si dice esser seguilo a diversi signori 
eh - l' havevano imprestati in maggior quantità per occasione di vani 
banchetti e dell'alloggio fatto alia regina di Svetia. 

1656, adi 7 marzo. Scudi cento moneta &c. ad Antonio Pellicano 
argentiero per saldo di un suo conto di havere imbianchito e imbru- 
nito diversi argenti et altri lavori di sua arte fatti per servitio di 
N. S. in occasione dell'alloggio della regina di Svetta. 



Cap. IX. 

Opere di pittura. 

BALDI LAZZARO. 

16 J9, adi 2{ decembre. Scudi ottanta moneta &c. a Lazzaro Baldi 
pittore per haver ristoralo li cartoni fatti da Pietro da Cortona delle 
cappelle di S. Pietro fatte di musaico. 

CORTESE (COURTOIS) GUGLIELMO. 

1662, adi 14 novembre. Scudi trentacinque moneta &c. a monsiù 
Guglielmo Cortesi pittore per prezzo d'un quadro fatto per la cappella 
del signor cardinal Chigi a Castel Gandolfo. 

dal papa alla regina. I modelli del Ferrata furono eseguiti da Giro- 
lamo Lucenti, da Giacinto Marinelli e Paolo Carnerìs. Cf. op. cit. p. 19, 



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L. Ojfola 



PIETRO BERETTINI da Cortona. 

i6j6, adi j luglio. Scudi cinquecento moneta Sic. pagali al ca- 
va li tr Pietro Berettini da Cortona per prezzo di due quadri per ser- 
vitio di N. S. 

1656, adi 16 marzo. Scudi cento! re, baiocchi ;o moneta &c. pa- 
gati ad Antonio Moretti gioiellerò di palazzo per prezzo e fattura di 
una collana d'oro con una crocetta attaccata data da esso per servitio 
di N. S. e donata a Pietro Berettino da Cortona pittore, creato da 
Sua Beatitudine cavaliere. 

FERRI CIRO. 

1657, adi ; settembre. Scudi cento moneta &c. a Ciro Ferri pit- 
tore a conto di copie che deve tare in rame della vita della beatis- 
sima Vergine, ch'è nella cappella segreta di N. S. a Monte Cavallo. 

1 6)9, adi 18 ottobre. Scudi sessanta moneta &c. a Cirro Ferri 
pittore per pitture fitte per semtio di N. S. 

GELLÉE CLAUDIO (Lorenese) 

1655, adi 6 settembre. Scudi dugemoventicinque moneta &c. pa- 
gati a monsù Claudio Gilè pittore per prezzo di due quadri di pittura 
con paesi e per una cornice fatta ad uno di essi quadri per servitio 
della Santità di N. 5.(0. 

GRIMALDI FRANCESCO. 

1 6 > >. adì 22 settembre. Scudi ventiquattro moneta &c. pagati al 
signor Giovanni Francesco Grimaldi pittore per prezzo di tre quadretti 
dati per servitio di N. S, 

1656, adi 17 febbraio. Scudi venticinque moneta &c. pagati a 
Giovanni Francesco Grimaldi per prezzo di un quadro, rappresentato 
il Mausoleo d'Augusto, fatto in rame con sua cornice di ebano per 
servitio di N. S. 

MARATTA CARLO. 

1658, adi 28 agosto. Scudi novanta moneta &c. a Carlo Maratta 
per prezzo di un quadro dato a N. S. 

1662, adi 5 luglio. Scudi dugento moneta &c. a Cirio Maratta 
pittore per prezzo di 3 quadri di devotione fatti per N. S. 

(1) Il BALOINUCCI nella Vita di questo pittore racconta: «Per la 
«Santità di papa Alessandro VII due (quadri», e ciò sono un'Europa 
«col toro e una battaglia sopra un ponte ». 



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L'arte alla corte di ^Alessandro VII 



MARIANI GIOVANNI MARIA. 
i6j5, adi 23 agosto. Scudi quindici moneta &x. pagali a Giovanni 
Maria Mariani pittore per intiero pagamento di un quadro che ha fatto 
con l'effigie della gloriosissima Vergine e del Bambino, con il ritratto 
di papa Alessandro sesto, copiato dalia pittura nell'appartamento vec- 
chio del palazzo Vaticano. 

MEI BERNARDINO. 

1657, adi 16 aprile. Scudi sessanta moneta &c. a Bernardino Mei 
pittore per rimborso di spese fatte nel viaggio da Siena a Roma chia- 
mato per servire qua nella sua professione. 

1658, adi 16 settembre. Scudi cento moneta &c. a Bernardino 
Mei pittore a conto dì lavori che fa per X. S. 

SCHOR GIOVAN PAOLO. 
1656, adi 9 giugno. Scudi dugentoventi moneta &c. a Giovali 
Paolo Schor pittore ; scudi 100 per colori, oro e fattura di un fregio di 
basso rilievo fatto nella stanza dove riposa N. S , e scudi 60 moneta 
per recognizione di un frontespitio di una porta et arme fatte di color 
di marmo in Castello Gandolfo, e scudi 60 per fattura di 30 cartelle 
fatte per la creazione di Sua Santità. 

1658, adì 28 gennaio. Scudi centosessantacinque moneta &c. a 
Giovanni Paolo Schor pittore per saldo d'un conto di pitture fatte a 
Castel Gandolfo. 

1659, adi 30 luglio. Scudi quattrocentoc inquanta moneta &c a 
Giovanni Paolo Schor pittore a conto di lavori che si fa da lui per 
servino di N. S. 

1660, adi 9 settembre. Scudi seti ecento venti nove moneta &c. a 
Giovanni Paolo Sehor pittore per resto di scudi 1629, ch'importa un 
conto di diversi lavori fatti per servizio d'un letto di N. S. 

VANNI MICHELANGELO. 

1659, adi ij settembre. Scudi cento moneta &c. al cav. Miche- 
langelo Vanni d'ordine di N. S. per ha ver accomodato diversi quadri 
e altro. 

Miniature. 
LAGHIL GUGLIELMO 
1651, 12 gennaio. A Guglielmo Laghil miniatore scadi 20 mo- 
neta quali se li fanno pagare per la miniatura fatta di fregi, cartello 



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L. O^ola 



et altro al messale della messa di s. Giovanni in servìtio della sa- 
grestia (1). 

1656, adì 22 febbraio. Scudi cinquanta moneta &c, pagati a Gu- 
glielmo Laghilii miniatore per sua mercede di fattura di frontespitìi, 
lettere maiuscole et altri lavori fatti da lui per occasione della cele- 
brazione della messa nel giorno della cattedra di s. Pietro consegnati 
alla sacristia di N. S. 

1658, adì 4 gennaio. Scudi scttantasette e baiocchi jo moneta Sic. 
a Guglielmo Laghiglia miniatore per saldo d'un conto di diverse mi- 
niature fatte alli messali per servitio delia sagrestia di N. S. 

1638, adi 26 novembre. Scudi novant'uno e baiocchi 25 moneta &c. 
a Guglielmo Laghiglia miniatore per saldo d'un conto di lavori fatti 
per N. S. 

16 59, adi 10 decembre. Scudi novanta e baiocchi 92 */> moneta &c. 
a Guglielmo miniatore per saldo d'un conto di lavori fatti per la sa- 
grestia di N. S. 

1659, adi 23 gennaio. Scudi quarantatre e baiocchi 87 moneta Sic. 
a Guglielmo Laghiglia per saldo d'un conto di miniature fatte nel 
messale della Natività della Madonna. 

1661, adi 14 febbraio. Scudi centoquattordici, baiocchi 60 mo- 
neta &c. a Guglielmo Laghiglia miniatore per saldo d'un conto di 
lavori fatti nel messale della Natività di s. Giovanni Battista per la 
sagrestia di N. S. 

[662, adi 5 giugno. Scudi novant'otto moneta &c. a Guglielmo 
Laghigli miniatore per saldo d'un conto di lavori fatti per la sagre- 
stia di N. S. 

166}, adì 19 dicembre. Scudi quarantatre moneta Sic. a Guglielmo 
Lagliigli per saldo d'un conto di miniature fatte per servitio della sa- 
grestia di N. S. 

A questo pagamento probabilmente si riferisce il se- 
guente documento già pubblicato dal Bertolotti: 

Como dei lavori fatti in miniatura nel messale della creazione e 
coronazione de' sommi pontefici per servitio della sagrestia di N. S. a 
dì 30 di marzo 1663. 

(1) Reg. mandati 1647-51, fol. 642. Cf. Bertolotti, Artisti 
belgi Sic. p. 146. Di questo miniatore alla biblioteca Vaticana non esiste 
nessuno dei codici qui citati ; molto probabilmente questi si trovano 
nella biblioteca privata del principe Chigi in Roma, da qualche tempo 
inaccessibile. 



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L'arte alla corte di ^Alessandro VII 



In primis per riaver fatto nel principio di detto messale un' [ustoria 
grande che tiene tutta la facciata di Cristo N. S. quando dì le chiavi 
a s. Pietro di miniatura granita con ornamento a torno d'oro maci- 
nato, importo scudi 65. 

Per haver fatto in contro a detta bistorti un fregio con vasetti 
d'oro con fiori del naturale, historietta di chiaro oscuro con pattini et 
arme di N. S-, importo scudi 60. 

Per haver fatto in mezzo a detto fregio un san Pietro in loco 
della prima lettera della miniatura granita, importo scudi 6. 

Per haver fatto 68 lettere maiuscole grandi di oro e campisi [tic] 
di diversi colori e rabescato d'oro et argento a ragione di tre giuli 
l'una, importa scudi 20.40. 

Guglielmo Laghigli(i)- 

166;, adì 9 maggio. Scudi cento ventiquattro moneta Scc. a Gu- 
glielmo Leghigli miniatore per saldo d'un conto di lavori Tatti nel 
messale di N. S. 

PIETRO STIPURLA. 

1659, adi 16 aprile. Scudi quaranta moneta &c. a Pietro Stìpurla 
saldo di lavori fatti del ritratto di N. S. e altro. 



Calligrafi. 

1658, adi 8 luglio. Scudi dìcianove e baiocchi 20 moneta &c. a 
Gregorio Paolini scrittore della sagrestia di N. S. per haver copiato 
la messa della domenica in Al bis et altro per detta sagrestia. 

1659, adi 31 agosto. Scudi vent'otto e baiocchi 80 moneta &c. a 
Gregorio Paolini scrittore per haver scritto una messa per la sagre- 
stia di N. S. 

1661, adi 14 febbraio. Scudi trentadue moneta &c. a Gregorio 
Paolini scrittore per ricognizione della copia fatta d'un messale della 
Natività di san Giovanni Battista per servitio della sagrestia di N. S. 

1660, adi j giugno. Scudi quindici moneta &c. a Gregorio Paolini 
scrittore per saldo d'un conto di scritture fatte in cartapecora in forma 
grande per N. S. 

1659, adi 19 aprile. Scudi trentacinque moneta &c. a Nicolò 
Porto scrittore in carta pergamena per saldo d'un conto d'opere fatte 
per servitio della sagrestia di N. S. 

(i) Cf. Bertolotti, Artisti belgi Scc. p. 147. 



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L. 0\\ola 



Lavori di scultura. 
Angelo di Castel S. Angelo. 

[660, adi 23 luglio. Scudi sessanta nove, baiocchi ;o moneta &c. 
a Giovanni Antonio Mari scultore per saldo d'un conto di lavori fatti 
nel risarcire l'angelo di Castello. 

Fra i documenti pubblicati dal Bertolotti si trova un 
conto che si riferisce a quest'opera. 

Conto di lavori fatti da Giovanni Antonio Mari scultore nel ri- 
sarcire l'angelo di marmo che sta situato sopra il maschio di Castel 
Sant'Angelo, il tutto fatto per [lordine del signor cavalier Bcrnino 
architetto della reverenda camera apostolica. 

Risulta che detta statua era tutta sconquassata. Egli pretese 
scudi ij8.6o; ma Bemino ridusse il conto a 79.70 d'accordo con 
Marco Antonio de Rossi, Giovanni Maria Bolino misuratori (1). 

1639, adi 13 gennaio. Scudi cinquantuno moneta &c. a Giovanni 
Antonio Maris scultore per saldo ed intiero pagamento di diversi la- 
vori fatti da lui per servitici di S. S.tà. 

Palano di Cositi Gaadolfo. 

(658, adi 13 febbraio. Scudi cinquecentonovantaquattro moneta &c. 
a Renii(z) e Fracchi (3) scarpellini per resto di scudi 1194 che im- 

(1) Ci". Bkrtolotti, Artisti francai &c. p. 167. li Bettolotti lo 
crede francese (ivi). Per le sue opere cf. Bertolotti, op. cit.; Tm, 
op. cit.; e Frascheto, op. cit. pp. 203, 219, 183. Egli è l'autore del 
Moro dì piazza N'avaria eseguito su bozzetto del Bernini. 

(1) Gabriele Renzi è citato iti una testimonianza d'un processo 
per furto di quadri del Bamboccio come compratore dei quadri (cf. 
Bertolotti, Artisti belgi &c. p. 133). Il Fraschetti riporta anche 
questo conto: n Conto delli lavori di scarpello fatto da mastro Ga- 
■ bri elle Renzi scarpcllino in fare le guide di travertino a robba mìa 
« che fanno scalino al moriciolo che sta dinanzi accanto tiene la casa 
« del sig.re lacomo Vechì che sta pello stradone che ha fatto di novo 
«che conduce alla panataria di N. Sig. Già. Lorenzo Bernini, Carlo 
«Fontana, Felice della Greca». (Cf, op. cit. p. 297). 

(j) Il Fracchi è l'autore del lavoro dello scoglio della fontana 
dei Quattro fiumi in piazza Navoni (cf. Fras 



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L'arie alla corte di (Alessandro VII 



porta un conto di diversi lavori fatti a Castel Gandolfo, palazzo Va- 
ticano e Monte Cavallo. 

1656, adi 24 gennaio. Scudi tredici e baiocchi 40 moneta &c. a 
maestro Giovanni Battista Rosselli searpeltino per saldo di un conto 
di diversi lavori fatti per servitio del palazzo di Castello Gandolfo. 

1656, adi 26 gennaio. Scudi diciotto, baiocchi )j moneta &e. a 
maestro Carlo Vaccaro scarpellìno per saldo di un conto di lavori di 
sua arte fatti per servitio del palazzo di Castello Gandolfo. 



Cap. X. 
Zeccaci). 

Alessandro VII fece costruire una nuova zecca presso 
il palazzo Vaticano e la dotò di nuove macchine ; per que- 
sto nella zecca fece apporre la seguente epigrafe : « Alexan- 
« der VII Poat. Max. | monetariam officinam | in qua novo 
« artificio | praecipitis aquae impulsu versatis rotis | magno 
«temporis operaeque compendio | nummi affabre celeri- 
« terque signentur | publicae utilitati construxit | an. sai. 

H M ■ DC • LXV » . 

Mota dei lavori e spese fatte per la fabrica della nuova machina 
ad acqua nella zecca, posta dietro a S. Pietro con ordine dell'e.mo Cor- 
sini allhora tesoriere generale di N. S. principiato nel mese di feb- 
braio 1661 e terminato a di 24 giugno 1665 nella quale si stamparono 
le piastre a forza d'acqua et i testoni con due facchini a uno a uno alla 
presenza di papa Alessandro VII, il tutto fatto con disegno et assistenza 
e un ordine come sopra da me Gio. Baricourt lorenese (2). 

Il Bertolotti afferma: 

h Alessandro VII fece trasportare la zecca presso i giar- 
«dìni Vaticani» ; e in nota: « Fin dal 1633 (al 1666) si tro- 

nota 1). Lavorò anche ai capitelli del campanile di S. Pietro (Svi, p. 162 
e nota 6) e al pavimento della basilica di S. Pietro compiuto nel 1651 
(ivi, p. 21 ì e noia 8). 

(1) Per la storia della zecca cf. i documenti del Libro dtlf estra- 
zione della lecca romana i6}i~i6ao nell'Archivio dì Stato romano. 

(:) Cf. A. Bertolotti, artisti francesi &c. Mantova, 1886, p. 189. 



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L. O\\ola 



« vano nei registri della tesoreria pontifìcia spese per la zecca 
« nuova fra cui notevole questa partita : 

Scudi trecento a G. Bassicorto, mastro degli edifizii delia zecca, 
a conto degli ordigni che fa provedere pella nuova zecca, che si fa 
sotto il forno di S. Pietro d'ordine di N. S.b (i). 

Alessandro VII a di 16 settembre 1665 deputava il Ba- 
ricourt « per mastro di lavorare o stampare le monete e 
« sopraintendere alla macchina ed altri ordigni della nuova 
« zecca, durante sua vita, con obbligo di mantener a tutte 
« sue spese la suddetta macchina » (2). 

1664, adi 8 aprile. Scudi centocinquantatre e baiocchi trentadue 
moneta &c. a Gabriel Renzi scarpellino, per saldo d'un conto di la- 
vori fatti per la nuova zecca a S. Pietro. 

1664, adì il giugno. Scudi cinquantadue e baiocchi ottantasette 
moneta &c. ad Alessandro Burli scarpellino, per lavori fatti alla nuova 

GASPARE MOROSE. 

In questo stesso capitolo crediamo bene di riunire le 
notizie che riguardano Gaspare Morone, che fu l' incisore 
ufficiale della zecca per tutto il pontificato. 

Egli venne a Roma verso il 1637 e vi mori nel 1669. 
Servi quattro pontefici: Urbano Vili, Innocenzo X, Ales- 
sandro VII e Clemente IX (3). 

(1) Cf. A. Bertolotti, Giacomo Antonio Moto &c. incisori dilla 
lecca di Roma, Milano, 1877, p. 17. 

(2) Cf. N. G. Belisario, Esimiti 1600-1699. A. Bertolotti, Ar- 
tisti francesi 8cc. p. 1 89. 

(j) Cf. A. Bertolotti, Giacomo Antonio Moro, Gaspare Moia e 
Gasparo Moronc-Moìa incisori dilla \ecca dì Roma, Milano, tip. Ber- 
nardoni, 1877. Una raccolta di documenti che riguarda Gaspare Mo- 
roni si trova pure all'Archivio di Stato di Roma : Zecca pontificia. 
Elenchi e conti: Coniazione delle medaglie, busta 28, fascicolo 94, Conti 
del S. Gaspare Morom. Per alcune notizie e la riproduzione d'una 
medaglia del Morone cf. anche Le Baron de Bildt, Lei midaillis 
rom. d. Christine d. S. cit. pp. 38-42. 



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L'arte alla corte Hi C/llessandro VII 6j 

Gaspare Mola morendo nel 1640 (26 gennaio) a « Ga - 
« spare Morooe, figlio di Prudenzia altra sorella del testa-- 
« tore, destinava la bottega e quanto riguardava la zecca con 
« obbligo di tener impiegato Domenico Vanicocchi romano 
« e Giovanni Baricourt lorenese allievi del testatore » (1). 

Da una potente del 1668 risulta che portava il nome di 
Gaspare Moroni-Mola e che a ob laudabile scrvitutem prae- 
n claraque opera » egli aveva ottenuto da papa Urbano Vili 
conferma d'incisore per tutta la vita (2). 

Inventò una macchina « con la quale anche con l' as- 
ti sistenza dì un sol huomo si sono fatte in un istesso tempo 
a più sorte di monete, e si sono stampate con gran facilita 
« tutte le monete d'oro e d'argento che sono state ordinate 
« per servitio di N. S. » (3). 

a Da una licenza accordata dal camerlengo (1661) al 
« Morone per esportazioni di statue antiche, possiamo ar- 
ti guire che egli ne facesse traffico, tanto più che esse erano 
a spedite a Livorno, donde simili spedizioni erano quasi selli- 
ti pre dirette all'estero » (4). 

Nel 1668 una patente del cardinal camerlengo gli conce- 
deva come coadiutore lo scuItoreGirolamoLucentiromanofj). 

Il Bertolotti crede che « piuttosto al Morone che non 
« al Mola deve attribuirsi la medaglia conservata nel reale 
« medagliere di Torino, figurante Carlo Antonio dal Pozzo 
« e nel diritto la Pietà, rappresentata da una donna con tre 
« fantolini, imitazione di qualche disegno antico » (6). 

I suoi coni furono anche attribuiti dal Cinagli al Mola (7). 



<i) Ct op. eh. p. 12. 
(3) Cf. op. cit. p. 41. 

(3) Cf. Bertolotti, Artisti lombardi &c. II, i}3. 

(4) Cf. Bertolotti, Gaspare Mola &c. p. 16. Il documento sarà 

riportato al eap. Scavi. 

(5) a. o P . cit. P . 17. 
(é) a. o P . cit. P . 17. 

(7) Cf. Cimagli, U montu pontificie, tavole sinottiche, Fermo, 1848. 

Archivio delta R. Società romana di -torta patria. Voi. XXXI. 5 



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66 L. Otfola 

'Moroni Gaspare, incisore dei ferri della zecca, percepiva 
k scudi dieci moneta per sua ordinaria provisionedi un mese ». 
Sotto questa forma è rammentato ogni mese o ogni due mesi . 

Ogni anno ricorre a suo favore un pagamento « ad ef- 
a fetto di provvedere l'oro e l'argento necessario per le me- 
« daglie che deve fare &c. per occasione della festività de 
« gloriosi apostoli santi Pietro e Paolo del corrente anno » . 



i6> j, adi 28 aprile. Scudi duemila di peso vecchia e scudi cinque- 
cento moneta &c. pagati a Gaspero Moroni incisore de ferri della 
zecca e delle medaglie di N. S. quali sono ad effetto di prenderne l'oro 
et l'argento necessario per le medaglie che doverà fare con l' impronto 
di Sua Santità da distribuirsi nella funtione del suo possesso, come anco 
nella festa delti gloriosi santi apostoli Pietro e Paolo conforme il solito 
e renderne poi conto. 

(655, adi 11 luglio. Scudi seicento moneta &c. pagati al signor Ga- 
spero Moroni per soddisfarlo di simil somma che sotto li 20 luglio 1644 
fu con simil mandato e somma ordinato doversi pagarseli a buon conto 
dell'oro, argento e fattura delle medaglie che esso ha ve va fatte e con- 
segnate per servitio della santa memoria di Urbano 8°, conforme il 
solito, qual mandato non hebbe effetto. 

1657, adì 29 gennaio. Scudi ottantaquattro d'oro stampe e scudi 
undici e baiocchi quaranta moneta &c. a Gaspare Moroni &c. per 
rimborso &c. di una qualità e quantità di moneta nuova, cioè dodici 
dobloni, dodici doble e dodici scudi d'oro il tulio delle stampe et in 
ventiquattro testoni e ventiquattro giulii e ventiquattro grossi e venti 
quattro mezzi grossi di moneta Sic. furono portati a N. S. 

1658, adì 7 gennaio. Scudi duecentoqua ramaci nque e baiocchi 
novantacinque moneta Stc. a Gasparo Moroni medagliaro di N. S. per 
prezza di diverse medaglie d' oro e d' argento fatte per servitio di 
N. S. 

1658, adi 17 aprile. Scudi trentotto e baiocchi centottanta cin- 
que &c. a Gasparo Moroni medagliaro per resto di scudi seimilacento- 
quarantasei e baiocchi quattordici stampe e scudi duemilaquattrocento- 
scssantatre e baiocchi ventotto moneta che importa il prezzo, calò e 
fattura delle medaglie d'oro e d'argento distribuite da N. S. nel pos- 
sesso della sua assuntione al pontificato. 

1658, adì 6 giugno. Scudi treiitacinque e baiocchi sessanta mo- 
neta &c. a Gaspare Morene medagliaro per prezzo di quattro meda- 
glie consegnate d'ordine di N. S. al Moretti gioielliere. 



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L'arte alla corte di ^Alessandro VII 



i6$9, adì 18 giugno. Scudi trentaquattro moneta &c. pagati a 
Gasparo Morene per saldo di un conto di medaglie date da lui nel- 
l'anno 164.0; idem scudi centoventi nove moneta &c. a Gasparo Mo- 
roni medagliaro dì N. S. per saldo d'un conto delle medaglie fatte da 
lui per servitio di N. S. e della rev. camera nelli anni 1641, 1642, 
164} e 1644. 

1659, adi 23 giugno. Scudi ventinove e baiocchi venti moneta &c. 
a Gasparo Morene per prezzo di n. centosei tantatre medaglie d'argento 
date per servitio di N. 5. 

1661, adi 2] settembre. Scudi dugentonovc e baiocchi quaranta- 
cinque moneta &c. a Gaspero Morone incisore della zecca, per saldo di 
un conto di medaglie diverse d'oro ed argento date per servitio dì N. S. 

1662, adi 14 giugno. Scudi trentatre e baiocchi trenta moneta &c. 
a Gaspero Morone per n. cento medaglie d'argento consegnate a N. S. ; 
idem scudi mille d'oro stampe e scudi trecento moneta a Gaspare Mo- 
roni 6tc. per provvedere &c. la festa di san Pietro. 

166}, adi ; aprile. S;udi diciasette e baiocchi novantacinque mo- 
neta Sic. a Gasparo Morone per prezzo d'una medaglia d'oro donata 
da monsignor Acciauoli ad un soldato forastiero. 

sigia. 

1666, adi 8 aprile. Scudi ventiqualtro moneta &c. ad Alberto 
Amerano sigillare, per prezzo di quattro sigilli fatti per servitio della 
segreteria (1). 

1662, adi 1 1 febraio. Scudi trentacinque e baiocchi venti mo- 
neta &c. ad Antonio Astesani per haver fatto di nuovo e accomodato 
li sigilli di monsignore Fani e Rasponi. 

1657, adì ) settembre. Scudi centotrentuno moneta Stc. a Fran- 
cesco de Belli sigillarti, per prezzo di diversi sigilli dati e fatti per 
servitio delia congregazione e sacra Consulta de buon reggimìne et 
altre congregatone e segretario. 

1660, adì 2 settembre. Scudi quattordici moneta &c. a Francesco 
Belli sigillare per costo di tre sigilli in acciaro fatti per la segreteria. 

1656, adi 17 luglio. Scudi tre e baiocchi cinquanta moneta Stc. 
pagati a maestro Andrea Rossi, per prezzo di un sigillo d'acciaro col 
suo manico d'ebano Sic. per servitio di N. S. 

(1) Per notizie biografiche sulla famiglia degli Hamerani cf. Ba- 
rone de Bildt, op. cit. passim e p. 147 sgg. dove si parla anche di 
Alberto (p. 149). Nella stessa opera si trovano riproduzioni di meda- 
glie dell' Hamerani. 



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L. Orsola 



l6)5, adi io giugno. Scudi sei moneta &c. pagati ad Andrea de 
Rosai sigillarci in Parìone, per prezzo di due siggilli d'acciaro con l'arme 
dì N. S. fatti da esso per servitio di N. S. 

1661, adi 6 settembre. Scudi quindici moneta &c. a Gioachino 
Francesco Travani per prezzo d'un sigillo grande da patente fatto per 
la segreteria delle decime (1). 



Cap. XI. 
Argenterie. 

ELCHE CRISTIANO. 

1659, adi 16 maggio. Scudi sessanta moneta &c. a Christiane] 
Elche argentiero, per prezzo d' una cassettina d'argento per servitio 
di N. S. 

GAMBERUCCI MARCO (2). 

1655, adi 23 ottobre. Scudi mille moneta &c. pagati a Marco 
Gamberucci argentiero di N. S. a conto di sessanta tondi e cinque sco- 
delle d'argento che deve fare per servitio di N. S, (3). 

1660, adi 16 ottobre. Scudi mille moneta &c. a Marco Gambe- 
rucci argentiere di palazzo a buon conto di due conconi che fa a 
conto di due agnusdei che fa. 

1661, adì 27 luglio. Scudi trecento moneta Sic. a Marco Gambe- 
rucci argentiero di N. S. per prezzo d'una crocetta per servitio di S. S. 

1601, adì 21 ottobre. Scudi mìlledugentoquindici e baiocchi tredici 
moneta &c. a Marco Gamberucci argentiere di palazzo per retto di 
scudi 3715.13 che importa il prezzo e fattura di due conche ovate d'ar- 
gento, con n. dodici cucchiari latti per li agnusdei. 

1661, adi 14 decembre. Scudi tremasene e baiocchi diciotto mo- 
neta &c. a Marco Gamberucci argentiere, per un piatto da cappone 
con l'arma di papa Innocenzio, qual piatto fu perso in occasione del 
pranzo fatto alli signori della camera segreta a S. Pietro. 

(1) Per notizie e riproduzioni di opere di questo artista cf. an- 
cora Barone de Bildt, op. rit. passim. 

(2) È il nipote di Sebastiano; vedi sotto questo nome doc. 1656, 



(3) A questo proposito noteremo che Alessandro VII sulle sco- 
delle e sui piatti faceva rappresentare la morte per averla meglio pre- 
sente. Cf. Moroni, Dizionario d'trudi^iont ecclesiastica, artic. Morte. 



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L'arte alta corte di ^Alessandro VII 



GAMBERUCCI SEBASTIANO. 

1655, adi 25 ottobre. Scudi centocinque moneta &c. pagati a Se- 
bastiano Gamberucci argentiere di N. S. per prezzo e fattura di un 
bacile con il boccale di argento dorato fatto da esso e consegnato, 
che serve per quando Sua Beatitudine celebra la messa. 

1656, adi 16 marzo. Scudi millecentocinquantuno e baiocchi cin- 
quintasei moneta Sic. a Sebastiano Gamberucci argentiero di N. S- per 
resto di scudi duemila centosessantatre e baiocchi sei simili che importa 
un suo conto di diversi lavori di sua arte fatti per servititi di Sua San- 
tità, che li restanti scudi iom. 50 li sono stati pagati con simil man- 
dato spedito ne a> ottobre passato a Marco Gamberucci suo nepote, 
sono per il prezzo di un calderino et un coperchio di argento di cucina 
segreta vendutoli da monsignor Borici. 

io;6, adi 3 maggio. Scudi cinquecento moneta Scc. pagati a Se- 
bastiano Gamberucci argentiero, disse a conto del prezzo e fattura di 
tondi cinquecento d'argento fatti e da farsi et altri lavori per servjtìo 
di Sua Santità. 

[656, adi 30 maggio. Scudi duemila moneta &c. pagati a Sebi- - 
stiano Gamberucci argentiero a conto di una credenza di diversi argenti 
che deve fare per servitio di N. S. 

1657, adi 29 gennaio. Scudi seicentocinquantatre e baiocchi due e 
mezzo moneta &c. a Sebastiano Gamberucci per prezzo d'un bragiere 
e b roteane di argento di carlino usato &c. hauti da lui per servitio 
della Santità di N. S. &c. compresovi la spesa d' haverli imbiancati, 
la fattura et accomodatura dell'arme &c. 

MORETTI ANTONlO(i). 
1609, adi ; giugno. Scudi seicentundici e baiocchi cinquanta mo- 
neta &c. al Moretti argentiere per prezzo di tre reliquarii d'oro con 



(0 Di lui il Ualdinucci, nella Vita di Gaspare Fustino, scrive: 

■ Ma fra coloro che hanno fatto grande stima delle pitture del Pous- 
• sino uno ve ne ha nella città di Roma, che mentre io scrivo questa 
«notizia abita in strada del Corso. Questi è Antonio Moretti argen- 
ntiere i! quale si trova provvista di cinquanta pezzi di quadri di mane- 
adi lui, fra grandi e piccoli, e ne fa quella stima che a tali pitture sì 

■ conviene a. (Cf. Notizie dei professori Scc, Firenze, 1728, III, 474). 
Nella Vita di Teodoro Helmbnker il Baldinucu afferma : « Mentre io 
'queste cose scrivo, cioè nel 1694». Attorno a quel tempo deve ag- 
girarsi anche la data della Vita del Dughet. 



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L. O\\ola 



PELLICANO ANTONIO. 

1657, adi il novembre. Scudi trentacinque moneta &c. ad An- 
tonio Pellicano argentiere, per prezzo d'un quadro d'argento di basso- 
rilievo con diverse figure dato a N. S. 

PERONE FRANCESCO, 

1656, adi 4 maggio. Scudi trenta e baiocchi cinquanta moneta &c. 
pagati a Francesco Perone argentiero, per oro, argento e fattura di 
una tazza dì agata consegnata a Sua Santità. 

1656, adì 28 giugno. Scudi trecento moneta pagali a Francesco 
Perone argentiero Sic. a buon conto de lavori d'argento che ha fatti 
e che fa per servitio di N. S. 

■ 6)9, adi 19 gennaio. Scudi cìnquecentosettantanove e baiocchi no- 
vantaquattro moneta &c. a Francesco Perone argentiero di palazzo per 
saldo d'un conto in risarcir l'apostoli d'argento nella cappella pontificia. 

1660, adì io marzo. Scudi dugentosessantacinque e baiocchi set- 
tantotto moneta Scc. a Francesco Perone argentiero, per resto di 
scudi 305.46 che importa un conto di diversi lavori fatti intorno al- 
l'albero nuovo di Castello. 

[660, adì 17 settembre. Scudi ottantotto e baiocchi settanta mo- 
neta &c. a Francesco Peroni argentiere per saldo d'un conto di lavori 
fatti per la sagrestia di N. S. dalli 5 giugno 1659 a tutto 9 luglio 
passato. 

1662, adi 31 aprile Scudi centotredici e baiocchi ventidue e mezzo 
moneta &c. a Francesco Peroni argentiere, per saldo d' un conto di 
lavori fatti per la sagrestia dì N. S. a lutto lì 13 febbraio passato. 

1663, adi 3 gennaio. Scudi cinquantasette e baiocchi cinquanta- 
cinque moneta Sce. a Francesco Perone argentiere, per saldo d' un 
conto di lavori fatti per la sagrestia di N. S. a tutto il primo di di- 
cembre passato. 

1663, adì 2i luglio. Scudi ottanta e baiocchi ottantasette moneta &c. 
a Francesco Perone argentiere, per saldo d'un conto di lavori fatti per 
la sagrestia di N. S. a tutto li 3 giugno passato. 

1664, adì 23 giugno. Scudi dicissette, baiocchi 73 moneta &c. a 
Francesco Perone argentiere per saldo d'un conto di lavori fatti per 
la cappella pontifìcia a tutto li 4 marzo passato. 

SCATOLA ANTONIO. 

16Ó0. adi Zi aprile. Scudi trenta moneta &c. a Giovanni Antonio 
Scatola argentiere per prezzo di u armette d'argento smaltate per 
reliquiari] per S. S. 



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Varie alla corte di (Alessandro VII 



Affini. 

1659, adi 29 maggio. Scudi dieci moneta &c. a Bonìfatio Perì 
per 3 cristalli di montagna con altri oroamenti per reliquiarii. 

1658, adi i] febbraio. Scudi novantatre e baiocchi 28 moneta &c. 
a Paolo Maffei ottonare per pretto di due foconi d'ottone lavorati, 
compreso l'accomodatura di tre altri della floreria di palazzo. 



Oreficeria. 

Per la conoscenza degli statuti da cui erano regolati gli 
orefici in Roma e per ciò che riguardava la marca, il grado 
del metallo e i bolli di conferma della camera apostolica, 
cf. il testo di quegli statuti riferito in parte dal Bertolotti (1). 

CESARI GERMANO. 

1661, adi 21 gennaio. Scudi quattordici, baiocchi 70 moneta &c 
a Germano Cesari orefice per prezzo di n. 6 anelli con teste di morto 
consegnati a N. S. (2). 

1661, adi 25 febbraio. Scudi ventiquattro moneta &c. a Germano 
Cesari per prezzo di n" 12 anelli d'oro fatti per N. S. 

GRISOLATI FRANCESCO. 

165;, adì 9 settembre. Scudi sei moneta &c. pagati a Francesco 
Grisolati orefice per legatura da lui fatta di due diamanti grossi in 
due anelli vecchi per servitio di N. S. 

165 $, adi 24 dicembre. Scudi sei moneta &c. pagati a Francesco 
Grisolati orefice per pretto e fattura di un anello d'oro per servitio 
di N. S. in testa di corniola. 

HOSTILII HOSTILIO. 
165;, adi ji luglio. Scudi undici, baiocchi 2; moneta &c. pagati 
a Hostilio Hostilii orefice per prezzo e fattura di cinque anelli d'oro, 
che ha fatto e consegnati per servitio della Santità di N. S. 

(1) Bertolotti, Artisti bolognesi &c. p. 215. 

(2) Questi anelli con teste di morto confermano la notizia rife- 
rita dal MrjRONi che Alessandro VII per aver la morte sempre pre- 
sente la faceva rappresentare sulle cose che aveva più comunemente 
sotto gli occhi. Cf. cap. Argenterie, Gamberucci Marco. 



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L. O^ola 



MORETTI ANTONIO. 

t6;6, adi 14 gennaio. Scudi centodieci moneta Stc pagati ad 
Antonio d'Amico Moretti gioielliero di N. S. per prezzo di due anelli 
di zaffiro azzurri Stc. ; sono stati donati all' eminent Usimi sig" cardi- 
nali Retz et Langravio. 

1656, 14 febbraio. Scudi cinquecento moneta &c. pagati ad An- 
tonio Moretti gioielliero di N. S. a conto del prezzo della rosa d'oro, 
che si fa d'ordine di N. 5., solita a benedirsi ad effetto di donarla 
a prencipì conforme il solito (t). 

1 656, adi 16 marzo. Scudi cinquecento moneta &c. a Antonio 
Moretti a buon conto della rosa d'oro che deve Care per servi t io 
di N. S. 

1657, adi 8 mano. Scudi centone vantasene e baiocchi 55 mo- 
neta &c. ad Antonio Moretti gioielliere di N. S. per prezzo di oro et 
fattura della guarnitione di n. 13 medaglie d'oro, accomodate per ser- 
vino di N. S. 

1657, adì 16 marzo. Scudi ventitre moneta cVc. ad Antonio Mo- 
retti argentiero per prezzo dell'argento et fatture di n. quattro pissidi 
d'argento dorate fatte da esso. 

rf>57, adi 20 marzo. Scudi dugentocinquantacinque moneta Stc. 
ad Antonio Moretti gioielliere di N. S. per prevederne n. 150 ungari 
per fonderli per fabricare un rinfrescatole per servitici di S. S.tà. 

1657, adi 28 novembre. Scudi quattrocentottanta moneta &c. ad 
Antonio Moretti gioielliere di N. S. per resto di scudi 980 simili, che 
mporta il prezzo di n. 21 collane d'oro &c. per servitio di Sua Santità. 

1658, adi 1; aprile. Scudi quattrocentosessantatre moneta &c. ad 
Antonio Moretti gioielliere per prezzo di once 5, denari 2 perle con- 
segnate in floreria. 

16)8, adi 2 maggio. Scudi trecentotrenta moneta &c. ad Antonio 
Moretti gioielliere per prezzo di n. 6 annelli consegnati a S. S.tà. 

1658, adì i; maggio. Scudi seicen tot reni asette moneta &c. ad 
Antonio Moretti gioielliere dì N. S. per prezzo di collane d'oro et 
altro consegnato al sig" prior Bichi. 

(r) Intorno al rito della rosa d'oro e agli scrittori che ne hanno 
trattato cf. Moroni, Dizionario di erudizione ecclesiastica a queir arti- 
colo. A proposito di Alessandro VII scrive : ■ Alessandro VII nel 1658 
« mando alla metropolitana della sua patria la rosa d'oro. La rosa 

■ era del valore di scudi 1200. Questo papa pel suo nipote cardinal 

■ Chigi legato a latere in Francia mandò alla regina la rosa d'oro e 
n le fascìe benedette » (1664). 



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L'arte alla corte di crflessandro VII 



1658, adi 13 giugno. Scudi centottantacinque e baiocchi 75 mo- 
neta &c. a Antonio Moretti gioielliere per fattura e guamitione fatta 
attorno a 12 medaglie d'oro consegnate dal Moroni per servitio di N. S. 

1660, adì 20 aprile. Scudi dugento moneta &c ad Antonio Mo- 
retti gioielliere di palano per prezzo d'una crocetta di diamanti da 
luì data a N. S. 

1661, adì 10 giugno. Scudi t recent 'ottant 'uno moneta Sic. ad An- 
tonio Moretti gioielliere di palazzo per prezzo di 3 collane d'oro do- 
nate da N. S. all'ambasciatore de Svizzeri. 

1662, adi s aprile. Scudi centosettantaquattro e baiocchi 1} mo- 
neta &c. a Antonio Moretti gioielliere per prezzo d'una collana d'oro 
e guamitione fatta a una medaglia per servitio di N. S. 

1662, ad) I ; settembre. Scudi centocinque e baiocchi 30 mo- 
neta &c. ad Antonio Moretti gioielliere per prezzo di n. 5 medaglie 
d'oro con lor guamitioni fatte per servitio di N, S. 

1662, 16 settembre. Scudi diciotto moneta Sic. a Antonio Mo- 
retti gioielliere per prezzo di n. 6 anelli d'oro con teste di morto (1) 
per N. S. 

1664, adì 11 settembre. Scudi sessantanove moneta &c ad An- 
tonio Moretti gioielliere di N. S. per prezzo d'una collana d'oro donata 
a Lucchesino cornerò. 

Altri. 

1658, adi 9 maggio. Scudi quaranta moneta &c. a Troilo Ricci 
per prezzo d'una collana d'oro consegnata a N. S. 

1658, adi 9 ottobre. Scudi cinquantaquattro moneta &c. a Samuel 
Panziero ebreo per prezzo di perle migliarole havute da lui a scudi 9 

1661, adi 17 ottobre. Scudi trentacinque moneta &c a Samuel 
e lacomini gioiellieri per haver aggiustato un gioiello, medaglie e 
altro per servino di N. S. 

Opere di fonditori. 
ARTUSI GIOVANNI (2). 
1656, adi 22 giugno. Scudi centottandue moneta &c. pagati a 
Giovanni Artusi fonditore, disse a compimento delli scudi 960, 

(1) Cf. più addietro Cesari Germano, nota 2. 

(2) Il Bonanni nella Storia della basilica Vaticana lo nomina 
armi Artusio de Piscina a ; era anche soprannominato « il Piscina » 
:osi lo chiama il Tiri parlando della cattedra di S. Pietro. 



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L. Otfola 



baiocchi 80 simili die importa la fattura di molane 32 e morta- 
letti 96 &c. pesorno libre 12010 a ragione di baiocchi 8 la libra. 

1658, adi 12 agosto. Scudi dugentotrenta moneta &c. a Giovanni 
Artusi fonditore per resto di scudi 980 che importa il conto di n. 13 
moiane e n° 1 56 mortaletti latti per Castel S. Angelo da consegnare, 
per le galere. 

LUCENTI GEROLAMO. 

i6;S, adi ir di luglio. Scudi cinquantasei e baiocchi 40 mo- 
neta &c. a Gerolamo Lucenti fonditore per resto di scudi 806.40 che 
importa la fattura di n. 24 muiane e n. 109 mortaletti fatti per ser- 
vitio a Castel Sant'Angelo(r). 

LUCENTI GEROLAMO E ARTUSI GIOVANNI. 

[658, adi 24 ottobre. Scudi cinquanta moneta &c. a Gerolamo 
Lucenti e Giovanni Artusi fonditori per li lavori che fanno a Ripa 
Grande all'ordigno da tirar li pesi. 

1660, adi 13 gennaio. Scudi dodici, baiocchi 50 moneta &c. a 
Lucenti et Artusi fonditori della camera per fonditura e fattura di tre 
mortaletti di metallo per la guardia svizzera. 

1660, adì 3 settembre. Scudi centosettantasette, baiocchi 92 mo- 
neta Sic. a Lucenti et Artusi fonditori per resto di scudi 1377.91 che 
importa un conto della fattura e fonditura di 93 mortaletti e 12 bora- 
bardelle fatte per servitio di Castel S. Angelo. 

[661, adi 30 settembre. Scudi dugentocinqua motto moneta &c. a 
Lucenti e Artusi fonditori per resto di scudi 558 che importa un conto 
di lavori fatti per la campana e mortaletti per Castel S. Angelo. 



(l) Gerolamo Lucenti era anche scultore e come tale eseguì uno 
degli angeli di ponte S. Angelo: «Quello che tiene li chiodi è inge- 
v gnosa fatiga di Girolamo Lucenti n (cf. Tiri, op. cu. p. 399). Que- 
st'angelo, uno dei più belli del ponte, è riprodotto nella sua opera sul 
Bernini dal Fràschetti (p. 371). Per altre opere di scultura eseguite 
dal nostro artista in bronzo e in marmo cf. Trn, op. cit. pp. 356 
(S. Maria di Monte Santo) e p. 357 (S. Maria dei Miracoli); e Frà- 
schetti, op. cit. pp. 370, nota 8, 412, 41;, 414, 415. Il Fràschetti ri- 
produce anche il monumento di Filippo IV in S. Maria Maggiore ese- 
guito dal Lucenti su bozzetto del Bernini. Infine il Lucenti fu asso- 
ciato al Morone nei lavori di zecca. Vedi Zecca. Cf. anche Barone 
de Bildt, op. cìt. 



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L'arte alla corte di (Alessandro VII 



1663, adi 7 maggio. Scudi sessantasei e baiocchi 58 moneta &c. 
a Gerolamo Lucenti e Giovanni Artusi fonditori per saldo d'un conto 
di n. 16 mortaletti fatti per servitio di Castel Sant'Angelo. 

PROSPERI PROSPERO. 

1656, adi 2 maggio. Scudi quarantatre, baiocchi 70 moneta &c. a 
maestro Prospero Prosperi fonditore a compimento di scudi 6048 si- 
mili che importa una campana che d'ordine di N. S. si è posta alla 
loggia di Monte Cavallo. 

SIMONE DI PROSPERO. 

[6;s> adi 20 agosto. Scudi trentasei moneta pagati a Simone di 
Prospero fonditore, quali se li fanno pagare per accomodatura di sette 
pezzi d'artiglieria Sic. 



Carrozze. 

1655, adi ij ottobre. Scudi cinquecento moneta Hx. pagati ad 
Antonio Formerò intagliatore franzese a buon conto dell'intaglio che 
fa nel carro della nuova carrozza di N. S. 

[656, adi 3 giugno. Scudi cinqueceniosessant'otto, baiocchi 40 mo- 
neta &c. pagati a maestri Marc'Antonio Inverni e Baldassarre Castelli 
compagni indoratori per diversi lavori &c. per indorature di casse e 
carri di diverse carrozze di N. S. ; scudi 140 per indoratura del cor- 
nicione del S. Michele Arcangelo et il resto per diverse pitture et in- 
dorature fatte nelli palazzi pontificii. 

1657, adì 25 giugno. Scudi centosessanta moneta &c. a Francesco 
Perone argentiero per saldo et intier pagamento di diversi lavori d'or- 
namenti di rami indorati per una carrozza di campagna per N. S. 

1657, adì 20 luglio. Scudi ventìcinque moneta &c. a Orazio Ot- 
tavi comkiaro per resto di scudi 8j &c. di diverse cornici fatte per 
servitici d'una carrozza di N. S. 

1657, adi 31 luglio. Scudi trecentodieci moneta Scc. alli maestri 
Pietro della Porta e Giovanni Taglione compagni intagliatori per resto 
di scudi 560 per importo d'intaglio fatto da essi in un carro di car- 
rozza et altro per servitio di palazzo. 

1657, adì y. luglio. Scudi dugentosettantotto e baiocchi io mo- 
ueta &c. ad Antonio Chiccari intagliatore per resto di scudi S 38. j 5 



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L. Oj\oia 



moneta di un conto d' intagli per servitio di due carrozze di palazzo 
compresovi li modelli di legno. 

1657, adi 15 agosto. Scudi trecentotrenta monna &c. a Francesco 
Perone argentiere per lavori fatti da esso in diversi ornamenti di rame 
dorato per una carrozza nuova per scrvitio di N. S. 

1657, adì 18 agosto. Scudi quaranta e baiocchi 50 moneta &c. a 
Hercote Ferrata scultore per saldo di scudi centocinque et 50 simili 
che importa un conto di diversi lavori di modelli fatti da lui per ser- 
vilo delle carrozze di N. S. 

1657, adì 21 agosto. Scudi ottanta moneta &c. a Paolo Camerì 
scultore per havere fatto diversi modelli per servitili delle carrozze 
di N. S. 

GIOVANNI PAOLO SCHOR. 

Come si vede dal ruolo della famiglia di Alessandro VII 
Giovanni Paolo Schor faceva parte della corte come pit- 
tore e disegnatore. Della sua attività come disegnatore d'or- 
nato sono rimasti splendidi esempi in alcuni disegni inediti 
conservati nella raccolta del Gabinetto delle stampe presso 
la Galleria Nazionale d'arte antica a Roma, di cui qui ri- 
produciamo l'elenco, essendo i principali relativi a progetti 
di carrozze. 

Disegno per particolare di carrozza, parte di dietro; a penna 
e inchiostro. Rappresenta dei genietti e sfingi fra volute di fogliami 
d'acanto. Nel mezzo un'aquila tiene un serpe fra gli artìgli e sopra di 
essa un nastro porta la scrittta: «Nec morsus tìmere». È firmato. 
(Voi. 157, G. 4; inv. 1 24 98H CO- 
Disegno per carrozza; a penna e inchiostro; è la parte anteriore 
della stessa. Rappresenta sirene in mezzo a fogliami d'acanto. (Inv. 
n. 124984). 

Sono due disegni d'una bellezza e d'una fastosità singolare. 
Disegno per carrozza; a penna e inchiostro. Rappresenta la For- 
tezza, l.i Carità e la Prudenza con pattini tra fogliami d'acanto. Altra 
composizione grandiosa per la parte di dietro d'una carozza. 

(1) I disegni nn. 1)1049, 151057; ijiocjo, 151097; 151099, 
ijt 101, e altri attribuiti allo Schor, secondo noi non gli apparten- 
gono affatto; mostrano un gusto elegante proprio del principio del '700 
e una tecnica meno disinvolta e sbrigliata di quella dello Schor. 



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L'arte alla corte di (Alessandro VII 



Disegno per carrozza; a penna acquarellato. Rappresenta la ve- 
duta intera d'una carrozza di dietro. (Voi. 158, I. li; inv. ijr 039). 

Disegno per carrozza; a penna acquarellato. Rappresenta la ve- 
duta intera d'una carrozza di dietro. (Voi. 158,!. li; inv. 131098). 

Schizzo per particolare di carrozza; disegno a penna acquarel- 
lato. (Seat. H, 127 547). 

Schizzo per particolare di carrozza; disegno a penna acquarel- 
lato. (Ivi, 127514). 

Schizzo per particolare di carrozza; disegno a penna (Ivi, 131 114). 

Schizzo per particolare di carrozza; disegno a penna. (157, H. io. 

Schizzo per candelabro; disegno a penna. (Ivi, 127 j jo>. 

Schizzo di cavaliere; disegno a lapis. (Ivi, 127 552). 

Schizzo per ornato; disegno a penna. (Ivi, 127 55}). 

Schizzo per fanale; disegno acquarellato. (Ivi, 117 557), 

Schizzo per architettura; disegno a lapis. (Ivi, senza n.). 

Schizzi per sei vasi da carrozza ; disegno a penna acquarellato. 
<lvi, 127 595). 

Schizzo per vaso da carrozza (ricchissimo); disegno a penna 
acquarellato. (Ivi, 127597) (t). 

Cornici, mobili e orologi. 

1655, adi 14 agosto. Scudi settantanove moneta pagati ad An- 
tonio Inverni e Baldassarre Castelli indoratori per saldo e intiero pa- 
gamento di un conto di lavori fatti a diverse comici per servitio 
della Santità di N. S. 

1655, adì 22 settembre. Scudi cinquanta moneta &c. pagati a maestro 
Antonio Chiccari intagliatore a buon conto di una cornice che esso fa 
per un quadro di san Michele che si fa per la Santità di N. S. 

1656, adi ; gennaio. Scudi cinquanta moneta &c. a maestro An- 
tonio Chiccari intagliatore di palazzo, a buon conto di alcune cornice 
che va facendo d'ordine di N. S. per diversi quadri. 

1656, 3 agosto. Scudi cento e baiocchi 30 moneta pagati &c. a 
maestro Antonio Chiccari intagliatore per prezzo e fattura di n. 58 
comici da quadri d'ebano, un calamaro di noce e per l'intaglio di 
48 gambe di sedie per servitio di N, S. 

(1) Un cenno descrittivo di alcuni di questi disegni è nell'arti- 
colo di Ugo Fleres sui Disegni delia Galleria S'azionale di Roma in 
Le Gallerie Nazionali italiane, 1896, an. II, p. 160, nn. 52 e 53. 



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L. Qtfota 



1656, adi 9 settembre. Scudi dicinove e baiocchi 60 moneta &c. 
a Giovanni Sigrst svizzero per prezzo di n 30 cornici di pero nere 
di diverse grandezze fatte per servino di N. S. 

1657, adì 19 maggio. Scudi sei moneta &e. a Marcantonio In- 
verni e Baldassarre Castelli indoratori per indorature di due cornici 
di dui ritratti, uno di papa Alessandro VII e l'altro di papa Inno- 
cent io X, per metterli nell'archivio segreto di palazzo Vaticano. 

1659, adì 24 aprile. Scudi centoventi sette e baiocchi 20 moneta &c. 
a Francesco Perrone argentiero per due cornici di rame dorato per 
servitio di N. S. 

1659, adi 24 lugiio. Scudi centonovanu moneta &c. a Rocco 
Tamburini argentiero per prezzo di tre cornice di rame intagliate e 
indorate per N. S. 

1659, adi 24 luglio. Scudi centosettanta moneta &c. a Francesco 
Perone argentiero per prezzo di tre cornice di rame intagliate e do- 
rate fatte per servitio di N. S. 

1659, adì 1° ottobre. Scudi sessanta moneta &c. a Rocco Tam- 
burini argentiere per prezzo d'una cornice di rame dorata intagliata 
per N. S. 

1660, adi 1 3 gennaio. Scudi settanta moneta &c. a Francesco 
Perroni argentiero per prezzo d'una cornice di rame indorata e in- 
tagliata per N. S. 

1660, adì 16 luglio. Scudi settanta moneta Sic. a Francesco Pe- 
rone argentiere per prezzo d' una cornice di rame lavorata per un 
quadro antico in tavola per servizio di N. S. 

1656, adì 9 giugno. Scudi trenta, baiocchi 40 moneta &c. pagati 
ad Ercole Ferrata scultore per resto &c. per spesa e fattura di due 
vasi della sedia dove dà a udienza N. S. nell'anticamera. 

16)6, adi 6 maggio. Scudi trenta moneta &c. pagati a Niccolò 
Cavallino ebanista in Banchi, disse per prezzo d'un cassetto di ebano 
a modo di urna con piedi di ottone dorato, che serve per calamaro 
per servitio di N. S. 

[656, adì 28 giugno. Scudi ottantadue moneta Ecc. pagati a Gia- 
como Erman ebanista per prezzo di sei buffetti d'ebano &c. per ser- 
vitio di S. Santità. 

1656, adi 15 luglio. Scudi cinquantatre, baiocchi 40 moneta &c. 
a lacomo Erman ebanista per prezzo di n. tre cassette di ebano per 
servitio di N. S. 

1656, adì 9 agosto. Scudi cinquantasei, baiocchi jo moneta &c. a 
maestro lacomo Erman ebanista per prezzo di due studioli guarniti 
e coperti di ebano nero con diversi scompartimenti &c. 



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L'arte alla corte di QAlessandro VII 



1657, adi 9 gennaio. Scudi cinquanta moneta &e. a Giacomo 
Gassa ebanista per prcizo di uno studiolo per servitio di N. S. 

1657, adi 24 gennaio. Scudi centodieci moneta pagati &c. a Gio- 
vanni Falcherò ebanista per prezzo dì due studioli e due tavolini di 
granatilia nuovi per servitio di N*. S. 

1657, adi 4 luglio. Scudi ottocentosessantacìnque moneta &c. a 
Giacomo Herman hebanista per resto di scudi ij6j simili che im- 
porta il prezzo di diversi studioli &c. fatti da lui per servitio di N. S. 

l6s8, adi 19 gennaio. Scudi centottanta moneta &e. a Giovanni 
Falgher ebanista per prezzo di due studiali fatti per servitio di N. S. 

t6)7, adi 10 luglio. Scudi dieci moneta Sic. a Giacomo Erniari 
ebanista per saldo di un suo conto di accomodature fatte per buffetti 
et altro per servitio di palazzo apostolico. 

1658, adi 1 3 maggio. Scudi cinquanta moneta &c. a Erman 
ebanista per prezzo d'un sgabello &c. per servitio di N. S. 

1658, adi 24 settembre. Scudi ottantuno moneta (ce. a Iacono 
Erman ebanista per prezzo di un tavolino di ebano donato con di- 
versi ornamenti di rame dorato et altro fatto per servitio di N. S, 

1655, adi 4 dicembre. Scudi trecentocinquanta moneta &c. a Silvio 
Vincenti per prezzo di diverse teste d'intagli compri da lui per ser- 
vitio della Santità di N. S. 

16;;, adi 28 agosto. Scudi quindici moneta &c. pagati a maestro 
Giovanni Laureati intagliatore in Parione, se li fanno pagare per 
prezzo d'una colonnetta di noce intagliata ad uso di leggio fatta da 
esso per servitio di N. S. 

1659, adi 5 settembre. Scudi cento moneta &c. a maestro Antonio 
Chicca ri fallegname di palazzo a conto d'una lettiera che si fa per N. S. 

1661, adi 14 marzo. Scudi centoventiquattro moneta &c. a Ca- 
millo Saraceni indoratore per saldo d'un conto di haver indorato 4 vasi 
e 4 putti per servitio della lettiera dì N. S. 

1661, adi 11 aprile. Scudi duegentoventi moneta &c. a Inverni 
e Castelli indoratori per saldo d'un conto d'indorature fatte a una 
lettiera di N. S. 

[655, adi 20 giugno. Scudi sei moneta &c. pagati a Francesco 
Arrigoni horologiaro per prezzo di un horologio a polvere consegnato 
a monsignore guardarobba di N. S. per servitio di S. Beatitudine. 

[656, adi 19 gennaio. Scudi cinquecento moneta (ce. pagati a 
Pier Tomaso Campani orologgiaro di palazzo per prezzo di un orologio 
dentro d'uno studiolo d'ebano con pietra di agata, capitelli di rame 
dorati e con sei statue simili, dato da lui per servitio di Sua Santità. 



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L. Q\\ota 



1656, adi 4 luglio. Scudi dicidotto moneta &c. pagati a Mattia 
E nelle orologiero di palazzo per prezzo di usa mostra d'argento per 
servitici di N. S. 

1656, adì 22 decembre. Scudi oltanta, baiocchi 50 moneta Btc. a 
Mattia Erteli orologgiaro per prezzo d'un orologgio con sua cornice. 

1Ó57, adi 16 febrsio. Scudi cento moneta &c a Pier Tomaso 
Campana orologgiaro pei prezzo d' un orologgio dato da lui per ser- 
vino della Santità di N. S. 

i6f7, adì i> novembre. Scudi venti moneta &c. a Enel orlog- 
giaro di N. S. per prezzo d'un orloggio piccolo a mOMra fatto in 
Francia per servino di N. S. 

i6->9, adi 2 ottobre. Scudi cinquanta moneta &c. a Mattia Erte! 
orlogiaro per prezza d' un orologio dato a N. S. 

1659, adi 22 ottobre. Scudi centoquaranta moneta &c. a Giu- 
seppe Campana orlogiaro per prezzo di due orologi consegnati a N. 5. 

Rilegature. 

1656, adì 6 maggio. Scudi sedici moneta &c. pagati a Giovanni 
Andreoli libraro per legatura di n. 40 libri a giulii 4 l'uno Tatti per 
servino di N. S. 

1657, adi 7 agosto. Scudi cinquantanove moneta &c. ad Egidio 
Ghezzi libraro per saldo di un conto di legature di libri et altri la- 
vori fatti per servitio di N. S. e della sagrestia di N. S. 

1658, adi .. aprile. Scudi ventuno moneta &c. a Domenico Mei 
libraro per legatura di ì; libri per la segreteria di Stato. 

1661, adì 7 gennaio. Scudi ottantatre, baiocchi 25 moneta &c. a 
Gregorio Andreoli libraro per saldo di un conto di diversi libri legati 
per N. S. 

1661, adi 27 giugno. Scudi dodici e baiocchi So moneta &c a 
Domenico Mei per haver legato e coperto libri 3 2 per la sagrestia 
di N. S. 

cap. xm. 

Faide benedette. 

Il Moroni nel suo Dizionario di erudizione ecclesiastica, 
all'artìcolo Fascie benedette, scrive: 

La graziosa consuetudine e onorifica distinzione del sagro e pre- 
zioso donativo delle fascie benedette, formate di drappi nobilissimi, 



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baiocchi 90 me- 
di scudi 1160.90 
si sono mandate 



L'arie alla corte di QAlessaiui'o VII 81 

ricamati d'oro ed ornate di miniature, merletti e gemme che i sonimi 
pontefici sogliono inviare ai reali infami, massime ai primogeniti dei 
sovrani, risale a papa Clemente Vili del 1 592. 

II Moronì rammenta le fascie mandate in dono da Ales- 
sandro VII a Filippo IV per l'infante, poi Carlo II (1660), 
e a Luigi XIV per il delfino (1664). 

Per l'infanti. 

1659, adi 21 gennaio. Scudi ducentosessar 
neta &c. a Gio. Paolo Schor pittore, per saldo e 
che importa un conto di tanti spesi nelle fascie 
all'infante di Spagna. 

1659, adi 2} decembre. Scudi ottocentoundici moneta &c. a Gio. 
Paolo Schor pittore, per saldo d'un conto di lavori fatti per le fascie 
mandate in Spagna. 

■6;8, adì 27 marzo. Scudi cinquecento moneta &c. ad Augusto 
Boni tessitore dì palazzo a conto de lavori che fa ne brocatì e tele 
di argento che devono servire per il serenissimo infante di Spagna 
per le fascie. 

1658, adi 1; ottobre. Scudi dugentotrenta e baiocchi 40 mo- 
neta Sic. a Gio. Battista Alberti rìcamatore per saldo di un conto di 
lavori fatti per le fascie da mandare in Spagna. 

1659, adi 1 1 ottobre. Scudi cinquecento ventisette moneta &c. a 
Lorenzo de Santis ricamatore per saldo d' un conto di più ricami per 
la fascia mandata in Spagna. 

16 jtt, adi 3 giugno. Scudi millesettantaquattro e baiocchi 22 mo- 
neta Sic. a Gio. Battista Bolis mercante di biancherie per resto dì 
scudi 1167.60 simili che importa un conto dì merletti et altre robe 
date per le fascie dell'infante di Spagna. 



torìnquantuno e baiocchi [7 
di scudi io$j. 87 che importa 
dato per le fascie che si man- 

! baiocchi 85 moneta &c. 



1658, adi 17 giugno. Scudi 
moneta &c a Filippo Benigni per 
un conto di merletti di Fiandra ci 
dano in Spagna. 

1658, adì 20 settembre. Scudi 
a Clemente Morelli orefice per lavori fatti per le fascie 
in Spagna. 

1659, adì 29 gennaio. Scudi ot 
haver imballato li agnusdei e le fas 

1658, adi jo dicembre. Scudi 
sconti nunzio straordinario in Spagi 



fante, e questi per aiuto di costà che s 



Archino itila R. Società remi 



e baiocchi 50 moneta &c. pi 
; per Spagna. 

Ile moneta &c. a mons.re V 
per portar le fascie a quell'i) 



li dà. 



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L. 0\\ola 



Pir il delfino. 

[662, adi 15 dicembre. Scudi ventidue e baiocchi 08 moneta &c, 
per resto di scudi 24 che importa canne 1, palmi 4 scarlattino di Ve- 
netia color di foco dato per le fascie del delfino di Francia. 

1661, adì 12 decembre. Scudi centocinquanta moneta &c. a Gio. 
Battista de Grassi ricamatore a buon conto di due fasciatori ricamati 
d'oro di scarlattine) che fa per il delfino di Francia. 

1664, adi 26 aprile. Scudi cento veni' uno moneta &c. a Giovanni 
Battista Grassi ricamatore per saldo d'un conto di lavori fatti netti 
due fasciatori di scarlattine) per il delfino di Francia. 

i66j, adì 7 maggio. Scudi dugentottantotto moneta &c. a sor Ca- 
tarina Croce priora del monasterio de Santi Quattro per prezzo di 
palmi 72 di merletto di punto in aria servito per le fascie del delfino. 

1664, adi 28 giugno. Scudi centosettantasette, baiocchi 2} mo- 
neta &c. ad Augusto Bono tessitore per saldo d'un conto dì tela d'ar- 
gento broccato et altri lavori fatti per le fascìe del delfino di Francia. 

1664, adi io maggio. Scudi ottocentocinquanta sei moneta &c. a 
Cintbio Bronconi ricamatore per saldo d'un conto di lavori fatti per 
le fascie del delfino di Francia. 

[664, adi 17 luglio. Scudi sessanta cinque moneta &c. a Giovanni 
Battista Bianchi banderaro dì palazzo per fattura delle fas;ie et altro 
mandato nel mese di maggio passato per il delfino di Francia. 

1664, adì 24 luglio. Scudi sette, baiocchi 50 moneta &c. per nolo 
di due casse mandate a Civitavecchia nelle quali erano le fascie del 
delfino di Francia. 

1664, adi 8 maggio. Scudi ducentottantuno, baiocchi 19 mo- 
neta &c. a Marco Gamberuccì argentiere per resto d'un conto di di- 
versi argenti fatti per li sei baulli per le fascie del delfino di Francia. 



Nella raccolta di disegni del Gabinetto delle stampe 
presso la Galleria Nazionale d'arre antica a Roma si con- 
servano alcuni disegni per ricami, che si riferiscono a opere 
ordinate da Alessandro VII, e noi qui li riportiamo: 

Disegno per il ricamo di un piviale per Alessandro VII (attri- 
buito a G. L. Bernini). È un disegno a penna, parte geometrico, 
parte a fogliami .1 larghi giri, a cordoncini gialli su fondo bianco. 
Nel mezzo e la quercia araldica di casa Chigi. (Seat. I, 127 511). 



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L'aru alla corte di (Alessandro VII 



Altro disegno per il ricamo di un piviale per Alessandro VII (at- 
tribuito a G. L. Bernini). 11 disegno e a penna a cordoncini gialli su 
fondo bianco con qualche tocco rosso. Rappresenta ornati a rami in- 
tercalati dì emblemi araldici di casa Chigi. (Seat. I, 127 508). 

Altro disegno per ricamo di Giovanni Paolo Schor (firmato). Il 
disegno è a penna a cordoncini acquarellati di nero con ombreggia- 
ture celesti su fondo bianco. È a volute di foglie d'acanto e d'oliva 
intercalato dall'aquila araldica. 

Altro simile, con una specie di turibolo al posto dell' aquila e un 
ovale a scacchi di rombi in basso. (Tutti e due ili scat. I, 150081). 

Altro disegno per ornato (attribuito a G. L. Bernini). 11 disegno 
è. bianco su fondo acquarellato di nero. Rappresenta volute di rame 
di quercia intercalate dei monti araldici di casa Chigi. 

l6>S, adì II luglio. Scudi dugento moneta &c, pagali ad Angelo 
Bronconi ricamatole a buon conto de lavori di ricamo che fa per il 
manto di N. S. per doverne render conto. 

1657, adi ai marzo. Scudi trecento moneta &c. ad Angelo Bron- 
coni ricamatore a conto del parato bianco di ricamo per le messe 
solenni di N. S. &c. 

l6>7, adi 28 giugno. Scudi trecento moneta &c. ad Angelo Bron- 
coni ricamatore di N. S. quali sono a conto delti parati bianchi e 
rossi con ricami et altri lavori &C. 

1658, adì 31 maggio. Scudi cinquantanove moneta &c. a Diego 
Casale ricamatore per resto di scudi 3J9 che importa un conto di la- 
vori fatti nel funerale della (elìce memoria di Innocenzio X. 

r 65 S, adi 3 luglio. Scudi trecentoquarantadue moneta &c. ad An- 
gelo Bronconi ricamatore per la fattura di 8 portiere con l'arma del 
sig.re cardinale Chigi. 

1661, adì 2; gennaio. Scudi ottantasette moneta &c. a Cintino 
e Filippo Bronconi ricamatoti di palazzo per saldo d'un conto di la- 
vori latti per servititi del palazzo di Castel Gandolfo. 

1662, adì 21 ottobre. Scudi cento e baiocchi 3; Vi moneta Ecc. 
a Cinthio e Filippo Bronconi ricamatori per resto di scudi 201. 3; '/i 
che importa un conto d'una pianeta fatta per N. S. 

1658, adi il aprile. Scudi centotrent 'uno ebaiocchi 17 ' ', moneta &c. 
a Francesco Restignani per prezzo di merletti di Fiandra dati in fio- 

Ara^t e broccati. 

1659, adi 13 settembre. Scudi cento moneta &c. a monsù Pietro 
Lasciti arazziere per lavori fatti e da fare. 



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L. O^oia 



1659, adi 22 decembre. Scudi cento moneta &c. a Pietro Bi- 
scotti arazziere a buon conto de lavori che fa alli arazzi della cap- 
pella pontificia. 

1660, adi 21 aprile. Scudi ottanta moneta &c. a Lamberto Fiam- 
mingo arazziere per saldo d'un conto di lavori fatti nell'arazzo della 
Resurrezione della cappella pontificia. 

166 1, adi 7 settembre. Scudi duemila moneta &e. ad Augusto 
Bono tessitore di drappi d'oro di palazzo per saldo d'un conto di la- 
vori fatti per servizio di N. S. 

Lavori per stendardi. 

16$*,, adi 24 luglio. Scudi centoventi tre moneta &c. pagati a 
lacomo Cappelli per saldo di un conto di pitture e indorature fatte 
da lui nelli quattro stendardi di Castel S. Angelo ed altri lavori simili. 

1657, adì 7 settembre. Scudi dugentonovantasette moneta &c. a 
Baldassar Castelli e Marco Antonio Inverni indoratori &c. per indo- 
rature fatte alli } stendardi grandi di taffettà rosso cremisino con im- 
prese e armi di N. S. che si porta dal vessillifero &c. come per l' in- 
dorature fatte alle due cornette di damasco cremisino per l'alfieri. 

16*17, adi 22 dicembre. Scudi trenta moneta &c. a Giacomo Cap- 
pelli pittore e indoratore per un stendardo nuovo dipinto e indorato 
per la fortezza di Civitavecchia con arnie di N. S. 

1659, adi 12 gennaio. Scudi centodieci moneta* &c. a Camillo Sa- 
racino indoratore per saldo d'un conto di lavori fatti a due falcestori 
per servitio di N. S. 

i6;5. adì 24 luglio. Scudi quarantotto moneta &c. pagati ad Ilario 
Magnani banderaro per saldo et intiera pagamento di un conio di 
lavori fatti da esso per servitio della Camera. 

16 5 6, adì }i gennaio. Scudi trecentosessantaquatrro moneta Ste. 
a Giuseppe Vincenti banderaro per saldo di un conto delli quattro 
stendardi fatti per Castello 5. Angelo e delli cordoni e fiocchi per li 
medesimi fino a dicembre 1654. 

1657, adi 4 settembre. Scudi trecentoquattro moneta &c. a Gio- 
vanni Battista Bianchi banderaro per resto di scudi "124 simili che 
importa un suo conto di fatture di frangie d'oro e seta e 
doni e fiocchi per li tre stendardi di taffettà ro 
tarsi dal vessillifero di Santa Chiesa e gli altri duoi 
compagnie de cavallegeri della guardia dì N. Signor 

1667, adi 21 maggio. Scudi trentuno baiocchi i 
Giovanni Battista Bianchi banderaro per saldo d'ut 
f.itti per li stendardi di Castel S. Angelo, 



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L'arte alla corte dì (Alessandro VII 



Acquisti di stoffe e simili. 

1656,- adi 24 giugno. Scudi ventidue moneta &c. a Fermo Perini 
tappeterò per la sfumatura et accomodatura di alcuni tappeti e panni 
di altare della cappella comune nel palazzo apostolico. 

:6j7, adi 14 marzo. Scudi ottocento! rentadue moneta &c. a Giulio 
Gennari per prezzo di arazzi usati, dati da esso &c. perservitto di N. S., 
disse essere li medesimi della felice memoria del sig.r cardinale Mon- 
talto. 

1657, adi 1} marzo. Scudi millecemododici e baiocchi 80 mo- 
neta &e. a Leone Iair ebreo, per prezzo di uno paramento di damasco 
cremisino di Venezia per una stanza e di n. 13 panni d'arazzi per 
due stanze &c. 

1657, adi a} giugno. Scudi duemilacentottantaquattro moneta &e. 
sono per prezzo di ale 546 a scudi 4 l'ala in pezzi li panni d'arazzo 
tessuto a stame e capeccinola, historìa di Noè, compri &c. delle robbe 
del già card.Ie Montai» &c. 

16)-, adi 20 luglio. Scudi milledugento moneta &c. per prezzo 
di canne 20 di damasco cremisino a opera con l'impresa di N. S. 
che ha fatto venire di Siena &c. che deve servire per la livrea dei 
palafrenieri di S. Santità nella presente stagione d'estate a soldi 6 la 

|6$8, adì 1} febbraio. Scudi ducentocinquantotto e baiocchi 6; mo- 
neta &c. a Leone Iair ebreo per prezzo di un tappeto novo cairino 
longo palmi 38, largo palmi 18, fatto venire da Venetia, e pelle n. 531 
de corami azzurro e oro. 

1661, adi 14 novembre. Scudi dugentosettanta moneta &c. a Leone 
Iair ebreo per prezzo di a tappeti grandi con le sue frangie. 



Cap. XIV. 

Scodi. 

Il Benolotti nel suo libro sui Moroni riproduce questo 
documento che illustra molto bene il commercio di opere 
di scavo. 

Licenza al Gaspare Morene di esportar statue da Roma. — An- 
tonio Barberino vescovo di Frascati, cardinale della S. R. Ch. ca- 
merlengo. — Per tenore &C. e per autorità &c. concediamo licentia 



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L. O;;ola 



al signor Gasparo Murane e per lui Sur., di poter estrarre da questa 
alma città di Roma l'infrascritte statue, cioè un Apollo alto palmi sei 
in circa antico restaurato, un altro Apollo di palmi sei la meta antico 
et il resto moderno, un gladiatore di palmi sei parte antico et il resto 
moderno, un ermanfrodito alto palmi sei antico restaurato e quelle 
pei essere cose antiche ordinarie in conformità della fede fatta dal 
nostro commissario sull'antichità pagando condurre a Livorno libera- 
mente comandiamo e vogliamo. In fede li 3 novembre t66i. Il car- 
dinal Antonio cam. — F. Lucarello secr. cam. (1). 

1656, adì j gennaro. Scudi venti moneta &c. a Germano Serpico 
cavatore per la sua terza parte che li tocca d'una statua di marmo 
armata rotta in più pezzi, rappresenta un imperatore, trovata a Torre 
di Valle fuor di porta S. Paolo e posta nel giardino di Belvedere. 

1656, adì 19 gennaio. Scudi venti moneta &c pagati a Baldas- 
sarre Mari scultore a conto di ristaitrarura della statua ritrovata in 
Torre di Valle di un imperatore armato per servitio di N. S. 

1656, adi 10 novembre. Scudi venti moneta &c. a Baldassarre Maris 
scultore, sono per resto dì scudi 80 dovutili per ristauratura fatta nella 
statua d'un imperatore ritrovata in Torre Valle l'anno passata 165;. 
1656, adì 10 novembre. Scudi cinquantanove, denari 80 moneta &c. 
a Lionardo Agostini antiquario, cioè scudi 1 j.50 per soddisfare li fac- 
chini che hanno trasportato la statua dell'imperatore armato nel giar- 
dino di Belvedere et scudi 46.30 per rimborso di tanti spesi per risar- 
cimenti di statue e medaglie diverse antiche consegnate per servitio 
di N. S. 

1656, adì io luglio. Scudi ventisei moneta &c. a Errigo Grande 
scultore per prezzo della restauratura fatta intorno alla statua fatta e 
posta nel giardino di Monte Cavallo rappresentante l'Abbondanza. 

1657, adi 9 febbraio. Scudi ottanta moneta &c, a Leonardo Ago- 
stini antiquario a conto di spese fatte e da fare nella cava che fa 
dietro la piazza de' Santi Apostoli et altri luoghi ove doveva cavarsi 
per ordine di N. S, 

1658, adì 2 gennaio. Scudi venticinque moneta &c. a Giovanni 
Battista Mitelli cavatore per sua ricognizione d'aver trovato due teste 
di marmo antiche. 

1658, adì 18 mano. Scudi otto moneta &c. a Nicola Castiglione 
a conto dell'andata a Viterbo per riconoscere alcune statue per ser- 
vitù) di N. S. 

(l) Registro del camrrìeitgato 1660-1661, fol. 276 in Bertolotti, 
op. cit. p. 40, 



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L'arte alla carte di ^Alessandro VII 



16(8, adi ) luglio. Scudi diciotto moneta &c. a Francacelo Fran- 
cucci fonditore per ha ver rìsuurato diverse figure antiche per servitio 
di N. S. 

1658, adi 3 agosto. Scudi venticinque moneta &c. a Leonardo 
Agostini antiquario a conto delle cave che fa per servitio di N. S. 

Acquisti di marmi. 

1659, adì a; settembre. Scudi dugentosessantacinque moneta &c. 
a Mario Perusco e Carlo Salerio per prezzo di due colonne di ver- 
d'antico compresoci due pezzi di pilastrelli che si sono fatti cavare 
nell'orto di detto Mario e comprati per ordine di N. S. 

1662, adi [4 giugno. Scudi cento moneta &c. ad Angelo Vanni 
a conto de marmi che fa venire da Massa di Carrara d'ordine dì N. S. 

1662, adi io luglio. Scudi centocinquanta moneta &c a Matteo 
Richetti di Rimini residente in Roma per la metà del prezzo d'una 
corona d'alabastro orientale, che sta di presente nell'ospedal di S- Gio- 
vanni Laterano attenendo l'altra metà a dell'ospedale, quale si è com- 
pra d'ordine di N. S. e posta nella galena di Monte Cavallo. 

1662, adi iì novembre. Scudi trecent'ottantadue e baiocchi 82 
moneta fife, a Giovanni Francesco Ghetti (Ghezzi?) per prezzo d'un 
marmo statuario latto venire da Carrara per far l'arma per metter so- 
pra la porta del signor D. Mario Chigi. 

1664. adi 1 maggio. Scudi trent'otto e baiocchi 47 moneta &c. 
ad Anna Vittoria Fiorentini per prezzo di due pezzi di marmo ven- 
duti per servitio del giardino di Monte Cavallo. 

Acquisti diversi. 

i6;5, adi 18 giugno. Scudi dodici moneta &c. pagati a Leonardo 
Agostini antiquario per regalo d'un anello con una pietra turchina 
intagliata con la testa dì s. Pietra. 

1656, adi 1} maggio. Scudi cinquecento moneta &c. pagati a 
Giulio Ccnciari, sono per prono di sei tappeti, cioè quattro alla per- 
siana e due caprini &c, e per due tazze, una di lapislazzuli e l'altra 
dì diaspro orientale, ambedue legate in oro e date per servitio di N. S. 

1658, adi 14 giugno. Scudi centoventuno e baiocchi 20 moneta &c. 
a Leone lair per nolo di diversi mobili dati per servitio di Oste! 
fondono. 

1658, adi 19 agosto. Scudi venticinque e baiocchi 3} moneta &c. 
a Leonardo Agostini per prezzo di diverse medaglie e per altro dato 
a N. S. a tutto li 2; maggio passato. 



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L. Otfola 



lééo, adi 17 febbraio. Scudi trentanove moneta &c. a Giuseppe 
Galeoni per pagamento d'una carta arcipapale data da lui per slam- 
parvi il tcjtro di 5. Pietro per servitio di N. S. 

1662, adi 3 gennaio. Scudi settanta moneta &c. a Mauro Melone 
p-r prezzo di varie medaglie di metallo antiche date da lui e conse- 
gnate a N. S. 

Notizie varie. 

1 65 6, adi 2 maggio. Scudi sessanta moneta &c. pagati a Cornelio 
Biomarta intagliatore per prezzo d'un rame intagliato con l'effigie di 
suor Colomba Tofanini già monaca nel monasterio di S. Girolamo 

1657, adi 16 giugno. Scudi cento moneta &c. a chi ha denuntiato 
e fatto venire in potere della corte Giovanni Pecchi, francese, nio- 

i6j8, adi i agosto. Scudi millet recent oquaranta e baiocchi 82'/, &c. 
a più artisti di palazzo &c. per resto di scudi 3381.82 che importano le 
robbe date per l'andata di N. S. a Castel Gandolfo. 

1658, adi 3 agosto. Scudi novecentoquaramaeinque e baiocchi 36 '.a 
moneta Sic. a più artisti di palazzo per saldo del prezzo di più robbe 
date per la colatione fatta dall' ern" Chigi per il Natale passato. 

1639, adì 29 maggio. Scudi ducento moneta &c. al capitolo dì 
S. Pietro per prezzo di n, 14 medaglioni di diversi miracoli di s. To- 
maso di Villanova hauti da loro e mandati a Castel Gandolfo d'or- 
dine di N. 5. 

1662, adi 2 gennaio. Scudi quarantatre e baiocchi 74 moneta &c. 
per resto di scudi 793.74 simili spesi nel trasporto della libreria ma- 
nuscritta d' Urbino nella libraria Vaticana di Roma fitta per ordine 
del sig r cardinale Homodei allora legato. 



Cap. XV. 
Monumento sepolcrale dì Alessandro FU. 

Il Baldìnucci racconta che il monumento sepolcrale di 
Alessandro VII era stato commesso al Bernini dal papa 
stesso. 

Aveva il cavalier Bernino fino in vita d'Alessandro VII fatto il 
disegno e modellato tutto di sua mano il sepolcro di lui per situarlo 



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L'arte alla corte di Qdiessandro VII 



in S. Pietro, ed averne avuta l'approvazione non solo dall'eri 

simo cardinale nipote, ma dal medesimo Alessandro, il quale di più 

gliene aveva commesso l'intero compimento (i). 

Però mono il papa, Clemente IX intendeva far erigere 
il monumento di Alessandro VII nella tribuna di S. Maria 
Maggiore, come risulta da una lettera dell'ambasciatore di 
Modena; ma il cardinal Chigi volle assolutamente che il 
monumento sorgesse in S. Pietro in Vaticano; e il modello 
del sepolcro in grande di legno e di creta fu finito nel 1672. 
Nel 1678 il monumento era compiuto (2). 

Il Fraschetti (3) parla a lungo di questo monumento 
dandone una riproduzione e pubblicando anche il disegno 
per il bozzetto. 

Uno schizzo del Bernini per una prima idea, poi ab- 
bandonata, di questo monumento fu pubblicato e illustrato 
da F. Hermanin nella rivista L'Arie (4). 

Eccone la descrizione del Titi : 

A mano destra sopra la porticeli» laterale che va a 5. Marta e 
il deposito di Alessandro VII con la statua in ginocchioni e quattro 
Virtù scolpite in marmo, disegno bizzarro del Bernini, il quale di sua 
mano scolpi la statua della Verità. La Carità e del Mazzuoli, e un'altra 
di esse stame è di Lazzaro Morelli (5). 

Dal Fraschetti riproduciamo questi documenti: 

1676, 2) luglio. Al sig r cav. Lucenti scudi cinquanta moneta sono 
a conto della statua della Morte che detto getta di bronzo per il de- 
posito di papa Alessandro VII che va in S. Pietro (,6). 

1678, 2 dicembre. Il panno di metallo che cuopre la figura della 
Verità al deposito della santa memoria di papa Alessandro VII nella 

(1) Cf. Baldinucci, Soli^U &c, Firenze, 1718; l'ita del Bernini, 
p. 61. ( 

(2) Cf. Fraschetti, op. cit. p. 584. 

(3) Cf. op. cit. pp. 384-391. 

(4) Cf. L'Arti, an. 1906, p. 104. 

(5) Cf. op. cit. ed. 176}, p. 17. 

(6) Cf. op. cit. p. 390, nota 6. 



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L. Ojjola 



chiesa di S. Pietro, tutto fatto da Girolamo Lucenti fonditore a tutte 
sue spese (i). 

Stampe. 

1655, adi 25 giugno. Scudi venticinque moneta &c. pagati -al si- 
gnor Luigi Bernini, disse per rimborsarlo d'altrettanti spesi nel rame 
et intaglio che ha fatto fare in diverse stampe con l'effigie della San- 
tità di N. S. 

Da questo documento non è possibile identificare la 
stampa a cui si riferisce. Noi abbiamo creduto bene però di 
riferire qui quelle che si trovano nella raccolta del Gabinetto 
delle stampe presso la Gallerìa Nazionale d'arte antica a Roma. 

Riproduzione dì un quadro di Pietro Mignard (1610-169))- La 
stampa rappresenta il busto del papa in forma statuaria posato sopra 
un basamento su cui è appoggiato lo stemma Chigi con le chiavi. 
Dietro al busto si svolge un largo drappeggio scuro. 

Porta l'indicazione: «P, Mignard pinxit Romite - N. Pitau Pa- 
li rìsiis 1662». (58. N. 21-122 571). 

Ripetizione in piccolo con qualche variante; segnata C. Galle. 
(3S- H. 3}-j8o4i). 

Busto del papa iscritto in un ovale ornato dì fregi e circondato 
dalle scene della creazione, incoronazione &c. Porta la scrìtta : 
« Alexander VII pont. opt. max. creat. vii ap 1 " mdclv coronai, xvm 
« eiusdem. Ili" 1 * d. Carolo Antonio a Paino Carolus Cecius D. D. D. ». 
Ha l' indicazione Io. Paulus Bottari del. et scul. ». (Seat. 121-76 180). 

Busto del pontefice in ovale. Porta la scritta: «Alexander VII 
« pont. max. creatus die vii aprii, a. D. mdclv » ; e l' indicazione : Equ' 
«lo. Lauren. Bernini del. - frane. Poìlly scul. Romae». (Seat. 120-52 
ìli). 

Busto del pontefice in ghirlanda d'alloro. Porta la scrìtta : eAlexan- 
« der VII Chistus Sen. pontifex maximus creatus die Vii aprilis mdclv » ; 
e l'indicazione: «1. M. Morandi pmx. Fr. Spierre sculp. - Io. lacobi 
«de Rubeis formis ad templum Pacìs». (44. H. 5. - 69 127). 

Busto del pontefice in ovale. Porta la scrìtta: «Alessandro Set- 
«timo sommo pontefice»; e l'indicazione: «I. Thorenulies del.; Cor. 
.•Meyssens Fé. Vien. ». (57. K. J. - HJ 398). 

Allegoria relativa ad Alessandro VII. La Fama e la Vittoria reg- 
gono un cartello su cui sono incisi i due lati d'una medaglia ; nel 

(1) Cf. op. cit. p. 389 e nota 7. 



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L'arte alla corte di c/tlessandro VII 



ritto porta il ritratto del papa, nel rovescio il leone i 

gladiatore con la scritta: «Et fera mcmor beneficila. Nel cartello si 

legge una lunga dedica al papa: a Alexandre VII P. O. M. | Urbe 

■ a peste expurgata viis plateisque salientibus edìficìis templisque 

■ exornata Sic. | S. P. Q. R. statuam in Capitolici decrevit &c. | Do 

■ minicus lacobatius romanus &c. consecravit &c. ». Sotto il cartello 
si vedono varie figure allegoriche cadute, il globo del mondo, un mo- 
stro e una pantera. ({7. N. 6. - itó)i)). 

Allegoria relativa ad Alessandro VII. La stampa rappresenta il 
papa seduto sulla sedia pontificia, sta sopra un monte e attorno ha 
figure allegoriche. Porta la scritta: ■ Alexandre VII Pont. Max. | e 
r Senarum montibus ad summum septicollis urbis | imperium assum- 

■ ptum &c. | hanc himaginem ] Iulius abb. Ferrariensis expressam 
. Ha l'indicazione: nGrus Ferrus delin.; G. Castellus 



«sculps... (57. N. li- " "780)). ' 

Allegoria relativa ad Alessandro VII. La stampa rappresenta il 
papa vestito pontificalmente (seguito dal chierico reggente il baldac- 
chino) che guarda una tavola su cui è un disegno presentatogli da 
un ecclesiastico e da un altro uomo. Nel fondo sì vede un monte sul 
quale posa una gigantesca figura maschile sul cui corpo stanno lavo- 
rando degli uomini sparsi in squadre. Nella destra la figura tiene il 
simbolo d'una sorgente e nella sinistra una città. In alto dei gemetti 
r --fronti la scritta : « Nomen idem ac maior virtus facit ausibus artem ». 
La stampa porta l' indica rione : «Eque» Petrus Berettinus Corton. del.; 
«Francisco Spierre sculpsit Romae». (44. H. S- - 69119). 

Allegoria relativa ad Alessandro VII. La stampa rappresenta Li 
figura simbolica della Religione che regge in una mano un medaglione 
col ritratto del papa e nell'altra il modello della chiesa di S. Mari:) 
della Pace. Davanti a questa figura sta vìnto il «Gran Mostro". In 
alto a destra due angioli portano lo stemma Chigi. La stampa di un 
anonimo del sec. xvn non porta nessuna indicazione. (46. H. 6. - 71 4*6). 

Allegoria relativa ad Alessandro VII. La stampa rappresenta Er- 
cole che arriva nel giardino delle Esperidi. Tre donne simboliche of- 
frono ad Ercole i famosi pomi che dei gemetti stanno cogliendo sopra 
una pianta. La scena avviene sulla terrazza d'un giardino secentesco, 
da cui si scorge una bella veduta. In alto un genietto regge un me- 
daglione con la scritta: a Alex. VII Pont. Max. an. XI», La stampa 
porta l'indicazione: «Antonius Gherardus del.; Fr. Spier. sculp.». 
{4+ H. S ; 69128). 

Una prova avanti lettera di questa stessa stampa senza nessuna 
indicazione, molto fresca. (46. H. 6; 71 427). 



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Una lettera inedita di Cola di 'Rienzo 



fs mezzo a documenti non classificati, anzi messi da 
pane da molto tempo nell'archivio dell'ecc.™ casa 
Colonna, con la indicazione : carie estranee, trovai 
questo prezioso documento nell'anno 1904, e ne diedi notizia 
nella Nuova Antologia del ié maggio. Mi sembra ora di 
non doverne più ritardare la publtcazione del testo, riser- 
vandone un facsimile per V Archivio paleografico italiano, con 
il beneplacito del nobile proprietario S. E. il principe Colonna. 

Una nuova lettera del celebre tribuno romano, di colui 
che pensò all'unità d'Italia, con Roma capitale, quattro se- 
coli e mezzo innanzi al proclama di Rimini, può conside- 
rarsi un vero avvenimento nel campo storico, e specialmente 
della storia di Roma. 

Descrivo in breve il documento, che consiste in una 
pergamena larga m. 0.46, alta m. 0.36, scritta con eccel- 
lente carattere minuscolo notarile in trentadue righi di testo, 
due della sottoscrizione, e due e mezzo dell'attergato, ossia 
dell'indirizzo all'esterno. Della rigatura a secco non rimane 
traccia; le maiuscole sono dell'ordinaria grandezza; la prim;] 
soltanto della prima parola « Amice n è molto più grande 
e decorati di arricciature, ma senza colori. L' inchiostro era 
perfettamente nero in origine, ora mostra una leggerissima 
velatura verdastra. La pergamena è segnata a tergo con un 
alano n. 50, del secolo xvn. Ora vi è aggiunta l'ar- 



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chiviazione di mia mano ArcbQvìó) Pergamene) XCVI, 
n. i. Lo stato di conservazione è buono, non essendovi che 
una lacerazione nel principio de! decimottavo rigo prodotta 
da tarme, e che ha distrutto una parola ; e vi sono altri do- 
dici forellini o tarme sparse nella pergamena, senza offesa 
della scrittura. 

Con questo passiamo alla storia estrinseca della perga- 
mena, cioè alla provenienza di essa. 

Certo è che abbiamo un originale, come rilevasi dai 
singoli dati paleografici, ed anche dalla traccia evidentis- 
sima del sigillo in cera rossa, che ne chiudeva la plicatura 
rettangolare, e del quale perciò la traccia trovasi in ambedue 
le estremità esterne della pergamena. Ora, come può tro- 
varsi nell'archivio della casa Colonna una lettera scritta da 
Cola di Rienzo al re di Sicilia ? Per rispondere ho dovuto 
richiamare alla memoria le relazioni della casa stessa con 
la Sicilia ; e da ricerche opportune ricavo la seguente spie- 
gazione, che ci conduce alla più chiara certezza. 

Marcantonio Colonna V, quartogenito del contestabile 
Filippo I, valente ufficiale nell'esercito di Spagna, agli or- 
dini di Ambrogio Spinola nella guerra di Fiandra, nel- 
l'anno 1 629, ai 26 dì aprile, prese in moglie Isabella, figlia 
di Lorenzo Gioeni Cardona erede del principato di Casti- 
glione, ricco di beni e titoli nobiliari. Essa era nata in Pa- 
lermo ai 9 dì novembre del 1603. L'antichità di questa 
famiglia Gioeni facevasi risalire a discendenza naturale An- 
gioina, del cui cognome conserva la traccia ; ma, anche 
senza ricorrere a questa origine, sta in fatto che i Gioeni 
Cardona furono de' più cospicui signori di Sicilia, oriundi 
della città di Termini, e che occuparono ahi uffici del regno. 
EJ è con quest.i qualità che si raggiunge la provenienza 
della lettera ufficiale romana. Imperocché nello svolgimento 
del regno siciliano Aragonese, dopo la pace di Caltabellotta, 
i Gioeni esercitarono uffici publici; e Perrone, primo di que- 
sto nome nella famiglia, fu proto nota rio del regno. Quando 



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Una lettera inedita di Cola dì ^ieii^o 95 

il sovrano incaricò il Gioeni di rispondere al tribuno, questi 
eseguì il mandato; ma non si affrettò a riconsegnare l'ori- 
ginale, che rimase tra le sue cme. Queste, col volgere degli 
anni, passarono ai discendenti, ed allorché Isabella fece ve- 
nire dalla Sicilia numerosi documenti relativi ai suoi pos- 
sessi dotali, ai titoli ed agli onori, la lettera del tribuno fece 
ritorno in Roma e rimase ignorata in un angolo dell'ar- 
chivio Colonnese. Nel 1347, cioè quando Cola di Rienzo 
scrisse al re di Sicilia, questi era Ludovico ma minorenne, 
sotto la reggenza dello zio Giovanni d'Aragona, fratello cioè 
dell'estinto Pietro II (1). Questo reggente, il principe Gio- 
vanni, fu accorto e valoroso nel difendere la indipendenza 
della Sicilia dalle insidie e dagli assalti del re Roberto il 
Savio, che nel regno di Napoli aveva fatto risorgere la po- 
tenza Angioina. Giovanni era duca titolare di Atene e dì 
Neopatria (ora Patradgik) e marchese di Randazzo, titoli 
che gli vengono esattamente attribuiti nel!' indirizzo, eh' è 
sul dorso della pergamena, insieme con gli uffici di gover- 
natore della nobile città di Messina e vicario generale di 
tutto il regno di Sicilia. Ciò dimostra la regolarità della prò- 
cedura cancelleresca del Comune di Roma nel medio evo. 
E con questa osservazione veniamo a un breve comento 
del contenuto; poiché la cancelleria del Campidoglio dovè 
preparare un esatto registro degl' indirizzi di tutti i principi 
d' Italia e di tutti i principali Comuni, trattandosi di una 
lettera direi quasi circolare, che il tribuno diramava a tutti 
i governanti d'Italia per lo stesso oggetto. Ho detto quasi, 
perchè il testo di ciascuna lettera doveva essere uguale per 
la sostanza del contenuto, ma non doveva esserlo per alcune 
speciali circostanze, che venivano espresse nel testo mede- 
simo, le quali convenivano soltanto a quello e non ad altro 
dei destinatari. Della quale singolare differenza abbiamo una 
importante prova nel testo appunto della lettera che io di- 

(1) V. Ferri Mancini, Manuale di genealogia &c. tav. XIV, p. 10. 



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96 G. Tomatsetti 

vulgo. Difattì, trattandosi in essa, come apparisce chiara- 
mente dal senso generale, di partecipare al reggente di Si- 
cilia ciò che si notificava a tutti, cioè la rivendicazione della 
libertà e della pace dì Roma, la convocazione di un parla- 
mento nazionale federativo in Roma, vi si aggiungevano 
però due circostanze, che non potevano essere espresse per 
altri signori e citta. L'uni era che si invocava l'aiuto dì 
navi armate per aiutare il Comune di Roma ad esercitare 
il suo diritto sulle spiaggie; l'altra era il ricordare ai Si- 
ciliani che come l'antica Roma aveva versato il suo sangue 
per liberarli dalla prepotenza del Tireo (sic) Annibale, cosi 
ora essi dovevano accorrere a difendere Roma dai propri 
nemici. Queste due circostanze convergono in una sola, che 
forma l'unica singolare importanza storica di questa lettera, 
e sulla quale perciò mi credo obbligato di chiamare l'atten- 
zione degli studiosi. Chi conosce le vicende economiche 
del Comune romano del medio evo deve sapere quanti sforzi 
abbia esso sempre fatto, da quando Brancaleone degli An- 
daló ebbe la carica di senatore (1252) fino all'età di Cola 
di Rienzo, per esercitare il governo in tutto il « districtus 
« Urbis », che formava il patrimonio vero della città. In 
questa giusta e secolare aspirazione il Comune si trovava 
di fronte od ai lati avversari irreconciliabili, quali erano il 
papato, i baroni e i risorti Comuni della provincia. Troppo 
lungo sarebbe il dimostrare questa verità; e del resto non 
è necessario per i lettori delle nostre publicazioni. I docu- 
menti dell' archivio di Terracina dimostrano la condizione, 
ostile a Roma, di quel Comune legato con amicizia a Nicolò 
Caetani, come il cav. Ignazio Giorgi dimostrò nello scrìtto 
Documenti Ttnacitusì (1), ove egli giustamente suppose che 
quel Comune avesse ricevuto una intimazione dal tribuno ro- 
mano. Ora un punto capitale era quello della esportazione 
dei grani, che i grandi proprietari, quasi tutti baroni, face- 
ti) In Ballettino d. Istillilo Storico Italiano, 1S9;, n. 16. 



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Una lettera inedita di Cola di *?(/*« jo 97 

vano per la via marittima, contravvenendo alla legge allora 
severissima dell'annona publica, e guadagnando danaro a sca- 
pito del popolo di Roma, che ne risentiva il flagello della 
carestia. Ciò rilevasi dai rapporti documentati di Roma con 
Terracina e con Corneto, due de' principali sbocchi di questo 
continuato contrabbando, che fu causa di lunghe e fierissime 
guerre. Ecco pertanto in che consisteva l'aiuto speciale, che 
Cola di Rienzo aspettava dal regno di Sicilia, una crociera 
contro i baroni contrabbandieri. 

Ancora un'altra particolarità debbo far rilevare in questa 
lettera, ed è che, trattandosi dell' invio dei rappresentanti 
della Sicilia, che il tribuno invoca per il famoso- parlamento 
del i° di agosto, si accenna con audace espressione, che in 
tale circostanza dovrà discutersi anche della dignità im- 
periale, avendo gli elettori dell'impero dimenticato di es- 
sere Ì rappresentanti del popolo di Roma. Ora, un' idea di 
questo genere merita di essere presa in considerazione, es- 
sendo l' indizio di quella profonda convinzione di Cola for- 
matasi dal suo studio sulla celebre « lex de imperio » (tavola 
in bronzo ora Capitolina), che tutti gli eruditi conoscono 
perfettamente. Riguardo alle altre forme del testo, al pro- 
fondo misticismo che regna in esso, non v' è nulla da ag- 
giungere a quanto gli scrittori critici del tribuno hanno già 
esposto. Di queste lettere quasi circolari simili alla presente 
se ne conoscono sei, due dirette a Firenze, una a Perugia, 
l'altra a Mantova, e cosi a Lucca e a Viterbo (1). Certa- 
mente questa lettera ha gran pregio storico, e merita di essere 
gelosamente conservata nello storico archivio, ove ho avuto 
la fortuna di ritrovarla. 

Ne sottopongo la trascrizione con fedeltà ortografica, ma 
ne ho sciolto le abbreviature, le quali non presentano difficoltà. 

G. TOMASSETTI. 

(1) V. Annibale Gabrielli, Epistolario di Cola di Rienzo in Fonti 
pir la storia d'Italia pubblicale dall'Istituto Storico Italiano, 1890, 
pp. 6-2 8. 



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Amice carissime. Qual iter gratis Spiritus sancti faeiente Urbs alma, 
que multis iacuerat prostrata temporibus et que domina fuerat 
libertatis, ancillata erat sub iugo miserabile servitù ti s, eiecerit mira- 
culose tvrampnidem, cuius fauces pollute sanguine populari mansue- 
seere nesciebant, vulgaris lame sproloquio ad exeellentie vestre noti- 
liam credimus pervenisse. Quod ad vestre serenitatis gaudium et no- 
titiam dariorem presens pagina insìnuatìonis nostre notifica t, et per 
ordinis seriem rem explanat. Sane in venerabili lesto Penteeosten 
proximo preterito, pius pater et dominus noster lesus Chrìstus sacro 
Romano populo dignatus est lucem veritatìs emictere, et ad cupien- 
dam amplectendamque reformationem sui robore sue sanctissime gratie 
eiusdem sacri Romani populi anìmos infiammare, dunque status ipsius 
alme Urbis et populi ac totius Romane provincie et sacre Ytalie, culpa 
pravorum et crudelium rectorum, inimo destructorum ipsius, esset ex 
omni parte quassatus in perditionem et destructionem miserabìlem, iam 
adductus adeo, quod in eadetn alma Urbe omnis erat mortificata iu- 
stitia, pax expulsa, prostrata libertas, ablata securitas, dampnata caritas, 
oppressa veritas, misericordia et devotio prophanate, quod ne dura extra- 
net et peregrini, veruni ipsi cives Romani et carissimi comitatenses et 
provinciales nostri, ad Urbem ipsam nuilatenus venire poterant, nec 
in illa manere seeuri. Q.uin imo oppressiones undique, seditiones, hosti- 
litates et guerre, homicidia, disrobationes, animalium predationes, in- 
cendia intus et extra, terra marique continue et erTrenatissime patra- 
bantur, cum magnis ipsius sacre Urbis et populi el totius Romane 
Provincie iacturis, periculis et dampnis animarum, bonorum et cor- 
porum et detrimento non modico totius (idei Christiane. Heunam quasi 
diminute et totaliter derelicte erant pcrigrinationes et visitationes ìndul- 
gentiarum et itinerum sanctissimorum apostolorum Petri et Pauli et 
aliorum sanctorum apostolorum, quorum octo in eadem Urbe corpora 
requiescunt, et ceterorum martirum atquc virginum, in quorum sanguine 
ipsa sacra civitas est fundata. Nec mirandum erat quinipsa sacra civitas 
que fidelium omniun debet esse refugium, facta erat offensionis silva et 
spelunca latronum potius apparebat. Igitur prefatus pater et dominus no- 
ster misericors lesus Chrìstus, ad preces, ut crcdimus, beatorum apostolo- 
rum Petri et Pauli, civium, principum et custodum nostrorum, misericor- 
diter «citato*, ad consolationera non solum Romanorum civium, verum 
totius Romane provincie, peregri no rum omniumque fidelium christiano- 
rum, ipsum Romanum populum, ìnspiratione Spiritus sancii, ad uni- 
tatem et concordiate revocavit, ad desiderium lìbcrtatis, pacìs et iustitie 
; et ad observationem perpetuam bone volumatis, sancte 
e deliberationis eorum, idem populus nobis, licei indignis, abso- 



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Una lettera inedita di Cola di c £(ien\o 



lutam et liberam potestatem et aiictoriiatem reformandi et conacrvandi 
statuiti pacifìcum diete Urbis et totius Romane provincie ac libetum 
prorsus atbitrìum totali ter contri isit et concessi! in pieno, pubtico 
et sollcmpnissimo parlamento ac piena concordia totius pupilli preli- 
bati. Nos autem, licei ad supportationem tanti onerls humeros nostro? 
imbecille} et debiles cognoscamus, tamen videmes apertissime quoti 
ad nos factum est istud et est mirabile in oculis nostris, et de gra- 
nosissimi Dei ac beatorum apostolorum eiui gratia et favore confisi, 
et de Romani populi, totius provincie Romane ac sacre Ytalie sequelis 
et suffragiis et vestre excelleatie presidiis spem habentes, auctorita- 
tem et potestatem prediaam devoto corde et animo virili suscepimus, 
et ad reformationem ac renovationetn iustilie, libertatis, securitatis 
statusque pacifici prefàte Urbis et Romane provincie aciem mentis 
nostre direttimi», et idem circa totani sacram Italiani prosequi inten- 
dimus viriliter et potenter et, secundum ordinem antique iustitie, iuste 
fortis et militie moderate. Ut igitur in nobis tanti Domini gratia va- 
cua non esisterei, omnes Urbis barone* et magnates et principes obe- 
dientie nostre subegimus ... et tussionibus oportunis, et de parendo 
fideliter et devote mandatis nostris, iuxta datam nobis a sacro Ro- 
mano populo, Spiritus sancti gratia, dignità tem, singulariter a singulti 
supra sanctissimo torpore lesu Christi, veneranter supra altari posilo, 
secundum capitola que ordinandi providimus, spontanea recepimus 
iuramenta. Igitur de Urbe rugata est omnts ambitio, et sic antiquati! 
iurisdictionem Urbis et iustitiam prosequentes, Domino l'avente, dispo- 
nimus prosecutionem nostrorum et Urbis turium et iurisdictionum 
antiquarum in quibusdam maritimane Ytalìc partibus, cum vestre ex 
cellentie et aliorum Romani populi amicorum honestis et iustis atlxi- 
liis atque favoribus experiri. Et quia bene apud memores Urbis stai 
gratia sancti, antique et innate dilectionis vinculum, quo fuit Siciliana 
provincia iuncta Urbi, digne duximus memorandum excelleotic vestre 
mentem. Ut dum serenitatem vestrara predictorum gloriosa memoria 
conibvet, dilectionem eamdem vefiimet et renovet inter vestfam cel- 
situdinem et nos et veltro* regnicolas et Romanos. Nam et si anti- 
quorum nostrorum atque vesirorum laudabilia gesta prospicitis, que an- 
tiquorum librorum volumìnìbus sunt autenticata et perpetuata verìdicìs, 
invenietis Urbem prò Svculis magna discrimina subivisse. Assumpto 
enim prìncipaliter per Romanos negotio cause Sycilie, Urbs nostra 
cum Annibale Ti reo odium habuit et prelia concitavi!, in quibus, non 
sine effusione multa sanguini: Romanorum, Annibalis et totius Africe, 
Roman! fuerunt perpessi varios preliorum eventus, et finaliter, cruen- 
tam licet, victoriam consecuti. Ex cuius felici recordio excitari dcbei 
et merito magnammitas vestra ci regnicolarum vota parari ad auxilia 



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G. Tomassetli 



sacri Romani popoli atque nostra capienti um plus quam cum aliìs orbis 
princìpibus aniri, in eventibus sìngulis, semper salvata iustitia, cui» 
excellenlia vestra magna. Requirinius ergo prefatam vestram celli tu- 
dinem plurimum et rogaraus, quatenus mandare placeat, quod galee 
vestre ad nostrum et Romani populi eiusque reipublice servitium sint 
patate, ut nobis in partes Ytalie supradictas, cum Spiritus sanai no- 
mine et gratia, processurìs, quando et ubi magnitudinem vestram 
exinde requiremus, nostris.Dei et beatorum apostolorum Petri « Pauli, 
quorum causas prosequimur et tuemnr, possint potenter adesse servi- 
tila, victorìosum futurum nostrum exercitum et sacram militiam se- 
cuture et participature nobiscum tenus in spartitionis disposi ti one di- 
vine gloriam et triumphum. Et placeat excellentie vestre, nobis, ad 
Urbem, duos vestros intimos ambasciatores transmictere, qui interesse 
valeant et intersint Romane synodo, que net in kalendis augusti proxi- 
mis ruturis in Urbe, audituri et visuri ea que ibi supra prefatìs ne- 
gotiis, nec minus et Romani ìmperìì, quod per eligentium in quos 
translatum extitit a Romanis, et electorum discordiam reddìisse di- 
gnoscitur ad Romanos Spiritus sancii consilnim ordinabit. Et si dictis 
festo et sinodo prefatos ambasciatorss vestros interesse tempori! bre- 
vità! impedirei, nìhilominus veniant visuri, scituri et confimi aturi, 
quod per Romanos et Ytalicos omnes net. Supra quibus reverendo in 
Christo patri et domino, domino T.[heobaldo] archiepiscopo Panormi- 
tano et episcopo Siracusano, de presenti materia inlbrmatìs, quos simi- 
li ter duximus requirendos, tamquatn nobis, si placet, serenitas vestra 
concedat impendatque benigne esaudii ioni s effettuili. 

Datura in Capita] io Urbis, ubi, regnante iustitia, in cordis equi- 
tate vigemus, die primo mensis iulii, .xv. bdictionis, liberate reipu- 
blice anno primo. 

Nicolaus severus et clemens libertatis pacis iustitieque tribunus et 
sicre Romane reipublice liberator illustris. 

[A tirgo:] Eccellenti domino Iohanni Infanti Atbenarum et Neo- 
patrie duci, Randatii marcliioni, nobilìs civitatis Messane gubernatori 
ac totius regni Sicilie vicario generali, art " 



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DOCUMENTI SUBLACENSI 



Allorché nel secolo xvi l'unione che si volle fere 
t dei monasteri di Subisco con la congregazione 
jj di Santa Giustina pose in serio pericolo il loro 
patrimonio, per le contese che aveva suscitate (i), il pro- 
curatore generale della detta congregazione, residente al- 
lora in San Callisto di Roma, credette suo dovere pren- 
dere presso di sé gran quantità di carte Sublacensi (2). 
Tornata la calma, tali documenti furono resi alla pro- 



(1) Circa questa fatto dell'unione vedi Egidi, I monasteri di Su- 
biate, Notizie storiche, 1, 175 sgg. 

(2) Una notizia di un documento che manca, che darò in appen- 
dice, ricorda appunto due monaci, germani, un certo Pietro e Macario 
che si erano rifugiali in San Callisto, i quali furono costretti a ritornare 
nel monastero Sublacense, scorso l'anno. Circa poi la dispersione dei 
documenti di Subiaco, il Minio riporta il Sommario di quelli che erano 
stati portati a San Callisto (v. Catalogo ms. del xvii sec. VI, 16, e. 104 ; 
cf. Federici, / monasteri dì Subiaco, II, La biblioteca e l'archivio, 
p. LXti e Documenti, I, il.). Più un altro catalogo del 175S re- 
gistra oltre ottocento documenti di Santa Scolastica, depositati nel 
detto archivio della Procura generale Cassìnese (ms. cartaceo LII, I; 
cf. Federici, op. cit. p. lxii e Documenti, I, x.). Un altro indice 
dell'archivio di Santa Scolastica per Isidoro de Su, in cinque volumi, 
ricorda anche documenti portati a Roma (v. to. IV, 1765-8), 1861 ; 
cf. Federici, ibid. e Documenti, I, iiii-viii). 



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102 t S. Trifone 

: jjrisi Sede(i); ad eccezione di pochi, che, rimasti nell'an- 
. tieo -archivio di San Callisto, passarono nel 1S51 in quello 
; di -San 1 Paolo fuori le mura di Roma (2). 

Quali siano le ragioni per cui furono trattenuti, non 
m'è riuscito stabilire; Cornelio Margarini (3), che, per le 
sue funzioni di prefetto di tutti gli archìvi e tabulari della 
congregazione, ebbe cura di riordinare le pergamene del 
nostro(4), non ne fa parola. Però dalla mancanza di notizie 
da un lato e dal silenzio dei monaci Sublacensi dall'altro, 
può quasi argomentarsi che, se il ricordo di tali documenti 
non era sfuggito alla memoria di costoro, un qualche speciale 
motivo dovette consigliare siffatta preterizione. 

Questo gruppo di documenti in pergamena consta di 
dieci atti pubblici e privati, di cui sette del secolo xiv (j), 
compresa una copia autentica di una bolla di Alessan- 



(1) Furono resi almeno in un'epoca molto tarda, se pure non 
voglia supporsi che molti di essi non arrivarono mai a Subiaco, perchè 
incorsero nella me Jet ima sorte dell'archivio della procura che tu di- 
strutto circa l'anno 1798, appena cominciata la Repubblica romana. 

(2) L'archivio del monastero dì San Callisto era stato sempre di- 
viso da quello della procura, ed anch'esso nel 1814 fu distrutto (v. Let- 
tera di Luigi Montanari in Breve descrizione di San Paolo, Roma, 
1900, pp. 97-9; Palmieri, Spicilegio faticano, I, 117-9). Più di quat- 
trocento mas. cartacei andarono perduti. Rimasero invece i soli docu- 
menti in pergamena con gì' indici mss. più i libri della biblioteca 
che i soldati francesi trasferirono a San Paolo, avendo essi occupato 
San Callisto. 

0) Era nato nel 1 593, professò la regola benedettina in San Paolo 
il giorno 7 gennaio 1617, fu abbate titolare, mori in San Callisto 
1* 11 febbraio 1681- Per la sua vita operosa e per le opere edite ed 
inedite vedi M. Armellini, Biblioteca Btnedictino-Casitunsìi, sive SS. Ca- 
sintnàt eoMgngationù, Assisii, mdccxxxi, I, 140-1. 

(4) In quest' occasione fece anche un indice mt., che per buona 
fortuna ci e rimasto, diviso in dodici volumi, laddove prima era in 
otto. D. Gregorio Palmieri, attuale archivista, aumentando il numero 
della divisione, intese facilitare agli studiosi l'uso di esso. 

(5) Vedi docc. 1, 11, in, iv, v, vi, ni. 



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'Documenti Sublacensi ioj 

dro IV (i) e tre dei secoli xv, xvi e xvn(2). La mag- 
gior parte non sono stati finora conosciuti, ad eccezione 
della bolla dì Alessandro IV e di un atto capitolare del 
Sublacense, per la notizia che dagli atti originali trasse il 
Federici (3). 

Considerati sotto il punto di vista giuridico-formale, _ 
essi non riescono veramente di grande interesse, poiché 
sono atti di cui abbondano in generale le raccolte diplo- 
matiche, per la provincia romana. Infatti, il 1 e in, copie 
autentiche, non fanno che richiamare l'attenzione sul modo 
di procedere alla trascrizione legale di alcuni atti e sui limiti 
imposti ai notai e sulla « potestas relevandi, publicandi, 
« exemplandi . . . atta, instrumenta... et quaslibet scrìpturas 
« alienas ». Il 11 rappresenta un atto di compra-vendita, con- 
tenente tutte le possibili cautele, derivanti dalla legge ca- 
nonica e comune, compresi gli espedienti per far ritenere 
il prezzo pattuito corrispondente a quello della cosa de- 
dotta in contratto (4). Il ni come il vi e il vii sono testa- 
menti originali, in cui alle differenti ipotesi di sostituzioni 
si aggiungono le solite interminabili liste di legati. Il iv ci 
dà l'esempio di donne che eseguono ultime volontà, anche 
senza bisogno di autorizzazione maritale e con espressa ri- 
nunzia alle garanzie concesse loro dalla legge. Il v infine, 
contenente un atto dì protesta, per l'intervento d' una terza 
persona a cui esporre le proprie lagnanze e riserve, ci ri- 
chiama agli avanzi dell' antico formalismo romano. 

Certo più ragguardevole è il contributo di notizie che 
questi documenti nella loro scarsezza offrono per le per- 
sone e per le circostanze a cui si riferiscono. Ed invero, 
essi riescono notevolmente interessanti alla storia della fa- 
to Vedi doc. 1 del 22 giugno 1256. 
(2) Vedi docc. vili, ix, x. 

(j) Vedi op. cit. Docc. I, nn. cccxxxxvn e MMcccclxxxxvim. 
(4) Cf. per notizia di simili espedienti, Perule, Storia de} diritto 
lattano, Torino, 189), IV, 564. 



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io 4 



'B. Trifone 



miglia Borghese, e proprio a quella del ramo che, passato 
per ragione d'interesse, da Siena a Subìaco, quivi svolse 
tutta la sua attività, per estendere e costituire più solida- 
mente il proprio patrimonio. Alle notizie di donazioni e di 
acquisti, dì liti e di rivendicazioni, compiute da alcuni an- 
tenati dì questa famiglia, si aggiungono conseguentemente 
anche parecchi dei loro nomi, per mezzo dei quali riesce 
possibile stabilire uno schema di genealogìa che, partendo 
dal 1329, giunga al 1363 (1). Ho cercato di ricomporlo 



1 

INDIZIO 


1 
NICOLA 


1 
(Fljli»?) CIOV 


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1-9-48) {,) 


0ì4'-l*) ("> 


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n») | 

CRISTOFORO 
('34") (■>) 




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1 




■('M")W 


.ipo«JìFtor«( 7 ) 


PIETRO 






CiJ«j) <*> 


05*0) C'ì) 
(Vescovo di Itti) 




GIACOMO 


(H*l) M 








1 1 1 

GIACOMO PIETRO AGOSTINO 






fiM*)('S) t'14») (i<) 0(4») (■:) 



(1) Per questo piccolo studio mi son servito anche della notizia 
di cinque documenti dell' archivio dì Subiaco (v. Federici, op. cit. 
Documenti, I, nn. mxxxii, de) ijji, gennaio 28; kxxxxvi, del 13)1, 
febbraio 17; iiclxxxvlu, del IJ41, giugno 4; mccccxxx, del i}>9, 
aprile 27; ucccclxxvj, dei I)6l, settembre 7). L'indicazione poi 
degli anni che s'accompagnano ai nomi rispettivi, e la prima e l'ul- 
tima menzione diplomatica. 

(z) Tiezzo che si d.i per il capostipite della famiglia Borghese fu 
padre anche di Ben incisa, Jal quale si formò un altro ramo, da cui 
discende santa Catarina da Siena (v. A. Capecelatro, Storia di sanili 
Catarina da Sima e drì papato del suo tempo, j* ediz. Roma, mdccclxxxvi, 
pp. 26 e 510 sgg.). Tiezzo fu anche padre di Bencivenne, questi di 



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'Documenti Sublacensi 105 

alla meglio, nel modo che espongo, chiarendo qualche dubbio 
e colmando all'uopo qualche lacuna. 

Borghese e questi alla sua volta del nostro Giczio, il quale nome 
prende anche quest'altra forma di Bizzo, Gizzo, Geczo, Ghezzo. 

()) Vedi documenti u, 111 e Federici, ibidem, nn. mxxxii, mxlvi, 
MCLXXXvm. Vinduzio vieti anche chiamato Beno accio, Binduccio, Me 
juccio (cf. Palmieri, Introiti ed esiti di Niccoli II!, Roma, 1689, p. 57 
in nota). Egli e conosciuto per il condottiero delle soldatesche di Colle 
d'Elsa contro il re dei Romani (cf. Visconti P. Ercole, Città e fu- 
mighi nobili e celebri dello Stato pontificio. III ; L. Vicchi, Villa Bor- 
ghest nella storia e nella tradizione del popolo romano, i m ediz. Roma, 

1886, P . 1 5 i-a>. 

(4) Vedi docc. 11, ut, iv, v dal quale ultimo risulta che Flora, ri- 
masta vedova di Vindu/io fin dal 1 $59 (Federici, n. mccccxxx), era 
passata a seconde nozze col cognato Nicola, fratello del defunto ma- 
rito. Vedi anche in Federici, Documenti, I, mxxxii, mxxxxvi, 

MCCCCV.XX, MCCCClxXYH. 

(5) Vedi docc. in, vi. 

(6) Vedi doc. ili. 

(7) Vedi docc. 111, vi. 
(8-9) Vedi doc. vii. 

(10) Vedi doc. 111. Nicola illegittimamente sposa Rita dì Giacomo 
del castello d'Alile, dalla quale ha un tiglio per nome Antonio, e un 
altro nel 1548, settembre 18, eragli per nascere. Checché ne sia, eetto è 
che egli diviene marito anche della cognata Flora, vedova del fratello 
Vinduzio prima dell'anno 1361; vedi documento v e il verso del do- 



(11-12) Vedi doc. in. 

( 1 3) È mollo probabile che il Pietro, figlio di Cristoforo, il quale 
fu vescovo di lesi circa l'anno 1380 (Eubel, Hierarchia cath., p. 74}, 
fosse figlio di questo Cristoforo che è ricordato nel 111 nostro documento. 
Anche l'epoca corrisponde benissimo, per cui ho creduto aggiungere 
Il suo nome alla genealogìa, quantunque non risulti dai nostri do- 
cumenti (v. Vicchi, op. cit. p. 151). 

(14-15) Vedi doc. ut. 

(t6) Vedi ibidem. Questo Pietro avrebbe diretta l'impresa d'Arci- 
dosso contro i conti di Santafiora, nell'anno 1(79 (v. Gigli, Diarù 
Senese, p. 166; cf. Vicchi, op. cit. p. 152). 

(17) Ibidem; cf. Vicchi, ibidem. 



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ioé C B. Trifone 

Più che altro queste carte si riferiscono alla vita dei 
monasteri Sublacensi; e si possono distìnguere in due 
gruppi, corrispondenti a due differenti perìodi di storia del 
Sacro Speco e di Santa Scolastica ; a quello cioè di disso- 
luzione e di rilassamento ed a quello di riorganizzazione e 
di sviluppo artìstico, morale ed economico. 

Infatti, il v documento ci ricorda un caso interessante 
del mal governo fatto da quell'abbate Corrado, discendente 
dai marchesi di Ceva (i), che, avendo avuto per intrighi 
la dignità abbazìale, tanto arbitrio usò nell'amministrazione 
dei beni dei monasteri, da suscitare lo sdegno di Giacomo 
da Ravenna, priore e amministratore del Sacro Speco (2), 
che, nell'interesse della comunità, fu costretto a solenne- 
mente protestare contro gli atti arbitrari di lui (3). 

Gli altri documenti invece ricordano gl'infiniti atti di 
pietà ed i frequenti lasciti che i Sublacensi e specialmente 
gli antenati della famiglia Borghese fecero a favore dei mo- 
nasteri; allorché, cacciato per volere del pontefice e dei 
monaci Corrado (4), e sostituito a lui Bartolomeo (5), co- 
stui tenne il governo con amore e saggezza, togliendo dal- 

(1) Vedi P. Egidi, op. cit. p. 127 e Serie degli abbati, p. 215, 
n. 47, «tra il 12 gennaio e il 4 marzo 1360; rinunciò il 23 marzo 

«IJÓ2». 

(2) Vedi P. Ecidi, ibidem, n. 46; però come vicario generale 
(27 gennaio 1 360). 

(3) Vedi doc. v. 

(4) Vedi Egidi, op. cit. p. 127. 

()) Ibidem, p. 127 sgg. e Serie degli abbati, p. 216, n. 48 
«Bartolomeo da Siena, 1 maggio, 136;, 28 settembre 1369». A que- 
st'abbate si devono la ristaurazionc della chiesa di Santa Scolastica e 
le pitture delle pareti, fatte eseguire da artisti, probabilmente senesi, 
nonché forse la cappella istoriata di San Gregorio di cui si fa spe- 
ciale menzione nel in dei nostri documenti, ed altri lavori secondari, 
ai quali i fedeli concorrevano colla donazione u prò opere » (cf. P. Egidi, 
op. cit. p. t(0; F. HermanIn, anche iti / monasteri di Subloco, Gli 
affreschi, p. 513, e molti documenti circa quest'epoca in Federici, 
op. cit.). 



, v GoogIe 



'Documenti Sublacensi 



l'abbandono quei sacri luoghi e contribuendo in ogni maniera 
a restaurare il patrimonio artistico ed economico dei due 
monasteri e a ricondurre questi ultimi all' antica grandezza. 
Questo in breve è il contenuto delle carte di cui in 
parte do il transunto ed in parte la notizia (i), che var- 
ranno ad accrescere la mole considerevole dei documenti 
finora conosciuti pel Regesto (2) e per la Notizia del Fe- 
derici (3) ed a confermare quanto P. Egidi (4) dice sulla 
storia dei monasteri Sublacensi. 



I. 

Anagni, 1256, giugno 22. 

Alessandro IV assegna molte chiese e possessioni al- 
l'infermeria del monastero Sublacense. 



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. Odimi! 




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Puiio Balla 


di Tibur 


e (9) curi. 



(1), Completerò U notizia documentaria con indicazioni e me- 
morie di documenti, non piti esistenti, che rilevo dall'Indice nis. del 
Margarini. 

(2) 11 Regalo Subfacerue del secolo XI pubblicato a cura di Allodi 
e Levi, Roma, mpcccxxxxv, da questa R. Società rom. di storia patria. 

(i) Vedi Federici, / monasteri di Subiaco, li, Roma, a cura e 
spese del Ministero della pubblica istruzione, 1904; vedi anche Kkhr, 
Italia pontificia, II, 8} sgg. 

(4Ì P. Egidi, I monasteri di Subiaco, I, Roma, a cura Sic. come 
sopra, 1904; nello stesso volume G. Giovandomi ne studia L'ar- 
chitettura; F. Hermanin, Gli affreschi. 

(0 La badia e curia Sublacense ebbe giudici fin dal 1294, vedi 
Federici, op. cit. p. lxvi. 

(6) Conosciamo dal ili di questi documenti, del 1)48, un altro 
economo e procuratore del Sublacense, a nome Francesco de Marciano. 

(7) Cf. Federici, op. cit. l'Indice dei notai, p. 456. 

(8) Id. ibidem, p. 447> 

(9) Id. ibidem, p. 458. 



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7L Trifone 



Nel xino dilla 



Alexander IV episcopus ser. serv. Dei, abbati et conventui mona- 
steri! Sublacensis ad Romanam Ecclesiam nullo medio pertinenti*, 

Penurie infirmane monasteri vestri providere votentes, Sancii 
Quinti de Anticulo et Sancti Blasii de Kaiano Anagnine{;); Sanai 
Angeli de Preti lati (4), Sancii Stephani et Sancti Sebastiani Prene- 
stine(i); Sancte Marie (6) et Sancti Iohannis de Pesculo Tìburtine 
dioecesis et Sancii Veneri! de Rocca Cantorini ecclesias cuni perti- 
nentiis ac bonis earundem in perpetuum concedimus. 

Datum Anagnie, .x. kalendas iulii, poni. n. anno .11. 

« Devotionis ve 



(1) Federici, op. cil. p. 4ii; il quale sari fratello di Cicco di 
Gizio di Vallefredda, nominato in seguito, di cui non parla Federici. 

(2) Id. ibidem, p. 456. 

(5) Queste due chiese di San Quinto e San Biagio erano state 
conferite dal vescovo di Anagtii, come di suo diritto; ma papa Ur- 
bano IV mette le cose a posto, rendendo nulla questa collazione, per- 
chè era stata fatta in danno del mon. Sublacense, al quale spettavano, 
per il privilegio di papa Alessandro (v. Federici, Documenti, 1, 
n. ccccvii, del 14 ottobre 1265). 

(4) Una «cella S. Angeli in Petralata » è ricordata nel privilegio 
di Leone IX 'Rtg. Subìae. p. 55, n. 21, del ji ottobre, 1051) e in un 
altro documento del sec. xii (.ibidem, p. 214, n. 18;): In Pallianum, 
«territorio Anagnino, monasteria trìbus, unum S, Angelo in fundum 
« Petra lata &c. ». La prateria « Prata lata » fu chiamala Pietra lata. 
Essa e comune a tre altre tenute che corrispondono tutte sulla via TÌ- 
burtina, dal 2 n al 6" chilometro; vedi Tomassetti, Dtìla Campagna 
Remano, in questo Ardirne, XII, 41 e XXX, 351. Pratalata poi è 
anche un cognome ordinario in Roma (ibidem. XXX, 551 e nota). 

(5) " In Campania, territorio Prenestino, ad castro Trebana, duo- 
nbus ecclesiis, una vocatur S. Maria, alia S. Stephanum», giù appar- 
tenenti al Sublacense, fin dal xil sec. (v. Reg. Sul'lac. p. 224, n. 185). 

(6) Una « ecclesia S. Marie in territorio Tiburtino » era in pos- 
sesso del Sublacense fin dal 998 (v. Rtg. SublaC. p. 18, n. 1 2, privi- 
legio di Giovanni XII). 



, v GoogIe 



'Documenti Sublaceiisi 



II. 
1329, maggio 17. 
Giovanna, moglie del nobile uomo Petruzio dì Abba- 
tello, veode una terra, posta nel territorio del castro Sub- 
lacense, « in loco qui dicitur Vocca de cona », a Vinduzìo 
di Geczio da Siena, abitante di Subiaco, ed a Flora moglie 
di questi, per quattro libbre di denari senesi. 



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1 perdimene, in modo eh 
















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Mgno: . Ijl,. Sublie 


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«V«ci de coni fidi per VinJurium Gitili Buigctl de Stnii 1 ìoWiu more Pelrutil •■ 
►fi Anno Domini .M.CCCXXIX. indici. .Xiv., mensis madii die .XXVII. 
Nobilis lohanna, uxor nobilis Petrutii Abbatelli habitatoris castri Sub- 
laci(i), tamquam heres ed. nobilis Orlandi Raynaldi Bonis de Sub- 
iaco, vendidit Vindutio Gectìi Rurgesi de Seuis et Fiori uxori ipsius 
Vindutii, habitatoribus castri Subiti, quandam terrani positam in ter- 
ritorio castri Subisci, in loco qui dicitur Vocca de (Iona (2), iuxta 
rem Benedicci Chrispiniani a duobus latetibus, iuxta rem monasterii 
Sancte Cleridone de Sublaco(j) et iuxta viani; prò prctio .tv. libr. 
den. senensium; sub pena .xxv. libr. den. senensium. 

Actum in castro Sublaci, in contraia Prete sprecate, in domo 
Mathei lohannis Nicolai; presentibus tcstibus Oddone de Cerbaria, 
lacobelle Conestabilis, Cicco Bonomutii Pectinarii(i) de Subiaco. 

Angelus lacobi lohannis Symonis de Subiaco imp. auct. nota- 
riu S (i) [M.]. 

(i| Altri documenti di questa famiglia si hanno dall'archivio di 
Santa Scolastica (Federici, Documenti, l,n. mlv, del 20 ottobre 1332, 
n. MLXXiu, del 15 ottobre, 1333). 

(1) La località « Vocca de cona » è presso Cave. 

(3) Un cenno storico di questo monastero è in Federici, op. cit. 
p. XLIV; vedi anche ivi Indice dei fondi, p. 437. 

(4) Oggi illustre casato; v. Federici, op. cit. p. 423 tra le Fa- 

(5) Cf. Federici, Indice dei notai, p. 447, 



, v GoogIe 



C B. Trifone 



III. 
1348, settembre 18. 
Nicola del fu Giczio Borghese da Siena fa il suo testa- 
mento. Stabilisce erede di tutti i suoi beni di Siena il fra- 
tello Giovanni, di quelli di Subiaco la cognata, Flora, ed 
esecutori testamentari Guglielmo da Stroncone, priore del 
Sacro Speco, il priore di San Domenico di Siena e la detta 
Flora. 

alarli Peiri Btraomuiii Pedinarli de Suolato (i), imo. ino. MUrin, uui habcn. potè- 



Ycoaiml et procuratoria mon. loci Specua 5. Benedigli de Subiaco (j), de 


verbo 


rburo scripai rf publicavi mi proroeoltum acriptum crai ci nbsculun-i una e 




llctcmtii ci nomila Nicol» Pedinar! (4). lacobo de Hal]iino(c), htbiia 


torit-u. 


I, launt m.g. HijniHi(É)« Nicolao O-Moriiiì de Subiaco (7). Frater Fra. 


i.-iacia 



.aui. (M.).. 

►ì< Anno Domini .m.ccc.xlviii., indìct. .1., niensìs septembris 
die .xviii. Nicolo ed. Gictii Borgesi de Senis, nunc habitator Sublaci, 
test a me munì in hunc modum facete procuravi!. In primis elegit sibi 
sepulturam ob reverentìan, ss. patris Benedicti in loco Specus de 
Subiaco (8)-, teliquit prò anima sua ac Floris cognate, uxoris ed. Bìn- 
nutii tintoria de Senis, habitatoris Sublaci, fratria testatotis, quanti- 
tates pecunie dande prout inferius continetur: loco Specus prò opere 
cuiusdam tribune que debet fieri in dieta loco fior, auri .C, quoddam 
fraginale, positum in territorio Sublaci, ubi dicitur ti Fraginali, iuxta 

(1) Cf. Federici, op. cit. p. 459. 

(2) Prima di lui fu vicario generale Giacomo di Ravenna (Egidi, 
op. cit. p. 215, nell'anno 1560). 

(j) Vedi anche doc. 1, p. 107, nota 6. 

(4) Cf. Federici, Indice dei notati, p. 455. 

(5) Id. ibidem, p. 451. 
' (6) Id. ibidem. 

(7) Id. ibidem, p. 455. 

(8) La tomba dei Borghesi, abitanti di Subiaco, era nel Sacro 
Speco, come si rileva anche dal documento vii. 



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'Documenti Sublocatisi 



rem heredis Macthei seu Gemme eius uxoris et viam publkam a Juobus 
lateribus, reservato usufrutti! Fiori, tempore vite ipsius, ipsa mortila, 
fraginale deveniat ad locum predtctum; monasterio Sublacensi prò 
ystorìa beati Gregorìi, et picturó fiendis ipsius ystorie in ipsa cappella 
Sancii Gregorìi hedificata in dicto monasterìo (i), libr. .XIV. den. 
senensium; loco ecclesie 5. Franciscì de ordine Minoium de Sub- 
laco (?) libr. .v. den. senensium, ecclesie S. Andree de Sublaco (;) prò 
opere libr. .viti. den. senensium, ecclesie S. Petri (4) prò opere soli. .e. 
den., ecclesie S. Iohannis (5) soli, .e prò opere den. senensium, ec- 
clesie S. Martini (6) prò opere soli, .e den. senensium, ecclesie S. Marie 
de Sublaco (7) prò opere soli. .e. den. senensium, loco Murre de 
botte (8) soli, .e den. senensium prò opere, hospitali S. Andree quod 
est ultra pontem (9) libr. .111. den. senensium prò opere, hospitali 
S. lacobi ( io) et S. Nicolai de Sublaco prò opere fior, aurì .1. prò quo- 

(1) Evidentemente, qui si parla della cappella dedicata a san Gre- 
gorio the tutt' ora è annessa alla chiesa di Santa Scolastica, dalla 
parte sinistra presso il cimitero (v. G. Giovannom, op. cit. pp. 347-8. 
nota t, più la pianta della chiesa di Santa Scolastica del xm secolo 
[con le aggiunte del Jtiv e sv], pp J31-2). In essa però non rimane 
alcuna trateia di pittura the ricordi un fatto della storia di san Gre- 
gorio, di cui si fa menzione nel nostro documento; perche lo stucco 
ed il marmo finto, attaccatovi nel secolo xvm {v. Giovannoni, ibidem, 
p. J49), ne copron le pareti. Se quindi queste pitture furono latte, giacche 
si parla di una storia di san Gregorio the si doveva fare, esse forse 
furono eseguite a tempo dell'abbate Bartolomeo III (v. Giova nnoni, 
op. cit. p. 54H e nota 2). 

(2) Un altro abbate, Bartolomeo II(iji8-4}). aveva fatto edifi- 
care a spese del monastero un convento ed una chiesa deditata a 
san Francesco per i Francescani. E Pietro di Tivoli, ricordato nel vi 
di questi documenti, ne fu guardiano (v. Federici, op. cit. Indice 
dei fondi, p. 427). 

(5) Cenno storico di questa chiesa in Federici, op. cit. p. xlviu 
e Indice dei fondi, ibidem, p. 427. 

(4) Id. ibidem, pp. XLVI e 427. 

(5) Id. ibidem. 

(6) Id. ibidem, p. 427. 

(7) Id. ibidem, pp. xlvi e 427. 

(8) È lo stesso che il monastero di Santa Maria o San Lorenzo di 
Morra di botte (Federici, op. cit. pp. xlvii e 427). 

(9) Vedi Federici, id. ibidem, 
(io) Id. ibidem. 



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'B. Trifone 



libct, hospitali S. Honufrii de Subisco fior, auri .1-, dericis de Subisco 
tam prò cera quarti prò obsequio fior, auri .1., lacobo presb. ecclesie 
S. Andree prò scunlatico soli. .XXV. den. senensium, monachis mon. 
Sublaccnsis prò cera et tommatieo fior, auri .1., prò male ablatis incerris 
libr. ,xxv. den. senensium, cuilibet vicino suo a domo ed. Pistilli usque 
ad domutri ed. Cecie Gregorecte inelusive prò qualibei domo soli. ,v, 
den. senensium; legavit lacobo lohannis Gictii Borgesì de Senis, nepoti 
ipsius testatoris, fior, auri .e, Antonio diro naturali ipsius nato ex Rita 
laeobi de castro Afilis fior, auri .l., ventri Rite si ad lucem perve- 
ncril fior, auri .{.., si non pervenerit, darì loco Specus de Sublaco, 
Rite laeobi libr. .x. den. senensium, Antonio ed. Geronimi, nepoiis 
Floris, cognate testatoris, fior. .L. et quamdam domum que olim fuit 
Lucie ed. lohannis Gervasi positam in Sublaco in parrochia S. Andree, 
iuxta rem heredum lohannis Gregorecte et viam; loco Specus prò 
anima Binnutii tintoris ed. fratris testatoris et mariti Floris, quandam 
domum, positam in castro Subisci, olim lohannis Synìballi, in parro- 
chia S. Andree, iuxta viam et reni testatoris, que ed. fuit lohannis 
de Roma, ipsa mortua, devolvatur ad Specum; Rise Benedicte Gecze 
fior, auri .1. : de bonis in Senis lohanni ed. Gìczii Borgesi de Senis, 
fratri germani testatoris fior. .e. auri, Petro lohannis flor. auri e, 
Christoforo ed. Boneventure de Senis, nepoti testatoris, fior, auri .e, 
fratri Agustino ed. lohannis de Geczo de Senis de ordine Predicatorum 
rlor. auri .e; volens quod si predìcti de Senis, frater et nepotes, essent 
defuneti absque liberis de legitimo matrimonio natis, de predieta quan- 
titate ematur quedam possessio. Instituit heredes in bonis que habet in 
civitate Senarum Iohannem fratrem eìus, Florcm in bonis que habet 
in Sublaco et castris abbatie Sublacensis, dix.it se teneri Cecco mag. 
l'etri de Civitate Castelli .xxiv. libr. den. de eortinensibus. Constituit 
execulores et fidei commissario! fratrem Guilielmum de Stroncone, 
priorem Specus et priorem loci S. Dominici de Senis et FIctrem eros 

Actum Sublaci in domo testatoris, presentibus testibus Cieco Ni- 
colai Donati, Mactheo de Verdura, Mactheo Pepicela, Cola Varense, 
Maellieo lohannis Gregorecte, Cola Fioriti de Sublaco et Berardo 
Nanne de l'ileo habitatoribus Sublaci. 

Petrus Bonomutii de Sublaeo notarius(i). 



(i) Vedi Federici, op. i 



, v GoogIe 



'Documenti Sub/accusi 



IV. 

1 361, luglio 26. 

Flora da Siena, esecutrice testamentaria del cognato Ni- 
cola, investe Giacomo da Ravenna, priore del Sacro Speco, 
del possesso di un farraginale, posto nel territorio di Su- 

biaco «in loco qui dicitur Subsancti » e di una casa nella 
contrada detta « lu Ponte delle mole ». 



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►il Anno Domini .m.ccc.lxi., indici. .xiv„ de mense iulii die .xxvi. 
Flora, olim de Senis et none habitatrix castri Sublaci, habens quoddam 
farraginale positura in territorio d. castri, in loco qui dicitur Subsancti, 
iuxtt rem Andrcc de Collibus, rem Petri Colicti, rem Masii de Pu- 
sano, viam publicam, et unam domum positam in d. castro Sublaci in 
contrada que dicitur lu Pome delle mole, iuxta rem ipsius Flore a 
Juobus lateribus et viam publicam ; quam domum et ferraginale Nicolo 
olim de Senis et lune habitator Subisci in ultimis constitutus relìquid 
monasterio Specus Sancii Benedirti de Sublaco, ut apparet in testa- 
mento condito per ìpsum Nicolo, scripto manu ed. notarii Petri Bo- 
nomutii de d. castro, relevato et transumptato manu ed. Nicolai 
Peaenarii de d. castro, filli olim dirti not. Petri; volens exequi testa- 
mentum, dedit, cessit Fratrì Incubo de Ravenda, priori d. monasteri 
seu loci Specus (1), recipienti vice et nomine d. monasterii supradictum 
ferraginale et domum ad habendum, tenendum. Sub pena .JtXV. libr. 
den. senensium, prò medietate danda curie Sublaci et prò alia ipsi 
Specui. 

(1) Son ricordati due priori del Sacro Speco in questi documenti, 
Guglielmo de Stroncone del 1 348 (doc. m) e questo Giacomo dì Ra- 
venna che fu anche vicaria generale del Sublacense (v. P. Ecidi, op. cit. 
Serie degli abbati, p. li j, n. 46). 

Archivio della R. Società rnmana di noria piriti*. Vcd. XXXI « 



, v GoogIe 



*B. Trifone 



Acuirti in predìctis domo et fetraginali apud d. castrimi Subisci ; 
presenti bus testìbus Butio Raynaldi, Benedicto Andree Perugini, Ho- 
nufrìo de Camarta et lohanoe de Aratio habitatoribus Subisci. 

Angelus lacobì Berardi de Sublaco imp. auct. notarius et inde* 
ordinario). [S. T.j. 



V. 
1361, agosto 21. 

Giacomo da Ravenna, priore dèi sacro Speco, innanzi 
a fra' Pietro di Tivoli, guardiano dei Minori di san Fran- 
cesco di Subiaco, per salvare i diritti del suo monastero 
su un ferraginale, donatogli da Nicola da Siena, protesta 
contro un arbitrato tirannico di Corrado, abbate di Santa 
Scolastica. 



vj< Anno Domini, .m.ccc.lxi., indici., .XIV., de mense agusti, die ,sxi. 
Fra ter laeobus de Ravenna, prior et monachili Specus Sancii Bene- 
dilli de Sublaco, prò se et nomine monasteri Specus, corani fratre 
Petro de Tibure, guardiano loci Minorum sancti Franciscì de Sublaco, 
exposuit dicens quod .cum per ed. Nicolo de Senis, habitatorem ca- 
stri Sublaci, in ultima voluntate relictam fuisse predicto monastero 
proprietatem cuiusdam ferraginalis, positi in territorio Sublaci in con- 
trada que dicitur Subsanti, iuxta reni Andree de Collìbus, rem Masii 
de Pusano, rem l'etri Calipti, viam publicam, ut demum eidem mi*. 
datam fuisse per Florem uxorem et heredem dicti ed. Nicola de Senis; 
tenentes prior et monachi Specus uti iuribus que liabebant in ferra- 
ginale predicto, metu Corradi, abbatis Sublacensis, propter nimias et 
crudeles minas quas idem Corradus, non tamquam bonus pastor et 
abbas, sed tamquam tyrandus et lupus rapas, ìpsis monachi: continue 
mtnabatur, immo huius prò timore a pernione huius ferraginalis ces- 
ti) Cf. Federici, op. cit. Indice dei notai, p. 447. Questi 
estese altri tre dei nostri atti (v. docc. v, vi e vii). 



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•Documenti Sublacensi r e s 

saba Dt et frater Corradus, more tyrandico, asserena se arbimim ele- 
ciura a Flore ex una parte et a Petro de Scnìs et Frandshino ex parte 
altera in questione, qui dicebantur esse inter partes ferragtnalis, iuxta 
auctoritatem quatn pretendebat habere a partibus supradictis, iniqua 
sententia declaravit, adiudicando ferraginale dictis Petro de Senis et 
Fra.nrish ino, eandemque sententiani executioni mandando, priore et 
monachis absentibus, ignorantibus et ad predieta minime requisitis. 
Idcireo prior, videns quod gravatimi atque dampnum resultabat ex 
istis, prò se et nomine monachorum, protestatus fuit de iurìbus eidem 
monasterio ac monachis p re: end enti bus in ferraginale ac dixit quod 
sententia et executio per ipsum abbatem Coir aduni ac missio in pos- 
sessione ferragmalis, concessa diclis Petro et Francishino, non valeat 
in futurum; quod sint monasteri^, priori et monachis reservata omnia 
iuta. Interposta fuit predtcta protestatio coram fratre Petto, in domo 
mei notarti, presentibus testibus Iohanne de Arano, Matheo Stepha- 
nutii et Berardo Pascalb de Cellis habitatoribus Subisci. 

Angelus lacobi Berardi de Sublaco imp. auct. notarius et iudex 
ordinarius. [S. TJ. 

VI. 

i}6}, giugno 22. 

Flora da Siena fa testamento. Costituisce erede univer- 
sale il nipote, Antonio del fu Gerolino, ed esecutori testa- 
mentari Giacomo, rettore di Sant'Andrea, Giovanni di 
Anagrii e Giacomo di Subiaco e lascia al Sacro Speco ìl dì- 
ritto di possesso su di una vigna, posta nel territorio di Su- 
biaco « ubi dicitur li Cesali », se Antonio, suo nipote, 
muore senza figli legittimi. 



►£< Anno Domini .m.ccclxih., indici. .1., de mense iunii, die .xxii. 
Flora de Senis, habitatrìx Sublacì, testamentum in hunc modum facete 



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'£. Trifone 



procurava. In primis reliquid prò anima sua libras den. senen. j.., de 
quibus darì voluit et manda vìt prò missis obsequii sui soli. -C. den. 
senen.; mooasterio S. Scolastice de Sublaco prò reparatione ecclesie 
soli. -e. dei].; ecclesie S. La urenti] de Morra buctis (i) prò opere 
soli. .XX.; ecclesie S. lohannis de Arcu prò opere soli, .x.; ecclesie 
S. Francisci de Sublaco prò opere soli. .xl.; et soli. .X. reliquid guar- 
diano qui predìcabit; ecclesie S. Andree de Sublaco prò reparatione 
campanarum(2) soli. .e. den.; clericis de Sublaco prò obsequio suo 
soli, .xx.; ecclesie S. Andree predicte prò scunkiico soli. >xx.; mona- 
sterìo Subisci prò tommatico soli, .xx.; prò missis soli. -X ; presbiteris 
ecclesiarum parrochialium castri Sublaci, videlicet lacobo, rectori S. An- 
dree (}), archi presbitero ecclesie S. Marie de Sublaco, rectori ecclesie 
S. lohannis et rectori ecclesie S. Martini et Petro Nardi, prò missis 
soli. .x. per quemlibet; Benedicto nepoti magistri Petri Gratiani et 
Paulo de Perusio prò missis soli. .x. per quemlibet; hospitali S. Marie 
Magdalcne de Cerbaria (4) prò opere soli, .x.; hospitali S. Marie de 
Sublaco prò opere soli, .x.; hospitali S. lacobi de dicto castro prò opere 
soli, .x.; frateruitati S. Antonii soli. .X.; fraternità!! ferrariorum soli, .x.; 
fraternitati sutorum soli, .x.; fraternitati S. Spiritus soli, .x.; frateruitati 
S. lacobi de Alto passo soli. .X.; hospitali S. Honufrii de Sublaco prò 
opere soli, .x.; filiis Fideboczo soli, .xl., videlicet Cole, Antonio et 
Angelo; matri predictorum filiorum unum guarnellum et unam man- 
ti lem e um panno prò capite; vicinis suis ab utraque parte vie, nume- 
rando a domo sua usque ad domum Laurent» Pipicele, soli. .11. per 
quamlibet domum ; pauperibus .x. libr. den. senen.; loco Specus S. Be- 
nedica prò cisterna tienda {;) soli, .xl.; uxori lohannis Paniere soli. .v. 
Huius sui ultimi testamenti exeeuiores Iacobum rectorem ecclesie S. An- 
dree et predictos lohannem de Anagnia et Iacobum Berardi de Sub- 
laco; quibus reliquid lacobo soli. .xl. et cuìlibet aliorum executorum 
soli. .XX. Instituit universali™ heredem Antonium ed. Gerolini, ne- 

(1) Detta anche di Santa Mari» di Morra di botte (v. Federici, 
op. e loc. cit.). 

(2) Questa riparatone forse fu causata dai terremoti, che furono 
frequenti e dannosi in quell'epoca (v. P. Ecidi, op. cit. pp. 114 e 125). 

(3) Ricordato anche nel doc. HI. 

(4) Vedi Federici, op. cit. Indice dei fondi, p. 422, sotto il 
nome Ce r vara. 

{5) Verosimilmente questa notizia si riferisce alla cisterna che fu 
fatta nell'anno 1385 sotto il governo dell' abbate Francesco li di Padova 
(v, P, Ecidi, p. 216, Serie degli abbati, n. 49 e G. Giovandomi, 
op. cit. pp. 401-2). 



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Documenti Sttblacensi 



potetti smini, eum iure ìstìtutionis, et voluit quod si Antonius deci- 
derei «ine legìtimis filiìs, vinea sua, posila in territorio Sublaci, ubi 
dicitur li Cesali, iuxta rem Mathei Stephanutii, rem Petrutii Petri Cohi, 
rem lohannis de filiis Riferii, esse debeat monasteri Specus S. Be- 
nedici de Sublaco, et terra, posila in territorio Sublaci in contrada 
ubi dicitur Cangianti, esse voluit ecclesiarum S. Andree de Sublaco 
et S. Antonii de dicto castro. 

Aetum in castro Sublari, in camera ecclesie S. Andree; presen- 
tì bus testibus fratre Laurentio rect ore ecclesie S. Petri de Sublaco (i), 
Gradano Petri Migri, Meo filio Butie, lohanne della Furesta, Antonio 
Centunculi, Butio Andree lacobi, Antonio Tholomei, Butìo Raynaldi 
et Petrutio magistri Nicolai Rodi. 

Angelus lacobi Berardi de Sublaco imp. auct. notarius. [S. T.]. 



VII. 

i (6j, agosto il. 

Antonio del fu Gerolino da Siena fa testamento. No- 
mina esecutori testamentarii Giacomo, rettore della chiesa 
di Sant'Andrea di Subiaco, Matteo Ripicchiano, suo suo- 
cero, Petruzia sua moglie usufruttuaria, erede universale 
suo figlio Giacomo, e lascia il diritto di proprietà al Sacro 
Speco su tutti i suoi beni, se Giacomo muore senza figli 
legittimi. 






bl.fi, S. Specus 

liti! defederei ti 

: •!)£]. Sabini 
I. Icgtrt.nl... 



►Jt Anno Domini .m.ccx.lmh, indici. !.. de mense agusti, die Ai- 
Anton ius qd. Gerolìni de Senis, habitaior castii Sublaci, testamentum 
in hunc modum làcere prucur.ivit. In piiniis reiiquid |<>o anima sua 

(i) Questa chiesa prima Tu governata da priori, poi da rettori. 
Un Lorenzo, rettore dì San Pietro di Subiaco. comparisce in questo 
anno i)6j, prima quindi dell'indicanone del 14(1, tornitaci da un 
altro documento dell' archivio di Subiaco (cf. Federici, pp. xlvi e 427 
nell'Indice dei fondi). 



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©. Trifone 



libr. den. senens. .XXXI.; de quibus prò cera sui obsequii libr. den 
senens. .vi., clericis de Sublaco soli. .XX., ecclesie S. Andre*: de Sub- 
loco prò opere soli. .XX., eidem ecclesie prò scunlatico soli. .X., mo- 
nasterio Sublacensi prò missìs et tommaùco soli. .XX., eidem mon. prò 
opere soli, .xx., Specui prò opere fior, auri .t., ecclesie S. Laureati de 
Morra buctis prò opere soli, .x., ecclesie S. lohannia de Arcu prò opere 
soli. .X., cuilibet ecclesie parrochiali castri Subisci prò opere soli. .X. 
per quamlibet, hospitali S. Antoni: de Sublaco soli. -XX., cuilibet ho- 
spitali d. castri prò opere soli. .x. per quodlibet, illi qui faciet fovea m 
corporis sui mortui soli, .e, illis qui portabunt eum ad monasteri uni 
soli. .X., hospitali S. Marie Magda lene de Cerbaria prò opere soli. X., 
Coleboczo soli, .xl., Antonio Bo«i soli, .xx., Gemme matri predi- 
ctorum soli. .XX-, fra tenutati S. Antonii soli. .X., fraterni tati calfula- 
rtorum soli, .x„ prò male ablatis libr. den. senens. .IV.; Petrutie, uxori 
sue, dotem suam quam recepii tempore contracti matrìmonii et ul- 
timali! dotem prò donatione propter nuptias libr. den. senens. .xx 
Reliquid executores testamenti lacobum, rectorem ecclesie S. Andree 
de Sublaco et Matheum Pipicchiani de d. castro et soli. .xx. per 
quemlibet, Petrutiam usufructuariam dum vitam vidualem servare vo- 
luerit et specialiter dum vivit lacobus filius suus, et si Petrutia noli et 
aut non posset tenere et gubernare reliquit eum Matheo Pipicchiani 
avo ipsius; item in omnibus bonis suis instituit universalem heredem 
lacobum, et si lacobus decederet sine legitimis liliis, voluit quo,! ei 
succeda! locus Specus. 

Actum in castro Suolaci, in domo testatoris, presentibus testibus 
Cicco Carotio, lohanne Ferrarlo, Berardo de Pileo, Nardo lohannis 
Rainerii, Niccolo de Senis, Nicolutie et Cicco Gregorii de Sublaco. 
Angelus lacobì Berardi de Sublaco imp. auct. notarius. [S. T.]. 



vm. 

1422, febbraio 9. 
« Sublacense, nel capitolo. Il Sublacense autorizza i suoi 
« procuratori a comprare beni nella badìa e in Tivoli per 
a dc ducati d'oro, ritratti dalla vendita di Galiano e Rocca 
«d'Elee». 

Pnpn,™ «gn.m 1, V. 6. origina. 



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Documenti Sublacensi 



a Permutano castri Marani de mensa S. Scolastici; et 
« S. Specus cum castro et territorio Tuscanelli Tiburtinae 
«dioecesis ad meosam abbatialem pertinentis». 

(Cipi. B. io). Dall'indice mi. del Mirgtrìnl. L» ptrgmmnu mino. 



X. 

téjo, febbraio t. 

Roma, nelle case di Marcantonio Franciotto. Mandato 
dell' U. C. Marcantonio Franciotto contro gli usurpatori dei 
beni del monastero dì San Giovanni Battista di Subiaco (i). 



APPENDICE (2). 

a. 1560 circa. « Mandatum procurae congregationis Ca- 
» sinensis, in persona d. Silvestri de Parma abbatis mo- 
ti nasterìi Sanai Pauli, prò cessione ìurium, iurisdictìonum 
a civilis et crimìnalis castri Marani monasterii Sanctae 
n Scolastica^ ad favorem Marci Antonii Columnae cardì- 
«nalis, abbatis commendatariì » (Lìber 13, fol. 120) (3). 

(t) Il monastero di San Gio. Battista in Subiaco, abitato da mo- 
nache Benedettine, fu unito fin dal 1579 alla chiesa omonima già esi- 
stente fin dal xm secolo e affidato da papa Gregorio XIII nel 158} 
p.'r la sua amministrazione al monastero di Santa Scolastica (v. Fe- 
derici, op. cit. pp. xlvi e 427 nell'Indice dei fondi). 

(1) Dall' indice ras. del Margarini. Dispongo le seguenti notizie 
secondo il numero progressivo dei libri mss. 

(3)Due documenti dell'archivio Sublacense del medesimo anno 1560, 
(Federici, Documenti, I, MMMdcocxxxv 111- vini), in cui Silvestro 



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120 *B. Trifone 

(1514-5) « Obligatio Petri et Macharii, monachorum 
o germanorum, revertendi ad dìctum monastertum Subla- 
«cense, lapso anno » (Liber 21, fol. 11). 

. . . b Quietanza in favore del monastero di San Paolo » 
(Liber 38, fol. 419-560). 

, . . Institutìo duodecim monasteriorum in territorio 
« Subiacensi facta a S. P. n. Benedicto » (Liber 267, 
fo!. 209). 

... « Infirmatìones in causa inter d. monasterium (Sub- 
« lacense) et Scipionem Burghesìum commendatari um » 
(Liber 268, fol. 335). 

San Paolo f. 1. m. di Roma. 

D. Basilio Trifone benedettino. 



da Parma è chiamato v praesul » dei monasteri Subiacensi, accennano 
ad una controversia avuta tra il commendatario Marcantonio Colonna 
e il Sublacense per i frutti di Marano, Agosta e Toccianello; nel no- 
stro invece è lo stesso Silvestro abbate di San Paolo che per man- 
dato della congregazione Cassinese cede ogni diritto al cardinale sul 
castello di Marano. 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 

NEGLI ULTIMI VENTI ANNI 
DEL PERIODO AVIGNONESE 



{Continuai, vedi voi. XXX. p. iGn) 

VI. 
Gli abusi degli officiali papali. 

- Malgrado però gì' innegabili benefizi della restaurazione 
stessa, apportatrice di pace e d'ordine dove non era che 
guerra e anarchia, ed il fermo ma pur liberale indirizzo di 
governo inaugurato dall' Albornoz, e le provvide disposizioni 
dei pontefici, il dominio della Chiesa non riusci alle popo- 
lazioni più accetto di quel che fosse in passato: e ciò per 
colpa principalmente dei suoi funzionari, prepotenti e ra- 
paci, e continuatori in tutto delle ingloriose tradizioni dei 
predecessori. Gli stranieri in ispecie, e le straniere milizie, 
erano mortalmente odiati. 

Era appena partito PAIbornoz dal Patrimonio che in 
Sutri avvenne un'insurrezione armata contro Giorgio Un- 
garo e gli altri stipendiar! della Chiesa (i). A Viterbo venuti 

([) II 28 aprile x ) $6 il tesoriere riceve composizioni di ventouo 
Sitrini e dal comune « quia eum armis feccrunt insultimi centra Gior- 
«gium Ungarum et socios suos stipendunns Ecclesie » (Inlr. tt cui, 
«. 264, e. iso). 



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essi in questione con un albergatore si videro attorniati da una 
moltitudine di popolo gridante « morano li forestieri » (i). 
Il qual grido aveva pure echeggiato in Ortc in un assalto 
dato dal popolo tumultuante alla casa del rettore Giordano 
Orsini (2). Questi invero, come pure il tesoriere Tavemini, 
quantunque non stranieri, ne seguivano fedelmente le orme, 
e non erari perciò meno odiati, come lo attestano le tante 
imprecazioni loro rivolte, e i maltrattamenti inflitti agli ese- 
cutori dei loro ordini. A Viterbo ci fu chi bevve a morte e 
distruzione di casa Orsina, mirando principalmente a col- 
pire il rettore Giordano : a Bolsena chi apertamente gridò 
«Giordano capitano è tiranno di Bolsena» (3): ad Amelia 
e Montefiascone proferite ingiurie ancor più sanguinose (4). 
Presentatisi alcuni notari dell'Orsini a Gallese a fere un'ese- 
cuzione, ci fu chi in pubblico consiglio arringò contro il me- 
desimo per impedirla (5). In Gallese stesso il notaro della 
curia, ser Nicola di Roma, fu percosso e ferito ed impedito 



(1) uDie .iv. octob. i;;6 recepì (ego thesaurarius) a Gemino 
« Proferii contrace Sancii Luce de Viterbio eondempnato in .xxxvi. fior. 

■ aim dimìd. quia dum esset rissa inter Bcrturn de Orto hospitatorem 
* diete civitatts Viterbiì ex una parte et lohannem Rubeum et alios fa- 
u miliares Pauli Maglotii stipendia rios sancte matris Ecclesie et dui 
n capitane! ex altera, exclamavit alta voce una cum pluribus aliis de 
11 dieta cìvitate et grjdavit comra dictos stipendi a rios, " morano lì fbre- 
r stierì ", in dampnum et verecundiam sancte matris Ecclesie et dicti 
« Jiìi capitane! et eorum officialium . . . .XXV, rìor. » (Ivi, e. ijor). 

(1) Tmeiker, op. eie II, 367. 

(j) Inlr. et exit. a. 264, ce. 248 B, 154 B. 

(4) A Montefiascone un tale disse a un famigliare del rettore 
n nolu devcrìa Dio patere che '1 rigazzi di cobi che ci a morti e di- 
i' structi devessero essere signori; via che moja, occidiamolo » (Colle- 
ctorie, n. 147, e. 6 B). Ad Amelia il rettore fu chiamato «Jordano 
« ventre feccia » (Antonllli, Notizie Umbri, loc. cit.). 

(5) Ecco le parole che disse « Noi potemo vedere che facti nostri 
«al capitario non piacciono, che, come sapete, quando '1 signore voi 
« cacciare il fante gli trova cascione addosso, et perciò a vedere avemo 

■ che avemo a fare» (Inlr. et exit. n. jój, e. 191). 



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La dominazione pontifìcia nel 'Patrimonio 123 

di esercitare l'ufficio suo (1) : ugualmente il notaio ser Gia- 
como di Parma a Gradolì, e due castaidi a Marta e Mon- 
talto (2). Questi officiali, del resto, come anche i vicari e 
castellani, abusavano pur essi delle loro funzioni, seguendo 
il malo esempio dei capi. Il notato Giacomo dell'Amatrice, 



(1) «... lacobus lannis Voglie de Gallesio, animo impediendi et 
« frangendo officium curie Patrimoni! et suòrum officia li uni, iti vili- 
ependium et verecuodiam cune et offici a lium (pred i ctoni ra), armatus 

* quodam cultello de ferra acuto et malitioso et nudo in manu fecit 
v insultum contra ser Nicolaum de Urbe notarium et officialem curie 

■ Patrimoni! eumeni mandato dot thesaurarii et curie suum ofHcium exer- 
e tendo et ad faciendum quasdam executiones pio camera dicti Patri- 
«monii, et cum dicto cultello percussit et vulneravit dìctum ser Ni- 
«colaum in manu dextra duabus percussioni bus et vulneribus cum 

■ sanguìnis effusione, suum officium executionis taliter impedivi!, quod 

■ dictus ser Nicolaus ìpsum exercere non valuit...». Per questo ed 
altri eccessi commessi, insieme a due suoi fratelli, il 19 mano 1337 
paga una composizione di 50 fior. (Ivi, e. io) b). 

(2) «Die -xxvii. septemb. 1356 recepì ego thesaurariua a Iutio 
« Petruccioli et Vannutio Herrigutii de Gradulis prò coni posi ti un e . . . 

■ quia fecerunt insultum contra ser lacobum de Parma lune notarium 

■ et officialem cune Patrimonii cum cultellis ad latus animo accipiendi 
1 de manibus ipsius Bartucium de dicto loco quem ceperat pio quì- 

* busdam per eum commissis, et dictus Vannutius ìvit post dictum ser 
« lacobum cum lapidìbus in manibus dando ad predicta auxilium dicto 
«Iutio, so fior.». 

«Die .vii. septemb. ijsó recepì... a Pìrocto ultramontano ho- 
« spitatore habitatore Montisalti prò compositione facta cum eo quia 
«dum Ricius de Urbeveteri castaldus curie Patrimonii ceperit de man- 

■ dato iudicis diete curie Petrum Grossi habitatorem dicti castri, dictus 

■ Piroctus cepit dictum Ricium per brachìum dicendo eidem: " per lu 
« corpo di Dio tu no lu meni ancora ", turbando et impediendo offi- 
« cium dicti castaidi, 5 fior. n. 

«Die .xxun. septemb. 1 j 57 . . . a magìstro Petto de comi tatù 
o Tuderti habitatore Marthe candempnato . . . quia dixit verba iniuriosa 
« Mentio Glorii de Monte Sancii Savinì castaido curie Patrimonii, vi- 
ti delìcet " asino sanguinente " et contra eum pluribus vicibus admenasse 
« manibus vacuis noctis tempore ... 18 lib. 2 sol. 9 den. ppr. » (Ivi, 
«• '95. '97. 149 B). 



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124 SM QAiitonelli 

a Bolsena, citò avanti a sé alcuni del luogo, asserendo di 
dover procedere contro di loro per un maleficio, che poi 
mediante denaro convenne di occultare; e denaro estorse 
al sindaco di Centocellc falsamente asserendosi mandato dal 
giudice dei malefici per certe inquisizioni; e lo stesso fece 
a Stroncone (r). Cecchino di Vannìcello castellano di Ca- 
nino percosse in testa colla spada ed incarcerò un tal Pìe- 
truccio, reo di avere appellato dal giudizio di lui alla curia 
del Patrimonio (2). Anche costoro pertanto erano, non meno 
dei capi, malveduti ed odiati. In Bassano non si permise al 
castellano di esercitare il suo ufficio: quel di Collecasalc, 

([) «Die .xxvii. iul. 1 j6i, recepi . . . a Menicutio magistri Pelri 
ode Montcll ascone tìdeiuxore ser Antonii condam I.icobi de Abitatrice 
nolim notarii curie Patrimoni! eondempnati in ,xl, fior, eo quod ipse 
user Antonius dum staret in castro Bulseni fraudulenler coram se ut 
« notario curie fecit requìri et requisì vit lui; pareli imi Mussane. Meni- 
a cutium Fiselle, Piccolum Vanticeli, Franeiscum Voccalarche et Bran- 

■ ehaiellum Marchesini de Bulseno, asserens de mandato dm' lohannis 
« de Gualdo iudicis malefkioru.ni diete curie formasse inquisii ionem 
» contra predictos requisito) prò insultu et percussionibi 
« bìtis et faetis, et lestes esaminasse super dieta inquisii! 

■ habens eum eis de occultando dictum maleficium. prò qua occulta- 
ti tione extorsit et percepii a prediclis .v. fior, et ipsam inquìsitionem 
1 ijuam asseruit factani cassavi!, et ludici predicto non retulit ut tene- 
ubatur: stem quia exiorsit et babuìt indebite a svndieo 
a stri Centumeellarum .iv. fior, asserens fiele aecessisse ad di 
» strum ad ìnquirendum de quibusdam malleficiis mandato dieti iudicis, 
« quod revera non fuit ; item quia in castro Struncoui entors^l et h: 

« buit ab Antonio lohannis Aleveete unum fior. &c. jo fior. » (Co/- 
ìtetork, 11. 147> e. 5 54 e). 

(2) «Die .xxviti. ociob. iì)6, ree. a Cecchino Yannicelli magi- 
n siri Francaci de MorrteRascone prò compcsitione . quia dum dietus 
«Cecchinus esset castellami* castri Canini cepìt seu c.tpi fecii Pei ni- 
» ciani de Canino dictum l'icianum causa ducendi eum in ìj ice rem, 
«qui Petrutius appella vii aJ euriam l'airi monii, et dietus Greehinus 
«avidità dieta appellatone pcrcussìt eum in capite eum spaia animo 
Dipelici idi et rum pendi didatti appellaiioneni, et ipsum 
i-m i\e. 3$ Hot.» (luti, tt e\it. ti. if-j.c. iqiB). 



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La dominazione pontificia nel •Patrimonio 125 

rappresentante del tesoriere Tavern'mi(i), fu preso, legato 
e condotto in carcere a Bomarzo : a Radkofani fu con armi 
insultato il vicario ser Amelio dì Reggio e Ì suoi famigliari: 
a Pereta non si volle ricevere il castellano, né gli officiali 
della curia (2). Tutti questi fatti, avvenuti in punti diversi 
della provincia, ne mostrano uno stato di esasperazione degli 
animi tale da poter prorompere, senza un pronto rimedio, 
in qualche grande rivolta: invece nessun rimedio fu dato, 
e il male si aggravò. 

Oltre agli abusi degli officiali erano pur cagione di grave 
malcontento le frequenti imposte dì guerra. Durissima fu 
quella per il ricupero di Bologna (3). Xò meno ostica la 

(1) La castellatila di Collecasalc era stata concessa al tesoriere 
Tavernini da Clemente VI (c(. Fabre, Un registri camiral rftì cardinal 
Atbornox. cit.). 

(2) Si ricevono composizioni, nel ij;6, da alcuni di Bassano «quia 
* obposuerunt se castellano castri Vassalli, qui ibat suum officium exer- 
«cere, neepermiserunt eundem suum officium exercere n (Ivi, ce. 192 b, 
199): dai signori e dai comune di Bomarzo « quia dicebantur quosdam 
» ipsomm insultasse et per personam cepisse Ninura castellanum castri 
« Colliscasalis, et eum ad dictum cast rum Polimartii ligatum duxìsse et in 
«privatum carcerem tenuissen (Ivi, e. 146 B): nel 1358, da alcuni dj 
Kadtcofani a quia armati armis offendibili bus et defendibilibus fecerunt 
« insultum contra ser Arnellum de Regio tunc vicarium et officiale™ 
udìcti castri prò san età Romana Ecclesia, causa turbandi officium suum, 
« et contra ipsum et suos familiares, dictosque familiares percusserunt 
«cum dictis armis» (Ivi, e. 265 b] : nel i;6i, dal comune di Pereta 
per la ribellione dell'anno avanti « in nolendo recipere castellanum 
« deputatimi per dnm legatum, nec oitieiales dni rectoris Patrimonii » 
{CoJkctorit, n. 247, e. 28;). 

(;) Un tal Vanne dì Puccio di Corneto fu condannato nel 1(61 
a quia dum esset constrictus per vicarium terre Corneti in palatio co- 
li munis ad solvendam panem sibi contingentem de imposita per di- 
■ ctum comune facta occasione et nomine coni prest iti onis exercitus prò 
« recuperar ione Bononie mandato dni capitanti, prout idem drls eapi- 
« taneus a dno legato habuit in manditis, in opprobrium et vilipen- 
«dium sancte matris Ecclesie et eorum otneialium, et contra statuiti 
nipsius Ecclesie, insurrexit coram dno Iohannc iudìce assessore terre 



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cosidetta « nova tallii militimi » imposta dall' Albornoz a 
molti comuni per il ricupero e la difesa in genere delle 
terre della Chiesa. Solo Montefiascone, terra prediletta 
da Urbano V, potè ottenerne, prima la riduzione da 450 
a 300 fiorini all'anno, poi la totale esenzione (1). L' Al- 
bornoz stesso del resto riconosceva la durezza di tali gra- 
vami voluti dalla necessita, ne soffriva in cuor suo, e 
desiderava che la pace si stabilisse durevolmente per po- 
terne fare a meno (2); tutto al contrario degli altri legati 
e officiali, che nello smunger denaro facevano consistere la 
principal cura del loro ufficio. Altra imposta eccessiva, che 
fini col rovinare i già dissanguati comuni, fu quella deli- 
berata nel parlamento dì Perugia nel 1373 per la costru- 
zione dì una rocca in detta città, e per assoldare lance contro 
il Visconti (3). 

Nella lontana Avignone si viveva ignari delle vere con- 
dizioni dello Stato ecclesiastico, descritte com'erano nelle 
relazioni interessate, e spesso contradittorie, dei diversi le- 
gati e vicari e rettori delle provincie. Né potè formarsene 
un giusto concetto lo stesso Urbano V alla sua venuta in 
Italia, straordinario avvenimento che unì tutti i cuori in un 
giubilo immenso, e fece tacere ogni amaro ricordo; seb- 
bene qualche sintomo eloquente di malcontento non avesse 
mancato di apparirgli. La grave sommossa invero avvenuta 
in Viterbo mentr'egli vi era nel settembre 1367, e causata, 

a predici e, et contri tura et ser Fortem militerà et socium vicari! pre- 
ci Jicti, dicendo: " Per lu sangue dì Dio di questa imposta non se ne 
v vorìa pagare denaro " n (Ivi). Ricuperata Bologna, una nuova imposta 
fu decretata per la difesa della città : il 2; maggio 1)62 si spediscono 
infatti lettere al legato contenenti « ea que gesta fuerunt in generali 
« parlamento provincie Patrimoni! celebrato in terra Monti srlasconis prò 
pecuniali subsidio habendo prò defensìone civitatis Bononie » {Col- 
Itctorit, n. 777, e. SB). 

(t) Append. iv. 

(2) Filippini, La seconda Itgaxitme cit. XIII, 41, 42. 

(j) THEiXER.op. cit. Il, doc. 522; Pinzi, Storia di l'ihrbo, III, J74. 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 127 

sembra, da un' imprudente provocazione dei curiali per aver 
lavato un cane in una fontana, doveva ben aprirgli gli occhi 
sul forte malanimo di tutti contro i suoi connazionali pre- 
potenti e arroganti (1); come pure i ripetuti reclami, fra 
gli altri, di quei di Civitacastellana contro una tassa di 
tre fiorini all'anno per famiglia e altri gravami imposti 
loro dagli officiali della Chiesa (2), dovevano ben indurlo 
a riflettere sulla durezza intollerabile di certe imposizioni. 
Egli invece non se ne addiede; che anzi continuò a grati- 
ficare, più che in passato, il più esoso di quegli officiali, 
il tesoriere Tavernini, che avea saputo tanto bene insi- 



(1) Pinzi, Storia di Viterbo, III, 544 sgg. Non devesi pero ta- 
cere la voce raccolta dal contemporaneo cronista d'Orvieto, che cioè 

■ quel rumore fosse ordinato per certi cardinali, ai quali non piaceva 

■ che il papa stesse in questo paese, credendo che il papa si sdegnasse, 
ve tornasse in corte d'Avignone » (Gualtfjuo, Cronaca di Montt- 
inartt, I, 191). Certo è che il pontefice fulminò severe condanne contro 
Viterbo, che poi revocò ad istanza della republica di Siena. Negli anni 
seguenti ritrovò nella città onorata sede e rifugio, ed egli le mostrò 
in più modi la sua benevolenza (v. Pinzi, op. cit. p. 36; sgg.). 

(3) 11 papa scrisse da Roma, il 21 dicembre 1)67, al vicario ge- 
nerale Anglico, vescovo d'Albano : « Exposuenmt nobis diletti tuli cives 
« Civitatiscastellane . . . quod per aliquos oinciales Ecclesie est eis im- 
" positum quoddam gravamen, videlicet trium florenorum auri solven- 
■' dorimi annts singulis diete Ecclesie prò quolibet focularì, ad quod 
« sustinendum sunt penitus impotentes . . . Nos nolentes quod dicti cives 
u indebite aggraventur, fratemitati tue . . . mandamus, quatenus de huius- 
« modi gravamine te informare procures, illudque modereris et minuas 
« prout tibi videbitur ex pedi re. Nos enim diletto filio nobili viro vi- 
ti cario ci vitati* prefate per alias nostras litteras inhibemus ne hinc ad 
nduos menses proxime futuros, infra quos super hoc poterìs providere, 
« contra cives eosdem ad exactionem dictorum trium florenorum quoquo 
n modo proceda! ». Tardando Anglico a provvedere, e continuando il 
predetto ed altri gravami, il papa scrìsse il 20 novembre 1368 al vi- 
cario di Civitacastellana e agli altri officiali di sospenderli per altri due 
mesi • infra quos prelibati cives deliberationem eiusdem episcopi h.i- 
«bere verisimiliter posse debent» {R'g- Vatk. a. 24% e. ]i; Rt$. 
Axtn. Urb, V, XXI, 517 B). 



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£1/. QAntanelli 



nuarglisi, e far risaltare le sue benemerenze ' come aitimi- 
tiisjratore. 

Mentr'era ancora in Francia si vide infatti giungere 
una querimoniosa lettera di costui, nella quale dicendosi 
venuto in odio a molti per il troppo zelo spiegato nell'adem- 
pimento del suo ufficio invocava la papale protezione; ed il 
buon papa ad accordargliela insieme alla famiglia ed ai beni, 
con tutti i privilegi ed immunità alla medesima inerenti (i). 
Poco dopo raccomandò ai ricevitori camerali di trattarlo 
benignamente nelP esame de' conti, attesa la di luì fedeltà 
e sollecitudine, ed il gran profitto derivato dalla sua ge- 
stione alla Chiesa (2). Venuto in Italia, lo mandò in Or- 



(1) «Diletto filio Angelo Tavemini .. . Patrimoni! thesaurario... 
«Cum, sicut exhibita nobis nuper prò parte tua pelitio continebat, in 
u provincia Patrimoni! . . . diu apostolìce camere otficialts cxtiteris et 
a existas, et in prosequendo Ecclesie ac camere predictarum negotia, 
« commoda et honores adversus quoscumque, previa ratione et privatis 
« affectibus relegati:, multorum tam incoia rum diete provinole quam 
n etiam aliorum post ponenti uni vcluntali ìustitiam indignationem in- 
« curreris, quam habes probabìliier formidare, Nos nequaquam volente» 
« ut id unde mereris premium tibi personale seu reale afferai detri- 
ti mentimi, sed potius innocentiam tuam ab orimi ortensi et iniuria pre- 
ti servare, tuis in hac pane supplica tionibus inclinati, personam tuam 
« cum lamilìa ac omnibus bonis ac iuribus ... sub beati Petri et apo- 
iistolice Sedis protectione recìpimus &c. . . . Dat. Avenion. .x. kal. 
-man. a. .tv. » {Reg. Avin. Vrb. V, XIV, 162). Seguono lettere ai 
vescovi d'Orvieto e Viterbo e al preposto d'Avignone, perchè vigilino 
onde al Tavemini non venga recata ingiustizia o molestia. 

(2) « Fidelitatem et solicitudinem dilecti filli Angeli Tavemini Pa- 
ti trimonii b. Petri in Tuscia thesaurarìi, ac magnimi fructum qui ex 
n eius laboribus Ecclesie provenit hactenus et provenire non desinit, a 
n pluribus sepe audivimus fidedignis » e detto nella lettera del 6 ot- 
tobre 1566 diretta uStephano abbati monasteri! Sancii Victoria Mas- 
ti siliensis proventuum in nonnullìs Italie partibus Romane Ecclesìe de- 
li bitorum receptori generali, ac Hugoni de Bonovillarì arcidiacono 
« Maahaci in ecclesia Auxitana. et eorum ac cuiuslibet ìpsorurh coro- 
«missariis deputatis in negotio infrascripto» t,Xeg. l'alte, n. 248, 
e. 266). 



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La domina^ieiu potttficin net Matrimonio 2>9 

vieto co' più am|» poteri di correggere, riformare, punire, 
ingiungendo a tutti, magistrati e cittadini, confutabili e sol* 
dati, di obbedirgli in unto come .a se stesso (i): gli con- 
cesse una pensione vitalizia di 600 fiorini all'anno (2): lo 
dichiarò esente da ogni onere reale e personale in tutte 
le città e terre della Chiesa, e die* facoltà a lui e ai suoi 
di portare ovunque liberamente le armi (3) : lo nominò 
infine castellano, a vita, della nocca ili Celleoo, permetten- 
dogli di tarsi rappresentare da altri nell'ufficio, collo sti- 
pendio mensile di diciotto fiorini, da pagwgljsj per metà 
dai Celleuesi, per l'altra metà dal comune di Viterbo al cui 
distretto Celleoo. apparteneva (4). 



Una relazione del vicario Pietro, 
arcivescovo di bourges. 

Tornato che fu Urbano in Francia, il malcontento delle 
popolazioni si accentuò. Anche l'Albornoz era morto, e cosi 
lo Stato ecclesiastico si trovò ridotto completamente in 



(i) Nella lettera ai medesimi, del at gennaio t^o,tdeao nNos 
aenim ipsi thesaorario quoslibet comradictores, rebelles et inobedientes 
a corrigendi, puniendi, condempoandì et ab officia et stipendìis uno- 
«vendi et cassandi, et de vobis et quolìbet vestrum ordinandi, prout 
«sue discretioni videbìtur, plenam concedimi^.. , faeultatem » (Reg. 
Vatìc. n. ifo, e. :ob). 

(2) Rtg. Avtn. Urb. V, XXII, 401, lettera del 15 giugno 1)70. 

0) Ivi, e. 404». 

(4) Rtg. Avtn. Urb. V, XXII, 429, lettera del 16 giugno 1370. 
Segue la lettera al rettore del Patrimonio e quntenus dictam arcem cum 
« omnibus fulcimentis et rebus Romane Ecclesie que sunt in ea prefato 
«Angelo, veh alteri quem ipse ad hoc duxerit deputandum eius no- 
■ mine, l'aciat aasignari ... ». Il Tavemtni godeva gii anche la castel- 
lania di Collecasale (v. sopra p. 135, nota 1). 

Archìvio itila R. Socittà romana di noria patria. Val. XXXI. 9 



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130 £M. aAntonelli 



balla di legati e vicari francesi, che « vi fecero alto e basso 
«da veri tiranni, e con angherie, con venalità, con.ingiu- 
« stizie d' ogni maniera misero a disperazione le provincie 
«dissanguate da continue imposte di guerra» (i). 

Di uno di costoro, Pietro arcivescovo di Bourges, car- 
dinale di S. Maria in Trastevere, ci è pervenuta la minuta 
di una relazione ai curiali d'Avignone sull'amministrazione 
dello Stato, con proposte di provvedimenti e riforme da 
suggerirsi al pontefice per il miglior governo del medesimo. 
È un documento importante, oltre che per le notizie che 
dà, per gli intendimenti che lo scrittore vi manifesta. E noi, 
quantunque riguardi non il solo Patrimonio, ma tutto lo 
Stato ecclesiastico, crediamo pregio dell'opera pubblicarlo 
in appendice a questo nostro lavoro, ed esporne qui nelle 
sue parti essenziali il contenuto (2). 

Da esso primieramente appare sempre più evidente es- 
sere principal cura di quei legati e vicari di dominare e 
taglieggiare dispoticamente, senza riguardo alcuno al bene 
delle popolazioni, senza preoccuparsi affatto dell'odio che 
si suscitavano contro. 

E Pietro vi rivela una grande ambizione di governo, a 
soddisfare la quale mira anzitutto il suo consigtio di riunire 
tutte le provincie sotto una sola legazione, giustificando con 
molte ragioni l' opportunità di un tale provvedimento. Posta 
tutu l' autorità in uno solo, egli dice, ì nemici della Chiesa 
avrebbero maggiormente a temere. E poi l'esperienza aveva 
dimostrato essere tra due uguali ben raro l'accordo, e facile 
invece l' invidia e la confusione; e tanta per di più la ma- 
lizia dei tiranni da seminare essa stessa i germi della di- 
scordia, com'era avvenuto al tempo dell' Albornoz e di An- 

(1) Gregorovius, Storia di Roma, ed. Venezia, VI, 530. 

(1) Append. m. Si conserva fra gì' Inttr. Misceli, dell'arch. Vati- 
cano, an. 1 371. È scritto in quattro fogli cartacei di varie dimensioni, 
il primo e terzo duplicati, ma con qualche variante. La scrittura n' e in 
genere chiara, con pochissime cancellature. 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 131 

druino di Clugny. Fiero nemico dell'Albornoz era allóra 
Bernabò Visconti che glh faceva infestare dalle compagnie 
le terre della legazione comprendente la Marca, il Ducato, 
il Patrimonio e la Campania, costrìngendolo a spendere tutte 
le entrate per la difesa; mentre non offendeva il Cliiniacense, 
legato in Bologna e nella Romagna; ed anzi lo rassicurava 
sul conto suo, col segreto intendimento bensì di coglierlo 
alla sprovvista, quando glie se ne porgesse il destro, tenendo 
quegli, nella fiducia in cui stava, poca gente d'arme. Avendo 
pertanto l'Albornoz richiesto il collega di sussidi, si sentì da 
questi rispondere che non poteva mandarli per non mettere 
in pericolo lo stato pacifico della sua legazione: il Visconti 
certo non gliela avrebbe menata buona! Ora, conclude Pietro, 
se fosse stato un solo legato, tale sconcio non si sarebbe ve- 
rificato, e questi, colle rendite dell'intera legazione, avrebbe 
validamente difeso sé e le terre della Chiesa : soggiunge poi 
ipocritamente: « e non dico ciò per infamare alcuno né vivo 
« né mono » . 

Più avanti torna alla carica, e dice addirittura esser egli 
stesso la persona ad hoc, e l' occasione presentarsi propizia 
per attuare la riforma. I) card. Anglico invero, che con lui 
divideva la legazione tenendo la Romagna e Bologna, avea 
fatto domanda di esseme esonerato. Molti però erano gli 
aspiranti a succedergli. A deludere copertamente l'aspetta- 
tiva di costoro Pietro consiglia di far rimanere ancora per 
qualche tempo il card. Anglico, poi dargli licenza di recarsi 
in curia sotto colore di dover riferire sullo stato delle cose 
in Italia, e frattanto egli sostituirlo, provvisoriamente in ap- 
parenza, cioè fino al ritorno del collega, che non sì sarebbe 
più effettuato: così insensibilmente, e senza dispiacere a 
nessuno, la legazione potrebbe rimanere a lui solo. 

I vantaggi amministrativi e politici di quest'unita di 
comando erano, secondo lui, evidenti. Da un calcolo som- 
mario le entrate delle diverse provincìe ammontavano a un 
totale di jéoooo fiorini. Le necessità attuali richiedevano 



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<£W. Q/hilonellì 



di tenere mille barbute in Bologna e cinquecento in Perugia 
con una spesa dì 180000 fiorini all'anno, trecento Ungarì 
con una spesa di 25 000 fiorini, e mille tanti con una spesa 
di 30 000. Pei rettori delle provincie, i castellani e gli altri 
officiali occorrevano 1 20 000 fiorini. Un'annua spesa, quindi, 
di 3SS 000 fiorini. Il resto, e non era poco, sarebbe andato 
a beneficio della camera apostolica in tempo di pace, e in 
tempo di guerra avrebbe servito ad assoldar genti in buon 
numero per far fronte a qualunque eventualità. Tale il di- 
segno ch'egli faceva, inattuabile colla legazione divisa. 

Ne si dica che in caso di morte dell' unico legato po- 
trebbero sorgere novità; ogni pericolo sarebbe scongiurato, 
qualora i rettori e gli. altri. officiali tutti fossero sufficienti 
e devoti. Ed a questo proposito consiglia di nominar sempre 
persone non italiane, siccome più immuni da parzialità : e 
quanto ai tesorieri, che neanche siano ammogliati, ma chie- 
rici, affinchè, arricchendosi nelT ufficio, i loro beni non 
passino dopo morte ai figli, ma alla camera apostolica; e 
mostratisi fedeli servitori, vengano infine premiati colla pre- 
latura. (L'esempio del Tavernini che aveva accumulato vi- 
stose ricchezze, e le moltiplicava col dar denaro ad usura, 
gli avrà suggerito più specialmente il consiglio. Di lui infatti 
si sa che aU'Atbornoz stesso aveva mutuato per i bisogni 
della camera duemila fiorini, ricevendone in pegno a ga- 
ranzia il castello di Piansano (1); che oltre a un ricco pa- 
lazzo in Viterbo aveva acquistato presso la città un podere 
del valore di quindicimila ducati; e che quando mori aveva 
ventimila ducati in denaro e molte gioie (2)). Certo poi che 
sui tesorieri tutti e sul ricevitore generale stesso occorre- 
vano una sorveglianza e un freno maggiori ; e Pietro pro- 
pone che due chierici beneficiati e di buona coscienza ed 
aspiranti alle prelature ne debbano rivedere ogni sei mesi 



(1) Vedi sotto, p. 154. 

. (1) Pinzi, op. cit.pp. 372, 585. 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 133 

i conti. Un esame generale dei conti suggerisce poi anche 
pei tesorieri del tempo passato, nel luogo ove esercitarono 
l'ufficio, per conoscere meglio la verità sulta loro gestione. 

L'unico legato vicario doveva essere certamente per- 
sona laboriosa, potente, esperta negli affari di Stato. E chi 
migliore di lui che aveva già per le mani ceni trattati molto 
onorevoli ed utili per la Chiesa? Non si badasse pertanto 
alle false voci sparse sul suo conto, per nuocergli, dai ne- 
mici suoi e della Chiesa, sopratutto dai Fiorentini che tanto 
brigano, pressati dai Perugini, perchè non rimanga. £ non 
si desse neanche ascolto in generale alle accuse dei tiranni 
contro gli officiali, rappresentati sempre come gente che 
cerca arricchirsi indebitamente; ai tiranni dispiace vedersi 
contradetti nelle loro malizie, e perciò reclamano ; ma non 
è giusto punire i buoni officiali sulle loro denunzie, desi- 
derando quelli averli docili ai loro voleri, per potere, me- 
diante denaro, essere liberi dì agire a loro talento : quegli 
officiali invece non meritare lode che dai tiranni sono 
lodati. 

Se pero, seguita Pietro, si credesse più acconcio con- 
tinuare a tenere due legati, egli, per quanto riguarda la sua 
legazione, chiede almeno che ne facciano parte, come già 
al tempo dell'Albornoz, la Marca, il Ducato, il Patrimonio 
e la Campania e Marittima ; e dt più fa osservare essere ne- 
cessario pagare subito i debiti contratti dal suo antecessore 
cogli stipendiati per fare la guerra contro i Perugini e il Pre- 
fetto, debiti che ammontano a ben sessantamila fiorini, e che 
non essendo possibile pagare colle rendite ordinarie della 
legazione, fa d'uopo siano pagati, almeno in parte, dalla 
stessa camera apostolica. Egli ci dice che per detta guerra 
si tennero agli stipendi mille lancie, cinquecento Ungati e 
cento bandiere di fanti : e che, fatta la pace, si ritennero 
solo Giovanni de Rode con trecento lancie, Giorgio Pic- 
cìolino con Francesco di Citta di Castello e cento lancie 
(non essendo prudente rimanere totalmente in balla de' Te- 



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'34 



déschi), e quattrocentocinquanta fami per la custodia delle 
rocche avute nel comitato di Perugia, eoa una spesa, fra 
tutti, di dodicimila fiorini al mese, spesa strettamente neces- 
saria a voler conservare pacificamente le terre della Chiesa : 
tutti gli, altri erano stati cassati, e stavano malcontenti perchè 
non pagati, e potevano un giorno o l'altro far ribellare qual- 
che terra; il pagarli quindi era d'imprescindibile urgenza. 

Chiede inoltre qual contegno debba tenere col Prefetto 
che sempre tiene la Chiesa in sospetto e fa accolta dì gente 
d' arme ; e se debba infrenare i Romani qualora per causa 
del sale e del fuocatico tentino novità nel Patrimonio e nella 
Campania : domanda anche facoltà pei legati in genere di prov- 
vedere essi alle castellarne, podesterie ed altri uffici di minor 
conto, per risparmiare a Sua Santità tante seccature e fastidi. 

Delle proposte ri formatrici del card, di Bourges non una 
troviamo attuata. La legazione restò divisa. Il card. Anglico 
fu sì richiamato in curia, e Bologna e le altre terre della 
sua legazione consegnate a Pietro che vi fu nominato dal 
papa vicario generale (i), ma contemporaneamente un altro 
legato e vicario fu nominato per Roma e le provincìe in 
persona del card. Filippo de Cabassole vescovo di Sabina (2), 
al quale, morto dopo un anno, succedette il famigerato Ge- 
raldo di Puy, abbate di Montmayeur. 

E rimasero anche nel Patrimonio il rettore e il teso- 
riere che vi erano, ambedue italiani cioè, e il secondo non 
chierico, quali appunto Pietro non li voleva (3); che anzi 
furono fatti segno dal pontefice ad attestati di speciale be- 
nevolenza. Il rettore Nicola Orsini ebbe, oltre allo stipendio 
che percepiva di quattro fiorini al giorno, un' annua pen- 

(1) Theiner, op. ctt. II, dot. 51;. 

(2) Ivi, doc. S t7- Il 21 aprile 1 372 il papa da facoltà ad ambedue 
dì modificare d'accordo quelle costituzioni dell' Albomoi che più non 
rispondano alle mutate condizioni dei tempi (ivi, doc. 559), 

(1) Il rettore Nicola Orsini fu confermato nell'ufficio da Gregorio 
con breve del t° maggio 1371 (Rf?\ Vat. n. 164, e. 31). 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 135 

sione di duemila fiorini da pagargllsi in quattro rate dal te- 
soriere del Patrimonio, la quale però dovrebbe cessare, se, 
Giovanni da Siena lasciando il vicariato di Pereta, fosse 
questo a luì conferito (r); ebbe in feudo la metà di Tes- 
sennano, i cui proventi consistenti nel termico e nel pa- 
scolo ascendevano a circa settanta fiorini, ed ove in tempo 
dt guerra nessuno abitava, in tempo di pace venti coloni (2): 
ebbe non solo la facoltà consuetudinaria di nominare i notar! 
della curia e gli officiali delle podesterie minori, ma anche 
quella insolita di conferire alcune castellarne a' suoi fami- 
gliari e servi (3) : ed assunto infine al vicariato Geraldo di 
Puy, ebbe dal papa per questi raccomandazioni calde e sin- 
golarissime (4). Il tesoriere Tavernini ebbe da Gregorio XI 

(1) Append. v. 

(2) « Dil. filio nobili viro Nicolao de Ursinis corniti Nolano &e 

«Medictatem castri Tessennani . . . cuius redditi», qui in termico bb- 
« do rum et pascuis consistimi, ad septuagìnta fior, auri, ut asserii, an- 
«nuatim non ascendili», et in quo castro tempore guerrarum nullus 
" habitat, tempore vero pacis vigniti rustici coloni habitare consueve- 
<t rum, libi et tuia heredibus ex tuo corpore legitìme descendenti bus, sub 
a annuo censu unius sparverii, in feslo Penthecostis singulis annis re 
« dori provincie Patrimonii . . . persolvendi, concedimus in feudum, ac 
e volumus quod tu, priusquam de Romana curia receda», nobis prestes 

■ homagiiun, et in manibus ven. fratris l'etri archiepiscopi- Bituricen- 
i-sis camera rii nostri fideljtatis debite solitimi iuramentum . . . Dat. 

■ Avin. .v. lui. maii a. .11. •> [Rtg. Avtn. Grtg. XI, XIII, 291). 

()) T Heine», op. cit. II, doc. S54, lettera del io aprile 1)7; a 
Geraldo di Puy. 

(4) Nella citata lettera dice a Geraldo: • sic te in premissis et aliis 
*cum prelato comite dulciier et amicabiliter habiturus, quod inter te 

■ et ipsum sincera dilectio et amicitia vigeat, idemque comes merito 

■ valeat contentati, in quo nobis plurimum cotnplacebis, et displicibile 
«esset menti nostte, si contrarium eveniret». In altra lettera del 2 giugno 
al medesimo, dopo avergli ricordato essere sua intenzione che 1' Or- 
sini esercitasse pur sempre un'autorità uguale a quella che aveva al 
tempo dell' Albotnof, aggiunge: «Sed quia ipsius cornili* devotionis et 
« fidei sincerità? aliaque probitatis et vinutum merita favoris et honoris 
a ampli tudinem promerentur, diserei ioni tue mandamus, quatenus eidem 



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136 Bi. QóntoneUi 



la conferma della pensione annua dì seicento fiorini, e degli 
altri privilegi concessigli da Urbano V, e di più il regime « 
la custodia della rocca di Orchia(i). 

Continuò Gregorio ad ingerirsi nella nomina o Conferma 
dei castellani, che il card, di Bourges voleva rimessa ai le- 
gati ; e confermò a vita il francese Pietro, primo vescovo 
di Montefìascone, nella castellani» di Marta, che gli era stata 
concessa a tempo dal legato suddetto, colla singolare con- 
dizione, che se il suo rappresentante nel governo della me- 
desima fosse ci tra montano, dovesse egli esserne il fideiussore, 
se ultramontano, spettasse a questi il procurarselo (2) : ad 
Angilotto de' Normanni di Roma, nominato dal legato ca- 
stellano di Rocca Ripesena in quel di Orvieto, volle che 
si desse l'intero salario che quegli gli avea diffalcato, op- 
pure si concedesse qualche altra castellala (j) : e di qualche 

I corniti ultra terminos sui officii de officiis et aliis, quantum erit pos- 
ti cibile atque decens, compiaceli eundemque tractes favorabiliter et 
honores (Reg. Vatìe. n. 269, e. 290 8). 

(1) Rtg. Vatic. 11. 1S2, ce. ìli B, n8 B, lettere del 28 marzo e 
io aprile ?)7i. 

(1) «Veti, fratri Petro episcopo Montisi! ascondisi . . . Attendente* 
« quod tu eastellaniam castri nostri de Martha tue Monti sftasconen. dio- 
« cesia per dil. rìlium nostrum Petrum ecclesie Sancte Marie in Trans- 
* tiberini presbiterum cardinalem tunc in pariibus illis prò Romana 
« Ecclesia in temporaltbus vìcarium generalem tibi commissam lauda- 
ci biliter rexisti atque bene, per te seu illum vel illos quos ad hoc de- 
li putabU, quamdiu vixerìs et ecclesìe Montisflasconensi prefueris, te- 
li nendam, regendam et etiam gubemandam auctoritate apostolica tibi 

II committimus, tura honoribus &c. . . . Volumus autem quod si ille 
« cui predtcte castellarne officium regendum et gubemandum committes 
» sit citramontanus, tu prò ipso ndetubeas, si vero ultramontanus fiierit, 
« ipse ultramontanus per se fideiussore! et alias cautiones ydoneas de 
« huiusmodi castellante officio fidelitcr esercendo et alias in forma so- 
■ lita dare tenealur . . . Dat. Avin. .XIV. kal. aprilts a. .n.u (Reg . Vatie. 
»■ »7S, e 30- 

0) Rtg. Vatic. n. 16S, ce. 156, 185 b. lettere in proposito al vi- 
cario Filippo vescovo di Sabina e a Geraldo abbate di Montmayeur 
(io giugno e 29 sett. 1572}. 



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La dominazione pontificia nel •'Patrimonio 1 37 

castellarla volle pur provveduti Lupo di Bartolomeo e Pietro 
dì Gualterio montrfìasconesi, e Giacomo de Coseraco, fami- 
gliare del suddetto vescovo di Montcfin sceme, preferìbilmente 
di quella di Capodìmonte (1). Il qual vescovo nominò anche 
castellano della rocca stessa di Montefiascone (2), nella quale 
già stava Ursello di Giaquintello etetto da Urbano V, e 
da lui confermato(j); e perfino il portiere di quella rocca 
confermò a vita con breve papale in persona di Ro- 
mano dì Domenico orvietano, col salario di tre fiorini al 
mese (4). 

11 papa, adunque, come si vede, si mostrò in massima 
affatto contrario ad ogni aumento di autorità ne' legati, pa- 
rendogli, e ben a ragione, che ne avessero anche troppa. 
Solo quando lo credette opportuno, in determinati casi, ac- 
cordò loro qualche speciale facoltà. Cosi al famoso abbate 
Geraldo concesse, non solo di visitare liberamente Corneto, 
e ricevervi i conti degli officiali della Chiesa, ma anche di 
nominare gli officiali stessi, il vicario cioè, il castellano, e 
gli altri minori, rimuoverli e sostituirli (5). Ed egli non è 

(1) Reg. VaHc. ». 369, e. 57 b, e n. 370, e. 21, lettere a Geraldo 
del ij gl'agno 1375, e 16 mano IJ74. 

(2) Reg. Vatk. n. 386, e. t, breve del 15 ([enn. 1575. Nella rocca 
egli già dimorava col permesso papale, non avendo nella città dimora 
conveniente (Rtg. Ave». Greg. XI, XVII, 16). 

0) I brevi relativi sono in Reg. Ave». Uri,. V, XXII, 446, e 
Reg. Vai. 1». 274, e. 181 b. Insieme a lui erano dieci famuli, due tor- 
ri eri e due portieri. 

(4) Rtg.Avea. Greg. XI, XXV, 198 b, breve dell'8 s«t. 1)75. Per 
altri castellani nominati da Gregorio v. questo Archivio, XXX., 312 sgg. 
Ricordiamo anche la nomina del castellano di Carbio, Nicola da Ca- 
nemono, con una cauzione di io OOO fiorini {Reg. Avea. Greg. XI, 
XIII, 238, breve del 19 aprilu 1371). 

(j) ■ Dilecto Alio Geraldo abbati &c. ... De circumspectìone tua 
« pluriimmi in Domino confidente», visitandi per te vel alium seu alios 
• locum nostrum de Corneto, ac vicarium, castellanum et alios otti- 
■ ciales nostro* dicti loci, et ab irai*, comput.i et fattone* nomine nò- 
astro et Romane Ecclesie petendi, exigendi et recipiendi, ac ipsos . . . 



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138 SM. oAnionclU 



a dire se profittò di si ampie facoltà : il vicario papale Ber- 
trando di Rainardo fu da lui deposto, non solo, ma incar- 
cerato, e costretto a una composizione di novemila fiorini 
« absque aliqua rntionabili causa» (1). 

Dove ti papa, continuando nell'antico sistema, segui il 
consiglio del card, di Bourges, fu nel non dare molto peso 
alle querele contro i soprusi degli officiali, considerandoli piut- 
tosto come ani di soverchio zelo nei medesimi, che bastava 
moderare caso per caso, anziché come sintomi di un iniquo 
sistema di governo che conveniva distruggere dalle radici. 
Ricordiamo alcuni de' reclami avanzati da' baroni, che fu- 
rono benevolmente accolti, essendo di sommo interesse non 
inasprire troppo costoro. Francesco e Battista Di Vico si 
querelarono che gli officiali del Patrimonio li molestassero 
ancora a proposito dì certe antiche condanne, cui la pace 
da essi conclusa con Urbano V aveva tolto ogni effetto : e 

a prout tibi videbitur, amovendi et desthuendì, et alios loco eorum 
« ponendi, substituendi et deputimeli, omniaque alia et lingula in pre- 
ci raìssis necessaria gerendi et exercendi, quibuscumque concessioni bus, 
« privilegiis seu ordinationibus per nos seu predecessores nostros fa- 
■ clìs et aliis contrari:? non obstantibus, eidem circumspcctioni tue 
« plenam et libera m concedimi» tenore presentium potestatem. Dat. 
«Avin. .iv. k,il. octob. an. .1. » (R'g- Vaiic, n. 374, e. 176). 

(i) Rcg. Autn. Grtg. XI, XIII, 247. Lettera di Gregorio a Ber- 
nardo vescovo di Bologna (13 mano 1572) perchè renda giustizia a 
Bertrando, che giustizia avea chiesto. Bertrando era stato nominato 
vicario da Urbano V (v. questo Archivio, XXX, 312). 

In una delle sue visite a Cometo vide Geraldo la necessità che 
aveva quel porto di riparazioni, e ne scrisse al papa, il quale, prima 
dì deliberare, gli chiese informazioni « de expensis quas per camera m 
u prò dieta reparatione litri oporteret, et de auxilio hominum de pa- 
«tria in laboribus personalibus et aliis, et quando esset inchoandum 
u et infra quantum tempus verisimiliter posset perfici, et si portus ipse 
11 posset continue in sua reparatione subsistere, et si Ianuenses et alii 
« maritimi navigantes vellent in aliquo contri bue. re, et que ex ditto portu 
«notabili: utilìtas provenire!, nam magna .esset ex pensa, et de omnibus 
« ci'rcumstantiis, per peritos in talibusu (R/g. Vatic. n. 269, e. 48 fl. 
Lettera dei (8 maggio 1373). 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 139 

Gregorio scrisse subito a Geraldo d' informarsi della cosa 
e riferirgliene, e frattanto far sospendere ogni innovazione 
e molestia. I medesimi intesero anche a premunirsi dagli 
eccessivi gravami degli officiali sopra i conducenti il be- 
stiame ai propri pascoli, chiedendo ed ottenendo un rescritto 
pontificio, con cui si vietava a quelli di tassare oltre ìl do- 
vuto, e cioè Ì sudditi della Chiesa più di quello che le ne- 
cessiti della camera richiedevano, i non sudditi più di ciò 
ch'erano soliti corrispondere (1). 

Giordano Orsini e il comune di Nepi, ov'egli era po- 
tente, si querelarono di certe nuove imposizioni degli officiali 
della Chiesa, per le quali avevano questi proceduto anche ad 
atti coattivi ; e Gregorio, dopo maturo esame, esonerò il co- 
mune per tre anni dalle dette imposizioni e da ogni altra di 
cui si volesse dagli officiali gravare, fermi rimanendo soltanto 
gli antichi obblighi, quelli cioè di cui usava rispondere prima 
della venuta dell' Albornoz (2). Giordano Orsini venne presto 

(1) Diamo in Append. x, xi i due documenti. Delle angherie per 
le amiche condanne si lamentarono pure i Viterbesi, e Geraldo stesso 
ne ordino la cessazione (Finii, op. CÌL HI, 573). 

(2) a Dilecto (ilio Geraldo abbati &c. Nuper prò parte dilectoruni 
« lìliorum nobilis viri lordarli de Ursinis domini de Mareno et eommunis 
a civitatis Nepesine nobis fuit espositum, quod nonnulli officialcs Ro- 
ti mane Ecclesie in partibus illis enistames ipsos commune ad solver)- 

■ dum ultra illtid quod solvere con sue veruni de facto compellere ni- 
« tuntur, et eos super hoc multipliciter molestai», quamvis iidem 

■ commune, prout asserunt, ad plus persolvendum nullatenus t enea 11 tur ». 
S' informi dei veri obblighi del comune, e frattanto faccia sospendere 
ogni coazione e molestia in proposito. « Dat. ap. Villamnovani, bai. 

■ aug. a. .111.» (Rtg. Vatìc. a. 269, e. 196 E). 

« Dilectis filiis communi civitatis Nepesine . . . Petitio prò parte 

■ vostra nobis nuper exhibita continebat, quod ultra census, redditus 
« et alia iuta antiqua, que, antequam bo. me. Egidius episcopus Sabi- 

■ nensis dudum in partibus illis apostolici' Sedis legami ad partes illas 

■ accederei, tenebamini persolvere, per gentes eìusdem Ecclesie in im- 

■ positionibus novis et aliis quamplures novitates vobis fiunt . . . Nos 
« (vestris) supplicationibus inclinati, vos et singulares homtnes civitatis 



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140 GM. QAnlonelli 



in attrito col vicario Geraldo che sospettava d'intenzioni a 
sé ostili, e cominciò a fare a sua volta preparativi di guerra. 
Gregorio gli scrìsse una lettera riboccante di affetto per lui 
e la famiglia, ricordandogli la fedeltà, non mai smentita, degli 
avi ; assicurandolo che se da Geraldo o da qualunque altro 
officiale si fosse contro di lui ecceduto, egli era pronto a 
render giustizia, e a revocare il male operato : non diffidasse 
del vicario, a cui scriveva di non fare novità alcuna contro di 
lui, e di trattarlo anzi benignamente: si guardasse piuttosto 
dai seduttori che volevano farlo strumento delle loro mire 
sovvertitrici per gettare una macchia indelebile sul suo nome, 
di cui invidiavano la chiarezza e nobiltà. Scrisse anche al 
rettore del Patrimonio perchè s* interponesse per la concordia 
fra Geraldo e l'Orsini (1). E ottenne in tal modo che la 
pace non fosse per allora turbata. 

Francesco e Giacomo degli Arcipreti di Perugia, feuda- 
tari di Tarano e Foce (2), si querelarono anch'essi delle con- 
tinue vessazioni degli officiali della Chiesa « occasione meri 
« imperli et custodie dictorum castrorum, ac in visitatìonibus, 
« sirtdicationibus, angarìis et perangarììs ac diversis alììs exa- 
« tionibus » e Francesco specialmente circa l'esazione del pe- 
daggio di Tarano; ed ottennero subito. un perentorio ordine 
del pontefice agli officiali dì desistere da tutti i detti gra- 
vami (3). La voce dei potenti era dunque esaudita; ma quella 
del popolo oppresso non trovava ascolto. 



v nostre N epesi ne ab huiusmodi imposiiiouibus et quibusvis novìtatìbus 
11 per quoscumque legatos, vicarie» &c. prcsentes et posterei . . . vobis 
■ ìmposiis et imponendis usque ad tres annos, a data presentium com- 
« putandos, tiberanius et absolvimus per prescntes, eaque vobis remit- 
utimus de gratta speciali . . . Dal. Aviti, .ti. kal. febr. a. .iv. ■ (Rtg. 
Alt». Grtg. XI, XXI, 284 b). 

<t) Append. XII. 

(1) V. questo Archivio, XXX,. J07. 

(3) Ktg. Aifn. Grtg, XI, XXIII. )7S B, lettera del io giugno 1J7J. 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 141 



viri. 

La ribellione del 137.5. 

E così, mentre tutti quei legati e vicari non miravano 
clic a scavalcarsi l'un l'altro, ad assicurarsi il potere e ad 
esercitarlo con sempre maggiore durezza, il malcontento 
metteva sempre più salde radici nelle popolazioni anga- 
riate, e,i germi della ribellione si fecondavano. Alla fine 
la misura fu colma e traboccò. E certo un fremito di pa- 
triottica gioia, mai forse fin allora provato, dovè correre 
per tutta Italia, quando Firenze, diventata la guardiana della 
libertà e dell'amor nazionale italiano, chiamò alla riscossa 
quanu si trovavano malcontenti del governo dei legati pon- 
tina. Fu un generoso moto di ribellione degno di restare 
memorando fra i piò nobili fatti della nostra storia (l). A 
suscitarlo concorse in Firenze, col desiderio di vedere ab- 
bassata nell' Italia di mezzo la potenza politica de' pontefici, 
emula della fiorentina, la recente irritazione per il diniego 
avuto di estrarre dal Patrimonio il frumento di cui la citta, 
afflitta dalla carestìa, aveva grande bisogno (2). 

(1) Cf. Gregorovius, op. cit. VI, 552 sgg. 

(1) Una grande carestia, conseguenza di una grande monaliti, 
desolò Italia nel 1 v/4-7;. Molti comuni richiesero la tratta del grano 
dalle terre della Chiesa, specie dal Patrimonio, dove il flagello aveva 
meno infierito, e la coltivazione del grano era piò sviluppata. Tra 
questi, Firenze. Ma ambasciatori del Patrimonio andarono a suppli- 
care il pontefice che non concedesse tratte a nessuno, e le accordate 
revocasse, bastando appena il grano ai bisogni della provincia. Gre- 
gorio, imbarazzato per le tratte già concesse, se ne rimise a Geraldo, 
che alla richiesta dì Firenze oppose un rifiuto. V. Mmor, La qu/slion 
dei blii dam la rupture entri Florence et le Saint-Siège in Miiaages 
d'archeologie et d'hiitoìre, XVI, 181 sgg. Ai documenti ivi pubblicati 
si può aggiungere il seguente brano di una lettera di Gregorio X! ai 
Fiorentini, del 29 genn. 1 175 : 

■ De tracia autem grani quam ipsum abbatem (Geraldum) vofcis 



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142 £W. (Mtttonelh 

Prime ad insorgere e a cacciare gli officiali detta Chiesa 
furono, nell'ottobre 1375, Orte e Narni. Il pontefice se ne 
duole, e scrive ad entrambe che prima di prorompere a no- 
vità dovevano ricorrere a luì che avrebbe apprestato l'op- 
portuno rimedio; le esorta a tornare all'obbedienza, assicu- 
randole che presto rimuoverà ogni causa di turbamento (1). 
Sollecita nello stesso tempo il rettore del Patrimonio, che 
era per suoi affari in Sicilia, a tornare nella provincia senza 
più allontanarsene, e porre argine all' insurrezione (2). E 
frattanto raccomanda al di lui figlio e luogotenente Roberto 
Orsini di lavorare con ogni possa per ridurre all'obbedienza 
i ribelli, tener fermi i buoni, pacificare i discordi (3): e 



« denegasse concie ri mi ni sic dicimus, quod non forte parvam habuit 
> causarli denegando, videns lercia nostris et prefate Ecclesie regi mi ni 
e suo commissis posse ex hoc non modicum periculum imminere, quod 
* non solum per ditti abbati* inttmationem, scd per plures alios fide- 

■ dìgnos ita esse percepì mus et novissime per assertioneni nobis factam 
« etiam cum [tiramento per dilcctos filios . . . ambasstatores provincie 
« Patri monii, qui affirmaverunt quod in tetris dicti Patrintonii erat non 
« minor indigentia et penuria biadi et grani quam sit in eìvìtate ve- 
astra, et quod ex quali bet modica tracia que de ipais nostris terris 

■ fieret possent magna scandali exoriri» (Reg. VatU. n. 3ji, e. 170B). 

(1) Dice loro: «et sj iidetn omciales contri vos excesserìnt, ad 
« talem novìtatem non debuissetis prorumpere, sed ad nos primitus per 
a allibassi atorem vel titteras vestras habere recursum, quia adhibuis- 
« semus, prout adhibere intendimus in hac parte, remedi um oportunum » : 
ed aggiunge «in brevi super turbatione vestra et aliorum tale pone- 

■ mus remedium, quod vos et ipsi alii poteritis merito contentar!. Dai. 
«Avin. .111. non, novemb. a. .v. » (Rtg. Vatic. n. 271, ce. 70, 71). 
Questa lettera ed altre pure datate il ; novembre mostrano chiaro che 
la ribellione era cominciata fin dal mese avanti, e non scoppiò solo 
nel novembre, come affermano concordemente cronisti e scrittori. 

(2) Ivi, e. 69, 2 novembre IJ7S- 

(i) «Dil. filio nob. viro Roberto nato et locumtenenti dilecti filii 
«nob. viri Nicolai de Ursiuis Patrimonii rectoris. Cum notificatum sit 

■ nobis quod in provincia nostra Patrimoni b. P. in Tuscia, quam prò 
udii, filìo nob. viro genitore tuo eiusdem provincie rettore gubernas, 
«alique sum turbationes et novitates exorte, de quibus, cum in aliis 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 143 

chiede ai Colonna, agli Orsini, ai Savelli e ad altri baroni 
romani che gli prestino efficace concorso (1). Gli preme so- 
pratutto che il moto non si estenda ad altri centri mag- 
giori; e a Toscaneila, Corneto, Orvieto e Todi scrive di 
non lasciarsi sedurre da maligne suggestioni, ma di adope- 
rarsi anch'esse per il buono stato della provincia, affinchè 
alla sua venuta id Roma, nella prossima primavera, possa 
trovarla pacificata * quieta (2); e scrive anche il Viterbo, ag- 
giungendo che la sua costanza nella fedeltà, nonostante le 
sollecitazioni dei tristi, gli era cagione di grande conforto (3). 
Ma oramai ogni promessa di rimedio era tardiva, ogni pre- 



a provincia nostris non aecidant, plurimutn admiramur, nobilitate™ tuam 
e requirimus et hortamur attentili! mandantcs, quatenus circa reductio- 

■ nem illorum qui ab obedientìa diete Ecclesie s«u pòtius eiits officia- 
e lium deviasse dicuntur, et peneverantiam fideKtatis et obedientie alio- 

• rum, necnoii pacitkationeni et opeiatiooera (lie) quorumdam, qui 
« dicuntur invicem dissidere, aliaque prò honore ac statu diete Ecclesie 
e studeas congruis modis totis tuis viribi» laborar*. Dai. Aviti. .111. non. 
«novemb. a. .v. » (ivi, e. 71). 

(1) Theiner, op. cit. II, doc. 590. 

(1) Ecco la lettera: « Arìmodum displicenter audivimus certa» no- 
li vitates per quosdam populea provincie nostre Patrimonii b. P. in T. 

■ Tore nuper inconsulti* motibus attemptatas. Quare fidelitatem vestram 

• hortamur attente mandante;, quatenus in nostra fìdeli constantìa et 
«obedicntia diete Ecclesie inviolabiliter persistente* non permittatis 

■ vos seduci maligni; suggestionibus quorumeuroque, quinimo circa re- 

■ ductionem devia ntium, pacificationem discidenrium et confortai ionem 
« perseverantium in fidelitate diete Ecclesie totis vestris conatibus la- 

■ boretis, ut in adventu ad partes illas futuro, Deo dante, tempore verìs 

■ proxime secuturi, partes illas invenire possimus pacificata» et quietai. 

■ Nos autem ad presens super hiis certas nostras litteras premìttimus, 
« et de proximo prò co ritentai ione populorum de efneaciori remedio, 

■ concedente Domino, curabimus providere. Dat. Avin. non. novemb. 

■ a. .v.» (Rtg. Vatk. n. 371, e. 6gB). 

(}) « Dolenter audivimus quasdam novitates &e. . . . sed in eo con- 
ti solamur quamplurìmum, quod vos, ut intclleximus, requisiti a pre- 
« su m ptori bus talium tante iniquitati, sicut fìdetes et constantes filii, 

■ acquiescere noluistis Sic. . . . Dat. ut supra » (ivi, e. 71 b). 



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144 ®Ì- oZnloiieili 



ghiera vana: ristesso annunzio del prossimo riconto papale 
non valse ad arrestare l' incendi», che in più punti della 
provincia rapidamente si propagò. Montefiascane, la fida 
Montefiascorie, cui il pontefice aveva creduto superfluo di- 
rigere la sua .parola ammonitrice, ribellò ai primi di no- 
vembre(i) : i più attaccati alla Chiesa cercarono sulle prime 
opporsi alla marea rivoluzionaria, ma poi vi furono travolti, 
e commisero eccessi anche contro il loro vescovo che era 
francese (2). Viterbo trattò di darsi a Francesco Di Vico, 
che vi s'introdusse occultamente il 18 novembre, levò il 
popolo a rumore, e si fé' proclamare signore della citta ; 
mentre le soldatesche papali corsero a rifugiarsi nella rocca, 
che fu subito cinta d'assèdio. Invano Geraldo mandò la 
compagnia dell' Acuto a liberarle : appena entrata in citta, 
sopraffatta dai Viterbesi furibondi, fu respinta mori e si 
sbandò. Sopraggiunti poi aiuti da Firenze, i Viterbesi die- 
dero un più forte assalto ali» rocca, che il 14 dicembre 
venne in loro man! e fu rasa al suolo (3). A Francesco 
Di Vico scrisse il comune di Firenze, salutandolo liberatore 
della patria, ed incoraggiandolo a compiere l'impresa (4); 
ed egli sognò per un momento di restaurare la fortuna della 
sua famiglia, avendo veduto, dopo Viterbo, anche Tosca- 
nella, Corneto, Amelia e Terni, una dopo l'altra, acclamarlo 
signore (5). Ferma nella fedeltà si mantenne Orvieto, 



(1) Cronachttta d' incerto autore nella Raccolta di cronachttte an- 
tichi (Fitetue, 17})). P- *°4- 

(2IC01Ì di una lettera dei Fiorentini a Bernabò Visconti, dal 19 di- 
cembre, ov' è detto: alili de MonteAaicoae, quorum rehellio adtmc 
■ pendebat, derubato episcopo suo libor U Mn totaliter anhelavtruut » 
(Gherardi, La guerra dei Fiortalini con papa Gregorio XI in Arcb. 
slor. italiano, serie )*, voi. V, parte u, doc. tij). 

(j) Pinzi, op. cit. ivi, p. 176 sgg. 

(4) Ghprardi, op. cit. doc. 99. 

(j) Ivi.docc. 106, 123, 116, ijs. V. anche Calisse, IPrtjaOidi 
Vico, p. 147. 



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La-dominazione pontificia nel 'Patrimonio t^ 

nonostante gì' indumenti dei Fiorentini (i) : ivi il nome 
dei DÌ Vico suonava sinistro ; le efferatezze compiute da 
Giovanni negli ultimi anni della sua dominazione non erano 
dimenticate; e d'altra parte i pontefici avevano avuto sempre 
gran cura di non menomarne le libertà e tutelarla da ogni 
vessazione. Posta fra due fuochi, Viterbo ribelle, Todi pur 
insorta e fremente, essa giura serbarsi fedele alla Chiesa, e 
provvede alacre alla propria difesa, invocando soccorsi an- 
che da Geraldo (2). 

Le nuove del Patrimonio giungevano ad Avignone, e 
vi producevano grande sgomento. Oramai non era più da 
Cirsi illusioni : il dominio della Chiesa crollava nuovamente 
sotto il peso delle iniquità de' suoi ministri. E si pensò 
finalmente a rimuovere l'indegno abbate Geraldo.- Il 1° di- 
cembre 1375 Gregorio XI emana un breve, in cui, visto 
che alcune città e terre della Chiesa, e specialmente Monte- 
fiascone, Orte, Narni e Rieti, malcontente del regime di 
Geraldo, ricusavano obbedirgli, e volendo d' altra parte 
provvedere al loro prospero e tranquillo stato, esonera lui 
e i suoi officiali da ogni comando, ed incarica l'esperto e 
fido siniscalco Nicola Spinelli di riformarle e ridurle al- 
l'obbedienza coi patti e condizioni che crederà, e governarle 
fino all'arrivo del nuovo vicario, Pietro Flandrin, cardinale 
di S. Eustachio (3). Ma non era ancora giunta in Italia la 

(1) In appendice alla C/ironica Urbevelana nella nuova ediz. dei 
Rtntm halìearunt Scriplortt, voi. XV, parte v, p. 20$, il Fumi pu- 
blica, dall'Archivio di Stato di Firenze, alcune interessanti lettere della 
Signorìa al comune e ai signori orvietani perche, abolite le cittadine 
discordie, entrino tutti nella gran lega della liberti. Straordinaria era 
l'attiviti di Firenze pel raggiungimento del nobile scopo. Nelle lettere 
agli Orvietani dice chiaro non esser mossa da odio alla Chiesa u quarti 
n in se ipsam sanctam et venerandam ducìmus et fatemur » ma alla ti- 
rannide dei Francesi « quorum ambitio nihil Italis relinquebat honoris, 
■ et quorum insatiabìlis a variti i nihil quod non raperet dìmittebat». 

(l) Fumi, Cad. dipi. d'Orvieto, doc. 690. 

(0 Append. xiv. 

Archivio dilla R. Snellii romana di Ilaria patria. Voi. XXXI. IO 



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146 £M. Q/intonelU 

nuova di tale provvedimento che Perugia, ove Geraldo ri- 
siedeva, gli si sollevò contro; ed egli da tutti abbandonato 
si rinchiuse nella fortezza, donde poi, coll'aiuto dei Fioren- 
tini, fu scovato ed espulso (1). Poco dopo Gregorio emanò 
un breve a tutti i popoli delle sue terre, in cui, dipingendo 
a vìvi colori le funeste conseguenze della ribellione, li esor- 
tava a perseverare nell'obbedienza, o, se ribelli, a tornarvi, 
sicuri del suo perdono (2). Vane esortazioni e minacele. 
La cacciata di Geraldo aveva accresciuto il generale entu- 
siasmo di liberta; e dalla Romagna ai confini della Cam- 
pania era tutto un fermento di ribellione. Cosicché anche lo 
Spinelli, essendo ormai inutile l'opera sua, non si mosse di 
Provenza (3). 

Se anche Roma si fosse sollevata, dice il suo storico, il 
papato sarebbe rimasto per sempre esiliato in Avignone (4). 
Noi non andiamo tant'oltre coi nostri giudizi. Osserviamo 
solo che la mancata adesione di Roma alla gran lega na- 
zionale, da Firenze bandita, anzi la sua rottura col Di Vico, 
che di quella lega era il campione nel Patrimonio, molto 
influirono perchè in alcuni luoghi di questo il fermento ri- 
voluzionario cominciasse presto a sbollire. Gò fu primiera- 
mente in Montefiascone. Lasciato passare il turbine che tutto 
avea minacciato travolgere, il partito devoto alla Chiesa 

(1) BoNAZZl, Storia di Perugia, I, 485. 

(1) Dice loro * quod si pertinace: et rebelles, quod absit, fucrìtù . . . 
n repatiemini intestinas et vicinarumdiscordias.omieidiaetproscriptiones 
ovicibus alternarti, partialitatum dissidia, timorosas, tediosas ac no- 
« ctumas et diutumas custodia», dimissionem culture agrorum ex qua 
a ducitis vitam vestram, gabellai, tallias et alia onera solito graviora, 
« guerrarum insultus et predas, ac bladorum et arborum seciìones, et 
«seditiones interim et bella sentietis, quia Ecclesia, que diverso: habet 
n modos et matleos, vos noti dimittet in pace unquam ...» (Fumi, Cod. 
diplom. doc. 691). 

(3) V. l'ottimo lavoro di G. Romano, Nicola Spintili da Giovi- 
tia^p in Ardì, storico per It Provincie napoletane, XXV, 448. 

(4) Gbegorovius, op. cit. ivi, p. J40. 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 147 

rialzò il cape, e già nel marzo 1376 fé' pervenire ad Avì- 
gDone una supplica del comune chiedente grazia e miseri- 
cordia. Non ribellione era stata la loro, dicevano i Monte- 
fia sconcai, come dagli emuli si era voluto asserire, ma 
sola ìnobedienza agli officiali per le indebite taglie di cui 
li gravavano: sempre pronti sì dicevano a cimentarsi per 
lo stato e l'onor della Chiesa. E Gregorio, ricordando la 
loro provata fedeltà alla Chiesa stessa anche in mezzo alle 
sue più gravi tribolazioni, fu sollecito assolverli da ogni pena, 
purgarli da ogni macchia d' infamia, e condonò loro anche i 
cinquecento fiorini che sì erano obbligati pagare per com- 
posizione agli officiali della curia. Volle bensì che ad ogni 
costoro richiesta scendessero prontamente in campo contro 
i ribelli, i Viterbesi specialmente (1). 

Contro il capo dì questi, Francesco Di Vico, che avea 
tolto al comune di Roma alcuni castelli, erano già uscite 
le milizie romane, condotte da Giovanni Cenci, ed accam- 
patesi fra Toscanella e Montalto (2). Ciò era bastato perchè 
anche in quella contrada il partito devoto alla Chiesa 
riprendesse ardire, e si unisse a quelle in combattere il 
potente barone, che tutto a suo vantaggio il moto rivolu- 
zionario avrebbe rivolto. Ludovico Vitelleschi in ispecie, 
che si era veduto sfuggire la signoria di Corneto, riaffer- 
rata che l'ebbe, fu de' principali in tener testa al prefetto, 
che si faceva forte degli aiuti dei Fiorentini (3), ed aveva 
sempre solida base in Viterbo, e pur fra' Cornetani stessi 
non pochi amici e seguaci. Fra questi ultimi era anche un 
Vitelleschi, Giacomo di Pietro, cui Francesco Di Vico 
aveva fatto dare in custodia dai tutori di Guglielmo dì Gio- 

(1) Theiner, op. cit. II, doc. ig ;, bolla del 19 manoijyó. 

(2) Gregorovius, op. cit. ivi, pp. 540, 541. 

(i) Nel giugno ebbe la bellicosissima compagnia dell'Ulfo (Ghe- 
rardi cit. doc. 241) coll'aiuto della quale sconfisse presso Capranica 
le milizie che la regina Giovanna inviava al pontefice (Della Tuccia, 
Cronache di Viterbo, edii. Ciampi, p. 57). 



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148 £M. Q/tntondli 

vanni viterbese il fortilizio e tenimento di Castellacelo, a 
Guglielmo concesso dal papa in perpetuo e nobile feudo, 
con obbligazione per parte del Vitelleschi di restituirlo a 
suo tempo al medesimo o a' suoi rappresentanti, o pagare 
altrimenti quattromila fiorini (1). Questo castello era buon 
punto d'appoggio per le operazioni contro Corneto, e Gia- 
como ne usci più volte per cavalcare quel territorio, donde 
trasse gran numero di prigioni e prede di animali. I Cor- 
netani erano messi in dure distrette : scrissero al rettore in 
Montefiascone, esponendo le gravi offese che pativano, e 
chiedendo di ricattarsene sui beni dei Viterbesi, il che subito 
ottennero (2). 

Intanto da Avignone, donde già era stato scagliato sopra 
Firenze il più grande anatema che bocca di pontefice abbia 
mai pronunziato (3), condanne non meno gravi si fulmi- 
navano contro il Di Vico e ì fautori (4), mentre i ma- 
gistrati locati facevano il resto. II detto Vitelleschi ve- 
niva condannato nella confisca dei beni e nella pena del 
capo (5). Ciò non fu senza effetto. Da Firenze stessa par- 
tirono per Avignone legati per trattare un accordo, auspice 



(1) Append. xvi. In Rag. Vatic. n. 268, 
del 2} agosto 1572 ni rettore del Patrimonio perchè im 
del pupillo, Nicola vescovo di Viterbo, in possesso del feudo. Vi si dice: 
« Nuper dìlecto filìo Guillermo quondam Iohanms Pauli nato pupillo 
1. Viterbiensi eiusque hcredìbus ex suo corpore descendentibus utriusque 
nsexus fortalitium quod Castellacium nuncupatur et eius tenimenttim 
«et tenutellam infra provinciam Patrimoni prope castrum nostrum 
«Corneti et iuxta litus maris consistens . . . sub annuo censu unius 
ti sparverii singulis annis in festo a pò si ohi rum Petri et Pauli thesau- 
« rario diete provincie . . . persolvendo, cum mero et misto imperio et 
Komni iurisdictione in perpetuum et nobile feudum... donavimus et 
« concessi mus, volentes &c. ». 

(2) Calisse, op. cit. doc. 172. 

(?) Gregorovius, op. cit. VI, 543, 

(4) Calisse, op. cit. doc. 171. 

(5) Append. cit. 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 149 

la fervidissima verginella senese, mentre nello Stato eccle- 
siastico il moto rivoluzionario continuò a circoscrìversi sem- 
pre più, e l'opera degli amici della Chiesa a spiegarsi ovun- 
que più valida ed efficace. 

Cosi nel Patrimonio la ribellione, che erasi già arre- 
stata alle frontiere dei domini dei Farnese, non fece più, in 
tutta la vasta zona soggetta alla loro influenza, progresso 
alcuno : Bolsena ed Acquapendente, che avevano cominciato 
a non obbedire (1), si rimisero ben presto : Proceno si tenne 
salda nella fedeltà, e le mene dei sovvertitori sventò con esem- 
plari castighi (2): ugualmente Radicofani, vigorosamente di- 
fesa da Guasta di Pone coi suoi numerosi clienti (3) ; mentre 
nel contado orvietano, seminato di tante rocche e castelli, 
i Monaldeschi ed i Montemarte contesero palmo a palmo 
il terreno ai nemici, che però rìescìrono a togliere a Pietro 
Orsino de' Monaldesclii il castello di Collelungo (4); e nella 
Teverina i figli di Ugolinuccio d'Alviano si fecero più ani- 
mosi contro quei di Giannotto, aderenti al Di Vico (5), -e 
la piccola Bassano resistè impavida agli Ortani, che ne di- 
sertarono il territorio (6). 



(i) Gherardi cit. doc. 106. 

(2) In un breve di assoluzione del 16 aprile 1)77 si dice che in 
Proceno « prò conservando illud in obedientia et fidelitate Ecclesie, ad 
« terrorem aliquorum nonnulla delieta, erimina et eicessus perpetrala 
fuerum» (Rrg. Ave». Grtg. XI, XXIX, 71). 

(}) Append. xxiv. 

(4) Risulta ciò da un breve del 2 gennaio 1378 al medesimo, 
ov'è detto «castroni Collislongi Urbevetane diocesis, quod ad te, ut 
« asseris, pieno iure pertinet, et in cuius possessione existebas, per 
« hostes et rebelles nostros et Romane Ecclesie captum et tibi viotenter 
« ablatum fuit propter fidelitatem et obedientiam, quam tu et proge- 
« nitores tui ad predktam Ecclesiali: gessìstìs, prout adhuc geritis» 
(Rtg. Avtn. Grtg. XI, XXIX, i}SB). 

(5) Append. xx. 

(6) Theinek, op. cit. doc. 611, ov'è detto che gli Ortani «pre- 
singularibus personis de ditto castro (Basaani), 



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150 <5w. OAiitonellt 

Anche nella guerra coi Cometam H prefetto andò per- 
dendo terreno, specie dopo che Toscanella ebbe aperto le 
pone alle milìzie romane (1). 

Il pontefice persuaso ormai che non era più da procra- 
stinare il ritorno, parti il 13 settembre 1376 da Avignone, 
e il 2 ottobre salpò da Marsiglia per l'Italia. 

IX. 

Il ritorno della Sede e la restaurazione 

della pace. 

La venuta del papa, sospirata da tanti come il sorgere 
di un'era novella, non valse a disarmare ì più ostinati ri- 
belli, incitati sempre da Firenze, che con Gregorio aveva 
già rono ogni trattativa. Nel dicembre stesso, approdato 
egli appena a Corneto, il Di Vico ricevette armati da Fi- 
renze per continuare la guerra ; e con essi battè un corpo 
di quattrocento cavalieri, che il papa aveva mandato avanti 
per proseguire il viaggio per Roma (2). Gregorio, accolto 
con grandi feste, si trattenne a Corneto per più di un mese; 
ed ivi cominciò subito a dimostrare con opportune conces- 
sioni la sua gratitudine ai difensori della sua causa. 

« prò co quia in obedientia et devotione nostra permartebant, prout 
« pernia neri t, ipsonmi vineas et arbore» scindendo, et [rumenta et alia 

■ biada comburendo, diversa cis dampna et iniurìas irrogarimi...". 

([) In un breve di assoluzione per i chierici dì Toscanella del 
7 maggio 1)77 s ' dice che « civitas ipsa, de anno proxime preterito 

■ per nonnullos processus auctoritate apostolica factos ex eo supposita 
n(fuit) ecclesiastico interdicto, quod cives et commune diete civitatis 
« a subiectione et obedientia Romane Ecclesie, in quibus tunc existe- 
« bant, eidem Ecclesie rebellando se subtraxerant, ac propter timorem 
a tirannorum eis circumstantium dilectis filiis populo Romano se sub- 
ii miserant ac ipsorum gcntes armorum receperant » (Rcg . Avtn. Greg. XI 
cit. e. 590B). 

(1) Calisse, op. cit. p. 149 sg. 



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La dominazione ponti fida nel 'Patrimonio 151 

Benemerito in special modo era Ludovico Vitelleschi, 
che per la difesa di Cometo aveva sostenuto fatiche e danni 
non pochi, ed aveva fatto sì che il papa, dopo il fortunoso 
viaggio marittimo, vi trovasse, appena sbarcato, asilo si- 
curo. A lui aveva già concesso a vita il godimento di tutti 
ì beni confiscati ad alcuni ribelli in Viterbo, Tolfanova e 
Civitavecchia, con patto bensì di restituirli in tutto o in 
pane, dietro giusto compenso, quando al papa piacesse 
nell'interesse della pace ordinarlo (1): ed ora gli concedeva 
la quarta parte del tenimento di Rocca di Glorio, già do- 
nato alla Chiesa da un altro cornetano, tal Puccìarello 
di Cello (3) : e, più tardi, gli aggiungeva tutti i proventi 
della Chiesa in Centocelle, consistenti nei pascoli e nelle 
ghiande, del valore di centoquaranta fiorini all'anno, revo- 
cando la concessione già fattane da Urbano V alla mensa 
vescovile di Montetìascone (3). Un altro cornetano, Angelo 

(1) Append. xv. 

(1) Rcg. Valìe. n. 288, e. 92, breve, da Cometo, 4 gennaio 1577. 
Cf. Fabre, Un registri catturai cai. p. 18. 

(i) « Dil. filici nobili viro Ludovico Puoi domkello de Cometo, 
a Tuscanen. dioc. Plenitudo dilectionis et munificentie largitatis Sedis 
« apostoliee lieet extendatur li ber ali ter ad cunetos Ecclesìe Romane 
« lilios et devotos, habundantius union erga illos exuberat, quos pro- 
ti bavit in (idei nitore prefulgidos, magna nini iute constantes, ac in exhi- 
« bilione servitiomm grandinai fhictuosos. Attendente! itaque sincere 

■ devotioni? obsequia et fideliutis Constant iam , quibus nos et prefa- 
« tua Ecclesiam in conservati one, inanu tendono et delensionc castri de 
n Cometo ... sub nostra et eiusdem Ecclesie devotione et obedientia, 
<■ frementibus istis temporibus . . . multis adversum nos et ipsarn Ec- 
ce destarci rebellionum et noviutum procellis, filialiter prevenisti, non 
usine periculis, laboribus et expensis, volentesque propterea tibi prò 
atui status augmento de alicuius remunerationis premio providere, (uis 
«in hac parte supplicationibus inclinati, tibi quamdiu vixeris in huma- 

■ siis, teque vita functo liberis tuis ìegìtimis , . . universos et singulos 
« fructuJ, redditus et provai tus castri Centumcellarum diete diocesis , . . 
« quos in eodera castro etusque territorio dieta Ecclesia percipere con- 
« suevit ae levare . . . eoncedinius et donamus. Non obstante quod 
"iidem fructus &c. per fé. re. Urbanum papam V predec. nostrum 



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152 Od. oAntonelli 

Tardi, rimunerò col cedergli per tre anni i proventi di 
Pianfasano presso Toscanella, del valore annuo di cinquanta 
fiorini (i). A tutti i Cornetanì poi che, pentiti presto della 
ribellione, erano tornati all'obbedienza, e con tanto entu- 
siasmo lo avevano accolto, accordò assoluzione plenaria 
dalle scomuniche ed altre pene incorse (2): mentre a quelli 
di loro che, usciti, aderivano tuttora al Di Vico, proibì di 
mai più rientrare a Corneto (3). Speciale assoluzione con- 
cesse a Giacomo Vitelleschi e ai figli Angelo e Guiduccio, 
che, pentiti, aveano rimesso nelle mani sue il Castellac- 
elo (4) ; e mandò anche ai magistrati Capitolini di cassare 
i processi che avevano fatto contro di loro (s). Concesse 
inoltre a vita i beni confiscati ai ribelli di Montalto, fra 
cui era il priore della collegiata Angelo di Gerardo, ai fidi 
nobili Pietro dì Bartolomeo di Montefìascone, ed Angelo 
dì Puccio di Canino, perchè li godessero metà per cia- 
scuno (6). 

« mense episcopali Montis fiasco nensi dudum concessi et uniti fuisse di- 
ti cantur, quam quidem , . . concessione™ et unionem . . . revocainus, 
• fatturi tatnen ven. fratri episcopo Montisfiasconensi exinde compen- 

«sationem decentem &c Dat. Romeap. S. Petrum .vn. id. februar., 

« an. .vu. » (Reg. Ami. Grtg. XI, XXIX, 1). Cf. Ughelli, Italia sa- 
cra, I, 97}. 

(1) o... universos et singuios fructus, redditus, iura et emolumenta, 
« qui et que per oflieiales Romane Ecclesie in et super territorio de 

■ Pianfasano Tuscanen. dioc. percipi et levar! consueverunt . . . n (ivi, 
e. 28, breve dei 27 gennaio 1577). 

(2) Ivi, e. )44 il, breve del 6 gennaio. 
(i> Calisse, op. cit. doc. 17). 

(4) Append. xvi. 

(5) Theiner, op. cit II, 609. 

(6) «... medietatem domorum, vinearum, terra rum, pratorum, ne- 
e monim, molendinorum et aliarum possessionum et bonorum ac iurium 

■ et pertinentiarum illorum in castro, territorio et dì stridii Montìsaltì 
11 Tuscanen. dioc. consìstenti uni, et olim ad quondam Toscanunt Fran- 
cisci, Cutium Bardarli, Colam Sachi et eius sororem, Cresce Sachi, 
<i Rubeum domine Sciane, loliannacium Golini, Cicharellum Sperante, 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 153 

Partito da Corneto il 13 gennaio, Gregorio giunse a 
Roma, per mare, il 17. Sua prima cura fu la guerra con- 
tro i ribelli; ma non cessò nello stesso tempo dì rimeritare 
quelli che erano rimasti fedeli, man mano che veniva a 
conoscerne le aspirazioni e i bisogni. 

Con quei Viterbesi specialmente, che, per non darsi al 
Di Vico, avevano subito spese e danni gravissimi, si mostrò 
in particola!' modo benevolo. Certi Antonio e Benecasa di- 
chiarò esenti, insieme ai loro successori in perpetuo, da tutti 
i dazi ed imposte comunali; ad Antonio commise inoltre 
a vita l' ufficio di cancelliere della citta, e a Benecasa quello 
di procuratore dei diritti della camera della medesima e di 
notaro della minor somma (1). Andrea Capocci, dottore in 
legge, che era stato spogliato dal Di Vico di ogni suo avere, 
e ridotto con cinque figli alla miseria, si ebbe, dei beni 
confiscati al comune di Viterbo e a Giovanni di ser Egi- 
dio nel tenimento di Sipiccìano e di Selva Pagana, tanti 
quanti avrebbero potuto dargli un reddito di cento fiorini (2) : 
Giovanni Ceccarelli, il campo, una volta viridario papale, 

«et V .mudimi de Cap.ilbìa de Montealto, necnon ad eondam Ange- 
tiara GerarJi priorem sccularis et collegiate ecclesie de Montealto, 
« ratione persone sue, nunc vero ad Romanam Ecclesiam spectantium, 
«prò co quod camere Provincie Patrimoni! ... proptet elimina et ex- 
it cessus alios per predicios nominato? superii» ad versus eandem Fx- 

* clesiam nequiter perpetrata, et ex certis iustis et aliis causis. confi- 
li scala et applicata luenint, pertinentium ... preter domum palationi 
« Prìoris nuncupatam ... que dudum ad eundem Angelum priorem per- 

■ tinebat...» (Reg. Avtn. Grtg. XI, XXVIII, jIoB, $12, brevi del 
18 dicembre ìyjb). 

(t) Questi brevi, datati il 18 febbraio, sono in Reg. Avtn. Greg. XI, 
XXIX, 18$ fi, 186. Essi ne mostrano anche la grande ingerenza della 
Chiesa nelle cose del comune, al quale, dice il Pinzi, «dopo la som- 

■ mossa del 1)67, non solo era stato tolto il diritto di amministrarsi 

• da per si, ma tutti i suoi proventi civici venivano maternamente 
opercetti ed ingoiati (sk) dalla camera apostolica, che solo una pic- 
u cola parte ne assegnava alle spese della città o (op. cit. p. 5641, 

(2) Append. XVIII. 



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ij4 $M. Qmtonelit 

presso le mura e il luogo dove sorgeva la rocca, con patto 
di ridurlo all'antica coltura, e revocando ogni concessione 
già fatta del medesimo (i): Cola Scolari, cui era stata scac- 
ciata la moglie con cinque figli da Viterbo, e spogliata di 
tutti i beni dotali, ed egli stesso preso poi in guerra dal 
DÌ Vico, e privato di due cavalli, e quindi costretto per ri- 
scattarsi a pagare una grossa somma, i beni confiscati a Gio- 
vanni di Sciarra cugino del Di Vico, e a Cobuzio castel- 
lano di Celleno, per un'annua rendita di venti fiorini, e dì 
più la castellania stessa dì Celleno con tutti i suoi diritti 
ed emolumenti (2). 

E colle castellarne e coi beni confiscati sodisfece. anche 
alcuni delle paghe loro dovute per essere stati ai servigi 
della camera. Per questo titolo, come anche per i danni e 
spese subite, avendo dichiarato la camera debitrice verso 
Ugolino di Corbara della somma di duemila fiorini, diede 
a questi ìn pegno il castello di Piansano (che già teneva 
per concessione decennale per aver pagato al Tavernini, cui 
quel castello era impegnato, la somma dalla camera dovu- 
tagli), con facoltà di percepirne i proventi tutti, finché non 
fosse sodisfatto dell' intero suo avere (3). E a Neruccio di 

(1) «■ ,. campum situino, è detto nel breve relativo del 13 mag- 
gio, 11 insta muros Viierbienses et locum ubi roccha diete civitatis esse 
a coDStievit, et in quo viridi rium papale esse solet, cum omnibus iu- 
« ribus et pertinentiis suis, ita tamen quod. prout ad id te liberalità 
« obtulisti, campum ipsum bene et diligenter colas, aut coli facias, et 
<c ad virìdarìum et art uni reduci ; non obstante quacumque donatione . . . 
« Gueptto de Viterbio vel cuicumque alteri de dicto campo forsitan 
« facta, quam ex mine totaliter revocamus...» (Rtg. Aveit. cit. e. 501 b). 
La detta donazione a Gheizo era stata fatta da Urbano V il 22 giu- 
gno 1370, con patto di nulla edificare nel medesimo « quod vergere 
« possit in detrimentum seu preiudìcium fortitudinis rocche » e di per- 
mettere al castellano e ai suoi famuli « per ortum ipsum honesto modo 
u et sine destructione olerum et fructuum dicti orti incedere spallando • 
(%. Aven. Urb. V, XXII, 4528). 

(2) Append. six. 

(3) Append. xvu, 



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La dominazione pontificia nel ^Patrimonio 155 

Enricuccio di Soriano, che fin dal principio della ribellione 
avea virilmente combattuto contro i nemici, die' in com- 
penso le castellarne di Bassanello e Palazzolo(l). £ a Lu- 
dovico Vitelleschi concesse dì pagarsi de' suoi stipendi coi 
beni mobili di alcuni ribelli viterbesi, e a Giovanni Muz- 
zarelli di Cornerò con altri per un valore di centocinquanta 
fiorini (2). 

Mentre con queste ed altre concessioni si rinsaldava la 
devozione dei fedeli, a vincere I* ostinatezza dei ribelli si 
arruolavano milizie, si ricevevano nuovi aiuti dalla regina 
Giovanna, e si fidava anche molto su quella terribile banda 
di Brettoni, che Gregorio aveva già mandato contro Firenze 
e Bologna, ed erasi resa tristamente famosa colle stragi di 
Faenza e Cesena. 

Il Di Vico, mortogli il fratello Battista, ed a corto di . 
uomini e di denaro, pareva disposto a cedere, ma Firenze 
lo infervorava alla lotta e gli mandava aiuti. Il 17 aprile 1377 
il papa emanò contro di luì, contumace, bolla fìerissima di 
condanna, con aggravamento di tutte le pene già incorse. 

(ri Dil. (ilio nobili viro Nerutio Henrìgucii de Suriano dominilo 
« Ortane diocesis . . . Petitio prò parte tua nobis nuper exhibita conti- 
a nebat, quod tu a principio rebellionis et novitatis in terrò et locìs 

■ Provincie nostre Patrimoni! . . . novissime exortarum, de mandato 
u dilecti rilii nostri Geraldi . . . cune in nonnullis terris Romane Ecde- 

■ rie subiectis . . . vicini generali], et dilecti filli nobilis viri Nicolai 
a comitis Nolani . . . predirti Patrimoni! rectoris, contra Vnerbienses 
x et alios ipsius Ecclesie hostes et reMles dimicando viriliter obso- 
« quium prestilisti, et quod tibi de tuia prò huiusmodi servitio et la- 

■ bore stipendi!} non extitit plenarie satisfactum. Nos igitur premissa 

■ servitia, sicut prefertur, per te nobis et Ecclesie predicte fideliter im- 
a pensa, et que te impensunim speramus in posterum attendentes . . . 
a tibi in recompensationem servitiorum huiusmodi castellanias castro- 
a rum nostrorum Vassanelli et Palaccoli . . . tenendas, regendas et gu- 
a bernandas per te usque ad nostre beneplacitum voluntatis . . . conce- 
rt dimus &c. . . . Dal. Rome ap. S. Petrum .vi. non. maii, an. .vii. » 
[Rtg. Avtn. Crtg. XI, XXIX, 217). 

(2) Ivi, e. 590. 



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156 £M. Contorniti 



Vi ricordava specialmente le atroci offese da lui recate ai 
fedeli e ai pellegrini, per terra e per mare, dal porto di Civi- 
tavecchia ove teneva pirati(i). Gli rispose il Di Vico con un 
attacco contro Momefiascone, cosi violento, che quegli abi- 
tanti fecero sapere al papa dì non poter resistere, se non 
fossero prontamente soccorsi di viveri e d'armi. Gregorio 
scrisse subito al vicario Pietro di provvederli di tutto, onde 
potessero non pur resistere ma offendere (2). E il Di Vico 
di lassù fu respinto: ma nella contrada all'intorno ottenne 
qualche successo notevole. Battè più volte le milizie della 
regina; occupò Bolsena;. e presso Viterbo sconfisse un 
corpo di pontifici, fra i quali era il nipote stesso del papa, 
Raimondo di Turena, che fece prigione (3). Allora a fiac- 
cargli l'ardire si chiamarono i Brettoni. I quali andarono 
subito contro Bolsena, che presero e saccheggiarono, facendo 

(1) «... sepedictus Franciscus, tamquam obstinatus et in prò- 
• fundum matorum collapsus, dicti sui Iratris (Baptist e) casum multimi 
h formidabile non formidans, in sue rebellionis hosiilitatis et persecu- 
tionis duriti! obstinata persistens, non verens etiam excommunica- 
a tionis et anathematis sententias, que annuatim in Cena Domini con- 
ti ira piratas ac eos tenentes eisque dantes ausilium, consilium vel 
« favorem per nos sunt prolate, in castro et portu Gvicatis veteris 
« Tuscanensis diocesis, prout est notorium, piratas diutius tenuit prout 
<■ tenet et fovet, easdem sententias dampnabilìter incurrendo, et non 
« solimi non curai ad gremium diete Ecclesie in coni punct ioni s spiritu 
«et cordis humilitate redire, sed contra prefatam Ecclesiam eiusque 
o fideles necnon peregrinos et alios per mare et per lerran 
« tes, faciendo eos capi, carcerari, spolìarì, mutilar!, torquerì, 
«occidi ac commini incendia et rapina* et alia multa mala que vii 
u posset sermo esplicare prolixus &c. » (Arch. Vatic. Imlr. Misceli ad 
an. 1577). 

(2) Theiner, op. cit. Il, doc. 615 (io maggio 1377) Con altra 
lettera del 2; maggio mandò al rettore del Patrimonio di far loro 
giustizia circa i « multa, magna et gravia dapna, gravanti!» et imurias a 
che i Viterbesi e il Di Vico « a tempore rebellionis usque nunc eisdem 
« communi ac singularibus personis indebite et iniuste intulerunt et 
«inferunt incessamer » (Reg. Avtn. Grtg. XI, XXIX, J2jb). 

(j) Calisse, op. cit. pp. 152, i;}. 



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La dominazione pontifìcia nel 'Patrimonio 157 

strage degli abitanti; poi, da Montefiascone si precipitarono 
su Viterbo, ed .inflissero al Di Vico, uscito a combatterli, 
una rotta tremenda (1). Questi capi allora non essere 
più del suo interesse il far causa comune coi Fiorentini, 
che erano già stati abbandonati da molti degli alleati, e, 
staccatosi anch' egli dalla lega, fece al papa proposte di 
pace. 

Lunghe e laboriose furono le trattative, avendo giusta- 
mente voluto il pontefice, per far opera completa e dure- 
vole, che vi fossero compresi anche i Romani, che tanta 
parte aveano preso alla guerra, e che avcano giurato ai 
DÌ Vico odio implacabile. Alla fine, auspice il papa ed alla 
sua presenza, il 30 ottobre fu stipulato l'accordo. Per esso i 
Di Vico perdettero, fra altro, oltre al dominio di Carcari, 
quello di Trevignano, loro antichissimo feudo che, conqui- 
stato dai Romani durante la guerra, si convenne dovesse 
ai Romani rimanere (2). E il 27 dicembre Gregorio emanò 
bolla di assoluzione dalle pene ecclesiastiche a favore dei 
DÌ Vico nonché delle città di Viterbo, Amelia, Terni e 
delle altre terre loro aderenti (3). L'anno 1377 si chiuse 
così, dopo tanta procella di eventi, con un mite bagliore 
di pace. 

Anche altri focolari di ribellione invero, dopo la ricon- 
ciliazione del Di Vico col pontefice, si erano andati estin- 
guendo. In Narni e in Sabina Gregorio avea nominato fin 

<l) Cron. senesi in Muratori, Rer. Italie. Script. XV, 252. PlKZI, 
op. cit. p. 589. 

(2) Il 2; luglio il papa avea mandato al vescovo di Sutri dì as- 
solvere Trevignano per [' obbedienza e gli aiuti prestati ai Di Vico 

■ cum università! « persone predicti ab obedientia et subiectione Lu- 

■ dovici et Francisci predìctorum se subirà n e ri nt, et sub dominio di- 
ti lectorum filiorum populi Romani regamur et gubernentur, et ad fide- 
« litatem et obedientiam nostrani et Romane Ecclesie sint reducti » 
(Reg. Avtn. Greg. XI. XXIX, 365). 

(3) Per maggiori dettagli su questo punto v. Calissf., op. cit, 
P- «SS sg- 



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is8 €M. Contornili 

dall'agosto governatore e riformatore Luca vescovo di Narni, 
affinchè si adoperasse a far tornare que' luoghi all'obbe- 
dienza (i); e l'opera sua non era stata inutile : Buccio Or- 
sini e i tigli di Francesco, feudatari di molte terre in Sa- 
bina, che avevano già fatto lega coi ribelli e occupato 
Narni, tornarono a fare omaggio al pontefice, che li rein- 
tegrò subito nel possesso dei loro feudi (2). 

Punire la rivolta, ricompensare la fedeltà, era una dop- 
pia conseguenza di un principio di giustizia, che Gregorio 
cercò applicare con grande equanimità (3). Già demmo pa- 
recchi esempi di beni confiscati ai ribelli, e fatti premio ai 
devoti. Ora altri ne daremo di concessioni, immunità e pri- 
vilegi per tutti quei comuni e baroni che, fermi nella fe- 
deltà, si erano opposti al dilagare della rivolta. 

Primo fra tutti Orvieto. Già il vicario Pietro, con de- 
creto del 23 aprile 1377, aveva rimesso al comune, in 
considerazione dei danni subiti, tutti Ì debiti che per qual- 
siasi ragione, di taglie arretrate, paga di milizie, contributo 
alla costruzione della rocca, aveva colla camera aposto- 
lica (4). Gregorio XI poi, con breve del 2j g'Ug 110 . con- 
fermò solennemente l'ordinanza di Bonifacio Vili sul re- 
gime delle terre della Val di Lago, che un anno dalla 
Chiesa, un anno da Orvieto doveva essere tenuto, abolendo 
ogni nota d'infamia, in cui pel passato il comune potesse 
essere incorso, e per effetto della quale dai privilegi del- 
l'ordinanza stessa potesse dirsi decaduto (5). E con altro 



(l) Reg. Avtn. Grrg. XI cìt. e. I17B. 

(j) Reg. Avtn. Greg. XI cìt. e. 4)2, breve del 15 dicembre 1)77. 

(3) L'Epinois, Le gouvtmement da papes et les revolution! iaas Iti 
états de TEglise (Paris, 1865), p. 554. 

{4) Fumi, op. cit. doc. 695. 

(5) Ricorda nel breve il grave litigio insorto al tempo di Ur- 
bano V(v. Archivio,\W, j!5)e prosegue uNos i ta que considera ntes ve- 
ci stre sincere et grate lìdelitatis coristantiam erga nos et dictam Eccle- 
osiam diutios comprobatam, presertim hiis temporibus procellosis.. . 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 159 

del 7 ottobre decorò la citta del privilegio dello Studio ge- 
nerale: annui alla domanda di rimozione del castellano, 
persona non accetta, che si era permesso perfino imprigionare 
i Sette del comune, col pretesto del non pagatogli stipen- 
dio (1); ed all'altra sulla residenza abituale del vicario papale 
ìn Orvieto (2). 

Fra i baroni orvietani che più si segnalarono nella di- 
fesa della città e nella guerra ai ribelli fu Pietro Orsino 
de' Monaldescht (3), Ì cui vassalli di Roccasberna, Cornobar- 
dano e Tor Tiberina, fra tutti circa quaranta famiglie, erano 
stati da lui talmente gravati, per la guerra, da avere ormai 
appena di che sostentarsi; per il che fece domanda al papa 
onde volesse esonerarli dall'annuo sussidio di settanta fio- 
rini che dovevano alla camera: ed il papa non solo questo 
accordò, ma li esonerò anche da ogni prestazione dovuta 
al comune d'Orvieto, e li assolvette anche dagli arretrati (4). 



a prefati Booifacii superinsertas littcras confirmamus ... et si aliquam 
« infamie et infitteli tati s noum forsitan incurristis, propter quam ditto 
u privilegio privati esse merito deberetis, ìtlam . . . protinus abolen- 

■ tesScc... Dat. Anzgme .VII. kaL iuliì, an. .vii. » (Reg. Aven. Grtg. XI, 
XXIX, J9ZB). 

([) Fumi, op. cit, dot. 696. 

(2) Goaltekio, op. cit. II, doc. 27. Dice degli Orvietani che « imi- 
«lus scviemitun impetra proctUarum (eos) flectere potuit sinistrar- 
ti) A lui, a Ugolino dì Corba», a Pietruccio di Pepo e a B011- 
conte Monalduchi il papa scrisse una lettera di encomio da Orbetello 
il 1 dicembre 1)76, nel suo ritorno in Italia (Fumi, op. cit. p. $61). 
(4) Nel breve del 2 gennaio 1)78 « dil. (ilio nob. viro Pe- 
ti tra lirsino nato quondam Benedicti Boncontis de Monaldensibus 
« don licei lo Urbevetano* è detto che egli aveva fatto molte spese 
«prò deténzione honoris et status Romane Ecclesie presertim prò de 
a Tensione civttatis Urbevetane ad dictam Ecdesìam immediate peni- 
« nentis, ne civitas ipsa ad manus hostium diete Ecclesie pervenirti » 
e che molto avea gravato i suoi vassalli « in Rochasberne, Comubar- 

■ daiu et Turristiberine fortaliciis seu castris Urbevetane diocesis com- 
1 laboribus quam etiam ìn pecuniarum exactionibus, prò 



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Circa a Collelungo che, come si disse, era stato tolto al 
Monaldeschi dai ribelli, il papa ordinò che, non appena ri- 
cuperato, fosse a lui restituito, e ne esentò gli abitanti da 
ogni taglia e sussidio; e tale esenzione concesse anche al 
Monaldeschi stesso e a' suoi eredi (i). 

Montefiascone, che tante prove aveva dato di devozione 
e fermezza, ebbe dal papa l'insigne privilegio di portare 
negli eserciti e nelle cavalcate, indette dagli officiali della 
Chiesa, il vessillo colle armi di questa e del papa (2): l'or- 
dine espresso ai detti officiali di rispettarne tutti gli altri 
privilegi ed immunità, quello in specie per cui non doveva 
essere gravata più di quanto era solita prima della sua ere- 
zione a città, e di proteggerla anche dalle altrui molestie 
in proposito (j) : ed ebbe anche aumento notevole di ter- 
ritorio, coli' incorporazione dei castelli e lenimenti di Cel- 
leno, Fiorentino, Monte Aliano, S. Maria de rivo Sangui- 
nario, Cornossa, Ss. Giovanni e Vittore, tolti a Viterbo, 



a faciendo guerram hostìbus diete Ecclesie ac prò ipsius Ecclesie scr- 
ii vitiis iidimplcndis, et propterca iidem vassalli sunt adeo depauperati 
a quod vix habent unde vivere et congrue sustentari possili! ; dìctique 
« vassalli, qui quadragima quatuor (bcularia vel circi ter, ut asscritur, 
■ in totum faciunt, camere apostolica annuaiim prò subsidio et aliis 
n impositi onibus communiter septuagìnta fior, auti vel circiter solvere 
* consueverunt, ad quorum solutionem ex premissis causis sunt penitus 
iiimpotentes &c > (Rtg. Aven. Greg. XI, XXIX, 13;). 

(1) Rig. Aven.eù. e. 135 b, breve coll'istessa data. 

(1) «Dilectis filiis communi civitatis nostre Montisflasconensis. . . 
Ve stris supplicationibus inclinati vobis...concedimus, quod quotiens- 
ucumque per dil. filium rectorem provinole Patrimonii ... vel supe- 
« riarem eius, aut alterius ipsorum mandato exerdtum seu caval- 
li catarri fieri contigerit, vexillum cura armis nostris paternalibus una 
b cum armis Ecclesie Romane erigere et portare ubicumque vobìs vi- 
li debituf (valeatis). . . Dat. Rome ap. S. Petrum .vi. id. mail, a. .vii. » 
{Rtg. Aven. cit. e. 524). 

(}) Ivi, e. 32 j, breve coli' «tessa data diretto al vicario Pietro, 
al rettore del Patrimonio e a tutti gli altri legati, vicari e officiali si 
presenti che futuri. 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio i6r 



e Castellonchio tolto a Bolsena (r), dei quali però col vol- 
ger dei secoli non le rimase, dopo lunghe questioni coi co- 
muni contermini, che la tenuta dei Ss. Giovanni e Vittore. 
Volle inoltre Gregorio che il rettore avesse per raccoman- 
dati i Montefiasconesi nel conferimento dei diversi uffici 
della curia (2): ed in un suo rescritto al vicario Pietro, in 
cui s'' ingiungeva di rimuovere dai detti uffici Ì men fedeli 
ed idonei, e quelli che vi erano rimasti oltre ì! termine sta- 
bilito dalle costituzioni, fece espressa eccezione per i nativi 
di Montefìascone e Bassano (3). 

Ben si meritava invero anche quest' ultima terra speciali 
ricompense. Aveva visto le proprie vigne distrutte, arse le 
messi dagli Ortani ribelli, ma dalla fedeltà non si era rimossa. 
E Gregorio XI la gratificò, esonerandola da ogni dazio e 
gabella che doveva al comune di Orte e ad altri per l'uso 
e godimento di alcuni molini e altri beni (4) ; riconoscen- 
dole il diritto del risarcimento di ogni danno ricevuto dal co- 
mune suddetto (5); e confermando infine una concessione 
del vicario Pietro, colla quale si attribuivano alla comunità 
di Bassano tutti i beni mobili ed immobili confiscati al ri- 
belle Rocco di Collecasale (6). 

E Bassano non solo, ma anche Canino, Acquapendente 
e Castro, luoghi ugualmente fedeli ed oltremodo impoveriti 
dalla guerra, Gregorio esonerò da tutte le taglie, imposte e 

(1) Reg. Aita, cit., altro breve coll'istessa data al comune di 
Montetìascone. 

(2) uDil. (ìlio rectori Patrimoni!... Discreiioni tue per aposto- 
« lica scripta mandamus, quatenus cives diete rivitatis (Montisflasconis) 
« habens propensius commendatos, <_-os quos sufficiente^, ydoneos et 
« habiles ad officia Provincie Patrimoni! . . . exercenda esse repereris, ad 
« huiusmodi officia constituas et deputes, illaque committas eisdem... 
l' Dat. Rome apud S. Mariani maiorem .vili. kal. iunii, a. .vii. » (ivi). 

(j) Ivi, e. 524, breve del io maggio. 

(4) Theiner, op. cit. II, doc. 610. 

(;) Ivi, doc. 611 cìt.; v. sopra p. 149. 

(6) Reg. Avtn. Grtg. XI, XXXII, I), bolla del 24 gennaio 1578. 

Archivio della R. Società romana di •ioria patria. Voi XXXI. Il 



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sussidi, onde erano stati gravati dalla venuta dell' Albomoz 
in poi, e che nelle presenti condizioni riuscivano loro più 
che mai intollerabili (i). 

Canino ebbe inoltre per dieci anni il privilegio della li- 
bera elezione del podestà, che doveva essere però confer- 
mato dal rettore del Patrimonio, con facoltà di cedergli 
come salario le multe provenienti dalle condanne (2) : l'esen- 

(1) Rtg. Aven. Grtg. XI, XXIX, 171B, 554 B, 445 B. Reg.Vatic. 
n. 288, e. 241 B. Nel breve a Bassano, del 29 aprile 1577, è detto: 
«Cimi sicut exhibita nobis nuper prò parte vestra perititi continebat, 
11 olim antiquis temporibus, videlicet usque ad annuii: nativitatis Do- 
li mìni millesimum trecentesimum quinquagesimum tertium certas pe- 
li cuniarum summas singulis annis in certis terminis persolvere, et 
« quidam alia servitia Tacere dumtaxat camere apostolice seu eius ol- 
ii ficialibus in provìncia Patrimoni] . . . prò tempore deputati; consue- 
« veritis, et ab huiusmodi anno quinquagesimo tertio citra per non- 
« nullos officiales diete Ecclesie fueritis multotiens coacti ad solvendum 
u diversa* exactiones et tallias ac maiores pecuniarum summas pre- 
ti diete camere seu eius officialibus, ac etiam ad faciendum nonnulla 
n servitia ultra quam antiquis temporibus facere consuevistis, et diversa 
« alia gravamina vobis quodammodo intollerabili a per cosdem officiales 
n imposita fuerint, prò parte vestra fuit nobis humiliter supplicatum, 
« ut, cum propter nimiam paupertatem vestram adhuc aliqua de huius- 
« modi talliis et exactionibus solvere nequiveritis, relevare vos ab 
«huiusmodi gravaminibus .. . dignaremur. Nos &c ». 

(2) «Dil. filiis uni ver si tati castri nostri Canini Castrensis diottr- 
ie sis. Meretur vestra sincera devotio, quam ad nos et Romanam Ec- 
h desiam inconcussa constanter geritis, ut vos dignis favoribus et gratiis 
k prosequaraur. Vestris itaque supplica tìonibus inclinati, ut vos . . . po- 
■ test aiem . . . ydoneum et nobis ac lìcci, pred. fidelem vi rum, finito 
u officio presentis potestatis eiusdem castri, singulis sex mensibus usque 
« ad decem annos, ex lune in antea computandos, nominare et eligere, 
« approbandum et confirmandum per dil. filium reetcrem provincie 
« Patri nionii ... et insuper multas proventuras ex condempnationibus 
« quibuscumque in salarium dicti potestatis et suorum officialium 
« convertendi libere valeatis, devotioni vestre . . . concedimus de gratia 
11 speciali, focatico et aliis iuribus in dicto castro Romane Ecclesie de- 
li bit is sempt-r salvis... Dat. a pud Villamnovam, ka!. iul. a. .vi.» 
{Reg. Valk. n, 28S, e. 182). 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio i6j 

/ione, pure per dieci anni, da ogni pedaggio o gabella 
per il bestiame che, andando a pascere fuori del terri- 
torio comunale, passasse per quello della Chiesa (i); ed 
infine completa remissione per tutti gli eccessi commessi 
ne' tempi passati, assoluzione dalle pene, e piena riabilita- 
zione (2). 

Acquapendente, ove pure il podestà veniva posto dalia- 
Chiesa (3), ottenne che per l'avvenire dovesse essere da 
questa prescelto fra quattro persone dal comune proposte(4); 
ed ottenne pure il privilegio, già ad altri comuni con- 
cesso (5), per cui gli abitanti non potevano esser tratti in 
giudizio fuori della loro terra, eccetto che nei soliti cast 
riservati, e nelle cause in appello (6); ed il rilascio della 
metà del pedaggio che vi percepiva la camera, ascendente 

(1) «Eisdem... Exhìbita nobis nuper prò parte vestra potino 
<i continebat, quod territorium proprium non habetis sufficiens. in quo 

■ vestra ammalia valeant enutriri, propter quod oportet vos ammalia 
v huiusmodi ad pascua traducere aliena, quodque animalia predicta ad 

■ huiusmodi pascua traducendo, de necessitate habetis per territorium 
« Romane Ecclesie non sine certa pedagii seu gabelle solutione tran- 
« sire. Qua re &c. ... Dat. ut supra » (ivi). 

W R*g- Votiti »■ 387, e. 105 b, breve del 19 novembre 1577. 
(}) Cf. Theiner, op. cit. I, docc. 173, 515. 

(4) « Dil. filiis universitati et hominibus tene Aqucpendentis &c... 
* Vestris supplicationibus inclinati, ut quotiens ingnicrit tempus eli- 
te gendi potest.itcm terre nostre Aquependentis ... qui in eadem terra 
« debet iustitiam ministrare, liceat vobìs usque ad apostolice Sedìs be- 
li neplacitum elìgere seu nominare quatuor viros ad hoc ydoncos, qui 
« de terrìs seu locis nobis et predicte Ecclesie fìdelibus et devoti: 
e oriundi existant, ex quibus quidem ... camerarius noster vel ree t or 
« provincie Pa.trim.onii . . . qui erum prò tempore... unum, prout eidem 
« camerario seu rectori placuerit, in vestrum potestatem cum exercitio 

■ meri ac misti imperii ad certuni tempus, prout est consuetum, as- 
ti sumet, deputabìt atque constituet . . . con cedimi) 3 . . . Dat. Rome ap. 
« S. Petrom .xm. kal. decemb. a. .vii. b (Rtg. Aven. Grtg. XI, 
XXIX, 441). 

(5) V. Archivio, XXX, }2i sg. 

(6) Rtg. Aven. cit. ivi, breve del 19 novembre 1)77. 



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IÓ4 04. QAntonelli 



a cento fiorini annui, perchè fosse impiegato in opere di 
fortificazione delle mura(i). 

Esenzione per due anni da ogni specie di taglie e sus- 
sidi ottenne Soriano, assai danneggiato e impoverito per la 
forte difesa sostenuta (2), e condono totale degli arretrati 
dei diversi censi che doveva (3). E a sua volta Sangemini, 
die pur tanti danni soffri per mantenersi fedele, si ebbe il 
condono degli arretrati dell'annua taglia di trecento fiorini 
impostale dall'Albornoz e la riduzione per l'avvenire a cento, 
come pure la remissione di tutte le pene incorse per i de- 
litti men gravi dal i° ottobre 1375 in poi, e l'esonero dal- 
l'obbligo d'inviare un sindico alla curia del Patrimonio a 
denunziare i delitti che nella terra si commettevano (4). 

Anche il comune dì Roma ottenne ricompense; e qui ne 

(1) «Dil. filiis università!) et hominibus terre Aquependentis &c... 
« Vestris supplicat ioni bus inclinati, medietatem pedagii terre nostre 
« Aquependentis . . . qui; quidem medietas, ut asseritur, ad valorem 
« centum fior, suri ascendere potcst annua tini, et quam camera apo- 
« stolica recipere consuevit, in reparatione et fortirk.itionu diete terre 
« convertendam, usque ad apostolico Sedis beneplacilum per vos le- 
« vandam et recipiendam, prius tamen satisfacto dil. filio Salvato de 
<t Balneoregio civi, cui super dicto passagio et nonnullis aliis proven- 
<- tibus diete terre quadringenli floreni aurì ex certa causa sibì debiti 
« atietorìtate apostolica assignati fuerunt, vobis de speciali gratia... 
i' concedimus et donamus. . . Dat. ut supra» (Reg. Aviti, cit. e. 44$ B). 

(2) P. Egidi, Soriano uri Cimino e l'archivio suo in questo Ar- 
davi», XXVI, 402. 

(3) «... census ratione persona rum, possessionutn et animalium 
«1 et aliorum honorum Ecclesie prò certo tempore debitos, qui ad sum- 
<' mani centum et quadraginta floren. aurì, et olivelli grani quatuoi- 
1 decim et castanearum triginta septeni medialìum ac sexaginta sex 
«salmarum vini ascendunt . .. j>. Breve del 23 maggio I ^77 in Rtg. 
Avtn. Grtg. XI, XXIX, 34}. 

{4) Ivi, ce. 243, 2ji, brevi del 27 febbraio e 10 maggio 1377. 
L'esenzione dall'invio del sindico avevala ottenuta Montefiascone (in 
dal 1370. X. Archivio, XXX, 31;. 11 28 maggio 1377 la ottenne anche 
Stroncone in premio della sua devozione e fedeltà {Rtg. Awn. cit. 
e. I4J b). 



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La dominazione pontificia nel Patrimonio 16; 

ricordiamo una in quanto riguarda persone e luoghi del 
Patrimonio. Essendo stato il popolo di Vitorchiano condan- 
nato dalla curia patrimoniale alla rifa/ione dei danni per 
duemiladuecento fiorini a favore degli eredi di Giannotto 
d'Alviano e di Palino Anfarelli di Viterbo per avere invaso 
e guasto il lenimento e la rocca di Civitella fra due rivi, e 
detta somma dovendo ora essere pagata alla camera per 
avere i suddetti aderito al Di Vico, Gregorio la concesse ai 
Romani, come premio della loro fedeltà, trasferendo in loro 
ogni diritto ed azione per ottenerne il pagamento (i). 

Fra i baroni ricompensati vengono in prima linea i Far- 
nese, i discendenti di quei Ranuccio e Puccio, dì cui già 
l'Albornoz ebbe a premiare Ì servìgi e la fedeltà. Figli di 
Ranuccio erano Pietro, Cola, Meo, Puccio, Agnello, Gio- 
vanni e Pietro Bertoldo ; figli di Puccio, Leonardo, Antonio, 
Ludovico, Francesco e Magnantino. Agli uni e agli altri 
Gregorio concesse, per metà rispettivamente, in vicariato 
a vita, il castello di Latera e la metà di Onano (quest'ul- 
tima la tenevano già temporaneamente), colle seguenti con- 
dizioni : esercizio del mero e misto impero e di ogni tem- 
porale giurisdizione, e godimento di tutti i diritti e proventi 
camerali, coll'obbligo corrispondente di provvedere a tutte 
le spese necessarie, specie alla manutenzione e custodia delle 
rocche e dei fortilizi ; pagamento di un annuo censo di qua- 
ranta fiorini ; appello dalle loro sentenze al rettore del Pa- 
trimonio; obbligo d'intervenire ai parlamenti provinciali, e 

(i) Append. xxl. Vitorchiano, come si sa, era uno dei possedi- 
menti camerali del Campidoglio; ma ciò non escludeva la giurisdi- 
zione della curia patrimoniale. A questa cercava sottrarsi quella po- 
polazione: al qual proposito ricordiamo un atto d'inquisizione contro 
di essa del i 340, in cui il suo procuratore protestò sulle prime avanti 
il giudice della curia «quod non tenetur respondere super dieta inqui- 
■ sitìone, cum dieta universitas non subsit curie Patrimonii in aliquo ■; 
perù non v'insistè e rispose (arch. Vatic. Registrum furie Patrimonii, 
arni. XXXV, n. 14, e. 16). 



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di mandare uomini agli eserciti e alle cavalcate, seconda 
hi rata spettante a ciascuno dei detti castelli; di reggere 
questi secondo le consuetudini e gli statuti toro, appro- 
vati e non contrari alla Chiesa; di non ricettare e favo- 
rire ribelli e sbanditi, ma arrestarli invece e consegnarli 
agli officiali della curia; di accogliere le genti della Chiesa 
e fornirle di vettovaglie per un prezzo conveniente ; 
tanto essi che i loro castellani e officiali dover prestare 
giuramento di fedeltà nella forma consueta; i crimini di 
-eresìa, lesa maestà, falsificazione di bolle e di monete, e 
depredazione sulla pubblica via esclusi dalla loro giurisdi- 
.zione (i). 

Guasta di Pone, nobile di Radicofàni, che per conser- 
vare in fedeltà quella terra aveva sostenuto fatiche e spese 
molte, ed al quale erano anche state distrutte alcune case 
nella cerchia superiore del castello per maggior fortificazione 
■della rocca, si ebbe in compenso una casa della camera 
posta nel borgo inferiore, ed un orto presso le mura (2); 

(1) Append. XXII. 

(2) « Diletto filio nobili viro Guaste Poni de Rad isolani domi- 
« cello elusine diocesis . . . Cui», sicut fidedigna relatione percepimus, 
<■ tu olìni prò conservando honorem et statum nostrum et diete Ec- 
« clusie multos labores et expemas subìerìs et in servitiis nostris et 
n eiusiiem Ecclesie utilitcr et fideliter insudaveris, et sicut petitio prò 
« p.me tua nobis nuper exhibita continebat, olim quedam domus tue 
« in castro Radìcofano Clusine dioc. consistente!, prò eo quia eranl 
« in loco preheminenli, videlìcet in girone superiori iuxta rocham dicti 
l' castri, per quosdam officiale^ diete Ecclesie prò malori trilione et 
* fortificatione diete roche destructe extiterint, et nulla recompensatio 
•< prò ipsis domibus fuerit libi facta, et, prout eadem petitio subiun- 
" gebat, in burgo inferiori dicti castri in loco qui dicitur castrum Mor- 
•< rum sit quedam domus ad camerati* apostolica!!! pertlnens, que olim 
» per quondam Guastati! de Radkofano consanguineum tuum tuit ìn- 
« cepta ed iti cari, sita iuxta plateam communis dicti castri et iuxta rem 
« Agnoli Albixelli et rem Cecchi Castiarii, ac etiam sit quidam ortus 
ri simili ter ad dictam camerini pcrtinens situs prope dictum castrum 
« Kadicof.tni In loco qui dicitur fons Sancii Petrì, iuxta viam publicam 



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La dominazione pontificia nel "Patrimonio 1 67 

ed inoltre plenaria remissione, insieme ai suoi famigliari 
ed amici, di tutti gli eccessi commessi durante la guerra, 
dei delitti ed offese in danno dei vicini, cui erano state per- 
ciò contro di lui e suoi concesse rappresaglie; abolizione 
di queste ; ed assoluzione anche per avere, per le necessità 
della difésa, riscosso e speso proventi camerali (1). Radi- 
cofani ebbe poi il privilegio della libera elezione del po- 
destà (2). 

I figli di Ugolinuccio d'Alviano, Tommaso e Offreduc- 
cìolo, che tanto virilmente aveano resistito ai nemici, si 
ebbero in premio tutti i beni confiscati ai ribelli figli di 
Giannotto d'Alviano, Ludovico, Francesco, Mario e Man- 
fredo, ed al comune e singoli d'Amelia esistenti nei leni- 
menti di Alviano e Mimoia, per un'annua rendita di circa 
cento fiorini (3). 

Stmonetto di Cecco, signore di Castel di Piero, che 
nel territorio bagnorese impedì il dilagare della rivoluzione, 
ed in Bagnorea stessa essendo gran discordia, ed i ribelli 
prevalenti già sul punto di occupare la forte contrada Ci- 
vita, accorse in aiuto dei fedeli, e virilmente combattendo, 
ed esponendo la propria persona alla morte, riuscì a debel- 
lare i nemici, e a conservare alla Chiesa detta contrada, si 
ebbe in premio per sessanta anni la metà di Graffignano, 

«et iuxta rem Cecchi Capazzoni et rem Petri Cobutii Porcellini et 
« rem Petri Acquiste ac rem Poni Buccii, tios volente? tam intuitu 
•1 scTvitiorum et prò aliquali rem un eratio ne latorum huiusmodi quani 
11 etiam prò recom pensa tione predictarum domorum destructarum tibi 
u de alicuius subventionis auxilic providcrc, tuis in hac parte suppli- 
« cationibus inclinati domum edificati inceptam, et ortum predictos . . . 
« tibi prò te ac heredibus tuis . . . perpetuo ac Hberaliter concedimus 

«et donamus &c Dal. Rome ap. S. Petrum .xu. kal. martii, 

«p. n. a. .vii.» (Rcg. Aven. Grtg. XI, XXXII, r$OB). 

(1) Append. xxiv. 

(l) Rtg. Avtn. Grtgùrìi XI, XXXII, 151, breve del 18 feb- 
braio i}78. 

(}) Append. xx. 



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i68 94. QAntonelli 

il cui territorio si estendeva fino al Tevere, per l'annuo 
censo di due fiorini (r). 

Costituiscono queste baronali famiglie la nobiltà devota 
alla Chiesa, la cui fortuna andò sempre aumentando fino 
;i raggiungere, come i Farnese, il massimo della potenza e 
della gloria; mentre la nobiltà avversa, che faceva capo ai 
DÌ Vico, andò sempre più declinando per non più risorgere. 

E qui ha termine il nostro studio sulla dominazioni- 
pontifìcia nel Patrimonio negli ultimi anni avignonesi. 

Rifacendoci ora indietro a considerare il lungo cammino 
percorso da quando imprendemmo a narrare le vicende 
della dominazione stessa dopo la traslazione della Sede in 
Avignone, vediamo come pur attraverso infiniti ostacoli, e 
malgrado l'assenza del sovrano e il mal governo de' suoi 
officiali, che parevano dover creare per l'autorità della Chiesa 
una condizione di cose irrimediabile, 1' autorità stessa sia 
invece riuscita a rafforzare potentemente il suo impero. Egli è 
che ì tempi andavano ormai triturando ovunque per il nuovo 
assetto politico degli stati, ed una tale evoluzione, che do- 
veva far capo nel secolo successivo all'unità monarchica, 
non poteva essere arrestata da circostanze, per quanto avverse. 

Le fasi di quest'evoluzione nel Patrimonio noi ci stu- 
diammo illustrare colla maggior copia possibile di partico- 
lari, con un corredo di notizie la maggior parte sconosciute. 
Nutriamo fiducia che non vane del tutto siano state le 
nostre fatiche, che la storia del Patrimonio abbia pur ad 
avvantaggiarsi del contributo della modesta opera nostra. 
(In un prossimo numera i documenti in Appendice). 

M. Antonelu. 

(l) Append. XX Iti. Simonetta sovvenne anche la Chiesa di aiuti 
pecuniari, mutuando al vicario Geraldo mille fiorini, per ì quali gli 
fu data ipoteca su alcuni beni e proventi della Chiesa stessa {Rtg, 
Vatk n. 287, e. 111). 



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LIBRO DI ANNIVERSARI IN VOLGARE 

DELL' OSPEDALE DEL SALVATORE 



'anno del Signore mille quattrocento sessantuno, 
i essendo guardiani della Società dei raccomandati 
[ de) SS. Salvatore di Sancta Sanctoriini i nobili 
uomini Mattia Muti e Agapito Capranica (i), Ì priori o 
capi del ceto sacerdotale appartenente alla fraternità (2), 
Angelo dei Pancioni beneficiato lateranense e Andrea ret- 
tore di S. Andrea de Cobalto, poiché trovavano incomodo e 
difficile ad usare il libro nel quale il segretario registrava 
gli anniversari da celebrare nelle chiese di Roma man mano 
che l'obbligo sorgeva per lascito o donazione, ne fecero com- 
pilare un altro in cui essi fossero aggruppati secondo il 
luogo in cui dovevasi adempiere all'obbligo assunto. Cosi 
era ben più sbrigativa la ricerca, e più difficile che per di- 
sattenzione sì omettesse qualcuno degli anniversari. 

(1) Furono in ufficio dall'aprile del 1461 a quello del 146z.Cf.il 

Liber annwersarìorum delia /rat. dei raccontami, del SS. Salvatore ad 
Sancta Sanctorum edito da me nel primo volume dei Necrologi e libri 
affini della provìncia di Roma, pubblicato nelle Fonti per la storia 
d'Italia dell'Istituto Storico Italiano, in questo anno 1908, p. 42;. 

(2) Intorno alla costituzione e alla vita della fraternità intendo 
parlare nel secondo volume dei S'tcroìogi eh., nel quale troverà luogo 
il libro dei fratelli della Società ; per ora si vedano le indicazioni bi- 
bliografiche date a p. 311, note ì e ;, del citato volume. 



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170 T. Egidi 

II piccolo codicetto pergamenaceo in ottavo è oggi con- 
servato nel fondo Sancta Sanctorum dell'Archivio di Stato 
nel gruppo Catasti col n. 25. È di cane settanta, numerate 
con cifre romane dallo stesso scrittore che lo stese in una 
minuscola un po' rozza, intermedia per forma tra la gotica 
e quella del rinascimento, ma a questa più vicina. L' esten- 
sore lo scrisse in due volte ; dapprima riempi le ce. XI b- 
lb(i); in una seconda ripresa, come ci dice la diversità 
dell'inchiostro, scrisse le ce. lii b-lvi b, lasciando bianche 
le ce. li a-lii a, e tornando sui suoi passi, premise al la- 
voro già compito P elenco dei preti che erano fratelli della 
Società nel sessantuno, e quello delle chiese in cui gli an- 
niversari si celebravano. Per questi due elenchi aveva la- 
sciato bianche le ce. 1 a-x b; esuberanti per la materia che 
doveva loro affidarsi e quindi in parte rimaste vuote. 
Negli anni immediatamente successivi pare si cercasse di 
tenere al corrente l'indice cosi formato; alcuni altri scrit- 
tori aggiunsero nomi quasi sotto ogni chiesa, e nelle pa- 
gine bianche registrarono anche gli anniversari da celebrare 
in altre. Cosi vennero riempite la e. li a, e alcune delle 
co Lviii a-lxx b. Ma la diligenza terminò presto, cosicché, 
per quanto mi fu dato controllare, le note più recenti non 
scendono più giù del 1468 (2). Allo stesso tempo risale 
anche la legatura, di marocchino, a disegni geometrici ret- 
tilinei impressi, che scompartiscono i battenti in rombi. 
Del fermaglio, che doveva servire a tener chiuso il libro 

U) Pp- 177-206. 

(2) Com'è naturale, il controllo è dato dal confronto con il 
Liber aniiìvcriariorum citato. Così l' ultima nota volgare di S. Lo. 
r enzo in Damaso e del 1466-67 (cf. appresso a p. 190 e Nicroìosfi, 
p. 444); l'ultima di S. M. della Minerva, di S. Salvatore in Campo, 
di S. Salvatore del Lauro, di S. M. in Vallicela, di S. Lorenzo in 
Lucina, di S. Francesco, di S. Apollinare, di S. Marcello, di S. Nicola 
de' Piceni, di S. M. del Popolo, di S. M. in Araccelì, di S. Agnese in 
Agone &c. dell'anno 1467-68 (cf. appresso pp. 189, 195, 100, SO) Sic. 
e \Wrolcgi, pp. 446-448). 



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cAmtiversari dell'ospedale del Salvatore 171 



tra i due battenti di legno, resta solo una parte. Una mem- 
brana di guardia sta tra i due battenti e le carte del vo- 
lume. Nell'interno de! primo battente un amanuense del 
secolo quindicesimo scrisse : « Per commandamento et coni- 
ti missione de n. signor lo papa se fa una amonitione, ad 
« instantia et petitione de li signor guardiani de lo hospi- 
« dale de la ven. Compagnia del Salvatore de S. luvanni 
« Laterano, che ogni persona de qualuncha stato gradii et 
« condition si sia, la qual avessi o sapessi chi avessi alcuna 
ti cosa mobile stabile de la dieta compagnia et hospitale, 
« corno è possessioni case casali et vigne, oro argento las- 
« site, perle prete pretiose, panni de lana et de lino, instru- 
« menti scripture publiche over private et ogni altra cosa 
« spedante et pertinente alla dieta Compagnia et luogo pio 
« de valuta de .x. soli, in su, el dega rendere; et chi lo sa 
n el debta revelare infra termine de .vili, dii, altrimente per 
« la predìcta commissione et auctorita queste tal persone 
« pronunctiamo excomunicate ». Un altro scrittore contem- 
poraneo ripetè subito sotto l' avvertimento, senza altre mu- 
tazioni che di grafia. 

Nella carta di guardia, pure nel secolo decimoquinto,- 
e forse dall' estensore del codice, furono scritti un' antìfona 
e un oremus riguardami il Salvatore; nella carta di guardia 
finale parte delle orazioni pei defunti e inoltre fu ripetuta 
l'ingiunzione ai detentori dei beni sopra riferita, di cui altra 
ripetizione si ha odi' interno del battente ultimo insieme 
con altre orazioni pei defunti. 

I nomi sono registrati senza alcuna indicazione del tempo 
in cui avvenne il decesso né del titolo per cui doveva 
farsi l'anniversario; quindi storicamente il documento ha 
assai minore importanza dell' altro libro di anniversari della 
fraternità da noi edito, ove è facile nella maggior parte dei 
casi stabilire la data di morte, e sempre si ha la menzione 
della offerta fatta alla Società. Questo che oggi vede la 
luce ba da considerarsi solo come un complemento e un 



, v GoogIe 



172 V. Egidi 

controllo dell' altro ; però ha pure un suo individuate ca- 
rattere che suscita uno speciale interesse, perchè dandoci 
circa tremila nomi personali nella forma volgare, ci per- 
mette più che qualunque altro documento di entrare ad- 
dentro nella onomastica romana del Quattrocento. Dove 
infatti trovare un'altra vena di tanta ricchezza ? E sarà senza 
utilità l'aggruppamento delle chiese urbane per rioni, e 
dei nomi per chiese ? Non darà qualche luce sulla topografia 
dei rioni e sul domicilio di alcune famiglie, se si ricordi 
che l'anniversario di regola si celebra nel luogo di seppel- 
limento ? 

Nel codice ì nomi sono disposti in colonna. Per ri 
sparmio di spazio li stampammo di seguito; sopprimemmo 
anche il « Per » che nel codice è premesso ad ogni nome, 
segnandolo solo innanzi a quello che dà principio alla serie 
di ciascuna chiesa. Oltre che i defunti vi furono segnati 
anche quelli che ancora in vita avevano chiesto la coni- 
munione delle preci, e furono contrassegnati per solito con 
la frase e per remissione a (r); quando poi morirono, i 
loro nomi furono contrassegnati con una croce o con la 
parola « mortuus » e spesso fu cancellato il « per remis- 
« sione ». Nella stampa credemmo utile conservare e le 
croci e la annotazione di mone. Così pure distinguemmo 
con asterisco i nomi che furono aggiunti alla serie segnata 
dal primo estensore. 

P. Egidi. 

(I) Cf. ^urologi cit. p. }ij. 



, v GoogIe 



(anniversari dell'ospedale del Salvatore 



In Dei nomine. Amen. Anno Domini .m.cccc.lxi., pontif. d. Pii pp. II. 
Tempore nobb. vv. Macthie de Muti; et J. Agabtti de Crapanìca 
scriptoris ap. guardianorum Societatis hospitalis S. lohannis Latera- 
netisist*) et venti, priorum d. Angeli de Pane ioni bus beneficiati Latera- 
nensis(') et d. Antonii rectoris S. Andree deCaballo, liber liic factus 
fuii per predictos prìores. Ex communi sacerdotum impensa ( h ). 



+ .Jf.CCCC.LXI. (*). e. 

Priores tW. D. Angelus de Pancionibus beneficiatila Latera- 
nensis. t D. Antonius rector S. Andree de Cablilo. 

D. Paulus de Cantalupo. D. Petrus de Patrie*. D. Novellus. 
D. Johannes de Penestre. D. Iohannes de Tibure. f D. Antonius 
Gulìelmi. t D. Franciscus Catalanus. t D. Ludovicus. t D. Marcus. 
+ D. Alfonsus fspanus. t D. Iohannes de Pi perno. D. Tetellinus. 
D. Iohannes de Cora. D. Baptista de Columna. + D. Salvatus mor- 
tuusM. D. Nkol.ius de Setta. D. Antonius Varensis (0 can. D. Evan- 
gelista Mancini. D.. Antonius Mazarella (s). D. Franciscus lubilki. 
D. Athlas. D. Sigismundus. D. Baptista de Veiiis de Velletro. 
D. Cristianus. t D. Antonius de Velletro mortuus (*). t D. Michael 
de Cavis. ' D. Iohannes Melis reethor S. Nicholai de Prefectis alias 
Portante PO. 1 1 D. Bannìnus de Corsica. D. Lucas de Ianua. D. San- ( 
tus. D. Antonius de Sclavoni.i. D. Gotius. D. Ludovicus de Piti- 
glano. D. Andreas Pistilli. * D. (*) AltobeUo de Neapoli rector eccl. 
S. Agnetis de Agone. * Fr. Petrus de Anania penitenti arius Latera- 
nensìs. * Fr. Dominicus Antonii luliani Suberarii cappell. in eccl. 
S. Salvatoris de Cupellis. * D. Pascalis de Matera. * Fr. Pantaleus 
de Cavallini* de conventi! S. Martini in Montibus. * + D. Johannes 
de Colonia mortuus M. * D. lulianus Biondi. * D. Honoratus de Orto. 
• D. Baptista reethor eccl. S. Marie de Monticellis. * D. lulianus de 
Traietto. * D. lulianus de Piperno. * Fr. Petrus de Suesse. * Fr. Pe- 



{•) Ut*»n (b) U M. i ■ «ti MI*. /»,«. - d,ll. m.» <*< «pi i «m 
U ci. la. Ili Hamth: (0 jQwtM Jala.liD iairiahdi arni rifa, li indilli iti non 
iti priori , la naia mmr f . Prior« «Ho h imckitim mtt. (i) QmM (r«i urne a lt i*n 

r U.»»«« il „>,*„/,. («) n.or.uu. di ali» «ano. (f) Via (g) Sa ™ U r. 
(h) Q.„,a ..(. ,„h~M da ,cri„o„ dil Xf ..,. (i) Di ,.i i nomi .ano w '..rt . 



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■J>. Egitti 



.»(«) irinus. * Fr. Augustinus. D. • • * beneficiatus. |] t Mag, Lucas. 
t Fr. Ioliannes de Sicilia. t Fr. Antonìus Petri Casale. + Fr. Ieroiii- 
mus de S.Marcello, t Fr.StefamisdeZagarolo. Fr. Nardus. +Fr. Mat- 
teus de S. Marcello. Fr. Marcus de Roma. Fr. Cristoforus Anton". 



Li Monti (0. 






Basilica S. Iohannis Lateranen»is .XUX. C-0. 


Bas 


ilics 


S. Marte Maioris .lvi. Eccl. S. Praxedis j.v. 


S. 


An- 


tonii .lv. S. Salvatoris ad Hulmos .lvi. S. Laui 


■enti 


i Pa- 


lisperne .xlvii. Ss. Sergii et Bachi .xlviii. Ss. 


Pet 


ri ei 


Marcellino de Secura .XLVIII. S. Salvatori! 


. Uè 


Se- 



cura .XLViii. S. Petri ad Vìncula .Lini. S. Pantal eonis .Lini. 
Ss. Quinci et lulitte .liui. S. Clementi! .xlix. Hospital* 
Salvatoris Lateranensis .L. Eccl. S. Iacobi apud Coli- 
se um .xlix. S. Marie Nove .XLvni. S. Laurentiì de Asce- 
sa .xlvi. S. Marie in Campo Carleo .Lini. S. Eufemie .lvi. 
S. Nicolai de Columna .xlvi. S. Andree de Caballo .xlvii. 
S. Saturnini .xlvii. S. Bernardi .xlvii. S. Silvestri de 
Archionibus .xlvii. Ss. Duodecim Apostolorum .xxxvn. 
S. Andree de Vicolo .xlviii. S. Salvatoris de Come- 
li is .XLVII. 
i Treio. 

Eecl. S. Marcelli .xxxvm. S. Marie in Via Lata .xxxix. 
S. Marie in Cannella .xxxvn. S. Salvatoris de Campi- 
giano .xxxix. S. Nicolai de Archionibus .xxxv. S. Ana- 
stasie .xxxvn. S. Ippoliti .xxxvn. 

Colomna («>. 
Eccl. S. Marie inter Treio .xxxvn. S. Marie in 
Via .xxxvj. S. Silvestri .xxxvi. S. Lucie de Co- 
lumna .xxxm. S. Andree de Columna -xxxin. S. Stefani 
dello Truglo .xxxiv. S. Nicolai de Forvitoribus .xxxv, 
S. Magmi. xxxv. S. Marie in Aqu irò .xxxnil. S. Marie Ro- 
tunde .xxxi. S. Salvatoris de Cupellis .xxxi. S. Andree 
inter ortos in Pincis .xxxv. S. Andree de Ursis .xxxiin. 
■ S. Nicolai de Picino .xxxi. ]| S. Marie de Cellis. 

(j) La .-. lllh Utma. (b) li ce. Illlt • J'o Ménti*, (e) limila rimi, 
U M t itl, Ji -i-i riga 10*» <« r«». (d) Il utmtn lidia fc ..ri. iti , C J. ... cai li 

tr..™» ; -o-.- Al Jtf,.»,i pr !>■• U Ì4r, «!*,•'< /■«»». »,!l* thi«> ,»i i»Jit4U. (e) Li 



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Qtfnniversari dell'ospedale del Salvatore 



Eccl. S. Marie de Populo .xxxiii. S. Laurentii in 
Lucina .xxxw. S. Marie de Campomartio .xxxn. S. Ni- 
colai de Prefectis .xxxiu. S. Trifonis .xxxn. 

Basilica S. Petri .xxii. Eccl. S. lacobi Scossa ca- 
vallo .xxxiii. S. Marie in Transpondine.LV. S. Celsi .xxm. 
S. Ursule .xxm. S. Blasii de Pagnotta .xxiv. S. Cecilie 
de Turri .xxinL S. Marie in Monte lordano .xxv. S. Sì- 
meonis .xxvi. S. Salvatoris primiceri! .xxvi. S. Apolli- 
naris .XXVI. S. Blasii de Fossa .xxv. [ S. Andree de Aqua- 
recciariis .xxvl S. Nicolai de Agone .xxvi. Ospitale 
Theotonicorum .xxvi. Eccl. S. Salvatoris de Lauro .xxv. 
S. Marie de Postierola .xxvi. 

PA RIONI. 

Eccl. S. Marie in Vallicella .xxm. Ss. Laurentii et 
Damasi .xxvui. S. Tome de Parioni .xxv. S. Agnetis 
de Agone -xxvn. S. Pantaleonis .xxvn. S. Marie Grocta 
Penta .xxix. S. Barbare .xxix. S. Stefani de Pisciola .xxini. 

La Regola. 

Eccl. S. lohannis in Agitia .XI. S. Andree de Na*a- 
rettis .XI. S. Marie in Catinieri .XI. S. Tome de Ispa- 
nis .xi. U S. Pauli de Arenula .XII. S. Benedici i de Are- 
nula .XI. S. Marie de Monticellis .xii. S. Salvatoris de 
Campo .xi. S. Martinelli .xiii. S. Blasii de Anulo .xm, 
S. Benedicti de Turre Pertonnata .xm. S. Salvatoris 
de Caccavariis .KB. S. Marie de Caccavariis .xm. S. Ma- 
rie de Publico .xini. S. Tome de Cinciis .xvi. 





Sa vero Stati. 




:1. S. Eustachì 


i .xxx. S. Sebastiani .xxx. 


S. M. 


Monterone Xì 


;x. S. Nicolai de Mellini: 


i .MIU. 



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[76 *P. Egidi 



La Pigna. 

Eccl. S. Marie de Minerva .xxxnt. S. Iohannis de 
Finca MU. S. Cosimati de Picea .xli. | S. Stefani de 
Pinea.XLM. S. Lucie iuxta Arcum oscurum .xv. S. Marie 
de Rosa .xv. S. Nicolai de Monte, xliii. S. Nicolai de 
Calcararìis .xiv. Ss. Quadraginta martirum .xv, S. Sal- 
vatoris super Arcum oscurum .xliii. S. Marie de 
Strata .xliii. S. Marci -XLU. 

Campitiello. 

Eccl. S. Marie de Araceli .xliUI. S. Mario de Cara- 
pitello.xv. S. Marie de Curie CO .Lii. S. Andree de Fu- 
nariis .lii. 5. Iohannis de Mercato .xml. S. Blasii de 
Mercato .xliiu. Ss. Sergii et Bacili sub Capitoliti.** 
S. Adriani .xlvi. S. Marie de Gratiis .xlvi. 

Sancto Akgilo. 

Eccl. S. Angeli .xvu. S. Marie de Maxima ,xvi. 
S. Marie iuxta ("lumen ,xvn. S. Valentin! .xml. S. Leo- 
nardi .xhl Ss. Patris et Mutii 0) .xvi. S. Cecilie .xvu. 

Ripa. 

Eccl. S. Gregorii ad Clivum Scauri .lv. S. Marie de 
Porticu .lui. S. Nicolai de Carcere Tulliano .li». 
S. Marie in Tofella .lui. S. Bartolomei de Insula .xvm. 
S. Iohannis de Insula .xvm. S. Sabine LUI. 



Tristevere (0. 

Eccl. S. Marie de Transtiberi .XXL S. Rufine .xx.|j 
S. Agate .XX. S. Grìsogoni CO .xx. S. Saivatoris de 
Curtibus .xx. S. Cecilie .xix. S.Andrei de Scafìs .xix. 

S. Saivatoris in pede Pontis .XIX. S. Blasii de Curti- 



, v GoogIe 



oAnniversari dell'ospedale del Salvatore 177 



bus .XXI. S. Francisct .XIX. S. Lau 
S. Benedicti de Pisciola .xvtu. 



+ Yesus. 1 

.il In eccl. S. Iohannis in AginaOO. Per Ianni de Alisci. 
Antonio de Angìluzo delti Cardellini, 

.iin. In eccl. S. Andree de Nazareni*. Per Lucretia figla 
de lacovo de Ianni delli Andreoctini. madonna Stefana (0 mogie che 
fo de mastro Simone medico. lacovo de Andreocto ( d ). 

.1. In eccl. S. Marie in Catinieri. Per madonna Rosa 
mogie che fo de misser Paolo Magluoio. * Antonio altramente Mac- 
carone macellaro, 'madonna Caterina de Ian FerraroCO. 

.m. In eccl. S. Tome de Ispanis. Per madonna Lucìa 
de Andreozo de Ianni Serviestro. Ianni de Serviestro. Macthiella de 
Donato speziale. 

.vili. In eccl. S. Salvatoris de Campo. Per missere Go- . 
ctifredo Scoio cavalieri, frate Benedecto prep. della presente eccl. 
madonna Lucia de Benedecto de Capodeferro. Paolo de Rosa, ma- 
donna Antonia sua mogie: per remissione, madonna leronima mogie 
de Cristofaro . . . (O. Ianni de Pugla. d. Nanfa f. Antonii della Rizza. 
* Latino de Capo de ferro. 

.xvni.(g) In eccl. S. Benedicti de Arenula. Per Parisi. 
Lidio de Mattuzo. Pascuale de Andrea de Nepe. madonna Lonarda 
de Iuliano de Palone, madonna Francesca de Luzolo de Palone. Iu- 
liano de Palone. Antonio de Palone, madonna Angila de Mattuzo 
massaruolo. Mactuzo massaruolo. madonna Caterena Ungara. lu- 
zolo de Palone, madonna Paola mogie che fo de Nardoccio. ma- 
donna Paola mogie che fo de Paluzo de Romano alias Meoli 00. 
Paolo de Mactuzo massaruolo. || lacovo de Palone, vivente d. Lodo- ■ 
vica e. ux. deinde prò ipsa (0. Pesce barbieri, madonna Paula mo- 
glie che fo de Luzolo de Palone. Leila . . . 0), 



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178 *P. Egidi 



mi. In eccl. S. Pauli de Arenula. Per Buccio Bene in 
casa, madonna Ceccha mogie che fo de Alesso Leo. madonna An- 
drcozza mogie che fo de Coluza mastro Luca. Stefano de Cecco Pa- 
gnotta, madonna Margarita mogie che fo de Urbano de Bologna. 
madonna lacova mogie che fo de Stefano Mafarone. * madonna An- 
gila moglie che fo de Ceccho Pagniotha. 

-xxxvi.W In eccl. S. Marie de Monticelli». Per Cola 
Vasco. Ianni Pazia. 'l'anima delli morti de madonna Maria moglie 
de Mactuio de missere Fredo 00. lacovo Gabriele, madonna Maria 
mogie che fo de Maltuzo misser Fredo et li muorti suoi CO, Maniello 
figlo de lacovo Mantello. Cristofano de Gabriele. Pietro de Alesso. 

, madonna Oddolina de lubilleo de Rienzo de Nannolo. Q madonna Fran- 
cesca de Tomao delli Muti, madonna Caterena mogie che fo de Pietro 
de Alexo. Scellone. madonna Paola de Antonio de Materia. An- 
tonio de Vasco. luliano de Petruccio mercatante. Palone de Iaco- 
vielto de Palone. Lidio de Alesso delli Cencii. madonna Maria de 
Rienzo Mollino, madonna Maria de Marrone, madonna Gregoria de 
Rienzo Carvone figla de Rienzo Rusticiello ( d ). Stefania de lubilleo 
de Rienzo de Nannolo. missere Anionio delli Rusticielli. Pietro delli 
Rusticiellì. Domenico de Palone, madonna Angela mogie de Rienzo 
dell! Rusticielli. Paolo de Iannuccio de Gabriele, madonna Paola mogie 
che fo de Paluzo de Gratio W, madonna Paola mogie che fo de Lidio 
de Armando. lacovo de Vasco. Mariano de Lidio de Armando, 
madonna Ceccha de Pietro Paolo de Savo de Liello Verso (0. Coluza 
Paliano. Paluzo de Gratio. Sigismondo de Chiodio OO. * Ianni de 
Paulo Iannuccio Gabriele. * luliano Pellario alias GstruoloOO. "Cecco 
de Pavolo Iannuccio. 

, .xini.C) In eccl. S. Martinelli. Per Paolina mogie de Cola 

Santo Beccaluva. Buccio Stincho. Ianni de Nuccio de Cola de Pietro 
Francesco. Iacovonc suo fratello, madonna Angila sua nutre, ma- 
donna Lippola soro de Oducciello delli Stinchi, madonna Litia de 
Ianni CO de labbo. madonna lacova de Cola Ianni de Nuccio, per 
remissione, madonna Antonia de Angilo de 'l'uccio Je Gabo et figlia 
de Benedetto de lo Mastro (0. * madonna ("0 Vannocza mogie che fo 
de Iulio Ceccho Liello Ceccho de Maximis 00. * madonna Gentilesca 



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Cdnniversari dell'ospedale del Salvatore 



moglie ehe fo de Buccio Stincho. "Paulo de Cola de Ianni de Nuc- 
cìolo('). * Andrea Cellino. Pro d. Bartholomea ux. Peregrini dello 
Bianco. Pro Antonio mag. Laurentii dello Massaro eius fratte W. 
"Iacovella moglie de Paolo de Ceccho de Pietro sellare, 

-vui.CO In eccl. S. Benedicti de Turri PertonnateW. 
Per Liello Micciniello. Pietro Paolo altra mente dicto Lo Vecchio. 
madonna Perna sua mogie, madonna Andreoza de Nardo Piersonzo. 
Pietro Paolo Ccccholino refice. l'omaso Scremino, luliano Martel- 
lenche altra mente dicto Toso de Cerveteri. * Leila de Nardo viz- 
zoca, prò remissione dum vivitto. 

.v. In eccl. S. Blasii de Anulo. Per lubilleo de Ceccha. ' 
misser Baldasar delti Caraccioli scriptore apostolico, missere Ianni 
Andrea delli Caraccioli scriptore apostolico, madonna Marcela mogie 
de Paolo mastro Franche Vito padre de Angilo de Vito. 

.11. In eccl. S. Marie de Caccavariis. Per madonna 
Paolina mogie che fo de missere Prospero delli Cafarelli. Lucia balia 
in casa de Serviestro de Palone. * Luca de Silvestro de Palone. 

.mi. In eccl. S. Salvatoris de Caccavariis. Per Pietro 
Malamerenda. madonna Angìla sua mogie. Antonio vaccaro de Pa - 
luzo Pontiano. Antonio Malamerenda (O. 

.mi. In eccl. S. Leonardi. Per Nardo Boccamazo. ma- 
donna Paloza de Iacovo de Meo. | madonna (k) Rita de Nardo Bocca- 
mazo, per remissione. * Pietro Boccamazzo. 

.xi. In eccl. S. Marie de Publico. Per mastro calla raro 00. 
Petruccio de Cola de Galasso. Antonio suo lìgio, madonna Ci te- 
rena de Serviestro de Palone. Cola de Antonio mastro luccio cal- 
lararo. Antonino Bellomo. madonna lacovella sua mogie. Geronima 
figla de Serviestro de Antonio de Palone. Paolo mastro 'l'uccio cai- 
lararo. madonna Martomea de Ianni Panziera. Serviestro de Palone. 
* mastro Iacovo de Miscia. 

.mi. In eccl. S. Valentini. Per madonna Paolina mogie 
che fo de Antonio Donnichella. Antonio de Casa mala. H madonna 
Rita mogie che fo de Coluza Dileguardi. madonna Bensivenuta mo- 
gie che fo de Iacovo Ianni de Alesso. 

.il. In eccl. S. Nicolai de Mellinis. Per Boccavecchia 
pellicciare). Tomao dello Cavalieri ('). 

(e) Do de Coli di altro mai,-, n rum (b) Q.11I1 dui noti rato il foli mi mirpi 
Itf. I perluli (niion topto ii rithiomo. (e) Cornilo in .«11. (i) pio; (e) Tulli 
I, nolo ,. ,«*... (f> Co«r.n n noio ,on ini „«i. (n) P,.„d, .«. .oIm ,.,.. 

(h) Foni nutro Tuccia cali.? Cf. dui righi fi. in tmio. <i) %>.«■ ■>■» noi, oro 



, v GoogIe 



T. Egidi 



.xn. In etcì. S. Nicolai de Calcarariis. Per Rienzo St si- 
gla, madonna kcova sua mogie, madonna Cecca de Rienzo de 
Liello de Meolo. Angilo Montanaro. Ianni de Rienzo Stagla. Cola 
de Papa. Pietro Paolo Montanaro delti Cesarmi, madonna luhanoa 
mogie dello dicto Pietro Paolo, madonna Ceccha de Rienzo Pietro 
Paolo dell! Cesarmi. Rienzo Paolo pescivendolo, madonna hihanna 
sua mogie, madonna Paola mogie che fo de Scella notato. * ma- 
donna Paola moglie che fo de Ianni Staglia. * Liello Staglia et Ba- 
ptist a Staglia, prò remissione. 

.xn.M In eccl. Ss. Quadraginta Martirum. Per Paolo 
de Peto. Rienzo Fazanie. Liello de Paolo de Peto. Santolo de Bar- 
tolo. Rienzo Martino delti Leni, madonna Ceccha TO sua mogie. 
Ianni Andrea de Liello de Paolo de Peto. Baptista de Rienzo Mar- 
tino ideili Leni, per remissione (*). * madonna lacova moglie de Liello 
Paolo Peto. ' madonna Palozza figlia de Liello Pavolo de Peto. 
* mad. Francesca moglie de Marcello Capodeferro et figlia de Baptista 
Leno. 

.xvi. (4 In eccl. S. Lucie de Apotechis oscuri». Pei 
Cecco de Luzo de Rogieri. Ianni de luliano de Rogieri. Bartoluzo 
de Petruccio de Bartoluzo sartore, mad. Caterena mogie che fo de 
Paluzo de Biasio, mad. Nola sua maire. Petruccio de Bartoluzo sar- 
. ime. Rienzo de Antonio. Felice suo ligio. || mad. Cecilia mogie che 
fo de Paolo Muschio, mad. Antonia de Pietro Cecco de Biasio. Cec- 
che. Antonio de Ianni luliano. mad. Rita sua ligia, missere Lonardo 
de Roccha della Bocie doctore de lege. Aurelio de Baptista de Cola 
de Ianni de Nocciolo. * missere Christofaro Rogeri can. de S. Petro 
et scriptore della Penitentiaria (•). * mad. Filippa moglie che fo de 
Ianni (0 de Ceccantonio de Ianni luliano. 

.11. In eccl. S. Marie de Rosa. Per Cecco Sa ragona. Paolo 
Funaro. 

.xxxvii.00 In eccl. S. Marie de Campiello. Per Pietro 
Macteo de lacobuccio ludice Angelo, mad. luhanna maire de missere 
Angilo de Granati, miss. Angilo detli Granati rettore de la presente 
eccl. Paluzo de Pietro Mactheo. Rienzo Bucinando de mastro Luca. 
■ Pietro Paolo et Paloza et Angiloza suoi P 1 ) figloli. |' Ciuccio Ianni 
Paolo Capozuccha. mad. Martomea mogie che fo de Cola delli Per- 

(.) CW«. Jé .ix. (b) S. «un, J, .tir. ««». (e) %« >« «* "», . 
mi» «rifa hvmAi urlisi Jc Lidio Favolo dt Ptio (J) Cernila i« .uni. (e) Dt 



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QAnniversari dell'ospedale del Salvatore 



lioni. mad. Caterena sua figla. Buonaudo de Pietro Mactheo. mad. 
Caterena mogie de Cavallo Verde, mad. Paola mogie che fo de la- 
covo Mancino. Fettuccia de Angiluzo de Crapanicha. lacoviello de 
Nuccio Ianni Paolo. Nofrio de Ciuccio Ianni Paolo, mad. Angila 
mogie de Stefano de Pietro Macteo. mad. Paola mogie de lacoviello 
de Ciuccio Ianni Macteo. mad. Caterena matre de missere Ianni de 
Tivoli, mad. Lavinia de Iacovo Ficoccia. missere Antonio de Fondi 
rettore della presente eccl. mad. Tomassa matre dello ditto missere 
Antonio, missere Mclchiore rectore che fo della presente eccl. Liello 
de Ciuccio Ianni Paolo Capozucca. Baptist» de Antonio de Pietro 
Baffo delti Mactalioni. mad Vannoza mogie che fo de Baptista Ar- 
cione. Gregorio de Ciuccio Ianni Paolo, mad. Rita de Palmo de 
Pietro Mactheo. Stefano de Pietro Mactheo. Pietro de Lodovico 
Capozuccha. mad. Caterena mogie de Paolo de Nofrio. mad. Gì- 
smunda lìgia de missere Antonio Baptista +. Paolo de Nofrio Ciuccio 
Ianni Paolo, missere Ianni de Tivoli doctore de lege et advocato 
concistoriale. * Gregoria mia Rentii Eunufrii et un. Antonini Petri 
Mathei. * Rienzo de Nofrio Cuccio Ianni Paolo. * d. Anastasia de 
Capozuccha un. Evuangeliste de Bondis. *mad. AntreaOO matre de 
Antonio et Christofono de Ciuccio de Capozzuccha C 1 ). * Paolo la- 
coveilo de Capozucchis. * mad. Iacovella moglie de Rienzo Godente. 

* mad. Caterena de Pietro CO Palladino. * mad. * • ■ mogie de Ceceho 
Ianni Paolo de Picchis ( d >. * Baptista Petri Macthei de Albertonibus («). 

.vil In eccl. S. Marie de Maxima. Per mad. Francescani e 
de Bartotuzo de Pietro Bartomeo. Buccio Verallesco altramente dicto 
Micciniello. mad. Iuhanna de Liello Micciniello. Pietro de Catoccia 
candeloctaro. mad. Caterena de Ianni Paluzecto. mad. Gabriella 
mogie de Vangelista de Cecco Bellomo. ser (e) Marco de Guidoni. 

* Francesco figlio dello dicto ser Marcho. * mad. Iacovella moglie de 
Iorio Petrino. 

.vi. In eccl. S. Tome de Cinciis. Per mad. Donnichella 
mogie de missere(h) Paolo de Alesso delli Cencii. missere Paolo de 
Alesso delli Cencii. Pietro de Ianni delli Cencii. mad. Lorenza 
mogie de Iacovo de missere Mascio. mad. Antonia mogie che fo de 
Rensìcolo. mad. Penta mogie che fo dello Berchto. 

.tL(i> In eccl. Ss. Patri et Mutii. Per missere Pietro 

{.) A„. A. «IW M» I. tpfr UxUU . Mt. f«lm. (b) U miti*.* Ir, ».* 

mimo H ... telo, mino, m*. uria. .'. tempi Aigirnli. (e) NilfìnlirUoio. N,l rifu 
Ianni »Kf »•!■>. (d) Li ultimi ouilttp non paùau della ,,,,,1 m..a. (e) £ ditta 

UHM Mh; mmm*.Je Io <p,,i. Bill, e. XVI a ì «ritta ili m,rp,, wftrior, di e. XV. . 
(f) Ntli-i.trTli.rt>, ti olir, mino, » mira. (g) Su RUM. (h) Nitfiiutrlinte. 



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*P. Egidi 



Ferrante rectore della presente «ed. * lulìano Boccapadule. " mad. 
Cyrina moglie de Ianni Antonio Boccapadule. * Loisa Bocca pad ule <■). 

.111.TO In eccl. S, Cecilie. Per Cola de Paolo de PuolL 
Ianni Paolo suo ligio. * mad. Iacova de Cancellarli? molgle che fo de 
Bartomeo de Crapanica. 

.Vi. In eccl. S. Marie iuxta flumen. Per Tucdo Tor- 
donieri. Nuccio delli Volgamini. Rienzo de Pietro Salvagio. Ianni 
de Vulgamine altramente dicto Ianni de Nola. mad. Mascia mogie 
che fo de Ciuccio Ianni Paolo, mad. Maria mogie de Nardo de Pa- 
lone (0, 

.Lvnii.( d ) In eccl, S. Angeli in Foro piscium. Per 
Pietro de Ianni Ibello. Peti-uccio Grasso, mad. Mavilia de Pantaleo, 
sua matre. mìssere Mactheo delli Vaccari, doetore de lege. Luca 
delli Vaccari suo fratello. Antonio Gratiano delli Pcrlioni. mad. An- 
tonia mogie de Antonio de Paolo de Puoli. Antonio de Rienzo In- 
h poccia. | mastro Lorenzo delli Vallati dottore de medicina. Rienzo 
Pontiano. Cola de Tordonieri. mad. Angila mogie de Antonio In- 
poccia. mad. Isabecta mogie de Palino Casata. Nuccio Ibello. Mar- 
tino delli Bondì spetiale. mad. Francesca de Cola Tordonieri mad. 
Perna mogie che fo de Pizo. mad. Cat ernia de Coluza de mastro 
Lucila, mad. Andrea mogie de Lidio de Luzolo. missere Nicola 
delli riondi doetore de lege. mad. Paradisa de Tuccio Cara mone. 
luzo dello Podio. Pietro Pantaleo notato +. Antonio Brkhecto al- 
tramente dicto Amoniello ddlo Busco, mad. Antonia de Paolo Ca- 
nestriello. mad. Isabecta de Agnueto de Boni marzo. Coluza de ma- 
stro Luca. Ianni Santo. mad. Maria mogie de Ianni de Calisto, 
mad. Rita mogie che fo de Ianni Mactheo. mad. Iacova mogie che 
fo de Tomao Casata, mad. Angila de Antonio della Balestra, mad. 
Francesca matre de Lidio Ibello (0. Lidio Ibello. Stefano Vallato. 
i Cecilia figla de Ianni Vallato. || Rienzo de Paluzo Casata. Rienzo de 
Antonio Inpoccia. mad. Geronima mogie che (o de Rienzo l'arti cappa, 
mad. Martomea mogie de Manomeo Pezutiello. mad. Vannoza mo- 
gie de Antonio de Pietro de Paluzo. Paolo Casata delli Foschi, mis- 
sere Mactheo suo figlo can. della presente eccl. mad. luhanna mogie 
de Lidio Ibello. Ianni de Andreozo Ibello. mad. Francesca sua mo- 
gie. Nuccio figlo de Lidio Ibello. Biancho patre de Lodovico dello 
Biancho. mad. Ludovica figla de Gregorio de Ciuccio Ianni Paolo. 
Ianni Vallato. Antonisi dello Biancho. Andrea suo figlo. mad. 
Vannoza mogie de Antonio Gratiano. mad. Emilia mogie de lacovo 

(.) S. «..«. (b) Crr.ii, J. .». CO *«"*« ■"« "<"'.'/" "<•■ (■»> C"- 



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anniversari dell'ospedale del Salvatore 183 



Pietro .Macteo. Lucia de Piombino viiocha +. Geronimo de Ianni 
Macteo. * Pietro de Lidio de Petruccio t- * mad. Francisca ux. Lo- 
dovici dello Bianche. * d. Laurentia f. dìcti Lodovici dello Biancho (•). 
' Baptina A. Nicolai de Bondiis. * Rosa Sciava bizocha. * mad. Pa- 
tena moglie de Rienzo Vari mercatanti. ' mad. Perna moglie fu de 
Luca de Scipio. 

.1111.W In eccl. S. Iohannis de Insula. Per mad. Perna t, 
de Gregorio dello Cuocto('). mad. Andrea mogie che io dc(<0 Ianni 
Baroncello. mad. luhanna delti Marbigli abadessa del presente mo- 
nesterìo. * lohanne Corso. 

.VI. In eccl. S.Bartolomei de Insula. Per Leuccio de Ianni 
Leo. mad. lacova figla de Cecco de Ianni dell' Isola. luliano de 
Coluza de Marcuccio altramente detto Sciuscià (0. mad. Vannoza sua 
mogie, mad. Caterena delti Lei. mad. Caterena de Cristofano de 
Paolo de Fiore. 

.1. In eccl. S. Benedicti de Piseìola. Per Mita mogie 
de lacovo Montanaro. 

.ni. In eccl. S. Laurentii de Pisciola. Per mastro Antonio 
Magione medico. Paolina figla de Paolo Magione, mad. Angiloza 
delli Cerroni matre de lacovo Macteo (fi. * Paulo Magione. | Bar- < 

jn. In eccl. S. Salvatoris in pede Pontis. Per Nuccio 
altramente dicto La Pucta. Casparre de Lidio Marcellino. 'Michaele 
calsolario. 

.xvin. In eccl. S. Cecilie. Per Pietra de Biasio, mad. lu- 
hanna de Pietro Zaccaria. Pietro Boccaziola notare. Cencio Praia- 
pane, mad. Cecilia moglie de Ianni Barattato. Andreoto Pontiano. 
Ciuccio Ianni Catino. Valeriane Fraiapane. mad. Maria delli Praia - 
pane mogie de Paolo Margano. Ianni de Vollari. Paluzo de l'odino. 
Paluzo et Rienzo de Andreozo Pontiano. mad. Cecilia sua matre. 
Baptista de Rienzo Pontiano. lutiano de Ceccho de Puccio. Macteo 
de Ceccho de Durabile f. Pietro fu) de Durabile suo figlo. P'Van- < 
noza dello Factore. * Angelo Baroniello ( h ). 

■IX. In eccl. S. Francisci. Per mad. lacova mogie che Co 
de Paolo Malglione('). mad. Perna delli Sanguigni mogie de lacovo 
Ianni lacovo. mad. Pema de Gregorio de luliano Cecco de Puc- 
cio, t Pietro de lacovo della Seta. mad. Caterena de missere Do- 



f» Cernili. J* .111. M Cerni» i* Cuutto (J) Stgthi mogie, ri: 
rturii» m ruwrm. (f) A tt l"U> m «ergi*, per ,[cmi«to*] (g) $.(*, d 
étrnlUu. (ti) Wil liere Imi.- fiuto, p. t4 K ' *«» Mtmncello (ì) Ormi, A 



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184 y. Egitti 



menico de Peroscia. mad. Iuhanna matre de Iacovo Ianni Iacovo 
Rienzo Pietro Nisi. mad. Gita mogie de Antonio Cola Ranfia. (•) 
Ludovico de Nardello delti Bondii CO. * Iacovo Mactheo de Macthey. 
' mad. Gregorìa de Castellani moglie de missore Iacovo Scappuccie. 

.1. In eccl. S. CosmatKO. Per mad, Caterena de Antonino 
merciaro abadessa de! presente monesterio. 

,vn. In eccl. S. Andree de Scafis. Per Ianni de ser Ni- 
colo, mad. Maria de Macchaciucciolo. [| mad. Caterena de Orrigo sen- 
sale. Cola de Divitia. mad. Potentia sua mogie. Cola della Chiesia 
•Antonio de Cola RanfoW. 

.xx.(0 In eccl. S. Salvatoris de Curtibus. PerPaolode 
Belcoge. Buccio de Pietro de Iacovo. Ianni Buonando. Cecco della 
Gioia. Cola de Nectolo. Cecco Caradonna. Annese de Caterena de 
Pellegrino, mad. Antonia de Paolo Palenche. Rita de Brancatio. 
Cola de Ceccoliello de Carcari. mad. Rita de Rienzo de Tuorci. 
Cecco de Ianni delle Calze. Romanella (0. Cecco de Carcari f. 
mad. Leila sua mogie t- Stefano Stuocchio. mad. Caterena mogie 
1 de Paluzo de Palino. * Angilode Cola de Nettoli Cg). I| * Angìlo Ricca- 
donna ( h ). 

.vn.(0 In eccl. S. Venose. Per mad. Angila de Beuedecto 
de Cola Viccione. t abate Ieronimo rectore della presente eccl. 
mad. Potentiana mogie de Andrea de Perillo M« Andrea de Pe- 
rillo 0"). Rienzo de Benedecto Uviccione ('). * Iacobello alias Moz- 
zone. * d. Paula sua moglie (">). 

jii. In eccl. S. Agate. Per Lìelllo de Berardo, mad. Titia 
sua mogie. Andreoza de Pietro Montanaro. 

.111. In eccl. S. Grisogoni. Per mad. Iuhanna de Savo de 
Paluzo de Calisto. Cola Filippo Buonando. Cencia sua ligia. * Fran- 
cesco Macarano 00. 

.111. In eccl. 5. Rufine. Per Iacoviello de Stefano de Ianni 
massaro, mad. Iuhanna de Matteo Roscio. mad. Lucìa de Matteo de 
Missore. 

.xxxvui. (fi) In eccl. S. Marie de Transtiberi. Per An- 
gìlo de Sassone. Tosto salinaro. Viello de Lidio de Iannucciello. 
mad. Teodora de Buccio de Acci. mad. Ursina de Stefano Ranieri. 
Stefano Ranieri. Tuccio de Cecco dello Schiavo, mad. Romana mogie 

(■) aprirti, d. ,ofh (t.) ». de .■„.«*» à» àUn uh», (e) Di tìm m.no .'. 



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Q/tnniversari dell'ospedale del Salvatore 185 



che fo de Cecco della Gioia, mai Andrcoza delti Arcioni mogie de 
Nuccio Cerino, mad. Francesca de Lidio Mactiozo. mad. Bartoluza 
mogie de Cecco Calistiello. Mozzo de Paluzo Petrucciolo. mad. Ma- 
scia de Cristofàno barbieri, mad. Angila mogie che fo de Viello de 
Cassio de Bondi («). Paolo de Cinque +. mad. Costa mia de Rienzo 
de Aniballo. mad. Caradonna sua ligia. Paolo de Cuoppo altramente 
dicto Chincha. mad. Mattea de Rienzo Rondine, mad. Martome» 
Ba raschi. Nuccio de Iaco viello. Paolo de Pietro Paolo spellale, mis- 
sere Pietro de Ceccho de luliano can. della presente eccl. mad. An- 
gtla de lacovo de Rienzo Maria, mad. Maria de Paolo de Pietro spe- 
tiale. Nuccio de Iacoviello de Paluzo. Antonio Cammellocto. Cola 
lacoviello. * Antonio de Iacono Cialtera, per remissione de soi peccati. 
* lacovo figlio de Miccinello Cialtera. * mìssere Pietro Cialtera <*). 
Antonicllo de Lutto de Senese, mad. Maria de Cecchini de Luzo. « 
missere Bartomeo de Savo de Lidio Verso scriptore ap. et can. della 
presente eccl. Paolo altramente dicto Ciarda vagitolo. Cola Grande. 
lo magnifico signore missere Nicola de Gaietani. * Cecco Antonio Moz- 
zone. * mad. Ceccha sorore de Luca de lacottolo ( d ). * Antonio 
dicto lacottolo. * mad. Soffia suo mogie W. * missere Anibale de 
Stephaneschis cavalieri. * mad. lacobella matre Mactiozzi. * An- 
tonio de Iannucia . . . ('). ' Antonio de Maglio et * Luca suo fi- 
gliolo (•). 

.un. In eccl. S. Blasii deCurteU). Per mad. Angila mogie 
de Rienzo de Patino, mad. Bartoluza de Paolo de Cinque, mad. An- 
tonia de Francesco de Forte +. Savo de Rienzo de Macteucci CO. 

.xvi. in eccl. Princlpis Apostolorum. Per missere Ianni • 
Todesco. missere Lucha benef. della presente basilica, missere Fran- 
cesco delli Tosti can. della pres. bas. lo revmo patre missere Cristo- 
iàno card, de Sergnì. missere lacovo delli Tetellmi can. della pres. 
bas. missere Antonio Pietro Schiavo benef. della pres. bas. lo ma- 
gni f. signore Poncello delli Ursini. Maria de Signo Schiava CO. mis- 
sere Pietro de Tartari, mad. Costanti? delli Ursini mogie de Ulixe 
de Bomntarzo. lo magnif. signore Francesco Ursini prefetto de Roma, 
lo rmo patre missere Francesco Condolmario 0) venetiano (=0 vescovo 
card, et vicecancellieri cum missa sollempni et offitio in capelta S. Ca- 
terine, la magn. d. mad. Pascarella matre dello priore de Roma. 

(•) Serui per m. m». (b) Li tri «ole Oli. MI. tua* *■<«. (*) Uri frimi dt 
righi imi »U «, (J) Da de Luci ti litri, m„„ . (t) Q.«u vola i U frinirmi 

.fpmmu Mia >«,.« W (f> La »«. /„ «,«, olir. ... H Itfge. fj) O cunibu» ; 
«I Utta CORI (h) Altra man* corriti, mictiuno (!) La e. XXIlt bw, (k) A 



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{ P. Egidi 



missere Pietro de Crapanica can. della pres. bas. missere Cristofano 
delli Paparoni can. della pres. bas (*). la felice rccordatione de Nicola 
papa quinto O). 

.1. Iti eccl.S. Iacobi Scossaca valli. Per Lidio Averlino. 

.xxxii. In eccl. Ss. Colsi et Inliani. Per Rienzo Granaro. 
Pietro de Egidio de Lione, mad. Tedora de Ianni dello Grasso, mad. 
luhanna de Paolo Bernardo, mad. luhanna mogie che fo de Donato 
lordano. mad. Andrea mogie de Paolo de Ranieri de Ianni Tete. 
missere Paolo Vagnano cavalieri. Paremmo. Pietro Paolo Factore. 
Pietro de Antonio de mastro Macteo, Nardo delti Calvi, missere 
Nicola (Itili Calvi suo patre doctore de lege. Paluzo de Ianni Azepta. 
Cola Santo de Beccaluva. Ianni Santo de Beccaluva. Natolo de Buccio 
de Natolo, mad. Andrea mogie che fo de Nardo spetiale. Ianni Da- 
miano. Cristofano Mari de Fiorenza. Caterena de Tomasso de Ianni 
Negro, mad. Bonella de Benedetto dello Mastro, mad. Iacova mogie 
che fo de Nuccio de Cecco. Nardo Guarda, mad. Antonia mogie 
' che fo de luliano Noviello. g missere Nicola de Paolo de Iacchecto 
benef. de S. Pietro, lacoviello de Antonio Mancino. Antonio de 
Rienzo de Stati. Ianni Bonadies(<). mad. Ieronima sua mogie <<■). 
missere Toroao de Benedetto dello Mastro doctore et can. de Sanno 
Ianni Laierano. Giorio figlo de Benedecto dello Mastro, mad. Paola 
mogie de Antonio factore +. * Savo de mastro Iacovo dello Ponte. 

* Rienzo Pietro de Ruberteschi W. *mad. Invanita (O moglie de Mar- 
tino Menicuccio (il. * Benedetto dello Mastro. * mastro Ianni Medena. 

* missere Gabriello de Antonio de Castello. * mad. Antonia de An- 
tonio Mancino. 

.mi. In eccl. S. Ursule. Per Biasio de Cascino. Gemina 
barbieri, mad. Paola de Rienzo de Pietro de Paluzo Romano, mad. 
Paola de Paluzo de Toltolo, "mad. Barthomea de Ianni deNargni. 

.ix. In eccl. S. Biasii de Pagnotta. Per lacoviello Ma- 
gluozo. Domenico de Lode panettieri. mastro Giorio de Franchino 
de Saona. mad. Madalena mogie del dicto mastro Giorio. mad. 
luhanna mogie de Iacovo altramente dicto Naso. Antonio de Rienzo 
Magluozo. mad. Iacova de Pietro de Cola mastro Ranallo. mad. 
Bonofato. Pietro de Rienzo Magluozo. "mad. Agnela mogliede 
Appulinaro. * Appo! maro suo marito CO. *mad. Helena moglie de 
Antonio de Natolo, 



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Qrfnniversari dell'ospedale del Salvatore 187 



.111. In ecel. S. Stefani de Pisciala. Per mad. Andrea de 
Ianni altramente dicto Boccavecchia. mad. Angila de Pietro de Si- 
ndone. Francesco della Zecchi. • Marco de Albiano. 

.xv. In eccl. S. Marie in Valliceli». Per Paolo de Nardo 
Insegna, mad. Paola sua mogie, missere Ianni deAmerici de Palma. | 
Marcho de Tanni Cecco Natolo, mad. Teodora matre dello dicto Marcho. ( 
mad. Caterena de Consilio de Malpigli, mad. Iuhanna de ser Ian- 
nino. Lucia de Ianni Rustico, mad. Mita. Pietro Paolo PaoloneW. 
mad. Maria sua mogie, mad. Lucia de missere Pietro de Mantello. 
mad. Lucarelli mogie de Antonio Sasso. Antonio Sasso. Pietro 
Cono. * Nardello de Turri de Napoli ( b ). * mad. Angela moglie fu 
de Casparre Federico. 

,vm,(«) In eccl. S. Cecilie de Turricampi. Per Cecco 
de Spizicha. Natolo de lannone. Nardo spellale. Antonio de Iaco- 
viello de Stefano <J). Pietro Riccio (0. Nestasia sua figlia, 'mad. 
Stephana figlia de Nardo spitiale. "mad. Antonina (0 figlia de An- 
tonio de Natolo. * mad. Andrea moglie de Pietro Valentino de Pal- 
loni, "mad. Ceccolella moglie de Antonio de Natolo. 

.vii. In eccl. S. Tome de Parione. Per missere Marco 1 
delli Amateschi doctore de lege. Lietlo de Ianni Marcho Cardiello le). 
Domenico de Cecco de Lutio de Calisto altramente dicto Caglia (>■), 
lacovo de Antonio de Campagna. Pietro de Ianni Petrone notaro de 
Clodiis 0). Tomao Sasso de Amateschi. Ianni Marco Cardiello 00. 
■Rita dello Perosino. Macovello Sasso deBi Ama testi. 

.«m. Ci) In eccl. S. Bìasii de Fossa. Per missere Antonio 
de Scrofano rectore della presente eccl. Ianni Paolo Carosiello. mad. 
Paola mogie dello dicto Ianni Paolo, mad. Alisandra delli Aniba.Hi 
mogie de Ianni Antonio Amcdeolo ( m ) f. * luozzo de Nardo dello 
Lixio. mad. • • • sua moglie. 

.xiiuii.t») In eccl. S. Marie de Monte lordano. Per 
Nuccio de Cecco. Ianni Pizo. luliano de Rienzo calzolaro, mad. 
lacova mogie de Andrea Calese. | Ccccoliello de Nuccio de Cecco. , 
mad. Divitia de Cola de Civita. Rienzo de luliano calzolaro. Ianni 
Palladino. Ianni Ceccobello spettale. Ianni Montanaro, mad. Maria 
sua mogie, mad. Caterena mogie de Ianni Cecco lbello. mad. Pema 
mogie de Cecoliello de Nuccio de Cecco t- mad. Caterena mogie che 



00 %..'<■. .« prd., ™«. (b) a—" ' u "" "i«-" * ™ - 


a maaa n 


tatara, (e) Cernito da .11111. (d) Stfui per rcmittioiu: dilla it/ita marna. 


(«> Era 


nato unito Cecche), fot fi rata i afflitto taitta ■"' altra paròla; awhtisaf* 


rasa , .afra 


/• arilto Riccio (0 »>•<»■ Anl ° '■ '"■"■■ (fi Agpraua d'alno maaa. 


p,) A, 


fi.nto d'alita marno I* .osar: (i) AaaìoMa da altra «ama. (1) idi 




(1) Corretta da .mi. (m) «la di altra mane- » raiara. (n) Cernito da 


tao. 



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■P. Egidi 



fo dcW Nuccio de CeehoP>). * mad. Agnila moglie che fo de Pietro 
Riccio '0. 'luliano f. de Pietro Cucco. "mad. Ludovica moglie de 
Salvato de Cola de Liello. 

.vnn.W In eccl. S. Salvatori! de Lauro. Per Antonio 
("scaglili, mad. Lucia de Ianni Carbone, mad . Angila de Tomao de 
Rienzo de Lione, mad. Iacovella de Cecco Spangnuolo. mad. Lo- 
narda moglie che fo de Savo Calese ('} j. Domenico de Antonio de 
Filippo. Cola Baptagla (0. * Caterena de Pietro Monderìsi. * mad. 
Angela moglie de mastro Nello. * Ianni de Lello de Petrone. 
«mi .mi. In eccl.S. Simeonis. PerlacovieltodelliUrsini. Ianni 

delli Ursini suo ligio. Tarano, mad. Francesca f. <g) che fo de Cola 
de Maxio. 

.ili, In eccl. S. Salvatori* Primicerio Per Tomao dello 
Stroso. mad. Perna de Tomao dello Stroso. Tomassa de Petrignano. 
*mad. N estasia f. de Antono Panaro. 

In eccl. S. Marie de Postierola. Per Gratia mogie che fo 
de Vinctiocto 00. 

.xii. In eccl. S. Apoliinaris. Per Banomeo delli Tosti. Biasio 
de Bartomeo delli Tosti. Salimene spedale, mad. Antonia de Biasio 
delli Tosti, mad. Paola mogie che fo de Nuccio Ibello. Rienzo de 
Biasio de Bartomeo delli Tosti. Antonio de Ianni Pietro delli Tosti. 
h*i b Iacoviello delli Tosti. Antonia figla dello dicto lacoviello. Antonia 
de Bartomeo delli Tosti f. Ianni delli Tosti, mad. Antonia delli 
Sanguigni mogie che fo de missere Santo de Viviani. * mad. Maria 
moglie che fo de Benedetto barberi. * mad. Ludovica moglie (') de 
Riccardo Sanguigni. * mad. Andreozza sua figlia 00. 

.ni. (0 In eccl. S. Nicolai de Agone. Per Ianni de Con- 
solo de Malpigla. mad. Baroncella mogie che fo de Pietro Edificatio. 
* mad. Susanna de Ianni Spangiolo. * mad. lacova moglie de Ianni de 
Conzolo prò remissione. 

.1. In hospidale Teotonicorum. Per missere Stefano de 
Novaria dottore de lege. * miss. lohanni de Colonia. 

.v. In eccl. S. Andreede Acquarecciariis. Per Paolo 

Scarso. Angiluzo cavallaro, mad. Caterena de Pietro Paolo Profico. 

mad. Caterena mogie de Antonio de Campovascìo. mad. Paola figla 

de Antonio de Meo. 

'nb(m) IX. In eccl. S. Agnetis. Per Zuecariello de Zuecaro. Tuccio 

(i) Si nutre di dello ditto <b) Di altra maio. (e) S, r<u.r. Riccio; amile 

, /« pttctintl -vi* di ni» lUlHk menu, (d) Cernite ile .ira. (e) De moglie ti allrm 
.«.. (O Stf.ive eltr. naie, ««. (g) Dìellra .„. (h) S. «i.» ti Veni... 
(ì) Ludovic. moglie di altre M», j- r„,.a. (k) Tulle I. .ale ,. remre. (1) tor- 
nite de .il. (,-i) Le i. XXVII a biella. 



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Q/ìnniversari dell'ospedale del Salvatore 



Cardiello. Rienzo de Cecco de Teolo. Paolo Bussa. Nardo de Gocti- 
Oeda. mad. Angila de Cola Bon picciolo, mad. Brigida ligia de 
Pietro Mellino. missere lacovo de Vicenza script, ap. missere Lo- 
dovico de Terani doctore in utroqueW iure et advocato consistorìale. 
' mad. Francesca f. de misser Antonio dello Ponte nepote de mastro 
lacovo de Zuoccolo. * Gasparre de Henrico panactiero C 5 ). * Antonio 
Pistaioli to. "mad. • » • nutre de Ianni de Gaglia. 

.xiii. In eccl.S.Pantaleonis. PerPaolo deCatagna. Teolo 
de luliano Cecco de Teolo. . mad. Lonarda sua maire. Cecco de Cola 
de Lidio, mad. Penta mogie che fo de Catagna. mad. Caterena 
mogie de Paolo de Catagna. missere Pietro Preta script, ap. mad.Van- 
noza mogie de Macteo Baroncello. Rienzo Muto, mad. Marola delti 
Muti mogie de miss. lacovo delleCelle. 'mad. Margarita de Corte 
prò remissione. I * Savo Antonio delli Muti, 'lo nob. homo Matthia . 
Muto delli Muti. 

.LXXJCH.W Incccl. Ss. Laurent!! et Damasi. Per Bernardo 
de Sisto. Ceccolielto Cocciola, mad. Andrea Bocca Sternellc. mad. 
Andrea sua lìgia, mad. Iuhannola. Vecchiarello de Cecco Vìecchio. 
lacoviello altramente dìcto Grasso delli Cosciari. Francesco Viecchjo. 
Piero de Paluzo. mad. Caterena mogie de Ceccoliello Cocciola. Lidio 
Stintilo. Valentino de Angilo falename. mad. Caterena mogie de 
Ianni Leo. Antonio de Pietro de Paluzo. mad. Margarita de Pietro 
delli Cosciari. Rienzo Coccia penta, mad. Marta matre de Pietro 
Grasso ( J ). Pietro de Lidio latinuccio de Miglari. mad. Leila mogie 
che fo de Ianni Biancho. Ballino, mastro Francho. mad. Francescha 
sua mogie. Ianni (iglò de mastro Franco. |j Ianni de Pietro de Paluzo. • 
Ianni Pantaleo. Bonafede curriere. Vanno» de Paolo Pietro Mic- 
cino, lacovo de ser Nicolo de Imola, lacomino de Bivagna. mad. 
Isabecta de lubìlleo de Rienzo de Nannolo. mad. Penta de Nardo 
Paluziello. mad. Renza de Ianni Liello de Alesso. Ursola mogie che 
fo de leronimo Muscino. mad. lacova de Andrea della Porta +- Me- 
nicucci» mogie de Baldassarre de Bernardo. Paolo de Pietro de Pa- 
luzo. tannino de Francia hostolano della Campana, ntad. Brigida 
. de Luca de Serviestro de Palone. Andrea Quintiello. Anselmo figlo 
de Andrea Quintiello (•). Pietro Negro. Mactuzo de Quadro, mad. 
Martomea sartrice (0. mastro Nicolo Francioso ferraro. Cola de Ianni 
Paolo altramente dicto Cenfia. mastro Santo Pontano medico. Fran- 
cesco de Sanbrugnano. mad. Ceccha mogie de Maximo de Liello 



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T. Egìdi 



Cecco. Galeazo Fazini de Patina. Antonella de Nerone, mad. lu- 
hanna mogie de Andrea Quintiello. * missere Lorienzo delli Menu- 
■ ioli protonot. ap. alias delli Calvi. || Ianni Donato spedale, mad. An- 
tonia mogie de Ianni Testa sellaro. mad. Angiloia mogie de Buccio 
Lame. Savo de Paolo dello Cozo. Ianni Testa sellaro. mad. An- 
giloza de Anselmo de Paolo de Milano. Mio de Cecco Liello Cecco 
de Maximi (»). Baptist a de Andrea Mastello. Cecco Franche della 
Aquila, mad. • • • sua mogie, mad. Andrea de Cecco Liello Cecco 
delli Maximi. *mad. Francesca moglie che fo de Paulo Mancino, 

* Paulo de Lello Ceccho de Maximi. * mad. Filippa maire che fo de 
miss. Lodovico de Cosciari. * Amono Morricone e Moncone suo paire. 

* Francesco de Montefìascone. Alesso de Ianni de Pietro Paluxzo. 
mad. leronima moglie de Baptista Arcione prò rem. W, Iacovo de 
Liello d'Armanno. Buccio de Anguillara. mad. Fiorita figlia de 
Antreozzo Piccinino et moglie de Paolo Cuccila, miss. Lorienzo de 
Massimis doctore de lege. Christofano de Rosa. mad. N'estasi CO 
moglie de Cola Ceccho lannipaolo de Picchi et figlia de Cola Tartaro. 
Angilo tiglio de Massimo de Massimi. Massimo de Massimi, mad. 
Pellegrina de Nizza moglie de missere Lanslao Toronna. mad. • • • 
ava de Ceccho de Picchy. * Antonio de Muretto. * mad. Maria 
moglie che fo de Signoretto. 

.mi. In eccl. S. Marie Groctapenta. Per Liello de An- 
tonio Bonopera. Antonio suo ligio. Coluza Riccio. Nardella de 
Napoli (<■). 

.xm. In eccl. S. Barbare. Per mastro Antonio medico. 
Cecco Paolo Bonopera. Vannoza sua ligia, mad. Sabella mogie de 
Cencio Fraiapane. Angilo Scappuccio, mad. Caterena de lordano 
Pelli mamielli. mad. Ritola de Francesco de Ianni labbo. Antonio 
Massaro calzolaro. Cola Fusaro. Ianni Scappuccio. Pietro Todesco 
panettieri, mad, Caterena delli Boccamazi mogie che fo de Casparre 
Scappuccio, missere Ianni delli Catelli ni script, ap. et can. de S. Pietro. 

* mad. Camilla moglie de Barthomeo Scriba senato (0. * Gasparre Scap- 
puccio. * mad. Adriana moglie de Francesco Barbarino. 

.vii. In eccl. S. Sebastiani. Per Pema de Pazi. Bonando- 
delli Cafarelli. mad. Tomaroza mogie dello dicto Buonando. mad. 
Bella de Simone de Orlando de Cave. Amico de Ianni Mascio de 
Cave, missere Nicola rectore della pres. eccl., per remissione, mad. 
Caterena sua maire, 

.vini. In eccl. S. M. de Monterone. Per Andreozo de 



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anniversari dell'ospedale del Salvatore 191 



■ Negri. lacovo de Ceccolietlo de Donato delli Alberini, mad. Angila 
mogie de Cola de Teolo Satollo, mad. Rita figlia de Ianni lacovo 
delti Alperìni. mad. Paola mogie de Liello Negro. Pietro de [an- 
nesse, mad. Cecca mogie che fo de lacovo degli Alperìni 0). mis- 
sere Lucha dellì Alperìni vescovo de Aquino. * Ianni Iacobo de Cento 
de Bolongnia factore de mastro Simone. M. 'Francesco et Igliano 
tìgli de Ianni Alpertno. 

.xxx.f» In eccl. S. Eustachii. Per Paolo Stati. Toma-' 
roto suo ligio, mad. Francesca zia de Rainone. mad. Lorenza 
mogie de Liello Paolo Stati. Antonio Tomarozo de Paolo Stati. 
Francesco Gentile, mad. Antonia ligia de lui inno Pier tannino, 
mad. Francesca de Iacoviello Tomarozo. Cola Bellino, mad. Ma- 
vitia matrc dello dicto Cola. Pietro Paolo Stati. Rienzo Toma- 
rozo de Paolo Stati. Ianni Tomarozo de Paolo Stati, mad. Ca- 
terena de Tomarozo de Paolo Stati, mad. Rensa de S. Stati. 
mad. luhanna mogie de Coluza Cencio. Cola de 'l'uccio Tomarozo. 
lacovo de Aversa. Gregorio de missere Stefano Paolo Stati, mad. 
Francesca de AlexoCO Tomarozo. mad. Colascia. Liello de Paolo 
Stati. Aleno Tomarozo. Ianni de Iacoviello Tomarozo. Micchele 
panettieri. Gabriele del Bene. Francesco de Menico Gentile et Do- 
menico, Martio et Paolo soì figli (*'). || Palma de luliano albergatore i'ì. ' 
Mariano Tomarozzo. * lacovo de Paluzzo Astallo. * Ianni de Paluzzo 
Astallo. 'Ceccho Bellomo. 

.xviii. In eccl. S. Marie Rotunde. Per Francesco de Ro- 
sano. Cola Paolo de mastro Romano. lacovo de Ianni de Andrea 
de li Crescenti! (0, Ianni de Cecco PandolTo de Vulgamine. mad. Ma- 
vitia de Maiagruma. Ianni de Ianni Pietro de Gradano, mad. Co- 
lmata delli Porcari mogie de Cola Tomarozo. Margarita fogliarara 
mogie de Cola della Aquila, mad. Isabecta mogie de Antonio Filip- 
puccio. mad. Andreoza ligia de Crescenzo. Antonio Filippuccio. 
mad. Caterena mogie de Iacoviello de Ianni Angilo. mad. Perna de 
Francesco de lacovo de Ianni Andrea de li Crescermi (g). Crescenzo 
de lacovo de Ianni Andrea de li Crescenziì (g). Gregorio de Antonio 
de Materia. Paolo de Guido, mad. Martomea de Antonio Casaruolo. 
'Pietro Machari de Advocati. * mad. Concordia figlia de Antonio 
Vardella. ' Marche de lacovo de Tebaldi. 'Ianni Machari figlio de 
Pietro Machari delli Advocati. * mad. Leila mogie fu de Roscio ba- 

(•) Ah,* mani,: morui ' (b) Corr. i« .un. («) Strila UtUrm mtm, im km: 
Im ut,,. «uc . lt <H.„ .11. *M per rtra.moim (d) a Prnlo joi figli ii .tir. ***,, 
.. n>m WV" !" ™i»iow, "•'■ (() D. de li Ji „ì<r. -.«,. (,) D. 



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<P. Egìdi 



.vi. In eccl. S. Marie de Celili. Per Lonardo de Rie- ■ 
cardo barilaro. Vanna mogie che lo de Matteo de Antonio de Rine. 
missere Antonio Brenna (.') rettore della presente eccl. mad. Vannoia 
de Antonio dell! Tuosti. mad. Paola de Colui» Zaccaria, mad. Pa- 
loza de Lonardo barilaio. 

.m. In eccl. S. Nicolai de Picino. Per Savo delti Gra- 
ciolì. mad. Paola lìgia dello ditto Savo. mad. Catcrena de Cola 
dell! Gractoli. * mad. Luciana moglie fu de Renzo Buccio Vari. 

.1111. In eccl. S. Salvatoris de C u pelli S. Per Contegnoso, 
missere Pietro de Cola lacovo iurisperito. mad. Maria de Petruccio 
Marrace. Petruccio de Antonio de missere Pietro. * mad. Paloiza 
moglie de Rienzo Gallina. 'Matthia alias Caradonna riglia de Pe- 
truccio Antonio de missere Pietro, 'mad. lacova moglie de Paolo 

. .xxix. In eccl. S. Trifonis. Per Nardo de Ianni Vivaldo. 

Ianni suo patre. mad. Penìa de missere Paolo Vaiano. Ianni Baron- 
cello. Paolo altramente ditto Lo Falluto. mod. Lorenza sua mogie. 
mad. Sì mia delli Tetellini. mad. Maria de Poncello delli L'rsini. mis- 
sere Lancillotto delli Ricci can. de S. Ianni. Antonio de N'ami, 
mad. luhanna ligia spirituale de missere lacovo delli Tetellini. Ianni 
Pezzutiello. mad. Francesca de Macturo della Riccia, mad. Stefania 
mogie de Antonio de Vasco, mad. Rita mogie de Odo Cenone. 
Francesco de Naro suo ligio. Martomeo Peautiello. Margarita de 
Antonio de Andreozo della Cita de Castello. Antonio de Macteo de 
Zaga ruolo. Salvato ortolano, mad. Madalena de Nuccio de Steccati 
de Riete. Rienzo de Colle luongo (_ b >. missere Daniele Catalano do- 
ttore de lege et scripiore dello Registro apostolico, mad. Paloza de 

> Buccio Mancino. Benedecta mogie de FantauzoM.| missere Viviano 
de Vivianì dottore de lege et advocato concistoriale, t lo rev. p. mis- 
sere Gregorio de Sallutii vesc. Lausano (■>). t mad. Antonia mogie 
che fo de missere Micchele de Prato, per remissione. *tmad. An- 
tonia vi/oca moglie che fo de frate Cesario. ' t Maria de Iaimisancto 
tavernaro. * t mad. Francesca moglie de Parente Casale. * Andrea 
Boccapasa. *td. Cristofaro figlia de Parente Casale, "fmad. Ma- 
taiena moglie de Matteo regactiero Francioso. * + Parente Casale W. 
.IX. In eccl. S. Marie de CampomartioCO. Per Cola Bu- 
falaro. Petruccio de Miele, mad. l'era» mogie dello ditto Petruccio. 
Cecchino de Cola de Macco delli Caransoni. Paolo de Naro. mad. 



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QAnniversarì dell'ospedale del Salvatore 193 



Antonia dell» Ibelli mogie de Iacoviello de Occhino. Iacoviello de 
Occhino. Ianni Antonio Paolo de Naro. mad. Nicolia abadessa del 
pres. monesterio. * mad. lacovella moglie de Pietro Laneicchia. 

.ini. Ineccl. S. Nicolai de Prefectis. Per Paolo cohraro. <= 
Petruccio de Ianni de Petruccio de Lalle. lacovo de Peiruccio de 
Lalle. Paloza de Simione de Montopolo. * Vanna figlia de Antonio 
Conte. 

.11. W In eccl. S. Marie de Populo. Per mìssere luhannì 
Busson. missere Ianni Sinody script, ap. lo magnifico homo Ianni ( b ) 
Paolo de Manieri, mad. luhanna sore de Paolo delli Coscia ri. mis- 
sere Marco de Castiglione ...(«) can. de Milana, missere Ambrosio 
de 'l'ardanone ( d ) de Milana, mad. Margarita sua mogie, lo magni f. 
sign. Ianni Andrea Colonna t. misser lohanni de Pinoli doctore de 
lege et advocato consist. * mad. Faustina (=) moglie che fu del magnif. 
sign. Ianni Andrea Colonna. * lo sig. Antonio f. del ditto Ianni An- 
drea f. *mad. Soffia f. de Rienzo Buccio Vari CO. *mad. Francisca 
de Peroscia vizzocha (a) t. 'mad. Nicolosa moglie de Paolo detti 
Tuosti (*). * Menica moglie de Stefano de Monda sartrice prò re- 
missione peccatorum. 

.vi. In eccl. S. Laurentii in Lucina. Per Marco de 
Biasio Cagnalasino <<). Ianni Cagnalasino. |j missere Iannocto de Or- < 
rigo Bobone cavalieri. Petruccio de Cola Coffo altramente dicto de 
Sancto Paolo. lacovo de Nuccio Cola Collo. * Stefano de Paulo la- 
cobo de Nucciolo. * Paula de lacovo de Nucciolo. * Sao de Ianni 
Papa (V. 

.111. In eccl. S. Lucie de Columna. Per Scarpetta delli 
Teteltini. mad. Alverosa mogie de lannuccio de Luca. mad. Annese 
de Tedallini (') mogie de missere Antonio Rustìchella per remissione. 
Rodolfo delli Tedallini suo patre ( m ). 

.xxiui. < n ) In eccl. S. Andree de Columna. Per Simione 
Malabrancha. mad. lordana sua mogie. Teballo delli Cancellieri, 
lacovo de Stefano dello Bufalo delli Cancellieri. Baptist a de Stefano 
dello Bufalo delli Cancellieri, missere Paolo de Stefano dello Bufalo 
delli Cancellieri can. de S. M. Ma iure. Mactia Iacoviello de Ianni 
Iudio. Antonio ser Luccio. Cola de Teballo delli Cancellieri. ' mad. 



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Archivio iella R. Società romana di tlurin patria. Voi. XXXI. 



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T. Egitti 



i Antonia de Antonio ser Lutìo<*).| mad. Antonia delti Cancellieri 
moglie C b ) de Alesso de Tartagla dell! Fabiì. mad. Annose mogie che 
fo de Angilo dello Bufalo delli Cancellieri. Totone. Stefano de Ba- 
ptist» delti Cancellieri, mad. Iuhanna mogie de Antonio de Paolo de 
Ranallo per rem. mad. Rita mogie che fo de Ianni Sbonia. mad. 
Iozza delli Cancellieri C b ) mogie che fo de missere Antonio Baptist*, 
mad. Francesca mogie de Antonio spedale f. mad. Lorenza nutre 
de misscr Angilo dello Bufalo cavalieri delli Cancellieri (<). Antonio 
Paolo de Ranallo 09. Meolo de Odo Canef. 'Pietro Paolo de An- 
tonio de Paolo de Ranallo. * Antonio de Ianni de Meo. * mad. Ma- 
rida soa moglie. * lacovo de Totone prò rem. peccatorum doni vivit. 
'Ianni Sbonia. 

.v. In eccl. S. Andree de Ursis. Per Antonio Ci ampone. 
mad. Marta de Menico Cìamponc ■}. mad. Maria de Savo de Boc- 
caccio. Tuccio de Rienzo de Picei. Savo de Boccaccio. * mad. Ca- 
teratta de latadeo. 

.vii. In eccl.S. Marie in Aquiro. Per Salvatello de Mar- 
cellino. Antonio de Meolo de Odo Cane apertale W. missere Buccio 
rettore della presente eccl. mad. Angiloia de Menico altramente ditto 
Fiorentino, mad. Santa mogie de luliano de CO Celle. Paolo de donna 
Varrà, mad. Francesca mogie de Paolo de donna Varrà. * mad. Ca 
terenadeOrte bizoca. 'Cola lorcecto. 'Matiola de Pietro Pavolo(g). 
* Rienzo Lodovico et mad. Antonia soa moglie. * Stephano de Rienzo 
Cola Nectolo. * mad. Nola sua mogie per remissione ( h ). 

.x. In eccl. S. Stefani dello Truglo. Per Domenico de 
Palosci. Rienzo de Ianni Paolo fallename delli Scutti (0. mad. Mar- 
tomea de Rienzo Baroncello. mad. Iohanna mogie che fo de Trec- 
cia ( k ). Lidio de Pietro Veneranieri. mad. Caterena de Antonio de 
Palosci('). mad. Andrea de Domenico de Paloscio, mad. Rita 
moglie che fo de Mario Detaiuti. Antonio de Palosci O. Domenico 
suo figlo. 

.xvit. In eccl. S. Maguti. Per Herrico de Simio. Alsa- 
tello. Pietro de Stefano de Marrone altramente dieta Zio. Cola de 
Ianni Stefano, mad. Martomea sua mogie. Bartomeo de Ianni de 
Egubio. mad. Martomea figla de Paolo de Nicolò de Filippueci. Pietro 



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QAnniversarì dell'ospedale del Salvatore 195 



Schiavo marito de Marnila. Savo de Cola de Ianni de Stefano. Ma- 
rioli de Pietro Schiavo ('). mad. Penìa de Ianni Paolo de Celantra (>>). 
Rafaele delti . . . (0 de mastro Andrea mercatante, mad. lacova ligia 
de Fiorenzo de Alsatello et mogie de Valeriane de Sancta Croce. 
Cecco Paolo de Cola Grasso +. Antonio della Ronca, mad. Paloza 
de Antonio Martomeo de Agubio. missere Ianni rectore della presente 
etcì. 01. * mad. Caterena dell! Porcari moglie di Fiorenzo d'Alsatello. 
"Phelippo Cima. 

.xvi. Ineccl. S. Nicolai de Forvitoribus. PerTascioto. 
Cecco Deo. | Rogieri dellì Tosecti. mad. Angiloza vizocha. Cecco < 
Nonnando. mad. Andrea sua mogie, mad. Petruccia de Ianni de 
Tivoli sartore, mad. Nanna mogie de Ianni Mancino. Ianni Man- 
cino, mad. luhanna mogie de Cecco Deo. Romano Cecco Deo. Cecco 
Deo suo figlo. Nuccio de Ciucciomo. missere Ianni Normando vesc. 
de Gaicia. Michele- A rchangi lo figlo de Cecco Deo. Paloza sua soie, 
per remissione. * mad. Caterena moglie de Antono de Ciucimo 00. 
' mad. Sancta moglie fu de Cecche Deo prò remissione. 

.11. In eccl. S. Nicolai de Archionibus. Per Galasso. 
mad. Francesca mogie de Santo de Missore. 

.ili. In ecccl. S. Andrec in Pincis. Per Antonio Savo 
Capelli +. Antonio altramente dieta Massarecto. ' Ianni dello Cieche 
patre de mad. SaucciafM. 

.xxvmi.C) Ineccl. S. Marie in Via. Per Ianni Mordane. , 
Ianni Cosmato Malabrancha. Andreozo de Calisto. Pietro de San- 
tolo not. mad. lacova de Petruccio Alexo Mancino. Pietro de Buccio 
de Maria, mad. Paola de Ianni Buccio de Angilo. Andrea de Ser- 
viestro de Cagno altramente dicto Andrea Cagnecto. Pietro Baciagli e ri 
delli Tetellini. mad. Maria de Ianni Capoccia. Sancto Pietro Berta. 
Petruccio Alesso Mancino. lacoviello de Ianni Capoccia, vivente mad. 
lacova soa moglie, deinde prò ipsa (g) . Antonio de Palombo 00. mad. 
luhanna de missere Ianni Buccio de Angilo t. Luca de Buccio de 
Maria, madonna lacova mogie de Cola altramente dicto Palombo. 
mad. Francesca mogie che fo de Santino, missere Ianni Buccio de 
Angilo doctore de lege. Buccio de Angilo. Angilo suo figlo. mad. An- 
tonia mogie che fb de Alesso Peritone t. Santino Buccio di Maria CO. 
mad. lacovella mogie che fo de Ianni Tartaro f. * mad. Antonia de 
Puntate. * mad. Lorensa mogie de Paolo de Naro CO. 'Ianni Ca- 
pocia per remissione. * Antonio de Puntate. * Pavolo de lacovo de 



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196 7*. Egidi 



• Nardella (0. | " mad. Palmeria moglie de Mathya Normanno. * mad. 
Antonia mogie che fu de Vangelista de Santino. 

.xxi. In eccl. S. Silvestri dello Capo. Per Macteo de 
lacovo della Colonna, missere Pietro Camillo della Colonna. Peti-uccio 
mandataro. Ciafib delli Tetellini. Cola Palone sartore. FrecellaW. 
Paolo de Cola de missere Andrea. Liello (O Ianni Preite. mad. 
Francesca de Paolo Bovacciano. mad. Caterena delli Tetellinì. la- 
covo de Rienzo Ianni Preite t- lo magnif. signore Agabito della 
Colonna, mad. Madia de Santo Cozone. mad. Lucia de Andrea 
Grande. SimioC'O de Ianni de Tuccio. mad. Rita de lacovo Casale 
ligia de Antonio de Ianni de Tuccio. mad. Gentilesca, mad. Leila 
matre de Stefano Baptist a delli Cancellieri, mad. Perna de Antiochia 
monacha dello presente mon. mad. Francesca de Simio Ianni de 
Tuccio +. mad. Savuccia de Pietro Predella». *mad. Vannuccia 
monaca de Sancto Sei v estro. 

.xim. (0 Ineccl.S. Marie inter Treio. Per Stefano delli 
Tosectì. Paolo Piero Carne. Amoracto delli Muscianì. luliano 
Schiavo. Paulino de Ianni delli Cartoni (e), mad. Nicolia de Cecco 
delli Arcioni, mad. Caterena de luliano dello Schiavo, mad. An- 
gina de Goccio,( h ) Finaganga. mad. luhanna de Paulino delli Orioni 
per rem. luliano de lacovo de Rienzo Pirrone. Ianni Paolo luliano. 
mad. Caterena sua mogie per remissione. * Stephano de Nardo de 
Romano et ' lacovo suo tiglio. * Biasio de Buccio de Nanni alias 
Lampa. * mad. Rita moglie de Menico de Rienzo Romano. * Pietro 
Paolo de Romano. * mad, Francesca de Biasio dello Nero. 

.vili. In eccl. S. Anastasie. Per Lo Cieco de Ianni Gal- 
lone, mad. lacova de Liello Capoccia. Paolo de Pietro de Ianni Pa- 
luzo. Mactia de Rienzo de Bona. Paolo de Rienzo de Ciuccioltno (■). ] 

■ Antonio de Paolo Ciucciolino. Paloza de Antonio de Rienzo de Cola. 
Ianni Paolo Cola de Liello. * Cola de Rienzo de Tuciolo. 

.ih. Ineccl.S. I politi. Per mastro Cecco calzolaro. *mad. 
Rita de Pietro Buccia 00. * mad. Agustina de Pietro de Buccia 0). 
* Rienzo Cola Pazo. 

•in. In eccl. S. Marie in Cannella. Per Lello Docchio (™). 
Francesco de Nannolo Ianni Peticto. mad. Caterena mogie che fo de 
Cecco Tasca. 

.xvi. In eccl. Duodecim App. Per Liello Bocca moza. 

■ Cola Valentino. lanocto Primicerio, f missere Lorenzo de Occidi- 

(.) Noi rio* »*.«« .« »«. »». 0) FlBhdh. «« la h (e) Soga, de 

fim. (d) Scilla Si mio ne, ma ne rato, (e) Sigat una «ola rata. IT) Cornila it 

.HI. (*) Carrello da Crlino (h) Cioccio J. raiura. (i) Cornilo s'olir* mm, (• 
Ciuccialo (V) Nilo » nana. ([) Da de ài altra mano, (m) d di altra m**0. 



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QAnnipersari dell'ospedale del Salvatore 



mad. Angila de Baratti mogie de Coluza Signorile. Rienzo ' 
de Cecco Paloccho. Cola de Fina. mad. Paola de missere Lorenzo 
Occidimennuno. Cola de Antonio Signorile notaro. mad. Altadonna 
de lacovo dello Bufalo delli Cancellieri, mad. Laurina ligia de Alexo 
4e Tartagli mogie de lacovo Mancino, mad. Iuhanna de Pietro de 
Omnia Santi, missere Lorenzo delli Sordì can. della presente eccl. 
mad. Lunarda de Liello Valentino, mad. Angila de Petruccio Mala- 
gruma, mad. Iacova de missere Pietro Petra. Baptista de Pietro de 
Ianni de Palozo delli Foschi. Roscio de Pisa. Antonio Gaietano 
notaro. Liello Valentino. Rita de Pietro de Sergni. Paloza de Ca- 
pitanio. mad. Rita de Liello de Alesso delli Cenai, mad. Marga- 
rita de Molitorio. Ciurìaco de Treio. mad. Vannoza mogie che fo 
de Biasio delli Calvi f. 'missere lacovo lanecta de BorsiisW. *mad. 
Lucarella moglie che fu de Valerio Valentino. * Maria de lacovicllo 
de Petescio vivente prò remissione. * mad. Iacova moglie de Iuliano 
de Mancino. 'Cola de Lidio (*>) Valentino per remissione. | Iuliano t 
de Antonio Valentino. 

.xvti. In eccl. S. Marcelli. Per Ianni Paio. Filippo V inac- 
cio, mad. Sabecta de Nardo Venaccio. mad. Iacova de Cola Ma- 
cinello. Antonio Ianni Cencio. Petruccio Malagruma. mad. An- 
gila de Pietro Paolo de Tuccio Nicola, mad. Penìa Galoccìa. mad. 
Tuctadonna de Pace de Monte Ballo de Tolta nova. Cecco de Buo- 
nanno altramente dicto Cecco Marida. Poccio de Varri de Genazano. 
Rienzo de Cola de Savo. Caterena de Tascio. mad. G ili a de Ianni 
de missere Mascio cavalieri. Cola Meo dello Arcìpreite. mad. Iacova 
de Antonio Ianni Cencio. Caterena de Pietro de Ascisci (0. * mad. 
lohannola maire de Caterina de luvannola. "mad. Pema moglie de 
Barthomeo lan Paolo Muto. *mad. Anestasi figlia de Rienzo Venac- 
cio. 'Paolo Marcellino. 'Stefano de Pellestrina cannavaro de l'ospi- 
dale. * Cola W figlio de Rienzo de Cola de Sao. 

.x. In eccl. S. Marie in vìa Lata. Per Cerrone. Ditaiuti e 
de Stefanazo. Puccio di Felice, mad. Caterena de Cola de Cecco 
delli Lei mogie de lacovo Ibello. Ianni Gallinaro. missere Andrea 
rectore della pres. eccl. mad. Rìtoza de Antonio Ianni Muto. Mar- 
garita de lara. Antonio de Angilo de (*) Cola t- Stefano de Capo. 
*t Baptista de Capo. 'leronimo de Capo. 

.II. In eccl. S. Salvatori* de Campìglano. Per Cola 
Topposo. mad. Caterena de Pietro Bactaglìeri. 



(•) M>b ,. »,»'.. (b) Cirrrf» I. 

rtèm li Mll 0«<*f linai! dWafrim pumi 



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T. Egidì 



. .lxxxv. In eccl. S. Marie de Minerva. Per Andreozo 

de Milo. fr. luhanni Ungaro penitenzieri, mad. Angila riglia de 
misser Nicola Boccamazi. Luisi de Saneto Stati. Cecche de Chie- 
rica, mad. Francesca de mastro Stefano guarneUaro. mad. Cate- 
nina de Lidio de Pietro de Alesso. Rainone de Cristofano de Rai- 
none. Cristofano de Rainone suo patre. mad. Angila matre dello 
ditto Rainone. doi altri delli quali non se sa nome, mastro Stefano 
guaraellaro. Stefano Ciecho. Ianni de missere lacovo delli Rufini. 
mad. Francesca sua mogie. Nardo de Ianni Carbone, mad. Mar- 
garita sua mogie. mad. luhanna mogie de Valeria no Fraiapane. 
Luca de Ianni de Alesso, mad. Angila mogie de Zio. Antonio Por- 
caro. Macteo de Cola Ianni Stefano, mad. lacova de Paolo Cola- 
rino. mad. Pema de Rienzo Buonanno. mad. Paola de lacovietlo 
Pietro Iano. mad. Iacovecta Pernectì de Francia, missere Luca re- 

i ctore de Sancto Andrea de Nazarecti. Paolo Mentabona (•). || luzo 
Toscanelli. Antonio Toscanelli. Rienzo Toscanelli. mad. Mactuza 
lìgia de Antonio Toscanelli et mogie de Ianni Antonio de Paolo 
HomodeoO). mad. lacova de Savo notar Paolo. Rienzo de Liello 
Meolo altramente dieto Lancia. Rienzo de Amico. Ianni da Cuomo 
piztcaruolo. mad. Mactuza de Rienzo de Amico. Nanni altra mente 
dicto Ranocchia, mad. luhanna mogie de Crescenzo de Crescenti! (.'). 
mad. Vannoza mogie de Papa sellaro. mad. Margarita de Cola de 
Cecco Carota, mad. Paolina mogie che io de Luca delli Perlioni. 
mad. Benedetta de Nardo Porcaro, mad. Pulisena de Tuccio Maia- 
tosta, mad. Caterena de Buccio delli Sanguigni. Marioia de Buccio 
della Aquila, lo imo patre missere Filippo delli Rufini card. Pe- 
truccio de Ianni missere lacovo. missere lacovo Brancatio script, ap. 
mad. Renza sua mogie e figla de Andrea Mactabuib. Simione sen- 

' sale. Iuliano de Antonio Porcaro. Matteo Baratta. flPetruccio Por- 
caro. Cecca de Palmieri, misser lacovo de Fiora cortisano. lacovo 
Vari. mad. Gregoria mogie che lo de Rienzo 1 ) de Ianni 'l'osca- 
nella, mad. Pema mogie che fo de Falcone delli Siniballi. mad. 
Iacovella de Ianni Sancto Saraciniello (*). mad. Paloza de Filippo Pa- 
losci CO. mad. Vannola figlia de Paolo de Peto. Paolo de Cecco 
sellaro per remissione, missere Cecco Pietro ab. de S. Sebastiano 
alle Catacumbe. mad. Cecca lìgia de Liello Paolo de Peto et mogie 
de Martino de Nardo speciale. Ianni de Paolo dello Scribasenato. 



Hinlofeo (e) U im ultì 

(t) St(*r nuJ. Marlnrosi 

n Kotuilda (f) Pi Iok io, 



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(anniversari dell'ospedale del Salvatore 199 



Ianni de Nellolo Scribasenato. Palmieri argasteruolo. missere Buo- 
nanno da Riete script, ap. mad. Nicolia mogie che (o de leronimo 
de Rienzo de Altieri, mad. Cecca figla de Paolo Scorsoiini. mad. 
Imperia mogie che fo de missere Agabito de Crapanica. lacovo de 
Angelo notaro. mad. Andreoza mogie de Pietro Magluozo et figla 
de Antonio Porcaro. !|mad. Iuhanna mogie che fo de Alesso Mcn- ' 
tabona (•). Sigismondo de missere Cencio delli Rustici, missere An- 
gilo Ponciano doctore de lege et advocato concist. Santo de Rienzo 
Damiano, lo mio p. missere Domenico card, de Fermo et sommo 
penetenzieri. Micchele Gampolino de Pisa. Francesco Cencio. Rienzo 
de Altieri, missere Iuhanni delli Cifa velli vesc. d'Ancona. * mad. 
Rita moglie che fo de LielloO) Paulo Stati. * Ciencio Porcaro. * mad. 
Sabecta delli Cenci moglie che fo de Bartholomeo Mazatosta (*). 

* mad. Marta moglie che fo de missere Nicola de Tartari ni de Nepe. 

* Cecche de Cola de Rienzo, mad, Caterena moglie de Antonio Por- 
caro. * mad. Caterena de Altieri ( d ) sorella de lo vescovo de Sutri. 

* mad. Francesca moglie de missere Stefano de Monte. * mad. An- 
nese de Tartari» moglie de missere Cencio de Rusticis. * mad. An 
tonia moglie de Martelluzzo Porcaro (0. * mad. Lunarda delli Por- 
cari moglie de Baptista Leno. * mad. Palozza moglie che fo de Pietro 
Antonio da Montefalco vascellaro. * mad. Ventura matte dello mio 
signore card, de S. Nestasia (0 et dello egregio homo mastro Symon 
candeliere de Roma ad vita. * mad. Sabecta de li Scrivani mogie 
che fu de Antrea Filippino per rem. |f * Angelo dellarino. * la magnif. E 
mad. Gisotta de Collaudo mogie che fu de elemento Toscanelli. 
B mad. Caterina moglie de Ianni de lacovo de Liello de Cenci (0. 
*lo rev. p. missere Agabito de Rustici vesc. de Camerino. *mad. 
lacova Gs) matre de Mariano Vari. * mad. Antonia figlia de Iaco- 
vello de Roberto. * Iacovello suo patre 0). * mad. Perna moglie fu 
de Antonio Finagrana. 'Rienzo missere Paolo. 'Pietro Maurizio. 
'mad. Andrea sua figlia et mad. Angila moglie de Pietro Mactuzo. 
"mad. Paulina de Aniballi de Colìseo moglie del nob. homoO) Tozzo 
Alperino. * mad. Paola matre de Francesco Alperino. * lo imo in 
Ch. p. miss, lacovo de Tebaldis card, de S. Anestasia. 'mad. Lu- 
cretia moglie de Ianni de Tolfia. * d. Antonia ux. Cincii de Por- 



{>) Cernilo da Monratun.! (b) U i .-(pnlu mlf iMtrli-ll. 


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S. Coma ìt Pinta, «a una imlùa&m, a mirp», li diit dilla Miai. 


.,.. (i) A ,u,b. 


imo .. fraga t euuu , ìi tra aou tnoitmtì di una marna. 





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<P. Egidi 



cariis. ' d. Gabriele Falcemia de Siniballis. "la moglie de Filippo 
Porcaro (•). 

.vi. In eccl. S. lohannis de Pinea. Per missere Andrea 
de Eramo 00. mad. Gilia delti Porcari sua sore. Maria Albanese 
sore de Preite Gregorio, mad. Cecilia de Petruccio dell: Porcari. 
Fiore mogie de Cola cimieri, mad. Caterena de Paluzzo Porcaro, 
.ni. In eccl. S. Coamati de Pinea. Per Angila de Pietro 
della Riscriva (0. mad. Antonia mogie de Pietro della Aquila, 
mad. Francesca maire de Petruccio de Ianni de missere lacovo. 

, .v. In eccl. S. Stefani dello Cacche Per Iacovello Mar- 

rone. Francesco ortolano. Rosa de Marco de Viterbo, mad. la- 
cova de lacoviello Marrone, mad. luhanna mogie de Lapo, 'ma- 
stro Paolo de Nierola doctore de medecina. * lacovo suo tiglio. 

.xxix. In eccl. S. Marci. Per Ianni Sasso. Francesco de 
Simione de Gilio. mad. Antonia de lacoviello Papiro ( d ). mad. Sco- 
lastica mogie de Filippo Venaccio. Cola de Vallemontone offerto 
dello hospidale. Matteo de Crapanica. mad. Francesca de Ianni 
delli Aniballi. Pilo Caraiuone. Bartomeo de Crapanica. Rienzo 
Remolino, lo rev. p. missere Paolo de Crapanica arciv. de Bene- 
vento, lacovo Papiro W. Antonio de Crapanica. Cola de Crapa- 

, nica patre dello rmo card, de Fermo. || lubìllco Candolfiello. Cola 
de Iubilleo. mad. Iacova matre dello card, de Fermo. Orrigo Tede- 
sco. Rienzo de Paganuzo. mad. Lucia mogie de Rienzo Renzolino. 
Cola GrifTolo. Cola de Biasio de Negro. Biasio dello Negro, mis- 
sere Ianni Antonio rettore de S. Anestasia della Pigna et can. della 
pres. eccl. (*>. Guglielmo de Riete patre dello dicto misser Ianni An- 
tonio, mad. Paola de Francesco dello NeroCO. Paolo Marroczino(g). 
* luliano de Crapanica. * mad. Antonia sua moglie. * Mea figlia che 
fo de Pietro Septelartì e moglie de Cristofaro Bordo. * mad. Antonia 
moglie de Ceccho lampaloccio. * Buccio de luorìo de Pellestrina. 
*road. Maria matre dello ep. de Fermo. 

. ,v. In eccl. S. Marie della Strata. Per Paluzo delli 

Astalli. Mactia delli Astalli. Ianni delli Astalli, mad. Gentilescha 
delli Astalli mogie che fo de Evangelista de Rienzo Martino. * Gen- 
tile Astallo. 

.un. In eccl. S. Nicolai de Monte. Per Ianni Luongo. 



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oAnniversari dell'ospedale del Salvatore 201 



Tomarozo de missere Filippo. Piolo de missere Savo. mad. luhanna 
de Ianni de Nellolo Scribasenato. 

.IX. In eccl. S. Salvatori; in Pesuli. Per Evangelista 
de Bartomeo de Cambio. Pietro Paolo de Mattia Ianni de Tuccia 
de Errigo not. Cecca de Francesco Scrofola™. | Paolo de Ianni de ' 
Tuccio. misser lacovo de Antonio Bartomeo de Cambio catt. de 
S. Maria Mature, mad. Lorenza sua maire per remissione. Dome- 
nico de Nuccio de Lapo. "Ma matte. 

.xii. In eccl. S. lohannis de Mercato. Per mad. Andrea 
de Antonio de Mita. Lietlo Roscio. Pietro Trantundo. Paluzo de 
Nuccio de Antonio Santo, mad. Filippa delli Tetellini mogie de Bar- 
torneo de Fusco (■). mad. Francesca de lacovo de Cola Ianni lacovo. 
Paolo de Domenico, mad. Lucia sua matre. Ianni Antonio figlio 
de Petruccio de Nucciolo. mad. Rita mogie che fo de Rienzo Ve- 
naccio. mad. Annese mogie de Petruccio de Nucciolo. mad. Cate- 
rena de mastro Luisi ferraro. * mad. Gironama figlia de Ceccho 
'Pier IannioCO. 'Stephano dello Crapuolo et mad. Paola sua mo- 
glie. * misser Antonio de Sinibaldi proc. 

.sui. In eccl. S. Blasii de Mercato. Per Pietro Bocca- < 
bella, mad. Margarita de Antonio Boccabella. mad. Maria de Luca 
de Nannolo. lacovo Boccabella. Domenico Vari. mad. Antonia 
sua moglie. missere Ianni recto re della presente eccl. Scroco, 
mad. Contessa sore de lacovo Boccabella. mad. Cillenia de Cecco 
de Scroco, mad. luhanna de Pietro Boccabella. mad. Caterena 
mogie che fo de Rienzo Luca delli Filippucci. mad. Francesca de 
lacovo Boccabella (0. ' mad. Rita de li Scrochi mogie de Stefano 
Buondie. 

.lxxii. In eccl. S. Marie de Araceli. Per Nardo Mar. 
fuoli. Ianni Cencio cancellieri de Roma, mastro Francesco della 
Fara. Antonio de Materia. Cecco de Felice. i|rnad. Caterena sua < 
mogie. Serviestro de Paolo de Hugo. Nuccio de Paliello de Ianni 
de Biasio. missere Tomasso Marchesano cavalieri. Andrea Alba- 
nese, missere Pietro W Geczo doctore de lege. mad. Vanna delli 
Sabielli mogie de Francesco Sabiello. Stefano de Paolo de Goccio 
Capodeferro W, Ianni de Lidio de Andrea delli Rosei. lacovo Fi- 
coccia. Ianni Ficoccia suo figlo. mad. Antonia delli ContilO mogie 
de Paluzo delli Anniballì. mad. luhanna de Paluzo de Nuccio de 
Antonio Sancto. lo magni!', sign. Antonio delli Savielli. Rienzo de 
lordameli», missere Baptista de Capo de ferro cavalieri. Cristo- 
fi) F. «rifu Fuco, cornilo it altri Fioco (t>) Do figli» •"•■ —-e. (e) Seguiva 
per rem., /. rm. (J) %.™ de miuere '■■■llilo. (e) AUn mamt. (f) Strili» 



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■?. Egidi 



(ano de Paolo de Goccio Capodi ferro (■). Alesso de lacovìello de 
Alesso altramente dicto Tartagla. mad. Cecca de Stefano pellicciato. 
missere Ianni Crivello. Cola Perlione not. Gabriele carpentaro. 
Paolo de Goccio Capo de ferro (■). mad. luhanna mogie che fo de 
Ianni Alberino, mad. Antonia de Ianni Pantaleo lìgia de Cenfìa. 

i mad. Penìa de missere Baptista Capo de ferro. \ mad. Iacova de 
Paolo Noviello altramente dicto dello Sarto. Gregorio de Paolo de 
Liello O). Antono de Alesso de Tartagla delli Fabii. Paolo de Liello 
de Petmccio t. mad. Lucretia mogie che fo de Benedecto de Or- 
lando, mad. Mactea dello Bordo figlia che fo de Cenila (0. mastro 
Paolo della Valle doctore de medicina et cancellieri ad vita < J ). lo 
magn. sign. Luca de Iacovo delli Sabielli. mad. Rita mogie che fo 
de missere Antonio Cafarello. Iacovo della Zecca, mad. Filippa de 
Petruccio de missere Iacovo della Zecca. Ianni de missere Mascio 
cavalieri (°). mad. Lucarelli mogie de Iacovo de Liello de Alesso, 
mad. Vanna de Manieri secunda mogie de Francesco Saviello. Be- 
nedecto pi zio» molo, Vannoza sua mogie, mad. Caterena de Angilo de 
Paluzo de Pietro Macteo. Ianni de Liello de Alesso delti Cencìi. An- 
coniello Guamieri. Rienzo de Onnia Santi altramente dicto Mancino. 
missere Baptista de Ianni de Tucciolo vesc. de Camerino, mad. Angila 
de Domenico della Anguilla™, mastra Antonio de ser Pietro de Ric- 

i cardo medico. || mad. Nicolia de Iacovo Favullo. mad. Ludovica mo- 
gie che fo de Angilo de Paluzo Pietro Macteo. mad. Mactea de Ari' 
gilo mastro Antonio Cortese. Antonio Materiato, mad. luhanna figla 
de Antonio de Materia (s) mogie de Antonio de Vasco, mad. Lu- 
cretia mogie che fo de Dovico Iacovo Macteo et figla de Pietro Mar- 
gino, mad. luhanna mogie de Mancino, missere Stefano Mancino, 
mad. Caterena delli Lei. mad. Annese lìgia de Cola Margano et 
mogie che fo de leronimo Mellino. Pietro de Ascisci. mad. Lo- 
renza de Zaccaria Perlione. Iacovo de Liello de Alesso delli CenciiOO. 
mad. Francesca (') delti Sanguigni mogie de Iacovo missere Gateocto< k ). 
mad. leronima mogie che fo de Pietro Maza bufalo. * Rienzo de Cola 
Paolo (l). *Tomaxo de Ianni de Sancto GregoroC™). 'Angelo sco- 
deri che fo dello ep. de Feltro vicario dello papa. "Antonio Ve- 
necto de Rocca dello Papa. * Cola de Orzo (") t- * Luca dello Cra- 



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Qrfnnivarsari dell'ospedale del Salvatore 203 



puoloC") et "mad. Lodovica moglie de Stephano Capodeferto et figlia 
de lacovo de Liello d' Alesso de Cenci 0*). Ma magnif. donna mad. 
Gregoria de Conti moglie del magnif. Antonio de Bel monte. * mad. 
Agnese moglie de misser Stephano Paolo Stati cavalieri. || "d.Tanzia ux. < 
qd. d. Corradi de Trincia M de Fulgineo. * d. Magdalena Ianuense. 
mad. Paola delli Carota moglie che fu de Nencio VariO 1 ). *mad. 
leronima figlia d'Antonio d' Alesso et moglie de Lodovico de lacovo 
Mactheo. *mad. Iuvanna moglie de leronimo de lacovo de Liello de 
Alesse et figlia de lacovo Mactheo. *mad. Constanza moglie de Gre- 
gorio de Rienzo Paolo Cola Ianni ('). * mad. Perna delli Perlioni, per 
remissione (0, moglie de Luca dello Crapuolo. * mad. Savina de ma- 
stro Angilo Cortese vizoca prò rem. *mad. Agnese mogie de Paolo 
lacoviello. "misser Biondo secretarlo ap. 'mad. Angila de Come tg) 
vizzocha prò rem. *mad. Marcella figlia de Chimento Civera. "Paolo 
Voccabetla "mad. •••figlia Antonii Bussa CO. "Antonio Fusaro (■). 
* Luca Ficoccia. * mad. Centia f. de miss. Pietro Preta. * mad. 
Guida moglie [de] Baptista Capoccia. * Luca de Paluzzo de Ianni de 
Bianca 00. "mad.Angeloiza maire de Ciriaco Capodeferro. mad. Cec- 
cholella (') moglie de Baptista Fosco, 'miss. lacovo Mancino de Luttis 
cavalieri. "Stefano dello Sarto. *mad. Gregoria moglie de France- 
sco Marrone. 'lacovo delli Cavalieri. "lacovo delli Cenci:. 

.a. In eccl. S. Marie de Gratìis. Per Caierena de Monte 
Rotando. Renza de Ianni de Tone. 

.m. In eccl. S. Adriani. Per Caterina deO») Pelliccione. 
Naso de Menici de Pescatore. Sapo tavernaro che iace in S. Serio 
et Bacco ("). * lacovo Boccone ■ ■ * * S. Martine. 

.xm. In eccl. S. Laurent!! della Ascesa. Per Cola , 
Mardoni. Vito. Ianni de Betralla. Ianni Simmio (°) Satollo, misser 
lacovo de Teolo de Betralla. Teolo de Betralta suo patre. Ianni 
Bufa laro, lacovo de Pelaine. Sofìa de Ianni Albanese t- Petruccìo 
de Antonio Cola Roscio altramente dicto Loculo (p). mad. Cosmata 
sua mogie. Vamioza de Pietro de Viterbo, mad. Caterena mogie 
de Bauctino. *mad. Caierena moglie de Liello lacoviello Nuccio 

(.) C-ri. , fa «fu ma. HjHWd il ,„ mm,. (b) £«» iw« f. .,* ,. «,.,.. 
(0 de T. KU-MMrtw. (d) Qua» , I, „,,« .ou , a . di .« .»«„». (e) D» Gre- 
goriu .. «i.™. (() Ah,. «... (g) IM f» JV.U «tP-f -ri —'t'"- 

(i) Q«,u , U .oh ,r t » n ,i ,«„ npt i, f ,J, »ll» e. XLfU, , «<„.« « i «ritto 

»ll» e. LI., Jw, dl,t »w , tl ,é tee). S. M. Js Ariceli /««A. uf.ir, fa , B U <lx .. 
riporu,.» Ji „ [a il». (I) S« ,»„„,. (ra) F» „ri, M delli, pai Ili paio. (n) O» eh. 
Jf »llr» M.P. ( D ) Era a»,o »..«„ Simone fl.le de Liello, i» n* f. r., n . ( P ) U u 



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T. Egidi 



.XI. In eccl. S. Nicolai della Colonna. Per Ianni Car- 
vone. Pietro suo fìgto. Buccio laquintiello delli Carvoni. mad. 
Paola de Ianni de Palozo. * Colma de Massetto (•). Paolo de Pietro 
de Paloio delli Foschi. * Mathia de Pavolo Carbone ('). 'Pavolo 
1 Carbone suo patre. J mad. Stefania de Colma bannitore. Iacovo 
de Sciarra+. mad. Filippa delli Riccardini f». Coluta bannitore t- 
* mad. Gadina moglie che fo de Savo Car anione. * mad. Paulina 
delli Cerconi moglie che fo de Paolo Carbone. 

.1. In eccl. S. Bernardi. Per mad. Angiloxa de Martino 
delti Bondìi. 

.vii. In eccl. S. Silvestri de Archionibus. Per Buccio 
de Odo delli Arcioni. Rienzo Arcione, mad. Lonarda sua mogie, 
mad. Alisandra ligia de Petruccio Arcione, mad. Santa mogie de 
Pietro de Florio, per rem. t- Ianni fattore dello hospìdale. Petruccio 
Arcione. * Antono Arcione et * mad. Gentilesca delli Arcioni. 
•Pietro de Fiorio. 

.1. In eccl. S. Salvatoris de Corneliis. Per mad. An- 
tonia delli Cavalieri mogie de Pietro dello Piello. 

.il. In eccl. S. Saturnini. Per missere Gregorio Marcellino 
dottore de lege. mad. Caterena sua mogie t- *mad. lacova mogie 
de Antonio Marcellino. 

.1. In eccl. S. Andree de Caballo. Per missere Paolo de 
Pietro de Spagna rettore della presente eccl. 

.mi. In eccl. S. Laurentii Palisperne. Per lo tnagnif. 
signore Gentile delli Ursini. mad. Caterena de Supino mogie de 
Buccio de lordano delli Ursini. mad. Pema de Antonio de Brichecto 
altramente ditto Antonio dello Boscho. mad. Caterena ligia de Cola 
Luongo monacha dello presente monasterio per remiss. 

.XI. In eccl. Ss. Sergii et Bachi. Per Nuccio de Cola de 
Paliello. misser Iacovo archipreite della presente eccl. mad. Cate- 
rena de Ianni Piccolino. Pietro Iacovo patre dello vescovo de Tivoli. 
mad. Stefania matre dello ditto vescovo, mad. Bona sore de Paluio de 
Romano de Meolo spettale. Antonio dello Ciocto ligio de Palmo dello 
Ciocto. Petruccio Bello in pia*a. Paluzo dello Ciocto. mad. Iuhanna 
mogie dello dicto Paluzo. mad. Caterena sore dello dicto Antonio 
per remis. • mad. lacoba moglie che fo de Antono Dioteguardi (0. 

.1. In eccl. Ss. Petri et Marcellini aliter l'ospida- 
letto. Per mad. Annese spidalera della presente eccl. 

.ih. In eccl. S. Andree dello Vicolo. Per Iacovo Cac- 
cìapigla. Iacovo Gratiano. mad. Lucarella sua mogie. 



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OÀnniversari dell'ospedale del Salvatore 205 



.v. In eccl. S. Salvatoris de Secura. Per mad. Isabella 
de lordano de Nofrio delti Alperini. mad. Alperina sua ligia, mogie 
de Angilo de Pietro Sertano. Francesco de Rensicolo. mad. Rita 
mogie de lacovo Spagnuolo. Nofrio delli Alperini t- * Cola Scqui- 
zardo lo quale iace a S. Maria de Portogallo ('1. 

.xvui. In eccl. S. Marie Nove. Per Pietro Sertano. 
misser Ianni Fernando. Antonio de Ianni lacovo. misser Pietro delli 
Cosciali, mad. Sinica de Cola Mai escoli, mad. Francesca de Cola 
Grasso, mastro Ianni de Spagna. Paolo Ficca. Nannolo de Ianni 
Pctitto. misser Santo vesc. de Tivoli et vicario de papa. mad. la- 
co velia mogie de Cristiano t. Paolo Diteguardi. Nardo Venecti 
mad. Leila de Ianni Cavallino. Francesco de Meolo de Roselo. 
gilella de Ciuccio PO Fraiapane sore de Paolo delli Tosti, mad. Ca- 
terena de Pietro Paolo Canecto. mad. Anestasia de Antonio Palo- 
scia. * mad. Lucrala moglie de Savo de Naro et figlia de misser 
Antonio Venectino cavalieri et doctore. * lo rev. in Ch. p. misser 
Theodoro de Leliis vesc. de Trivisy et referendario de lo papa. 
*mad. Eugenia mogie de Benedecto Carrara. 

.vi. In eccl. S. Iacobi apud Coliseum. Per Guglielmo et 
Antonio spidalieri dello presente spidale. Reniero. mad. Francesca 
de Galasso. Francesco suo ligio. Francesco de Marco Corsicano +. 
* mad. Caterena de Porto Cesenatico offerta. * lanna offerta de lo 
presente spidale. * Amona mogie de Matteo Buaicchia. 

.111. In eccl. S. Clementis. Per Ianni de Coma. Cecca 
de Antonio Corsicano. Renza de Giono de Iannino. Ianni de An- 
gilo de tannino pesonante dello hospitale in via Maiure. * Antonio 
de Liello Domenico altramente Tacchya. *mad. Rita e soa moglie 
et mad. Renza soa cognata, prò remess. peccatomm. 

Romano, missere lacovo Malabrancha. missere Lorenzo delli Sordi 
can. della presente bas. Andreozolo de Petrucio Gentile, missere 
Francesco capellano dello hospidale. missere Pietro de Montenegro 
can. della presente bas. mad. Cillenia della Colonna matre de Ianni 
de Montenegro vesc. de Sora. Baptista de missere Stefano delli Nor- 
mandi. Ceccarello de Riccio, missere Orrigo cappellano dello hospi- 
dale. missere Nofrio benef. della presente bas. Antonie-Ilo de Cala- 
bria, mad. Caterena de Liello lacoviello. mad. Francesca de Stefano 
Margano. mad. Maria de Rienzo Bosco de Pipierno. missere Fede- 
rico delli Chiaramonti vesc. Baptista altramente dicto Moncone (0. 
Liello Negro, missere Zaccheo can. della presente bas. Antonio de 

{.) Da i, ct .1*. ™». f» U n «rw* <• - M *f" ■« -'" "••■ 



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*P. Egidi 



Pietro Viecchio de Campagnano per rem. mad. Caterena de lacovo 
della Cera +. missere Stefano Paparone cai), della presente bas. f. 
la felice recordatione de Martino papa Quinto (•). * mad. Iuvannella 
Cessa moglie de magnif. sign. Ianni Antonio delli Ursini conte di 
Tagliuzzo. 

, .XXI. In hospidale S. lohannis Late ranensis . Per 

mad. Mabìlia. mad. Egidia de Pietro Boccacciolo. mad. Constantia 
de missere Nicola de Boccaraaai. mad. Angila de Nardo Mastro Ro- 
mano. Ferìano spidalieri dello presente spillale. -Girlo de Bartomeo 
offerto dello pres. apid. Rita de Parente offerta dello pres. spid. 
mad. loccia de Paolo de Santo. Angilo Rennese. Ianni Macteo de 
Ronciglone. Cecucrio altramente dicto lo Caroso de Ronciglone per 
rem. lacoviello patre dello dicto Caroso. Bionda de Trivignano. 
Antonio Conte de Core. Angelino panettieri dello hospidale. Cere 

> vaccaro. Antoniello de Monte Retonno. |j Angelo Mancino de Vel- 
letri. Cola de Catasso de Velletri. Pietro Fiorentino spidalieri. mad. 
luhanna spidaliera. * Antonio altramente Soricha de Frascati ( b ). 

. In resto s. Aleni (0. 

.rx. In eccl. Sancte [Marie] de Curie. Per mad. Paola 
mogie che fo de Savo de Pizo. Pietro Paolo Canecto. Peti-uccio de 
Savo de luliano. Baptista de Marcho molinaio, mad. Caterena sua 
matre. Pietro Cecco Paolo delli Toderinì. Marcho lacovo de Mar- 
che mad. Vannoza mogie che lo de Antoniello de Verace, mad. 
Andrea mogie de Pietro Cecco Paolo t- 

ln eccl. S. And ree de Funariis. Per missere Ianni Antonio 
rectore della pres. eccl. *mad. luvanna moglie de Baccio Benein- 
casa. *mad. lacova moglie de Lodovico de misser Franceschetti. 
'Mariano de Phelippo de Cecche de Greguori. 

.x. In eccl. S. Nicolai de Carcere Tuliano. PerCecco 
de Urciano. misser Pietro della Anguillara can. della pres. eccl. Cola 
Bastardella, luliano Vagnoccoli. mad. Geronima delli Bastardella 
mogie de luliano Porcaro, mad. Rita de Pietro de Macturo delli 
Rosei t- Ludovico Bastardella. Rienzo macellaro. Vannoza de Mu- 
ltilo. Paolo Bastardella t- * Domenico Bastardella. 

In eccl. S. Marie in Tofella. Per Mabilia de Liberato 
barbieri. 

.un. In eccl. S. Marie de Porticu. Per Antonio mcr- 
• ciaro. mad. luhanna sua mogie. || Tomasso Schiavo. Helena Schiava. 

(.) ,V<* i. „„„. (b) « mio MU e. *»•«,■ f I' '. Ut r. «fra . f. *>>, 



> v GoogIe 



QAnniversarì dell'ospedale del Salvatore 207 



In etcì. S. Sabine. Per Pietro Maximissa. 

In eccl. S. Pe tri ad V incula. Per mad. lacova de lordano , 
Spoletino. 

.vili. In eccl. S. Pantaleonis. Per Stefano de Ianni de 
Pietro. Paolo de Stefano de Meo. Ianni de Antonio de Paolo de Stefano 
de Meo. mad. Paola de Salvato della Corte, mad. Paola de laco- 
viello Paparone. Amicho. + Menico de Macchia Tumone t. Pietro 
Paolo de Stefano. * mad. Gentilesca mogie che ni de Lidio de Nuccio 
de Nofrio. 

.IX. In eccl. Ss. Quiriti et lulicte. Per Pietro spetiale. 
Puccio de Ianni merciaro. mad. Contessa sua mogie, mad. Antonia 
de mastro Pietro barbieri. || mad. lacovella de Orlando sartore. Savo e 
de Ianni Antonio delli Siniballi. Antonio Sai vetta. Buccio Sciascia. 
Pietro de Luiolo delli Siniballi. 'Petruccio Cola de Riccio de Pene - 
strina. * Salvato della Corte. 

.xvi. In eccl. S. Marie in Campo Carleo. Per Nuccio 
de Ianni Tibunino. mad. Angila sua mogie. Ianni Paolo de Ciancha. 
Bartomeo ferrare. lacoviello de Ianni Pisano. Tomao dello Cieche 
Coluta de Muscetto('). Paluzo mastro Angilo ferrare mad. Paola 
de Ianni Paolo de Ciancha. mad. Rosa de Paolo Magione. Micchele 
altramente dicto Ferrazuolo. Cola altramente dìcto Lo Roseto +■ 
Paolo dello Dammara. Ianni de lacoviello dello Cieche * mad. An- 
drea moglie che fo de Thomao dello Nero. || * Pietropalo Cortese. 1 
"mad. lacova de Antonio Ciampone ( b ). 

.v. In eccl. S. Gregorii ad CHvum Scauri. Per mad. 
Labinia de Filippuccio del castello de Guidoni, misscre Ianni Fran- 
cioso, missere Domenico can. de Sancto Marcho, per rem. Puntiano 
ferraro. Ianni Englese. * mad. Checcha moglie de mastro Antonio 
da Siena medico, 'mad. Symodea matre de miss. Appollonìo de 
Valentim. *mad. Maria figlia de mad. Gadina. 'Tomasso de Segnie 
offèrto dello hospitale. 

In festo s. Nicolai. < 

.X. In eccl. S. Marie Trans pond ine . Per mad. luhanna 
de Nuccio Bellomo. Ianni Nino. mad. Lucia sua mogie. Coluza de 
Masseo spittale. Piloso calzectaro. Ianni sartore, mad. Paola de 
Nardo Insegna. Angilo de Macteo de lata. Matteo Schiave Pietro 
Mazarella. 

In eccl. S. Antoni. Per Antonio de Capua. 

,111. In eccl. S. Praxedis. Per Angilo de Corrado, mad. 
Martoniea de Tuccio Toscoline Ianni de Fantoze. 

(.) N.u ..... (b) Su ™«. 



, v GoogIe 



T. Egidi 



.Vili. In bas. S. Marie Maioris. Per lo mio p. missere 
Pietro card, della Colonna, missere Ianni Albanese, mad. lacova de 
Buccio de Sanza. missere Hermando DeuerichtO protonot. ap. Pa- 
luzo dell'Isola, mad. Camilla mogie che fu de Paolo Cerrone. Lidio 
Cenone. Finello. * magnif. d. cornile Everso de comìtibus An- 
guillaie O). missere Angilo de misser Fulco delli Arcioni can. della 
pres. bas. 

.ili. In eccl. S. Eufemie. Per mad. Salvata de Nuccio de 
Cola de Pietro de Francesco (<> abadessa del pres. mon. mad. Lo- 
renza delli Piscioni abadessa del pres. mon. Francesco Albanese f. 

In eccl. S. Salvatoris ad Ulmos. Per mad. Viviana de 
Paolo Braccho et fìgla de Ianni Aniballo *et Renzo de Francesco. 
'Laurentio Sabottella. 
i In civitate Tiburis. In eccl. S. Marie de Oliveto. 

Per mad. Nuta moglie fi) de Benedetto. 

Eccl. S. Marie alias La Donna. Commoram fratres 
s. Francischi ('). Per misser Andrea de Dadinis doctore de lege. 

Eccl. S. Iohannis de castro Vetervo. Per lacovo dello 
Borgo. 

Eccl. S. Vincentii. Per Buccio de Ianni Sancto. mad. Ca- 
t erena moglie de Antonello de Marco Palmeri (0. 
i Eccl. Tiburtina S. Laurentii. Per tucti li benefattori 

dello hospitale. Cola de Ianni Bucciarello delli Pomari. Antonio de 
Angilello. mad. Petruccia de lani Paulecto. * lo mio Angelo Leo- 
nino archiv. "Puritano. 
) Eccl. S. Stefani prothomart. Per Andrea de Rienzo de 

Luca. mad. Maria sua moglie. 
i Eccl. S. Valerti. Per Bartholomeo de Andrea Mazocchio. 

Petruccia sua sorella (0. 
i Eccl. S. Petri. Per mad. Perna moglie de Antonio Capoti Ilo 

alias Malo Amore, mad. Buccia moglie de Ianni de Parapullo. 
) Eccl. S. Andree. Per Pietro Merola de Meroiinis. mad. 

Hieronyma dell! Aniballi della Molara moglie fo de Pietro Merola. 

Eccl. S. Lucie. Per missere Nicola de Chimento («). mad. 
Maria moglie de Andrea R° de Luca. 

(.) U prima i far, ra,a. (b> Sipuma coaltro farci, toh. (e) Da J. Nuccio 

r«o. (J) L, ,,. LVlla b bianchi. Da auot* -aria U noli min il ,,'»!fr« marna itila 
fi,, iti XV, „. fa * e. LXFt. (e) D. common,,, altra man,, (f ) &,.«„ «fan naU 

,..-,»«<,,■„. (g) La e. LXb bianca, (h) La ,. LXlb biava, (i) Al,ra mam, rifu 
PelriKcii; bianca la e. LXII b. (k) La e. LXHIb bianca. (1) La e. IX UH t 

biama. <m) Altra mane rifxlr ài Chicmram de Rcnso; far* ,»«, i« ultimi parak 



, v GoogIe 



oAnniversari dell'ospedale del Salvatore 209 



In eccl. S. BlaaiiW. Per lo mio mis. Angilo Donino ar- < 
chipbr luusano. frc Martino de Biscanti per rem. de soi peccati( b >. 

In civitate Tiburtina. Per r. p. d. Camillus Doninus ep. . 
Tiburtinus. d. Martinus de Vellis de Urbe can. Tiburtinus. Iacobus 
Martini. Marianus Zacheri (*). Angnielus ( J ) Pauli Iohannis Cole. 
lohannes Francisci d. Alexandre D. Antonius de Rampantibus. The- 
baldus de Thcbaldis. Iacobus Butii Angnielì. d. Berardìnus Petri- 
cone(0. Evangelista de Marutinis alias de Andrea Simonis. + d. Ri- 
comusfO de Cerretanis archidiac. Tiburtinus mortuusdO. d. lohannes 
Crose mortuus (g). d. Gulgiemius Gallus. t Iacobus Cocanarìus. 
Vincentius Loraardus PO. t Sabbas Iannutii Palmerii ('•). Dominkus 
Andree Masci. Antonio Pet racchi CO. miss. Camillo de nobilibus de 
Arono de Trabio i. u. doctor (I). 

(»; Di t« Min li «u /» a r. r.XlX a U ••' dir, n<». (b) D* per *•»«<« aV 
■ • frana il flmita.lt «. LXVI—tXVIllh Hvubi. (e) Ztcbnit? (J) Rifiuu poi 
Agntlut (e) *<>«.« 4. a(M *••»>. (() Riconiu» (g) U ,.».** m,.c afflaM» 



a pfl(rra. Voi. XXXI. 



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VARI ETÀ 



LA TOMBA DI PROSPERETTO COLONNA 
IN CIVITA LAVINIA. 

La durata del dominio Colonnese a Civita Lavinia può 
dividersi in due periodi. Nel primo furono signori i Colonna 
di Palestrìna, in forza della bolla del 18 luglio 1410(1), 
con la quale Giovanni XXIII ne investiva i figli di Stefano 
(t I J9 I )> Giovanni e 'Nicola (2): il secondo principia, non 
sappiamo in seguito a quale convenzione (3), col card. Pro- 
spero (f 1463), fratello di Odoardo duca dei Marsi, e al- 

(1) Arch. segr. Varie, Giovanni XXIII, Reg. Ili, ce. 100-101. 
(1) I successori di costoro si vedono dal seguente schema, in cui 
le date indicano la 



nomo STEFANO 

„.'s:s.,.i 

;ENZO I 

}-'l6 STEFANO 



()) Flavio Biondo, Italia illustrata. Verona, 1481, fol. era, ed 
altri, intorno al 1450, dicono Civita Lavinia possesso del card. Pro- 
spero Colonna, che comperò, in salidum col fratello Odoardo, Numi e 
Gemano dai monaci Cistercensi. Non possiamo spiegarci come sia di- 
ventato anche signore di questo paese, se non ammettendo che l'abbia 
comperato o permutato col cugino Stefano Colonna. 



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lora il paese passa alla dipendenza del ramo di Paliano(i), 
cui rimase tino al io gennaio 1564, quando Marcantonio 
lo cedette, con Ardea, a Giuliano Cesarmi, per il prezzo 
complessivo di 105,000 scudi (2). 

Ma di una dominazione durata, con frequenti interru- 
zioni, circa un secolo e mezzo, le memorie locali sono ri- 
dotte a ben poca cosa. Di fatto, se togliamo il culto ai 
santi apostoli Filippo e Giacomo, protettori del paese, e che 
solo per analogia ci riporta ai Colonnesi (3), ricordi diretti 



(1) Per maggiore intelligenza riportiamo i Colonna di questo 

ramo, signori di Civita Lavinia, notando che le date indicano la. suc- 
cessione, tumultuaria per le frequenti interruzioni che subì : 

PROSPERO card. OJo.rdo. duci dei Mini 

l4SO(l)tM«« 1468-1480 

FABRIZIO, conte». GIORDANO LORENZO-ODDO 

M»stii» 0) + protonwirio 

Ip. Agneic di Honldehio J|>. Citerim di Balìil 



(2) Arch. Capito!. , voi. 464, ce. 89J-898 e ce. 917-918, Rogiti 
del notaio A. Massa. 

(?) Frascati e Nemi, pure feudi Colonnesi, hanno i medesimi santi 
protettori. Del resto è cosa risaputa che a Roma, durante il Rinasci- 
mento, il i° maggio era giorno di grande allegria nel palazzo dei Co- 
lonna ai Ss. Apostoli. Dalle finestre si gettavano fiori, uccelli, mani- 
caretti al popolo: mentre dal soffitta dell'attiguo tempio si sospendeva 
un maiale ad una fune, e il popolo doveva conquistarlo: ma nel mo- 
mento che vi si appressava, venivano rovesciate su di esso secchie 
d'acqua, con grande ilarità degli spettatori, appositamente invitati, tra 
i quali talvolta non mancava lo stesso pontefice. Cf. Cancellieri, Pos- 
sessi; Neridio Fracco, Storia di casa Colonna, 11, 46; Marcello Al- 
berino, Sacco di Roma dell'anno 152J. Quest'uso che in Roma cessò 
dopo il Sacco del Borbone, fioriva anche a Napoli e a Nola; Leo, De 
Nola in Italia illustrala, col. 984; come per lungo tempo .rimase fa- 
mosa l'antica festa della porchetta in Bologna. 



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La tomba di 'Prospererò Colonna 213 

ne abbiamo in ano stemma infisso sulle mura castellane, 
presso la porta Nettunese, e nell' iscrizione già pubblicata 
dal Marocco (1) senza osservazioni di s<5rta, e che oggi 
viene illustrata per la prima volta. 

Questa è ancora in sita nella collegiata, a destra di chi 
guarda la cappella del Crocifisso, che è la terza a sinistra 
di chi entra (2), e si riferisce alla tomba dei Colonna. 

(1) G. Marocco, Monumenti dello Stato pontificio, Roma, 1 834, VI, 
106, che invece di parentihvs charissuiis ha letto parentibvs cla- 
mssiMis. 

(2) Il pavimento di questa cappella, oggi di pertinenza della con- 
fraternita del Sacramento, è costituito da cospicui avanzi della decora- 
zione marmorea dell'antica chiesa, che nel 1240 fu abbellita con l'opera 
del figlio di Pietro Vassalletto e di Drudo de Trivio (cf. A. Bartou, 
Il figlio di Pietro Passatutto a Civita Laiinia in Boll, d'arte del Mi- 
nistero della Pubblica Istruzione, arni. I, n. 9). Di fronte all'epigrafe e 
attaccata la custodia degli olii sacri, scoltura del 1400, la quale lon- 
tanamente ci ricorda la tecnica di Mino da Fiesole. Giunta fino a 
noi mutila, mancando delle colonnine laterali, del fregio inferiore e 
barbaramente verniciata, si riduce ad un quadrilatero marmoreo di 
m. 0.6oX°.J7- Nel mezzo si apre una porticina (m. 0.28X0.17) 
leggermente sagomata: e al disopra di essa si stacca una conchiglia, 
quasi circolare, contenente il calice con l'ostia, nella quale sta rilevato 
un crocifisso. La conchiglia viene sorretta da due angeletti laterali, 
alti m. 0.22, che con quattro ali e coperti di una veste dalle pieghe 
eleganti, escono con più della metà del capo da nubi un po' grosso- 
lanamente raffigurate. Altri due angeli dello stesso stile sono al basso 
della porticina, ma più grandi degli altri, m. o.ji, e con le braccia 
piegate sul petto. Sul cornicioncino, che in caratteri quattrocenteschi 
porta scritto : olla sacra vi e la lunetta, striata internamente a 
mo' di conchiglia e serve di sfondo al busto dell' Eterno Padre, alto 
m. 0.28, dalla barba fluente ed in atto di benedire con la destra, mentre 
con la sinistra sostiene il libro dell' infinita sapienza. Le dimensioni e 
il motivo di decorazione ci richiama alla memoria l'altro consimile, ma 
intero, il quale trovasi nella chiesa parrocchiale di S. Michele Arcan- 
gelo in'Velletri e che offre la leggenda : M-IORIO-F'FIERI-MCCCCLXIIII | 
MB(nse) ivnii. Confrontato però con quello di Civita Lavinia rivela 
una mano meno esperta nell'incidere: pure la loro contemporaneità si 
può sospettare. Nell'altare poi si ammira una pregevole pittura su tela, 



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II marmo è alto m. 1.72, largo m. 0.64: tutto intorno 
gira una fascia di arabeschi, a fondo nero, larga m. 0.09, 
e in basso porta graffiti 
due geni funerarii, con 
le spalle carche di due 
enormi faci. L'iscrizio- 
ne fu incisa in memoria 
di Prosperetto, duca dei 
Marsi, e detto anche de 
Cavts, dal castello di Ca- 
ve, della prima moglie 
di questi Isabella Carafa 
e di Giulio Cesare, figlio 
naturale, dalla figlia Giu- 



Misura metri 1.15 X 168, e 
serve di sfondo ad un croci- 
fisso, ricavato con bell'arte 
dal legno. Il quadro rappre- 
sentala tragedia del Calvario, 
e porta effigiati alla destra 
del Cristo Maria svenuta nelle 
braccia di Giovanni, a sinistra 
la Maddalena « di lacrime at- 
« teggiata e di dolore ». Tro- 
vandosi a contatto di una 
parete non completamente 
asciutta, oggi la pittura ri- 
mane uniformemente oscura. 
Però la freschezza della car- 
nagione e la fedeltà dei ca- 
ratteri, Ì magici effetti di 
ombre e la finitezza di ese- 
cuzione che ancora traspari- 
scono, non nascondono al- 
l' occhio abituato la tecnica 
di una mano maestra. Qualcuno ha voluto attribuire la pittura a Giulio 
Romano, ma senza fondamento; essa invece e indubbiamente opera 
del secolo xvh. 



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La tomba di Trosperetto Colonna 215 

lia Colonna, sposa di quel Giuliano Cesarìni, ricordato poco 
avanti. 

Sembra che sia stata apposta nel 1564 o nell'anno se- 
guente : quando cioè per l'acquisto di Civita Lavinia, fatto 
dal Cesarìni, Giulia Colonna, memore dei parenti che vi 
erano sepolti, con gentil pensiero ne volle onorare la me- 
moria. Del resto sia dal fregio, sia dalla paleografia delle 
lettere, come dagli altri elementi ornamentali, apparisce chia- 
ramente che il barocco non è lontano. 

Ancora, che la nostra iscrizione sia tarda, cioè dì un 
tempo in cui la memoria dei fatti ricordati non era più 
esatta, ce lo rivela una data errata che essa contiene (1), 
e precisamente l'anno 1520, assegnato per la morte d'Isa- 
bella. Ma che la Orafa morisse più probabilmente nel 1516, 
e non già in quell'anno, risulta evidente dalle seguenti note 
d' istromenti, tratte dall'archivio Colonna di Roma e gen- 
tilmente favoriteci dal prof. G. Tomassetti : 

a. 15 17, 2 febbraio. Istromento nuziale e dotale di Giulia di Pietro 
Colonna, vedova di Girolamo Margani, con Prospero Colonna ; notaro : 
Pacifico de Pacifici! (Arch. Pergamene, II, 8). 

a. 1518 (?). Risposta di Fabrizio Colonna, il Contestabile, li que- 
siti di suo nipote Prosperetto di Giordano circa i beni patemi e ma- 
temi (documenti dell'archivio Colonna su Prosperano e Giulia sua 
moglie: Misceli, stor. II A, 27, n. 49). 

Giulia Colonna di Pietro e vedova di Girolamo Marganì, 
della quale negli istromenti accennati, è la seconda moglie di 
Prosperetto, la quale sopravvisse di molti anni al matrimonio 
essendo morta nel 1571, e che procreò a questi una figlia, 
Caterina, più tardi impalmata da Massimiliano Gonzaga 
marchese di Luzzara. Neil' iscrizione dobbiamo pure notare 
l' ingenuità di colei che ha trovato cosa naturalissima met- 
tere accanto al ricordo della madre sua, quello di un figlio 



(1) Ciò pero non esclude del tutto che possa trattarsi anche d 
o sbaglio del lapicida. 



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spurio di Prospero : indìzio, per noi tardi osservatori, della 
facilità dei costumi nei tempi del Rinascimento. 

Sobria ne è la dicitura, che resta divisa in due parti. 
Nella prima la figlia di Prospererò ci dà i nomi dei suoi 
carissimi congiunti; nella seconda ci ricorda l'anno in cui 
morirono costoro. 

Tra l'una e l'altra, contornato da scartocciature e sor- 
montato dalla corona nobiliare, è graffito uno stemma par- 
tito, che presenta a destra la colonna dei Colonnesi, a si- 
nistra le tre fascie dei Carafa, per riguardo di Isabella figlia 
di Giantommaso conte di Maddaloni. Costei con equivoco 
manifesto dal Litta(i) fu creduta seconda moglie di Pro- 
spero Colonna, signore di Fondi, morto nel 1123. Prospe- 
retto, che per aver appreso da questi con onore l'arte della 
guerra, dai suoi coetanei venne designato con tal diminu- 
tivo, fu dei dodici Colonna colpiti da Alessandro VI nella 
bolla del 17 settembre 1501 ; e gran partigiano della fazione 
ghibellina si trovò a Roma nel 1527 per il Sacco del Bor- 
bone. Di Civita Lavinia fu condomino con lo zio Fabrizio 
duca di Tagliacozzo (f 1 520) e col figlio di questi Ascanio. 
Vi dimorò spesso ; e vari suoi brevi di concessioni, conser- 
vati nell'archivio Colonna, sono emanati da Civita Lavinia. 
Ne riportiamo alcuni di cui siamo a cognizione, essendo 
stati allegati in un Sommario di causaci) insona nel 1858 
tra il capitolo dì Civita Lavinia e il principe D. Lorenzo 
Sforza-Cesarini : 

a. 1509, 20 maggio. Donazione di due pezzi di terreno al fami- 
gliare Daniele Giovanni Teutonico, abitante di Civita Lavinia. 

*• iW)i 5 gennaio. Approvazione della permuta di un fondo, su- 
fi) P. LnTA, Le famiglie illustri d'Italia, Pam. Colonna di 
Roma, tav. rv. 

(2) Albanese di pretesa affrancazione dal pascolo per S. E. il duca 
D. Lorenzo Sfor^a-Cesarini contro il riho capitolo di Civita Lavinia, 
Roma, 1858. GÌ' istromenti citati sono inseriti nel Sommario, nn. io, 



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La tomba di 'Prosperetto Colonna 217 

polita tra il capitolo della collegiata di Civita Lavinia e Mariano Co- 
laceli! di Gemano, col permesso a questi di poterlo ridurre a vigna, 
col canone annuo di un paio di polli da pagarsi alta curia baronale. 

a. 151}, 2J gennaio. Affrancazione di terreno fatta da Prospero 
a favore di Alessandro Nutti di Civita Lavinia. 

a. 15 1 j, 8 febbraio. Rinnovazione di affrancazione di una vigna fatta 
da Prospero a favore di Evangelista e Angelo Rossi di Civita Lavinia. 

a. 15 16, 7 aprile. Affrancazione di una vigna fatta da Prospero 
a favore di Pasquale Bozo da Civita Lavinia. 

a. 15 18, i} gennaio. Donazione di un pezzo dì terra fatta da 
Prospero a favore di Paladino de Pomerio, a de terra Piscotte, regni 
«Siciliae». 

a. 1527, 17 dicembre. Donazione e affrancazione di una vigna 
fatta da Prospero e Ascanio Colonna a favore di Francesco Fanale di 
Civita Lavinia. 

La residenza dei Colonna, nella quale il 27 febbraio 1523 
da Ascanio nacque l'illustre e valoroso Marcantonio, esiste 
anche oggi, ed è quel palazzo incompleto (si trova nella parte 
di mezzo del castello, avanti la chiesa collegiata) il quale 
pare si fosse cominciato a fabbricare verso il 1480 dal car- 
dinal Guglielmo d' Estouteville, e non finito per i gravi ri- 
volgimenti politici che fecero ritornare in possesso dei 
Colonna il nostro paese. 

Ma il periodo più emozionante di tutta la vita per Pro- 
speretto fu l'anno 1528: poiché venuto a mancare il suo 
cugino Vespasiano, pretese di succedergli nel possesso di 
Paliano, che invece fu conquistata dal rivale parente Sciarra- 
Colonna. Clemente VII credette opportuno d' intervenire 
nella questione ordinando all'abate di Farfa di ritogliere Pa- 
liano a Sciarra: mentre Prosperetto, giudicato sommaria- 
mente reo di violenze, fu tradotto in prigione a Viterbo, 
presente lo stesso pontefice, che pure subito ne permise la 
liberazione. Desideroso di tranquilliti e di pace, il figlio di 
Giordano Colonna si portò a Civita Lavinia, ove morì nello 
stesso anno senza lasciare discendenti maschi, essendo mono 
fin dal 1524 l'unico figlio naturale, Giulio Cesare, del tutto 
ignoto ai biografi dei Colonna. 



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Ora, con le notizie forniteci dalla nostra iscrizione, pos- 
siamo sicuramente emendare, nel modo che segue, le note 
genealogiche riportate dal Litta (i) relativamente a Prospe- 
retto : 



PROSPERETTOfil»* 
«p. i* iMbelk Cin&t'f— 
i* Ciulii Colami* + 1571 



1 

GIULIO CESARE. Miunk 

Per complemento dobbiamo rilevare che il Litta, già ci- 
tato, scrive Giulia non come figlia di Prosperetto ma di 
Prospero, perchè nata da Isabella Carafa, la quale, da quanto 
abbiamo veduto, egli ha reputato moglie di quest' ultimo. 
Dopo che vi furono deposti i Colonna, la cappella del Gesù 
in Civita Lavinia fu ritenuta come la parte più nobile della 
chiesa, per raccogliere i resti mortali di persone ragguar- 
devoli. E di fatto dagli obituari della parrocchia sappiamo 
che nel sec. xvn vari parenti dal poeta cesareo Silvio Stam- 
pìglia (2) furono deposti « nella cappella del Giesù nella se- 
ti) P. Litta, ivi, tav. vii. 

(2) Fu tra i fondatori d'Arcadia (1690), ove assunse il nome ac- 
cademico di Paltmoru Licurio, e poeta nelle corti di Napoli e di Vienna. 
Per primo compose melodrammi propriamente detti, ma come di tutte 
le novità, i suoi lavori non raggiunsero la perfezione. Nonostante i di- 
fètti, più dell'epoca che dell'autore, allo Stampiglia e riservato un posto 
glorioso nella storia dell'arie dramma tico-lirica, il posto cioè che me- 
rita chi con lavori non mediocri ha facilitato la via del trionfo a Pietro 
Metastasio. Morì a Napoli il 26 gennaio 172;. Relativamente alla sua 
nascita avvenuta a Civita Lavinia riportiamo la nota, ancora inedita, 
che abbiamo rinvenuta nel V libro dei battezzati, e. 60, esistente nel- 
l'archivio parrocchiale: «Anno 1664, die .xvn. martii. Ego Servilius 
■ Stampiglia archipr. collegiatae ecclesiae S. Mariac Maioris de Civita 
n Lavinia baptìzavi infantem natum die -Xiv. dicti raensis e* d. Andrea 
« Stampiglia ei d. Plautilla filia qdam d. losephi Cennami, coningibus, 



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Iscrizioni romane relative ad artisti 219 



a peritura che era de' signori Colonnesi, con licenza dell'Or- 
« dinario » (1). 

Civita Lavinia, gennaio 1908. 

Alberto Gaueti. 



ISCRIZIONI ROMANE 
RELATIVE AD ARTISTI O AD OPERE D'ARTE. 

(L'epitafio dell'Angelico - Il Vat. lat. 6041. 
L'opera del Forcella). 

Net Repertorium fùr Kunstwìssenscbaft (2) pubblicò già 
dal famoso codice di Monaco dello Schede! il compianto 
Ianitschek un Epitapbium Matbei Fiorentini domandando se 
per caso non dovesse leggersi « Bartolomeo » in luogo di 
« Matteo » e riferire quindi all' illustre pittore di San Marco 
quel lungo elogio. Gli fu osservato (3) che lo Schedel è 
morto tre anni prima di fra Bartolomeo e che coincidendo, 
eccetto che nel nome, i primi quattro versi dell' epitafio 
con i versi sottoposti alla lastra sepolcrale dell'Angelico, 
tutto l' epitafio doveva esser dell'Angelico. Fu certo per un 
equivoco, soggiunse lo Schmarsow (4), che Lorenzo Behaìm, 
quegli che durante la sua dimora a Roma presso il cardi- 
nale Rodrigo Borgia copiò le iscrizioni passate nella rac- 
colta dello Schedel, lo intestò a un Matteo. 

Veramente il Behatm avrebbe poca colpa dell'errore, poi- 

«cui impositum fuit nomen Silvius. Pattini fuerunt dd. Fabricius 
«Bonus Florentinus et Angela uxor qdam loannis Batt.ae Iacomini 
■ de Civita Lavinia <i. 

(1) Arch. parroch. di Civita Lavinia, Obituario II, ce. 74. a, 76 a, 

78 A, 97 A &C. 

<2) 1886, pp. I2I-I22. 

0) Ivi, p. 502. 

(4) Mthxxc d<* Forlì, 1886, p. 345. 



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G. 'De Veicola 



che egli forni allo Schedel le iscrizioni dì Roma che occupano 
le carte 89-167, mentre V Epitaphium Matbei è a carta 2ir 
tra le note su Firenze (ce. 205-211 b). Inoltre quando nel 
manoscritto si riprendono le iscrizioni di Roma (questa 
volta raccolte dallo Schedel stesso) si riportano anche i 
quattro versi dell'Angelico nella chiesa della Minerva, di- 
cendoli B cuiusdam pictoris egregii 1» (e. 235 b). 

Mi pare che l'equivoco a cui pensava Io Schmarsow, 
ancora possibile, sia, però, ora meno evidente. Potrebbe 
darsi, cioè (ma le ricerche in proposito sono negative: né 
il padre Marchese ha un Matteo tra t pittori domenicani, 
ne il Rtcha una simile iscrizione tra quelle delle chiese fio- 
rentine), che un umile pittore Matteo si sia appropriato per 
iperbole l'elogio dell'Angelico. Ma ciò è per me secondario. 
Il mio scopo è di mostrare che tutta quell'iscrizione fu com- 
posta proprio per l'Angelico, per la sua tomba alla Minerva. 

Ce lo mostrano due importanti sillogi epigrafiche. 

La prima, fatta ben nota dal De Rossi (1), contiene uno 
degli apografi principali della raccolta d'iscrizioni urbane di 
Ciriaco d'Ancona: è il codice dell'Angelica n. 430. Il co- 
dice ha qua e là (ce. 22 B-40 b) carte interpolate. Di evi- 
dente interpolazione è la carta 24 B-25 coll'epitafio dell'An- 
gelico, essendo questi morto nel 145 5, l'anno probabile, 
altresì, della morte di Ciriaco, da un pezzo lontano da 
Roma (2). 

La seconda silloge, quasi sconosciuta, è nel Vat. lat. 6041, 
composta dal fiorentino Battista di Pietro Brunelleschi 
nel 1514- L'epitafio ivi riportato a e. 6 (« Rome . Epita- 
« phium pictoris ■» &c.) è, per qualche variante non solo 
ortografica ma metrica e storica, chiaramente indipendente 
dalla redazione del codice dell'Angelica. 



(1) Inscrìpt. Il, 559. 

(2) Ivi, p. J85. 



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Iscrizioni romane relative ad artisti zzi 
Questa, che è la preferibile, qui trascrivo: 

(e. 14 B) In Sartia Maria di Minerva. Falla fec' 

Non mihi sit laudi quod crani velut alter Apelles 

Sed quod lucra tuis omnia, Qiriste, dabam. 
Altera nam terris opera extant altera, coelo. 
Urbs me Ioannem flos tulit Eirurie. 

Inibì. 
Gloria pictorum speculumque(i) decusque Ioannes 
V'ir Fiorenti iius Claudi tur hocce (2) loco, 
(e. 25) Religiosi» erat frater sacri ordinis almi 
Dominici ac verus servulus ipse Dei. 
Discipuli plorent tanto dottore carentes, 

Penelli (5) similem quis reperire queat? 
Patria et ordo fleant summum perìisse (4) magistrum 
Pingendi cui par non erat arte sua. 

L' iscrizione funeraria è cosi integrata non solo, come 
voleva l'uso umanìstico, nelle sue pani, ma anche nel suo 
significato. A fra Giovanni che prega dal sepolcro di essere 
ricordato nella sua carità cristiana, non nella sua arte, sem- 
bra quasi che rispondano cogli altri quattro dìstici i super- 
stiti magnificandolo si come servo di Dio », ma più come 
«il sommo maestro», «l'impareggiabile pittore che gli 
«scolari, l'ordine, la patria devono piangere». All'umiltà 
del frate si contrappone la glorificazione terrena. 

Quanto è più commovente adesso quella modesta pietra 
tombale della chiesa della Minerva! 

Che i versi perduti facessero di fatto parte dell'epitafio 
del pittore e non fossero un carme puramente letterario si 
può esserne certi, oltre che per la esposta ragione ch'essi 



(1) Il codice Vaticano ha « speculimi che non fa più 

(2) Vat. « occe ». 

(3) Vat. ■ pennellili. 

(4) Vat. n perisse » che metricamente è più corretto. 



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G. <De Nicola 



formano il complemento quasi necessario ai quattro versi 
rimasti, per quel « clauditur hocce loco » del primo distico, 
per l'indole delle due sillogi, composte d'iscrizioni tratte 
direttamente dai monumenti, e per una testimonianza quasi 
del tempo che parla di due epitafi sulla tomba dell'Angelico. 
È questa testimonianza nel De viris illustr, ordinis Praedi- 
catorum (Bononiae, 1517) di Leandro Alberti, nel passo: 
«... in sepulcro lapìdeo tanto viro digno tumulatus [fra 
« Giovanni], quod Nicolaus V Pont. Max. duobus epitaphìis 
« graphice exornari curavit » (1). 

Oggi i quattro distici mancano; ma se ne può spiegare 
il perchè, osservando che la lastra marmorea che reca scol- 
piti i quattro versi « Non mihi sìt laudi &c. » è inferior- 
mente a contatto colla lapide al cardinale Luigi d'Aragona, 
la quale lapide tocca coll'altra estremità il suolo. È chiaro, 
cioè, che quando si rimossero le lapidi sepolcrali dal pavi- 
mento per collocarle sulla parete le esigenze del nuovo spazio 
sacrificarono il secondo epitafio dell'Angelico. 

L'Alberti, l'abbiamo visto or ora, dice che i due epitafi 
furono fatti porre da Nicolò V. Da ciò, forse, l'origine della 
credenza, durata quasi fino al presente (2), che Nicolò denasse 
l'iscrizione. Ma il Pastor ne ha mostrato l'inconsistenza, 
facendo notare che il papa stesso era moribondo quando 
moriva l'artista (3). 

Al nome di Nicolò il codice dell' Angelica sostituisce 
quello del Valla (a Valla fecit »), il che, se non ha trovato 
conferma altrove, è, però, cronologicamente possibile, es- 
sendo il Valla (Lorenzo, naturalmente, e non Giorgio, 
nel 1455 non ancora in fama e lontano da Roma) morto 
sul finire del 1457 (4). 

(1) È riportato anche dal padre Marchese in Memorie dei più 
insigni pittori &c. 1854, I, 404. 

(2) Padre Marchese, op. eh. p. 304. 

(3) Gtscb. d. Pàpste, 1901, I, 513, nota J. 

(4) G. Mancini, Vita di Lorenzo Valla, 1891, p. 324. 



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Iscrizioni romane relative ad artisti 223 

Della raccolta epigrafica del Brunelleschi è necessario 
prendere una conoscenza migliore, una volta che non inte- 
ressò gran che il De Rossi (1) e fu ignota al Forcella (2), 
mentre poteva correggere qualche menda nell'uno e fornire 
largo supplemento all'altro. 

È il Vat lat. £041 un codicetto cartaceo formato dalla 
raccolta del Brunelleschi (ce. 1-124 B ) e da un' altra di ano- 
nimo posteriore (ce. 125-204 b), cosi riunite, come c'in- 
forma un foglio di guardia, nel 1629 da Felice Contelori. 

Comincia il Brunelleschi (e. l) con questa dichiarazione: 
« Epitaphifa] moderna Urbis reperta per me dominum Ba- 
ie ptistam Petri de Brunelleschìs de Florentia die decima 
septembris 1514...», e termina coli' altra di appartenere 
alla casa del sommo Filippo (e. 83) (3). 

Le prime iscrizioni sono tratte da S. Maria sopra Mi- 
nerva. E già qui parecchie sono le inedite dal Forcella, e 
parecchie quelle che offrono una lezione differente. Per esem- 
pio, il n. 1612 del Forcella (4) ha nel terzo verso un « cum 
« fata » che non ha senso, in luogo del « cumulata » letto 
dal Brunelleschi. Così varianti subiscono i nn. 16 18 e 1648. 
Inedite sono quelle a « Nicolao Marcellino Ro. » («Marcel- 
« lina domus quos patria Roman &c), posta a e. 1 b, a a Ber- 
li nardino Portio Ro. » («Portius hic puer est tota defletus 
«ab Urbe » &c.) e a « Mario Portio Ro. » (e. 2). Dopo le 
quali iscrizioni seguono iscrizioni di S. Maria in Trastevere, 
S. Maria del Popolo, S. Pietro Sic, fino a e. r 1 B. 

Colla e. 24 le iscrizioni di Roma riprendono: Aracoeli, 

(1) Op. cit. pp. xni e xiv. 

(2) Iscrizioni delle chiese t d'altri edificii di Roma, Roma, 1869 sg. 
(;) Colla raccolta Vaticana il Brunelleschi compiva la sua opera 

d'illustratore di Roma che cinque ansi prima aveva iniziato disegnando 
antichità romane e riunendo antiche iscrizioni. Questo suo precedente 
lavoro, per metà taccuino e per metà silloge epigrafica, è nel codice 
Marucelliano A. 78 i°. 
(4) Op. cit. I, 422. 



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G. <De Veicola 



Santi Apostoli &c. Tra queste va riprodotta quella della chiesa 
di S. Marco posta a ricordo dei restauri di Paolo II: 

(e. 28) Ibidem superiut [ntlla tribuna della chiesa], 

Hl-c delubra pater posuit tibi Marce vetustas 
Sed Venetus regnat dum Paulus papa secundus 
Qui fuerat roseo Marci decorati» honore 
Arte nova et templum facies mutata locorum 
Tum paries niveo contextus marmore et auro 
Et de fictilibus nuoc plumbea tetta rcfulgent : 
Anno XPI m.cccclxviiì. 

Pietro Sabino copiò questo carme e, per lui, lo pub- 
blicò il De Rossi (1), affermando che solo il Sabino ce l'aveva 
tramandato. Ed ecco, invece, il Brunelleschi darcelo in una 
forma più completa coll'aggiunta di un verso (« Tum pa- 
«ries» &c.) e della data 1468, data che dovè segnare l'inau- 
gurazione del nuovo S. Marco di Paolo II. E, infatti, con 
quell'anno cessano i pagamenti per i lavori dell' interno della 
chiesa alla legione di scalpellini e di decoratori che vi aveva 
preso parte (2). 

L'epìgrafe, come è data dalla nostra silloge, corrisponde 
meglio (e ciò a riprova della sua esattezza) al passo del bio- 
grafo di Paolo II, il Cannesio, là dove si parla dei restauri 
di S. Marcofj) e all'epigrafe metrica in lode del pontefice 
che si leggeva nel giardino del palazzo Venezia (4) e ai versi 
di Porcello Pandonio(5). 

Proseguono le iscrizioni romane, alternandosi con quelle 
di altre città (Firenze, Pisa, Padova &c), a ce. 60, 67 sg.; 
ma non ve ne sono altre riguardanti artisti od opere d'arte 
(che sono quelle prese in esame) che non siano edite. 



(e) Musatti, commento alla tav. xxvm e Inscript II, 439. 
(l) MOntz, La arti à la cottr des papts, II, 74-Sl. 
(J) Id. ivi, p. 74. 

(4) Marini, Archiatri, II, 199. 

(5) MOntz. op. cit. II, 54. 



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Iscrizioni romane relative ad artisti 225 

Solo noterò che gli « Epitaphi fatti in Roma in più archi 
« trìomphali addì ir daprile 1513 per la incoronatione di 
n papa Lione » (e. 67 sgg.), epitafi che sinora sapevamo 
solo nella cronaca delle feste per l' incoronazione di Leone X 
del fiorentino Perini (1), offrono qualche variante e due di- 
stici in più («Gens Medica est» &c. e. 69 b). 

Ma l'importanza del cod. Vat. Ut. 6041 potrebbe ancora 
essere rilevata indicando le parecchie altre iscrizioni inedite 
pel Forcella, se ciò non sorpassasse le intenzioni di questo 
artìcolo. 

Del resto al Forcella non isfuggi solo la silloge del Bru- 
nelleschi. Egli, che pure quasi mostra il desiderio (2) che 
il suo lavoro sia considerato un seguito del monumentale 
Corpus Inscript. Lai. e delle Inscriptiones Christ. del De Rossi, 
non ha conosciuto che un materiale ristrettissimo. 

Tre soli codici del secolo xw, egli dice (3), contengono 
iscrizioni delle chiese di Roma, cioè il Vat. lat. £865, il 
Vat. Reg. 770 e il Chigiano I. V. 167. Ora, oltre il Vat. 
lat. 6041, gli si potrebbe porre innanzi l'Angelicano 1729, 
quel codice da cui il De Rossi pubblicò iscrizioni cosi pre- 
ziose per la storia dell'arte a Roma (4), e altri e altri ancora. 

Si può quasi affermare che tutto il suo apparato mano- 
scritto si riduca alle collettanee del Gualdi, del Galletti e 
dell'anonimo spagnuolo della Chigiana. 

Da ciò avviene in chi sì occupa di storia di Roma me- 
dievale e moderna il frequente incontrarsi con iscrizioni da 
lui non riferite o riferite inesattamente. E da ciò anche la 
necessità di rifare da capo, con altri mezzi e altro metodo, 
il suo lavoro o, per lo meno, dì farne un supplemento. 

{1) In Roseo e- Bossi, Fila di Leone X, 1871, V, Joj-iji, Anche 
il Baro, lat. 227) li riproduce, ma molto incompletamente. 
(2) Op. cit. I, p. vii. 
(0 Ivi, p. vili. 
(4) Bull, d'arclxol. crisi. 1B91, pp. 75-100. 

Archivio della R. Societ.i romana di noria patria. Voi. XXXI. IS 



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G. De V^jeoia 



Il Forcella, poi, non tenne conto che delle sillogi. Ora 
l' iscrizione non è solo proprietà di questa classe, cosi im- 
mensa e così sparsa, di codici, ma può esserlo, s'intende in 
altra misura, di codici d'ogni genere. 

Non rara è nei codici storici. 

Da codici di questa classe, ad esempio, provengono le 
due iscrizioni che seguono. Finora nessuna raccolta epigra- 
fica aveva trascritto per intero le iscrizioni che si riferivano 
al monumento di Roberto Malatesta, già in San Pietro di 
Roma e oggi, dopo una serie di vicende, al Louvre; ma 
esse possono leggersi in una cronaca dei Malatesta, che chiude 
precisamente colla morte di Roberto, conservataci nel Barb. 
lat. 4915. Ivi, a e. 98, è scritto: 

« Et con tutte le dimost.rat.ioni d'honore, e pompe 
« funerali fu sepelito [Roberto] in Roma nella basìlica di 
« S. Pietro in una honorata, e bella sepoltura, et sopra la 
« lastra dì sopra fu collocata la statua di sua persona a ca- 
li vallo con un bastone in mano, et sotto questo epitaf. : 

Roberto son che venni, viddi, e vinsi 

L' inclito Duca, e Roma liberai ; 

Et lui d' lionore, e me di vita spensi. 

c£t in oltre nella d." basilica fu posto questo epitafio: 

Virtus socia Vite fuit. Gloria Mortis Comes 
Roberto Malatestae Sigismundi filio Ariminensium(i) principi, summis 
omnium aetatum ducibus qualibct belli laude acquando, ob Romani 
obsidione liberaiam Xistus III1 Pont. Max. vinutis el offici] [memor] 
pientiss. posuit anno [salutis] 148J [Vix. an. .xl. D. .x. hor. .vii.]», 

L'elegante ed incisivo epitafio in volgare, antico per fat- 
tura, non si trova che in questo codice. Esso dà nell'emi- 
stichio « e me di vita spense » la testimonianza più solenne, 
da aggiungersi alle altre prodotte dal Pastor (2), della mone 

(i) Pietro Sabino (De Rossi, InscripL li, 421, n. ))) ha: «Ari- 
(2) GeschkhU d. PàpsU, 1894, III, 553, nota 1. 



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Iscrizioni romane relative ad artisti 227 

naturile di Roberto (io settembre 1482), avvenuta per febbri 
malariche nella campagna romana mentre il principe era sulla 
via del glorioso ritorno a Roma. 

L'altra iscrizione è qui ricostituita nella forma definitiva, 
aggiungendo tra parentesi ad essa, quale è data dalla cronaca 
Malatestiana, ciò che è in più nella trascrizione di Pietro 
Sabino (da cui il De Rossi) (1), alla quale, viceversa, manca 
il principio « Virtus socia » &c. che riceve conferma dal 
Vat. lat. 6041 (e. 5) e da Sigismondo Conti (2), 

Di una terza iscrizione, che pure è la sola riportata dal 
Courajod(3) e che fa capo al Torrigio(4), non è da te- 
nerne conto, perchè non appartenne al monumento, ma fu 
sul tumulo il giorno dei sontuosi funerali (5). 

Un secondo esempio di una importante iscrizione fuori 
silloge è nell'epìtafio del Cavallini a S. Paolo fuori le mura, 
epitafio rimasto sconosciuto fino a che io non lo rinvenni 
casualmente (6) nella Vita dì Pietro Stefanescbì scritta dal 
medico di Urbano Vili, il Vannini. 

Riproduco col distico il passo che lo racchiude perchè 
è con qualche nuova notizia sull'artista. 

Barb. lat. 3875, e. 4 b: «... essendo vissuto il Cavallini 
«75 anni, ne gl'ultimi de' quali, forsi non atto a dipengere, 
a si debbe applicare all'intaglio; et morto in opinione di 
« buon servo di Dio; fu sepolto in San Paolo con questo 
« distico : 

Quantum Romanae Petrus decus addidit Urbi 
Pktura, tantum dal Deus ipse polo 

(1) Inscript. II, 421, n. jj. 

(2) Le storie de suoi tempi, ed. t88j, I, 145. 

(j) Le tombeau de Robert Malate ila in Ga\. d. Beaux-Arts, iS8j, 
P- "9- 

(4) Sacre Grotte Vaticane, p. fot. 

(;) Sigisi*. Conti, op. cit. 1, 151, nota 84. 

(6) Venturi, Storia delVArU, V, 167, nota 1. 



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G. f De Wjcola 



«qui addotto per accennare, se miglior lettura fosse nel se- 
lf condo verso " det Deus ipse polo ", intendendo, che Dio 
« ornò in cielo l' anima di Pietro con tanta gloria quanto 
« ornamento egli aggiunse a Roma sua patria con la pittura ». 

Le iscrizioni sono documenti di prim' ordine. Si pensi 
che in questi due versi del Cavallini è la sola voce del suo 
tempo che ci parli di luì ed è un giudizio della sua opera 
a Roma ; che il primo epitalìo a Roberto Malatesta è la mi- 
gliore illustrazione del monumento del Louvre ; che il carme 
di Paolo n fissa la data ed enumera i radicali restauri por- 
tati dal papa al suo San Marco, il più grandioso lavoro, col- 
l' erezione dell'annesso palazzo, che vide il secolo decimo- 
quinto a Roma; infine che nel secondo epitafio per l'An- 
gelico sentiamo ancora tutta la commozione che provarono 
i suoi contemporanei alla sua scomparsa. 

Queste iscrizioni sono state ottenute, è vero, dall'esame 
dì un numero di codici rilevante, ma da un esame che di- 
rigeva altrove le sue mire. 

Chissà quel che ci potrebbe dare lo studio diretto e si- 
stematico ! 

Giacomo De Nicola. 



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ATTI DELLA SOCIETÀ 



Seduta dell' 8 maggio igo8. 

La seduta è aperta alle ore 16. 

Sono presenti i soci : C. Calisse, presidente, U. Balzani, 
barone De Bildt, G. Gatti, I. Giorgi, F. Hermanin, E. Mo- 
naci, G. Navone, P. Savignoni, O. Tommasini, Cor- 
della bibliotecario, V. Federici segretario. Sì scusano di 
non essere intervenuti ì soci G. Lumbroso, G. Monticolo, 
I. Guidi. 

Letto ed approvato il processo verbale della precedente 
adunanza, il presidente riferisce come appresso: 

« Onorevoli colleghi, 
« Qui venendo per la consueta adunanza annuale, voi 
non ritrovate il presidente che da molti anni, con zelo e 
con amore impareggiabili, dirigeva la nostra Società. Ugo 
Balzani volle lasciare l'ufficio, che nessuno meglio di lui 
poteva esercitare. Alla sua volontà fu necessario piegarsi, 
e si dovette, con rammarico unito ad imperitura ricono- 
scenza, dargli un successore. E questo voi vedete in me, 
e taluno forse non senza meraviglia. Pur debbo confessarvi 
che, quando me ne fu fatta la proposta, io l'accettai senza 
esitare, anzi con piacere. Parvenu che io non potessi ne- 
gare la mia opera, della quale non dovevo fare io il giu- 
dizio, alla Società che fu la prima ad accogliermi e sempre 



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230 oditi della Società 



mi sì è poi dimostrata benevola : allontanato, per necessita 
dì cose, dagli studi che io avevo preferito, nell'invito dei 
colleghi io vidi una per me fortunata occasione, affinchè 
quell' allontanamento non si mutasse in intero distacco : 
finalmente, rimanendo nel Consiglio direttivo, oltre che 
lo stesso Balzani, il Tommasini ed il Monaci, io fui certo 
che, con il loro sussidio, non mi sarebbe stato diffìcile il 
non discostarmi dalla via che cosi utilmente finora si è 
seguita. 

a Questi furono i motivi per i quali voi me qui trovate 
al posto di presidente. Ed è cosa grata per me l'incomin- 
ciare ad esercitarne dinanzi a voi l' ufficio col porgervi il 
saluto fraterno ed assicurarvi della mia buona volontà. 

« Ecco il nuovo volume dell'Archivio, felice coronamento 
del nostro trentennale lavoro. Vi si compiono, insieme con 
la poderosa opera del Tomassetti La Campagna Romana, le 
pubblicazioni del prof. G. Ferri, Le carte dell'archivio Libe- 
riano e della signorina Sora, / conti di Anguillara dalia loro 
origine al 146$. Del lavoro del Bertini Calosso, Gli affreschi 
della grotta del Salvatore presso Vallerano, già vi fu data no- 
tizia nella precedente relazione. Ora vi sì aggiunse quello 
del prof. G. Zippel, L'allume di Tolfa e il suo commercio, 
che opportunamente richiama l'attenzione degli studiosi 
sopra una parte della nostra regione, la quale ha molto 
tuttora da svelare anche di ciò che direttamente interessa 
la storia di Roma. Il Del Pinto illustra l'atto del 1485, col 
quale Castel Savello fu separato dal feudo di Albano: e 
l'Antonelli, in continuazione del suo lavoro sulla domina- 
zione pontificia nel Patrimonio dalla traslazione della sede 
in Avignone fino alla restaurazione delPAlbornoz, ne inizia 
un altro sullo stesso argomento, ma relativo al periodo 
posteriore, cioè agli ultimi vent'anni avignonesi. Alla storia 
dell'arte nemmeno in questo volume è mancato il contributo 
prezioso del socio W. de Gruneisen, come non vi hanno 
fatto mancare il proprio, con lavori di minore ampiezza, 



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Qjftft' della Società 231 

ma sempre pregevoli, il Celier, 1' Egidi ed U benemerito 
nostro segretario prof. Federici. 

11 Per lui la nostra Società anche in quest'anno ha parte- 
cipato alacremente alla vita dell'Istituto Storico Italiano, 
avendo egli pubblicato nei Regesta ehartarum Italiat il bel 
volume del Regesto di S. Apollinare Nuovo. A questo si spera 
che altro possa fra non molto aggiungersene per opera degli 
alunni della nostra scuola, i dottori in lettere Salvatorelli 
e Magnanelli. Per incarico del Consiglio direttivo essi hanno 
già compiuto un lavoro di ricerca e di descrizione degli 
autografi del Baronio esistenti in Roma, per quanto fu pos- 
sibile rintracciarne: farà parte questo lavoro del volume 
che sarà prossimamente pubblicato in Sora per le onoranze 
al Baronio nel terzo centenario della sua morte ; alle quali 
onoranze la Società nostra, che custodisce la sede de' se- 
veri studi del grande storiografo della Chiesa, non poteva 
non far plauso e adesione. Ora agli stessi nostri alunni si 
è dato nuovo e maggiore incarico, che si spera sapranno, 
ben guidati, condurre a fine; quello del preparare due vo- 
lumi dì carte dell'archivio Arcivescovile di Ravenna per 
poterle, come ho detto, aggregare alla serie dei Regesta ehar- 
tarum Italiat. 

« Da tutte le occasioni la Società cerca di trarre profitto 
pel conseguimento dell'alto suo scopo. Essa si mantiene in 
frequente ed amichevole relazione con tutte le consorelle 
d'Italia e con ì consimili istituti stranieri. Particolarmente 
essa attende a far che si divulghino o che almeno non si 
smarriscano le fonti antiche della nostra storia: ne cerca 
da per tutto, e non senza fortuna. Dai protocolli notarili 
di Sutri si sono richiamati a luce, per cura specialmente 
del nostro socio Giorgi, importanti frammenti di antichi 
documenti, alla cui illustrazione attende ora il Monaci : 
della esistenza di altri si ha notizia da altri archivi notarili 
della nostra regione, ed è nostro proposito ottenere dal Mi- 
nistero di grazia e giustizia un provvedimento generale e 



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232 o/itti della Società 

permanente cUe ci ponga in grado di estendere su ciò effi- 
cacemente la nostra azione. Dai PP. Benedettini di S. Paolo 
fuori le mura abbiamo avuto promessa di importanti pub- 
blicazioni pel nostro Archivio, e fin da! prossimo fascicolo 
se ne avrà un saggio con alcuni documenti Sublacensi, che, 
sotto la guida del benemerito P. Palmieri, ha raccolto ed 
illustrato un promettente giovane, il P. Trifone. 

« Il Ministero della pubblica istruzione continua a se- 
condare l'opera della nostra Società. Ha confermato, come 
ho detto, per l'anno corrente i due posti di alunnato nella 
nostra scuola; ed avvenuta, recentemente, la perdita del 
compianto bibliotecario, il Romualdi, con premura esso ha 
accolto la proposta da noi fatta, che a successore gli fosse 
dato il Cordella, di cui si ha piena fiducia che con la sua 
cultura ed esperienza potrà soddisfare gli studiosi, non fre- 
quenti, ma in compenso sceltissimi, che ricorrono alle fonti 
di cui la Vallicelliana è ricca. Per questa ora abbiamo 
promessa che il Ministero stanzierà annualmente una somma 
nel suo bilancio, perchè possa fornirsi delle opere di con- 
sultazione di maggiore modernità. L'Amministrazione pro- 
vinciale ha ripristinato in lire 500 il sussidio che da qualche 
anno aveva diminuito a lire 300. Dei comuni della pro- 
vincia, fatta eccezione di quello di Roma e di altri pochis- 
simi, non possiamo lodarci. Numerosi ed anche ricchi, essi 
non mostrano di avere in alcun pregio, con differenza di 
quel che accade in altre regioni, l' ufficio che la Società 
romana di storia patria è chiamata a compiere: se ciò di- 
pende dallo stato in cui si trovano di poco progredita ci- 
viltà, non per questo il fatto è meno biasimevole, e non 
meno impellente per ciascuno che sa è il dovere di scuo- 
terne la indifferenza, che si muta in loro danno e disdoro. 

« Grave è stata per la Società di cui era membro, come 
per la scienza di cui era cosi illustre cultore, la perdita or 
non è molto avvenuta del Sickel. Furono telegrafate alla 
vedova di lui le nostre condoglianze; e ne avemmo risposta 



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Otì/i della Società 



nobile, affettuosa. Ma non perisce, e molto meno qui, fra 
i suoi colleghi, la memoria del Sickel. Resta l'opera sua, 
resta il suo esempio. Ma io vorrei che anche la effigie di 
lui rimanesse in questa sede, compagna a quella di altri 
che similmente onorarono la Società nostra, e che debbono 
similmente esser guardati come maestri da coloro che ver- 
ranno. Imperocché noi dobbiamo mantenere la tradizione 
dei buoni studi e dobbiamo con ogni modo stimolare le 
sane energie con lo scopo supremo che la nostra Società 
continui, come finora ha fatto, ad essere valida e stimata 
cooperatrice nell'incremento e nella diffusione delle scienze 
storiche, di quelle specialmente che traggono principio ed 
autorità dal nome augusto di Roma ». 

Messa ai voti, la relazione del presidente è approvata. 

Si leggono, quindi, e si approvano il bilancio consuntivo 
del 1906 e quello preventivo del 1908. 

Si passa alla nomina del delegato della Società presso 
l'Istituto Storico, e con undici voti su dodici votami viene 
eletto il socio Balzani. 

Letto il verbale della seduta del Consiglio direttivo, 
col quale, dopo fatto lo spoglio delle schede per l'elezione 
dei nuovi soci, venne dichiarato eleggibile il prof. G. Zippel, 
si procede alla votazione di conferma, e lo stesso candidato 
viene eletto ad unanimità. 

Si eleggono poscia i revisori dei conti per l'anno pros- 
simo. 

In ultimo prende la parola il socio Tommasini per ral- 
legrarsi del lavoro utile e vario che la Società ha compiuto 
in trent' anni ed augurare che un nuovo periodo le si apra 
di attività feconda ed apprezzata. 

Tutti i presenti sì associano a lui plaudendo, e la seduta, 
null'altro essendo iscritto nell'ordine del giorno, è tolta alle 
ore 17.30. 



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BIBLIOGRAFIA 



Robert Davidsohn, Geschicbte voti Flortn^. Zweiter Band : 
Guelfen una Gbibellinen. Zweiter Teìl : Die Guelfenherr- 
schaft und der Sieg dts Volkts. 

Questo nuovo volume della grande opera del Davidsohn abbraccia 
il perìodo dal 1267 al 129;, importantissimo per lo sviluppo econo- 
mico e politico del Comune fiorentino. Esso è diviso in tre capitoli 
(8*, g" e io" del 2° volume): «Carlo d'Angiò, conservatore di pace 
■ e vicario dell'impero »; « La pace del cardinal Latino e la signoria 
a dei Priori delle Arti »; « Gli ordinamenti di giustizia e ta caduta di 
«Giano della Bella ». 

Nel primo capitolo noi vediamo i Guelfi e Carlo d'Angiò signo- 
reggiare in Firenze. Carlo d'Angiò è podestà di questa, e il papa lo 
nomina conservatore della pace e poi vicario dell' impero in Toscana, 
dove egli nel 1267 si reca in persona, interessato a schiacciarvi la 
parte ghibellina, perchè Corradino non vi trovasse un punto d'ap- 
poggio. Ma Pisa, Siena e i Ghibellini toscani si univano in lega con 
D. Arrigo di Castiglia, il senatore dì Roma (1 dicembre '67); Cor- 
radino da Pavia veniva a Pisa (7 aprile 126S), dando colla sua ve- 
nuta il sopravvento al ghibellinismo in Toscana; e il maresciallo 
francese Braiselve veniva sconfitto presso Ponte a Valle. Il popolo a 
Firenze profittava delle circostanze per strappare ai Guelfi delle con- 
cessioni politiche. La battaglia di Tagltacozzo (2} agosto '68), e in 
Toscana quella di Colle (17 giugno '69), rivincita, almeno parziale, 
di Montaperti, riaffermavano la vittoria guelfa, e conducevano, in- 
sieme alla stanchezza generale e alle cattive condizioni economiche, 
alla pace con Pisa, che diveniva tributaria dell'Angiò, si obbligava a 
scegliere fra i Guelfi i propri reggitori ed accordava buone condizioni 
a Firenze pel suo commercio marittimo, che era riuscito intanto a 
soppiantare quello di Pisa stessa fin ne' rapporti fra il regno di Napoli 
e l'Asia Minore, Siena per parte sua riammetteva i Guelfi banditi, 
Ì Ghibellini, mettendo così fine al ghibellinismo senese 



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236 'Bibliografia 



e in parte alla personalità del Comune stesso. I ripetuti tentativi di 
Gregorio X, fatti anche di persona, per la pace fra Guelfi e Ghibel- 
lini in Firenze - tentativi in contrasto cogli interessi dell'Angioino - 
approdarono solo a fargli interdire la città e scomunicare i Guelfi. 
Questi, riorganizzatisi con un capitano forestiero, invece dei sei capi- 
tani cittadini - capitano della Massa della pane guelfa - divennero 
completamente padroni del Comune, il quale aveva esteso nel giugno 
'74 il suo dominio su diciannove luoghi degli Appennini, nel terri- 
torio degli Ubaldini. I Guelfi governarono abilmente; si creò un col- 
legio di sei membri per provvedere all'approvvigionamento della città, 
si ordinò meglio la cancelleria, si combinarono trattati con varie città 
d'Italia intomo all'estradizioni e alle rappresaglie, si coniarono nuovi 
fiorini. Pisa, che nel 1274 aveva cacciato i Guelfi, veniva sconfitta 
dall'esercito guelfo a Fosso Rinonico e costretta alla pace (1276). 
Firenze, sostenendo la signoria in Pisa del rientrato conte Ugolino, 
affermava su di essa la sua preponderanza. Ma la scissione dei Guelfi 
fiorentini, i Ghibellini vittoriosi in Romagna, l'ostilità di Nicolò HI 
per Carlo, cui faceva depone le cariche di senatore di Roma e dì 
vicario dell'impero in Toscana (1278) - anche la sua podesteria 
in Firenze finì col '79 - preparavano la via alla pace del cardinal 
Latino (1280), legato della Chiesa per la Toscana e la Romagna, la 
quale non solo stabiliva il ritorno dei Ghibellini, ma rimaneggiava 
la costituzione. Istituitasi l'ufficio dei Quattordici, il Consiglio dei 
Cento, con attribuzioni finanziarie, il Consiglio generale e speciale del 
capitano, cui prendevano parte - come a quelli del podestà - le sette 
Arti maggiori; il capitano prendeva il titolo di «Capitano del Comune 
« e Conservatore della pace », e poi anche quello di « Governatore del 
o popolo » , senza divenire però un organo della democrazia. Ogni cit- 
tadino poteva iscriversi alla parte guelfa, o ghibellina, o a nessuna; 
e proporzionalmente al numero dei tre gruppi dovevano esser com- 
posti i Consigli, e ripartiti gli uffici cittadini. Sciolte le associazioni 
guelfe o ghibelline che avessero carattere di lotta contro gli av- 
versario); vietate le associazioni di nobili o di popolari pericolose 
per la sicurezza pubblica. Commercianti e operai si dovevano radunare 
solo per interessi economici ; e le compagnie armate del popolo fu- 

Tra i Guelfi e i Ghibellini si faceva ora avanti il popolo. Mentre 
il guelfismo traballa sotto il fiero colpo di Romagna (il « sanguinoso 
a mucchio » dell'esercitp della Chiesa per opera di Guido da Monte- 

(!) 11 Davidson not., « ragigne, enne abbi, errato il S.i.txm, riienendn eh* il 
ordinili avesse sciolto l'organi nazione Slesia delie parli (Migliali , ftypld». i. Fnnre, 



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'Bibliografia 



feltro, a Fori), il i° maggio '82), e quello ancor più tremendo dei 
Vespri Siciliani (ji marzo 1282), a Firenze compaiono, nel giugno 
del 1182, tre Priori delle Arti (calimala, cambio, lana), cresciuti su- 
bito a sei, che uccidono naturalmente i quattordici, prendendone il 
posto. Alla loro istituzione segue quella di un altro capitano, col ti- 
tolo di Capitano e Difensore delle Arti, che assorbì bentosto anch'egli 
il collega, e presto procedette a una organizzazione annata delle 
dodici Ani maggiori e mezzane. 

Intanto le lotte di Romagna e di Sicilia contribuivano grande- 
mente alla prosperità dei banchieri fiorentini; l'industria e il com- 
mercio fioriscono, la città si accresce, e si allegra di feste, di ban- 
chetti, di gaie società. Allegrie spensierate, cui fanno contrasto l'attività 
ereticale dei Patari - Firenze era il centro di una delle loro sedici 
diocesi -, e la severa figura del francescano Olivi, il futuro capo degli 
Spirituali, che dimorò in Santa Croce dal 1287 al 1289, ed esercitò 
nella città una profonda influenza. Suo discepolo fu Ubertino da Ca- 
sale, il cui Arbor vitat cruciftxat presenta tanti punti di contatto 
colla Divina Commedia, e che fu introdotto mila vita mistica dal 
senese Pietro Pettìgnano, vivente allora in Firenze, e da una donzella 
fiorentina, di nome Cecilia. Il Davidsohn si occupa qui diffusamente 
dell'attività degl'inquisitori, delle fondazioni di chiostri e di ospedali, 
delle associazioni e degli ordini religiosi, e ci parla della lotta del Co- 
mune contro i «chierici fittizi», che sfruttavano le immunità eccle- 
siastiche per le loro bricconerìe. 

Ma ormai il fatto centrale della vita del Comune diveniva la 
lotta fra Magnati e Popolani. S'inasprivano le disposizioni intomo 
alla malleveria da prestarsi dai grandi {1286); si sottomettevano questi 
alle imposte come gli altri, anzi più gravemente. Con una legge, il cui 
proemio è rimasto famoso, si vietava di comprare o vendere servi 
rurali o altri dipendenti {1289). Il popolo si organizza con più vigoria, 
ed incominciano ad afTermarsi le Ani minori. I Ghibellini ridivennero 
cittadini di seconda classe, trattati con sospetto, gravati di tutti i pesi, 
esclusi da tutti gli uffici. Al che dovette contribuire la situazione 
esterna; poiché si ebbe la guerra con Arezzo, riuscita di poco frutto, 
nonostante Campaldino (1289); e la catastrofe del conte Ugolino con- 
dussero Firenze e Lucca a una Lega contro Pisa, la quale, con Guido 
da Montefeltro a capitano, si difese assai bene. 

Nell]ultimo capitolo il Davidsohn ci descrive il sorgere del capi- 
talismo, il commercio di esportazione dall'Italia del sud del frumento 
e dell'olio fatto dai banchieri fiorentini, la tessitura della seta, le grandi 
intraprese industriali, il carattere mercantile delle Ani maggiori, l'u- 
sura e la grande tolleranza verso di essa. La ricchezza della città 



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238 'Bibliografia 



nel 1188 si può calcolare a circa centocinquanta milioni di lire. Spic- 
cati erano i contrasti sociali; nel 1350 quasi un quinto della popo- 
lazione elemosinava. Magnati erano cosi le nobili famiglie come i 
ricchi mercanti, ed il movimento anti magnati zio si svolse entro le 
grosse Arti stesse. Nel 1189 si rimaneggia il Consiglio dei Cento, com- 
ponendolo di plebei eoo non meno di 100 libbre dì estimo; il medio 
ceto operaio dunque. Nel 1290 si dà balla al podestà per procedere 
contro i malfattori , con che si mirava verosimilmente in special modo 
ai Grandi. Premi furono stabiliti a chi prendesse dei magnati e dei 
malfattori condannati. Quattro delle Arti medie concludono una so- 
cietà pel cambiamento della costituzione. 

11 risultato di questi moti furono gli Ordinamenti di Giustizia. 
Essi sono sorti dagli speciali rapporti fiorentini e codificano, con 
qualche importantissima innovazione, la legislazione sviluppatasi contro 
i Grandi dal 1281 (1). 

La democrazia trionfante riaffermò solidamente la signoria della 
città sui luoghi vicini e sui signori feudali. Si provvide alle usurpa- 
zioni del terreno comunale, alla buona amministrazione degli ospedali, 
alla protezione degli abitatori del contado contro i grandi, alla bontà 
della moneta. All'esterno, si concludeva la pace con Pisa, che ricon- 
fermava a Firenze gli antichi privilegi commerciali (129)). 

I Grandi, a vendicarsi di Giano della Bella, anima della demo- 
crazia fiorentina, seminano con successo zizzania fra lui e il popolo. 
La difesa da lui generosamente e per rispetto alla legge presa 
del podestà, contro cui il popolo era insorto (a} gennaio 1295) per 
la sua ingiusta sentenza a favore di Corso Donati, lini di perderlo. 
Egli abbandonò la città, e venne condannato a morte in contumacia. 
A completar l'opera 1 Grandi prendono le armi contro il popolo (lu- 
glio 1295), ma questo seppe loro far fronte, cosi che si venne a un 
compromesso, con parziale mitigazione degli Ordinamenti. Fu con- 
cessa l'eleggibilità a Priore a chiunque fosse nelle matricole delle Arti, 
anche senza esercitarle realmente (pur rimanendo esclusi i Magnati). 
Ma l'inimicizia restava, e lo stato tumultuario continuò. 

La città, in mezzo a queste vicende, si abbelliva. Si miglioravano 
le strade, si curava la purezza delle fontane, si riduceva il « Prato del 
e Comune « a passeggio pubblico (le future Cascine). 11 Battistero veniva 
adornato, s'incominciava S. Croce, si attendeva a proseguire S. Maria 
Novella, si stabiliva il lungo pel palazzo de' priori. E lo spirito di 
Dante maturava la Divina Commedia. 



'"'""""' *J Popolo * 



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^Bibliografia 



Anche questo nuovo volume del Davidsohn, per il compiuto e 
3 etame dei documenti, per la padronanza della materia, pei 
l'arte dell'esposizione, in cui sono collegate con abilità la storia in- 
terna e resterna di Firenze con quella della Toscana e dell' Italia, 
merita l'ammirazione e il plauso degli studiosi al pari dei precedenti. 
SÌ potrebbe forse notare uno sviluppo alquanto eccessivo dato agli 
avvenimenti della Toscana e quindi della storia esterna dì Firenze, a 
detrimento dello sviluppo interno, cosi interessante e decisivo in questo 
periodo. 

Luigi Salvatorelli. 



Michele Lazzaroni - Antonio Mufioz, Filante. — Roma, 
W. Modes, 1908. 

Un superbo monumento a un modesto artista potrebbe deli' 
nirei questo libro, che pochi tra i maggiori artisti del Quattrocento 
hanno avuto l'onore di essere indagati cosi minutamente sulla loro 
vita e di veder le loro opere cosi splendidamente riprodotte, mentre 
nessuno sforzo critico potrà mai innalzare il Filarete al loro livello. 
Ma è appunto in questo modo esauriente che bisognerebbe comporre 
le monografie artistiche, e in questo modo, sì capisce, sono solo pos 
sibili le monografie di artisti di second' ordine. 

Per essere un grande artista non sono certo mancate al Filarne 
le condizioni esteme, a lui nato e cresciuto in Firenze, vissuto per 
più di un decennio a Roma, ben visto da papi e da principi. Eppure 
ti documento massimo della sua attività, le porte di San Pietro, ci 
attestano un'arte più che mediocre, da qualunque punto di vista si 
considerino. 

La Vergine nello scomparto in alto di destra è una Annunciata 
la quale vorrebbe, a suo pendant, non il Salvator Mundi, ma l'angiolo 
che pronunzi quelle parole ch'essa reca scritte sul gradino del trono. 
Alla mancata scena dell' Annuncio, più che dal ricordo del vas tltctionis, 
sembra tolto il vaso col giglio che ha san Paolo. Nelle volute del 
pesante ramo del fregio si addossano rappresentazioni di leggende 
romane, di favole d'Esopo, senza un'idea, senza una misura; e il 
fregio a un tratto s'interrompe per dar posto ad alcuni fatti del pon- 
tificato di Eugenio. Sì direbbe, insomma, un'opera uscita a peni dalle 
mani dell'artefice. 

A quest'opera è dedicata una buona parte del libro e delle ripro- 
duzioni. Parecchi nuovi dati, grazie ai due autori, sono acquisiti alle 



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'Bibliografia 



nostre conoscenze su di essa. E, prima di tutto, utilizzando un passo 
del Trattalo, hanno potuto stabilire che la venuta dell' Averlino a 
Roma accadde fin dal 14); (p. ij). Molto più precisa e nella loro 
dichiarazione la scena del piccolo rilievo sovrapposto al Martirio di 
san Paolo, a la cavalcata del papa e dell' imperatore, che arriva a Ca- 
li stei Sant'Angelo» (p. 7;). È probabile che ì due ritratti di persone 
del tempo racchiusi in due volute del (regio siano il cardinale Sca- 
rampo e Flavio Biondo (p. 108). 

Ma in altre novità è diffìcile seguirli. Che quella testa che si vede 
in fondo alla porta di Roma per cui sta entrando il corteo dell'abate 
Andrea sia la testa della statua in bronzo di san Pietro e davvero 
molto azzardato U dirlo (p. 78). In rappresentazioni analoghe del Ri- 
> (a S. Maria dell'Anima, S. Francesca Romana &c), per 
i dall'antico (esempio: un rilievo dell'arco di Ma re' Aurei io), 
è Roma, personificata in un'amazzone o in un guerriero, che attende 
alle porte della città gli ospiti o i suoi che tornano. Se qui l'artista 
avesse voluto staccarsi cosi audacemente dal consueto avrebbe dovuto 
esprimersi con chiarezza. La mancanza di chiarezza obbliga alla in- 
terpretazione più piana : quella testa è di un altro di quei curiosi che 
sporgono dalle case, che sono per la via, sul terrazzo, a guardare i 
nuovi venuti (flg. 6 S ). 

Nel dichiarare le scene del fregio gli autori si sono una volta vo- 
luti staccare dal Sauer vedendo, dove questi vede un episodio della 
sesta egloga di Virgilio, l' ubriachezza di Noè (fig. 25). Ma veramente 
quell'episodio bene corrisponde alla rappresentazione, meglio, certo, 
che non vi corrisponda, nel nuovo caso, l' iconografia biblica. Che 
cosa significherebbe, infatti, la corona in mano al vecchio se fosse 
Noi? Né quel!' albero sotto cui egli giace è la vite. Eppoi le scene 
attorno a questa (che sarebbe l'unica cristiana del fregio) sono tutte 
pastorali. Ora l'aggruppamento per soggetti (le favole, i fatti ro- 
mani &c.) è il solo aggruppamento che qui esiste a rendere un po' 
meno caotico tutto questo mondo naturale, mitologico e storico. 

L'illustrazione del bassorilievo col Martirio di san Pietro è troppo 
basata sullo Strzygowski e poco sull' iconografia (p. 106). Si è perciò 
errato, io credo, nel fare del Filarete un seguace della tradizione va- 
ticana circa il luogo della crocifissione dell'apostolo. L'arte anteriore 
e posteriore alle porte di San Pietro ha quasi sempre caratterizzato 
quel luogo scegliendo tra le varie indicazioni topografiche medievali 
quella dell'«inter duas metas » e interpretando queste come il a se- 
ti pulcrum Remi » e il « sepulcrum Romuli » , cioè la piramide di Caio 
Ccstio e il monumento noto di Borgo. Cito a caso le rappresentazioni 
dell'antico portico di S. Pietro, di Assisi, della tavola di Giotto a 



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'Bibliografia 



S. Pietro, della predella di Masaccio a Berlino, dei rilievi del ciborio 
di Siito IV alle Grotte Vaticane. Ora le due mete sono anche nel 
rilievo del Filante, anzi, poste come sono agli angoli, ne inquadrano 
la scena. Quindi non la piramide di Cestio, ma il Castel Sant'Angiolo 
è qui posto a decorazione, o, per lo meno, come indicazione topo- 
grafica non necessaria ( i). Lo sguardo iconografico avrebbe forse anche 
modificato quel che si dice sulla "meta Romulis, cioè che di questa 
il Filarete ha « fatta una ricostruzione dall'antico consigliatagli forse 
n dal Biondo n (p. ioó), giacché si sarebbe visto come in altri monu- 
menti, e anche in uno posteriore, quale è il rilievo del ciborio di 
Sisto IV, la meta presenta le superfici quasi ugualmente ripartite e 
decorate. Tutti quei monumenti essendo tra loro indipendenti, la b meta 
«Romulii del Filarete ci da a un dipresso lo stato di fatto del rao- 
itituzinne archeologica, e la spogliazione dei suoi 
i dagli antichi scrittori non dovè essere completa che 
quando fu distrutto. Il Filarete, del resto, fu sempre ben poco fedele 
riproduttore dell'antico. Basta il suo Castel Sant'Angiolo a persuader- 
cene. Mi pare, quindi, che con troppa precisione s' indichino spesso i 
suoi modelli romani, ad esempio la colonna Traiana per il mucchio 
di scudi del martirio di S. Pietro (p. IO)), quando questo motivo po- 
teva esser tratto da cento altri monumenti, una moneta per la figura 
di Roma, quando statue e rilievi con Roma erano pili alla vista di 
una moneta (a). L'esame stilistico delle porte presentava certo mag- 
giori difficolta dell'esame estemo. Sappiamo dalla lastra collocata dietro 
la porta che l'artista ebbe sei collaboratori. Quand'anche si riuscisse 
nei rilievi a distinguere sette mani (non è del resto così che deve 
sempre intendersi la collaborazione nelle opere antiche), sarebbe im- 
possibile d' identificarle nei sette artisti che ci sono fuori di qui quasi 
del tutto ignòti, eccetto il Filarete. Il solo problema, almeno per ora, 
possibile a proporsi, è, quindi, quello di riconoscere dove è il Filarete. 
Per risolverlo bisogna cominciare a ripartire il lavoro in gruppi sti- 
listici, E in questa ripartizione si può in massima consentire cogli au- 
tori (pp. ti;- 119). Come distinguere ora quello che è del maestro da 
quello che è degli aiuti ? Fondandosi sul criterio estetico, hanno pen- 
sato i due storici dell'arte, e sulle firme che l'artista ha posto sui due 
bassorilievi inferiori. Ma queste firme sono evidentemente la firma di 



Archivia dilla R Società romana 



Milla fede del S.uc (p. ,04), che Filarne r 
I, Perche? Baila forse per ntgarc f CiìlTes 



>, Google 



Tìibliograjìa 



tutta l'opera (i), non dei due bassorilievi, i quali hanno avuto que- 
st'onore solo per esser situati più in vista degli aìtri ; e il criterio este- 
tico, sempre poco decisivo, nel caso di un artista del grado del Filarete 
è addirittura inapplicabile. La via più sicura sarebbe quella di conoscere 
prima delle porte dì S. Pietro altre opere certe del Filarete, siano pure 
posteriori. Queste opere ci sono : la statuetta di Marc' Aurelio di Dresda, 
eseguita durante i lavori dell'artista a Roma, la croce di Bassano, di 
pochi anni ad essi posteriore (1448), e la noia medaglia col ritratto 
dell'artista. Io non so se, condotti per questa via, arriveremmo a ri- 
sultati diversi da quelli a cui son giunti gli autori (tale esame oltre- 
passa i limiti di una recensione), ma credo che i risultati cosi ottenuti 
sarebbero i più possibilmente sicuri. 

Parecchie altre opere portò a termine l'Averlino nel suo soggiorno 
a Roma, durante il lavoro delle porte, meno, però, di quelle che gene- 
ralmente gli vengono assegnate. Già la Ciaccio (l) gli tolse il San Marco 
evangelista della lunetta della chiesa di S. Marco. Ora Lazzaroni e Mu.ìoe 
gli tolgono a ragione ogni parte nei resti del monumento al cardinale 
di Portogallo in S. Giovanni in Laterano, per restituire tutto ad Isaia da 
Pisa (p. 1 50). Ma essi gli aggiungono un busto dell' imperatore Pa 
teologo che si trova a Roma nel museo di Propaganda, cioè, se suo, 
il suo capolavoro. Però, quasi a contrastarne subito l'attribuzione, gli 
è collocato vicino il busto di Giulio Cesare della collezione Lazzaroni 
dal quale non potrebbe essere più disforme. 1 due busti (è sufficiente 
un'occhiata alle riproduzioni per dirlo) non possano essere di uno stesso 
artista. Non c'È ragione di distanza di tempo, né di diversità di mo- 
dello, ne alcuna delle altre ragioni di cui tanto spesso usiamo ed abu- 
siamo nelle questioni artìstiche, che valga a riavvicinarli. Si confronti 
l'orecchio diritto, con ampio foro, del Paleologo (fig. 80) con quello 
a lobo sfuggente, quasi senza foro, di Giulio Cesare (fig. 86), la corta 
barba dell'uno, fina, mobile, segnata come in un abbozzo, con 1 capelli 
a ciocche rigide, disordinate nella massa, dell'altro, la morbidezza ge- 
nerale, nel tratto e nell'espressione, nel primo, con la tagliente rudezza 
del secondo. Di questi due busti forse nessuno appartiene al Filarete (}); 
ma, caso mai, è proprio quello del Paleologo che più gli ripugna. Ca- 
dendo quest'attribuzione cade l'andata del Filarete a Firenze nel 14)9 
(p. 116). 

Non è mia intenzione di occuparmi dell'artista partito da Roma. 
Ma Filarete restò nell'anima, dovunque andò, cittadino di Roma, e 



(1) VAm. 190*, , 



, v GoogIe 



'Bibliografia 



Roma gli fu sempre innanzi, viva nelle sue memorie. Quindici anni 
dopo il forzato abbandono della città, componendo il Trattalo, ne è 
ancora cosi innamoralo e la ricorda così bene che parecchi dei mo- 
numenti di Sforzinda sono dei monumenti romani. Notano bene gli 
autori che la fontana della piazza del Mercato (tav. 4. 7 ) è « una specie 
■ di meta sudansu, che il pilastro corinzio della tav. 5. s è copiato da 
quello del basamento di Castel Sant'Angelo &c. A queste identifica- 
zioni potrebbero aggiungersene alcune altre: che per il monumento al 
re Zogaglìa (tav. io. a ) è immaginata su una fantastica altissima base la 
guglia di Cesate; che la facciata della chiesa nella piazza del Mercato 
(tav. 6. s ) è, in quel portico steso innanzi e nel rapporto tra esso e 
l'elevazione della nave centrale, presa dall'antica facciata di S. Pietro; 
infine che la gran torre del castello (tav. i. a ) non è altro che il Ca- 
stel Sant'Angelo troppo sviluppato nella verticale, ma malto più fedele 
al vero di quando fu rappresentato sulle pone (1). 

Non ostante questo bel libro il Filarete non é riabilitato nell'e- 
stimazione pubblica. 11 giudizio del Vasari può ancora ripetersi non 
ingiustamente. In questa trattazione egli è considerato a sé, quasi mai 
esposto a confronti con altri, suoi predecessori o compagni ideali in 
analoghe opere. Ma a chi quei confronti si offrono spontanei si potrà 
presentare, nella graduatoria, il nome di lui anche dopo quello, per 
esempio, di un Turini. 

La sua opera migliore è il Trattalo. Auguriamoci, perciò, di veder 
presto gli autori metter mano a questo nuovo lavoro, che sarà di grande 
utilità alla storia dell'arte, con quella conoscenza e con queir amore 
con cui hanno redatto il primo. 

Giacomo De Nicola. 



Henry Charles Lea, The Inquisitimi in the Spanish De- 
pendencies. — New York -London, The Macmillan Com- 
pany, 1908. 

1 primi quattro capitoli di questo libro, che serve dì complemento 
alla Hittory of tht lntpatìtìon of Spaia, delio stesso autore, interessano 
direttamente l'Italia, poiché sono dedicati alla Sicilia e a Malta, a 



> v GoogIe 



"Bibliografia 



Napoli, alla Sardegna, a Milano. In Sicilia, all' amica Inquisizione pa- 
pale che aveva finito per esser quasi inoperosa, fu sostituita, circa 
il 1487, l'Inquisizione spagnola, per opera di Torquemada. Nei primi 
del sec. xvi il tribunale s'organizzò e dette principio alla sua attività. 
Ma esso incontrò resistenza, a causa dei privilegi dei suoi ufficiali, e 
della operosità sua crescente, dei metodi di procedura ; resistenza prima 
esplicatasi in una petizione del Parlamento a Ferdinando, e poi in 
una rivolta dopo la sua morte (1516), che per tre anni interruppe 
l'esistenza del tribunale. Ricostituito fi 5 19), esso funzionò assai male, 
come uno strumento di oppressione e di peculato, onde i lamenti e 
il malcontento continuarono, determinando Carlo V a sospenderne la 
giurisdizione temporale, dal 1555 al 1546. Ristabilito in quest'anno 
nei suoi poteri, tornarono a manifestarsi gl'inconvenienti. I viceré 
erano in perpetue lotte con esso, perche l'amministrazione della giu- 
stizia era resa impossibile dal gran numero dei famigliari dell' Inqui- 
sizione (nel 1 577 ve n'erano, secondo il viceré, 7.5,000), datati dei 
suoi privilegi. E accanto ai conflitti con 1' autorità civile, vi erano 
quelli co' vescovi. 

L' Inquisizione siciliana, rimasta spagnola durante il breve dominio 
di Casa Savoia, fu da Carlo VI, allorché la Sicilia passò all'Austria 
(1718), sottomessa a Vienna. La separazione dalla Spagna continuò 
anche dopo la conquista di Carlo III (1734), che ne restrinse l'attività 
secolare anche più della Prammatica Sanzione austriaca del 17)3. 
Nel 1782 infine Ferdinando IV la soppresse. Essa aveva consegnato 
al braccio secolare per esser bruciate 201 persone. 

In quanto a Malta, quando Carlo V la dette ai cavalieri di S. Gio- 
vanni (1530), al posto dell'Inquisizione spagnola di Sicilia, che vi 
aveva avuto fino allora giurisdizione, rimase il vescovo, a cui l' Inqui- 
sizione romana, nel 1561, dava la giurisdizione dì inquisitore gene- 
rale. Essendo insorte contese col Gran Maestro, Gregorio XIII nel 1574 
mandò un vicario apostolico a guidare quel tribunale. Esso, nonostante 
i tentativi di assoggettamento per parte dell'Inquisizione spagnola, fini 
per esserne completamente indipendente. 

Dopoché nel 1503 Ferdinando di Spagna ottenne il regno intero 
di Napoli, egli incominciò a trasformare l'Inquisizione papale, stabi- 
lita in Napoli da Carlo d'Angiò, in ìstrumento del potere regio, e 
nel 1509 preparò l' introduzione dell' Inquisizione spagnuola. Ma l'op- 
posizione popolare lo costrinse ad abbandonare il progetto, e l' Inqui- 
sizione papale rimase inerte. 

Riorganizzatasi l' Inquisizione romana (1542), Carlo V ordinò che 
fosse introdotta in Napoli, ma la resistenza del popolo, che ci vedevi 
una lesione della libertà cittadina, dette luogo nel 1 547 a un tumulto 



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'Bibliografia 



gravissimo. II disegno fu in apparenza abbandonata, ma tacitamente 
si riuscì invece ad attuarlo; nel 1555 veniva stabilito un delegalo di 
essa Inquisizione, e nel '55 la giurisdizione episcopale era completa- 
mente subordinata alla papale. Si venne anche, a poco a poco, al com- 
promesso di spedire gli accusati a Roma. Ma circa il 1585 il viceré 
Ostina, fedele servitore di Roma, concesse a Sisto V di stabilire in 
Napoli un regolare commissario dell' Inquisizione. L'appetito di Roma 
veniva mangiando, e dette luogo a conflitti coli' autoriti civile. GÌ' in- 
viati di Roma cominciarono a chiamarsi inquisitori generali, a tener 
tribunale, aver ufficiali, famigliari armati, prigioni proprie. 1 Napole- 
tani si opposero a queste usurpazioni, e la lotta nel 1692 ebbe ad 
effetto la proibizione di Carlo li ai delegati papali di ogni ulteriore 
residenza in Napoli. Ma i tentativi di Roma continuarono, facendo 
ai vescovi autorità inquisitoria le in modo inquisitori ale. In 
1 Carlo IH di Spagna le cose cambiarono, e nel 1746 l'Iti- 
ne soppressa. 

In Sardegna l' Inquisizione spagnola fu probabilmente introdotta 
net 1492, C visse in mezzo a grandi strettezze finanziarie. Il tribunale 
era superfluo; era un istituto di prevenzione piuttostoché di repres- 
sione. Si moltiplicarono le persone dotate dei privilegi del S. Uffizio, 
con conseguenze deplorevoli per la pace e la morale dell' isola. Colle 
autoriti secolari, querele perpetue, e qualche volta anche colle eccle- 
siastiche. Colla caduta della dominazione spagnola l' Inquisizione spari. 

Il Milanese, come già nel medio evo, anche nel sec. xvi fu ter- 
reno propizio all'eresia. L' Inquisizione papale, ricostituita nel 1 542, 
non fece nel Milanese buona prova; onde Filippo II, nel 156}, propose 
l'introduzione della spagnola, ottenendo l'assenso del papa. Ma la re- 
sistenza popolare e l'npposìzione generale dei vescovi italiani manda- 
rono a monte il progetta Le strette relazioni del Milanese coi Cantoni 
cattolici della Svizzera, infetti di eresia, complicavano la situazione. 
Si distinse pel zelo contro l'eresia san Carlo Borromeo; l'Inquisizione 
di quel tempo sembra una curiosa combinazione di giurisdizione ìn- 
quisitoriale ed episcopale, che lavoravano d'accordo. Nel 177; ebbe 
luogo la soppressione, per opera del Governo austriaco. 

Il resto del volume del Lea tratta dell' Inquisizione nelle Canarie, 
nei possedimenti americani e nelle Filippine. Segue un'appendice di 
documenti, i primi dieci dei quali riguardano l' Italia. 



Luigi Salvatorelli. 



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NOTIZIE 



Dal 6 al 12 del prossimo agosto si terrà a Berlino il IV Con- 
gresso intemazionale di scienze storiche. Il comitato ordinatore è 
presieduto da Reinhotd Koser, Eduard Meyer e Ulrich von Wilamc- 
wiu-Moellendorf. Segretario ne è il Dr. Erich Caspar. Le otto sezioni 
in cui il Congresso sarà diviso, sono state preparate: I. Storia del- 
l'Oriente, da Eduard Sachau; II. Storia della Grecia e di Roma, da 
Eduard Meyer; III. Storia politica del medio evo e dell'età moderna, 
da Dietrich SchàTer; IV. Storia della cultura e della letteratura del 
medio evo e dell'età moderna, da Gustav Roethc ; questa sezione avrà 
una sottosezione per la storia delle scienze naturali, la cui preparazione 
è stata affidata a Karl von Buchka; la V sezione, storia del diritto e 
dell'economia politica, è stata preparata da Otto Gierke; la VI, storia 
della Chiesa' da Adolf Hamack; la VII è divisa in due sottosezioni: 
a) archeologia, preparata da Reinhard Kekule von Stradonitz; b) storia 
dell'arte medievale e moderna, preparata da Heinrich Wolfflin; l'ultima 
sezione dedicata alle scienze ausiliari della storia (archivi e bibliote- 
che; cronologìa; diplomatica; epigrafia; genealogia; geografia storica; 
araldica; numismatica; paleografia; sfragistica) è stata preparata da 
Michael Tangl. Vi saranno ogni giorno sedute generali, tenute nella 
grande sala della nPhilharmonie* e sedute delle sezioni tenute nella 
Camera prussiana dei Signori e dei Deputati, nell'aula del museo ar- 
tistico industriale e in quella del museo di etnologia e infine nelle sale 
della « Philli armoni e ». Tra le comunicazioni e proposte da farsi alle 
sezioni, notiamo, per l'Italia, quelle del Pais, del Monaci, dello Scia- 
loja, del Riccobono, del Vailati, del Giacosa, del conte di Gerbaix- 
Sonnaz di St. Romain, del Verga, del Venturi, del Morpurgo, del 
G uà teschi, del Caetani, del Loria. E gì' Istituti storici stranieri di 
Roma saranno rappresentati al Congresso dal Duchesne, dal Wilpert, 
dal Baumganen, dall'Ashby, dal Kehr. Leone Caetani terrà anche un 
discorso nella seduta generale del io agosto sul tema: «Lo studio 
storico dell'Islam o; Pio Rajna nella seduta generale del 12 parlerà 
sul tema: «Storia ed Epopea ». 



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248 V^ptt'rie 



Dai Benedettini francesi che curano la pubblicazione degli Archivi* 
di la Fraitct monasHque, t stato pubblicato un volume di Documenti 
et milangts Mabillon, in occasione del secondo centenario dell'autore 
degli Annali! Ordinis Sancii BinedicH. Ecco il contenuto dell'interes- 
sante miscellanea: D. Cabro), Panigyrupu di Mabillon; H. Stein, Bi- 
bita graphie chronologiqui di: ouvrages rclatìfs à Mabillon (1707*1907); 
H. Jadart, L'origini de D. Mabillon à S. Pierremont (i6)j-i6j6), ta 
liaison avec D. Thierry Ruinart (1682-1707); H. Stein, Le premier Su- 
ptrieur gioirai de la Congrlgation di Saint-Mauri D. Grégoire Tar- 
Hstt (1S7S-1648); L. Delisle, D. j. Mabillon, sa probiii d'bistorien; 
H. Omont, Mabillon et la bibliothtquc du Rat à la fin du XVil' siicle; 
]. Depoin, Une expertise de MabiBon: La filiation dts La Tour d'Alt- 
vergai; D. Cabro], Mabillon et Ics Étudcs liturgiquis; A. Poncelet, Ma- 
billon et Poticclit; P. Ingold, Un documeat in/dit sur la querelle de 
Mabillon et de falbi de Ranci; L. Levillain, Le t De re diplomatica'; 
M. Leeoni te, La pubblUalion des « Annales Ordinis S. Benedirti'; A. Vi- 
dier, Un ami di Mabillon. D. Claude Esliianot; A. De Boislislc, D. J. 
Mabillon et l'Académie des laser iptions ; J. M. Besse, Le premier ouvragc 
de Mabillon. 

La libreria Hac nette ha pubblicato il volume: La villa d'Hadrien 
pris de Tivoli. Guide et dcscripHou suivi d'un catalogne da aeuvres d'art. 
Ne è autore Pierre Gusman, che già sullo stesso soggetto, ma con 
altri intendimenti, aveva pubblicato : La villa imperiale de Tibur, Paris, 
Fontemoing, 1904. Il volume è divìso in ire parti: uNotice historique»; 
«L'art a la villa a; «Une visite a la villa a. Segue un interessante ca- 
talogo di circa 300 opere d'arte provenienti dalla villa. L'autore avendo 
voluto offrire una guida ai visitatori della villa Adriana, non ha trala- 
sciato di ornare il suo volume di molte illustrazioni, disegni e piani. 

È stata edita la seconda parte del tomo XXXII dei Monumenta 
Germaaiae Historica, Scriptorcs, contenente la fine della Cronaca di 
Salimbene, cinque appendici e gli indici, per opera di O. Holder- 
Egger. Si iniziera la stampa della seconda meta del volume XXX, in 
cui sari edito dallo Schmeidler Tolomeo da Lucca. Intanto egli ha 
pubblicato nel Neues Archiv (XXXIII, a) uno studio sui Gista Tusco- 
rum di Tolomeo, ed uno sui Gesta Lticanorum (una delle fonti di T. 

11 prof. Francesco Sabatini pubblica per i tipi Filippucci di Roma 
(1907) un opuscolo dal titolo: Le due navi romane nel lago di Nemi. 
Una odissea archeologica. 



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Vtytijie 



F. Pintor pubblica per nozze Savj-Lopez-Proto di Albaneta : Da 
lettere inedite di due fratelli umanisti (Alessandro e Paolo Cortesi). Estratti 
ed appunti (Perugia, Unione tip. Cooperativa, 1907). Furono due let- 
terati di curia della seconda metà del Quattrocento; Paolo per i 
suoi Libri senlentiarum (i)(ìj) fu detto il (Cicerone della dogmatica »; 
e nel De cardinalati (1510) «intese a foggiare la figura del principe 
«della Chiesa». Il P. spigola dalle lettere dei due fratelli indirizzate 
al Baroni, cancelliere della repubblica fiorentina al tempo di Lorenzo. 
Notiamo la lettera riferita per intero a pp, 17-21, concernente i rap- 
porti fra papa Sisto e il Magnifico. 

I padri di Quaracchi, tanto benemeriti degli studi francescani, 
hanno incominciato col 1908 a pubblicare un Archwum Francitcanum 
historicum, trimestrale, di cui è uscito il fase. I, e II — III. Il periodico 
è stato creato per volontà del ministro generale dei frati Minori, Dio- 
nisio Schuler. Esso consta di più parti: discussioni O dissertazioni 
(scritte preferibilmente in latino, ma con ammissione del francese, 
italiano, tedesco, inglese e spagnolo); documenti (con prefazioni e 
note in latino); descrizione di codici francescani (comprendente anche 
una bibliografia dei libri a stampa), in latino; bibliografia delle nuove 
pubblicazioni (per la lingua, come le discussioni) ; spoglio delle Riviste 
(comprendente un indice di tutte le recensioni), in latino, in ita- 
liano, o in francese; cronaca (comprendente gli atti dell'Ordine), in 
latino, o in italiano, o in francese. Queste varie parti, se non in cia- 
scun fascicolo, saranno svolte però in ciascun anno, formando un tomo 
di p. 600, cou indici. Prezzo del periodico, lire 12 annuali per l'Italia, 
e 14 per l'estero. 

E uscito il voi. IH, 1* metà, della Gescbkhtt Itatiens im Mittel- 
atter di L. M. Hartmann, col titolo: Italie» und die Frànkische Herr- 
schaft. Ne riparleremo. 



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PERIODICI 

(Articoli e documenti relativi alla storia di Roma) 



Académie dea InscrìpUon* et Bollo» -Lettre». Anno 1908 
(febbraio). — A. Blanchet, Le monnayage de l'empite cornai ti après 
la mort de Théodose I". - F. De Mély, Le Christ à tète d'àne du 
Palatiti. 

American (The) Hlstorlcal Review. Voi. XIII (1908). n. ).— 
E. B. Krehbiel, recensione di C. H. C. Ptrie-Gordon: Innocent the 
Great. -G. t. BuRR, recensione di H. Finke: Acta Aragonensia (1291- 
1)27) (concernenti in parte le relazioni col pontificato). -Ch. M. An- 
drews, recensione di Schaefer : Weltgeschiehte der Neuzeit. 

Analecta Bollawdlana. To. XXVII (1908), fase. I. - H. Mr> 
retus, recensione di H. Quehtin: Les Martyrologes historiques du 
moyen Sge. Étude sur la formation du Martyrologe Romain. - P. P., 
■recensione di A. Rabbatr: Documents inèdita pour servir a l'histoire 
du christianisme en Orìent (xvi*-xix* siècle). To. I, lasc. 2-5 (con 
notizie su personaggi romani). - H. D., recensioni di J. WrrrtG: Die 
altchristlichen Skulpturen im Museum der deutschen Nationalstiftung 
ani Campo Santo in Rotti ; A. Venturi: Storia dell'arte italiana, vo- 
lumi IV-V. - A. Poncelet (Appendi*). Catalogus codicum hagiogra- 
phicorum latinorum bìbliothecarum Romanarum praeter quam Vati- 
canae. X. Codices bibliothecae Vallicellanae._ 

Analectea pour servir * l'histoire ecclcaiastiqne de la 
Belgique. To. XXXIV (1908), 5* serie, to. IV, fase. I. — A. CaU- 
cfflE, Témoignages d'estìme rendus en Belgique au cardinal Baronìus 
speda lem e ni i l'occasion du conili! de Paul V avec Ventse. 

Annnaire-bnlletin de la Sociéte de l'histoire de Frmnce. 
To. XLIV (1907). — B. De Mahdrot, Supplément aua Lettres de 
Charles VIII (una lettera del 3 giugno 1495 e datata da Roma). 



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Archeogrmfo Triestino. Voi. Ili della terza serie {1907), fa- 
scicolo I. — U. Inchiostri, Contributo alla storia del diritto romano 
in Dalmazia nel X e XI secolo. 

Archlv (Neueii) der GeseLischaJt (Tir altere dentsche Gè- 
schichtskunde. XXXI B. (1908), II Heft. — B. Schmeidler, Stu- 
dìen zu Tholoraeus vod Lucca. 

Archivio storico italiano. Serie V, to. XLI, disp. I del 1908.— 
P. Piccolominj, Corrispondenza tra la Corte di Roma e l'Inquisitore 
di Malta durante la guerra di Candia (1645-69). - L. Frati, La le- 
gazione del card. Lodovico Fiescbi a Bologna (1412-13). - A. Gior- 
getti, recensione di H. F. Helmolt : Weltgesehichte. Mittteleuropa und 
Nordeuropa. Sechster Band. - P. Tacchi Venturi, recensione di 
J. Schmidlch: Geschichte der deutschen Nationalkirche in Rom S. Ma- 
ria dell'Anima. - D. Guerri, recensione di C. Pascal : Poesia latina 
medievale (con un saggio Roma vetiu). - P. Santini, recensione di 
O. Meltung : Das Bankhaus der Medici und scine Vorlàufer (con ri- 
ferimenti alla storia del papato). - P. D'Ancona, recensione di K. Co- 
chin: Le Bienheureux fra Giovanni Angelico de Fiesole. 

Archivio storico per le province Napoletane. Anno XXXIII 
(1908), fase. I. — P. Ecidi, recensione di V. De Bartholomaeb: Cro- 
naca Aquilana rimata di Buccio di Ramilo. 

Archivio storico Siciliano. Anno XXXII, nuova serie (1907), 
fase. 5-4. — G. La Mantia, Capitoli angioini sul diritto di sigillo 
della cancelleria regia per la Sicilia, posteriori al 1172 (con qualche 
riferimento ad atti pontifici). - G. Millunzj, La cappella del Croci- 
fisso nel' Duomo di Monreale (tra i documenti è pubblicata una bolla 
di demente XI). 

Archivio Trentino. Anno XXII (1907), fase. IH. — L. O., 

recensione di L. Carcerieri: Giovanni Grìmani patriarca di Aquileia 
imputato d'eresia e assolto dal Concilio di Trento. — Fase. IV. - 
C. Cipolla, Un fiorentino a Trento nel sec. xrv (con una bolla di 
Gemente VI). 

Archivio (Nuovo) Veneto. Nuova serie, anno VII (1907), 
to. XIV, parte IL — E. Piva, La cessione di Ferrara fatta da Sisto IV 
alla Repubblica di Venezia (141*1). — Anno VIII (1908), to. XV, 
parte I. - R. Predelli, recensione di D. Tassini: La questione sto- 



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rico-giurìdica del patriarcato di Venezia (Aquileia). - Id. 

di C. Cipolla: Clemente VI e una questione ecclesiastica cretese. 

Archivimi Franciscanum hUtorìcum. ì'o. I (1908), fase. I. — 
H. Golubovich, Series Provinciarum Ordinis FF. Minor um saec. xm- 
xiv. - H. Holzapfel, Entstehung des Portiuncula-Ablasses. - Th. Do- 
menichelli, Prima legenda chori de S. P. Francisco hucusque ine- 
dita. - L. Lemhens, Testimonia minora saec. xm de S. P. Francisco. - 
T. DoMENiCHtLLi, Compendium Chronicarum fratrum Minorum scri- 
ptum a patre Mariano de Florentìa. - M. Bihl, recensione di I. Joer- 
gensen: Dea helltge Frans af Assisi. En Levnedskildring. - T. Do- 
menichelli, recensione di G. SchkOrer: Francesco d'Assisi. Versione 
dal tedesco pel sacerdote prof. Angelo Mercati. — Fase. II — UT. - 
T. Domeniche], li, La ■ Leggenda versificala » o il più antico poema 
diS. Francesco. - L. Lehmens, Testimonia minora &c. {conti<ma\ione}.~ 
M. Bihl, recensione di O. Holder-Egger, Cronica Fratris Salimbene 
de Adam; pars I [fino al 1250]. -V. Hììntemann, rtctnsione dì K. Wenck: 
Franz von Assisi. - M. Bihl, recensione di M. Heimbucher : Die Orden 
und Kongregationem der katholischen Kirche*. - Id., recensione di 
Cu. G. HfcRBERMANN, E. A. Pace, C. B. Pallen, Tu. J Siiaman, 
J. J. Wvnne: The Catholic Encyclopedia, voi. I e II. 

Atti e memorie della R. Deputazione di storia patria per 
le Provincie delle Marche. Anno 1907, fase. IH. — E. S-, recen- 
sione di Ciriaco d'Ancona : La Roma antica, disegni inediti del se- 
colo xv pubblicati ed illustrati da C Hulsen. — Fase. IV. - B. Fe- 
lioangeii, recensione di G. B. Belluzzi detto il Sammarino: Diario 
autobiografico (I5Ì5-154') a cura di P. Egidi e G. Crocioni. 

Atti e memorie della R. Deputazione di mtoria patria per 
le Provincie di Romagna. Serie IH, voi. XXVI (1908), fase. I— III. — 
G. B. Comeli.I, Dei confini naturali e politici della Romagna (con 
riferimenti alla storia del papato). 

Antonia. Anno II (1907), fase. II. — L. Ozzola, Cenni intomo 
ai precursori del paesaggio secentesco. - F. Grossi-Gondi, recensione 
di Fl, Iubaru: Sainte Agnés vierge el martyre de la voie Nomen- 
tane d'après de noovelles reeherches. 

Bijdragen en Hededeellngen van het Hlstorisch Genoot- 
schap. XXVIII Deel (1907). — G. Brom, De Tegenpaus Clemens VII 
en het Bisdom Utrecht. 



, v GoogIe 



Bolettn de la Remi Academla do la Htstoria. To. LI (1907), 
ottobre. — D. de Gortazar Serantes, EI monasterio de Valvancra. 
Indìces do su Becerro y Archivio i mediados del siglo xvu (con no- 
tizie di bolle pontificie). — To. L1I (1908), gennaio. - F. Fita, El 
Concilio n adorili de Paiencia en 1321 (con lettere papali). 

Bollettino d'arte del Ministero della pubblica istruzione. 
Anno li (190S), fase. II. — L. Testi, Un capolavoro ignorato (tavo- 
letta del Correggio acquistata nel dicembre 1007 per la Galleria Na- 
zionale di Roma). - G. Giovannow, L'Ercole e Lica del Canova 
nella nuova sala della Galleria Nazionale al palazzo Corsini. - E. Mo- 
digliani, I busti del card. Scipione e una scultura berninesca alla 
Galleria Borghese. — Fase. IH. - F. Herman™, Galleria Nazionale 
d'arte antica in Roma. Lavori di assestamento. - G. Cantalamessa, 
Ancora del quadretto di S. Maria in Trastevere. — Fase. IV. - A. Rossi, 
Un discepolo di Antoniazzo Romano (Gnzio Santese). - A. Gott- 
chewski, Un dipinto di Antoniazzo Romano. — Fase. V. - A. MuScw, 
Studi su Metozzo da Forlì. — Fase. VI. - C. Ricci, Resti d'altari an- 
tichi: I. In S. Crisogono e in S. Marco a Roma. 

Bollettino eterico -bibliografico subalpino. Anno XII (1907), 
n. III. - F. Gabotto, La politica di Amedeo VIII in Italia dal 1428 
al 1435 nei a conti ■ dell'Archivio Camerale di Torino. 

Bollettino della R. Deputazione di storia patria per l'Um- 
bria. Voi. XIII (1907), fasce. II-1IL — L. Fumi, La rocca di Mon- 
tefalco e i pareri tecnici per la sua costruzione (1)24) (con documenti 
dell' archivio Vaticano). - P. Cenci, Le relazioni fra Gubbio e Pe- 
rugia nel periodo comunale (con riferimenti alla storia del papato). 

Bulletln de la Comraisslon royale d'bistoire (Acadómie 
royale de Belgique). To. LXXVI (1907), fase. V. — Ch. Bornate, 

Mémoire du ehaneelier de Gattinara sur Ics droits de Charles Quint 
au duché de Bourgogne (con accenni alla storia delle relazioni tra 
i papi e gli Angioini e Ì Valois circa il possesso della Provenza). 

Bulletta hurtorique du Diocese de Lyon. Anno 1907, fasci- 
colo di novembre e dicembre. — J.-B. Vanel, Quelques notes inè- 
dites sur Mgr de Marbeuf (con un breve di Gemente XIII). 

Bollettino (Nuovo) di archeologia cristiana. Anno XIII 
(1907^ fase. 4. — G. Schnkidlk, Una dissertazione giovanile inedita 



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di G. B. De Rossi. - A. MuBoz, Ancora sui sarcofagi d'Asia Minore 
e sulla dataxiurtc del nimbo crocesegnato. - O. Marucchi (Notizie), 
Scavi nelle catacombe romane. - A. Baco (Notizie), Altre iscrizioni 
sepolcrali rinvenute nella chiesa di S. Saba. - O. Marucchi, rtttn- 
itoru di 1_ Cavazu: La diaconia di S. Maria in Via Lata e il mona- 
stero di S, Ciriaco. - lo-, recensione di A. Bertini-Calosso : Gli af- 
freschi della Grottii del Salvatore presso Vallerano. - G. Schneider, 
recensione di H. Lsclircq. Manuel d'archeologie chrétienne depuis les 
origine* juxqu'aw vm* siede; O. Marucchi, Manuale d'archeologia 
cristiana ; C M. K aufmann, Manuale di archeologia cristiana. - 

E. Josi, recensione di H. V. d. Gabelentz: Die Itirchliche Kunst in 
Italienischen Mittelalter. — Anno XIV (1908), fase. 1-2. - O. Ma- 
rucchi, La basilica papale del cimitero di Priscilla, ritrovata e in parte 
ricostruita dalla Commissione di archeologia sacra. - A. Bartoli, 
Frammenti di sarcofago rinvenuti a S. Castulo sulla via Labicana. - 
O. Marucchi, Osservazioni sopra una pittura biblica del cimitero di 
Pretestato (la cosi detta e Co runa rione di spine a) a proposito di una 
recente controversia. - In. (Notizie), Roma: Esplorazioni nelle Cata- 
combe; Scoperta dell'antica basilica di S. Crisogono in Trastevere. - 
In., Nota bibliografica all' articolo sulla basilica del cimitero di Pri- 

Bu Ile tti no crìtico di eoa* francescane. Anno II (1906), 
quaderni I-IV. — P. S. Leicht, recensione di F. Sa vini: Sui flagel- 
lanti, sui fraticelli e sui bizochì nel Teramano durante i secoli xm e xiv 
e una bolla dì Bonifacio VIII del 1397 contro ì bizochi ivi rifugiati; 

F. Tocco: 1 fraticelli 

Ballettino Senen di storia patria. Anno XIV (1907), fasci- 
colo III. — A. Lisini, R. Archivio di Stato di Siena. Inventario del 
Diplomatico (fra ì documenti vi sono bolle pontificie e diplomi impe- 
riali, continuazione). 

English (.The) Hiatorical Review. Voi. XXIII (1908), a. 90. — 

G. Le Strange, recensione di W. B. Stevenson: The Crusadcrs in the 
East: a Brief History of the Wars of Islam with the Latins in Syria 
during the Twelfth and Thirteenth Centuries. - L. Toulmin Smith, 
recensitine di J. Dela ville Le Roulx : Cartuliire general de l'Ordre 
Jes Hospitaliers de S. Jean de Jerusalcm (1100-1310) [IV, 2]. - 
\L Armstrong, recensione di V. DE Bartholomaeis : Cronaca Aquilana 
rimata di Buccio di Ranallo. - H. W. C. Davis, recensione di D. J. Hill : 
A History of Diplomacy in the International Development of Europe. 



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*5« 



Voi. II: «The Establishment of Territorial Sovereignty ..- A. F. Pol- 
LARD, recensione dì J. GA1RDNER e R. H. Brodie: Letter and Papers, 
Foreign and Domestic, of the Reign of Henry Vili (XX, i e 2). 

Hlstoriechc* Jalirbuch.XXlX B. (1908), I Heft. — G.SchnCrer, 
Zum Streit um das o Fragmentum Fantuziianum». - Eiciimakn, rt- 
tensione di A. Beres : Der Miss bra udì der geistlichcn Amtsgewalt. 
I. Bueh: Die Gmndlagen der Beschwerde wegen kirchlichen Amtsrniss- 
brauchs im miltelalterlichen Deutschland. 

Mélange* d'archeologie et d'hiatoire. Année XXVII* {1907), 
fase V-VI. — L. Duchesne, Les monasteres desservanls de Sainte-Ma- 
rie-Majeure. - C. Paure, Le dauphin Humbert II à Venite et en 
Orient (1345-1J47) (con bolle di Clemente VI). — Anne XXVIH* 
(1908), fase. I— II. - L. Duchesne, Libere et Fortunatien. - C. Cochin, 
Nouveaux documents sur l'accommodement du cardinal de Rete. - 
R. Ancel, Étude critique sur quelques recueils d' <■ avvisi». 

Memoria storiche Foroginlicsi. Anno III (1907), fase. III. — 
A. Batttstella, La prima visita apostolica nel patriarcato Aquileicsc 
dopo il Concilio di Trento. 



rie* della Valrtelsa. Anno XVI (1908), fa- 
scicolo 1. — R. D. Un avvocato fiscale di papa Benedetto XI (Corso 
Bonagiuntc di San Gimignano). 

Mitteilnngen dee Inatitute fui- Oaterrelcbiache Geacbichta- 
forachung. XXIX Band (1908), I Heft. — Max Moser, Der Brief 
gRealis est veritas» aus d. Jahre 1)04 (si riferisce alla contesa fra 
Filippo il Bello e Bonifacio Vili). - J. Schneider, recensione di J. Gay : 
Le pape Clèment VI et les affai res d'Orient. - K. Kaser, recensione 
di A. Schulte: K. Maximilian I. als Kanditat nJr den pipstlìchen 
Stuhl ijii. — II Heft. - H. Otto, recensione di J. F. Bawert: Ri- 
chard von Cornwall seitseiner Wahl z. deutschen Kdnig. 1257-1171. 

Mitteilungen aus der hlstoriechcn Literatnr. XXXVI Jahrg. 
(1908), II Heft. — Kòdderitz, retensione dì J. B. v. Weiss: Welt- 
geschichte. XX-XXU. 4. u. 5. Aufl., bearbeitet von J. Vockehhubek 
(etì napoleonica). - F. Hirsch, recensione di Weltgeschichte, hrsgg. 
v. J. v. Pflugk-Harttung, II Abt., I B. (1500-1650). - Clemeke, 
Ì F. Tkkckhoff: P. Alexander IV. - Schohitz-Mancy, 
e di L. Pastori Geschichte der Pàpste. IV. B., II. Abu: A- 
drian VI. u. Klemens VII. - G. Wolf, recensione di Th. B. Kas- 



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sowrrz : Die Re forai vorschlàge K. Ferdinanda I. u. d. Konail zu 
Trient. - R. Mahrenholtz, recensione di Tbe Cambridge modekh 
history: Voi. X (1815-1840). - W. Ohr, recensione di E. Loevinson: 
Giuseppe Garibaldi e la sua legione nello Stato romano (1848-49); pane 
terza (epistolario, documenti, indice generale). 

Paper» of tbe Brfttah School at Roma. Voi. IV (1907). — 
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(vi si parla del fregio dell'Arco di Costantino). 

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fase, settembre-ottobre. — M. Guidi, Un «bios» di Costantino (con- 
tmuaiiont e fine). 

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liÉre, Épaves d'Archives pontificai» du xiv* siede. - R. Ancel, Le 
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d'archeologie chrttiennt-f fase. XIII. - Io., recensione di H. Leclerccl; 
Manuel d'archeologie chretìenne. - Id., receusione dì Hefele-Leclercq: 
Histoire des conciles. - Io., recensione ài H. De Genouillac: L'Église 
chretieime au temps de S. Ignace d'Antioche. - Id., recensione di L. Du- 
chkske: Histoire ancienne de l'figlise, to. II. - U. B[erliere], recen- 
sione di M. Heimbucher: Die Orden u. KongTegationen der katho- 
lischen Kircbe, 2* voi. - Id., recensioni di K. GuGGENBERCER: Die 
Legation des Kardinals Pileus in Deutschland, ijyM-i ;82. - Id., re- 
censione di L. Pastor: Geschichte der Pàpst seit dem Auagang des 
Mittelatters, IV Band, 2" Abt. - B. Defrenne, recensione di BraUns- 
BERGER: Canisii acta. - P. Bastien, recensione di Piat: Praelectiones 
iuris regularis; A. Vermeersch, De religiosis Institutis et Personis; 
PrOmmer, Manuale iuris ecclesiastici, to. II. Ius regularìum speciale. 

Revue dea études historlquea. Année LXX1I1* (1907), septem- 
bre-decembre. - R. Peyre, recensione di E. Rodocanachi : La fannie 
italienne à l'epoque de la Renaissance. — Année LXX1V* (1908), mars- 
avril. - A. Auzoux, recensione di L. Bréhier: L'Église et l'Orient au 
moyen age. Les Croisades. — Mai-juin. - L. De Baglion, Épisodes 
des luttes de factions en Ombrie au \v« siècle. - J. Paquier, Lettres 
tamil iéres de Jerome Aléandre {continuazione). - L. Balta ve, recen- 
sione di R. Biron: Saint Pierre Damien (1007-1072). 

Archino della R. Società romana di ttoria patria. Voi. XXXI. 17 



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Les sources de deux lettres attribuées a saint Ignace de Lo vola. - 
J. Flamion, recensione di P. Allard: Les derniéres persécutions du 
troisième siede. - H. De Johgh, recensione di H. GkisaR: Histoire de 
Rome et dei Pape* au moyen ;ìge. T. I. Rome au dèditi du monde 
antique. - A. Wilmart, recensione di J. Chapman : The condemmation 
of Pape Honorius. - M. Legrand, recensione di J. GuiRAUD: Question 
d'histoire et d'archeologie chrétienne. - H. Nels, recensione di L. Schi- 
fare lli : I diplomi di Guido e di Lamberto. - P. Demeuldre, recen- 
sione di R. Gènestal: Hisioire de la lègitimation des enfants naturels 
en droit canonique. - G. Mollat, recensione di A. CoULON: Lettres 
secret es et curiaies du pape Jean XXII (1}i6-i}j4) relati ves à la 
France. - P. Demeuldre, recensione di N. Valois: Histoire de la 
Pragmatiquc Sanction de Bourges sous Charles VII. - P. Richard, 
recensione di Pastor : Geschichte der Pàpste seit dem Ausgang des 
Mittelalters. Band IV. 2* Abt. - P. Teriond, recensione dì L. Madelin : 
La Rome de Napoléon. La domination francese a Rome de 1809 
a 1814. - J. Lecouvet, recensione di C Latkeille : Joseph de Maistre 
et la papauté. - P. Demeuldre, recensione di (V. De KermelJ : Le ge- 
neral aitine de Cathelineau. Sa vie et ses mèmoires. — N. 2. - 
G. Mollat, recensione di L. Marion: Histoire de l'Église. - H. Cop- 
Pieters, recensione di L. Duchesse : Histoire ancienne de l'Église. - 
J. Zeiller, recensione di U. Benigni : Storia sociale della Chiesa. To. I, La 
preparazione. Dagli inizi a Costantino. - Ch. Michel, recensione di 
H. Leclercq: Manuel d'archeologie chrétienne depuis les origines 
jusqu'au vili* siede. - G. Mollat, recensione di Imbart DE LA Tour: 
Questioni d'histoire sociale et religicuse. Epoque féodale. - Ch. Ter- 
limjen, recensione di A. Cartelliera Philipp II. August, Kònig von 
Frankreich. - P. Delannov, recensione di A. Favaro: Galileo e l'In- 
quisizione. Documenti del processo Galileiano esistenti nell' archìvio 
del S. Uffizio e nell'archivio secreto Vaticano per la prima volta 
integralmente pubblicati. - P. Poullet, recensione di H, BrOck: Ge- 
schichte der katholischen Kirche in Deutschland in neunzehnten Jarhr- 
hunden. To. III. 

Revue hlitoriqne. Année 1908, to. XCV1. — P. Mohceaux, re- 
censione di A. Harnack: Die Chronologie der a Itchrist lichen Litte- 
ratur bis Eusebius. To. II : Die Chronologie der Litteratur von Ire- 
naeus bis Eusebius. - M. Besnier, recensione di G. Bona venia: La 
Silloge di Verdun e il Papiro di Monza. - E.-Ch. Babut, recensione 
di W. K. Bovo: The ecclesiastica! edietys of the Theodosian Code. - 
Id., recensione di L. Launav: Histoire de l'Église gauloise depuis les 



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origine» jusqu'à la complète Iranque (511). -L. Halphbn, recensione di 
I. v. Pflugk-Harttung : Die Bullen der Papste bis zum Ende des 
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Serviticntaxe ira ij Jahrhundert. - Id. recensione di A. Folz: Kaiser 
Friedrich II und Papst Innocenz IV. Ihr Kampf in den Jahren 1244 
und 1245- " I D '< "tensione dì H. Grauekt: Mcister Johann voti To- 
ledo. - Id., recensione di F. Bosdari: Giovanni da Legnano, canonista 
e uomo politico del 1)00. - Ch, Mounier, retensione dì F. Tocco: 
I fraticelli. - J. Guiraud, recensione di [...,,]: Concilini» Basi- 
Mense, Studien und Quellcn tur Geschichte des Concili von Base). 
To. IV- V. - G. Constant, recensione di J. Susta : Die romische Curie 
und das Coutil von Trient unter l'ius IV. - J. Guiraud, recensione di 
P. ViLLARl : I primi due secoli della Storia di Firenze. - Io., recensione 
dì A. Rossi: Santa Maria in Vulturella (Tivoli); ricerche di storia e 
d'arte. - Id., recensione di E. Loewinson: Giuseppe Garibaldi e la sua 
legione nello Stato romano (1848-49). Parte seconda. - Ch. Mounier, 
recensione dì P. Fredericq: Corpus documento rum Inquisitionb hae- 
reticae pravitatis neerlandicae. Derde deel : Stukken tot aanvulling vati 
deelen 1 en n (1136-1515); algemeene registers op de drie eerste 
deelen. - J. Guiraud, recensione di C. Wirz; Bullen und Breven aus 
italienischen Archiven (1116-1623). — To. XCVII, fase. I. - Chr. 
Pfister, recensione di B. Monod: Essai sur les rapports de Pascal II 
avec Philippe I" (1099-1108). - M. Philippson (Bulletin historique), 
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pubblicazione di documenti concernenti le relazioni degli Hohen zolle iti 
con la corte romana inserita da P. Kalthoff nel IX volume delle 
■ Quellen und Forschunghen aus italienischen Archiven und Biblio- 
theken »). — Fase. II. - A. Luchaire, Innocent III et le quatrième 
concile de Latrati. - R. Altamira (Bulletin historique), Espagne (vi 
si parla di M. Luna, Don Pedro de Luna [Benedicto XIII] ante la 
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contemporaine (vi si parla di j. Gehdrv, Pie VI, sa vie et son pon- 
tificai. - A. Mathibz, La Frante et Rome sous la Consumante, d'apres 
la correspondance du cardinal de Bernis. - I. Rinieri, Napoleone e 
Pio VII, 1804-181}. - H. Welschmger, Le Pape et l'Empereur. - 
G. Goyau, Un ari de polhique pontificale. - L. Madelin, La Rome 
de Napoléon. La dominati on francaise a Rome de 1809 à 1814. - 
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Trevelyan, The Garibaldi 's defence of the roman republic. -R. De Ce- 
sare, Roma e lo Stato del Papa, 1850-1870. - U. Peso, I primi anni di 
Roma capitale, 1870-1878). - L. Hai.phen, recensione di F. Chalandon: 
Histoire de la domination normande en Italie et en Sicile. - P. Bour- 



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A. Luchaire, Innocent 111 et le quatrième concile de Latrai) (conti- 
nua^iont). - L. Halphen (Bulletin historique), France. Moyen ìge (vi 
si parla dì J. F, Bóhner und E. MOhlbacher, Die Regesten de* Kaiser- 
reicbs unter den Karolingern, 751-918). - L. Hoijrticq (Bulletin 
historique), Histoire de l'art (vi si parla di A. Venturi, Storia del- 
l'arte italiana. To. V. - H. Cochin, Le bienheureux Fra Giovanni 
Angelico da Fiesole. - Ludwig et Molmenti, Vittore Carpaccio. - 
G. et L. Rosenthal, Carpaccio. - L. Gillet, Raphael. - M. Reymond, 
Michel-Ange). - Ch. Seignobos, recensione di H.-F. Helmolt: Welt- 
geschichte. - Ch. Pfister, recensione di A. Luchaire: Innoccnt III, 
la papauté et l'empire; Innocent HI et la question d' Orient. - A. 
Morel-Fatio, recensione di H. Ch. Lea: A History of the Inquisì- 
don of Spain; The Inquisitìou in the Spanish Dependencies. — 
Fase. II. - E. Rodocanachi, Le ròle du chateau Saint-Ange dans 
l'histoire de la papauté du xm* au xv* siècle. - Ch. Lecrivain (Bul- 
letin historique), Antiquités latines (vi si parla di Ch. Huelsen, Die 
Ausgrabungen auf dem Forum romanum [1902-1904], - D. Vaglieju, 
Gli scavi recenti nel Foro Romano. - Lanoani, Storia degli scavi di 
Roma e notizie intorno le collezioni romane di antichità. II. Gli ut- 
limi anni di Clemente VII e il pontificato di Paolo III, i}) 1-1545)- - 
E. Hubert (Bulletin historique), Belgique (vi si parla di U. Berliére, 
Inventale analytique des Diversa Cameralia des archives Vaticane*, 
au point de vue des ancìens diocèses de Cambiai, Liège, Thérouanne 
et Tournai. - Id., Analecta Vaticano- Belgica. Suppliques de Clément VI. 
- P. Frederick!, Corpus do cu mento rum Inquisitionìs hereticae pravi- 
tatis neerlandicae. - C. Terlinden, Guillaume 1", roi des Pays-Bas, 
et l'Église catholique en Belgique, 1814-18)0). - L.-G. Pélissier 
(Bulletin historique), Italie. xv*-xviii* siede (vi si parla di P. Ecidi 
e G. Crociani, G. b. Btlluzzi detto il Sammarino. Diario autobiogra- 
fico 05}5-i54i). _ 0. Gasperoni, Storia e vita romagnola nel se- 
colo xvi ( 1 5 19-1 >4>J. - G. Degli Azzi, Il tumulto del 1488 in Pe- 
rugia e la politica di Lorenzo il Magnifico. - A. Bernardy, Cesare 
Borgia e la repubblica di S. Marino. - Benassi, Storia di Parma, 
to. V, 1523-1554. - M. L. Gentile, La politica di Paolo IH nelle 
sue relazioni con la corte Medicea. - Ancel, La question de Sienne 
et la politique du card. Carlo Caraffa (lis6-I557)- - G. Cogciola, 
Ascanìo della Comta e la sua condotta negli avvenimenti del 1555- 
1 5 56. - P. O. de TOrne, Tolomeo Gallio, cardinale di Como. Etudc 
sur la cour de Rome, sur la secrétairie pontificale et sur la politique 



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des papes au xvi c siede. - C P. Db Magistris, Carlo Emanuele I e 
la contesa fra la repubblica Veneta e Paolo V, 1601-1607). - Cu. 
V. Langlois, recensione di H. Finhe: Papsttum und Untergang de» 
Templerordens. 

Revne (Non velie) hi stori q ite da droit francala et étrangar. 
Anno ji° (1907), fase. IV. — J. Declareuil, Quelques problèmes 
d'histoire des institutions municipales au temps de l'empire romain. 
L'administration municipale au tv* et au v* siècles. - L. Boulard, 
recensione del voi. IX degli Atti del congresso internazionale dì sciente 
storiche (Roma, 1-9 aprile 190}) (vi si parla di Rupi-ini, Di un'opera 
medita attribuita ad Incoiato di Reims. - Bargacli-Petrucci, Fede- 
rigo da Siena postglossatore canonista. - Scaduto e Salvioli, Que- 
stione storico-legale delle decime siciliane. - Galante, Diritto eccle- 
siastico e storia locale. - G. Arias, La base delle rappresaglie nella 
costituzione sociale del medio evo). - J. Declareuil, recensione dì 
L. Siciliano Villenueva: Studi sulle vicende del foro ecclesiastico 
nelle cause dei chierici secondo il diritto della Chiesa e la legislazione, 
dottrina, pratica italiana dalla fine JeT impero carolingio al sec. xiv. 
I. Cause civili (eontinua\iont). - Io., recensione di L. Siciliano Villa- 
nia va : Leggi e canoni in materia di diritto privato secondo ì prin- 
cipali canonisti e legisti del sec. un. — Fase. V. - J. Declareuil, 
e. s. — Anno jl" (1908), fase. I. - J. Declakeuil, c. s. — Fase II. - 
J. DuQUESNE, recensione degli : Studi giuridici in onore di Carlo Fadda 
(tre studi riguardano il diritto canonico). 

Revne dea questiona hUtorlquen. To. LXXXIII (1908), 1" gen- 
naio. — P. Allard, La jeunesse de Sidoine Apollinare. - E. Rodo- 
Canache, Le chàteau Saint-Ange pendant l'occupatìon de Rome par 
les armées de Charles-Quint (1526-1527).-- J. De La Serviére, Les 
idées politiques du card. Bellarmin {fin). - H. Queintin, Une expli- 
cation fantaisiste des orìgines de la Toussaint. - P. Allard, rteen- 
sione di H. de Genouillac: L'Église chrétienne au temps de s' Ignace 
d'Antioche. - Id., recensione di J. Rivière: La propagation du chrìs- 
tianisme dans les trois premiere siècles. - L. C, recensione di H. Le- 
CLERCO.: Manuel d'archèlogie chrétienne. - H. Cochik, recensione di 
L. de Baglio» de la Dufferie: Histoire de la maison de Baglion. 
Les Baglioni de Pérouse. - R. LAMBELIN, recensione di G. Macaulay 
Trevelyan: Garibaldi's Defence ofthe Roman Republic. — 1° aprile. - 
P. Allard, Sidoine Apollinare sous les regnes d'Avitos et de Majo- 
rien. - Id., recensione di HéFÉlé : Histoire des conciles. Nouvelle tra- 
duction francaise. To. I, i* panie. - L. G. Pelissier, recensioni di 



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L. Schiaparelli e F. Baldasseroni : Regesto dì Camaldoli; V. Fe- 
derici, Regesto di S. Apollinare Nuovo. — 1° luglio. - P. Allard, 
Un nouveau livre sur s" Agnès. - J.-M. Besse, recensione di A. Mor- 
tier: Histoire des maltres génèraux de l'ordre dea Frères prècheurs. 
To. Ili (1524-1400). - H. C, ncmsiont di R. DaVIDSoHN : Geschichte 
von Florenz. Zweiter Band. Erster Teil : Forschungen zur Geschichte 
von Florenz. - P. Pisani, recensione di U. d'Alencon t Mémoires et 
lettres du P. Timothée de la Flèche, évèque de Béryte, sur les affaires 
ecclésiastiques de son temps (1705-1730). 

Rivista italiana di numismatica. Anno XXI (1908), fasci- 
coli HI. — A. Luschin v. Ebengreuth, Il sistema monetario degli 
aurei italiani di Carlomagno. - P. Bordeaux, Essai d' interpretati on 
du mot a Flavia >> fìgurant sur les triens des rois Lombarda Astaulf, 
Didier et Carlemagne. - A. Cunietti-Cunietti, La zecca d'Alessan- 
dria (con notizie di monete imperiali). - O. Vitalizi, Due aurei ine- 
diti della zecca di Bologna (con notizia di monete papali). - G. Ca- 
stellani, Una lettera di san Carlo Borromeo a proposito della zecca 
di Fano. - C. Serafini, Medaglioni capitolini. - G. Ciani, Le monete 
del comune di Cremona dal 1155 al IJ29 (monete battute per privi- 
legio imperiale). - E. A. StOckelberc, Il punzone di papa Felice V 
a Basilea. 

Rivista storica benedettina. Anno 1908, fase. IX. — B. Ma- 

réchaux, Lo spirito di santa Francesca Romana. - A. Bossi, Gli af- 
freschi di Tor de' Specchi relativi alla vita di santa Francesca Ro- 
mana. - P. Lugano, Santa Francesca Romana nella memoria dei 
contemporanei e dei posteri. — Fase. X-Xl. - M. Martini, Il diritto 
feudale e l'abate di Cava nel sec. xi. - P. Lugano, Le tarsie di fra Gio- 
vanni da Verona alla camera della Segnatura nel palazzo Valicano. - 
M. P. Kuefestein, Reliquie e tradizioni domestiche intorno a santa Fran- 
cesca Romana, - P. Lugano, I testimoni interrogati nel processo 
del 14J1 per la canonizzazione di santa Francesca Romana. - P. L[u- 
GANO], recensione di H. Grisar: Roma alla fine del mondo antico se- 
condo le fonti scritte ed i monumenti. II edìz., traduz. di A. Mer- 
cati, - Id., recensioni di F. ScHNElDER: Regestum Volaterranum. - 
L. Schiaparelli e F. Baldasseroni, Regesto di Camaldoli, voi. I. - 

V. Federici, Regesto di S. Apollinare Nuovo. - [ ] recensioni 

di P. Ecidi, L'archivio della cattedrale di Viterbo. - R. A. Hobabt 
Cust, Giovanni Antonio Bazzi, hitherto usually styled «Sodoma». 
The man and the painter, 1477-1 549 - [ ] Sommario cronolo- 
gico dei documenti pontifici riguardanti la congregazione eremitica 



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26 3 



camaldolese di Montecorona (1515-1908). - A. Bertini Calosso, Gli 
affreschi della Grotta del Salvatore presso Vallerano. - A. Bacci, Di 
alcune iscrizioni sepolcrali nell'oratorio detto di S. Silvia in S. Saba. 
- G. Formargli, recensione di A. Fa varo: Amici e corrispondenti 
di Galileo Galilei. XXI. Benedetto Castelli. 

Riviste storica italiana. Anno XXV (1908), Nuova serie, 
voi. VII, fase. I. — L. C. Bollea, recensione degli: Atti del Congresso 
internazionale di scienze storiche. Roma, 1-9 aprile 190} (vi sì parla 
delle memorie di L. Pastor, Biblioteche e archivi privati, e special- 
mente delle famiglie principesche di Roma. - V. Waille, Note sur 
une inscription et des peintures murales de la basilique de St-Clément 
a Rome. - M. E. Cannizzaro, L' oratorio primitivo di S. Saba. - 
?. O'Achiardi, Gli affreschi di S. Pietro a Grado presso Pisa e quelli 
già esistenti nel portico della basilica Vaticana. - V. Waille, Les 
voyages de Rabelais à Rome et l'influente que l'art italien de la Re- 
naissance a pu exercer sur lui. - A. Cametti, Un nuovo documento 
sulle orìgini di Giovanni Pierluigi da Palestrina. - G. Radiciotti, 
Teatro e musica in Roma nel secondo quarto del sec. xix). - C. Ci- 
polla, recensione di R. Soriga: Di Ildebrando suddiacono di S. Ro- 
mana Chiesa e della sua leggenda. - P. Spezi, recensione di E. Martin : 
Saint Leon, 100?.- 1054. - C. Cipolla, recensione di P. M. Baumgarten : 
Aus Kanzlei u. Kammer. Erorterungen zur kurialen Hof- und Verwal- 
tungsgeschìchte im 15, 14 und 15 Jh. Bullatores, Taxatores domorum, 
Cursores. — Fase. II. - F. Kuffini, recensione di U. Stultz: Die kirch- 
liehe Rechtsgeschichte. Kirchcnrcchtliclie Abhandlungen. - C Rinaudo, 
recensione dì P. Kehr: Regesta pontificum romanorum. Voi. II. La- 
tium. - P. Spezi, recensione di H. Grisar : Roma alla fine del mondo 
antico secondo le fonti scritte ed i monumenti. - Id., recensione di 
L. Halphek: Études sur l'administration de Rome au moyen age. - 
A. Bonardi, recensione di A. Zanelli: Pietro Dal Monte. - U. Be- 
nassi, recensione dì R. Massicnan : Il primo duca dì Parma e Pia- 
cenza e la congiura del 1547. - C Rinaudo, recensione di L. Mac 
Intyre : Giordano Bruno. - U. Cosmo, recensione di G. Carbonella 
Benedetto XIV al battesimo di Carlo Emanuele IV. - P. Spezi, re- 
censione di F. Corridore: La popolazione dello Stato romano dal 1656 
al 1901. - C. Rinaudo, recensione di U. Pesci: I primi anni di Roma 
capitale. - Id., recensione di G. B. Pagani: The life of Antonio Ro- 
smini-Serbati. - Id., recensione di M. Rosi: I Cairoli. 



Romische QDartalschrift. XXII Jahrg. (1908), 1 Heft. - 
A. Bacci, Osservazioni sull'affresco della a Coronazione di spine » 



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Pretestato. - A. de Waal, Ubi Petrus baptizabat? Ein Sarkophag 
im Museum des deutsclien Campo Santo (in Kìeinere MUleilungen) 
(sarcofago cristiano della line del IV sec). - P. M. Baumrgarten, Mi- 
scellanea Camerali,! 11: 1. Wahlgeschenke der Pipste an das heitige 
Kollegium. II. Exkommunikation von Pràlaten im Jahre IJ90 wegen 
Nichtzahlung der Servitien. - Ehses, Andreas Masius an Kardìnal Mo- 
rone (lettera di Masio del 1561 intorno all' istituzione di una Univer- 
sità cattolica in Duisburg). - J. P. Kirsch, recensione di P. M. Baum- 
garten, Aus Kanzlei und Kammer. Eròrterungen zur kurialen Hot- 
und Verwaltungsgeschichte ini XIII, xiv u. xv Jahrhundert. Bullatores, 
Taxatores domorum, Cursores. - Ehses, recensione di E. Goller : Die 
papstlìche Pò ni lentìa rie. I Band. Bis Eugen IV. - Sghweizer, recen- 
sione di A. Weiss: Historia ecclesiastica. To. I. 

Sltzung sberi ente der KSnlgMcb, Bayertaclieu Akademle 

der WiasenHchaften (Philosophisch-phìlologische u. hist. Kl.). 
Jahrg. 1908, Abh. i. — H. Prutz, Die Anfànge der Hospitaliter auf 
Rhods, 1310-135}. 

Sitiungtfberichte der phUoaophisch-phìlolog. u. d. histor. 
Klasse d. K. B. Akademie d. Wiasenachafteu za Munchen. 
Anno 1907. — J. Friedrich, Ueber die kontroversen Fragen im Leben 
des gotìschen Geschichtschreibers Jordanes. - H. Simonsfeld, Urkun- 
dea Friedrich Rotbarts in Italien. Dritte Folge {Segue : Beilagen. I. Zum 
Aufenthalt Papst Alenanders III in Ferrara 1177). 

Stlmmen aus Maria -I, Bach. Jahtg. 1908, III Heft. - C. Blu he, 
Gregor der Grosse als Hymnendichter. — IV Heft. - O. PfOlf, re- 
censione di E. Goller : Die papstlìche Penitenti a rie. 1 Bd. Bis Eugen IV. - 
Id., recensione di P. M. Baumgarten : Aus Kanzlei und Kammer. Eròr- 
terungen z. kurialen Hof- und Verwaltungsgeschichte im xiu, xiv 
und xv Jahrhundert. Bullatores, Taxatores domorum, Cursores. — 
V Heft. - I. Braus", Die ròmische Kapelle Sancta Sanctorum und ihi 
Schatz. - VI Heft. - O. PfOlf, recensioni di H. V. Sauerland: Ur- 
kunden und Regesten zur Geschichte der Rheinlande aus dem Vati- 
kanischen Archiv. Bd. II-IV. 

Studi «torid. Voi. XVI (1907), fase. III. — L. Campana, Mon- 
signor Giovanni della Casa e i suoi tempi (continuarne). — Fase. IV. - 

L. Campana, c. j. ; [ ] recensione della Raccolta di scritti storici in 

onore del prof. G. Romano (v. tra essi: P. Fedele, Contributo alla 
comune di Roma nel medio evo). 



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26j 



Studimi und Mitt«ilnngen ri» dem BoDcdiktiner- nod dem 
Ciatercìeaser-Orden. Jahrg. XXIX (1908), 1-2 H. — Tu BOhler, 
Hard. Pitra (IV). - P. Bliemetzkieder, Der Brtefwechsel der Kardi- 
naie mii Kaiser Karl IV betreffend die Approbation Weruels als Ró- 

mischen Kònigs. (Sommer 1 578). - ]. Schiudi, t, recensione di G. Schwam- 
bohn : Kirchengeschkbte in Quellen u. Texten. I. T.: Altcrtum und 
Mittelalter. 

TheologUche Qaartaluhrift XC Jahrg. (1908), II Quar- 
talheft. — A. F. Ludwig, Zur Frage nach der Existeni voti Busssta- 
tionen in dei abendlànd. Kirche (con riferimenti ad una. decretate di 
Felice IH). 

ViorteljaJirKbfm fttr Sodai- und WÌrUch«ft« K eschlchte. 
VI Band (1908), II Heft. — G. Mollat, Piocès d'un collecteur pon- 
tificai sous Jean XXII et Benott XII. - Hallek, recensione di Ch. Sa- 
maran et G. Mollat : La fiscalité pontificale en France au xiv* siede. 

ZeiUchrift fflr Katholischc Theologie. XXXII B. (1908), 

II Quartalhcft. — P. Sinthern, recensione di A. ElSLER : Das Veto dei 
katholischen Staaten bei der Papstwahl seit dem Ende dcs 16 Jahrhun- 
derts. - A. Kross, recensione di: Nuntiaturbeiichte aus d. Schweii s. 
d. Konzil v. Trient. I Abt. : Die Nuntiatur v. G. F. Bonhomini 1 J79— 
1581. Documente. I. B. Bearb. v. F. Steffens u. H. Rfjkhardt. — 

III Quart. - L. Fonck, recensione di H. Grisar: Il Sancta Sanctorum 
ed il suo tesoro sacro (edit. italiana e tedesca). 

Zeitschrift for Klrch«ng»*cblchte. XXIX B. (1908), II Heft. - 
A. Hasenclever, Kritische Bemerltungen zu Melanchthons Oratio de 
congressi! Bononiensi Caroli Imperatoria et Qementis Pontificis. 

Zeitschrift fflr schweizerische Kìrcheugeacliichte (Revue 
d'Histoire Eccléfiiaatique Sulaae). 1 Jahrg. (1907), I Heft. — 
D. Muratore, 11 vescovato di Losanna e i sussidi papali per la Cro- 
ciata del Conte Verde. — fi Heft. - B. Fleury, Quelques notes sur 
la fondation et la suppression du couvent des Cordeliers de Grandson 
(con sunto di lettere pontificali dal 12 decembre 1289 al 18 decem- 
bre 1408. Le due ultime sono dei papi avignonesi). - M. Reymond, 
Un conflit ecclesia stiquc i Lausanne a la fin du xn* siede (con ri- 
ferimenti ai pontefici e agli imperatori). - E. Wvmann, recensione di 
F. Steffens u. H. Revnhardt: Nuntiaturbcrichte aus der Schweìz seit 
d. Konzil v. Trient. I Abt. : Die Nuntiatur von Giovanni Francesco 



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Boohonuni 1579-1581. Documento. I Band. — III Heft. - E. Wt- 
mann, Sebastian Weno ùber Plus V u. Gregor XIII. - Wagner, re- 
censione di A. Gastoué : Les origines du chant romaìn. L'Anthipho- 
uaire gregorien. — II Jahrg. (1908), 1 Heft. - J.-P. Kirsch, La fisca- 
lità pontificale dans les diocèses de Lausanne, Genève et Lion a la 
fin du xiti c et au «V siede. - J. Zeiller, recensione di L. Duchesne : 
Histoirc ancienne de l'Églìse, part. I e IL — IL Heft. - J.-P. Kirsch, 
La fiscalità Sic. {suite). - F. D., recensione di L. Bréhier: L'Église et 
l'Orient au raoven ige. Les Croisades. - J.-P. Kirsch, recensione di 

E. Gòllìr: Die papstb'che Pdnitentiarie von ihrem Ursprung bis za 
ihrer Umgestaltung unter Pius V. 1 B. (fino ad Eugenio IV). 

Zeitachrlft far wltjwiiKhaftllcbe Tbeoiogia. L Jahrg. (N. 

F. XV) [1907], III Heft. — J. DrXseke, recensione di K. Guggen- 
berger: Die Legation d. Kardinals Pileus in DeutschUnd 1(78-1382. 



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Le carte del monastero ài San Taolo 
di Roma 

DAL SECOLO XI AL XV 



fL monastero di San Paolo, che oggi si vede a sini- 
stra della basìlica omonima, ha origine dall'unione 
di due monasteri, sortì presso la tomba dell'apo- 
stolo (i). 

(i) Non è qui il caso dì parlare dì ciascuno dì essi, tanto più 
che già se ne occuparono il Duchesne nel Libtr pontificali!, I, 597; II, 
44, nota 83, 567 ; il Sickel nei Prolegomeni jum Libtr Diurnus, II, 
29 sgg. ; pochi anni fa I. Schuster o. s. B. trattando dell' Oratorio di 
Santo Stefano sulla via Ostiense... in Nuovo Bulltttino d'archeologia cri- 
stiana (anno X (1904), p. 185 sgg.), e' il Kehr, Italia Pontificia, I, Roma, 
p. 170. Solo resterebbe da confermare l'opinione del Duchesne circa 
il luogo occupato dal monastero di San Cesario che Schuster vorrebbe 
riconoscere in quel rudero che oggi rimane nei prati di Torlonia, posto 
a poca distanza dalla facciata della basilica di San Paolo. Né ci man- 
cherebbero per questo documenti nel nostro archivio, per rettificare 
questa nota storica, i quali sono concordi a localizzarlo piuttosto sul- 
l'attuale suolo occupato dal monastero odierno che altrove. La solita 
indicazione <• monasterium S. Cesarti ad quattuor angulos » del Regesto 
Subtactnsi (docci:?, 1)9 degli anni 967 e 961) e quella di nmonaste- 
« riunì S. Pauli ad quattuor angulos », sostituita alla prima, ce lo as- 
sicurano. Donde inoltre quest'indicazione «ad quattuor angulos*, non 
è tanto facile dirlo con certezza : potremmo forse congetturarlo dai 
quattro angoli formati da un quadrivio che, non lungi dalla basilica, 
era presso it ponticello, detto di San Paolo, oppure dai quattro angoli 
del quadriportìco della basilica. 

Anhivio della R. Seeielà romana di noria patria. Voi. XXXI. 18 



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26K *B. Trifone 

Un passo della vita di Gregorio II (i) e la formula lxxxvii 
del Liba Dìurnus (2), attribuita allo stesso pontefice, ci ri- 
cordano quest'unione, come avvenuta tra il 715 e il 731. 
Scopo - di essa fu quello di dare vita ai monasteri, toglierli 
dall'abbandono, in cui erano caduti, e ristabilire nello stesso 
tempo una congregazione di monaci che rendesse, di giorno 
e di notte, lode al Signore. Così la salmodia, che fu sempre 
scopo precipuo dell'istituto monastico, ripristinata presso la 
tomba dell'apostolo, riusciva a completare l'opera del clero 
secolare. E, se gli altri monasteri romani, eretti all'ombra 
delle basiliche, in gran parte sforniti di mezzi, col tempo 
soggiacquero a rovina, quasi solo restò quello di San Paolo 
che tuttora sussiste. 

Il culto verso la tomba dell'apostolo stava troppo a cuore 
ai sommi pontefici, perchè essi non risparmiassero mezzi, 
cure ed aiuti per mantenerlo in uno stato sempre più flo- 
rido e decoroso. Infatti i frequenti ristauri, operati nella 
basìlica e negli annessi edìficii; le copiose largizioni, che 



(1) Libtr pontificali!, ed. Duchesse, I, 597: « hic monasteri! quae 
«secus basilicali] Sancii l'.iuli erant ad solitudine!»! deducta innovavit, 
« atque ordinati* scrvis Dei monachi», congrega tionem post longuni 
ntempus constituit, ut ibidem die noctuque Deo redderent laudes». 

(2) Kd. SlCKKL, Lìber Diuriuu Romanortim ponlificvm, Vindobo- 
nae, i88u, p. 114, t'orni, lxxxvii: nquia igitur monasterium Sancii 
« Christì martvris Stephani quod intro atrio b. ap. Paulì fundaium est, 
k oninino constai iam elapso tempore congregatione servorum aut an- 
« dllaniiti Dd, mulatti et solitudini, nullo preposito in eo aut monachis 
i' h;tbi:jntibus, Iradilum, pcrmoti proinde cum passione tanti piaculi 
"a; compulsi dolore apostolica auctoritate previdimus monasterio tibi 
» commisso eiindem monasterium sodare, quatenus a presenti ili' in- 
c< dictione atque in perpetuum a te tuisque successoribus eum sibi 
omnibus in integro subiacentibus disponatur, atque cum Dei timore 
u regalar et veltro coniunctum subsistat monasterio, ita ut et in eodem 
11 venera(bi)li loco domina Deo nostro laudes cxsoh-cre debeatis. nullam 
« vos rationem exinde vel ei pertinenti bus nisi solo Deo hac nostra 
« auctoritate solvendos statuimus. fabricam autem seu luminariorum con- 
" cinnationeui indi ile renter, vos sine dubio procurames, efficiatur... ». 



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Le carte del monastero di S. Taolo 269 



in ogni tempo essi fecero; il disegno di edificare un nuovo 
monastero a spese dell'imperatore Carlo Magno; le pratiche 
che ebbe costui con Adriano I e Leone III per venirne a 
capo(i); la venuta di sant'Oddone (2), di quell'abbate di 
Cluny che tanta influenza esercitò sulla Chiesa tutta e tanta 
energia infuse nelle forze infralite della vita religiosa (3); 
l'incremento monastico apprestato dai monaci di Gorzia, 
chiamativi da papa Agapito 11(4); l'opera energica ed ef- 
ficace d' Ildebrando, monaco ed arcidiacono della Chiesa 
Romana (5); la venuta di san Pietro Pappacarbone, abbate 
di Cava, richiesta da Urbano II (6); quella di Roffredo, ab- 
bate di Montecassino, voluta da Innocenzo III (7), e di tanti 
religiosi illustri per santità e per dottrina, tolti da questo 
o quel monastero e messi al governo di quello di San Paolo^ 
l'unione con la congregazione di Sanca Giustina, organizzata 
da Gabriele Condulmer, cardinale di San Clemente, poi 
Eugenio IV (8), sono la prova più sicura del grande inte- 

(1) V. in Monumenta Gernmniae hìstoriea, Epìstolar. Carolini aevi, 
II, nn. 92, ni O»- 796); 146, 2J5 (a- 798); 147. llf> (*■ 798); 1(0, 145 
(a. 798); 156, 2>3 (a. 798); Annoiti S. Amandi in Man, Gtrm.hist. Seri- 
ptorts, I, 14 (a. 797). Cf. Sickel, Prolegomena &c. 11, 30. 

(a) V. Vita s. Qddonis per Johannes monachus, ed. MlGNE, P. L. 
CXXXIII, 55; «excerpta» in Man. Gtrm. bill. Strip t. XV, 1, 586-7 ; 
cf. Jaffé-E. n. 5514. 

(J) V. E. Sackur, Die Chniactnser in ibfer kircbiicheii and allge- 
mtingtscbicbtUchtn Wirksamkeit, Halle A. S., 1892, I, IOI. 

(4) V. l'ita lohannis abbatis Gor^iemis in Moti. Gena. bist. Script. 
IV, 352; cf. Sackur op. cit. p. 112. 

(0 V. Vita GregorU VII per BERNRifcD mokackus, ed. Migse, P. L. 
CXLV1II, 43, ed il Commentar ius in psabnum LXIV Cìerhohi Reiche- 
ruuergensis del sec. xii, ed. Script. Rerum Germ. p. 461 : ove si legge 
« domus quoque b. l'auli ap. per Gregoriani VII reparata darei nunc 
11 in religione monastica ». 

(6) V. Beda, De temporibus, ed. Gaetam o. s. B. in Cedex Ca- 
vtnsìs, app. al to. V, pp. 38-9. 

(7) V. Elogia abbatum Cassineiiiiiim, nis. Cass. n. 110; et Tosti, 
Storia di Montseassitto, Napoli, 1841, II, 136-7. 

(8) V. in questa edizione dacc. mi. LXXV1, XC1. 



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270 e B. Trifone 

resse che pontefici e principi riposero nel conservare con 
la tomba dell'apostolo tutto ciò che poteva dare ad essa 
lustro e decoro. 

Però l'opera loro insieme a quella che per unti secoli 
prestarono 1 monaci, meglio si manifesta mercè ì documenti 
che per fortuna finora si son potuti conservare. Delle carte 
esistenti nell'archivio del monastero, alcune lo riguardano 
più direttamente, altre gli sì riferiscono per i rapporti che 
esso ebbe. Del resto tutte contribuiscono ad arricchire la 
conoscenza documentaria ed a preparare una storia della 
basilica e del monastero che non fu mai pubblicata (1). 

Prima che il ceto monastico intervenisse nell'ammini- 
strazione del patrimonio esclusivo della basilica, evidente- 
•mente il luogo o lo « scrinium » , ove i monaci deponevano 
i loro « munimina », era distinto da quello del clero seco- 
lare. É risaputo anche che la « traditio » si faceva dai fedeli 
nella basilica per tre diverse vie, l'una sull'« altare maius 
« sub quo vel in quo glorìosum corpus requiescit » ; l'altra 
sull'altare «ad corpus» o « confessionis » ; la terza infine 
sugli altri altari. Allorché i monaci, dediti solo all'omcia- 
tura della basilica, col privilegio di GregorioIII (73 1/41) (2), 



(l) Esìste manoscritta una Memoria dilla basilica di S. Paolo nel 
cod. Vat. Lat. 9671, che l'abbate D. Gius. Giustino Di Costanzo 
(i7}8-l8i)); cf. Faloci Pulignani, L'odeporico delfabb. Di Costanzo in 
Archivio storico per le Marche e per l'Umbria, II, {10 sgg.) ebbe cura 
di abbonare con gran lavoro e stenti. Essa però era passata nette mani 
di Francesco Cancellieri, al quale il DÌ Costatilo l'aveva consegnata, 
affinchè la perfezionasse ed annotasse, e alla fine per altre mani alla 
biblioteca Vaticana, ove oggi si trova. Un abbozzo di questa Memoria 
si rinviene nell'archivio Colonna ed un altro iti, non è molto, acqui- 
stato dalla biblioteca Casanatense, ove si rinviene sotto indicazione 
provvisoria. Anche Nicola. M. Nicolai ci diede una descrizione Della 
basilica di S. Paolo nel 181;, ma incompleta. Sono altre monografie, 
molte delle quali indicate dal Toh assetti, Della Campagna Romana 
in quest'Archivio, XVIf, 91 in nota e dal Kehr, op. cit. I, 164. 

(1) Cf. Japfé-E. n. 2254; Kehr, Italia Pontifìcia, l, Roma, p. 166. 



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Le carte del monastero di S. Taolo 271 

cominciarono a percepire parte delle sue entrate e pro- 
priamente quelle dell'* altare maius », furono obbligati an- 
ch'essi ad offrire sette oblate ogni giorno su sei altari della 
basilica medesima. Ma ciò che in sul principio era solamente 
in pane, in seguito divenne tutto di pura amministrazione 
dei monaci (1); donde l'accentramento di tutto il materiale 
archivistico in un solo archivio, di cui furono sempre de- 
positarli i monaci, destinatari! del resto anche delle offerte 
e dei legati che generalmente sì facevano in favore del beato 
apostolo Paolo, come a persona vivente. 

Non so se per incuria dei custodi dei titoli del sacro 
patrimonio o per altri estranei avvenimenti, frequenti dal- 
l' XI a tutto il xv secolo (2), molte di quelle carte antiche 
fossero venute meno del tutto. Dei documenti precedenti al 
secolo xii non ci resta che un piccolissimo numero e di 
varia natura; e cioè, tre iscrizioni lapidarie di tre privi- 
legi di Romani pontefici ; due atti nel Regesto Sublacense (3) 
di Roizo, abbate di San Paolo ; un diploma dell' impe- 
ratore Enrico IH, raccolto nel Buìlarium Casinense (4), 
un altro di Enrico VI inserito in quello dì Carlo IV (5), 
una bolla autentica di Gregorio VII, un catalogo di beni 
del monaco Oggerio (6) e parecchie copie semplici di atti 

(1) Certamente non prima del secalo x; giacché troviamo ricor- 
dalo nel Regesto Subtacenìc, all'anno 927 (v. doc. 62), tre « filie quod- 
u dam Leoni prìor scole confessionis venerabili» pasilice B. Pauli apo- 
stoli». 

(l) Cf. G. B. De Rossi, De origine, bistorta, indicibus scrinii et bi- 
biiothtcae Sedis apostolica/, in Bibìiotheca Apostolica Vaticana, Codices Pa- 
latini Latini, I, Romae, 1886, p. xc. 

(3) Ed. Allodi e Levi, Roma, mdccclxxxv; dote, citati del se- 

(4) Ed. Margarini, II, Tuderti, 1670, p. 115, « ex archivio S. Pauli 

(5) V. in questa edizione doc. n. xi. 

(6) V. cod. Vat. Lat. 5741, ultimo foglio. La copia che ne fece 
il Galletti è oggi in cod. Vat. Lat. 7932, ce. 488-9. 



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272 li. Trifone 

riguardanti U castello Baccaricìa, altri castelli del territorio 
Collinense e la famiglia dei Teobaldi (1). 

Dei tre privilegi, conservati sul marmo, il primo e il 
noto precetto di san Gregorio Magno, più volte pubbli- 
cato (2), col quale si ingiunge a Felice, rettore del patri- 
monio dell'Appia, di togliere da quel catasto alcuni beni e 
assegnarli al patrimonio di San Paolo per la concinnazione 
delle lampade; il secondo è un « breve recordationis » di Gre- 
gorio III (3), col quale si obbligano i monaci, addetti al ser- 
vizio della basilica, ad offrire sette oblate su sei altari di essa, 
in rispetto delle entrate dell'» altare maius » ; il terzo è una 
« noticia contestationis » di Leone IV (4), con cui si mi- 
naccia scomunica ai violatori ed usurpatori del patrimonio 
della basìlica e a coloro che con simonia concorrono al- 
l'elezione dì quel rettore. 

Notevole inoltre è l'accennata « bulla confi rmationis 
di Gregorio VII (5), che tra gli altri privilegi di fedeli si- 
gnori, re ed imperatori, non nominati, conferma quelli dei 
sommi pontefici Gregorio 1 (y 604), Pasquale I (f 824) (6), 
Leone IV (f 855), Marino II (+946) (7), Agapito II 
(■j-955) (8), Silvestro II (7 1003), Leone IX (f 1054) ed 

(i) V. in questa edizione doce. nn. 11-x. 

(2) Oggi nel museo lapidario Paolino tra i « Monumenta historica 
r basilicali) ; ed. H. Gr;sar, Analtcta Romana, Roma, 1899, I, 1)8 e 
tav. in, n. j. 

(ì) Anche nel museo Paolino, ibidem ; ed. Grisar, op. cit. p. 169, 
tav. ni, n. }. 

(4) Ibidem; ed. Grisar, op. cit. p. 184, tav. v, n. 1. 

(;) V. in questa edizioni- doc. n. 1. Da questa bolla fu desunto un 
elenco di beni del monastero che il Galletti attribuì alla fine del se- 
colo xiv, e trascrisse da un ms. di S. Paolo (n. 241, p. 4). La copia 
del Galletti si trova oggi nel cod. Vat. Lat. 79)0, pp. 105-7, 

(6) Che dono la tenuta di Galeria. 

(7) Che donò la città di Pairica con la chiesa di San Lorenzo. 

(8) Che dono la metà della citii di Martorano, Nel musco lapi- 
dario di S. Paolo si conserva un frammento probabilmente di questo 
privilegio: v. Nicolai, Della basilica di i. Paolo, p 221, n. 575. 



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Le carie del monastero di S. 'Paolo 273 

Alessandro II (f 1073) e le largizioni di un coiai Crescenzo 
di Riccardo, del noto Benedetto Campanini) che indossò 
l'abito monastico in San Paolo, di Teodoro di Rufino e 
del conte Farulfo che ebbe sepoltura nel monastero. 

Meno ricco del resto e il materiale dei secoli se- 
guenti xii, xiii, xiv ; ad eccezione della bolla originale di Ono- 
rio III del 15 maggio 1218, e di quella dì Alessandro IV del- 
l' 8 giugno 1260, non ci resta infatti che ben poco (1) e per 
giunta nemmeno in originale ; poiché la maggior pane dei 
documenti fino al pontificato dì Clemente V fu dispersa; 
di tante bolle pontificie, dei diplomi degli imperatori En- 
rico III e VI, Federico I (2) &c. non esiste più altro. 

A tanto danno, prodotto da cause a noi ignote, si volle 
nonpertanto riparare in qualche maniera ; si ebbero allora 
le trascrizioni autentiche delle bolle di Innocenzo III, fatte 
dal notaio Nicola Bartolomeo di Santo Polo (1362-6), e 
quelle del notaio Paolo di Angelo di Civitella ed Antonio 
suo figlio, il quale condotta a termine l'opera di rìstaurazione 
di tutto l'archivio, affidatagli dall'abbate Giovanni (3), ottenne 
in ricompensa l'investitura del feudo di Civitucula. D'altro 
canto si chiese al papa la conferma delle lettere apostoliche 
che più non esistevano; ed allora Bonifacio IX, accogliendo 
le istanze dell'abbate Giovanni, ricordava nella bolla, spedita 
al monastero, in tal guisa la notizia della perdita dei docu- 
menti : « cum autem, sicut eadem petitio subiungebat, lit- 
« terae apostolìcae predecessorum nostrorum super susten- 
«tatione, exemptione et Hberatione huiusmodi confectae 



(1) Un epistolario di Adenolfo abbate di S. Paolo (a. 1321-2) fu 
pubblicato in questo Archivio (X, 173 sgg.) dal GAMURRIM, Dal cai. 
deli' Anglica D, S, 17. Lo spoglio del defunto abbate di S. Paolo Gu- 
glielmo (t T)68) fu pubblicato nello Spicilegio Vaticano (I, 60 sgg.), dal 
P. Palmieri, De exeatliont abbaiti S. Pauli a. Domini v.crc.LXVIII 
il die xm iulii &c. estratto dall'arch. Avignone se- Val. mjj, ce. 128 sgg. 

(2) V. dot. in questa edizione 11. xi. 

(5) V. doc. n. un dell'anno 1305. , 



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274 *&> Trifone 

« incurata conservanone et inadvertentia irrecuperabiliter sint 
« deperditae. . . a (i). 

Dato pertanto ordinamento all'archivio con un nuovo 
inventario, fatto dallo stesso notaio Antonio di Paolo, il nu- 
mero delle carte crebbe sempre più, per l'amministrazione o 
incorporazione di chiese e monasteri alla basilica di San Paolo. 
Di qui la presenza delle carte dei monasteri uniti di San- 
t'Andrea in Flumìne e San Silvestro del Soratte(2); di 
San Benedetto di Nepi (3); di San Clemente di Tivoli (4); 
della chiesa di Santa Maria in Cosmedin (5), ed altre chiese 
di Roma; di certe rettorie di Segni, Narni, Rieti, Aversa 
e di quelle importanti dì Santa Maria di Canali di Amelia, 
di Santa Caterina, San Benigno, Santa Margarita, San Gior- 
gio, San Bartolomeo, San Salvatore e dì alcuni ospedali 
dei leprosi di Todi, di Sant'Apollinare Nuovo di Ravenna (6), 
di Santa Maria di Fontevivo ìn quel di Parma ; nonché 
di un piccolo numero di documenti di varie provenienze (7). 



(0 V. Margarini, op. «L II, 289; cf. doc. n. ivm. 
(a) Di questi due monasteri ha traUato il Tomassetti, Della Cam- 
pagna Romana, in quest'Archivio, VII, 581-408 Sgg. 

(3) V. anche Tomassetti, ibid. V, 601-8 sgg.; Kehr, op. cit.11, 180. 

(4) V. Margarini, op. cit. pp. 275-6 e 514. 

(;) Unita con una bolla del pontefice Eugenio IV del 25 gen- 
naio u}5; v, doc. n. xax. 

(6) V. Federici ci procurò un'edizione di questo fondo in Regala 
Chartarum Italìat, Regesto di S. Apollinare Nuovo, Roma, 1907; però 
un'altra quarantina dì documenti del medesimo fondo, tralasciati per 
inavvertenza, vedranno anch'essi presto la luce. 

{7) Come sarebbero le carte dell'ospedale di S. Maria dei Croci- 
feri (v. doc. xvm), dei monasteri di S. Maria di Publica in quel di 
Camerino (v, doc. xxm), di S. Pietro di Fiorentino (v. doc. xxvii) e 
di S. Maria di Casliono in quel di Parma (v. doc. lxxx), delle chiese 
di S. Lorenzo fuori le mura di Roma (v, doc. ccxl), della cattedrale 
di Cartagena (v. doc. ccxlv) e di S. Pietro de Apicio nel Beneven- 
tano (v. doc. ccxi.rv). . Quanto poi alle carte dei monasteri di Subiaco, 
rimanda alla mia pubblicazione, in questo Archivio (XXXI, io 1 sgg.), 
Documenti SabUutnsì. 



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I* carte del monastero di S. 'Paolo 275 

Data però l' importanza di alcuni di questi fondi (1) occor- 
rerà discorrere di essi separatamente più tardi, facendo pre- 
cedere per ognuno opportune note storiche illustrative. Il 
resto poi, che riguarda, la maggior parte, il territorio ro- 
mano, sarà incluso nella presente raccolta. 

Pertanto una riflessione va fatta sulla sede del nostro 
archivio : fino al secolo xv essa fu indubitatamente sempre 
in San Paolo, però non fu così nei secoli susseguenti al- 
lorché le scorrerie, le guerre dell'Agro romano ed anche 
l'aria malsana costrinsero i monaci a mutare sovente dimora, 
ora a San Clemente dì Tivoli, ora a San Crisogono, a Santa 
Maria in Cosmedin, a San Saturnino sul Quirinale in Roma 
e finalmente a San Callisto in Trastevere. Per queste trasmi- 
grazioni, almeno di una parte della comunità dei monaci, 
l'archivio dovette subire nuove dispersioni ; tanto che Cor- 
nelio Margarini (1 593+1 681) (2), archivista del monastero 
e prefetto di tutti i tabulari! della congregazione Cassinese, 
vide la necessità di dare loro un ordinamento ; ed allora fu 
che in San Callisto tutto il materiale archivistico fu disposto 
secondo la varia natura delle carte, e ogni gruppo di esse 
fu segnato con lettere alfabetiche, e numero progressivo; 
ma gli atti pubblici furono confusi con quelli privati. Su 
ciascun documento il Margarini pose una targhetta cartacea 
con una breve notizia dei contenuto, che registrò anche in 
un Indice. Queste cose durarono fino al 185 1, quando cioè, 
per l'occupazione del palazzo di San Callisto, fatta dai sol- 
dati francesi, insieme con tutti ì libri della biblioteca, que- 
ste carte furono da costoro trasportate a San Paolo; ove 
conservano ancora l'antica disposizione, in attesa di una 

(1) Cioè di quello di Todi, di Font evivo e di Amelia. Notisi però 
che le carte di San Magno di Amelia si trovano nell' archìvio di 
S. Paolo almeno fin dal secolo xvm, allorché furono trasportate quivi 
da quel monastero. 

(2) V. M. Armellini, Bibliotbtca Benedtclino~Quiiunsù &c, Assisti, 
mdccsxxi, I, 140-2; Palmieri, Spiciltgio Vaticano, I, lai sgg. 



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276 'li. Trifone 

nuova. Vindice suddetto, in otto volumi, oltre la notizia 
dei documenti in pergamena, disposta in maniera da faci- 
litarne la ricerca, secondo i nomi delle persone, dei luo- 
ghi, comprende anche quella dei documenti cartacei, riu- 
niti in circa quattrocento volumi, dei quali purtroppo oggi 
deploriamo la perdita (1). Di qui l'importanza rara se non 
unica di alcune notizie di quest'Indice. Con esso ci è ri- 
masto ancora un voluminoso manoscritto del secolo xvm 
di autore ignoto, intitolato Codex diplomatkns basilica* et 
monasteri! S. Pauìi col numero 366 di quella collezione, 
legato in pelle (2). In esso sono trascritti circa trecento 
documenti tra bolle pontifìcie, diplomi ed atti notevoli ; 
comincia col noto precetto di san Gregorio Magno e fi- 
nisce con la bolla di Innocenzo X del 17 settembre 1653. 
Nonpertanto esso alle volte ci dà documenti di cui non 
possediamo più gli originali. Gli fu premesso un indice di 
altra mano, diviso in otto parti: t) « Basìlicae et monasteri 
a S. Pauli u ; 2) « Mon. S. Marie de Fonte vivo Parm. dioe- 
«cesis»; 3) Monialium Tuòertinarum n; 4) « Appen- 
«dix ad diplomata mon. et bas. 5. Pauli»; 5) «Mon. 
« S. Appollinaris Novi de Ravenna » ; 6) « Monialium 
« Amerinarum »; 7) « Hospìtalium leprosorum » ; 8) « Mi- 
« scellanea ». 

Nell'archivio odierno quindi, ad eccezione di un numero 
di circa milleseicentocinquanta carte, di cui se ne son per- 
dute più di ducentoc inquanta, e i volumi manoscritti indi- 
cati, non ci resta altro. 

Col Margarini stesso, se non erro, si cominciò l'edi- 
zione di una parte del materiale archivistico dì cui egli 
si servi pel suo Bullarittm Casinenst (3). In seguito attin- 

(0 V. la mia noia a p. ioj del voi. XXXI di questo Archivio. 

(2) Un altro manoscritto di istrumenti dal 16893) 1699, segnato 
n. 295, anche appartenente a quella collezione, fu acquistato non è molto. 

(j), Cf. in questa edizione docc. nn. I, HI, vi, xi, sui, xv, svi, 
xvii, xxx, xl, lviii, lxxii, lxxvii e vin, Lxxxiv-v-vi-vn, xci, xcv-vi. 



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Le carte del monastero di S. Vaolo 



sero dal nostro archivio anche il Galletti (i), l'Affò (2), 
il Kehr(j), il Federici (4). Altri invece si contentarono di 
trascriverne o transuntarne alcune o darne una breve no- 
tizia, come fecero Felice Contelori (5), Pier Luigi Gal- 
letti (6), tanto benemeriti in questi studii, a cui dobbiamo 
trascrizioni di documenti oggi smarriti (7), e finalmente 
D. Gregorio Palmieri. 

Secondo le norme dì quest'Archileo serberò l' ordine 
cronologico ai documenti, come più corrispondente allo 
svolgimento reale dei fatti; adotterò anche il metodo cono- 
sciuto nel transuntare quelli che sono anteriori al ijoo; 
aggiungerò la notizia dei seguenti fino al 1500 in lingua 
latina, più qualche documento per intero secondo l'oppor- 
tunità (8). Chiuderà il lavoro la notizia Margariniana dei 
documenti che mancano, più un indice dei notai. 

San Paolo f. 1. mura. 

Basilio Trifone 



xcix, cv-vi, cxiii, csv- vi, cxxvii-vm, cxxxii-w, cxliv, cslvi, clviii, 
cLxn, CLXXY111, clxxxi, ccxxxvi. 

(1) Cf. docc. nn. iv, v, vii, vili, xx, xxvi, XXIX, XXXIII, ui-IIl, 
lxiv, xeni, cxlvi, clii, cxv. 

(l) Lo vedremo trattando dell'edizione delle carte di Font evivo. 
0) Ct dot. n. xii. 

(4) Vedi la noia precedente, ove si parla delle catte di Ravenna. 

(5) V. cod. Vat. Barb. 1468 (XXXII, 159, olir» 2485); cf. Naeh- 
richten toh dtr Kònigl. Geseìtsthaft àer Wisienuhafttn j» Gdltingtu, 
a. 1905, p. R6; archìvio Vat. misceli, arni. VII, lo. iji. 

(6) V. codd. Vat. Lat. 7950, 79)2, P. 11, III, 7952, P. I, 8029, 
P. 1, 11, ed un inventario delle principali carte del nostro archivio 
dal 514 al ijoo, oggi in cod. Vat. Lat. 7927. e. 276 sgg. C(. Nacb- 
richlea Sic. GSUittgen, a. 1903, pp. 22-24. 

(7) V. nell'Appendice. 

(8) Come la bolla di Gregorio VII (v. doc. i), quella di Onorio III 
(v. doc. xvi), le Consuetudini stabilite per il monastero di S. Paolo 
(v. doc. xxiv), nonché un inventario dei beni del monastero di Civita- 
castellana (v. doc. xliv). 



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278 <B. Trifone 



Gregorio VII prende sotto la sua protezione il mona- 
stero di San Paolo e gli conferma tutti i suoi beni e pri- 



- illustrii prefetti notarili! de mandato et auctoritalc Ugolini Bandii, ludici» ordinarli, pre- 

• cibila memachorum mon. S, Hanoi de Amelia. In domo Intii cardinalii de Amelia prc- 

• temibili fr. Bendino Bctardi de Amelia, h. Antonio de Monte Falcone de ord. Predite- 
ti", i) del hi. iiY, mutila dalla meta in giù. 

Mei verso di T. 3, due note, una del tee. rat: aGregorii VII «mnrmatio bonorum 
. o ni ninni «ero mon. S. Pauli conccaiorum priiilegiorum oemptionurn ., l'altri del aac.xni 
■ Ccmfirmetio bonorum omnium mon. S. Pulì, faeta per Grcgorìum VII ■, In quello di 
T. i due note, una del tee. XIV: ■ hoc rxemplum tianmmpti fitti tempore Gregory' pp. 

Pflvch-H.utuic (llrr lt*lic*m, Stuttgart, iBBj, p. >o) t Loin.ra.» (Aratila pauif- 
nm «MnartM, iSS ( , i. ■(■ ;ioo) ormai è Rato detto dal Kiwi (beli* PftiftU, I, Rea», 
p. tSB; 11, Laium, p. iflo). E che ili interpolalo ballerebbe per convinceteene la eoi* in- 

pia d'un tecolo dopo il pontificato di Gregorio VII, da papa Innocen» 111, con una bolla 

Tra «trilione: del tee. Kit, in cod. Vai. Baro. 146!, n. 1: e in cod. Vai. itch. mltcell. 
armad. VII, lo. 1)1, e, 1; del ter, jmtl in CuU* itpUmmlims, e. <1 . jgg. Edil.: Mucaiixi, 
B.IUri.v, 11. 107. non poco «correità; dalla qoale .lliniero Nicoli, B-ailU* H S, P-ob, 
p. Mi MlGKL, P. L. CXLVI1I. 711; Coppi, Diijn-iar ■■..«■' itila pmuiftit Alludimi* t*t- 
chtolc t i*, p. ji( ; ■ eictrpta ■ CatcnHi, Mtmorit storiti* di Poli, p. 100, n. 4. Per il reato 
Cf. Klii», op, eli, 1. Roma, p. log, o. 16, e Pa/wiirhnMraj in Rum, Ica», p. 130. 

pp In nomine Domini. Amen. Hoc est cxemplum cuiusdam esempli 
cuiusdam privilegii cuius tenor talis est. In nomine Domini. Amen, 
lìgo Matheus sacrosancte R. E. scrìniarius perspiciens autenticum pri- 
vilegium f. m. domini Gregorii pp. b. Paulo ap. de subscriptis pos- 
ses si oni bus, ccclesiis et alìis rebus indultum, concessum et confi rmatutn 
atque diligenter inspecto in nulla sui parte vitiatum repperiens ad pc- 
titionem conventus monachorum mon. S. Pauli de Urbe, aucloritate 
subscriptorum iudicum habentium ordina rioni potesutem, ipsum in 
formatti publicam exemplatus sum. Quod quidem tate est. Domino 
s.incto ac beatissimo tnagnoque predicatori et magistro geminili in 
Ade et venute, Paulo apostolo, Gregorius indignus servus. Quo- 
ticnscumque libi, sancte Paule apostolc, vas electionis, aliquid dati 



>, Google 



•rie del monastero di S. Taofo 



videtur, non nostra concedimus, set tua potili? rcddimus, vel confir-" 
mamtis. Atque ideo, non immerito transitoria et terrena tribuimus, per 
qiiem adipisci celeslia et. eterna speramus. Nam quid unquam sinc 
te nostrum est? Quapropter ego Gregorius episcopus servus eius 
omniumque servorum Dei, a remedio anime mee cedo, trado et inrevo- 
cabili ter largior omnes oblationes, quecumque a fidelibus christianis 
super altare tuum oblate fuerint, sub quo sa eros art et um corpus tuum 
creditur esse reeonditum; necnon et oblationes confessionis et omnium 
altatium tue ecclesie, prò restauratone monasterii et ipsius ecclesie 
et substentatione fratrum ibidem servientium Deo in perpetuum, sicuti 
a sanctis antecesso ribus nostri? tibì famulantibus concessum esse co- 
gnoscitur. Atque totum gualdum qui vocatur Lapigio in integrum, curii 
ecclesia S. Proculi, sive quibus aliis nuncupatur vocabulis, cultum vel 
incultum, et cum omnibus ad supra scriptum gualdum generaliter et 
integrum pertinentibus ; et medietatem castelli A rdie, cum rocca sua, 
et turre maiore, cum omnibus suis pertinentiis ; et ecclesia m S. Marie 
in Cannella, cum suis 'pertinentiis; et massaro Fusanam, cum om- 
nibus suis pertinentiis; et medietatem laci Folianì; et tertiam partem 
laci Caprulaci; et castroni Velletrum, cum omnibus suis pertinentiis, 
sicut a sanctis pontificibus concessum est; et in Albano cellam S. Ni- 
colai, et cellam S, Marie que vocatur Minor, sitam in Palatio, et cum 
omnibus ad supradictas cellas pertinentibus; et in Palatio ecclesiam 
S. Trinitatis, cum toto eodem Palatio; et massam que vocatur Flo- 
riana, vel quibus aliis vocabulis nuncupatur, cum tetris, silvis, campis, 
pratis, pascuis vel cum omnibus ad suprascriptam massam Florianam 
generaliter et integrum pertinentibus. Item, casalem quod vocatur Ca- 
stellione, cum casale iuxta se quod vocatur Filioli, cum terris, silvis, 
campis, pratis, pascuis ve] cum omnibus ad ipsos pertinentibus. Atque 
casalem quod vocatur Valoranum, cum vineis suis atque silvis simulque 
pratis; et casalem quod vocatur Squeianellum, cum suis pertinentiis; 
et medietatem fimdi qui vocatur Draconi, cum omnibus suis perti- 
nentiis; necnon et castellimi quod vocatur Decimum, cum omnibus 
suis pertinentiis, sicuti concessum est a Crescentio filio Riccardi ve- 
natorìs. Monasterium quoque Christi martyris Anastasii, cum omnibus 
suts pertinentiis, casis, casalibus, vineis, atque cellam vinarìam ; An- 
tonianum, villam Pertunsam, Bifurcum, et Prinianum, Cassianum, Si- 
lonem, Cornelium, Tesolatam, atque Comelianum, cum omni iure in- 
strumentoque suo et cum omnibus ad eam generaliter pertinentibus. 
Adicientes etiam buie cessioni hortos duos, positos inter Tyberim et 
portas ipsius ecclesie, euntibus ad portam ci vitati s parte destra, quos 
dividit fluvius Almon, inter affine* horti monasterii S. Stephani, quod 
est monasterium ancillarum Dei, positi ad S. Paulum apostolum. Et 
fundum Piscìniani, cum vineis et hortis suis. Simulque temile que 



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•B. Trifone 



vocantur Fosse Latronis, posile ilem iuxta eamdem porticum, euntibus 
similiter ad portam parte sinistra, ubi nunc vinee facte sunt; que 
terrule coherenl ab uno latere possessioni Eugenitis quondam Scola- 
stici, et ab alia pane possessioni monasterii S. Eristi. Iteti) et mona- 
steriura S. Cosmati situiti in valle Tibertina, cui» omnibus suis perti- 
nemiis; et ecclesia™ S. Pauli apostoli sitam infra cmtatem Tibertinam. 
Simulque Ansedonam civitatem, cum pertinentiis suis et portu suo. 
Montein qui vocatur Argentarmi™, cum lacu Catamare, ubi est ecclesia 
5. Angeli ; et medietatem castri Orbiteli], cum pertinentiis suis ; ei 
castrum quod vocatur Elsa, cum omnibus suis pertinentiis. Pari modo 
lacum prope niontem Argenlarium, cum piscatiis suis, ita ut medietas 
piscium, qui ibi capiuntur, redd.itur su prassi pio nionasterio S. Pauli 
apostoli. Insupcr Casamariam, cum terris el familiis suis, sicut in curte 
regis persolvere solita erat, oninia in integrai)!, siculi ab imperatoribus 
et sanctissimis pontirkibus concessa sunt et in perpetuum confìrmata. 
Etian! ponionem de lacu qui vocatur Dulia ; necnon et Cesinam que 
ponitur inter Piretu; atque vineas, que ponuntur in Simproniano. In- 
super et terra m iuxta piscariam seu vineas que ponuntur in Cerba- 
rola, et alias vineas que ponuntur in Querquetu. Necnon et casale 
quod vocatur Visilianum, cum oratorio Sanctorum Ioannis, et Pauli, 
cum casis et vineis seu massaritiis et familiis suis et cum omnibus 
ad se pertinenti bus. Pariterque salinas paria septem in Urbe Vetere, et 
alias salinas posìtas in Abinea paria decem. Item casa, massarilia, cum 
nuncipiis suis et cum omnibus ei in integrum pertinentibus ; et alias 
salinas paria duo positas in territorio suprascripto. Insuper ecclesìam 
Sancii Angeli in Simproniano, cum oratorio Sancii lohannis posito in 
Portu Herculis, omnia iurìs proprietatis eiusdem monasterii. Insuper trado 
tibi quatuor ntolas in Albano, et unatn in valle Ariccia, cum forma 
sua, cum omnibus que tuo iure videtur ìbidem ha bere. Itemque con- 
lìrmamus tibi doctori gentium monasterium Sancti Sergii, cum omnibus 
suis pertinentiis, sitimi ìli Subura. Et monasterium Sancte Prisce, cum 
omnibus suis pertinentiis. Item et ecclesìam Sancii Foce martvrìs, 
que iuris Sancti Anastasii oliin fuit. Et ecclesìam Sancti Leonis pp. 
positam iuxta monasterium Sancii Andree ad Clivum Scauri; nec non 
et ecclesiali) Sancti Nicolai silam iuxta formatti Claudii. Similiter et 
piscariam in numine Tiberis in Marmorata. Seu omnia que infra Ro- 
mana urbe a viris religiosis seu a quibuscumque personis tibi con- 
cessa sunt corroborami. Insuper curtem Sancte Cecilie que vo- 
catur de Mega, cum omnibus suis pertinentiis, sitam foris portam 
S. Laurentii, hiis finibus terminatami ab uno laiere (lumen Tibur, 
ab alio latere rivus Mege, et per eundeni rivum ascendit usque ad 
terram S. Lucie de Renati, indeque usque publicam viam, que vo- 



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Le carte del monastero di S. 'Paolo 



catur S. Valentin!, et sub inde descendit usque in puteum publicum, 
et ex eo descendit per formellas usque in suprascriptum flumen Ti- 
buris. l'utidum vero Patemi, qui similiter situm est foris portoni S. Lau- 
rent!!, Cimi terris, panunis, hortis, aquimolis, terris cultis vel incultis 
et cum omnibus suis pertinentiis. Itemque confirmamus tibi casale de 
Salone, cum castello suo et aquimolis suis. Necnon et aliud casale quod 
vocatur Ponte de Nona. Simulque casale quod vocatur Casa Arsicia. Qutn 
insuper concedirnus tibi castellum quod vocatur Longeze, cum omnibus 
suis pertinentiis, silvis, campis, pratis, pascuis, arboribus pomiferis, fru- 
ttifera ve! infrucliferis diversi generis, fontibus, rivis aque perhennis, 
ediliciis parieiinis, cryptis, arenariis et cum aquimolis suis. Simulque 
medietatem Castelli Novi, cum suis pertinentiis. Curteraque et massam 
S. luliani, cum pantane et silvis, terris cultis et incultis, sicut anti- 
quitus limitata fuit, cum medietate laci Borrani : videlicet a .1. latere 
flumen Tiburis, a .11. latere rivus Cse, per eundem rivum usque ad 
pontem Sanctarum Digne et Mefite, a .111. vero latere ab eodem ponte 
per Scilicem usque ad Pilum factum, et exinde per eandem Sciliceni 
in rivum Spineti, .tv. vero latere temiinatur per eundem rivum Spi- 
neti usque in Scilicinum rivum et per eundem rivum usque in flumen. 
Preterea confirmamus tuo venerabili monasterio et corroborami ca- 
stellum Passarani, cum rocca sua et cum omnibus sibi pertinentibus. 
Simulque concedirnus tibi roccam que vocatur de Guerro, cum om- 
nibus suis pertinentiis. Atque medietatem castelli quod vocatur Co- 
lupna, cum omnibus suis pertinentiis intus vel foris, cum ecclesia 
tota Sancti Salvatoris et alia ecclesia Sancte Dei genitricis Marie po- 
sila in Oliveto, atque ecclesia Sancti Laurentii que vocatur Marmorio. 
cum omnibus suis pertinentiis, necnon et castellum Sancti Victorini, 
cum omnibus que sibi pertinent. Et in e Svitate Tiburtina monasterium 
Sancti Angeli positum in monte qui vocatur Plaiule, roccam quoque 
Sancti lohannis qui vocatur Camporacii, cum omnibus suis pertinen- 
tiis, poium vero de Numentana, cum omnibus suis ecclesiis atque per- 
tinentiis ad Campum Rotundum cum ecclesia Sancte Reparate atque 
silvani que vocatur de Saucta Reparata. In Albano fundum Tribuni. 
Quin et donamus tibi egregie doctori gentium castrum Platani, cum 
suis pertinentiis intus vel foris. Atque castellum Vaccaricie, cum 
omnibus suis peninentiis. Itemque castrum Morilupo, cum suis perti- 
nentiis. Castrum vero Lepronianum, cum omnibus suis pertinentiis. 
Tertiam partem civitatis Scapitinone, cum omnibus suis peninentiis. 
Civitatem vero de Coloni», cum omnibus suis pertinentiis. Castrum 
quoque Fornitili, cum omnibus suis pertinentiis. Fundumque Mace- 
ranum positum iuxta ecclesia m Sancti Cornelii. Monasterium Sancii Be- 
nedici! de Nepe positum in Pentoma. Massam que vocatur Ulmetum, 



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t B. Trifone 



positam in territorio Nepcsino. Similiter massa ni que vocatur Meiana, 
posita iuxta Nepesinam cìvitatem. Atque lacum qui vocatur lanuta. 
Itemque concedimus tibi egregio dottori gentium ecclesiam Sancti Ste- 
phani cum castello et burgo suo positum insta cìvitatem Sutrinam, 
cucii tetris seu Ortis atque molendinis, vineis, campis, pratis, pascuis, 
arboribus pomiferis, fructiferis vel ìnfructiferis. Necnon et conrirmamus 
tibi firndum qui vocatur Lubre, cum vineis et pratis, cum tenia semen- 
tarìciis, cum pantanis et paludibus suis. Itemque confirmamus tibi he- 
reditatem que otim tuit de Guido de Sergi, postea empta a mona- 
sterìo tuo, quartam scilicet partem Casteltionis; sex pedicis terre 
semeutariciis cum vineis seu pantanis atque pratis, atque cum parte 
quarta rivi Octavi; atque ecclesiam Sancii Iohannis positam in fùndo 
qui vocatur Malìano, cum ipso fondo, sicuti a sanctis ponti fi ci bus con- 
cessimi est tibi. Itemque in civitate Hostiensi, ecclesiam Sancte Dei 
genitrici s Marie domine nostre cum suis pertinenti is. Et mxta mare, 
medietatem ecclesie Sancti Laurcntii, sitam in territorio Ardiatino. 
Atque ecclesiam Salvatoris positam in Decimo. Castellimi quoque quod 
vocatur Sanctus Paulus in lana. Terram vero de Caneto, que est 
foris portam Sancti Pauli, iuua ponicura, quam nunc detinent mo- 
nachi Sancti Bonifacii. Atque portam Urbis que vocatur Sancti Pauli, 
cum redditu suo. Et molas duas m fluvio Almonis subtus pontem, cum 
ecclesia Sancti Andree. Totumque castellimi Sancti Pauli quod vocatur 
lohannipolim, cum mola iuxta se. Itemque totum castellum, quod vo- 
catur Curcurlum, cum curte Sancti Primi. Et cast rum quod vocatur 
Polis, et castellum quod vocatur Fustìnianum. Et castellum quod vocatur 
Gallicani, siculi Theodorus de Rufino olim tibi dedit. Cìvitatem vero 
Patricam, cum omnibus appendiciis et cum tota ecclesia Sancti Lau- 
rcntii, siculi beatus Maninus papa concessit monasterio tuo. Et mon- 
tem Porculi. Atque monasterium Sancti Petri de Massa, situm in ter- 
ritorio Pelestrino. Itemque concedimus tibi Sanctam Mariani que co- 
gnominata Domine quo vadis, et totam planiciem ante ianuas ipsius 
ecclesie, ubi fullones candificant pannos, cum trìbus molendinis, que 
ibidem sunt. Et medietatem Circi, cum omnibus criptis, ubi lutea vasa 
coquuntur. Et balneum, quod nunc delinei Gregorius de Tusculana. 
Ecclesiam quoque S. Salvatoris in capite pontis S. Marie, cum domo 
eius. Et infra Urbcm et porticum S. Petri, quinquaginta mansiones. 
Atque deceni et octo filas salinarum in campo de Saline. Et casale 
quod vocatur Falconis totum ex integro usque ad pontem Molli et usque 
ad S. Leucium. Et totum Fascanorum, et totum Quintum. Et totam 
Galeram, cum colonis et colonabus suis, et omnibus terminibus, sicut 
concessum est monasterio tuo a papa Pascasio predecessore nostro, 
excepta terra parva, que ibi detinet S. Sabas. Et totam massam Cesa- 



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Le carie del monastero di S. Taolo 283 



nani, cum cokmis et colonabus suis, siculi Benedictus Campaninus mo- 
nasterio tuo dedit quando effectus est ibidem monachili. Et totani mas- 
saro I uliana m cum castello. luli aneli uni, cura colonis et colonabus suis. 
Atque medìetatem civitatis Manturane et totius territori! eius, cum co- 
loni* et colonabus suis, siculi papa Agapitus dedit monasterio tuo, qui 
et alterai» raedietatem retinuìt in dominio suo. Et medìetatem pontis 
Veti eoi. Et duas ecclesias in Colina, iuxta Vaccariciam, cum omnibus 
villis suis, idest 5. Christina et S. Lucia. Et quatuor massas iu Nazano, 
et usque ad portarti ipsius castelli quod vocatur Nazanum, et usque ad 
Casam muratam; quorum nomina lice sunt: Monumentimi, Priscianum, 
Paramentutn, Cascami m, Casavetuli, prope raoutem Soraeti, cum colo- 
nis et colonabus suis, que dedit Farulfus comes libi, qui sepuluis est in 
monasteri tuo. Itemque totum agrum Veranum, ubi ecclesia B. Lau- 
rentii martyris sita est, quem Constantinus imperator tibi doctori gen- 
tium dedit, tali tenore, ut per singulos annos redderes trecento» qutn- 
quaginta soldos. Duo quoque castella, que detinet Raynerius comes 
filius Veille, idest mons Pado, et campum Lacum, Grossetutn ; que 
omnia tibi dedit b. m. papa Marinus, cum Elsa maiore que vocatur 
Crassa. Tandem, quia longum est ire per singula, summatim connr- 
mamus et cotroboramus tibi tuoque cenobio in perpetuum quicquid 
connrmatum et corroboratimi tibi constai per antecessorum nostrorum 
privilegia, seu quicquid iustum concessutn tibi est, et deinceps conce- 
detur per quorumlibet hominum scripta. Ab omni etiam iugo seu 
dìtione cuiuscumque persone prefatum monasterium hoc privilegio 
nostre auctoritatis absolvimus. Decermmus etiam, ut cuncta loca ur- 
bana vel rusticana, idest curtes, massas, casalia, vineas,' terrai diver- 
saque predi a eulta vel inculca, cum colonis ec colonabus, setvis et 
ancillis, que ab aliquibus fidelibus christianìs eidem monasterio con- 
cessa sunt, seu etiam que a b. ni. octo videlicet predecessori bus nostris 
ponti liei bus, Gregorio quondam doctore mellifluo, atque Leone IV, 
atque Silvestro, et Marino, sive a Leone IX, et Agapito, atque Pa- 
scasto, et Alexandre prelato monasterio per precepti pagina: concessa 
et «infirmata sunt, et etiam que per aliqua munimìna vel precepta 
antecessorum nostrorum ad eundem pium locum pertinere videntur, 
cum magna securitate servitores [lui] loci possideant in perpetuum, ut 
nichil omnino de hiis, que a nostris predecessoti bus vel ab aliquibus 
Deum timentibus inibi concessimi est, ullo modo qualìbet occasione vel 
cupidttatis ingenio, alicuius discretionis titillo, scilicet de heredìtatibu* 
ipsius loci omnino imminuatur, interdicentes per sancte Romane 
Sedis, quam vos Deo auctore fundastis, auctoritatem. Statuimus in- 
super ut hoc prefatum monasterium nullius aleerius ecclesie ìurisdictio- 
nibus, nisi Romano pontificatui, subtn ittatur. Et ideo omnem cuiuslibet 

Archivio tirila R. Società romana il noria patria. Voi. XXXI. 19 



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284 *B. Trifone 



ecclesie sacerdotem in prenominato monasterio et in cunctis cecie- 
siis sibi pertinentìbus qualibet auctorilate habere dictionem, preter no- 
strani Sedis apostolìce, prohibemus atque terribiliter sub divini iudicii 
abtestatione, nostraque, videlicet, tam Petri coapostoli lui, quamque 
tua potestate, mini, quamvis indigno, tradita, interdicimus ; et nisì a 
rettore ipsius tui predicti monasterii fuerit invita tus, nec missarum 
sollempnitatem ibidem quis non presuma! celebrare omni modo. Et 
ubìcumque vel a quocumque episcopo servitores tui voluerint ordinari 
ad diversos ecelesiasticos ordines, vel altarìa edificare, sive ebrìsma 
suscipere, liberam habeant facultatem. Concedimus etiam tue sancte 
congregationi, ut nullus episcopus audeat quemquam monachorum vel 
clericorum, per diversa loca, ecelesias eidem sacratissimo tuo loco su- 
biectas, ex coni m unica re, vel ad sinodum sine ticentia sui prelati pro- 
vocare. Preterea concedimus cidem congregai io ni sacratìssimi tui loci 
predicti omnibus, qui in perpetuum inibì spìritualiter, secundum re- 
ggiani scilicet b. Benedicti, monachis tibì servientibus, potestatem eli- 
gendi sibi specialem sui rectorem, pari modo coni muri iq uè Consilio, ad 
laudem Dei et salutem suarum animarum, ex eadem videlicet congre- 
gatione si inde inter eos fuerit inventus qui predictum monasteriurn 
secundum Deum regere possit; quod si in eodem monasterio non fuerit 
inventus ad regimen quisquam specialis vdoneus, quod te cum omni- 
bus sanctis iuvante numquam eventurum speramus, tunc successor no- 
stcr, una cum specialibus clericis et laveis diversi ordinis, de quocumque 
loco potuerìt, libi sancte Paule, duci honorum fortissimoque predicatori, 
stimma cum diligentìa dignum ministrum ad regendum tibi servientem 
eligere procuret. Preterea secundum hoc privilegium nostre aucto- 
ritatis, et propter ipsius cenobii tui devotionem, quam specialiter re- 
tinemus in te maxime predicator veritatis, et propter utilttatem illtus 
monasterii, quem per omnia comproba vimus, et cotidie comproba - 
in us, remittimus et indulgemus tuo monasterio in perpetuum omne 
servitium vel exenium, quod- antecessori bus nostris et nobis solebat 
persolvi, ad consuetudinem ceterorum monasteriorum Romane urbis; 

intra aut extra Quadragesimam persoivere cogatur, aut facere aliquid 
in Lateranensi servitium palatio, nisi forte voluntarium. Sitque per hanc 
nostrani decretalem paginam cenobìum tuum ab omni conditione, 
gravamine vel redditu absolutum atque liberrimum, secundum quod 
ipse libertatem tuani, primis tunc apostolis coequans, gloriar» tuam 
evacuare cogentìbus, protestaris dicens : n Non suiti liber, non sum apo- 
«stolus, plus enim omnibus laboravi n. Quod si quisquam temerà rius 
parvipendens Dei tremendum iudicium, hoc nostre auctoritatis ac dile- 
ctìonis et devotionis erga te privilegium vel antiquorum i 



iGoogle 



Le carte del monastero di S. 'Paolo 285 



predecessorum decreta minuerit ve! inmutare ad dampnum cenobiì 
tui presumserit, omnibus modis quod contra egerit evacuetur, atque 
anathematis ultionc mulctatus, pattern cum luda traditore Christi, nisi 
resipuerii, in fine estremi exaininis habeat, et per auctoritatem, quani 
Deus b. scilicet Petro coapostolo tuo tibique in celo et in terra ligandi 
atque sol vendi tribuit, sit a consortio omnium ndelium perhenniter ex- 
clusus. lnsuper et nostro palatili tuoque monasterio eentum libras pre- 
tiosi auri componere cogatur. Quatinus honor ab omni ecclesìa (ibi 
dcbitus, divina iuvante gratta, in omnibus exhibeatur, et laus Dei omni 
tempore in tuo sacratissimo monastetio laudabiliter celebretur. 

Scriptum per manus Beniamin notarli sacri palatii in mense martio, 
die .X., .mi. indiatone. 

II. 
[Sec. xi.J 
Rainerìo del fu Teuzo dona a Rogata, figlia di Cre- 
scenzo, « prò arra a di ciò che le deve Berizo, suo figlio, la 
meli del castello dì « Bacca rìda ». 

N. 1. Copia icmplicc del i«. un, mancante ilill'actum e del nome di colui che 

Rainerius, nobilis vir, olim Theusi, dono tibì, Rogata, nobilissima 
puella, Crescendi, nobilis viri, prò arra, quod tibi debet dare Berico no- 
bili puero, filio meo, de uno castello meo, nomine Baccaricie, la me- 
die tate in integrimi, cum muris et edifkiis suis et cum omnia la me- 
dietatem de la pcrtinentia de predicto castello de la mea iustitia in 
appetiatu valientem de argentu libr. num. .e Obligo me et meis he- 
redibus in duplum et melioratum et consimilem tocum tibi tuisque he- 
redibus. [Nicolaus S. R. E. scriniarius]. 

III. 
[Sec. JEL] 
Rogata di Cencio, detta figlia di Crescenzo, fa dona- 
zione al monastero di San Paolo della meta del castello dì 
« Baccaricìa » . 

semplice (N. :) della aieiia mano che icriix N. i. 



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<B. Trifone 



TreBrinomi Guìtx diplomiHtui, z. 17.. Hdiz.: J 
«gnau trronon.tnw ill'uno 774. 

Rogata, nobilissima Cencii, que de Crescentio v 
nuncio et refuto tibi, b. Paule apostole, tuosque si 
monasterio sunt permansuri, in perpetuum dimidium castrum, nomine 
Baccaricie, quod mihi pertinet per cartulam donationis a qJ. Rainerio 
de Theuzo, propter arra de filio suo Belilo et olim viro meo. Pena 
auri libr. num. .x. [Nicolaus S. R. E. scrini arius]. 



IV. 
[1099-u '8-] 
Stefano, figlio di Teobaldo di Cencio, alla presenza del 
papa Pasquale II, rinunzia al possesso dei castelli del ter- 
ritorio Collinense che Teobaldo, suo padre, aveva usurpato. 

N. [. Copia icmplUc del ecc. Jan. Un'altra anche HDslla (N. 6) dell» usua mano 



lidi,. Ci ut ni, Gleni... coi rari, n,ti;i, i,ì ,a,Uth Unto ii CMltuht, Komi, 
i7j«. d«. 1. p. ». Cf. Xxn, luffa Ptrnt. I, 169. n. 17. 

Nos Stcphanus, Cencius et Stephanus, filii Theobaldi Cencii de 
Stephano. Ego Stephanus cum Petra de Rainerìo curatore meo, dato 
mihi a Leone nomenculatore, iudicc sacri palatii, ante presentiam Pa- 
scalis pape et Leonis primi defensoris et advocatorum Cencii et Petri, 
refutamus, investientes renuntiamus et in perpetuum observare pro- 
mittimus tibi b. Paule apost., vas electionis, et per te tuo monasterio, 
quod ponitur ad quatuor angulos, ubi tuum corpus onorabiliter rc- 
quiescit et ubi nunc est Anastasius prior et rector et per te in manum 
Pascalis pape tuorumque servitorum in perpetuum, idest : omnia ca- 
stella que Theobaldus pater noster per vini libi abstulit, scilicet ca- 
stellani quod vocatur Flaianum cortis et ecclesiis... sicut tu, b. Paule 
apostole, detìnuisti antequam pater noster tibi abstulisset; castrum quod 
vocatur Baccaricie, Liprinianum, ambas Civitaculas, scilicet civitatem 
de Colonis et Strictilianam, in territorio Collinense, sic reddimus cum 
omnibus instrumemis cartarum. Pena .xx. auri libr. 



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Le carte del monastero di S. 'Paolo 287 



V. 
Laterano, [1099-1118.] 
Anastasio, priore di San Paolo, per ordine di papa Pa- 
squale II, dà in enfiteusi i castelli di « Flaianum, Baccaricia, 
« Liprinùnum, Civitella, Strictinìana » a Cencio e Stefano 
di Teobaldo. 



Il, C.JWM Se. (tot. Il, p. il. a. Km, ftafaa Pimi. ], 169, r 



Anastasius presbiter et mcnachus, prior mon. S. Pauli, consensu 
suscribendorum monachonim ecclesie nostre, precepto Pascalis pape [II], 
in curia Latcranensi presente et laudante, locamus Cencio et Stephano 
Theobaldi Centi! filiis, vestrisque filiis Gliabusve de legitimo coniugio 
natis, expletc nominate persone, omnia nionasterio integraliter rever- 
tatur, castrum Flaiani, Baccaricic, Lipriniani, Civitella, Strictinìana, 
posita extra portar» B. Petri apost. territorio Collinense; prò eo, quia 
vos, presente, laudante papa, refutastis nionasterio; onini anno dare 
debetis in festività te s. Pauli, mense iunio, den. pp. sol. .xxx. Pena 
auri lib. .xs. [Nicolai» S. R. E. ; 



VI. 
Roma, Laterano, 27 mano 1 1 jo. 
L'antipapa Anacleto II conferma al monastero di San 
Paolo tutti i suoi beni e privilegi. 

> B «li Romani» ., mina» da • lacchi. Johann!* arcairrcibitcN cccinic Si. Scrgii CI Bachi 
< da legione Montini de Uibe, general» audiior» uuiarum curii Fiueiid epinopi Nolani, 

aA'ca. Manca il sigillo. 

Nel ewio uni una del ice. ivi: alilo. Triniumplum privikgii Anicini 11 in quo 

el.eprignani.; uni «renda, del k< xi: «5. Mann! de Altieri..; una Ieri» del sei. mi: 



TrHcrilione : CWr. divinane», e. ila sgg. Edii.: «..o.ilKl, BtlUri-m, 11, i 
Mio mi, P. L. CLXXlX, eoa. Cf. jina-L, n. fy,y, Kiwi, J>>thir(«iJ» i. *«, p. . 
fiali. Pani. I, ita, n. in. 



, v GoogIe 



288 *B. Trifone 

Anacletus [II] episcopus ser. serv. Dei, Anastasio abbati S. Pauli 
apostoli et fratribus ibidem servientibus et serviturts. 

Petitionibus annuentes, monasterio conccdinius et confirmamus 
oblationes, quaecumque a fìdelibus christianis super ipsius altare maius, 
in quo corpus apostolicum requiescit, seu in confessione atque in reliquis 
ecclesiae ipsius altari bus oblatae fuerint, quemadmodum a beato pp. Gre- 
gorio et ab aliis post eum predecessoribus nostris Romanis ponrifidbus, 
Sylvestro, Marino, Leone, Stephano, Alenandro, donatione regum, li- 
beralitate principum concessa noscumur. 

Datum Laterani per manum Saxonis S. R. Ecclesiae presb. car- 
dinali! et cancellarli, .vi. kalendas aprili», indictione .Vai., incarna tionis 
Dominice a. .h.c.kxx., poni, autem A. Anacleti II pp. a. .:. 

«Ex apostolicae Sedis adminìs tra rione » . 

VII. 
Laterano, [5 aprile 1159.] 
Azzo, abbate di San Paolo, nel concilio Latcranensc, 
alla presenza di papa Innocenzo II, si querela contro Ste- 
fano di Teobaldo, i nipoti di lui e Ottaviano di Oddone, 
per l'occupazione indebita di una chiesa e di alcuni castelli 
del monastero. 

K. S. Copii miotici del %te. (in per • Nicol»! S. R. E. acrlninritu, qiuliur loh.n- 



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he carie del monastero di S. "Paolo 289 



Azio monasteri i B. Paul! ap. abbas, in concilio Laterariensi, in 
ecclesia Salvatori; habito, presidente papa Innocenrio et consedentibus 
primis ... E. R. et coniatela libus episcopis, tribus quoque patriarchi*, 
Antioceno, Aquilegiensi et G[radensi], et archiepiscopi;, episcopis et ab- 
batibus,canonicarattlegalemfeci querimonia m contra Stephanum Theo- 
baldi, Theoballum et Petrum nepotes eius, de castro Saccaride, de 
Castello Novo, castro quod dicitur Sorbum et de Numentana contra 
Octavianum Oddonis et de castello Sancii Poli in lana et de ecclesia 
B. Angeli in Plaiule qui a Tiburtìnis iniuste Jet inentur, ut hec omnia 
raonasterio nunc iubeat restituì) 1 quia propter Ecdesiam hec amisit. 



Vili. 
Roma, S. Paolo [1139-114}.] 

Teoballo, priore e rettore di San Paolo, nella basilica 
Ostiense, alla presenza del papa Innocenzo II, rinnova l' i- 
stanza dell'abbate Azzo, contro i medesimi usurpatori dei 
beni del monastero. 

premimi*. Altri copia IBUpKcI delli K>lila mino in N. 7. Il Km (Alfe f«l. I. 169, 
n. 10) non h> tintoti l'iinnu di Ano il Lucrino di quelli di Tcobildo in Sin Piolo, 
proemile entrimbt il ponicficc Innoctnio II. 

TruairioMi Ci. diflim. ce. 14-1- E4ti. Gin etti, Citi», doc. in, p. (7. 

Suoline pontifex et pater Innocenti et Petro Urbis prefecto et omni 
populo Romano, doctor gentium conqueritur et per monachum Theo- 
ballum priorem et rectorem cunctosque suos monadici de his que iniu- 
ste detinent iustitiam fieri precatur: prìmum adversus Stephanum Theo- 
baldi et Petrum et Theobaldum nepotes eius querimoniam facit de Bac- 
caricia et de Castello Novo et de Tiburtìnis qui tenent castrimi Sancti 
Poli et ecdesiam S. Cosme de Vicovaro et S. Pauli et S. Angeli in 
Plaiule; et de Octaviano Oddonis de Numentana qui detinet castrimi 
Nomentane; et de Baronzinis qui detinent partem in castro l'aurica; 
et de cornile Galeri e qui detinet cast rum Galerie: nunc, pater, apostolo 
iubeat restitui, quia propter Ecdesiam hec amisit et quia imperatorum 
con stitut ioni bus traditum est per scrìpturam neri precepit. Hanc reda- 
mationem facta fuit in ecclesia B. Pauli ante presentiam episcoporum 
cardinalium et diaconorum cardinalium et iudicum Henrici nomencu- 
latoris iudicis, Gregorii arcani et l'etri dativi et causìdicorum lohannis 
iudicis, Seniorilli, Philipp» et Romani de scria. [Nicolaus S. R. E scri- 



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■B. Trifone 



IX. 

[1158-1191.] 
Cencio del fu Stefano di Teobaldo rinunzia, ir 
di Maccabeo, abbate di San Paolo, al possesso di 1 
« rìcia ». 



favore 
Bacca- 






gli, anche nplio (M. 15), &"■ : 



Cencius olirti Stephani Theobaldi, corani Tholomeo advocnto, re- 
nuirtio tibi Macharjeo abbati monasteri! B. Pauli appai, omnem litem 
■et petitionem, quam contra monasterium feci, de tou medi etate castri 
Baccaricie; co quod iure transactionis refutas mihi, sicut in mea con- 
tinetur cartula, facta per eundem scriniarium; quam refutationem a 
me et meis lieredibus promitto tibi et mon. rata habere. Pena .iv. libr. 
auri. [Nicolai» S. R. E. s 



X. 
[us8-n 9 j.] 
Maccabeo, abbate di San Paolo, concede nuovamente in 
enfiteusi Ì castelli del territorio Collinense a Cencio del fu 
Stefano di Teobaldo, fino alla terza generazione. 



Machabeus, abbas mon. B. Paulì, corani Tholomeo advocato, lo- 
cami» Cencio olim Stephani Theobaldi, prò te et filiis tuis legitimis in 
tribus generationibus, totam et integrarli medietatem de castro Bacca- 
ricie, cum medietate omnium lenimento rum ac pertinentiis ; excepta 
una cripta et uno casa li no intus dictom castrimi, in quo domum edi- 
fìcaverimus preposìto nostro ut monachus onorifice in ea habitare possit 
cum familia sua, et excepris iuribus et consuetudini bus ecclesiarum que 
nobis rese r va tini s ; eo quod tu refutas monasterio .Vi. partem castri 



> v GoogIe 



Le carte del monastero di S. 'Paolo 



quod dicitur civitas Strietiniana, ut in nostra cominetur cantila facta 
per eundera scriniarium, sita in territorio Saccaride, et omnì anno 
monasterio detis .mi. sol. provis. in lesto s. Pauli. Si hanc locationem 
vendere volueritis, vcndatis prctio .e. sol. prov. ; sed completa vita 
tua et tribus generati onibus, lieredes dabunt monasterio .l. libr. prov. 
et nos vel successore^ faciemus illis locationem. (Nicolaus S. R. E. 
scriniarius], 

XI. 

[1186-1189.] 

L'imperatore Enrico VI conferma la sentenza di Fede- 
rico I, suo padre, contro Stefano, Teobaldo suo figlio e i 
nepoti, in favore di Maccabeo, abbate di San Paolo, sopra 
i castelli di « Flaianum, Civitella, Structìniana, Casiellum 
« novum et Vaccaricia » ; nonché quella contro Ottaviano 
di Numerila na, sopra «Numentanan. 



Henricus VI Romanorum rex augustus, inspectis privilegiis aitavi 
nostri Mentici 111 et patris nostri Friderici [I] qui adhuc vivit et 
regnai, sententi ani quam pater noster tulit pio monasterio S. Pauli, 
contra Stephanum, Thebaldum filium et nepotes eius Thebaldum et 
Petrum, super castro Flaia.no et Civitella, Structìniana et Castello Novo 
et Vaccaricia, raiam habemus et confìrmamus ; similìter sentemiam et 
eiusdem patris nostri latam contra Ottavianum de Nu- 
niusta detentione Numerane firma™ servari precipimus. 
Ad lice volentes nionasterium S. Pauli nostre maiestatis gaudere patro- 
cinio, Machabcum abbatem eiusdem moti., in loco qui dicitur ad qua- 
tuor angulcs, cuni omnibus fratribus suis in protectione suscipimus, 
confirmantes eìs quecumque illic collata sunt, que etiani in sacris apici- 
bus privilegi! patris nostri designata sunt et expressa, .e. libras auri 
prò pena; dimidium camere nostre et reliquum passo iniuriam. Testes 
lohannes Tuscane civitatis episcopus, Rudolfus imperialis aule protbo- 
notarius, Petrus alme Urbis prefectus, Conrhadus de Dorniberth, An- 
selmus pruses Tuscie, Vito Fragcnspanem, Hcnrkus Testa marescallus, 
Philippus de Bonlanden, Marquardus dapiler, Sirus Papien., Albertus 
Ferrarien. regalìs curie iudices et alii complures. 



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292 e B. Trifone 

XII. 

Roma, San Pietro, 28 febbraio 1196. 

Celestino III conferma al monastero di San Benedetto 
k sub Pentoma », del territorio Nepesino, i beni ed i pri- 



dilli pine imiitri un lembo .felli tatui inferiore, liti.» I, bolli. 

Nel una uni noti del *K. in : • De Sunto Benedirlo de Ncpt cuoi omnibui briiii 
■ ip4Ìuf concettino per Celatlnum pp. ». 

TruoWoo.: Giu.itti, rad. Vii. Ih. 79)1, e. 104; Cwfc. iìpUmmUtm, e. 191. 
Edi t . ! Km, PtfiarlnnitH in Ran, noe. 45, p. [94. Cf. TauiHTTI, IMI* Ctmpéjm* 
Ahmiu, in quoto Albino, V, Boi; Jirrg-L. n. 17(37; Pine «-II» tt uno, Ilo-, p. j)j; 
Kit», /u.'w IW. Il, ito. 

Celesiinus [IH], episcopus ser. serv. Dei, Gregorio Sanai Georgii 
ad Velum aureum diacono cardinali. 

Monasterium Sancti Benedici! sub Pentoma, in territorio Nepesino, 
quod ad ius Romane Ecclesie nullo mediante pertinere dignoscìtur, [sub 
b. Petri el nostra prorectione] suscipimus; statuentes ut eius posses- 
sione:, et bona illibata permaneant. 

Datimi Rome apud Sanctum [Petmm, per manum] C[encii S. Lucie 
in Orthea diaconi cardinalis], domili pp. camerarìi, 411. kal. martìi, 
ind. .xim., incarnationis Dominice anno .M.cxav., pont. vero d. Ce- 
lestini pp. [Ili an. .v.]. 

• Quotiens a nobis ». 

XIII. 
Ferentino, >) giugno rjoj. 

Innocenzo III prende sotto la sua protezione il mona- 
stero di San Paolo e gli conferma tutti i suoi beni e pri- 
vilegi. 

loti Falcone 0. Her. >. Aug. le Oddone de Viterbio tenibili • e di! noni • Io- 
1 loh.rn.ii de Moo.ueiio dirmi, deridi, dhiliun, diocHsii, lohinnci Moia 
li de Soni elei. CmHi«n. dio»., Gtiilklmui de Cl.uli.co elei. Rulhen. diwcaii .. 



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Le carte del monastero di S. Taolo 



i 79; £■&< iip\»m. e. 41 .. Edn. M..,-,ai 
.; K, t aUm tmuamlU IH, e. U. Cf. Por 



Domino sancto ... dottori Paulo apostolo, Innocentini [IH] in- 
dignus episcopio ser. serv. Dei. Monasterium ad ius et proprietatem 
apostolice Sedis iure pertinens sub b. Petri et nostra protezione su- 
jcipimus; statuentes ut ordo monasticus secundum b. Benedicti re- 
gulam inviolabiliter observetur, possessi ones, quecumque bona mona- 
sterium possidet aut poterit adipisci illibata perseverent. In primis 
propriis duxìmus vocabulis exprimcnda &e. 

Datum Ferenti ni, per manum lohannis S. R. E. subdiaconi et no- 
tarli, idus iunii, indictione .vi., incarti, dominice a. .m.cc.iii., poni. 
vero d. Innocenti! pp. Ili a. .vi. 

a Curii aliqua libi a. 



XIV. 

}0 gennaio mi. 

Simeone del fu Fadolfino vende ad Andrea e Giovanni 

fratelli due terre poste « ad Forcellense » in Ponzano, un'altra 

a in valle montis S. Antimi » e una cripta e in Cesula ». 



In nomine Domini. A. .M.cc.xi., mense ianuarii, die .xxx., indi- 
elione .xml. et anno .xm. pont. Innocentii III pp. Ego Simeon olim 
Fadolfini, iure venditionis, ad proprietatem do Andree et Iohanni fra- 
tribus, unicuique prò medietate, vestrisque heredibus in perpetuum, filii 
olim Asproni [...] et per Iohannem baronem procuratore™ investio 
terram positam in tribus locis. duo ad Forcellense, in nomine Poncano, 
finem unius: a capite et a .1. sunt vie, ab .1. latere Berardus Petri de 
Francisco tener, ab aio Berardus lohannis; finem alterius: a tribus 
latcribus est res comunis Ponc,iani, a .iv. est via ; aliam rem in valle 
montis S. Antimi : a capite heredes Simeonis, ab latere heredes lo- 
hannis Fadolfini, ab alio latere est res comunis ; pretìo ,xvi. sol. proven. 
sabin. et .vi. soL quos a vobis accepi. Item, vendo vobìs octavara 
partem unius cripte positam in Cesula. Sub pena dupli prefati pretii. 
Aspro lohannis Gaudis, Berardus lohannis Angeli, Enricus Petri En- 
rici, Leonardus lordani teste s. 

Ego Thomas (M.) Dei gratis S. R. E. et Sabinensis comitatus 
iudex et scriniarius, rogatus, hoc instrumentum propria marni scripsì. 



>, Google 



■B. Trifone 



XV. 

Roma, Laterano, i gennaio mi. 
Innocenzo III unisce al monastero di San Paolo quello 
dì San Benedetto « sub Pentoma», nel territorio Nepesino. 

K. i. Copi» amcntia de) 18 novembre ijW, pel notaio .Kicolaui Bortholomei Pe- 
. inedie de Sanie- Polo ., nllinn dai noui . Anioni ui Loiii magiari Occhi de Orinili 
. S. Palili, GimcrliB lohinnii de Mariulla clericus dioec. Treviten.. [Kg.]. 

Nel v.. io di» no» iti 1». iv, uni: . Ur.i.i &ctt de mom atrio S. Benedicii dt 
. Pcnloma in territorio Nepeiino curo Bui. bomi el perlinentiii hit nominalit man, S. Pauli 
. «in U.beni • ; l'ihn : > Bulli confirmatoli. Imotentli Pr . de benb man. S. Pulii • ; 
uni ieri-, del iti. in: • un. Innocenti! III. Unio ebbatbe S. Benedici! Nepraini meo. 

i. V.1, Ut. So! 9 , P. I, ce. «-ti; Cobi diplom. 



■ S. Paul! de U 


ne-. Nel) 


Trainilo 


e: del G 




Kiii. Ma 


S. SeJt..., Ro 


na. '77*. 


Cmf. Jtwr. in 


cucilo A„ 



Innocentini [III] episcopus ser. serv. Dei, Iohanni abbati et con-- 
ventui S. Pauli. Monasterium S. Benedicti sub Pentoma, eonstructum 
in territorio Nepesino, qaod ad ius Ecclesie Romane nullo mediante 
dinoscitur pertinere, sicut in privilegio b. m. Celestini pp. [Ili] con- 
tinetur, vobis duximus concedendum, ut per monachos vestros de celerò 
idem monasterium ordinetur ; sub b. Petri et nostra protezione suscì- 
pimus, statuente* ut possessiones ac queeumque bona illibata perma- 

Datum Laterani, per matium lohannis S. Marie in Cosmedin 
diac. cardinalìs S, R. E. cancellarli, ,iv. nonas ianuarii, indictione ,xv., 
incarn. dominice a. .m.ccxi., poni, vero d. Innocentii pp. Ili a. .XIV. 

nlllos Christiana devotioa. 

XVI. 

Roma, S. Pietro, 15 maggio 1218. 

Onorio III prende sotto la sua protezione il monastero 
di S. Paolo e gli conferma tutti i suoi beni e privilegi, 
« ad exemplar » della bolla di Innocenzo III. 

T. $, Originale. Elione- J..= .«pie .empiici in pergamena, l'un. (T. 6) del tee. «», 
r. l'ai» (T. <) del kc. l.v. 

Ww..di T. i .«..otre note, una del «e. -.v,:., 1,8. Pri.ilcgium Honorii FF . Ili, 



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Le carie del monastero di S. 'Paolo 



■ omnium Mero mori. S. Palili concealOrtjni prtvilea.iurum eiemptionucn .. Qlks 


,,„,„„, 


nota e nmi urina anche mi vino delle «lite due pergamene (T. a, 6). 




Traicri.iomr ead. Val. arili. muCdl. arni. VII, .0. Ili, ce. «7-71; Un 


Ji>i,.,,i. 


e. 6».. Edit. KuoinDi], Mintala, 1, ji, unii le firme dei cardinali. Cf. Po 




0, 579^ Putunn, Ripifm /fornii III, 1, n. i,,,. 





_ Diamo le variami della bolla di Innovino 111 (v. dot. n.111). 

Domino sanerò meritoque beato predicatori precipuo egregioque 
doctori Paulo apostolo, Honorius indignus episcopus servus servorum 
Dei, reverentìe votum, cum devotione perenni. Curri aliqua tibi, bea- 
tissime Paule, vas electionis et gratie predicator, per privilegi! pagi- 
nam conferre videmur, non nostra concedìmus, sed tua polius confir- 
mamus; quia bona omnia, que habemus, tuis(') intervenientibusmeritis,a 
Patre luminum, a quo est omne datum optimum et omne donum per- 
factum, nos accepisse fatemur; ìdeoque magis tua reputamus esse, quam 
nostra; et ulinam ita nostra sint tua, ut tua quoque si nt nostra; qua- 
tinus qui tuum officimi] exequendum suscepimus, ad tuum etiam susci- 
piamur consortium obtinendum. Sacratissimum itaque monasterium, in 
quo tuum venerabile corpus, celebri memoria, requiescit, ad ius et 
proprietà! em apostolice Sedìs iure peninens speciali, ad esemplar Tel. 
ree. Innocenti! pp. Ili, sub beati PetriOO et nostra protectione suscipimus, 
et presentis scripti privilegio communimus. In primis siquidem statuen- 
tes, ut ordo monasticus, qui secundum Deum, et beati Benedictì regu- 
lam in eodem loco instìtutus esse dignoscìtur, perpetuis ibidem tem- 
poribus in viola biliter observetur. Preterea quascumque possessiones, 
quecumque bona idem monasterium in presentiarum rationabiliter pos- 
sidet aut in tutu rum concessione pontificum, largitione regum vel ptin- 
cipum, oblatione fìdelium seu aliis iustis modis, prestante Domino, po- 
teri! adipisci, firma semper et illibata eidem monastero persevcrent. 
In quibus hec propriis dunimus vocabulis exprimenda. Locum ipsum 
in quo prefatum monasterium situm est, et burgum eiusdem, cum 
mota, et aliis possessioni bus adiacentibus («). Oblationes tain maìoris 
altaris quam eonfessionis ìpsius et al ioni m altarìum. Sanctum Menna- 
tem cum terris et vineis ab utraque parte vie Silicine, usque ad pontem 
Pissinnanum ( J ). Centum montes, cum vineis et pratis iuxta cenobium 
memoratum. Floranum (<), cum suis pertinentiis. Trifusam, cum suis 
pertinentiis. Tur rem Ioannis de Petro, cum suis pertinentiis, que antiquo 
nomine appella tur Draeoni. Mandram, cum ecclesia, et aliis suis per- 
tinentiis. Ecclesiam Sancii Proculi, cum gualdo Lapigio.et SrinazelloCO, 
et aliis suis pertinentiis. Ardeam cum rocca sua et turre maiori et 
ecclesiis suis et aliis pertinentiis. Patricam, cum ecclesiis et periinen- 

ui (e) idiiccmibu*] et multiti» (d) Pa.in. 



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296 ©. Trifone 



tiis. In Hosticnse civitate ecclesiam Sancte Dei genitrìcis Marie. Sali- 
narum paria septem in Urbe Vetere, et dccem paria posila in Abine*, 
et paria duo posila in codem territorio, cum casa massaritia suisque 
mancipiis. Castrum Decimi, cum ecclesiis suis, et (ila sai ina rum in 
Campo Malori et apud Hostiam. Itera monasterium Sanai Clementis 
cum villa sua. Castrum Fusumgnanum W, cum suis pertinentiis. Pos- 
sessiones in civilate Velletri, cum ecclesia Sancte Marie ac cellulis 
suis. Turrem positam in Te renzen nello ( b ) Lucembrucae, cum (0 suis 
pertinenti] s. Possessiones in Arida, cum vineis, onis et tenimentis et 
molis. In Albano cellam Sancti Nicolay et cellam Sancte Marie Mi- 
noris et totum Palatium cum suis ecclesiis et pertinentiis. Castellìotiem, 
cum suis pertinentiis. Tertiam partem laci Caprulaci. Vileranum et 
Casam novam, cum suis pertinentiis. Castrum Ose. Castrum Longi- 
tic. Sanctum lulianum. Sanctum Victorinum. Corcurulum. Medieta- 
tem laci Borsini. Passaranum et Montem Porculum, cum omnibus ad 
predicta castra peri ben ribus. Ecclesiam Sancti La urenti i sub Colum- 
pna, et ecclesiam Sancte Marie in Olivete, cum omnibus ecclesiis supra- 
scriptorum castrorum intus et extra. Casam in Anagnia, cum omnibus 
possessioni bus, prefato monasterio ibidem collatis. Sextani partem in 
castellari de Fus tigna no in dvitate Tìburtba. Ecclesiam Sancte Aga- 
thes et molas duas in Cornute, et urani in Vesta, et unam in forma 
ad Portam obscuram, et vineas, oliveta et alias possessione». Mon- 
tem Albanum, cum omnibus tenimentis ipsius. Podium Sancti Sixti, 
castrum Numentanum, et Sanctum Primum, et alias ecclesias, et cri- 
pta m Marozam W, cum omnibus ad suprasenpta castra vel loca perti- 
nentibus. Itero Marccllinum, et Podium Cariben., Montemfavalem, et 
castrum Sancti Poli, cum omnibus ad prescripta castra perti nentibus. 
Monasterium Sancte Marie montis Dominici, cum suis ecclesiis et 
pertinentiis. In Marsia, erenium Sancte Marie montis Arinensis, cum 
cellulis suis, tenimentis et omnibus pertinentiis. Ecclesiam Sancti Gre- 
gorii de Subione, cum pertinentiis suis. Sanctam Mariani in Casis, cum 
girata idest piscaria in Fucino. Sanctum Leonardum supra in Canora, 
cum cellulis, villis et molis et aliis pertinentiis. In Amiterno hospitale 
de Caphas. In solo Sabinensì quartam partem castri Pozi. In civitate 
Iterampnensi ecclesiam Sancii Petri Recani, et ecclesiam Sancti Lau- 
rentii. Ad pedem Cese hospitale apostolorum Iacobi et BartholomeL 
In civitate Tudertina monasterium Sancte Margarite, cum suis perti' 
nculiis. Apud Strunconem ecclesiam Sancti Antimi, cum omnibus pos- 
scssionibus, que fuerunl Guidonis de Sancto Antimo. In comi tatù Nar- 
niensi medietatem castri Sancti Urbani. Apud AmeliamW hospitale 

(.) Funn.ttni.ni (b) Tmc««llo £0 ™] « («) M™«- W A™™" 



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Ia carte del monastero di S. 'Paolo 



Sancii Iacobi de Reddere. Ecclesia™ Sancti Magni in Ponte, et eccle- 
siali] Sancii Cataldi prope castrum Totani, cum eorum pertinentiis. In 
civitate Castellana domos (*) et possessione^, que fuerunt Raynaldi 
Guideruldì, cum ecclesiis Sancti Eutiehii W intus, et Sancti Ioannis 
extra. Ecclesiam Sancti Stephani, com castello et burgo suo iuxta civi- 
tatem Sutrinam, cum omnibus pertinentiis et utilitatibus suis. Castrum 
Sancte Severe, cum ecclesia et pertinentiis suis. Monasterìum S. Bene- 
dici] Nepesini positum in Pentoma et massam que vocatur Ulmetum 
et massam que vocatur Maiana positas in territorio Ncpesino et quic- 
quid habet a ponte Nepesino usque ad Montem Rosulum, et lacum 
qui vocatur I-inula. Castrum Vaccaricie (0, cum ecclesia Sancte Cri- 
stine et aliis ecclesiis et pertinentiis suis. Castrum Lepriniani, cum suis 
ecclesiis et pertinentiis. Flaianum, cum suis pertinentiis. Civitatem 
Color um, cum suis ecclesiis et pertinentiis. Civitatem Stertinianam, 
cum ecclesia Sancti Ioannis et lacu et suis pertinentiis. In episcopatu 
Narniensi ecclesiam Sancti Nicolay de Monte Masclario. Castrum Ra 
iani, cum suis pertinentiis, et Castellum Novum, et castrum Formelli. 
( d ) Ecclesiam Sancti Benigni, cum pertinentiis suis, hospitale de Raio, cum 
pertinentiis suis, ecclesiam Sancti Angeli de Scholca, cum pertinentiis 
suis. Medietatem totius fundi Valerani, cum mcdietate turris et castel- 
larli et omnibus pertinentiis suis. Ecclesiam Sancti Leonis de Lepri- 
niano, cum suis pertinentiis. Castrum, quod vocatur Morlupum, cum 
suis pertinentiis. Ecclesiam Sancti Laurentii extra castrum Gvitelle, 
cum suis pertinentiis. Rome ecclesiam Sancti Nicolay de Forma, eccle- 
siam Sancti Sergi i in Sebura, piscarias in Rumine, in loco qui dicìtur 
Manno rata, anditum, donnicam, et («stani, et alias in eodem flumine 
subtus Romam, Pensiones et ortos et omnia que intra Urbem et extra 
idem monasterìum noscitur obtinere. Ad hec libertates, et immuni- 
tates eidem monasterio a predecesso ribus nostris indultas, rationabiles 
quoque consuetudines hactenus observatas auctorìtate apostolica coritìr- 
mamus. Statuimus insuper, ut prefatum monasterìum nulli prorsus in 
aliquo, nisi Romano tantum pontifici, sit subiectum, nec ibi aliquis, 
preter eum, quaralibet iurìsditionem exerceat, aut aliquam vendicet 
potestatem. Abbati vero ipsius venerabilis loci, presentis privilegi! 
auctorìtate concedimus, ut, ad honorem et laudem Altissimi, cum mitra 
et anulo, sandaliis, tunica et dalmatica missarum sollempnia prò tue 
celebret reverentia sancti tatis, et astanti <0 clero ac populo benedica!; 
ita quidem, ut si per manus Romani pontificis in sacerdotem fuerit 
ordinatus, super maius altare lìcentiam habeai celebrando e 



(J) Om. Ettkli.ni S. Reiiijti-! Sr. fine 



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298 'B. Trifone 



tiones autem altarium, et ordinationes monachorum, qui ad sacros 
ordines fuerint promovendi, » quocumque maluerint abbas et monachi 
eiusdem cenqbii, catholico dumtaxat episcopo, apostolica freti aucio- 
ritate suscipiant; quas sine difficultate ac pra vitate prccipimus exhi- 
beri; minores autem ordines monachis suis idem abbas, dummodo sit 
presbyier, de nostra poterit indulgenza, cura necesse fuerit, exhiberc; 
cui benedicendi etiam indù menta, que ad usum altaris in eodem mo- 
nasterio fuerint necessaria, concedimus potestatem. Interdicimus quoque 
presenti decreto, ut nullus omnino, sine speciali mandato Romani pon- 
tifìcii, in abbaici», et monachos eiusdem cenobi), et in eo commo- 
rantcsC»), suspensionis vel exeommunicationis sententiam promulgare Q>\ 
vet eos ad synodum vocare presumat ; sed neque clerìcos, presertim 
oblatos, in illis ecclesiis permanentes, in quibus non ad episcopos, scd 
ad ipsum abbatem institutio et destitutio ac correctio dinosritur per- 
tinere. Quod si quisquam in eos huiusmodi sententias promulgare!, 
illas decernimus irritas et inanes. Obeunte vero eiusdem loci abbate, 
nullus ibi qualibet astutia seu vìolentia preponatur; nisi quem fratres 
communi consensu, vel fratrum pars maior, consilìi sanioris, secundum 
Dei timorem et b. Benedirti regulam de ipsa congregatione, si tamen 
in ea per examinationem Romani pontificis reperiatur idoneus, duxerint 
etigendum. Si vero, quod absit, in eodem monastero non possit quìs - 
quam idoneus reperiri, tunc Romanus pontifex de alia congregatione 
prefato monasterio personam idoneam prefìciat in abbatem. Preterea 
felicis recordationis Gregorii pp. predecessoris nostri vestigli s inhe- 
rentes, remittimus monasterio memorato debitum vini, verris et vacce, 
quod antiquis temporibus predecesso ribus nostris consueverat exhiberi; 
satvis gratuitis obsequiis et consuelis exeniis, que in festo Nativi- 
tatis et Resurrectionis domtnice apostolice Sedi debent ; 
impendi. Liceat quoque abbati et conventui monasteri) r 
trum suorum testimoniis in propriis causis uti, sive civilem, sive cri- 
minalem contineant questionerò ; ne prò defectu testium ius eorum 
valeat deperire. Clericos etiam, sive laicos liberos et absolutos e seculo 
fugientes, licite ad conversi onem recipiant, et eos absque aliqua con- 
tradictione retement (<). Cum autem generale fuerit interdictum, Hci- 
tum sit eisdem ubicumque manentibus, exclusis excommunicatis et inter- 
dictis, suppressa voce, non pulsatis campanis, divina officia celebrare. 
Ceterum, cum idem monasterium speciale membruto apostolice Sedis 
et propria Romani pontificis sedes existat, statuimus et sanccimus, ut 
sicut contra Romanam Ecclesiam non nisi centenaria currit prescri- 
ptio, secundum constitutiones canonicas et legitimas sanctiones, ita 

{«) ubicu**» mot.nw. (h) provulpr. {.) rolM.iu 



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Le carte del monastero di S. 'Paolo 



quoque pretato monasterio minoris tempori* prescript io non obsistjt. 
Sepulturam quoque ipsius loci [libera m esse decerjnimus, ut eorum 
devotioni et extreme voluntati, qui se illic scpeliri delibera veri ut, nisì 
fotte ex coni munitati vel interdicti sint, nullus obsistat; salva tamen 
iustitia illarum ecclesiarum a quibus assumpta fuerint corpora mortuo- 
rum. Deeernimus ergo, ut nulli omnino hominum lice[at pre]fatum 
monasterìum temere perturba re, a ut eius possessiones auferre.vel ablatas 
retinere, minuere <■), seu quibuslibet vexationibus fatigare; sed omnia 
integra conserveptur eorum, prò quorum gubernatione ac sustenta- 
tione concessa sunt, usibus omnimodis piofutura. Salva Sedis [apostolico 
au]ctoritate, ac in parroci] ialibus ecclesiis diocesanorum episcoporum 
iustitia consueta, illis exceptis, in quibus plenum ius idem monaste- 
rìum hactenus dinoscitur habuisse. Sì qua igitur in futurum eccle- 
siastica secularisve persona hanc nostre constitutionis paginam [sciens, 
contra eam) venire temptaverit, secundo terlìove commoni t a, nisi 
reatuni suum congrua satisfactione correxerit, potestatis bonorisque sui 
dìgnitate careat, reamque se divino iudicio existere de perpetrata ini- 
quitate cognoscat, et a sacratissimo corpore ac sanguine Dei et domini 
redemptoris nostri lesu Ch fisti aliena fiat atque in extremo examine 
districte ultioni subiaceai. Cunctis aulcm eidem loco sua iura servan- 
tibus sit pax domini nostri lesu Christi ; quatinus et hic CO fructum 
bone actionis perei pian t et apud districtum iudicem premia eterne 
pacis ìnveniant. Amen. Amen. Amen. 
[Rota] Ego Honorius catholice Ecclesie episcopus ss. [Bene valete] 

'J> Ego Nicholaus Tusculanus episcopus ss. 

►I< Ego Guido Prenestinus episcopus ss. 

>J< Ego Petrus Sabinensis episcopus ss. 

yj* Ego Leo tit. Sana? Crucis in Iherusalem presb. card. ss. 

►Ih Ego Petrus Sancte Pudentiane tit. Pastorìs presb. card. ss. 

►fi Ego Robertus tit. Sancii Stephani in Celio monte presb. card. ss. 

iji Ego Stephanus basilici Duodecim Apostolorum presb. card. ss. 

vfi Ego Gregorius tit. Sancte Anastasia presb. card. ss. 

►& Ego Thomas tit. Sancte Sabine presb. card. ss. 

iJh Ego (Guido tit. S. Nicolai in] carcere Tulliano diac. card, ss, 

yj* Ego Octavia[nus tit. Sanctorum Ser]gii et Bachi diac. card. ss. 

►B Ego Gregorius Sancti Theodor» diac. card. ss. 

>p Ego Rainerius Sancte Marie > n Cosmidin diac. card. ss. 

'I' Ego Romanus Sancti Angeli diac card. ss. 

>J Ego Stephanus Sancti Adriani diac. card. ss. 

>J< Ego Alebrandinus Sancti Eustachii diac. card. ss. 

►fi Ego Egidius Sanctorum Cosme et Damiani diac. card. ss. 
(.) minine (b) h« 

Archivio dilla R. Società romana di itorìa pntria. Voi. XXXI. 20 



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joo *B. Trifone 

Datum Rome apud Sanctum Petrum, per manum Rayneri sanct? Ro- 
manf Ecclesie vicec ancella ri i, idibus maii, indi et ione .vii*., incarna- 
tìonis dominici anno .m"cc"xviii°., pontificatili vero donni Honorii 
pp. Ili anno .11°. [Sig.] 

XVII. 

Viterbo, 26 febbraio 1236. 

Gregorio IX conferma al monastero df San Paolo il 
« privilegium confirmationis » di Innocenzo III e di Ono- 
rio III. 



M. nt . il .igillo. 

Nel vme, una non del Me. XVII: .11(6. Grcgoni IX confirnutìones omnium bo- 
• nonno proni in bull* Honorii 111 > ; un'almi dtl «e. ut: . Bri.kio de liberatinnc .»■ 

Trueriiiont: eod. V«. ardi. m.Ketl. ™. VII, io. i;i, e. ,6; cod. Vii. Barbe/in. 
jaéS, a. li; Coiti dialo™, e. So*. Edit. Maialami, B,U.ri»m Co». I. ] S j rf. Po-i- 
man, n. .otoa. 

Domino sancto mcritoque b. predicatori precipuo egregioque do- 
ctori Paulo apostolo. Gregorius [IX] episcopus ser. serv. Dei. Mona- 
sterium S. Pauli ad esemplar Innocente pp. [Ili) et Honorii pp. [Ili] sub 
protectione suscipimus; statuentes ut ordo monasticus sccundum b- Be- 
nedirti regulam perpetuis temporibus inviolabiliter observetor; posses- 
siones et bona illibata perseverent et libertates ac immunitates indultas 
confirma ni us. 

Datum Viterbii per manum magistri Guilielmi S. R. E. vicecancel- 
larii, .v. kalendas martii, indictione .vini., incamationis domìnice 
a. .M.ccxxxvi., pont. vero Gregorii Villi pp. a. .ix. 

cCum aliqua tibi ». 

xvm. 

Roma, Laterano, itì febbraio i2>6. 

Alessandro IV raccomanda che siano benignamente rice- 
vuti i fratelli dell' ospedale di S. Maria dei Crociferi, ovun- 
que essi si presentano per l'annua questua e sìa usato loro 
ogni riguardo. 



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Le carte del monastero di S. "Paolo 



M. a. Copia amcniica ilei i] magnili 1)11, pei a Frantili Denlirlli ili Martha imp. 

ratificala dai naui ■ Belimi! Angelini de S. Puro, TTiora.* Puri Trinthcdi, preientibua 

• Grttiadeo od. Iuliini Cambi i. Thomasino Angelini de S. Peno lutibut.. 

Net urti una noia del Kt. IVI . Àltiandrr . Privilejtium . Bulle Aleiandti Min- 
■ rioni; din alile del a» avi! a Tranlumplum bulli Alemndri ad fav. fratribus Cruti- 

• rerorum. Iure diverta >; • Privilegia Irli miti ad . . . Monticclorum . . . Privilegi!™ Grt- 
.gorli Villi, Privilegili» Urbani ... cuiutdma bulli; pp. lohumii de indulgeniiit . Od- 

TMKrttìOae: GmV. diflvm. e. J 1, inriblùn IiroMaracme ad Aleaiandro 11. 

Alexander [IV] episcopus ser. serv. Dei, archiepiscopis, episcopio, 
abbatibus ... Cum fratribus hospitalis S. Marie ordinis Cruci ferorum 
fuerìt a f. r. Gregorio et Innocentio predecessori bus nostris indultum 
et a nobis con firma tum, mandamus qualinus cum fratres ipsi ad loca 
vestra prò elemosinili accesserint colligendis, benigne recipiente^ et 
honeste tractantes, ipsos in ecclesiis amonere populum el elemosinai 
libere querere pemiictatis, que semel in anno fiuti t ; ne occasione ìlla- 
runi elemosine pauperum Chrisii depeream et impediantur opera pie- 
tatis. Iura eorum defendere ac manuteneri curelìs; literas et personas, 
que se domui eorum in sanitate vel infirmitate reddìderint, recipi per- 
mictatis; nullo modo a fratribus vcl aliìs prò sepultura quicquam esi- 
gere vel accipere, nisi quod spontanea decedentium liberalitas vel pa- 
rentum devotio vobis contulerìt, attemptetìs; absque ullo pretio sepe- 
liatis corpora mortuorum; ne ab eis decimas exigere presti mat is ; 
oratoria dedicare ac cimiteria benedicere procuretis; fratres hospitalis 
S. Marie qui crucerei et habitum deponentes, contumaces et rebelles 
moneatis et conipellatis ut habitum resumentes in obedientiam perse - 
verent et balivas sive alia officia nullo modo detinere presuma nt. Qjii- 
cumque fratribus subvenerit eì septimam pattern penitentie relaxamus. 
Datimi Laterani .inai. kal. martii, pont. n. a. .11. 

a Cum dilectis riliis». 



XIX. 

[Prima del 9 novembre 1259]. 
Esame testimoniale per la compra di « Reianum » . 

X. 1. Copia «rapile: del ice. un. 

jhannet Pandulli de Civ iteli untula mallui Se. ., e .fraicr lorwinH prepoiìim 1 
liiilelluncuti monathut mona il crii S. Parili iuralul &;. a. Il Catlelti utcgiu quell'i; 
, meli del «e. XIII, perche la compri del .faitnin Rciani. hi fatta dal mone 



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*B. Trifone 



Angelus lacobi vassallus monasteri;, iuratus et interrogatus, si 
emptio porcionis castri Reiani contingenlis lacobum de Veczosis et 
ceteros ftatres suos eonsobrinos prò .IV. milibus et .r>. lìbr. proven. sit 
utilis monasterìo Sancti Pauli; respondit quod sic. 

Item, interrogatus quam utilitatem consequatur monasterìum ex 
eraptione predìcta; dixit quod castrum Reiani est ctavis tocius Colline 
et monasterìum consequatur plenius dominium sine guerra et contem- 

Raynaldus de Pandemia habitator castri Reiani vassallus mona- 
steri! Sancti Pauli, iuratus et interrogatus &c. . . . 

Nicolaus Gottifrìdi hab. castri Reiani vassallus &c. Bernardus miles 
de Civitella vaxallus &c. lacobus de castro Flaiani vaxallus &c. Saxo 
Tancredi de Flaiano vaxallus &c. T. Archipresbiter de Fiatano &c. 
lohannes Petri Malleni de Civitella vaxallus &c. Petrus Io. Bacane 
vaxallus &c. Andreas de Dono de Civitella vaxallus &c. ludex lohan- 
nes Gregorii de castro Civitella vaxallus &c. 



XX. 

Riano, 9 novembre 1159. 

Presa di possesso di una pane dei castelli « Reiani et 
« Montìs Falci », venduti al monastero di S. Paolo dalle 
famiglie de Veczosis e de Pezutis. 



•Ji In nomine Domini. A. .m.cc.lviiu., indictione .111., mense novem- 
bris, die .vini. Saxo iudicis Tancredi procurator constitutus a lacobo de 
Capito de Veczosis et a Petra, lolianne, lacobo, et Angelo, gemianìs 
fratribus, filiis qd. lohannis Peruti et a Petro et Andrea fratribus, 
lìliis olim Sìmii de Veczosis et a Theodora maire et tutrice Iannucii, 
Mabilie et Angele qd. ditti Simii ad faciendum investimentum de rebus 
venditis a dictìs personis F[ederico] abbati monasteri] S. Pauli et Petro 
de Podio Peiroscino, et magistro Angelo lacobi Oddonis iudicis de 
Tineosis, de pane eorum castri Reiani et sui tenimemi et Montis 
Falci et eius lenimenti ut de ipsa vendutone appare! instrumentum 
scriptum per me; investivit Petrunt monachimi de ipsis rebus venditis 
ad opus et utilitatem monasteri! et una cum lohanne de Civitella eidem 
monacho turrìm et domos et palacìa et munitiones dicti castri Reiani 



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Le carte del monastero di S. Paolo 



et mirini et cassagium Montis Falci. Testes presbite? Cinthius S. Leo- 
nia de Leprìniano, Rainallus Raìnalli Gentilis Montis Nigrì, Berardus 
Bariholomci Mentis Nigri, Petrus Bartholomei de Reiano, Blasius Rai- 
nonis, Angelus Tadei et Angelus Iuhannis castellani. Nieolaus bulla- 
rius sacri Romani imperii scriniarius scripsi. 



XXI. 
[I34I-I3S9]. 

Berardo, economo dì S. Paolo, nell'interesse del suo 
monastero, alla presenza di giudici, delegati dal papa [In- 
nocenzo IV?], fa istanza affinchè sia restituita quella parte 
del k castrum Vaccaricìe » che i fratelli dell' ospedale dì 
S. Basilio avevano indebitamente usurpato. Segue il pro- 



17. Copia autentica detto fcrimario Gregorio, del sec. XIII- La 
■ * di due munì differenti» fon lem por-ance alla prima. La pergame-n. 



1 libelli talis est. In nomine Domini. Ego presbiier Rerar- 
s mon. S. Pauli prò monastero Deo et vobis C. Sa net e 
Marie in Cosmidin et L. Sanai Angeli canonici, a domino papa iu- 
dices delegati, de priore et preceptore et conventu et fratribus hospi- 
talis S. Basili! et de frane G. teonomo, nomine eius et ipsorum qui 
detìnent et reddere contradicunt quartam partem castelli Baccaricie 
cum munìtionibus et ediliciis et hominibus et possessioni bus, que dktum 
hospitale in partibus tener et qd. comitissa T. tenuit; dicto monasterio 
pertinente, iure domini! vel quasi; inter hos fines: ab .1. latore tenet 
lordanus de Ponte et monasteri um S. Pauli, ab alio Stephanus Simone 
et ab alio flumen Tiberis; unde peto dictam quartam partem pre- 
dirli castri cum hominibus, iurisdictione ac districtu suo a dicto priore 
et preceptore hospitalis et fratre G, icooomo mihi aut monasterio 
restituì. Exemplatum per Gregorium scriniarium. 



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•B. Trifone 



XXII. 
Anagni, 8 giugno tióo. 

Alessandro IV conferma a Federico, rettore della chiesa 
di S. Nicola « in Monte», della diocesi di Narni, la colla- 
zione di detta chiesa, fatta dall'abbate di S. Paolo. 

im cumidim «clnie S. Nicolai de Manie...»; e) dd sa. *tv i . bulli «Union 
.-olii di Munii.; d)dd wc. ivi ildui Unii Aleuodri inno tetta pp. 4- Cai 
ia coUuìmìi bete per ubbniem S. Pauli de etclciii S. Nirolii in Man» Ninfe' 
il.; e) del «£. xvil : . Confirmilio colliliomi benefici! S. Nicol»! in Mnnle dioe. 

TriKiiilonc: Gilletii, end, Vit. LiI.Soia, P. |,«. i< ■ 17; Coi?» iiplom. e. ioj « 

Alexander [1VJ episcopus ser. serv. Dei, Frederico, reetori ec 
desi; S. Nicolai in Monte, Namiensis diocesis. 

Cum abbas et conventus mon. S. Pauli de Urbe ecdesiam Sancii 
Nicolai in Monte cum pertinenti!» suis vacantem tibi duxerint cano- 
nice conferendam ; quod factum est ratum habentes, confirmamus. 

Datum Anagnie, .vi. idus iunii, pont. n. an. .vi. 

«Cum a nobis petiture. 

XXIII. 

Viterbo, I agosto 1278. 

Nicola III prende sotto la sua protezione il monastero 
di S. Maria « de Publica a della diocesi di Camerino e gli 
conferma tutti i beni e privilegi. 

Tr litri. ione : G,J„ JifJem. t. II»*. 

Nicolaus [III] episcopus ser. serv. Dei, abbati monasteri! de Pu- 
blica eiusque fratribus. 

Vestris postulai ionibus annuìmus et monasterium S. Marie de Pu- 
blica, Camerin. diocesis, sub b. Petri et nostra protectione suseipimus, 
statuentes ut ordo monasticus secundum b. Benedicti regulam obser- 
retur; possessione» ac bona illibata permaneant; locum ipsum in quo 
monasterium situm est, cum pertinenriis, heremum S. Marcelli in 
Monte; heremum Ss. Benedicti et Nicolai; S. Eusebii de Franqueleto, 
S. Martini de Colleleiano, S. Pauli iuxta Serrani et S. Salvatoris de 



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Le carte del monastero di S. "Paolo 



Terra ecclesia! ; S. Angeli de Fenestrieìs, S. Cassimi in Colle, S. Apo- 
lenaris iuxta Piastrellarci, S. Gregorii de Gurgiano et S. Petrì ecclesias ; 
in dìoc. Firmana S. Rufini super Terractum, S. Laurentii de Mo- 
glano, S. Crisocioni de Monte Claro, S. Marie de Gemilo et S. Co- 
lunibe de Moglano ecclesias; S. Marie de Nucillan. et S. Martini de 
Strigiano ecclesias; S. Mathei de Monte Luponis, S. Marie de Boleiano, 
S. Petri de Cassano et 5. Marie de Monterione ecclesias; cast rum q. 
voc. Balsum, villas que publica, Cesa, S. Eusebius et Iunipereta vul- 
gariter appellamur; mansos, piscarias, silvas et reddìtus quos habetìs in 
villa q. voc. Bulimia et in montibus ville ipsius; molendina in flamine 
Tende, terras et possessione! in territorio castrorum Baisi, Brunfortis 
et Villepublice cum omnibus libertatibus et im munitati bus suis. 
[Rota] Ego Nicolaus catholice Ecclesie episcopus ss. [Bene valete] 

►J< Ego Guidonius Tuscutanus episc. ss. 

■3" Ego fr. Bencevenga Albanens. episc. ss. 

►i* Ego Anchems tit. S. Praxedis presb. card. ss. 

►Ih Ego Guillelmus tit. S. Marci presb. card. ss. 

h£< Ego Gerardus basilice XII Apostolorum presb. card. ss. 

■Ji Ego lacobus S. Marie in Cosmydin diac. card. ss. 

►Ji Ego Gottofrìdus S. Georgi i ad Velum aureum diac. card. ss. 

ij* Ego Matheus 5. Marie in Portìcu diac. card. ss. 

►Ji Ego Iordanus S. Eustachii diac. card. ss. 

Datum Viterbii per manum magistri Petri de Medìolano S. R. E. 
vicecancellarii, kalendis augusti, indiaione .vi., incam. dominice 
a. .m.cclxxviii., poni, vero dom. Nicolai pp. Ili a. .1. 

« Religio sani vitam eligentibus ». 



XXIV. 
[i dicembre 1187]. 

Costituzioni del monastero di S. Paolo. 

L. j. Copii intatta deliec. *iv, pa .Cugoriui Puri Rogcrii S. H. E. noutiui., 
rutiliti B» firme originili dai cinonici di S.HU M.tia in Traalevere . * Andro! de 

■ Fcltdbui, Rumine tValcrnililii rector, $ Pmb. Binhcilomcm de Pappacurii, * Rur.nr.L-s 
- CiniJii PtlridePipiitiiii, * Perù! Oddunil de RoBreddo», di a * PrictJtul Peni Fe- 
• Udì de Felici bui . e dal notaio . * Inhinn» Ar K e)i Gregari! a. Minci il ilgillo. 

Ne] UT» una noia dal IH. tri ■ Riformatiti intbrtoii tnonaeterii et monachorum 

■ S. Pillila; un'ultra coevi: 11187. Hall dtcetnbril. Per Gregorium Rogetii. Decreta... 
-mon. S. Paulia; una lena poatcriotet . Stiro» un. S. Fluii i.l; a. Li pergamena 

, T-utririonli Cotte. Jifltm. t. 14) sgg. 



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3oé < B. Tri/otte 



Hoc est esemplimi quarumdam con stitut ioti imi et licterarum papa- 
liuni, quaruni constitutionum et licteranmi papalium tenor talis est. In 
nomine Domini. Amen. Bone rei dare consilium etiam presentis vite 
habetur subsidium, et eterne remunera li imi s premium merito especta- 
tur. Cum igìtur sanctissimus pater domimi* Honorius papa IV nobis 
Peregrino Ovetensi et Paparono Spoletano Dei grafia episcopi! com- 
miserit visitationis correclionem tam in capile, quam in membris in 
monasterìo Sancti Pauli extra moro Urbis, nos circa executionem 
mandati nobis facti, cuius tenor inferius continetur, quantum possu- 
mus provide intendente:, slaluimus et ordinamus, quod sacrista dicti 
monasteri! Sancii Pauli in omnibus horis tam nocturnis quam diumis, 
quando cum lumine dici legi non poterit, candelas prò luminaribus in 
choro dare teneatur. Item, statuimus et ordinamus, quod omni die in 
companatico ponantur et expendantur prò unaquaque persona mona- 
chorum quatuor denarii provisini, in diebus vera fusti vis fiat eis sicut 
est consuetum, excepto quod illi, qui infirmi fuerint. procurentur per 
infirmarium de bonìs infirmane; et novìtii et conversi ipsius mona- 
steri! de companatico cum aliis monachis equam recipiant portionem. 
Iiem, statuimus et ordinamus, quod undecim libre provisin. expendantur 
annuatim prò vestimentis uniuscuìusque monachorum, et quod una 
certa die panni eiusdem coloris et valoris prò omnibus monachis clau- 
stralibushabeantur; el quod brachium pannorum, qui ementur prò mo- 
nachis, non excedat prelium decem solidorum, et quod usque ad illam 
quantitatem expendantur; et quod vestes monachorum iuxta modum 
anticum in monasterìo fiant et parentur; et quod nullus monachus 
vadat extra monasterium ad faciendum vestes, sed decanus adiunctis 
sibi duobus vel tribus de monachis ad cmendum pannos vadat, eosque 
ad monasterium faciat deportari ; et quod nullus obedientiarius vestes 
sibi faciat alterius coloris aut de panno maioris pretii quam sint panni 
quibus claustrale* monachi induuntur; qui vero contrarium fecerit ab 
administratione removeatur; et cum nove vestes dabuntur monachis, 
veteres, quas deponunt, si consuete sunt dari, pauperibus deniur; sin 
autem decanus cum abbatis Consilio eas distribuat inter ipsos mona- 
chos secundum quod eos magis viderit indigere. Si forte eas vendi 
contingat, decanus predictus preti um quod exhinde habuerit ipsis mo- 
nachis in conventu notificet et exponat, et illa pecunia expendatur in 
necessitatiti us monachorum. Item, statuimus et ordinamus, quod pe- 
cunia que consuevit dari prò medicinis recipiatur sicut est consuetum, 
et provideatur de ea iuxta modum intiquum illis solis qui recipient 
medicinam, si quid vero residuum fuerit quod expensum non fuerit 
in medicinis, per decanum distribuatur in minutis necessitai ibus mo- 
nachorum; et hoc idem fiat de iussis. Item, statuimus et ordinamus, 



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Le carte del monastero di S. 'Paolo 



quod sive valor pecunie que hiis temporibus curri: augeatur, sive 
diminuatur, sive ipsa pecunia mutetur in alteram, semper tantum quan- 
tum valeret moderno tempore in companatico, vesti bus et aliis que 
debent dari ipsis monachi*, cxpendatur. Item, statuimus, quod curii in- 
firmarla vacaverit seu iiifirmarium non habuerit, abbas cimi Consilio 
conventus personam ydoneam et discretam de ipso monasterio ponat 
qui reddìtus, fructus et iura infirmarie percipiat, ac in necessitatibus 
jnfirmorum monachorum e x penda t, qui discrete officium exerceat eius; 
et si forte de fructibus possessìonum, seu reddhuum qui ipsi infirma- 
rie ordinati eiistunt, aliquid supere rit, quod illud in aumentum seu 
utilitatem ipsius infirmarle seu reddìtuum eiusdem, vel alias utilitates 
monasterii, si infirmarla non indiguerit, convertatur; et quod abbas 
illud vel aliud de infirmarla diminuere non possit, nec sibi aliquatenus 
retinere, aut convertere in alios usus. Ltdtuiu sit tamen ipsi abbati 
corrigere et emendare infìrmarium et eìus facta quando visum fuerìt 
expedire; et si infirmarius aliquas posscssiones seu redditus emere vo- 
hierit prò ipsa infirmarla, hoc, habito Consilio abbatis et conventus, 
faciat, quod si contrarili ni fecerit, prò non facto habeatur, nec possit 
habere vigorem; infirmarius vero, qui est et qui prò tempore fuerit, 
bis in anno in convertii, presente abbate seu vicario eius, de receptis 
et expcnsis rationem reddere teneatur, possit tamen ab roderti exigi 
ratio, quotiens et quandocumque abbati et conventui visum fuerit expe- 
dire. Item, quod panni sive vestes monachorum decedentium in infir- 
marla remaneant infirmarlo, danda et distribuenda per ipsum infirma- 
rium monacho vel monachis infirmi», qui magìs indigere videbuntur . . . 
abbatis nihil recipiant de infirmaria, nec etiam ipse idem abbas. Item, 
[statuimus,] quod cellerarius Sancii Pauli, qui est et qui prò tempore 
fuerit, prò companatico del denarios. Ugna, oleum, lardum, cìcera, sai, 
piper, crocum et alia necessaria et solita quolibet sabbato per totani 
septimanam . . . ; quod si non fecerit, quandocumque defecati t, il la die 
ieiunet in pane et aqua, et si ìeiunare noluerit, sit administ rat ione 
[privatila, nec possit impojsterum ad illud ofHcium reassumi, nec abbas 
in hoc valeat dispensare. Item, statuimus, quod tot conversi ad ordi- 
nem recìpiantur, quot servire possint in coquina, et quod nullus alius, si 
fieri possit, servìat in ipsa coquina, sed solummodo conversi, et quod 
conversi faciant refectorium et serviant secunde mense. Item, statuimus 
et ordinamus, quod in refettorio ponantur duo vasa, in quibus ponan- 
tur residua pu lenenti et vini que levantur de mensa monachorum 
danda pauperibus, que vasa non occupentur prò aliqua necessitate, sed 
solum ad ofGcium nempe de mense residuum dimittantur. Item, sta- 
tuimus, quod altararius det in Sabbato sancto tobalhias bonas, et con- 
mensa monachorum, sicut est solìtum et consuetum 



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308 l B. Trifone 



i feceril, ipso facto sit a dm mi stralicine privatili, nec itcrum 
net abbas in hoc valeat dispensare. Jtem, statuimus, quod 
omnes monachi obedientiarii et castellani, si fieri possit sine magno 
dampno administrattonum, revertantur ad monasterium moraturi io 
claustro; quod si non possit esse sine magno detrimento, in admini- 
sir.it ioni bus remaneant, ita quod duo et duo sint vel plures, si comode 
fieri potest; verumtamen sive in administ rat io n e qualibet sit unus, duo 
vel plures, annuatim ab ipsis administ rat ioni bus removeantur, et alii 
de claustro, qui ad hoc ydoneiores inventi fuerint, per obedientias ordi- 
neniur ad annum solum in ipsis administrationibus moraturi, quo finito, 
dimissis obedientiis et administrationibus, revertantur ad claustrum, et 
aliis personis ydoneis ad annum solum, ut supra diximus, administra- 
tiones huiusmodi committantur. Cum vero in administrationibus fuerint, 
si sint duo vel plures, omnes sub uno conclavi seu in una camera 
dormiant, et inter lectos medium nullum existat, et hoc sub pena 
suspensionis et interdicti per ipsum abbatem, cum fuerii, seu per de- 
canum et monachos ipsius convetitus vacante monasterio observari 
precipimus et iubemus. Item, statuimus et ordinamus, quod vacante 
monasterio abbate, omnes monachi obediant illi decano qui inoliente 

abbate in officio decanatus inventus fuerit non impediat, quominus 

[dictus decanus proprì]um officìum valeat libere exercere; et qui con- 
trarium feceril aut facienti consenserit ipso facto exeomunicationem 
ìncurrat. Item, quod mortuo abbate seu amnioto a regimine abbatie, 
bona, que remanebunt et invenientur in camera seu domo abbati?, 
qualiacumque sint, ab ipsis decano et conventu, facto ab eis primo 
inventario... conserventur, donec ipsì monasterio de abbate provi- 
deatur, et eidem abbati integre restituantur. Si vero aliquis de ipsis 
monachis claustralibus, obedientiarii 5 aut aliis quìbuscumque quicquam 
de predio is bonis rapuerit, diripuerit, consumserit aut furatus fuerit, 
rapienti, diripienti, consumenti, furantive consenserit ope[ramque suam 
contule]rit, ipso facto sententìamexeomunicationis Ìncurrat. Permittimus 
tamen vestes persone abbatis, excepto ledo, quem in infirmala prò 
infirmis remanere iubemus, in elemosinarti pauperibus dentur. Sigil- 
lum vero abbatis mortui incontanenti frangatur, nec aliquid cum eo 
sigillent; quod si contrari um fecerìnt, eandem penam [incurrant...ero] 
vicarii, officiales seu obedientiarii aut quamlibet adininistrationem ha- 
bentes in ipso monasterio vel extra, vacante monasterio abbate, decano 
et conventui de omnibus reddant rationem temporibus quibus consue- 
v-it fieri monasterio non vacante; quod si non fecerint, decanus possit 
eos ammovere, permutare ab ad ministrati on e et exeommunìcare, si ratio- 
nem integram et fructus non redderent sibi et conventui terminis as- 
signatis aut asstgnandis; et quod ipsi obedientiarii, si res aut bona 



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Le carte del monastero di S. Taolo 



obedientie vastaverìnt, diripuerim aut furati fuerini vcl fidelem ratio- 
nera non reddiderint, ab ipsis admi ni stradoni bus removeantur, nunquam, 
sine licentia Romani pontificia, in ipso monasterio administrationem 
habituri. Decanus vero et conventus ipsius monasterii fructus et red- 
diius, quos perceperint de possessioni bus, castris, ecclesiis et quibus- 
cumque aliis bonis ipsius monasteri!, usque in adventum futuri abbatis 
diligenter custodiant et conservent, nec pietantias aut en pensa s aliquas 
sibi maiores facìant nisi secundum eum modum qui servatur iris vi- 
vente abbate; quod sì consumpserint et male custodi eri ut, ipso facto 
sententiam excom unica t ioni s incurrant ; gallinas tamen, lepore*, capreo- 
los, porcos silvestres, capretos et carnes huiusmodi possint eomedere, 
quando eis dabuntur; domos et alias orricinas, si necessitai immineat, 
possint reparare. Item, statuimus et ordirumus, quod si quis monachus 
vel conversus inventus fuerit coniuratot aut conspirator contra habba- 
tem aut quemeumque monachimi, quod in carcere ipsius monasterii 
per duos annos detineaiur, primo anno de pane et aqua, secundo de 
pane et vino et legumi nibus seu oleribus [ad suste ]ntationem solum- 
modo habiturus, nisi ilio tempore, propter perìculum monis aut nìmiam 
11 persone, abbati, qui prò tempore fuerit, seu decano, va- 
3 abbate, visum fuerit in totum vel in parte miseri- 
corditer dispensandum, in quo casu de maiori substenta mento aut 
fortiori secundum discretionem mandamus provideri eidem. Finitìs 
vero predictis duobus annis de carcere extrahatur, et, si visum fuerit, 
eiciatur de monasterio et ad aliud monasterium eìusdum ordinis trans- 
mittatur ; quod si non inveniatur monasterium quod eum recipere velit, 
in monasterio Sancii Pauli remaneat vocem in capitalo nec admini- 
strationem aliquam ullo tempore in ipso monasterio habiturus, ultimus 
in choro, ultimus in refectorio toto tempore quo vixerii sedem seu 
locum suum habiturus ; et per duos annos sequentes ieiunans in pane 
et aqua, senta feria disciplinam in capitulo, secundum magnitudinem 
commissi criminis, diebus singulis recepturus. Item. statuimus, quod 
abbas, vel decanus nullum monachum vel conversum in carcere ponat 
vel gravetn penam infligat, nisi culpa notoria fuerit aut manifesta, vel 
is qui puniendus fuerit legitime confexus fuerit vel convictus; qui vero 
contrarium fecerit ipso facto sententiam excomunicatkmis ìncurrat. 
Item, statuimus, quod monachi, qui propter culpas suas incarcerari 
debuerint in carcere monasterii, penis talibus deputato incarcerentur, 
i incarcerandi non mittantur, et hoc sub pena 
i ipso facto abbatem incurrere volumus, si con- 
trarium fecerit, precipimus observari. Quicumque vero ipsum carcerem 
ruperit aut incarceratum preter abbatis licentiam extraxerit, rumpi 
) volenti fugere consilium, auxilium dederìt, 



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B. Trifone 



ipso facto exizomanicatioiiem incurrat. Item, statuimus et ordinami», 
quod abbas Sancii P.uili quicumque fuerit sigillum conventus non 
habe.it nec teneat aut retineat, set conventus ipsum sigillum custodia! 
et custodir! faciat per certas personas, secundum quod antiquitus est 
consuetum. Item, statuimus, quod illi qui custodie!» sigillum conventus 
vel quicumque alius sigillo ipsius conventus non sigìUel aliquo modo 
sine scientia et consensu conventus; quod si fecerìt, sit ipso facto exco- 
municatus. Item, statuimus et ordinamus, quod semper in ipso mo- 
nasterìo Sancii Pauli continue habeatur et teneatur atiquis magister 
religiosus vel secularis, qui monachis, qui invenientur ydonei in ipso 
monasterio ad proficìendum, gramaticam legai, et quod eidem magistro 
in necessariis per abbatem decenter provideatur. Item, statuimus, quod 
nulla mulier aliquam domum seu officinam monachorum vel abbatis 
tngredìatur. Itera, statuimus, quod abbas cum consensu vel sine con- 
sensu conventus non possit constituere seu dare aliquam pensionem 
annuam seu certas mensuras grani vel ordci vel vini aut quantitatem 
pecunie annuatim solvendam seu solvendas alicui persone; quod si 
fecerit, et abbas ipso facto sit excomunicatus, et monachi qui consen- 
serint sententiam excomunicationis incurrant; in hoc tamen non inten- 
dimus abbati interdicere seu conventui,quinabolim constitutas pensiones 
non solvant tpsis dumtaxat personis quibus ex antiqua consuetudine, 
constilutione seu promissione solitimi est hoc solvi, quibus tnorientibus, 
ìli j seu consimiles pensiones nulli dentur seu constituantur. Item, quod 
si quis raonachus dixerit, vel re vela veri t aliquid prò utilitate mona- 
steri! seu prò honestate personarum aut prò correzione, sive tangat 
personam abbatis vel cuiuscumque alterius, quod abbas patienter cum 
audiat nec ipsum impediat excomunicando, interdicendo, suspendendo 
et per obedientiam precipiendo vel quocumque alio modo quominus 

possit et valeat dicere quod sìbi videbitur fore dicendum impe- 

diri fecerìt quoquo modo, ipso facto excomunìcationem incurrat. Item, 
statuimus, quod abbas Sancti Fault per se vel per alium de vita et 
statu cuiuslibet obedientiarìi quolibet anno in loco obedìentie eorum... 
facere teneatur. Item, statuimus, quod quandocumque abbas Sancii 

Pauli aut aliquis eius mandato de bonis aut ratione honorum 

receperit pecuniam vel aliud usque ad valorem duarum marcharum ar- 
denti, hoc conventui in capitulo notificet et exponat ; quod si non 
fecerit, sententiam suspensionis et interdicti incurrat. Item, statuimus 
et ordinamus, quod quandocumque abbatem Sancti Pauli transferri 

contìngerit ad aliam ecclesiam seu abbatiam equos et quodcum- 

que mobile sive ornamenta ecclesie, libri vel alia priori et conventui 
in ipso capitulo assignare et resìgnare teneatur; quod si non fecerit 
integre, [ipso facto excomunicationem] incurrat 



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Le carte del monastero dì S. 'Paolo 



quid eidem abbati de monasterìo recedenti translatione vel alio modo 

de bonis predictis Itero, statuirmis et ordinamus, et abbati, qui 

nunc est et qui prò tempore fuerit, in perkulo anime sue precipimus 

et manda mus, quod quamdiu licteratos viros illitteratos live 

ydiotas ad ordinem non admitlai; laycos vero Item, statuimus 

et ordinamus quod predicta statuta seu ordinationes inserantur iuxta 

regulam dicti ordinis in bona regulis et ordinai ionìbus ipsìus 

monasterii recipiantur et exponantur per abbatem, vel alium monachura 
ydopnum deputandum ab ipso. Et nos ... in vintile sancte obedien- 
tic ab omnibus monachi*, abbate et decano ditti monasterii, obe- 

dientiariis nec non et oblati* qui sunt in ipso monasterìo et qui 

sub pena ex comunicati on i s quam in hi 15 scriptis ferimus inhi- 

bentcs nec quis predicta comburere aut quoquo modo destriere, 

abscondere vel furari aut permictere vel consentire quod aliquo modo 

perdantur aut destruantur; quod si faciente aut consentitine 

huius excomunicationis sententie volumus subiacere, Tenor vero man- 
dati nobis ab apostolica Sede directi Peregrino Ovetensi et 

Paparono Spoletano episcopis. Datum Rome apud Sanctam Sabi- 
nam . . . pont. Honorii pp. IV a. .11, « Inter teiera sollicitudinum studia ». 
Bernardus de Lanzela clericus cintatili Agennensis auct. apost. et 
imp. notarius scripsi et publicavi. 

XXV. 

Roma, S. Maria Maggiore, 29 novembre 1291. 

Nicolò IV concede indulgenze per la chiesa di S. An- 
drea di Ponzano in alcune festività dell'anno. 

G. 1. Originile, nudante delti bolli. 

.Ponimi. Alifiulion»*} V) .Nicolai PP . indulg. . come !• primi. 

Trascriiionc : C*t,* Mplom. e. l(i>. Cf. Umolojs, *(«lmn JvWjì IV, a. «151. 

Nicolaus [IV] episcopus ser. serv. Dei, omnibus fidelibus vere peni- 
tentibus et confessis, qui ecclesiam mon. S. Andree de Ponzano O. S. B. 
Castellari, dlocesis visitaverint annuatim in Assumptionis b. Marie 
virg. ac. ss. Andree apost. et Benedìcti abbatis festività ti bus et per 
ceto dies sequentes, necnon in tenia feria post festum Resurrectionis 
Domini ac in anniversario die dedkationis ecclesie, tres annos et tres 
quadragenas relaxamus. 

Datura Rome apud S. Mariani Maiorem .ili. kalendas decembris, 
poni. n. a. .IV. 

Vite perenni: gloria». 



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■B. Trifone 



XXVI. 

[1288-1292]. 

Nicolò IV conferma ai monasteri uniti di S. Andrea « in 
« Ftuminc » e di S. Silvestro del Soratte i loro beni e pri- 
vilegi, e li mette sotto la sua protezione. 



n. 15945; L»OU)H, fcfrimn NucUi IV, n, 7 S S d. 

Nicolaus [IV] episcopus set. serv. Dei, abbati S. Andtee in Fiu- 
mane et S. Silvestri de monte Sy ratto monasteriorum, quorum unum 
dependet ab alio, eiusque fratribus. 

Monasteria, que ad Romanam Ecclesiam nullo pertinent mediante, 
sub li. Peiri et nostra protezione suscipimus; statuentes ut ordo monasti- 
cus secundum b. Benedirti regulam observetur et possessiones ac bona 
illibata pernianeant. 

« Religiosa m vitam eligentibusn. 



XXVII. 

S. Pietro di Fiorentino, 27 febbraio 1197. 

Sinibaldo (abbate?) di S. Pietro di Fiorentino, col con- 
senso dei monaci di detto monastero, affitta, fino alla terza 
generazione, un tenimento in Morlupo, « in vocabulo Man- 
ti zano», a Nicola di Giacomo. 

M. 4. Orifciiul*. 



>%< Anno Domini .m.cc.lxxxxvil, indiatone .xi„ tempore Boni- 
fatii pp. Vili, die .XXVII. febraarii. Synibaldus [abbas?] mon. S. Petri 
de Flor[enti]Ilo cum consensu Henrici de Spoleto prioris dicti mona- 
steri! et conventus fili 1 Petri lacobi, Corradi Uborthi, Gilii lacobi, 
Massey lacobi, Angeli Guasterii, Massey de Cascia, Berardi Petri, Bar- 
tholomey Udurisii monacoruiu ciusdem mon. dedit et concessi! Ni- 



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Le carte del monastero di S. Taoio 



colao lacobi Canis de Murlupo usque ad tertìam gcnerationem in 
emphyteusim unum tenìmentum in territorio Murlupi in vocabulo Man- 
zana iuxta possessiones Liprignani et Civitucule, Gentilem Bettolìi, 
bona ecclesie S. Marie, et ecclesie S. Ianis de Murlupo; reservato ipsi 
monasterio ecclesia S. Marie de Marnano cum casalenis, vignali et ca- 
napina : pretio .xxv. libr. provisonorum ; pena .e libras proviamomi)). 
Actum in palatio monasteri, presentibus PandoUb Iohannis archi- 
presbitero de Morlupo, Eugenio Berardi de eodem loco, Cirappo de 
Abbatta, lannuccolo Petri de Lepri gnano et Benvenuto de Marnano. 
[S. T.] Nieolaus Ioni atuct. i 



(Continui]). 



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La dominazione pontificia nel Matrimonio 

NEGLI ULTIMI VENTI ANNI 
DEL PERIODO AVICNONESE 

Contimi. i. e Sne, vedi voi. XXXI, p. in. 



APPENDICE. 

I. 

i}6), maggio 23. 

Urbano V scrive agli officiali del Patrimonio e della 
Campania e Marittima che non usurpino i diritti e le giu- 
risdizioni dei Romani. 



Dil. filiis Patrimoni! b. Petri in Tuscia ac Campanie et Maritime 
provìnciarum rectoribus et aiìis officialibus prò nobis et Romana Ec- 
clesia. Et si cunctos Christifideles, quorum omnium curati: divina Ta- 
verne clementia suscepimus, cupiamus abstinere a vetitis, et sic unum- 
quemque propriis bonis et iuribus contentar!, quod contra preceptum 
dominicum rem non desideret, minus quia cccupet, alienam, officialcs 
tamen nostros tanto potius ab alieni iuris occupatone et cunctocum 
offensis volumus abstinerc, quanto eis convenit in forum officiis mo- 
destiores se reddere et etiam iustiores. Sane admodum displicenter 
audivimus, quod atiqui vestrum dilectos filios populum singularesque 
cives Romanos offendere, ac eorum iura et iurisdictiones, quod non 
possumus credere, occupare presumunt; ex quo, si veritatem contineat, 
eo fortius penurbamur, quo ipsos populum tamquam peculiare* tìlios 
magis .diligimus, eorumque quietem et statum pacificum, qui ad Dei 
laiidcm et principimi apostolorum aliorumque sanctorum, quorum in 
Urbe corpora requiescunt, venerationem, salutemque totius populi cliri- 
stiani redundare dinoscitur, ardentius affectamus. Volcntes igitur in 

Archivio della R. Sncitlà romana di noria pallia. Voi. XXXI. 21 



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3ié fiW. cAntonelli 



hac parte de oponuno remedio providere, vobis per apostolica scripta 
distrine preeipiendo mandamus, quatenus ab ini uri is, offensis et usur- 
pationibus et occupationibus honorum et iurium populi ac civium pre- 
dictorum abstinentes omnino, SÌ qua ex eisdem bonis ac iuribus for- 
sitan occupaslis, illa plenarie resutuere ac relaxare curetis, alioquin illi 
qui ex vobis in hac parte nostrum non curaverint adimplere manda- 
tum nostrani indignationem et punitionem poterunt merito fbrmidare. 
Ad hec paeem et quietem diete Urbis, quam auctor pacis benigne 
respiciens, fugatis intestinarum discordiarum fluctuationibus, ex quibus 
Urbs predicta ad naufragi! periculum ducebatur, icddidit sua piotate 
tMnquillam, ìntendentes apostolicis presidili confovere, volumus vo- 
bisque districte iniungimus, quod prò conservatione ac defensione diete 
pacis eisdem populo ftdelibus consili) s promptisque favoribus assistati*. 
Dat. Avin. .x. kal. iun. a. primo. 



Patti e convenzioni fra gli officiali del Patrimonio e Si- 
meotto Orsini. 

bg. A«i». Uri. V, XXI. i79 . »Kg. 

Ad futuram rei memoriam. Hiis que prò sedandìs scandalis et 
removendis periculis preserti m subditorum Romane Ecclesie provide 
facta sunt lìbenter robur adieimus apostolice firmitatis. Sane oblata 
nobis prò parte dilectorum filiorum nobilium virorum Nicolai de Ur- 
sinis comìtis Nolani rectoris, et Angeli Tavernini militis Viterbiensis 
thesaurarii provìncie Patrimonii b. Petri in Tuscia petitio continebat, 
quod ipsi nuper habentes in hac parte per nostras litteras plenarìam 
facultatcm quedam pacta et conventiones cum dilecto (ilio nobili viro 
Simeone, quondam Ursi de Ursinis domicello Romano Urne rebelli Ro- 
mane Ecclesie nostro et Eccl. prefate nomine fecerunt, que ad obvian- 
dum scandalis et periculis subditorum diete Eccl. et prò ipsius statu 
utilia reputarunt, deindeque de nostro speciali mandato eidem corniti 
facto oraculo vive vocis quoddam capitulum dictorum paaorum cor- 
rexerunt et reforma veruni. Quarc nobis humiliter supplicarunt, qua- 
tenus eisdem con veni ionibus et pactis, ac correzioni et reformatiooi 
contentis in duobus instrumentis publicìs manti dilecti fìlli Iohannis 
Aymerici de Parma publici apostolica et imperiali auctoritate notarii 
couscriptis et signo ipsius consueto sìgnatis, quorum tenores presen- 
tibus inseri fecimus, robur nostre confi rmationis adicere dignaremur. 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 317 



Nos igitur huiusmodi supplicai ioni bus benignum imperi ientes 3 
pacta, conventiones ac eorrectionem et reformationem eadem et omnia 
in dictis instrumentis contenta sine preiudicio iuris alieni rata habentes 
et grata, illa auctorìtate apostolica ex certa scientia contirmamus et 
presenti* scripti patrocinio eommunimus, ac ea volumus et decernimus 
habere perpetuarli roborìs firmitatem. Tenor autem dicti instrumenti 
pactorum talis est. 

In nomine Domini, amen. Anno eiusdem a natìvitate millesimo 
trecentesimo sexagesimo nono, indiatone septima, pontificatus sanclis- 
simi in Christo patris et domìni nostri domini Urbani divina provi- 
dentia pape V, et die terti ad ed ma mensis augusti. / detti commissari 
advertentes maxime quod infrascripta pacta et conventiones ad que 
devenire intendunt cum infrascripto Simiocto multum cedunt et spe- 
rantur imposterum cedere ad statum provincic Patrimoni!, et quod 
propter infrascripta pacta et conventiones multa scandala et pericula 
verisimilìler sedabuntur, que ìam ineeperant in maximum dampnum 
diete provincìe pullulare; ac etiam attcndentes quod prò pane dicti 
Simiocti coram ipsis expositum extitit quod tempore quo per Roman. 
Eccl. habitum luit castrimi Suriani, quod per dictum d. Ursum pacifice 
tenebatur et de iure, per nonnullos offkiales diete Eccl. provisum fuit 
ipsi d. Urso patri dicti Simiocti et ipsi Simiocto quod consideratis 
gratis serviciis factis Rom. Eccl. per ipsum d. Ursum et predecessores 
suos ita et taliter operaretur per ìpsos officiale* pene prefatum d. no- 
strum papam quod Sanctitas Sua ipsum S. suosque fratres et filios 
baberet efficadter commendatos, fecerunt et ad infrascripta pacta et 
conventiones devenerunt cum nobili viro S... presente... ac acce- 
piante prò se suisque filiis natìs et nascituris de legitimo matrimonio 
vel non legitimo heredibus et successorìbus suis. 
' Et primo dederunt et concesserunt et tradiderunt . . . predicto S. 
. . . omnia et singula iura que Sanctitas ipsa vel Rom. Eccl. habet in 
castris et rocchis Mugnani siti in provincia dicti Patrimoni iuxta 
fluinen Tyberis et territoria castrorum Polimartii, Rocche Sancii Petri 
et Vassanì; ac Rocche Sanai Petri site in ipsa provincia iuxta terri- 
toria et tenimenca castrorum Mugnani, Polimartii, Glie predictorum 
et Colliscasalis ; et Cardani positi in eadem provincia iuxta territoria 
Civitatis Castellane, castrorumque Gallesii, Fabrice et Castrigloni et 
1 Abbatie Pallaris . . ., cum annuo censu unius floreni auri 



per ipsum S. vel ìpsius heredes et successores perpetuo solvendo ca- 
mere provincìe dicti Patrimonii in festo apostolorum Petri et Pauli 
de mense iunii. Voluerunt tamen et ordinaverunt dicti dd. commis- 
sari! quod ipse S. sive heredes et successores sui teneantur et debeant 
venire et comparere legitimc in esercì ti bus, cavalcati* et parlamenti* 



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ìpsius Eccl. ad petitionem, voluntatem et requisitionem officialium 
prefate Eccl. super hoc habentium legitimam potestatem prò castro 
Chie predicte, ut est moris; prò castro vero Hugnani etiam venire et 
comparere in dictis exercttìbus, cavalcati s et parlamentis debeant sì et 
in quantum secundum iura vel regestra camere teneamur et aliter 
non. Item, omnia et singula tura que prefata Sanctitas et Eccl. habent 
in castro et rocha Chic ipsiusque territorio et districtu posìtis in eadeni 
provincia iuxta tenimenta castromm Mugnani, Vassani, Roche Sancti 
Petri, Suriani et Colliscasalis cum annuo censu quadraginta solidorum 
paparinorum ut supra solvendo. Item, iura si qua idem d. Ursus h.i- 
bebat in castro Coptanelli sito in provincia comitatus Sabine iuxta ter 
ritoria castromm Montisasule, Castigloni, Montiscalvi et Bacchoni. 
Item, ipsum S-, fratres, socios, familiare* et vassallo: absolverunt et 
liberaverunt ab omnibus penis, processibus, sententiis, criminibus, mal- 
Icfìciis, culpis, excessibus et delictis per ipsos commissis et perpetratis 
dictis, factis aut operibus, seu que facta et commissa per eos vel ali- 
quem ipsorum dieeretur usque in preseti tem diem, de qutbus essct 
processimi cognitum vel non in curiis predìctarum Sanctitatis et Eccl. 
ac Romane urbis per quoscumque iudices ectfesìasticos vel seculares, 
et etiam sequaces dicti S. de commissis per eos tempore presentis no- 
vitatis vel guerre. Necnon voluerunt et mandaverunt processus et 
sementias ac scripturas propterea centra ipsos vel aliquem ipsorum 
formatas et latas de libris dictarum curiarum tolli et cassari et abo- 
leri, et prò cassis et irriti; ex nunc haberi voluerunt et decreverunt 
ornili via, modo et iure quibus melius potuerunt. Nomina vero pre- 
dict orum sociorum, famìlìarium et sequacium sunt hec, videlicet: Spic- 
chieta, Antonius dictus Mathohiffo, lannis Andree de Cordano, Sini- 
baldus de dominis de Mimoia. Antonius dictus Steccha, Angelus 
Bellipucii Raynatdi, Nicolaus dictus Bussa, Iacobus Luppi de Orto, 
Tucciante Franccscoli de Amelia, Angelus Cìcie de Tuderto, Iacobus 
Masini de Forlivio, Vangnolus nepos Cagni de Collefìorito, Serbucius 
Poncelli de Montcnigro, Frate Valente Blasii de Orto prò condempna- 
tiontbus latis contra eum in curia Romane urbis, socii et sequaces 
Mannucius Ceccliolini de Sancto Gemino, Antonius Nalli de Urbe, 
Ceccharellus Cccchi magistrì lacobi, Vannucius magistri Scocti, Tho- 
massius Garavoli, Petrus Pucii, Colutia Laurentìi Gatti de Lagnano, 
Angelucius Iannucelli, Angelus lacobi, Blasius lacobi, Antonius Cer- 
roni, Antonius Lelli Madiaroni, Andreas Incelli, Angelus Lelli Bevcn- 
tis de Cordano, Attavianus Poncelli de Montenigro, ser Antonius 
Colaioli Staffa, Guercius Toczi, Cola Tadey dictus Cacciaguerra de 
Mugnano, Nicolaus Rotombolli dictus Roveta, Antonius lacobelli, 
Cecdii (sk) Marci, Petrus Gentìlioni, Buczus Andrielli, Blasius Fran- 



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La dominazione pontificia net 'Patrimonio 319 



cucii dictus Migloeinus, Dicius Cuidocii de Orto, Petrus magi stri 
Francisci dictus Petrus da! passo da Orto, Vanne* Luce, Nicolaus Vio- 
lanti», Colutia Rolandi dictus Past urtila de Polìmartio, Marchus sei 
Francisci de Tossignano, Micius Fanelli de Suriano, Angelucìus Bal- 
dueius Bucceti de Aqua pendenti, Buccialus Manni, Lucas Somev dictus 
Bocczo, Banhocius Sensii de Amelia, Petrus Lucangeli, Santucius Mey, 
Henricus Putii Henrici de Vassano, Scarpetta Peciveccie de Roccha- 
veccie, Gcplius Nutarelli Belli Sancii de Amelia, Baitholus Lelli dicius 
Picholfante de Camerino, Andriolus Francisci de Placentia habitatores 
Mugnani, Petrus dictus Traverso de Bulseno, magister Pautus Tucii 
Claudicans sartor de Viterbio, Valentinus Petri de Fulgineo, Mucza- 
rcllus Traynozii de castro Perii, et Vestrus Andree alias dictus Guer- 
cius de Vassa nello familiare* et sequaces ditti S. et quos omnesidem 
S. prò eius sociis et sequacibus et famìliarìbus nominavit ut superius 
contìnetur. Item, cum prò parte ditti S. asseratur quod vir magnìficus 
d. Bertuldus d. Neapoleonìs de Ursinis legavit et concessit domine 
Paule ipsius d. Bertuldi tilie prò eius dote sexmilia quingentos flore- 
nos, et prò eius alimenti? mille quingentos llorenos in medietate castri 
Antiglani, et prò dictis octomilibus fi or en ss ipse d. Bertuldus diete 
d. Paule obligavit dictam medietatem, et ipsa d. Paula per publica 
documenta iura que habebat in dieta medietate occasione huiusmodi 
vel alia ratione dederit et concesserit ipsi S. prò se suìsque heredibus 
et sucecssoribus, et nunc Thomassius Ugolìnucii de dominis de Al- 
vino dictam medietatem unct et possidet, et propterea idem S. petit 
a dictis commissariis quatenus vista iuribus dicti S. summarie et de 
plano sine strepitu et figura iudicii predictam medietatem sibi dignentur 
restituì Tacere cum effetti: de gratis speciali, prefati d. commissari! 
nomine quo supra promiserunt eidem S. presenti stipulanti et recipienti 
nomine supradicto in causa ista unum sumeientem iudicem deputare 
et subdelegare, qui dicto S. . . . iustitlam ministrabit. Et similiter eun- 
Jem vel alium iudicem deputabunt et subdelega bum, qui dicto 5. in 
hiis que habet agere cum domina Troiaio d. lohannis de Ursinis etiam 
codem modo quo in facto diete cause Antiglani iustitiam ministrabit. 
Item, cum per ipsum S. asseratur quod a tribus armis citra supradictus 
Thomassius occupavi!, abstulit seu occupar! et auferri fecit certas pos- 
sessiones et bona ac eorum fructus sita in territorio supradicti castri 
Antiglani, que ad ipsum S. eiusque socios, familìares et vassallo» per- 
tinent, et propterea supplicet quatenus visis iuribus predictorum de 
plano ipsa possessìones et bona ac fructus eìsdcm restituì faciant cum 
effectu, ipsi d. commissari] gli promettono un giudice che pronunci come 
sopra, e subilo nominano il sapientem virum d. Thomam d. Henrici de 
Baratis de Parma officialem Ecclesie. Item, dederunt et per pacta et 



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*M. Contortela 



t eidem S. stipulanti et recipienti ut supra 
omnia iura et bona que idem d. Ursus habebat in eertis possessioni bus 
et domibus sitis in ci vitate Urbis ultra pontes Tiberis, et que camera 
Romane Eccl. non possidet, exceptis bonis venditis < 
ipsum d. Ursoni Ecclesie prelibate. Insuper prefati d. 
uterque ipsorum nominibus quibus supra fecerunt, constituerunt et or- 
dinaverunt eorum legitimum procuratorem et nuntium specialem no- 
bilem virum Nicolam Ranucii de civitate Ortana presentem et acce- 
ptantem ad dandum, tradendum et indueendum dictum 5. nomine quo 
supra recepturum in tcnutam et corporalem possessionem omnium 
predictorum castrorum (et) roccharum Mugnani, Cordani, Chie, Rocche 
Sancii Petri et Coptanelli, et ad omnia et singula faciendum, que circa 
Iraditionem diete possessionis fuerint utilia et necessaria, et que ipsi- 
met possent lacere si adessent, ratum, gratuiti et fimiuin perpetuo ha- 
bituri quidquam per dictum procuratorem factum Inerii in preniissis et 
circa predicta sub vpotheca et obligatione omnium honorum camere 

Romane Ecclesie memorate Segue il giuramento di Simeotto nelle 

mani dei commissari. A et a sunt omnia supradicta in castro Coltiscasalis 
in domo Rocchi Muczarelli de dicto loco, prescntibus nobilibus vìris 
d. Nicolao ser Bartholi de Florentia iudice causarum civilium et ap- 
pellationum curie Patrimoni! generalis, lohanne Uflreduecioli de Al- 
viano, Bertuldo Guiniczelli de Monteorczili, ser lamie domine Lau- 
rentie, Nerutto Virigacii de Suriano, ser lohanne Gei-aldi de Parma, 
Rocchio Muczarelli de castro Colliscasaiis predicto, Roberto Maczantis 
de Viterbio et ser lohanne Baptist a quondam ser Thomasii de Bo- 
nonia, et quampluribus alìis testibus ad predicta vocatis, habitis et ro- 
gatis. Nello slesso giorno il procuratore suddetto immette Simeotto in 
possesso della Rocca di S. Pietro introducendo eum per manum dextram 
in dictam roccham, sibique claves portarum ipsius rocche assignando 
portasque ipsas sibi aperìendo, ac de terra, herbis, glebis et lapidibus 
existentìbus in diclis territorio et districto dicto S. in suis manibus as- 
signando in signum vere possessionis Segue, il ly agosto, l'im- 
missione in possesso dei castelli di Chia e Mugliano. Ed infine, il 6 settembre, 
fistruntento del a correzione e riformazione riguardante l' assoluzione di 
Simeotto e seguaci, stipulato dal notaro Giovanni di Americo di Parma 
in Viterbo, in contrata Sanctì Simonis in domo Tucii Quirichelle resi- 
dence dicti d. thesaurarii, presentibus sapiente viro d. Andrea Capocii 
iurisperilo, Roberto Mazantis, ser Francisco Vannicelli de Viterbio, et 
ser Salvato Cobucii de Balneoregio, et quampluribus aliis testibus ad 
predicta vocatis, habitis et rogatis. Dal. Vìtcrbìi .X. kal. septemb. 
a. .vii. 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 321 

in. 

1*70, luglio as, 
Urbano V ordina al rettore del Patrimonio di restituire 
a Giovanni di Sciarra de' Prefetti la meta della rocca di 
Vico. 

Ki t . Av„. U'h. V, XXII, 4jS ■. 

Dil. Alio nob. viro Nicolao de Ursinis corniti Nolano, provincia 
Patrimoni! b. Petti in Tuscia rettori. Nuper prò parte dil. filii nobilis 
viri Iohannis nati quondam Sciane de Prefectìs de Vico domiceli! Su- 
trìne dioccsis nobis exhìbiu petit io continebat, quod medietas arci; 
seu roche de Vico diete diocests ad ipsum pertinet, quodque ipsam ditti 
quondam Sciarra et Iohannes tenuerunt et possederunt pacifice et quiete, 
et quod idem Iohannes per oonnullos possessione predicta extitit in- 
debite spoliatus. Quare nobis prò parte ipsius extitit humiliter suppli- 
catoti), ut sibi in predictis de oportuno providere remedio dignaremur. 
Nos itaque ipsius supplicationibus inclinati, eidemque in premissis de 
Oportuno providere remedio mediante institi» cupientes, nobilitati tue 
mandamus quatenus, si premissa per diligentem inlbrmationem, super 
quo tuam e anse i enti a ni oneramus, vera esse repereris, eidem lohanni 
medietatem rocche prefatc, exceptis turri, loggia, cisterna et porta 
rocche que ad prefatara Ecdesiam totaliter peninent, 5 ine more di- 
spendio restimi facias eum effectu, ac eundem permittas et permitti 
facias ipsius pacifica possessione gauderc. Dat. apud Montemflasconein 
.Vili. kal. augusti a. .vili. 

in». 



Una relazione al pontefice del legato Pietro arcivescovo 
di Bourges. 

Arri,. V..k. J„*r. Mi, c ,lt. «L in. (1). 

Ista que secuntur sunt explicanda domino nostro. 

Primo, quod scriba tur episcopo, clero et nobilibus ac populo par- 
ticulariter et distincte, et hoc in utraque civitate et specialiter domino 
Francisco. 



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€M. aintoneUi 



Item, mandare secretarlo, quod iuxta capitola ordinata per d. ca- 
merarium ordinentur commissiones prò d. Bituricensì, ac etiam ad be- 
neficia conferendo auctoritate apostolica etiamsi reservata existant usque 
ad certam taxam, et ereandum notarios et legitimandum, et ad singula 
alia faciendum, que condam d. Sabinensis preter legationem habuit in 
eommissis, cuius commissiones in regestris poterai! t reperirì. 

Item, ordinentur commissiones pamculares, non obstante vica- 
riato generali, videlicet prò civitatibus Urbevetana, Namiensì, Interam- 
nensì, Reatina, et etiam prò comitati! Sabinie et terrarum Arnulpho- 
rum, et castrarmi! Strunconis et Mirande, Civitatis Castelli, et castrorum 
Sertiani et Setonii, super quo quietai! castro Setonii advertat Vestra 
Sanctitas quoniam dictum castrum est in districtu Urbisveteris, licet 
Villacu (iti:) pretenda! quod ìmperator ìpsum castrum sibi dedit, quod 
facere non potuìt in preiudicium Ecclesie. 

Item, deciaret Vestra Sanctitas sub quo regimine velit permanere 
terras Tuseie, videlicet castrum Burgi Sancii Sepulcri, prò quo castro 
expenduntur omni mense oct ingenti floreni ratione custodie, quia ne- 
cessa riunì est ibidem tenere quatuor banderlas equitum viginti barbu- 
tarum prò qualibet banderia, et quatuor banderias peditum viginti po- 
starum prò qualibet. Et sì dominus de Grisaco vellet alicui castrum 
vendere, quid ergo de expensis t'actis ratione custodie, quoniam eipense 
sunt satis extraordinarie. 

Item, de castro Castìlionis Aretini, in quo sunt ad custodiam rocche 
et castri cemum infantes. Idem de aliis castris in partibus Tuseie exi- 
stentibus, que castra fuemnt acquisita tempore guerre, utrum debeant 
remanere in regimine domini Bituricensis ve] Albanensis. Si vero sub 
regimine domini Bituricensis, ordinentur commissiones. 

Item, super facto Marchie veiit Vestra Sanctitas provìdere prout 
ipsa aliter habuit ordinare, et littere in omnem eventum duplicentur. 

Item, quod expediantur littere receptoris generalis, et quod fiat 
sibi mandatum quod ad minus (t) de introitibus Marchie debeat sub- 
venire prò obtinendo negotium. 

Item, ad hoc quod negotia facilius et honorabilius et cum maiori 
cautela valeant expediri, velit Vostra Sanctitas provìdere de quìnde- 
cimmilia florenìs, vel mandare domino Albanensi quod ipsos habeat 
assignare, aut receptori generali quod de tallia Marchie habeat dictam 
quantitatem recipere, et in eo expendere, quoniam in tanto negotio 
est necessarium magnani gentem tenere in isto principio, et sic ma- 
gnani pecuniam expendere oportet etiam prò fabricando, et ad prose- 
quendum alique 



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La domina\ione pontifìcia nel 'Patrimonio 323 



Item, quod iiitroitus terrarum Comeli et Montisaltì per rcccpto- 
rem generalem recipiantur ad minus quousque negotia ardua fuerim 
perfette completa. 

Item, remittere comitem Ugolinum (i) cum consolatone, quoniam 
prò malori pane omnes trattatili comitatus l'erusii per manus suas 
transiverint. 

Item, quod omnes promissiones facte per dominum Bituriccnsem 
extrinsecìs Perusinis habeant roboris finn ita tem. 

Item, quod Vestra Sanctitas velit permittere quod per d. Bituri- 
censem ptovideatur de castellante, potestariis et aliis iniunctis officiis, 
preterquam de officiis maioribus, utpoce rectoriis provili ci a rum, quoniam 
Vestra Sanctitas erìt infestata de castellaniis omni die, que Sanctitas 
tale» poterit remittere ad d. Biturìcensem, sicut consuetum fuerat tem- 
poribus retroactis, vel ad d. Albanensem seu alios qui prò tempore 
erunt in panibus Italie. 

Item, si Romani vellent rat ione focatici vel saltatici novitates 
noxias attemptare contra provincias Patrimonii.Campanie et Maritime, si 
vult Vestra Sanctitas quod iidem domentur per dklum d. Bituricensem. 

Item, quid de Prefetto qui semper tenet Ecclesiam in- suspitione. 

Item, inulti erunt tiranni qui contra aliquos officiales dicent quia 
semper querunt que sua non sunt, et eis displicet quando contra eorum 
voluntatcm in eorum malitiis opprìmuntur. Quare, prò Deo, ad peti- 
tìonem talium boni officiales non opprimami»-, quoniam dirti tiranni 
vellent semper reperire officiales qui vellent pensiones ab ipsis recipere 
ad hoc ut possent absque con tradizione eorum voluntatem adimplere, 
neque revera officiales sunt commendandi quando per tirannos com- 
mendarti ur. 

Item, quod Vestra Sanctitas provideat domino Rigaldo de Pedagia 
familiari de officio thesaurarie Marchie, si et in quantum thesaurarius 
diete provincie residentiam lacere noluit in provincia supradkta. 

Item, quod provideatur domino Bituricensi de aliquibus bonis be- 
neficits. 

Item, quod scribatur d. archiepiscopo Bracatemi. 

Iofrascripta sunt avisamenta, salva meliori determinai ione, que 
facentur prò conservatone terra rum Ecclesie. 

Et primo prò isto principio ponere Marchiam cum Ducatu et Pa- 
trimonio, et terras Tuscie in 1 



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Tertio, si vultis pacifice habere terras Ecclesie, Patrimoni um et 
Tusciam habeatis libere, et sic omnes vestre provi ncie erunt inquiete, 
nam si Romani vellent... non poterunt, nam provinciales Tuscie vobis 
habebunt compiacete, et sic habendo regnimi ab alia parte una cum 
aliis terris Ecclesie sub vestra obedientia Romani habebunt remanere. 

Quarto, prò bono regimine provinciarum expediret ponere in prò- 
vinciis rectores prelato; sufficiente» in talibus et expenos, qui sint ci- 
tramontani, et non de partibus Italie propter parti alftates. 

Quinto, ponere receptorem generalem hominem factivum et bone 
:, et quod sint cum eo duo clerici bene beneficiati et cum 
li sperent ad prelatura* promove ri, qui clerici a 
receptore et aliis thesaurariis de sex in sex menses audiant rationes. 

Sento, habere thesaurarios provinciarum clerico? et in talibus es- 
peri os, et sint citramontani et non uxoratos, qui si ditentur earum 
bona filiis aut filobus habent remanere, si sint clerici succedit camera 
apostolica in boni* torum, qui in fine elficiuntur prelati, si boni fue- 
rint servitores. Idem dico in rectoribus provinciarum. Qui quìdem tfce- 
saurarii et alii officiale* in locìs in quibus exercuerint officia eonim 
sìndicentur. 

Septimo, de uno bono legato seu vicario providere, qui habeat 
omnimodam iurisdictionem in omnibus provincia exercere, et quod 
omnes predicti officiales ipsi legato seu vicario habeant totalitet obe- 
dire, quoniam si tota obedientia si ve potentia in uno legato seu vi- 
cario consistat, inimici Ecclesie magis habebunt dubitare. Nam si duo 
ponantur, immediate erunt divisi, quia semper invidia est inter parcs, 
et etiam malitia tirannorum partium Italie est tanta, quod eos poneret 
in divisione: ita expertentia docuil tempore dd. Sabinensis et Clunia- 
censis bo. me. quia d, Bamabos tenebat inimicitiam cum d. Sabinensi 
imponendo societates per terras et ptovincias legationis eiusdem d. Sa- 
binensis, et sic faciebat consumere omnes introitus predtcte legationis, 
dum vero Cluniacensem non offendebat dando sibi spem de manute- 
nendo sibi legationem in pace, ad hoc ut posset Intrare sub veste vol- 
pina, nam sic faciendo dictus d. Cluniacensis lenebat modìcam gcntera 
sub tali confidenti», et sì diu sic steiisset revera deceptus fuisset; 
quando vero d. Sabinensis requirebat d. Cluniacensem, idem respon- 
debat, si ego subvenirem d. Sabinensi, non possem tenere meam lega- 
tionem in pace, quare non intendo me in predictis negotiis involvere; 
et si fuissei unus legatus dumtaxat, defensasset se et terras Ecclesie: 
nec predicta dico ad infamandum aliquem nec vivum nec mortuurn. 

Qui introitus enim lerrarum sunt ut sequitur. 

Primo, civìtas Bononiensis cum suo comi tatù habet e 
ginta florenos in introiti 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 325 



Provincia Roraandiole habet in introitibus centum milia fior. 

Provincia Macchie nonagìnta fior, intelliguntur ami censibus vi- 
ri diete provincie, in quibus provine!» sunt marchiones Esicnses, 
nobiles de Polenta, de Malatestis, et d. Gometius de Albornotio. 

Provincie Ducatus et Patrtmonii e uni terra Coineti et provinci is 
Campanie et Maritime communiter valent centum milia fior. 

Perusium cimi lacu una cum suis terris habendo, Tudcrtum cura 
suo districtu valerent centum milia fior. Et sic introirus dictarum prò- 
vinciarum sive terrarum, cum quibus introitibus unus legatus sive vi- 
carìus posset egregie terras Ecclesie defensare, habendo bonos assi- 
stente: sive officiales, ut predicitur, dum tamen legatus sive viearius 
sit laboriosus et potens in persona et practicus in negotiis. Et si di- 
catur quod periculum esset, si talis vìcarius seu legatus moreretur, 
nullum esset periculum, dum tamen rectores et celeri officiales predicti 
sint sufficìentes, ut predicitur. Qui quidem introitus capiunt in summa 
quingema sexaginta milia fior., de quibus possent teneri genies que 



Primo, mille quingente barbute, videlicet, prò princìpio, mille in 
Bononia et quingente in Perusio, que mille quingente barbute ascen- 
derent in anno centum octuaginta milia fior, et possent teneri trecenti 
Ungari, qui ascendentur in anno vigintiquinquemilia fior, et mille pe- 
dites qui ascendunt in anno trigintamilia fior. Rectores provinciarum, 
castellani et ceteri officiales dictarum provinciarum et terrarum ascen- 
dentur in anno cent umvig intimili a fior. Residuum vero quod superesset 
bonum regimen faciendo et bonos officiales tenendo tempore pacis ca- 
mera apostolica posset haberc, vel tempore guerre dictus legatus sive 
vicarius poterit se defensare, quia cum dictis introitibus pecuniarum 
gentem armigera m habundantem poterit tenere. 

Multi vero appetunt habere legationem seu vicariatum. Videretur 
Tore bonum dicere, quod d. Albanensis de mandato d. nostri pape de 
beret remanere ad tollendum infestationes multorum, et post certum 
temporis (ire) postquam dictus d. Albantnsis volt venire, dare sibi li- 
centiam coloratam dicendo: volumus quod veni.it ad referendum sta- 
tura partimi! Italie, et quod loco sui gubernet et regat d. Bituricensis 
in Bononia et provincia Roraandiole, quia, audita relationu ab eodem, 
intendimus quod revertatur Bononiam et ad Romandiolam, et Bituri- 
censis gubernet residuum, et sic per consequens posset ordinari sine 
displicetitia petentium, quod tota legatiti satis colorate posset remanere 
in uno, nani prò certo melìus per unum gubernabitur quara per multos, 
quia ubi raultitudo ibi confusio, dum tamen ille talis sit bene expertus 
et in negotiis bene practicus, ut superius est dictum. Si vero prò la- 
nieri Consilio deliberetur melius esse duos in illis partìbus vicarios de- 



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326 $M. oAntonetli 



putare, adhuc potest admitti, habendo respectum ad regimen in quo 
diete provìncie temporibus bo. me. dd. Sabint-nsis et Cluniacensis erant 
constitute, si via antiqui regiminis observetur, dum tamen debita an- 
tiqua persolvamur. Ipse namque d. Quniaeensìs tenendo Bononiam cum 
Romandiola tantum, cessante quocumque subsidio camere et omnibus 
supportatis oneribus, respondebat libere d. Berna boni quolibet anno de 
sexagintaduomilia et quingemis fior. auri. D. ameni Sabinensis cum 
provinciis Marchte, Ducatus, Patrimoni!, Campanie et Maritime sine 
aliquo camere subsidio se sustinebat, et guertas societatum d. Ambro- 
sìoli, Anekini de Bongarde et etiam Anglicorum et Perusinorum, a 
quìbus abstulit Aisisium, Gualdum Nucerinum et triginta fortallitia in 
comitatu Tuderti, subportabat cum tetris antedictis, que quidem ho- 
Jiernis temporibus fieri possent, prout tunc fìebant, dummodo vakns 
et expertus sit ibidem receptor generali*. Recolo enim quod d. abbas 
Massiliensis et tunc receptor ilio tempore habuit assignare camere et 
rispondere in una pane de introilibus dinamiti provinciarnm octo- 
milia dueatos, et in alia parte trìamilia Plot, non obstante solutione 
facta per d. Cluniacensem predictum antedicto d. Bituricensi, et etiam 
guerrìs non obstantibus supradictis. 
Ista que secuntur sunt explicanda. 

Primo, quod camera d. Bicturicensis est honerata, et est in de- 
biti* cum stipendìariìs prò antìquis debitis in fior, sexagintamilia, nec 
possum solvi debita, quoniam prò faciendo guerram Pemsinis et Pre- 
fecto tenebantur multe lancee, quingenti Ungarì et centum banderie 
peditum, ultra expensas eitraordinarias, salaria officialium, castellano- 
norum, et tMCtatuura. 

Item, post pacem factam cum Perusinis fuerunt resecate expense 
in hunc modum. idest meliori modo quo fieri potuit. Et primo Iohan- 
nes de Rode, qui fuerat conductus in Viterbio cum trecentis lanceis, 
et habuit firmam a d. nostro sancte memorie per annum, est retentns 
cum dìctis gentibus, ut sibi promissa serventur. 

Item, est retentus Georgius Picciolinus cum i. Frana scho de Q- 
vitate Castelli et cum certi s aliis stipendiati is, qui sunt numero centum 
lancearum, nec cum minori numero potuerunt retinerì, nec fuisset 
bonum totaliter sub Theotonicorum misericordia remanere, et quia ahi 
fecissent soeietatem et consortium... 

Item, prò custodia roccliarum habitarum in comitatu Perusìi sunt 
retenti quadrìngenti infantes. 

Iste sunt expense ordinarie st i pendi ari o ri um, que expense cum 
eorum provisionibus ascendunt in mense ad fior, duodecimmilia et 
ultra. Nec cum mìnoribus expensis aliqua via mundi terre Ecclesie 
possent egregie conservari; omrtes autem alti stipendiarti sunt cassi, 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 327 



et slam sine stillinone et male contenti, nec eis satisfìeri potest, nisi 
subveniatur per V. R. S. 

Item, prò satisfactione debiti supradicti necessarium est quod h.i- 
beantur fior, vigintimilìa debiti per domìnam regmam, ac fior, qua- 
draci marnili a de pecunia camere apostolice exolvantur, aliter esset 
valde periculosum sine sol ut ione stipendiarios retinere, quoniam una 
dìerum possent aliquas terras Ecclesie rebellare, maxime postquam in 
tam maxima quantitate sunt cassi. 

Item, quod videatur quid valent provincie, et quod provideatur 
super defen sione Canini. 

Item, quod augmemetur legatio ista sicui consuevit, quia Marchia, 
Patrimonium, Campania et Maritima esse una legatio consuevit, et 
Romandiola et Bononia esse alia consuevit, aliter ista legatio se de- 
fensare non posset, nisi sic augmentetur, habendo respectum ad nio- 
dicum emolumentum provinciarum predictarum, que emolumenta non 
ascendunt nisi ad quantitatem quingentorum milia fior. 

Item, ÌStud faciatis dici per dominos meos, et quod veniat ex parte 
sua ad exonerationem camere quod provideatur de vigintiquinque 
(fior. ?), sicut consueverum habere legati, nam aliter camera honerata 
est, et legatus si ve vicarius statuti) suum tenere non potest, sicut decet, 
curia Romana de panibus Italie absente. 

Item, quod debita antiqua fuerunt contrada antequam d. Bituri- 
censis haberel legationem in magna quantitate, nam Ecclesia tenebat 
mille lanceas contra Perusinos et cemum banderias peditum, que debita 
nullo modo possent solvi, nisi provideatur modo predicto. 

Item, in aure paucis et magis amicis dicatis et non eit parte niea, 
quod si legatio remaneret uni, dum tamen non haberet guerram, posset 
responde re centum sexaginta. 

Item, supplicetur domino nostro quod dignelur provideTe de be- 
nefìciis domino fBitu ri censi], cum sit male benefìcatus, et supplicetur 
de plurìbus benefkiis, et maxime de prioratu CI ara vali ium diocesis Ru- 
thenensìs, qui fuìt domini Carcassonensis.. 

Item, quod Sua Sanctitas velit in panibus Italie tenere homines 
suffieìentes, cum quibus d. Bituricensis possi t habere consilium super 
regimine terrarum et maxime super factis pecunie, et quod thesaurarii 
de sex menses in sex menses habeant reddere rationem hominibus 
supradictis per Vestram Sanctitatem ordinandìs. 

Item, quod miltendi per Vestram Sanctitatem habeant videre et 
i computa officialium de tempore preterito, et quod dieta 
in partibus, in quibus dicti officiale^ habuerunt dieta 
officia exercere ad hoc ut abilius de eorum administratione veritas ha- 
beatur. 



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328 $M. cAntonelli 



Item, exponatur Sancitati domini nostri quod ipse d. Bituricensis 
habet pre manibus eertos tractatus onorabile» et utiles prò statu Ec- 
clesie conservando, ipsosque tractatus explìcandos eidem domino no- 
stro placeat acceptare. 

Item, dicere per vos ex parte vestra quod plures Italici qui vellent 
Ecdesiam suppeditare scribenl centra me, vel salti m prò aliis. 

Consulatis domino? camerarium et thesaurarium... 

De societate destructa. 

Quia non sum Gebellmus. 

De pace de Baschio, non votato Nolano (1). 

Nil mali de Nolano dicatur, sed excusor ego. 

De Rocchetta. 

De Staccia et Agello. 

De Campania et Andrea Chiquìni decapitato. 

Quia Fiorentini ad instantiam Perusinorum procurant contra me 

De modis apositis ne fìant societates. 

De reddendo computum quod concordetur cum bulla de hiis que 
tradita sunt mihi per sanctìssimum dominum nostrum in guerra contra 
Prefectum, et ad ministrata per ser Iohannem de Sanno Angelo vel 
alios officiales Ecclesie mandato meo et prò dieta guerra, vel prò ca- 
mera biadi fienda in frontaria Urbisveteris ; computa habet ser Jo- 
hannes de Cairn et scutifer domini Sancti Martialis. 

Item, scirc in libris d. thesaurarii et iìbris d. Gancelini Quoquardt 
quid mihi traditum fuit. 

Dicere qualiter inimici mei, qui aliter mihi nocere non possunt, 
fìgunt mendacia contra me. 

De prioratu Sancii Saturnini Ruthenensis diocesis mihi conferendo 
canonicam per promotionem domini nostri pape, et de prioratu de Cla- 
rasvalis quem tenebat d. Carcassonensìs, et de aliis benefichi usque ad 
valorem duorum vel trium milium fior. 

De libro cerìmoniarum card[inaliumj omnino portetur, saltem de 
iegatis. 

De portando vexilla, duos dregers (?), unam crucciti, candelabra 
quatuor, duas duodenas taccarum, si fieri potest, d. Rigaldus faciat 
li (te ras oportunas. 

De pecunia per cambìuni portanda. 

De Prefecto qui gentem armigeram coadnnat, colorate ad guerram. 

De Romanis exigentìbus focaticum... salinarum a subditis Ecclesie. 

Qualiter portai is littcras super predictis capitulis duobus ultimis. 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 329 



IV. 

1)71, febbraio 19. 

Gregorio XI esonera Momefiasconc dal pagamento della 
«nova tallia militimi». 

it«. Ari*. Crtp. XI, XIII, 109. 



Dìl. nliis communi civitatis MontisHasconis ad nos et Romanim 
Ecclesiali! nullo medio pertinentis. Graia devotionis obsequia que nobis 
et Romane Ecclesie diutius impendistis et adhuc impenditis, necnon 
probata fidelità; quam predicte Eccl. hactenus inconcusse servastìs pro- 
fecto merentur, ut vos specialibos gratiis et favoribus prosequamur. Sane 
petit io prò parte vesira nobis nuper cxliibita continebat, quod olim 
bo. me. Egidius episcopus Sabinensis, tunc in partibus illis apostolice 
Sedis legatus, prò recuperatione et defensione terrarum, que ad dìctam 
Eccl. in partibus Italie pettinai t, statuii et etiam ordina vit quod non- 
nulle universitates predictarum terranno, de quorum numero vos eratis, 
solvere tenerentur eidem Eccl. singulìs annis nomine tallie certas pe- 
cuniarum summas, que nova taltia militum nuncupantur, quodque 
posunodum fé. re. Urbanus pp. V predecessot noster pattern huiusmodi 
tallie singulis annis vos contìngentem, que ad summam quadringen- 
torum et quinquagìnta fior, auri ascendebat, de speciali gratis ad tre' 
centos fior, auri annuatim per vos prò dieta tallia persolvendos re- 
duxit, ac votuit quod post certuni lempus tunc expressura et nunc 
lapsum ab onere solutionis huiusmodi tallie peniti» liberi essetis. Qua re 
prò parte vestra fuit nobis humiliter supplicatum, ut vos ab onini onere 
solutionis tallie huiusmodi perpetuo eximere ac liberare de benigni- 
tate apostolica dignaremnr. Nos itaque volentes vos premissorum ve- 
strorum obsequiorum ac fidelitatis intuiti! specialis prosequi prerogativa 
lavorò, huiusmodi supplicationibus inclinati, volumi» et vobis aposto- 
lica auctoritate concedimus, quod de celerò ad solvendoli dictam 
talliam vel quicquam eius occasione, absque speciali mandato aposto- 
lice Sedis minime teneamini, nec ad ìd a quoquam possitis quoquo 
modo compelli, vobis nichilominus de uberiorìs dono gratie remittentes 
ac donantes quicquid ratìone diete tallie prò tempore preterito solvete 
tenerumi Ecclesie prelibate. Volumus tamen, quod infra sex mense* a 
data presentium computandos tantam quantitatem pecunie di!, filio 
thesaurario provincie Patrimonii b. Petri in Tuscia recipienti nostro et 
Romane Ecclesie nomine persolvatis, quantum ratione diete tallie prò 
duobus annis proxime futuris, huiusmodi nostra concessione cessante, 



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$M. ofntoiielii 



solvere teneremini, ac tenore presemium mandamus omnibus et sin- 
gulis officialibus nosttis ac diete Sedts, ne vos vel aliquas singulares 
persona; ex vobis coatta voluntatem et concessionem ac remissio- 
ni™ et donationem nostrani huiusmodi cogere ad sol vendimi aliquid 
quoquo modo presumant, ac decernentes ex nunc irritos et inanes omnes 
processus et sententìas, quos vel quas contra voluntatem et concessio- 
nem seu remissionem et donationem nostrani huiusmodi haberi conti- 
gerit aut etiam promulgari. Nulli ergo &C. Dat. Avin. .xil. bai. mar. 



V. 

1J72, aprile 24- 

Ricompense al rettore del Patrimonio, Nicola Orsini. 

R H . V«. n. al,, e. ■>$>. 

Dil. filio nobili viro Nicolao de Ursinis corniti Nolano rettori Pa- 
trimonìi. Insistens nostris et apostolice Sedis obsequiis sic libi gratie 
nostre plenìtudinem vendicai, quod debitum fote conspici mus, ut perso- 
nali! tuam specialis honoris affluenti! extoilamus. Hinc est quod noe 
infra nostri claustra pectorìs grata reminiscemia revolventes grata et 
fruttuosa devotionis obsequia, que tanquam vir nobilitate preclarus, vir 
alti consilii et industrie circunispecte a longis retro temporibus inde- 
fessa et continui: laboribus utiìiter et fideliter nobis ac predecessori bus 
nostris Romanis pontifìcibus ac Romane Eccl. sponse nostre ìmpendtsti 
et impendere cotidie solicitis studiis non desistis, et quod nostrum et 
ipsius Eccl. Romane honorem plenis effectibus continue dilexisti et di 
ligis, et propterea tuam volentes honorare personam, provisionera seu 
pensionem duorum milium fior, auri .singulto annis prò expensis tuis 
necessari!!», et ultra stipendia que rat ione rectoratus pravi ncìe nostre 
Patrimonii b. l'etri in Tuscia percipis, que diebus singulis ad quatuor 
flor. auri dumtaxat ascendunt, quamdiu vixeris, super recepta diete 
Provincie auctoritate apostolica tenore presemium deputamus et etiam 
assignamus, libi petendi et exigendi huiusmodi duomilia fior, predictis 
singulis annis in quatuor terminis, videlicet in augusti, novembrìs, 
februarii et maii mensium Etalendis a thesaurario diete provincie de- 
putato et imposi tram deputando, et de receptis per te thesaurarium 
ipsum quitandi tenore presemium concedimus potestatem, et insuper 
eidem thesaurario tenore prescntium distrìcte precipiendo mandamus, 
quatenus tibi de huiusmodi duobus milibus fior, auri in predictis ter- 
minis integre et sine diminutione et detrazione quacumque cura effectu 



», Google 



La dominazione pontificia net 'Patrimonio 331 



satisiacere non retardct. Volumus tamen, quod si dilectus filius nobilis 
vir Iohanncs de Senis licentiatus in legibus familiaris noster, quem 
dudum in castro Perete Suanensis diocesis eiusque territorio, pert inen- 
ti is, plaga et districtu ad nos et eandem Ucci, pieno iure spectantibus 
nostrum et prò eadcm Eccl. in temporalibus vicarium generalem dc- 
putavimus, huiusmodi vicariatum diraittet, teque ibidem per nos seu 
auctoritate nostra vicarium similiter deputar: contingenti, predicta 
pensio duorum miliura fior, auri cesset eo ipso. Sic igìtur in nostris 
et eiusdem Romane Eccl. negotiis, prout hactenus fecisti, diligencer, 
solicite et fidelità te habeas, quod immane laudis attolli preconio, no- 
stramque et diete Sedia benedictionem et gratiam uberius consequi me- 
rearìs. Dat. Avin. .vm, kal. maii a. .11. 



VI. 
1371, settembre 16. 

Gregorio XI scrive al rettore Nicola Orsini sul regime 
d'Orvieto. 

Dil. (ìlio nob. viro Nicolao de Ursinis corniti Nolano provincie 
l'ammonii rettori. Quia diletti filii cives Urbevetani nobis notificare 
curarunt, quod regimen tuum in ipsa civitate ex eo habent suspectum 
et eis non modicum tìmorosum, quod olira inter certos tuos consan- 
guineos et ipsos seu antecessore eorum fuìt inimìcitia capitalis, et sup- 
plicamo! per nos super hoc ad obviandum futuris scandali* de oportuno 
remedìo providerì, scribimus dil. filio Geraldo abbati monasteri] Maioris 
Monasterii prope Turonb reddituum et proventuum apostolice camere 
in partibus Italie debitonim receptorì generali, utique amico tuo, ut 
conetur prò virìbus, quod iidem cives huiusmodi suspitionem ex toto 
removeant, et de te piene confident, de tuoque regimine comententur. 
Quare si dieta contentatici sequi non valeat, nos prò statu prefate Ec- 
clesie ac quiete civitatìs eiusdem et etiam lionori tuo expedi re credentes, 
quod abstineas de cetero a regimine prelibato gratum habebimus, 
tuamque nobilitatem hortamur attenti us, quod regimen civitatis pre- 
fate suìque comitatus et districtus sponte diniittas in manibus abbatis 
eiusdem, qui illud exercebit, donec super hoc aliud duxerìmus ordi- 
nandum. Scribimus siquidem dicto abbati, quod in hiis honorem tuum 
quantum poierit studeat conservare. Dal. apud Vìllamnovam Avin, 
dioc. .xvi. hai. octob. a. .11. 

Archivio dellk R. Socl/tà romana di ttorìa patria. Voi. XXXI. « 



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$M. QAntonelli 



VII. 

1572, settembre 16. 
All'abbate Geraldo sullo stesso argomento. 

Rtg. Va. n. i(l, t. 1S7 >. 

Ven. fratri Geraldo abbati monasteri! Maiorìs Monasteri: prope 
Turonis reddituum et proventuum apostolice camere io partibus Italie 
debitorum receptori generali. Nuper litteras bo. me. Philippi episcopi 
Sabinensis recepimus, per quas intelleximas inter nonnullos cives civi- 
tatis nostre Urbevetane ex commissione regiminis civitatis eìusdem 
per nos facta dil. filio nob. viro Nicolao de Ursinis corniti Nolano 
Patrimonii b. Petti in Tuscia rectori aliqualem turbationem etsuspe- 
ctionem esse subortas, ex quibus nisi provideretur eisdem posset scan- 
dalum CxOrìrì. Nos itaque ipsius comitis devotione sincera, rjdeicjue 
integritate, rettitudine ac equini mitate ceterisque virtutibus, quibus 
pollet, considerati*, indubitanter credimus, quod ipse civitatem illam 
ad honorem nostrum et prefate Ecci., cuius ipse precipuus zelator exi- 
stit, salubrìter et equa mstitìe lance reget et laudabiliter gubemabit, 
nulla consangui nitatis vel alia affectione a tramite recto dcclinans ad 
dexteram vel sinistrai», sed omnes equabiliter secundum merita con- 
fovebit. Ideoquc volumus, tueque discretioni mandamus, quatenus pru- 
dentte tue viribus innitarìs, quod omnis concepta de cornile prefato su- 
spitio in artimis dictorum civium auferatur ab eis, et quod ipsi de 
ipsius comitis administratione regiminis contententur, ac de ipso, omni 
postposito timore, confi Jent. Dat. apud Villamnovam JtVI. kal. octob. 
a. .it. 

in eundem modum dil. (ilio nob. viro Bonifacio militi Urbeve- 
lano; Gometio de Albornotìo militi Conchensis diocesis in nostra ci- 
vitate Esculana prò nobis et lìcci. Romana in temporalibus vicario ge- 
nerali, ac ducatus Spoletani ad nos et eandem Eccl. pertinenti* re- 
ctori ; et Mugolino corniti de Corba ria. 

(Segue una lettera a Geraldo, in cui, non riuscendo nell' incarico, 
gli da facoltà di provvedere, come meglio creda, al regime della città). 

Vili. 
IJ7J. gennaio 3. 

Discordie tra Francesco di Raniero « de Boschio » e 
Francesco dì Binduccio conte di Santa Fiora, 

Rr t , il» Crtg. XI, X1I1, * jl >. 



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La dominazione pontifìcia nel 'Patrimonio 333 



Di), filìo Geraldo abbati &e. Exhibiu nuper prò parte dil. filii nob. 
viri Francisci Raynerii domini prò parte loci de Boschio Tudertine 
dioeesìs pelino continebat, quod cum olirti inter ipsum ac nonnutlos 
suos consortes et sequaces ex parte una, et dil. filium nob. virum 
Franciscum Binducii comitem Sancte Flore Clusine diocesis ac non- 
nullos eius consortes et sequaces ex altera diverse discordie et con- 
troversie ac guerre fuissent exorte, tandem inter partes ipsas corani 
bo. me. Philippe episcopo Sabìnensi tuuc in nonnullis terrìs Eccl. Ro- 
mane subiectis... in temporalibus vicario generali treuga sub spe pacis 
et concordie usque ad cerium tempus inila et facta fuit, et ut huius- 
modì treuga melius servaretur, talis clausula in ea adiecta extilit, ut 
quecumque partium predici arum contra huiusmodi treuga m quovismodo 
faceret vel veoiret, eo ipso incurreret penam decemmilium Hot. auri, 
quorum medietas camere apostolici.-, et relìqua medietas parti eandem 
treugam servanti aplicari deberet, ac huiusmodi treuga per dìetos con- 
sortes et sequaces utriusque partium predictarum ratificata extilit et 
etiam approbaia, prout in quibusdam pubiìcis instru mentis inde con- 
fectis plentus dicitur con t inerì. Quodque postmodum prelatus comes 
cum dictis suis consortibus et sequacibus, huiusmodi treuga durante, 
contra ipsam temere veniendo, predictum Franciscum Raynerii castro 
et rocha de Silvena Suanensis diocesis, que idem Franciscus a Romana 
Ecclesia sub certo annuo censu tenebat, prout teoet, in feudum, et in 
quorum possessione idem Franciscus existebat, maini armata contra 
iustitiam spoliarunt, ac nonnulla bona mobilia Ìbidem reperta valoris 
sexmilium fior, auri et ultra more predonico absportarunt seu abspor- 
tari fécerunt, huiusmodi penam in contractu diete treuge oppositam 
damnabiliter incurrendo. Et quod postmodum prefatus episcopi» prò 
sedandis scandalis, que propter prenrissa dubitabantur veristmiliter pro- 
ventura, huiusmodi castrum et rocham et eorum possessione!!] penes 
ven. irai rem nostrum lohannem episcopum Aretinum fedt realiter se- 
questrare ipseque Iohannes episeopus ex tunc castrum et rocham huius- 
modi ad manus suas tenuit prout tenet. Qua re prò parte dicti Fran- 
cisci Raynerii fuit nobis humiliter supplicatum ut providere sibi super 
preraissis de oportuno remedio dignaremur. Nos igitur huiusmodi sup- 
plicationibus inclinati, discretioni tue per apostolica scripta mandamus, 
quatenus, vocatis qui fuerint evocandì et auditìs hinc inde proposìtis, 
quod iusium fuerit simpliciter et de plano sine strepitu et figura indici! 
appellatone remota decemas, faciens quod decreveris per censurarli 
ecclesiastieam et alia iuris remedia firmtter observari. Dat. Avìn. .111. 



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IX. 

iR"3. gennaio 20. 
All'abbate Geraldo sul regime d'Orvieto. 



Dil. filio Geraldo abbati &c. Accesserunt ad presentiam nostrani 
dil. filli Lemus Guidetuccii et Franciscus Iacobelli cives Urbevetani as- 
serentes se esse ambassiatores et nuncios maiorìs partis honorum ci' 
vium civitatis nostre Urbevetane, qui voi un t bene et pacifice vivere in 
civitate prefata, et ex ipsorum civium parte nobis exposuerunt, quod 
cives ipsi de regimine dil. filii nob. viri Nicolai de Ursinis comitis No- 
lani provincie Patrimoni] b. Petri in Tuscia rectoris in prefata civitate 
exereendo per eum plurimum contentantur, et sperant et credunt per 
eundem comitem iuste et equaliter regi et salubriter gubemari, ad 
nostrum et eiusdem Ecclesie honorem et stattun et civitatis iamdicte 
tranqnilb'tatem, commodum et profectum. Nos itaque de predictis no- 
titiam non habemes, et optantes quod eivius ipsa bene ac iuste et 
salubriter sub nostra et prefate Ecclesie obedientia gubemetur, et dicti 
comitis honor conservetur ìllesus, dìscretioni tue mandamus, quatenus 
pei unum ex venerabilibus fratribus nostris Firmano et Nucerino epi 
scopis, vel si alter predictorura ad hoc vacare non posset, aiiura huius- 
modi negotio non suspectum, de quo credideris convenire, voluntates 
civium diete civitatis generaliter et particulariter fa da 5 diligenter scru- 
tar!. Et si per informationem huiusmodi repereris, quod ex regimine 
dicti comitis exercendo in civitate prefata maior et sanior pars civium 
diete civitatis contentetur, nec possit propter hoc statui nostro et pre- 
fate Ecclesie in civitate iamdicta periculum imminere, co casu voluraus 
quod idem comes huiusmodi regimen exequatur, et tu ad reddendum 
animos universorum diete civitatis civium ad hoc voluntarios et quietos 
interponas cum solita prudentia et diligentìa efìkaciter partes tuas. Dat. 
Avin. .xui, lui. febr. a. .ni. 

X. 
1371. luglio 14- 
Molestie degli officiali del Patrimonio a Francesco e 
Battista Di Vico. 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 335 



Oil. (ìlio Geraldo abbati &c. Nupcr prò pane dil. filli nob. viri 
Franasti prefetti Urbis nobis full expositum, quod dil. fìlli officiales 
curie provincie Patrimonii b. Petri in Tuscia prò nobis et Ecclesia 
Romana ipsura prefectum ac eius fratrem, ramiliares et vassallos atque 
terras prò antiquis condempnat ioni bus ac bannis tam personali bus quam 
pecuniariis ab anno Domini -mcccl. usque ad tempus pacis cum te. re. 
Urbano papa V predecessore nostro per eundem prefectum habite fa- 
etis, quibus omnibus tempore diete pacis finis, ut asserit, fuit impo- 
situs, multipliciter roolestant et perturbant, et contra ipsos prefectum, 
fratrem, famulos et vassallos quamplura cotidie innovare non cessant, 
Quocirea circumspectionem tuam hortamur attentius, libi nichilominus 
per apostolica scripta mandantes, quatenus tam per ipsos officiales quam 
alios qui rei veritatam sciverint de predictis condempnaiionibus atque 
bannis, et an tempore diete pacis remissa fuerint diligenttus te inlor- 
mes, et quidquid per informationem huiusmodi reppereris nobis per 
mas clausas litteras quantodus rescribcre non postponas, et interim 
prefatos ofticiales ab huiusmodi molestationibus et innovationibus ces- 
sare facìas atque mandes. Dat. Avin. .n. id. iul. a. .ni. 



XI. 
Sullo stesso argomento. 

Reg. V*i. n. 1*9, f ■ >9» ■■ 

Dil. (ìlio Geraldo abbati &c. Nupcr prò parte dil. iìliorum nob. 
virorum Francisci prefetti Urbis et Baptiste ipsìus prefecti germani 
nobis fuit expositum, quod tam propter frequenterò iniquarum gentium, 
que societates appellatimi-, incursum, et guerrarum preteritarum casus, 
ad pascua seu pasturas predictorum prefecti et Baptiste multitudo ar- 
meniorum et pecorum non confluii ncque ducimi- ut solebat, et quod 
multi timent armenti et pecora sua ad pascua predicta transiti irte re, 
dubitantes per nostros et Ecclesie Romane officiales impediri, vel ultra 
debitum in solutionibus prò dictis pecoribus aggravati. Qua re nobis 
prò parte predictorum prefecti et Baptiste fuit humiliter supplicatum 
ut eis super hoc providere de oportuno remedio dignaremur. Nos itaque 
huiusmodi supplicationibus inclinati, discretioni tue mandamus, qua- 
tenus prefatos prefectum et Baptistam in pascuis eorum et pecoribus 
ad ipsa pascuta conducendis non permittas contra debitum molestar!, 
sed omnes prefate Ecclesie subditos, soluti; hiis que prò necessitatibus 



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33» 



prefate Ecclesie sunt imposita, alios vero non subditos, soluto co quod 
sunt solvere consueti, pernii tus et peritimi facias libere transire cum 
pecoribus suis ad pascua prefatorum prefetti et Baptiste, eosdemque ac 
eorum subditos in hiis in qaibus poteris tractes favorabiliter et benigne, 
Dat. apud Pontemsorgie .xu. kal. ini. a. .ni. 



XII. 
[57J, settembre 6. 

Gregorio XI scrive a Giordano Orsini perchè si man- 
tenga fedele. 

Rtg. V.iic. n. i<9, e. 7I. 

Dil, filio nob. viro lordano de Ursinis, militi Romano. Licet totani 
domum egregìam Ursinorum tamquam antiqua m et precipuam et fide- 
lissimam iiliam sanete Romane Ecclesie sinceri* affectibus diligamus, 
ad nostram tamen memoria m revocantes, quod inter fé. re. Clementem 
papam VI predecessorem et patruum nostrum, et bo. me. Neapoleo- 
nera patruum tuum tunc prefate Ecclesie cardinalem fuit amor pre- 
dpuus alque continuus, donec per mortem extitit separatus, quodque 
nos in minor ibus constituti et ad maiora prevedi hunc amoretti erga 
te ac quondam Raynaldum fratrem tuum continua vi mus et continuamus 
etiam puro corde, mirar! cogimur si de aliquo nostro officiali, quod te 
et tua iura velit iniuste opprimere, suspiceris, et quod propter talem 
suspicionem, nobis non requisitìs, ad novitatem turbati vam patrie sub 
defensionis nomine, ut dicitur, te disponas, cum de nostris officiali bus 
quibuscumque, si precipue contra te nobis carum et alios excesserim, 
parati simus ministrare iustitiam, ac queque per eos facta indebite ad 
statutn debitum revocare. Qua re nobilitatem tuam rogamus et hor- 
tamur attente mandames, quatenus de diletto filio Geraldo abbate, prò 
nobis in partibus illis certas terras regente, nullatenus dubites, quod 
contra te et tuos hostilem velit facere novitatem. Et si officiale* nostri 
in provincia Patrimonii b. Petri in Tuscia, eorum faciendo officia, contra 
cives Nepesinenses prò hiis que debent diete Ecclesie tanquam contra 
contumaces etiam ad captionem animalium processemi!, ut est moris 
in talibus, hoc tamen non est ad oppressioni! iniuriam retorquendum. 
Nos enim dicto abbati taliter scribimus, quod de preterìtis debebis 
merito contentari, et quod contra te nullam hostilem novitatem fàciat, 
nisi tu forte illam primitus contra terras eiusdem Ecclesie, quod non 
credimus, ìnchoares, teque ac tuos tra et et favorabiliter et benigne. Tu 



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La dominazione pontifìcia nel 'Patrimonio 337 



igitur cave prudenter ne a quibuavis seductoribus corinti bus seminare 
discordia», quietem patrie irrompere, et in ciarliate tue domus, cui 
forte invident, ponere maculara de tacili non detendam, circumveniri 
facias, ab omnique novitate prorsus abstineas. Et si, quod absit, uliter 
attemptares, de te, qui es subditus et fidelis eiusdem Ecclesie, et in 
eius gremio enutmus, et tam de (iddi domo traxisti originem, et quem 
nos, ut prefertur, specialiter amavimus et amamus, multo plus quam 
de extraneo presumente talia turbaremur, nec id possemus sine debiti 
appositione remedii tollerare. Dat. apud Villamnovam Avin. dioc. -Vili. 
id. septemb. a. .lii. 

(Segue la lettera al rettore del Patrimonio perchè l' interponga per 
la concordia tra l'Orsini e Geraldo, come pure tra i Romani e ì conti 
d'Anguillaia). 

XII V 
i)74, maggio 4. 

Gregorio XI manda all'abbate Geraldo di assolvere 
Ludovico de' Prefetti e i suoi da ogni pena incorsa per 
aver ricettata la compagnia di Anechino. 

Dil. filio Geraldo abbati... civitatcm Perusinam et nonnulla: alias 
terras et provincia» Romane Ecclesie prò nobis et eadera Ecclesia 

gubemanti. « Exbibita nobis prò parte dil. fili: nob. viri Ludovici de 
Prefeetis militis Romani petìtio continebat, quod olim prò parte ipsius 
exposito fé. re. Urbano papa V predecessore nostro, quod dudum tem- 
pore quo nephanda societas, que socìetas Anechinì de Mongardo nun 
cupabatur, in partibus Patrimoni! b. Petrì in Tuscia moram trahebat, 
tam bo. me. Egidius episcopus Sabinensis tunc in partibus illis apo- 
stolico Sedis legatus, quam etiam nonnulli officiales curie diletti filii 
rectoris dicti Patrimonii contra dictum Ludovicum et quondam Petrum 
de Prefeetis militem germanum suum ac ipsorum vassaltos et socios ac 
familiares, prò eo quod dicebatur dicti milites cum vassallis ac socÌÌs 
et familiaribus huiusmodi predictam socìetatem receptaverant in corum 
locis et tetris, ac diversi? personis de societate predicta viaualia mini- 
straverant, diverso» processus exeommunicationis et interdicti ac alias 
sententi as et penas spirìtuales et temporale: continente: fecerant et 
promulga verant, et per dictum prede cesso rem accepto quod dicti 
milites receptionetn et victualium administrationem huiusmodi non 
in odium Romane Ecclesie fecerant, sed timentes quod si secus egis- 



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338 <SW. crfntonelli 



seni predicta socieus eorum terras et loca in predarli ac ruinam 
totaliter posuisset, ac prò parte dirti Ludovici prefato predecessori 
humiliter supplicato, ut sìbi tam proprio suo nomine quam etiam 
dicti Petri germani sui tuoc rlefuncti, cuius terras et castra ipse Ludo- 
vicus lune possidebai, ut secum super hoc idem predecewor mise- 
ricordtter agere et de oportuno provMere remedio dignaretur, bo. me. 
G ut lieta us tit. S. Laurentii in Lucina presbiter cardinali», qui tunc 
peti itentia rie dirti predecessoris curam gerebat, de speciali mandato 
ipsius predecessoris vive vocis oracuto sìbi facto, venerabili fratti 
nostro episcopo Sutrìno vel eius vicario in spiritualibus generali suis 
dedit litteris in mandatis ut sì esset ita prefatos Ludovicum et Petrum 
a dictis et aliis generalibus et specialibus exeommunicationum sen- 
tentiis... absolverent . . , et culpa ipsius Ludovici diligenter conside- 
rata iuiungerent ei auctoritate predicta penitentiam salutarem, prout 
in dictis litteris plenius dicitur contincri, Cum autem, sicut eadem 
petitio subiungebat, in prefatis litteris nulla mentio facta extiterìt, 
quod prefati familiare:» ac sodi et vassalli ab huiusmodi penis et sen- 
tentiis... absolverentur . ,. prò parte ipsius Ludovici fui t nobis humì- 
liter supplicatum, ut cum ipse paratus sit, tam prò se, quam prò 
vassalli! ac sociis et familiaribus predictis... satisfacere compeienter, 
providere tam sibi quam [ipsis] super premissis de absolutionis bene- 
ficio misericorditer dignareraur ». Componga eoa Ludovico per lutti, t 
quindi li astoh-a. Dal. apud Villamnovam .IV. non. mai. a. .iv. 



XIII. 

IJ74, maggio 4. 

Gregorio XI all'abbate Geraldo perchè renda giustìzia 
a Ludovico de' Prefetti per la metà de! castello di Vico. 



Dil. filio Geraldo abbati &c. « Dudum prò parte dil. filii nob. viri 
Ludovici de Prefectis de Vico militis Romani nobis exposito, quod 
licet olim medietas castri Vici Sutrine diocesis cum eius rocha et 
burgo ac lacu et aliis tcnimentis ipsius castri ad progeni tores suos, 
et alia roedieus ad dil. filium nob. virarti Iohannem domìcellum 
Romanum et eius progenìtores pieno iure pertinerent, et tam domi- 
cellus quam progenìtores predirti fuìssent in pacifica possessione vel 
quasi castri, roche Stc. predictorum a tempore cuius contrarìi memoria 
non existebat, tamen ven. frater noster Lupus archiepiscopi Cesarau- 



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La domÌna\Ìone pontificia nel 'Patrimonio 339 



gustami» transitimi faciens per partes illas, cura ab ili is. qui nomine 
dictorum progenitorum et doraieelli predicti cast rum et rocham huius- 
modì custodi ebani, ex quadam curialitate ini mica tus fuisset, ad requie- 
scendum in rocha predieta cura sua comitiva, eandem rocham intrans, 
eam per vim occupavi!, ac eiectis exinde dictis custodibus, castrum et 
rocham cum burgo &C. prcdictis in raanibus officia lium Romane Ec- 
clesie in partibus illis tunc exìstentium posuerat, et quod postmodum 
de mandato fé. re. Urbani pape V predecessoris nostri medìetas ca- 
stri &c. predictoTum ad dicium domicellum pertinens ipsi domìeello 
fucral restituta. Reliqua vero medletas dilecte in Christo lille nob. mu- 
lieri Marie relicte quondam Petri de Prefectis militis vidue Romane 
prò quatuor milibus florenis auri, in quibus bona ditti Petri, cuius 
idem Ludovicus frater esisterai et heres, eidem Marie rat ione dotis 
sue erant obligata, adiudicata extiterat et ctiam assignata, quodque 
prefatus Ludovicus paratus eral restituire prefate Marie dieta qua- 
tuor milia Hot. auri; ac prò parte ipsius Ludovici nobis supplicato, 
ut, restituta per cum prius diete Marie predicta fior, summa prò dote 
sua, medietatem huiusmodì castri, roche &c. predictonim sibi restituì 
facere dignaremur, nos bo. me. Philippe episcopo Sabinensi tunc in 
nonnullis Italie partibus Romane Ecclesie immediate subìectis prò 
nobis et eadem Ecclesia in temporalibus vicario generali dedimus 
lìttcris in mandatis, ut vocatis procuratore fiscali provincie Patrimoni! 
b. Petri in Tuscia prò dieta Ecclesia et aliis evocandis, quod iustum 
foret, sìmpliciter et de plano sine strepìtu et figura iudicii appella- 
tone remota decemeret . , . prout in nostris inde confectis litteris 
plenius continetur a. Essendo morto Filippo, il pontefice ordina a Ge- 
raldo di prostguiri il giudizio 1 pronunciare la sentenza. Dat. a pud Vil- 
lani novam .tv. non. mai. a. -iv. 



XIV. 
i3'/5, dicembre 1. 

Gregorio XI nomina Nicola Spinelli riformatore dì al- 
ne città che deviarono dall'obbedienza della Chiesa. 



Dilecto (ilio nob. viro Nicolao Spinelli militi s. 



3 apostolico &c. Attento quorumdam relatibus et scripturis, quod 
nonnullarum civitatum et terrarum, presertim Montisflasconensis, Or- 
tane, Namiensìs et Reatine ad nos et Ecclesiam Romanam immediate 



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&t. Cdntonellt 



spectantium cives, habitatores et incole de dilecti filii Gcraldi abbatis 
monasteri i Maioris Monasterìi prope Turonis in nonnullis terrìs nobis 
et Eccl. predirle subieetis prò nobis et Ecclesia ipsa in temporalibus 
vicarii generalis, officialium fnrsan abbatis eiusdcm vel fotte subditorum 
ipsorum culpis exigentibus, cuius rei certitudinem non habemus, guber- 
natione et regimine minus bene contenti, recusant eidem abbati plenam 
obedientiam exhibere, nos ex certis causis nostrum ad hoc indueen- 
tibus ammutii subditorum nostrorum statui quieto, pacifico, prospero 
et tranquillo providere volentes, nobilitati tue, de cuius fidelitatis ple- 
nitudine et circumspecte probitatis industria in hìis et aliis arduis 
plenam in Domino fiduciam obtinemus, terormandi civitates et terras 
superius nominata! et omnes alias si que ab eiusdcm abbatis obedientia 
deviassent, et ipsas universìtates et ipsarum omnes et singulas nomine 
nostro et Ecclesie predi cte nomine ad nostram et Ecclesie Romane 
obedientiam reducendi cum pactis et convention] bus de quibus tue 
discretioni vìdebitur, illasque civitates et terras usquequo dil. filius 
noster Petrus S. Eustachii diaconus cardinali!, quem ad partes illas 
nostrum vicarium destinamus, ad ipsas partes accesserit, per te vel 
alium seu alios regendi et gubemandi nostro et Eccl. memorate nomì- 
nibus, necnon omnia et singuta laciendi, exercendi et exequendi, que 
ad regimen et gubernationem ac administrationem huiusmodi pcrtinent 
de consuetudine vel de iure, plenam et tiberam presentium tenore con- 
cedimus facultatem, inhibentes abbati prefato suisque officiali bus ubilibet 
constitutis, ne de regimine, gubernatione et administratione predictis se 
quomodolibet ìntromittant, atque mandantes universi-i et singulis no- 
stri* et diete Ecclesie tìdelibus et subiectis ubilibet constitutis, quatenus 
in premissis et ab eis de pendenti bus, emergentibus et connexis libi ac 
mandatis tuis pareant efneaciter et intendant ac stuieant eflectualiier 
obedire. Tu vero circa statum pacifìcum et tranquiltum huiusmodi civi- 
tatum, terrarum et subditorum nostrorum sic incedere studeas quod 
exinde commendati valeas, atque nostram et apostolice Sedis benevo- 
lentiam et gratiam uberius promereri. Dat. Avìn. kal. dee a. .v. 



XV. 
1576, settembre ti. 
Concessione di beni a Ludovico Vitelleschì di Cometo. 



Dil. filio nob. viro Ludovico Puccii Bonìfacii de Vitellensibus de 
Cometo domicello Tuscanensis diocesis. Considerantes devot ionia et 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 341 



fidelitatis tue eonstantiam, quas ad nos et Romana.ni Ecclesiam ha- 
buisti, sic ut adhuc habere diuosceris, et quod tu prò defensìone, cu- 
stodia et conservatone ac prospero statu ville ac terre Corneti Tu- 
scanen. dioc. ad nos et eandem Ecclesiam pieno iure specuntis labores 
multiplices subìisti, et expensas et dampna gravia, sicut accepimus, in- 
curristi, inducimur ut ob hoc tibi recompensationem aliquam laciamus. 
Cum itaque, sicut nobis nuper exponere curavisiì, Blasius prior secu- 
laris ecclesie Sancii Martini Viterbiensis, Archangelus Arcati, Iohannes 
Nicole, Franciscus Larfanelli, Nicolus Stephani, lutius Camelissada, 
Franciscus et Johannes Salamoncelli, Frustini» balius Henrici, Stephanus 
socius Secchi Poloelle, Rasmus Stephani, Franciscus Tiinsche, Facius 
et Johannes Tucii, Ceccharellus faber, Iohannes Tinschi, lohannes Maz- 
lantis, et Bartholomea soror eius Viterbienses, necnon Faciolus Petti 
Capelli et Carosalus Petri Bezochere de Tulfanova, et Blasius ma- 
gistrì Petri et Guercius Baratieri, Iucius Teuii Franchi, et Bertrandus 
Capationus de Civitate Veteri Viterbiensis diocesis nostri et Romane 
Eccl. subditi et vassalli a nostris et eiusdem Ecclesie fidelitate ac obe- 
dìentia recedentes proditionis (ìlio et iniquitatis alumpno Francisco de 
Vico, qui prefectus Urbis nuncupatur, nostro et eiusdem Eccl. rebelli 
ac hosti et inimico notorio, qui civitatem Viterbiensem et nonnulla 
alia castra, villas et loca ad nos et eandem Eccl. pieno iure speci ami a 
occupavi! et delinei occupata, proditorie sponte ac publice adheserint, 
eique in occupatone et det cut ione huiusmodi dederint et dent auxì- 
lìum, consilium et favorem, nos ne dicli proditoresde sua malitia glo- 
rientur, et ne tanta mala remaneant impunita, contra eos anìmadver- 
sìonem, libique aliqualcm gratiam facere intendentes, tuis supplica! ionibus 
inclinati, omnia et singula res et bona mobilia et immobilia quecumque 
sint ad supradictos rebelles superius nominatos quomodocumque per- 
tinentia confiscamus, itlaque cum omnibus iuribus et pertinentiis suis 
libi auctoritate apostolica conferimus et donamus per te coad vixeris 
tenenda et etiam possidenda, ita tamen quod si prò bono pacìs ac pro- 
spero statu ville ac terre predictarum dieta bona vel aliqua ex eis pre- 
fatb rebellìbus vel ipsorum alieni seu aliquibus per nos aut successore* 
nostros restituì contingeret, tu bona huiusmodi sic restituta eis libere ac 
line contradictione dimittas, dummodo nos vel successores prefitti bo- 
nam tibi proillis in aliis redditibus recompensationemfaciamus. Nulli &c. 
Dat. Avin. .111. id. septemb. a. .vi. 



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9d. aintoitelli 



XVI. 

1576, dicembre 27. 

Assoluzione di Giacomo Vitclleschi di Corneto per la 
sua adesione a Francesco di Vico. 



Dil. fiiio nob. viro Iacobo Petri de Vitellensibus de Corneto domi- 
cello Tuscanensis diocesis. Dudum adversus Franciscum de Vico, qui 
prelèctus Urbis nuncupatur, nostrum et Ecclesie Romane re bel lem et 
hostem, prò eo quod civitatem Viterbicnsem et nonnulla castra et loca 
alia ad nos et eandem Eccl. pieno iure spectantia occupaverat et de- 
tinebat occupata, necnoa adversus eius in hac parte complices et fan - 
tores certos processus exeommunicationis, suspensionis et interdicti et 
alias plures sententias atque penas continentes habuimus et fecimus, 
quos hic et alibi fecimus pubiicari. Postmodum vero, sieut accepimus, 
idem Francìscus castrum Castellacie Tuscanen. dioc. ad dil. lilium nob. 
virum Guillelmum lohannis de Viterbio domiceli um pertinens, quod 
ab Ecclesia Romana tenebat in feudum, per vim et metum qui cadere 
poterant in constantes per ipsius Guìllelmi negotiorum gestores tibi cu- 
stodiendum tradì mandavit et fecit, tuque ad restituendum eisdem Guil - 
lelnio vel negotiorum gestoribus eius nomine castrum prefatum, vel si 
illud eis non restitueres, ad solvendum sibi quatuormilia florenos auri 
te et bona tua efficaciter obligasti ; quodque tu ex tunc castrum ipsum 
detinuisti, propter que tu eidem Francisco adherendo, parendo et fa 
vendo in penas et sententias in eisdem contentas processibus nosceris 
ìncidisse; et nichilominus tu mala malis accumulando et dictum ca- 
strum, ut prefenur, occupatum detinendo cum certo numero gentimn 
armigerarum pedestrium et equestrium eidem Francisco adherendo, ad 
territorium ville seu terre Corneti diete diocesis ad nos et eand. Eccl. 
pieno iure spoetanti s equitasti, et ibidem quamplurimos homines et 
animalia dìversorum generum manu armata hostiliterque cepisti et capta 
ad dictum castrum vel alibi aduxisti, propter quod per ofrkiales curie 
diete ville certi processus contra te facti fuerunt, per quos inter cetera 
omnia bona tua diete curie confiscata extiterunt, et ad ampulatioiiem 
tui capìtis condempnatus fuisti. Cum autem nuper tu quorumdam mi- 
litum de mandato nostro precedente tractatu castrum ipsum in mi- 
nibus nostris posueris, quod nos gentibus nostris custodiendum tradidi- 
mus, nos propterea, et ex certìs alììs causìs quas haberi volumus pre- 



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La dominazione pontificia nel "Patrimonio 343 



sentibus prò exprcssis, volentes te favore prosegui grati oso, tuis in lue 
parte supplicationibus inclinati, te ab omnibus et singulis sementila ac 
penis huiusmodi contra te, ut prefertur, latis, et quas premissorum oc- 
casione incurristi, auctorilate apostolica absolvimus de gratia speciali, 
teque in integrum restituimus libere sicut prius, et nichilominus te ac 
heredes et successores tuos ac tua et eorum bona ab obi igat ioni bus 
huiusmodi, salvo tamen iure cuiuslibet alieno, liberamus, teque et illoa 
ad solutionem dictorum quatuor milium florenorum volumus non te- 
neri. Nulli &c. Dat. Corneti Tuscan. dioc. .vi. kal. ian. a. .vi. 



xvn. 

1)77, febbraio io. 

Concessione di Piansano ad Ugolino dì Corbara conte 
di Montemarte. 

JCf ( . Jttm. Gr. s . Xt, XXIX, 1*9- 

Dil. (ilio nob. viro Hugolino de Corbarìo cornili Montismartis Ur- 
bevetane diocesis. «... Cum dudum per alias nostras litteras tibi et 
heredibus tuis quod castrum et roccham Pbnzani provincie nostre Pa- 
trimoni! b. Petri in Tuscia ad nos et Ecdesiam pieno iure spedanti» 
cum eorum districtu ac omnibus iuribus et pertìnentiis suis, finito de- 
cennio in eisdem litteris declarato, prò duobus milibus florenis auri, 
quos tu quondam Angelo Tavernini militi Viterbiensi lune thesaurario 
nostro et diete Eccl. in provincia prelibata, qui dictum castrum et roc- 
cham cum eius lenimento tenere dinoscebatur prò quantità te duorum 
milium fior, auri in qua sibi camera apostolica obligatt eaistebat de 
mandato nostro integre persolvisti, tenere . . . libere valeretis, donec 
tibi et heredibus ipsis per diclam cameram vel eius offici ales de dictis 
duobus milibus fior, integre fuisset effectualiter satisfattimi, cum certis 
pactis, modis et condit ioni bus ìn ipsis litteris expressis duxerimus con- 
cedendum, prout in eisdem litteris plenius continetur, nos volentes te 
tuorum obsequiorum intuitu, nec minus prò recompensatìone damno- 
rum et ex pensa rum que huiusmodi de causa subiisti, et provisionìs tibi 
debite dum in civitate nostra Perusina in nos tris et diete Eccl. negotiis 
militasti favore prosequi gratie amplioris. castrum et roccham predicta 
cum omnibus iuribus et pertinentiis suis prò aliis duobus milibus fior, 
quos ex nunc a camera apostolica prò dictis damnis, expensis et pro- 
visione tibi debitos declarantes tibi et heredibus tuis sub titulo pignoris 
obligamus, necnon propter multitudinem servitiorum per te nobis et 



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SM. Cdntonelli 



Ecclesie predicte impensorum, ac etiam prò recompensatione expensa- 
rum.quas prò custodia castri et roche predictorum te subire opoitebit, 
tibi et heredìbus ipsis fructus, redditus et proventus pascuorum et sil- 
varum et emolumenti quecumque ex prefatis castro, rocha, petti nentiis, 
tenimento et iuribus provenientia prò toto tempore quo te vel heredes 
eosdera durante predicto decennio vel etiam poste», secundum quod 
inlérius subiungetur, castrum et rocham predicta tenere continget, se- 
presentis tenorem, concedi mus et donamus, ita 



tamen quod tu vel heredes lui castrum et rocham predicta, quamdìu 
sic ipsa cum iuribus suis te et heredes ipsos tenere et fruttare con- 
tinget, vestris expensis custodire seu custodi ri Tacere teneammi, harum 
serie concedente, quod nisi dieta camera elapso huiusmodi decennio 
rehabere voluerit castrum et rocham predicta, tibìque vel heredibus 
ipsis restituerit pecuniam antedictam, tu et heredes prefati castrum et 
roccham huiusmodi cum iuribus et pertinenti is antedictis nostro et Ro- 
mane Eccl. .nomine teneatis, fructusque, redditus et proventus ex pre- 
fatis castro, roccha &c. provenientes in vestris et eorum quos volue- 
rìtis usus convertere libere valeatis, usque tibi vel dictis heredibus de 
prefata secunda surama dictorum duorum milium fior, prefata camera 
satisfecero cum effectu, decernentes etiam quod tu et heredes predirti 
singulis annis, quibus post decursum dictorum decem annorum pre- 
dicta castrum et roccham &c. tenebitis et fructabitis ut prefertur, de- 
cem florenos auri nomine census thesaurario nostro et diete Eccl. in 
prefata provincia prò tempore existenti nomine prefate camere in lèsto 
a postular ani Petri et Pauli solide et realìter assignare, ac castrum et 
roccham predicta &c. in bono statu manutenere et custodire teneamini 
et etiam conservare ... ». Dat. Rome ap. S. Petrum .IV. id. febr. a. .vii. 



XVffl. 
»577. ap"l« *9- 

Concessioni ad Andrea Capocci viterbese in compenso 
dei danni subiti per la fedeltà alla Chiesa. 

Krg. A-m. Grrg. XI, XXIX, JOO. 

Dil. fiiio rectori Provincie Patrimoni! b. Pari in Tuscia. Exhibita 
nobis prò parte dil. filii Andree de Capociis ci vis Viteroiensis legum 
doctoris petitio continebat, quod ipse propter fidelitatem, obedìentiam 
et reverentiam, quas ad nos et Romanam gessit et gerii Ecclesiam, et 
prò eo quod in rebellìone civitatis Viterbiensis exorta ultimo Fran- 



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La dominazione pontificia nel ''Patrimonio 345 



cisto de Vico, qui se prefectum Urbis appellat, adherere non voluit, 
dictus Franciscus dietimi Andream omnibus bonis suis mobilibus et 
immobìlibus spollaii niandavit et fecit, ìpsumque illis spoliatum et de- 
nudatum tenet, propter quod idem Andreas vU habeat unde valeat 
sustentari. Quare prò parte dicti Andree, qui quatuor filiis et una filia 
gravatur, fuit nobis humiliter supplicatum, ut providere sibi super hoc 
de alicuius substentationis auxilìo de speciali gratta dìgnaremnr. Nos 
tgitur attendentes, quod, sicut habet fìdedignorum asseti io, in castro 
Cipicciani olim comitatus Vherbit sunt nonnulla bona ad commune 
diete civitatis pertinentia, ac etiam bona Iohannis ser Egidii de Vi- 
terbio nostre et eiusdem Eccl. rebellis et hostis in lenimento dicti ca- 
stri consistentia, et eisdem Ecclesie propter rebellionem buiusmodi con- 
fiscata sint, [ac] etiam tenimentum Silve Pagane suumìuxtatenimentum 
dicti castri et castri Grarfignani, et Valliscai sita in lenimento diete 
civitatis olim ad dictos commune pertinentia, et eidem Ecclesie propter 
rebellionem eandem etiam confiscala, ac volente» eidem Andree apud 
nos de lìtterarum scientia necnon fidelità te et obedientia huiusmodi et 
aliis probitatis et virtutum mentis fìdedignorum testimonio commen- 
dato horum intuitu gratiam Tacere specialem, discretioni tue per apo- 
stolica scripta mandamus, quatenus tot de bonis predictis, quorum fru- 
ctus, redditus et proventuscentum florenorum auri secundum communem 
extimationem valorem annuum non excedant, eidem Andree sub annuo 
censu unius paris cirotecarum solvendarum dil. filìo thesaurario diete 
Provincie prò nobis et eadem Eccl. auctoritate nostra usque ad no- 
strum beneplacitum conferas ac quod dones, inducens per te vel alium 
seu alios eundem Andream vel procurato rem suum eius nomine in cor- 
poralem possessionem bonorum ac iurium et pertinentia rum ipsorum, 
et defendens inductum, amotis quibuslibet detentoribus ab eisdem, ac 
faciens sibi de ipsorum fructibus, redditibus, proventibus, iuribus et ob- 
ventionibus universis integre responderi, non permittentes {sic) eum 
super eis a quibusvis indebite molestare Dal. Rome apud S. Petrum 
.111. kal. mai, a. .vii. 



Concessioni a Cola Scolari viterbese per la sua fedeltà. 

Ri S . Ann. Gri[. XI, XXIX. rfj. 

Dil. filio Cole Scolarli ci vi Viterbicnsi. Devotionis et fidelitatis tue 
probata Constant ia, quas ad nos et Romanam geris Ecclesiam, .prome- 



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346 <5W. oAntoneUi 



retur, ut, votis tuis favorabiliter annuente!, tibi reddamur ad gratiam 
liberales. Exhibita siquidem nobis nuper prò parte tua petitio conti- 
nebat, quod olim tu nolens iniquitatis (ìlio Francisco de Vico, qui se 
prefettura Urbis appellai, in rebellione civitatis Viterbiensis ad nos et 
candem Eccl. pertinentis adherere, civitatetn eandem exivisti, et guerra m 
contra Franciscum et dvitatem predictos, prout commode potutati, fe- 
cisti, proptcr quod uxor tua cura quinque eius liberis de civitate ipsa 
eiecta et bonis suis dotalibus totaliter spollaia, tuque postmodum in 
guerra ipsa per gentes ipsius Francisci captus et duobus equis spo- 
liatus fuistì, teque oportuit prò redemptione tua magnam solvere pe- 
cunia»], propterque tu, uxor et liberi predicti ad inopiam quodammodo 
devenistis. Quare prò parte tua fuit nobis humiliter supplicatum, ut 
tibi et eidem uxori ac liberis de alicuius subventionis ausilio providere 
mi seti cord iter dignaremur. Nos igitur attendentes, quod possessione» 
et bona ad Iohannem Sciarre de Prefectis et Cobutium castellanum 
roche Celeni nostros ac ipsius Eccl. rebelles ac in rebellione huius- 
modi eidem Francisco faventes et adherentes pertinenti^, propter 
huiusmodi eorum rcbellionem, fautorìam et adherentiam sint camere 
apostolici; confiscata, quorum fructus, redditus et proventus viginti 
florenorurn aurì valorem annuum, ut asseris, non excedunt, ac volentes 
libi propterea gratiam facete specialem, possessiones et bona predicta 
cum omnibus iuribus et pertinentiis suis, dummodo supradictum va- 
lorem annuum non excedant, necnon casteilaniara diete roche cum 
emolumcntis, honoribus et oneribus consuetis, apostolica tibi auctori- 
tale, usque ad nostrum buneplacitum, concedimus et donamus, man 
dantes hominibus diete roche et aliis quorum interest, ut in hiis que 
ad otficium castellanie huiusmodi pertinent tibi pareant efficactter et 
intendant, ac nostris et eiusdem Eccl. officialibus ut te bonis et pos- 
sessionibus huiusmodi gaudere paeifice faciant et permittant. Dat. 
Rome apud Sanctam Mariani Maiorem .vi. kal. iun. a. .vii. 



XX. 
1377. giugno *;■ 

Concessioni a Tommaso ed Offreducciolo di Ugoli- 
nuccio d'Alviano in ricompensa dei servigi resi alla Chiesa. 

Rtg. dm. Grtf XI, XXIX, J9« 1. 

Dil. filiis nob. 'viris Thome et Ufreduciolo fratribus diletti filii 
Ugolinucii de Alviano domicelU natis Ameliensis diocesis. Mentis 



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La dominazione pontificia nel "Patrimonio 347 



vestre fidelitatis et devotionis, quam ad nos et Roraamm Eccl. actenus 
habuistis et liabstis, induci mur, ut ad vos apostolice munificente dexte- 
ram extendamus. Cura itaque, sicut acceptmus, Ludovicus, Franciscus, 
Marius et Manfredus Gianoti de Alviano fratres tamquam proditionis 
fili! non solum inimici! et rebellibus ipsius Ecd. favendo et adherendo, 
veroni etiam totis vìribus contra eandem Romanam EccJ. rebellando 
tenas ipsius Eccl. invaserÌDt, et damna quamplurìma incolis earumdem 
Ecclesie predicte fidelibus intulerint, prout iugiter inferre non cessant, 
propter que penas et sententias tam per nos quam per nonnullos pre- 
decessores nostros Romano? ponti tices contra talia presumente! pro- 
mulgatas, prefatos Ludovicum Scc. non est dubium incurrisse, nos 
attendente! quam plurima grata et utìlia serviti», que vos Ecclesie 
predicte, sicut fidedignorum testimonio percepimus, dictos rebelles et 
inimico; impugnando, et eis viriliter resistendo, fidditer et ferventer 
impendistis actenus et impendere non cessatis, ac volente* propterea 
vobis gratiose de aliquo retributionis premio providere, vestris in hac 
parte supplìcat ioni bus inclinati, quecumque bona immobilia, et prc- 
sertim domos, possessiones, iura et iurisdictiones, que ad Ludovicum &c. 
predictos, et etiam ad commune et singulares personas civitatìs Amelie 
prefate Romane Eccl. rebelles in predkto de Alviano et de Mimoia 
castris Ameliensis diocesis ac eorum tenimentìs actenus pertinuerunt 
et perii ne re eonsueverunt, nobis et Romane Eccl. predicte propter 
rebelliunem huiusmodì confiscata, et quorum fructus, redditus et pro- 
ventus, sicut nobis significare curastis, centum tìorenorum aurì vaio- 
rem annuum non excedunt, vobis et vestris heredìbus 2: succe;sorìbus 
ex vestro corpore legitime descendentibus, usque ad apostolice Sedis 
beneplacitum concedimus et donamus, volentes tamen, quod si vos, 
quod absit, interim durante huiusmodi beneplacito a nostra et Ecclesie 
memorate devotione, obedientia et fidelitate recesseritis seu vos sub- 
traxeritis, presente; littere nullius cxisunt roboris vel momenti. Nulli 
ergo Sic. Dat. Anagnie .vii. kal. iul. a. .vii, 

XXI. 
1377, settembre 7. 
Concessione al popolo Romano in premio della sua fe- 
deltà alla Chiesa. 

tot. Ari-, C-t(. XI, XXIX. 3*4. 

Dil. filiis populo Romano. Sincere devotionis affectus, quem ad 
nos et Romanam geriti; Ecclesiam, promeretur, 

Archivio delta fi. Società romana di noria patria. Voi. XXXI. 



, v GoogIe 



€M. afnionelti 



vestrwn donis spccialibus et giatiis prosequarnor. Cuti) itaque, sicut 
Liccqiimus, diiccti filli università s castri Vhurchiani Balncoregensis 
diocesis ex eo quod invaserant, diruperai» et occupaverarrt roecbam 
et tenimentuni Civitelle inter duos rivos diete diocesis. que ad he- 
redes quondam larmotti de Alviano militis Amelieosis et heredes 
quondam Palmi Anfarelti Vherbtenses cives alias commumter pertine- 
bant, in curia et pei officiale! dil. tilii nobiltà viri Nicolai de UrsÉnis 
comitis Nolani provmcie Patrimoni! b. Petri in Tuscia ad aos a Ec- 
clesiam Romanaro immediate spectamis prò nobis et Feci, ipu reetoris, 
in qua provincia castrimi, roccha et tenimentum predirti «istiirit, fue- 
rint in duobus milibus et ducentis florenis prediclis beredibus in re- 
staurationem damnorum per eoi ob invasionem, diruptionern et occu- 
pi tionern huiusmodi passoni m solvendis condempnati, et bona ac iora 
et actiones omnia et singida ad dktos heredes communi ter vel divisim 
alias qualitercumque spectantia sint apostolica camere vigore proces- 
suum apostoli coroni cantra Frandscom de Vico tunc alme Urbis pre- 
fectum et Eccl. predicte inimicum et hostem, suosque fautore* et 
sequaces habitorum, cui contra statuì» diete EccL heredes iidem 
laverant et adheserant, confiscata, nos volentes devotionem vestram, 
que iti nostra et ipsius EccL fide et obedientia firmo et laudabili pro- 
posito persi itit et persistit, per efFectum aliquem premiare, tenore 
presentium huiusmodi duo milia et ducente* florenos turi, io trurbus 
ditti università^ tùenmt, ut premi tti tur, condernnati, et qui, ut asse- 
rìtur, prefatis herodibus ante dictos processus pcrsoluti minime eni- 
terum, quique, sicut reliqua dictorum heredum bona, sum vigore di 
cloruro processuum nostre camere confiscati, ac omnia iura et actiones, 
que ipsis heredibus in predieta florcnorum quantitate ante tempra et 
tempore dictorum processuum quomodolibet compet ebani teu competere 
poterant, et que post processus ipsos ipsi camere compericrunt et compe- 
tunt quovis modo, vobìs et comunità ti vestre damus, concedimus.t rndimus 
liberaliter et donamus, ita quod amodo in aniea liceat vobis prò quan- 
titate, iuribus et actionibus predictis agere et e speri ri, ac de eis habere, 
consequi et Tacere libere et expedìte absque coni radict ione quacumque 
omnem utilitatem et commodum ac quamlibet voluntatem, proviso 
quod si lorsan prefati unù'ersitas quantitatem predictam vel aliquam 
eìus partem alias legitime solvissent, ad solvendum aliquid ultra de- 
bitum non cogantur. Nulli ergo &c. Dat. Anagnie .vii. id. septemb. 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 349 

xxn. 

i;77, dicembre j8. 

Concessione di Latera e della metà dì Onano in vica- 
riato ai Farnese. 

g/ % . Aita. Grtf. XI, XXIX, «76. 

Dì), finis nob. viris Petro, Cole, Meo, Puccio, Agnello, Iobanni et 
Petra Bertuldo astia dil. filii nob. viri EUynucci de Farneto, ac Leo- 
nardo, Antonio, Lodo vie ho, Franose ho et Magnammo fratribus mttìs 
dil. filii nob. viri Pucdi de Farneto domicellis Castrcnsis diocesis, Sin- 
cera ftdelitas ac esimia vestre devotionis intcgritas, quas erga nos et 
Romanam Ecdesiam consumer hactenus habuistis, prout adhuc habere 
per exhibitionem operum demonstratis, merito promerentur, ut hiis que 
honorem ac' Ktatum vestrum concernunt no6 vobis gratiosos reperiatis 
ac favorabiles et benigne*. Sane ioter claustra nostri pectoris grata 
memoria revolventes quo: et quanta tam vos quam progenitore^ vestri 
labores et pericula prò Romana Ecd. cui auctore Domino presidemus, 
et ipsius Ecd. honore ac stani in eius ad ver sita ti bus et tribulationibus 
ac occurrentibus casibus subiistis et cotidie viriliter subilis, non imme- 
rito inducimur, ut personal vestras nobis quamplurimum amabiles spe- 
cìalibus gratiis et favoribus prosequamur. Con; iti emione tgitur prcmis- 
sorum volente* vos illa prerogativa honoris et comodi prosequi gratiox, 
per quam vestro statui decenter providemes delectemini predicte Ecd. 
' fideliterservivisse.etanimemmi imposterumadfortius serviendum,auctr> 
ritate apostolica presentium tenore, videlicet vos Petrum, Colai» &c, 
prò medietate, et vos Leonardum Scc. quamdiu vixeritis, prò alia medie- 
tate castri Latere Montisflasconensis diocesis, et medietatis castri Onani 
Suanensis diocesi; ac eorum districtuum ad nos et eandem Ecd. pieno 
iure pertinentium, ac iurium et pei anemia rum ipsorum, vicarios gene- 
rales in tcmporalibus constituimus, ordinamus ac etìam deputamus, vobis 
regimen et gubernationem castri Latere et medietatis castri Onani pre- 
dictorum ac eorum districtus et incolarum et habitatoram ipsorum cum 
mero et mixto imperio et omnimoda temporali iurisdìctìone, que in 
eìs per dictam Eccl. seu alios prò ea enerceri consueverunt, ad honorem 
nostrum et diete Ecd. statumque pacificum et tranquillum castrorum 
et districtuum ac pertinenti a rum ac incolarum et habitatorum predi- 
ctorum iuste et fìdelitet exercenda, vobisque durame vicariatu huiusmodi 
quoscumque potestates, iudices et officiales ydoneos, qui possint et de- 
bcant questiones quaslibet tam civile: quam criminales et alias cuius- 



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cumque speciei vel generis motas vel movendas in castris et distri et ibus 
predictis audire et de illis previa ratione cognoscere easque fine debito 
terminare et executioni debite demandare, consti tuendi, crrandi et 
faciendi, removendi et destituendo et alios quotiens vobis placuerìt 
deputandi, necnon colligendi, habendi, eligendi et percipiendi ac vestris 
usibus applicarci omnes et singulos fructus, redditus et provemus ac 
omnia et singula consueta et debita pedagìa, tallias, colleetas, datia 
et gabellas, deveria et emolumema quecumque in castris et distr. pre- 
diciis, sii vis, nemoribus, pascuis, possessioni bus, domibus, areis, bonìs 
ac iuribus quibuscumque nomine censeantur ad nos et dìctam Eccl. in 
eisdem castris et eorum quolibet spectantibus quovis modo et de ipsis 
omnibus et singulis, quamdiu, ut premittitur, vixeritis, prout vobis 
visum fuerit, disponendo alìenatione tamen immobilium bonorum et 
iurium ipsius Eccl. in castris et distr. predictis vobis penitus interdicta, 
ac per vos vel alium seu alios quibus id commiserìtis, quamdiu, ut 
premittitur, vixeritis, menira et mixtum imperium ac omnimodam iuris- 
dìctionera predicta exercendi, ac contradictores quoslibet-et rebelles, 
quotiens expedierit, temporali districtione qua convenerit compescendi, 
ac alia omnia et singula que honori nostro et eiusdem Eccl. ac prò 
statu pacifico et tranquillo castrorum et distr. predictorum expedire 
cognoveritis statuendi, faciendi, ordinandi, corrigendi, puniendi, diffi- 
niendi etexequendi, concedentes auctoritate apostolica plenariam facul- 
tatem, ita tamen quod tallias et exactiones novas incolis et habita- 
toribus castrorum et distr. predictorum non imponatis nec exigatis 
ab eisdem, et quod de huiusmodi debitis et consuetis pedagiis, fru 
ctibus &c. teneamini ipsa castra et arces et fortillitia ipsorum, si qua 
ibidem iam constructa sint, et alia, si qua construxeritis, vestris sum- 
ptibus et expensis fidcliter et diligenter custodire ac manutenere, aliaque 
ipsorum onera supportare, absque eo quod dieta Eccl. vobis prò huius- 
modi vicariatus gubernatione, custodia et oneribus supportandis subve- 
nire in aliquo teneatur. Et nichilominus nobis seu legato vel vicario 
qui erit in provincia Patrimonii b. Petri in Tuscia seu thesaurario 
eiusdem provincie prò tempore existenti de mense iunii in festo apo- 
stolorum Petri et Pauli nomine nostro et Romane Eccl. anno quolibet 
prò censu et recognitione domimi et superioritatis quadraginta florenos 
auri dare ac solvere teneamini, et si per bìennium a solutione census 
huiusmodi cessa venti s, sitis ab huiusmodi vicariatus officio et eius con- 
cessione privati. Volumus autem et retinemus ac specialiter et expresse 
reservamus, quod, dicto vicariatu durante, rector eiusdem provincie, 
qui est et erit prò tempore, eiusque locumtenens et curia generalis in 
causis appellationum quarumlibet tam civilium quam criminalium et 
aliis ad ipsam curiam de iure vel consuetudine deferendis cum exa- 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 351 



e et cognitione decidendis ad eos ipso iure piene et libere ac 
pacifice in castris et distr. predictis et cantra ipsorum incolas et habi- 
tat ores cognoscant et utantur prout in terris et loci» aliìs diete Pro- 
vincie qui immediate prò dieta reguntur Eccl. et contra ipsorum incolas 
et habitatores de iure aut antiqua consuetudine quomodolibet utuntur 
et cognoseere et uti consueverunt, salvis tamen et reservatis in hoc 
casu qui busi ibet privìlegiis, indulgenti!* et indultis castris et distr. pre- 
dictis inhac parte e ora petenti bus, sì qua sint, qaibus propterea nolumus 
derogare: quod vos ibitis seu mittatis ad parlamentum generale diete 
Provincie, et homines dictorum castrorum ad cavalcatas et exercitum 
generate prò rata contingente dieta cast» ire faciatìs, sìcut faciunt 
alii de provincia prelibata, et quod vos et ipsi homines prò dieta rata, 
quamdiu, ut premittituT, vixeritis, eontribuere teneamini in subsidiis 
generalibus, si qua imponentur prò tempore in dieta provincia, illis 
videlicet in quibus contribuent qui ab eadem Eccl. civitates, castra vel 
terras in vicariatu modo simili tenent a nobis et Eccl. supradicta; 
quodque vos dictaque castra vel homines, durante vicariatu predicto, 
tallii? quascumque seu quevis alia onera debita vel consueta eihiberi 
imposita vel imponenda non teneamini subire vel solvere camere diete 
Eccl. vel thesaurario prelibatis preterquam superius reservata o 
seu causa exaction is cuiuscumque, nec etiam ratione dictorum e 
quecumque alia onera que Corsati subì bum prò tempore ali! de pro- 
vincia supradicta, sud de illis possitis disponere et in vestros usus con- 
vertere prò vestre libito volumatis. Addictmus insuper quod finito vica- 
riatu predicto ipsa castra et distr. huiusmodì ad potestatem et dominium 
ac manus dumtaxat nostra et successorum nostrorum Romanorum pon- 
titìcum aut alterius ad id per nos vel Sede apostolica vacante per legai um 
de latere seu vicarium diete Sedìs tune in dietis partibus existentem ad 
hoc deputatum libere revertantur ; quodque vos per vos ipsos et offi- 
ciales vestros, quos ad hoc duxeritis deputandos, castra et distr. &e. 
regetis et gubemetis secundum iura ac rationabìlia consuetudines et 
statuta castrorum predictorum et alia per dictam Eccl. vel alium ad 
hoc ab ea potestatem habentem tam edita et approbata quam impo- 
sterum edenda et etiam approbaoda, et quod omnia statuta, si qua sint 
in castris et distr. predictis, contra Romanam Eccl. ac libertatem eccle- 
sìastteam et alias ecclesiastica s persona 5 seu eorum bona cassetis et 
faciatis totaliter amoveri, et quod eis non ulamìni nec observabitìs; 
nec receptabitis rebelles et bannitos eiusdem Rom. Eccl. directe, vel 
indircele facìetis ab aliis receptari, nec eis vel eorum alicui auxilium, 
consilium vel favorera dari aut prestari ullo modo permittatis, quin 
potius quemlibet ex eis qui in vestram pervenerit potestatem, quotiens 
super hoc per . . . diete Ecclesìe otficlales ad quos ratione officiorum 



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$M. Ctfntoaellì 



suorum id pertraebit requisiti ruerir.is, bona fide capi facietis et ad 
huiusmodi requisii ionem sub fida custodia ad ipso* desrinari. Preterea 
volumus et etiam ordinatimi, quod voi omues genera etiam armigera 
tara equestres quam pedestres per legatura, vicarìum &c. aut aliura 
a dieta Ecclesia ... ad hoc deputatili» quodeteamque trausmissas in 
castra et distr. huiusmodi reeipere et receptare ac recipt et receptari 
et benigne trattari, eisque de victualibtiK et aliis necessaria pTOvideri 
Tacere prò competenti pretio sive foro iuxta posse vestmm teneamini ; 
quodque incole et habitatores* castromm et distr. predictorum et cuius- 
libet eorum in manibus vestris seu alicuius vai aliquorum ad id per 
vos deputandi seu deputandornra iurameutum debite Additati? vobis 
servande... prestare corporaliter teneantur. Volumus quoque et huic 
vicariami expresse adicimus, quod omnes et singulos castellano; seu 
capitaneos rocharum, castroruro et distr. predictorum, et alio* quos- 
cumque orficiales quos prò custodia seu gubematione castrorum et 
distr. predictorum deputatiti* ... in manibus rectoris seu thesaurarii 
ciusdem provincie... prestare faciatis corporaliter iuramentum quod 
Romane Ecclesie fideles erunt Sic. Sic... Nostre tara en intentionis exì- 
stit quod vos vel aliquìs vestmm seu deputandi a vobis ... de crimi- 
nibus infrascriptis, videlicet heresis, lese raaiestatis, falsificationis litte- 
rarum apostolicarum, cuditionìs false monete et derobationis publiearam 
st rat a rum ac etiam de quibuscumque aliis cri minibus, excessilius et 
delictis que per familiares, ofliciales vel stipendi a rios apostolice Sedis 
perpetrali seu commini prò tempore cornigeri:, nullatenus cognoscere 
vel de ipsorum punttione vos intromitrere vaieatis. Dat. Rome apud 
S. Petrum .xv. lui. ian. a. .vii. 



xxnr. 

1377, ottobre 1. 

Concessione della metà di Graffignano a Simonetto di 
Cecco di Castel di Piero, fatta dal vicario papale Pietro. 

Reg. Vxic. n. s«7, e. 1JO >. É imeni nella bollo pontificii di conferm. del U S cn- 
mìo 1,7«- 

Petrus miseratfone divina episcopus Ostiensis et Velletrenis in pro- 
vinciis Patrimoni! b. Petri in Tuscia, duc.itus Spoletanì et noimullis 
aliis terris et locis Ecclesie Romane in partibus Italie et domini nostri 
pape vicarius, dileeto nobis in Christo nobili viro Symonetto Cecchi 
de castro Perii provincie Patrimoni], salutem in Domino. Vestre sin- 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 353 



cere devotionis consunti* ac vestre innaie fidelità! is operis exhibitio, 
quas erga negotia sancte Romane Ecclesie magistra experientia ha- 
buistis psi riter et monstrastis, excitant merito mentem nostrani ut vobis 
reddamur liberale» ad gratili et honores. Cum siquidem hactenus illios 
cooperante nequitìa cuius est proprium seminare zizanìaru in rivitate 
Balneoregensi foret cxorta dissensio, et in tantum quod nonnulli emuli 
statui diete civiuiis et potissime corame Cìvite invidentes exquisitts 
corum tractatibus conati sunt occupare eandem contratam, ipsam cum 
nonnullis armorum gentibus intrantes et expugnantes, tandem vos vo- 
catus ad diete centrate subsidium et ifc tensione™, divina favente gratia* 
vestreque strenuitaiis aceinctus potentia, contra eosdem emulos viri- 
liter bellando vietoriam habuistis, personam vestram strage et perìculis 
esponendo, et ipsam contratam Civite nonnullis fatigatus laboribus et 
expensis manuienuistis et ad statum Ecclesie conservasti*, ipsamque 
nuper ad nostrum mandatum in manibus Ecclesie prefate liberaliter 
consignastis, ex quibos merito apud ipsam Ecclesiam et dominimi 
nostrum vobis insurgunt iaudes et honores. Nos igitur cupientes vobis 
prò mentis premia reddere, vobis ac vestris filili posterò et heredibus 
medietatem castri Graffignarli Balneoregensis diocesis ad cameram Ro- 
mane Eccl. pertinentem cum eius territorio et districtu, tetris, vineis, 
pratis, nemoribus, aquarum decursibus cjue infra fossato: Rote sive 
Rigali* et Serragli usque ad Tiberini contlnentur COnfirtes vel alio'ì si 
qui sunt veriores, non preiudieando iuribus aliquorum, et cum omnibus 
suis pertinenliis sive adiacenti!;, passagiis, iuribus et iurisdict ioni bus 
usque ad tempus sexagima annorum premine complcndum prò censu 
duorum ftorenorum aurì annuatim in testo omnium sanctorum thesau- 
rario camere Romane Eccl. in provincia Patrimonii presenti et qui prò 
tempore fuerit in fìdclitatis et devotionis ac subiectionis signum effe- 
ctualiter augnando et persolveodo, auctorìtate qua fungimur de ipsius 
domìni nostri pape conscientia et beneplacito voi untati» concedimus 
per presentcs, et ipvim medietatem dictt castri et cum predictis iuri- 
bus &c, ex certa scientia de ipsius domini nostri conscientia et volun- 
tate vobis amibuimus ac etiam censamus, ìnhibentes ac expresse man- 
dantes universi! et singulis... ofRcialibus diete Provincie... quatenus 
durante concessione et censuatione huiusmodi aliquo quesito colore vos 
nullatcnus . . . molestare audeant ve) aliqualiter impedire. Mandamus 
insuper terrìgenis, ineolis et habitatoribus dicti castri quatenus ad dictam 
medietatem vos recipiant et admittant, ac de fructibus eonsuetis et 
iuribus vobis debeant efficacìter intendere, et commini mus ... rectori 
diete provincie quatenus in signum devotionis et obedientìe a vobis 
super premissis in forma debita iuris et cum capitulis oportunis cor- 
porale exigat iuramentum, quod etiam successore et posteri vestri, 



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SM. centone! ti 



cum vos de medio summoveri cornigeri!, in simili forma prestare et 
premissa facere penitus teneantur . . . Dat. in rocha Romane Ecclesie 
sita in rivitate Monti sflasconis die prima octobris anni Domini 1)77, 
indict. quintadecima, pontificatus sanctus, domini nostri Gregorii 
pape XI an. .vii. 

xxrv. 

1378, febbraio 18. 

Remissione di pene a Radi co foni e al nobile Guasta di 
Pone in premio della difesa sostenuta contro i nemici della 
Chiesa. 

X. t . Avi*. Gr, t . XI, XXXII, 149 .. 

Ad perpetua™ rei memoriam. Dum attente prospicimus et grata 
memoria recensemus constantem fidelitatem et fidelem constanti»™, 
qua; diletti iilii nobilis vir Guasta Poni de castro Radìcofaoi domi- 
cellus ac uuìversitas et singulares persone eiusdem castri elusine dio- 
cesis nobis et Romane Ecclesie immediate subiecti ad nos et dictam 
genint Ecclesiam, necnon graves labores et expensas quas prò man- 
tenendo et conservando statum et honorem diete Eccl. sustinuerunt 
hactenus, CE adirne indefessìs humcris supportare non cessant, dignum 
censemus et debitum ut ipsos specialibus gratìis et condignis favoribus 
prosequamur. Cum itaque, sicut nuper fìdedìgna relatìone percepirnus, 
Guasta et universi las predicti ac alte singulares persone de dicto castro, 
et presertim dil. iilii Bartholus Cecchi Sani, Agnolucius Andree, Meus 
Nestis, Vannolus Hogolìnelli, Pascucius Cresci, Papa Andree, Muccio- 
nolus luncte alias dictus Pinzutus, Andreas dictus Beccharinus lunctinì, 
Iohannes Neri alias dictus Guilba, Benedictus Vannis Talenti et Ni- 
colaus de Feghino laici de dicto castro, qui familiares prefati Guaste 
esse dicuntur, et qui dudum ex certis causis de dicto castro bannitì 
fuerant cum magnis discriminibus prefatum castrimi et eius territorium 
ad nostrum et eiusdem Eccl. statum et honorem ab inimicis et hostibus 
nostris et Eccl. predicte defensaverunt et custodierunt, et propter guer- 
ra* que in partibus illis a tribus annis citra viguerunt magnos labores 
et expensas perpessi fuerint, et tara in dicto castro et eius districtu 
quam etiam in locis circumvicinis per universitatem et singulares per- 
sonas predictos homicidìa, derobationes et alia diversa crimina et exces- 
sus commissa et perpetrata fuerint, iidemque universitas et singulares 
persone seu aliqui ex eis prò huiusmodi deffensione et custodia et prò 
aliis oneribus dicti castri supportandis quosdam redditus et provenuta 



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La dominazione pontificia nel 'Patrimonio 355 



1 apostolica™ pertìnentes levaverint ac recepctini; et, ut 
-, propter huiusmodi derobationes et alia crimina et cxckssus 
nonnulle represalie in aiiis terrìs et locìs nobis et Romane lìcci, pre- 
diete subiectis contri ipsos umversitatem et singulares personas coti- 
cesse fuerint, nos volentes Guastam et alias singulares personas &c. 
premissorum laborum et ei pensa rum ac ipsorum fidelitatis et con- 
stantie intuita favore prosequi gratie specialis, ipsorum in hac parte 
supplicationibus inclinati, omnia huiusmodi crimina &c. per ipsos... 
commissa seu perpetrata, et in quantum concemunt vel concernere 
possunt interesse publicum vel cameram apostolicam, necnon huius- 
modi redditus et proventus per ipsos tempore guerranim huiusmodi 
perceptos eis auctoritate apostolica de speciali gratia tenore presen- 
tium remittimus et donamus, ipsosque et eorum singulos ab omnibus 
penis ... plenarie liberamus, et ìnsuper quecumque banna de predìctis 
personis... hactenus edita seufacta... necnon quascumquerepresalias... 
auctoritate predicta tenore presentium tollimus, cassamus et irritamus, 
ac nullius esse volumus roboris vel momenti... Dac. Rome ap. S. Pe 
trum .xii. kal. mar. a. .vili. 



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LETTERE DEL LEGATO VITELLESCHI 

AI PRIORI DI VITERBO 
dai ujs al 1440 



Pna delle più maschie figure della Chiesa nella prima 
T meta del secolo xv fu senza dubbio Giovanni Vi- 
* telleschi di Corneto, che, da cancelliere del Tar- 
, condottiero di bande e conte di Toscanella, resosi 
prete, sali colla spada alla mano tutti ì gradì della ecclesia- 
stica gerarchia. Vescovo di Recanati nel 1432, s'ebbe da 
Eugenio IV il rettorato delle Marche e della Massa Tre- 
baria, ove rivelò i suoi grandi talenti politici e militari (r). 
Cresciuto per ciò nella estimazione del pontefice, fu pro- 
mosso a patriarca d'Alessandria ed arcivescovo di Firenze, e 
nel 1434 inviato nel Lazio come commissario e riformatore 
del Patrimonio e legato pel regno di Sicilia (2). Tre anni 
dopo, sconfitto il principe di Taranto, temuto avversario 
della parte angioina, che era quella della Chiesa, fu creato 
cardinale di S. Lorenzo in Lucina, tra le proteste di non 



(]) Archivio Vaticano, bolla del 16 aprile 1452 nel Rigato di 
. Eugenie IV\ ri. 570, e. 78 b. 

(il Ivi, bolla da Firenze del 5 maggio 1454 nel Rtg. dt. n. 37), 



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3S8 C. Tinnì 

pochi maggiorenti del clero che lo accusavano di inaudite 
crudeltà (i). 

Durante i sei anni della sua missione nel Patrimonio, 
il Vitelleschi diresse parecchie lettere ai priori di Viterbo, 
che per avventura ci vennero conservate, fedelmente tra- 
scritte nei registri sincroni delle Siformagioni di quel Co- 
mune (2). Lo legavano alla città vincoli di amichevoli re- 
lazioni esistenti tra questa e la sua terra natale, nonché 
una antica consuetudine colle principali famiglie patrìzie di 
Viterbo, fra le quali aveva prescelto a suo generale agente 
Pier Giampaolo Sacchi cavaliere dello speron d' oro (3), e 
ser Pietro Dei Lunensi a suo cancelliere (4). 



(1) Ivi, bolla da Firenze del 9 agosto 1457 nel Rtg. ut, n. 384, 
e. 147. Per le proteste degli avversari del Vitelleschi, vedi Grego- 
ROVius, Storia di Roma, i M traduz. hai. VII, 71 e PASTOR, Storia dei 
papi, trad. ital. 1, 220. 

(2) La serie dì questi registri, intitolati Rtformationts comunis Vi- 
brati, si conserva tutta intiera, tranne qualche piccola lacuna, dal 
principio del secolo xv a tutto il xvm, nella biblioteca Comunale di 
Viterbo. Essi contengono, scritti per mano dei segretari del tempo, 
tutti gli atti officiali del comune, le deliberazioni consigliar], i con- 
tratti, i bandi, e, per i secoli xv e xvi, anche le principali bolle e le 
lettere più importanti dirette alla città. 

(}) Archivio diplomatico Viterbese, Ricordi di Casa Sacchi, ms. 117, 
all'anno 14);. Il nobile Pier Gian Paolo Sacchi di Viterbo era tiglio 
dì madonna Petruccia Vitelleschi, nata da messer Vitellesco Vitelleschi 
di Corneto, fratello del padre del patriarca. Il Sacchi fu assunto da 
quest'ultimo a « suo ìntimo affine e familiare confidente ». Fu lui che 
gli fece ■ ultimare » il suo famoso palano di Corneto, che, come esso 
dice, " fece far tutto quasi dalle fondamenta ». Segui dapertutto il pa- 
triarca nelle sue imprese militari, e insieme a lui fu catturato il 
19 mano 1440 presso il Castel S. Angelo, dove rimase prigione lungo 
tempo dopo la morte del suo congiunto. I suoi Ricordi sono la fonte 
più certa e autorevole per stabilire il modo come avvenne quella cat- 
tura, che fu in tante varie guise narrata. 

(4) Rejormationes cit. VI, 141. Messer Pietro Dei Lunensi, dopo 
compiuto il suo ufficio di cancelliere del Vitelleschi, divenne nella Curia 
romana scrittore e abbreviatore delle lettere apostoliche, e dipoi anche 



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Lettere del Legato Vìtelteschi 



Senonchè, giunto a tanto fastìgio di autorità, prese tosto 
ad esprimere la sua benevolenza verso la città con modi 
altezzosi, con piglio soldatesco, con ordini rigorosi che vo- 
leva eseguiti « ad unguem » (i), e con imposizioni il più delle 
volte dispotiche, le quali, quando anche erano le più blande, 
finivano sempre in minaccie di ammende inverosimili, se 
neglette o ritardate, come chi vuole stretti a se i suoi be- 
naffetti più pel timore che per l'amore. I Viterbesi che, 
come tutti gli altri popoli del Patrimonio, avevano un gran 
spavento di questo burbero prelato, più valoroso soldato 
che prete, gli erano ligi della più pronta obbedienza; mentre 
ne molcevano la fastosa avarizia con frequenti donativi, 
che gli valsero la frecciata plebea di « Empi l'arca » (2). 
Del resto, ispido e iroso per temperamento e reso dalla 
necessità dei tempi crudele e inesorabile, benché « in mol- 
ti tissime cose», come dice il della Tuccia che Io conobbe 
assai da vicino, a giusto e ragionevole », non sono da re- 
putarsi esagerati i severi giudizi tramandatici su di lui dai 
cronisti del suo tempo (3). 

Le sue lettere, che nella loro grafia originale qui ap- 
presso pubblichiamo, gittano parecchi sprazzi di luce sul 
suo carattere superbo e veemente : e, tuttoché circoscritte 
ai fatti di Viterbo e del Patrimonio, presentano un note- 
vole interesse storico, soprattutto nella parte in cui lumeg- 
giano a grandi tratti le penuriose condizioni economiche 
della Santa Sede e delle sottoposte città: quella sempre 

«eontinuus commensalis et secretarius degni ssim us » di Niccolò V 
(JUJerm. cit. IH, 208). 

(1) Vedi lettera n. I. 

(2) «Faceva» temere da tutti... e fecesi chiamare dai popoli: 
uEmpi l'arca»; tozzo, Cronaca di Viterbo, p. }}, nel Ciampi, Statuii 
e cronache di Viterbo in Documenti di stòria italiana per le Provincie di 
Toscana, deiT Umbria e delie Marchi, t. V (Firenze, Viesseux, 1872). 

(}) Della Tuccia, Cronaca di Viterbo in Ciampi cit. p. 170; Paolo 
m LlELLO, Petrose, Mesticatila in Rtr. tt. Script. XXIV, 11 22; Ve- 
spasiano dei Bisticci, Vitt di uomini illustri, Firenze, 1859, p. 19. 



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360 C. c Pìn\i 

estenuata e posta in croce dalle ingenti paghe delle genti 
d'arme che era costretta assoldare per la difesa ddio 
Stato (1): queste addirittura immiserite dagli enormi tributi 
con cui le dissanguavano gli officiali papali. 

Curiosa e sommamente interessante è la lotta che alloca 
si combatteva fra i due .poteri, lo Stato e il Comune, -per 
trarsi fuori una buona volta dalle rozzezze angustiose e dalle 
perpetue ribellioni della vita medioevale : lotta che, se si con- 
chiuse, come sempre, col trionfo del più forte, e condusse 
dopo lunghi sforzi alla pacificazione della regione e al con- 
solidamento del dominio teocratico; ritardò però di più 
secoli la evoluzione civile dei popoli del Patrimonio, atro- 
fizzando quelle maschie energie che s' erano suscitale al 
tempo delle prime libertà comunali. 

Lungo i cinque anni che durò questo armeggio, ben 
venti sono le lettere del Vrtelleschi, tutte imperiose e piene 
di minacele, inviate al Comune viterbese per spronarlo al 
pagamento dei tributi camerali, che in allora, a non parlar 
dei minori, si riducevano principalmente a due : il « subsì- 
« dium » e la tratta del sale. 

Il a subsidium » gravato su Viterbo era di mille ducati 
d'oro all'anno (2). Lo aveva imposto per la prima volta 
Giovannello Tomacelli, germano di Bonifacio IX, gran can- 
celliere di Sicilia e capitano generale della Chiesa, a seguito 
d'un Parlamento di tutti i Comuni, nobili e dignitari ec- 
clesiastici del Patrimonio e del ducato di Spoleto, convocato 
a Todi nel 1398 (3). Questa specie di « taglia », come pure 

(1) Le distrette della Chiesa in quel tempo erano tali, che EugenioIV 
sì trovò costretto ad impegnare il suo triregno presso i banchieri fio- 
rentini per 40,000 ducati (Raynaldi, Ann. ceda, ad ann. 1438, § 20. 

(2) e 11 papa cominciò a porre in Viterbo le terziarie, che sono mille 
e ducati d'oro che mai da quello innanti non s'aviano piigati » (Della 
Tuccia, op. cit. in Ciampi cit. p. 46). 

(j) Cf. C. Pinzi, Storia di Viterbo, 111, 46) (Viterbo, Agne- 



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Lettere del Legato Vt'telieschi 



si -chiamava, la si diceva destinata ai pagamento degli sti- 
pendi dei capitani di ventura e delle loro bande, condotti 
nello Stato per rabberciare un po' su il dominio delta Santa 
Sede. £ poiché i Comuni reluttavano a quella insueta im- 
posizione, il Tornaceli!, con una brutale ordinanza del i j giu- 
gno 1402, die facoltà al Mostarda, uno dei condottieri di 
quelle feroci masnade, di riscuoterla lui stesso direttamente 
colla forza; rapinando in ciascun territorio beni, animali, 
masserizie, ovunque gli venissero alle mani, fino alla soddi- 
sfazione dei suoi stipendi (1). Infiniti furono i guaiti dei miseri 
abitanti, esposti a tutte le violenze della tracotanza militare. 
Ma Bonifacio IX, reputando necessario adusarli al peso dei 
pubblici tributi, stimò opportuno di rincarar la dose, abili- 
tando il Mostarda, nei casi di resistenza, a procedere alla 
cattura degli stessi debitori (2). Avventuratamente in ap- 
presso si diede luogo a trattamenti più umani, e i Comuni, 
piegando il collo alla ineluttabile necessita, si posero in grado 
di corrispondere il « subsidium » allo Stato, più o meno 
regolarmente, mediante una tassa di capitazione imposta sugli 
abitanti, la riscossione della quale venne organizzata con op- 
portune norme amministrative (3). 

Il « subsidium », di regola, doveva pagarsi alla Camera 
papale a quadrimestri e in tre rate annuali, chiamate «ter- 
« zerìe ». Nello stesso modo esigevasi presso i cittadini. Il 
Comune per ogni « terzerìa » nominava quattro esattori, che 
appellavano «cultores », uno per ciascuno dei quattro rioni 
della città. Ad ogni esattore era dai priori consegnato un 
« guaytonus », oggi diremmo « ruolo », dove per ogni con- 
trada, ossia parrocchia, del rione erano segnati i nomi dei 
singoli tassati e la imposta ad essi assegnata in proporzione 
delle loro facoltà. Appena eseguita tale consegna, i pubblici 
« precones a uscivano per la città bandendo a suon di tromba : 



(1) Riform. cìt. I, 79- 

(2) Ivi, 1, 79. 

(3) Ivi, I, 80. 



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362 C. 'Pittai 

«quod omnes cìves et habitatores solvati! intra terminimi 
a quinque dierum unam terzeriam ; alioquìn cadant in pcnam 
« quarti plurìs » (1). Nei cinque giorni in cui si riscuotevano 
le «terzerìe», venivano tenute chiuse le porte della città, 
perchè, col pretesto della assenza, i cittadini non potessero 
sottrarsi al pagamento dell' imposta (2). 

Ma durante la legazione del Vitelleschi, le condizioni 
della città erano così disperate, che, se grandi erano i bisogni 
del Legato per sfamare i suoi accogliticci, più grandi ancora 
erano le distrette della città, rimasta lacerata dalle ultime 
guerre tra Braccio di Montone e lo Sforza (j), e counto 
stremata dalle soverchie requisizioni militari, che il demanio 
comunale era tutto oberato di debiti e la potenzialità tribu- 
taria dei cittadini, non ostante i molti imprigionamenti e 
i sequestri, era totalmente esaurita (4). D'altronde tutte le 
entrate e le gabelle del Comune colavano in mano del te- 
soriere del Patrimonio, che tenevate a disposizione della Ca- 
mera, e agli smunti priori non erano lasciati che alcuni 
meschini proventi per trentadue ducati al mese; mentre le 
spese pei tanti pubblici servizi loro affibbiati richiedevano 
ben più di trecento ducati (5). 

Il Vitelleschi, cui eran note queste tristi condizioni, 
ridi' incitare quei tapini al pagamento del o subsidium », 
talora si sforzava di addolcire il suo linguaggio, sempre 
duro e burbanzoso, e porre in mostra le sue grandi neces- 
sità, scrivendo loro : « Con ogne accurata sollecitudine, 
« quanto più possemo, ci sforzamo la navicella di san Piero, 
« da tante procellose tempeste agitata et mo divino pre- 
fi sidio requieta, innalzarla et prosperarla in rebelles et 
« suoi persecutori. Ma perchè omne arbore si crope delle 

(i) Ivi, VI, i6jb. 

{2) Ivi, X, 82. 

(;> Cf. C. Pinzi, op. cit. Ili, 528 sgg. 

(4> Reform. cit. V, 206. 

(>) Ivi, V, 185 b. 



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Lettere del Legato Vitelleschi 363 

« suoe fronde, et della terra convien si faccia la carbonara, 
a è necessario i devoti populì et figlioli di quella alli suoi 
a bisogni invochiamo » (1). E intanto li requisiva d'un ceno 
numero di balestrieri a con sufficienti balestri per uno mese » 
per menarli contro il conte Antonio di Pontedera. Altra 
volta, quando s'aspettava dei denari e non gli si mandavano 
che piagnistei, scriveva loro minaccioso: «Credevamo li 
« vostri ambassiatori, lì quali sonno venuti ad noi, doves- 
sero venire cum effectu, e sonno venuti cum parole... 
« Se altri modi non tenete, ve costarà più la salza che la 
a carne » (2). £ poiché vedeva che queste minacele non li 
scuotevano, ricorreva come « ultima ratio » al tanto pa- 
ventato spauracchio dei condottieri, incaricati di riscuotere 
essi stessi il « subsidium » con mano militare : a Seria no- 
« stra voluntà non darvi affanno né gravezza : ma avendo 
a la gente come noi avemo, non potemo fare di meno : 
« perchè tutto '1 di semo infestati da loro, et tenere altra- 
« mente non si possono. Pertanto vi commandamo che infra 
« dece di degiate aver mandato et pagato mille fiorini d'oro 
« per lo subsidio dì uno anno proximo passato, et una ter- 
o zerìa che al presente finisse, come voi sete tenuti ... al- 
ti trìmente, passato el dicto termino, ci sera necessità di dare 
« li dicti denari et pagamenti ad alcuni di questi conduciteli, 
a lì quali verranno là, e non senza dampno et rincresci- 
« mento vostro ... li prenderanno » (3). 

Accadeva però talvolta che i priori, impermaliti da tutte 
queste tribolazioni e minacele che piovevano sul loro capo, 
si ribellassero a tante dure imposizioni, e, stizziti, facessero 
sapere al patriarca che non rimaneva loro altro scampo che 
di abbandonare il palazzo e lasciar gli affanni municipali a 
chi più ne sentiva il prurito. Ma il Vitelleschi, più burban- 
zoso allora nella sua alterigia di despota teocratico, rispon- 

(1) V. lettera n. Xiu. 

(2) V. lettera n. xn. 
()) V. lettera n. x. 



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364 C Pinti 

deva subito di rimando ; a Per dir che voi abbandonarne 
a lo palazzo et lasserete questi affanni a chi toccharà, per 
« questo non bisogna tale effusione di parole ... Se pur vi 
« partirete di palazzo, trovaremo chi ci entrerà » (1). 

Fra tante pressioni e riluttanze, i sussidii dal 1435 al '39 
vennero aitine, benché a gran stento, raggruzzolati e soddi- 
sfatti. Non però coi metodi delle ordinarie riscossioni. Per- 
chè il Comune, conscio dell'esaurimento dei cittadini, non 
osò imporre le consuete « terzerìe ». Ma nel 1436 dovè, 
con gran rimpianto, mettere a pegno i suoi pingui orti della 
Valle del Caio, che erano stimati « il più bel gioiello della 
«città «(2), e nei tre anni successivi dovè grandinare sui 
principali cittadini altrettanti prestiti forzosi, dai quali sì dovè 
trovar modo di fare uscire un donativo al Vitclleschi di cento 
ducati d'oro e di una tazza d'argento, per renderlo più umano 
verso la città (3). 

Se non che le necessità del Legato si moltiplicavano di 
giorno in giorno, e vieppiù che espandeva le sue fazioni mi- 
litari. Dopo la vittoria di Palestrina, conseguita il r8 ago- 
sto 1436, si trovò in urgente bisogno di presidiare con pro- 
prie milizie tutti i castelli conquistati ai Colonnesi. E poiché 
le sue genti lasciar non vi voleva, perchè meditava muover 
con esse contro il Piccinino (4), e sul rinforzo di fanti 
chiesto ai Comuni non poteva far troppo assegnamento, 
perchè i più se ne scansavano coli' inviare un tributo in 
denaro (5); si diede ad assoldare nuove compagnie di ac- 
cogliticci, che lo costrinsero ad escogitare nuove fonti di 
tributi. Divisò allora di trar profitto dalle ingenti provviste 
di sale, che per conto della Camera s'andavano accumulando 

(1) V. lettera n. ix. 
{2) Reformaliones cit. V, 191 e 206. 
{;) Ivi VI, ;$, 177 e 178, vedi anche lettera n. xxxui. 
(4) V. lettera n. xvi. 

(;) Viterbo, richiesta di mandar cento fanti, se ne spacciò col- 
l'inviare duecento ducati d'oro (Rtform. cit. V, ;i6b). 



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Lettere del Legato Vitellescfii 365 

nelle saline di Corneto e di Civitavecchia, e con un decreto 
del i° gennaro 1437 comandò a tutte le terre del Patri- 
monio di mandare per l'acquisto di determinate quantità di 
sale nel porto di Corneto. 

Al Comune di Viterbo ne assegnò trecento rubbia (sei- 
centocinquantun quintali), al prezzo, per ogni rubbio, di 
quattro ducati da Bolognini cinquanta ciascuno; e per spe- 
cial grazia gli assentì di pagarne il costo ìnsino al carnevale, 
comminando un'ammenda di seimila fiorini d'oro se falli- 
vano a quel comando (1). 

Il Comune s'impennò a tanta novità, poiché sino allora 
i Viterbesi avevano tratto il sale dal Porto dementino a 
loro lìbera volontà e in proporzione dei loro bisogni. In- 
viarono quindi un ambasciatore al Legato, per supplicarlo 
che li esonerasse da quel gravame. Il Vitelleschi, volendo dare 
un segno della sua benevolenza verso la città, ridusse la 
tratta del sale a sole duecento rubbia : concesse che questa 
imposizione fosse indistintamente ripartita su tutti i citta- 
dini e gli abitanti, cosi laici che chierici, fatta solo ecce- 
zione delle corporazioni religiose : e promise solennemente 
che per l'avvenire non sarebbe più ricorso a questo bal- 
zello, che allora gli si era reso necessario pel sostentamento 
delle sue milizie (2). Il Comune, per gratificarlo dì tanto 
benefizio, gli inviò in dono « uno prezioso anello d'oro » (3). 

Ma il Legato non tenne la promessa. Ai 24 ottobre 1438 
tornò a scrivere ai priori : « che per stato de Nostro Signore 
« et de sancta Ecclesia, et per defensione, pace et tranquil- 
li litade loro et de tucta la provincia, per potere supplire 
« a li pagamenti de le gente conducte et che se conducono », 
era stato costretto a nuovamente imporre su Viterbo quat- 
trocento rubbia di sale, da levarsi subito in Roma entro Io 
stesso mese di ottobre e da pagarsi nel novembre s 

(1) V. lettera n. xvh. 

(2) V. lettera n. xvm. 

(3) Kiformationts cit. VI, 3;. 



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366 C, <Pinv 

sivO « a ragione dì tre ducati d' oro lo rughio »: avvisan- 
doli che non dovevano mandare esenti da quest' imposta 
che t soli frati Mendicanti (i). Né qui si rimase. Nel- 
l'anno dipoi, ai 16 ottobre, si rifece alla carica con una 
nuova tassazione di altre quattrocento rubbia di sale «per 
« poter mantenere la pace nel paese, et li inimici de sancta 
« Ecclesia et de Nostro Signore fare stare da longa ... et 
« mantenere le genti dell'arme, colle quali avemo cacciata 
« la guerra di terra di Roma et da le provincie vicine... 
« et presertim per poter più comodamente conducere la 
« Santità de Nostro Signore a Roma, perchè nel mese di 
« marzo intende al tutto retornare alla sua Sedia...» (2). 
I Viterbesi videro bene che non era più da sperare di 
togliersi da dosso questo uggioso balzello : e non potendo 
più ottenere alcun' altra riduzione, sì decisero a organizzare 
la riscossione annuale, come avevano già fatto pel « subsi- 
«dium». A conseguir pertanto una ripartizione che susci- 
tasse le minori querimonie, presero a base i « guaytoni », 
o ruoli, delle « terzerìe ». Deputarono per ogni parrocchia 
della città speciali officiali, che denominarono « antepositi », 
i quali, dappresso modesta retribuzione, dovevano recarsi 
a loro risico e spesa presso le salare di Roma o di Civi- 
tavecchia o dì Corncto, per ivi ritirare la quantità di sale 
assegnata alle loro rispettive contrade, fame la distribuzione 
forzosa ai cittadini iscritti nei ruoli, riscoterne il prezzo e 
versarlo in mano del tesoriere della Camera (3). Ne ve- 
nivano risparmiati i poveri, che attingevano di volta in 
volta le loro magre provviste nel fondaco del Comune (4). 

(1) V. lettera n. XXXVI. 

(2) V. lettera n. xlvi. 

(j) Rtforinalioita cit. XIV, 150. 

(4) «Sai dividendum per contrai a s, et non iraponatur pauperìbus». 
Il criterio di tassazione era abbastanza equitativo e democratico : n qui- 
« lihet solvat secundum possibili tatem suam ; videlicet qui plus habet, 
«plus solvati (Re/o™, cit. VI,ai S ). 

E poiché questo riparto del sjIc su tutta la provincia del Patri- 



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Lettere del Legato Vitellescfit 367 

Non ci è possibile illustrar qui tutte le altre notizie di 
dettaglio che s'incontrano nelle lettere del Vitelleschi. Esse 
ci trarrebbero al di la dei limiti consentiti a questo breve 
proemio. Non possiamo però non segnalare quelle distinte 
coi numeri vn, vili, x e xi, che ci danno contezza d* un 
conflitto messosi tra il Legato e il cardinale Francesco 
Condulmer, nipote d'Eugenio IV e camerlengo di santa 
Chiesa, per la nomina d'.un podestà viterbese. Da esse pos- 
siamo apprendere come si palleggiavano in Curia la debole 
volontà del pontefice; e di qual tempra tenace e battagliera 
fosse il Vitelleschi, che, geloso del suo ufficio, non si pe- 
ritava di scendere in lizza anche contro i più alti dignitari 
della corte pontifìcia. 

Ai 4 febbraio 1436 il camerlengo, in virtù dei poteri 
della sua carica, aveva conferito la podesterìa di Viterbo 
a un tal Bernardo da Mileto, cittadino di Firenze. Ma poiché 
non gli era ignoto il mal vezzo del Legato di ricalcitrar 
sempre agli atti d' una giurisdizione più elevata della sua, 



monio, ci mostra di quali paesi era allora composta la provincia stessa, 
e quali erano in quel tempo le proporzioni dì abitanti tra paese e 
paese, crediamo opportuno riprodurre qui la tabella di riparto del 1451: 
«Viterbiuu cum suis casim Bagnane, Celleni et Canepine, 
« nibbia .CCCCL. Terre comitis Eversi (de Anguillaria), nempe castra 
<■ Roncilionis, Vetralle, Blere, Viani et lovis rubb. .ce. Castrum Vitor- 
« ciani rubb. .xxxtv. Castrum Suriani rubb. ,X1_ Ctvitas Montisfia- 
« sconisnibb. .e. Civitas Balneoregii rubb. .lk. Civilas Vetula rubb. .XX. 
« Castrum Montisalti rubb. .X. Castrum Gryptarum rubb. .XL. Castrum 
« Canini rubb. .l. Castrum Gradularum rubb. .XL. Castrum Castri 
« rubb. .xl. Castrum S. Laurentti rubb. .xxx. Castrum Proceni rub- 
li bia .xxi. Terra Aquependentis rubb. .e. Castrum Marthe rubb. .xx. 
« Castrum Lattiere rubb. .xx. Castrum Valentani rubb. .xxv. Castrum 
« Ischie rubb. .xx. Castrum Famesiì rubb. .xx. Castrum Ceglieri 
« rubb. .xii. Castrum Boiserie rubb. .l. Castrum Civitelle rubb. .xx. 
«Castrum Onani rubb. .Jf. Castrum Perii rubb. .xv. Castrum Graf- 
k rignani rubb. .IV. Castrum Sipicciani rubb. .x. Castrum Momiscal- 
n velli rubb. .x. Castrum Al viani rubb. .xx. Castrum Va rdia nibb. .xvui. 
« In totum rubb. 1449» (Rtjormationts cit. XIII, 1}8). 



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368 C. c Pin\i 

munì il suo protetto d'un breve papale che comandava ai 
priori di Viterbo dì porlo subito al possesso dell' impiego (i), 
e di una sua lettera officiale che ingiungeva loro dì adem- 
piere a ciò, non ostante qualunque altro ordine in contrario 
o qualsiasi altra elezione fatta in precedenza : ceno, com'egli 
era, che, col disubbidirlo, non gli vorranno dar giusto mo- 
tivo di recar loro qualche dispiacere (2). Venuto a cogni- 
zione di questi maneggi, il Vitelleschi scrìsse da Pioppi 
ai Viterbesi, che già da più mesi aveva concesso l'ufficio 
della podesteria ad un nobile cittadino di Spoleto, Antonio 
dei Petroni, da cominciare « dopo finito l'offitio del presente 
« podestà ». Ora però aver inteso « che ci è venuto uno 
« Fiorentino con certi mazieri e lettere de lo camerlengo, 
a con intentione dì entrare nel dicto offitio », che si guar- 
dassero bene dal far ciò, perchè il suo eletto doveva avere 
la preferenza ; e concludeva alla recisa : a questa è la volumi 
« del Nostro Signore et la nostra. Et cussi farete » (3). Il 
camerlengo s'impuntigliò e tornò a investire più forte i 
priori, inculcando che gli ordini dati da lui dovevano es- 
sere obbediti per i primi, non soffrendo essi di venir po- 
sposti che a quelli di Sua Santità : che se si comportassero 
altrimenti, egli con loro danno apprenderebbe ad essi qua! 
grande errore avrebbero commesso col disobbedirlo (4). 

(1) «Eugenius papa quartus. Diletti filii, salutem Sic. Deputavi!, 
ade mandato nostro, dilectus filìus titilli S. Clementis presbiter car- 
u dinalis, camerarius noster, ad offirium potestarie illius nostre cìvitatis 
«dilectum filium ser Bernardini) lohannìs de Mileto, quem, post prc- 
«sentis potestatis officium, adroitti volumus et mandami». - Datum 
« Florentie apud S. Mariam Novella™, sub anulo nostro secreto, die 
« .xviiu. februarii .mcdxxxv j. pont. òri anno .v. Blondus ■ (Reformationii 
cit. V, 182 B.). 

(2) « Et lalitcr in lue re nobis obedùtis, quod instarti non na- 
ti beamus causam quicquid dispiacente vobis inferri»; lettera del ca- 
merlengo da Firenze del 27 febbr. 14)6 (RtformaHonts cit. V, 185). 

(l) V. lettera n. vii. 

(4) « Nullius enim lkicris, preterquam SS.mi D. N., prius quam 
onostris obedire debetis; et si aliter facietis. vos dampno vestro in- 



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Lettere del Legato Vitelleschi 369 

I priori, presi tra due fuochi, mandarono un ambascia- 
tore al Legato supplicando che li traesse d' impaccio, e 
provvedesse che alla citta non venisse alcun danno. Ma il 
Vitelleschi tenne duro agli ordini impartiti. Anzi, ingiunse 
loro che non permettessero al podestà fiorentino neppure 
di entrare le porte di Viterbo, « tale essendo la volunta 
«del papa e la sua» (1). Cosi fu fatto, e il prescelto da 
lui fu istallato nell'officio: dappoiché i Viterbesi temevano 
più lui che lo stesso pontefice, ad onta che il camerlengo 
riscrivesse loro più che mai minaccioso : « che se gli ba- 
« stava la vita, avrebbe trovato il modo di farneli pentire 
« amaramente n (2). 

Le altre lettere del Vitelleschi recano alcune grazie da 
lui largite al Comune : come la riduzione del « subsi- 
« dium » pel 1439 e l'accollo alla Camera di certe spese 
fatte per le fortificazioni della citta (3); provvedimenti an- 
nonarii per impedire la esportazione dei grani dal distretto 
viterbese (4) ; avvisi sulla peste che infieriva a Roma tra 
il giugno e il luglio del 1438 (5); notizie sulla presa di 
Palestrina e di Ceprano (6), sulle sue ostilità contro il 
conte Antonio da Pontedera (7), sul dislocamento delle 
genti sue e di quelle dei vari condottieri agli stipendi della 
Chiesa (8): e infine un notevole decreto del 20 giugno 1438, 
col quale ordinava che in Roma e nel Patrimonio i pro- 



li strucrc cogeremur, quintum errorem commiserìtis mandatis tv 
■ non parendo»; lettera del 18 marzo 1436 {Rtform. V, 18;). 

(1) V. lettera a. rx. 

(2) «Si aderìt vita Comes, taliter provisurus quod vos huius 
« inobedientie penitebh» {Riformaliorus cit. V, i86b). 

(3) V. lettera ri. xliv. 



(4) 


V, 


lettera n. 


XLVI11. 


(5) 


V. 


lettera n. 


xxxu. 


(6) 


V. 


lettere ne 


1. xvi e 


(7) 


V. 


lettera n. 


XIV. 


(8) 


V. 


lettere nr 


1. m, r 


XXX IX, XLIU. 





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370 C. -Tin\i 

visioi e le monete spicciole di qualsiasi conio o zecca, 
che circolavano allora in tanta copia da intralciare le pub- 
bliche contrattazioni, non si accertassero né si potessero 
spendere che ogni cinque per un denaro (i). 

Ma ad onta che un cronista del tempo ci dica che nelle 
terre della sua legazione il Vitelleschi « era più di papa 
« col temporale e lo spirituale » (2), pure, dopo aver stermi- 
nato 1 Colonna e gli altri tiranni, grandi e piccoli, dello 
Stato papale, e aver rimesso l'ordine in Roma, sia pure 
a prezzo di inaudite crudeltà, verso l'agosto del 1439, stanco 
e malaticcio, riteneva la sua missione nel Lazio e nel Pa- 
trimonio ornai compiuta, e scriveva ai priori di Viterbo : 
t< Considerato che li Romani et la Campagnia mandano 
« ambasciatori ad Nostro Signore, al presente che è lu tempo 
« di supplicare alla Sua Santità che si degni venire ad Roma, 
a ce pare che anchora voi mandiate due ambasciadori in- 
« sieme con quelli ... Ad questo ce movemo per bene de tucta 
a la provincia n (3). 

Questo spontaneo moto del Vitelleschi non ci pare sia 
stato fin qui noto agli storici, o almeno abbastanza posto 
in rilievo da essi, fra i quali non mancarono quelli che per 
legittimare in qualche modo l'asserto consenso di Eugenio IV 
nella cattura e morte del suo Legato, non si ristettero dal- 
l' imputare a quest' ultimo che intendesse alla tirannide 
dello Staro ecclesiastico, anzi nientemeno che alla corona 
pontificia (4). Senonchè questa sua lettera del 26 agosto 1439 
e l'altra del 26 ottobre successivo, colla quale grava sui 
Comuni dello Stato romano la imposta del sale « presertim 
« per poter conducere la Santità Sua a Roma » (5), ci pare 

(1) V. lettera 11. xxx. 

(2) Paolo di LiELLO Petrone, Mesticatila cit. col. 1123. 

(3) V. lettera n. xlv. 

(4) ClACONIUS, Vitae pontificum, II, 899 = GltEGOROVlUS, op. CÌt. 
VII, 87 = Cipolla, Storio delle signorie italiane, par. I, p. 505 (Milano, 
Vallarti, 1881) ed altri. 

(%) V. lettera n. xlvi. 



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Lettere del Legato Vitelleschi 371 

che dovrebbero bastare a scagionarlo almeno da questa 
accusa. Dappoiché sarebbe assurdo il supporre che esso, 
sterminatore di tiranni nelle terre della Chiesa, potesse 
pensare a far suo qualche brano di dominio nel Patrimonio 
o nella Campania o nella Sabina, mentre si dava le mag- 
giori brighe per ricondurre il papa nella Città eterna e 
proprio nel cuore di quelle provincie. 

Tutto al più questi suoi maneggi per ìsmuovere il pon- 
tefice da Firenze e riporlo nella sua capitale avran potuto 
dar sui nervi ai Fiorentini e acuìre di più l'odio che nu- 
davano verso di lui, se è vero quanto disse il Cavalcanti, 
che furon essi a mandar lettere del papa, vere o false che 
fossero (1), ad Antonio Rido castellano di Sant'Angelo 
perchè ad ogni costo operasse di avere in mano il Legato, 
vivo o morto (2). Ma, checché ne fosse, la cattura fu com- 
piuta dal Rido con una insidia la più raffinata il 19 marzo 
1440, mentre il Vitelleschi sfilava colle sue milizie presso 
il ponte Sant'Angelo. 

Molto si dibattè fra gli storici per stabilire se il castel- 
lano, che era nimicissimo del Legato, agisse per sua pro- 
pria vendetta per ordine del papa. La questione non è 
ancora risolta e noi sarà, finché nuovi documenti archivi- 
stici non vengano a rischiararla. Intanto, sebbene la parola 
e le dichiarazioni officiali del pontefice sì vogliano dai più 
sospette sempre dì studiata simulazione, noi crediamo dover 
segnalare, per quello che valgono, due nuovi documenti 
desunti dagli archivi viterbesi, che parrebbero ribadire es- 
sere stata la vendetta del Rido il solo incentivo alla cattura 
del Legato. 

Il primo è un breve di Eugenio IV diretto al podestà, 
ai priori e al Comune di Montefiascone il 3 aprile 1440, 

(1) È noto che il Valla accuso il Poggio di aver falsificato lui 
le lettere del papa consegnate al Rido, nelle quali gli si comandava 
l'arresto del Vitelleschi. Valla, Antidotus in Poggiato, p. 199, 

(2) Cavalcanti, Storie fiorentine, II, 106. 



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372 C. Tit^i 

un giorno dopo che il Vitelleschi era spirato nella sua pri- 
gione. In questo, come in un altro breve ai Cornetant (r), 
il papa torna ad asserire, che il e a so della cattura del Le- 
gato era da ascrivere agli odii occulti, « simultates » , esistenti 
tra lui ed il prevosto di Castel Sant'Angelo, e perciò aveva 
inviato in Roma il patriarca d'Aquileia, amico d'ambedue, 
per comporre quelle nimistà (2). Il secondo è un passo della 
allocuzione che lo stesso pontefice avrebbe pronunciata 1' 1 1 
aprile di quell'anno innanzi agli ambasciatori viterbesi, man- 
dati a lui per ottenere il perdono della città ribellatasi al- 
l' annuncio della cattura del Vitelleschi. Riferirono gli am- 
basciatori, tornati a Viterbo, che il papa in quella solenne 
udienza, toccando di questo imprigionamento, asseverò con 
forza, « firmiter e, che il fatto era avvenuto a tutta sua in- 
saputa, e reputava fosse stato la conseguenza di una ini- 
micizia men che giusta, che il Legato nudriva verso il 
castellano di Sant' Angelo (3). 

Noi non possiamo disconoscere che sarebbe duopo di 

(t) Il breve ai Cornetani, fatto sullo stampo di questa ai Monte- 
fiasconesi, fu pubblicato dal Pastor, op. dt. 1, 628. 

(2) « Dilectis filiis Potestati, Prioribus et Comuni civitatis nostre 
» Montisflasconis, Eugenius pp. quanus. Diletti filii &c. Proximis dìebus, 
•t ìntcllecto de carni, quem in personali) dilecti filii nostri lohannis car- 
« dinalis Fiorentini, apostolice Sedis Legati, accidere fecerunc simultates 
s inter ipsum cardinalem et dilectum filium castellanum nostrum castri 
« Sanai Angeli de Urbe, illieo misimus ad Urbem . . . patriarcam Aqui- 

« simus, speravimus rem ipsam et cito et optime composìturus &c. 
e Datimi Florentie sub anulo nostro secreto die tertio aprilis Mcdxl, 
a pontificatili nostri anno decimo ». L'originale di questo breve si con- 
serva nell'archivio Comunale di Monte frascone. L'arehiv. Diplomai. 
viterbese ne ha una copia. 

(i) l.e paiole degli ambasciatori furono queste: «Multa preterea 
<t(di*>c il papa) de statu Ecclesie, de captura cardinali: ohm Fioren- 
ti tini, quam se ignorasse nrmiicr asseruit, sed ex inimicitia quam 
acum castellano castri S. Angeli minime ìuste gerebat, processisse 
« arbitramur a (Rtjormationts cit. VII, ioób). 



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Lettere del Legato Vitelleschi 375 

prove ben più dirette e recise per recar la luce a tanto 
complesse investigazioni. Ci pare perù che, anche da questi 
due documenti, trasparisca l'animo del pontefice non più 
benevolo verso l'uomo cui aveva prodigata tanta fiducia. 
Poiché, se nel breve ai Montefiasconesi non ebbe una sola 
parola per deplorare il disgraziato caso in cui incappò il suo 
favorito, e lo ricordò con una indifferenza e una freddezza 
che non può non parere ostentata; nell'allocuzione agli 
ambasciatori viterbesi, se fu esattamente riferita, come non 
pare di doverne dubitare, incolpò pensatamente il Vitelleschi 
d'ingiustizia verso il suo nemico, quasi volesse attenuare, 
se non scusare, l'eccesso a cui questi si lasciò condurre. 

Da altra parte, non va dimenticato che il Rido, se operò 
di proprio impulso e quindi a tutta sua responsabilità, come 
assevera il pontefice, non toccò mai alcuna punizione. Anzi, 
a) i° agosto 1440, vide ampliate le sue giurisdizioni dì 
castellano (i), e quattro anni appresso, ai 5 di marzo, 
s'ebbe dallo stesso Eugenio IV il dominio e il possesso 
dei castelli di San Pietro in Formis e di Borghetto per sé 
e i suoi figli sino alla terza generazione, in ricompensa di 
grandi servigi resi alla Santa Sede (2). 

Viterbo, novembre 1908. 

Cesare Pinzi. 

(1) Bolla di Eugenio IV ■ diletto filio nobili Antonio de Rido, 
n in arce nostra Crescentii, alias castro Sancii Angeli de Urbe, castel- 
Uno nostro salutem Sic». Gli concede la facoltà di punire e casti- 
gare a quascumque personas ecclesiasticas et seculares in alma Urbe 
a et Ecclesie provinciis . . . Patrimoni) S. l'etri, Campanie et Mari- 
n time « &c. « Datum Florentie anno incarnationis Dominice .MCCCCXL., 
e kalendas augusti, poni, anno .x. » (ardi. Vaticano, Rtg. a. }6o, e. 26). 

(2) Bolla di Eugenio IV, n datum Rome apud 5. Petrum anno 
b.mccccxliv., lertiononas martiì, poni. anno. xv.n confermata da Nic- 
colò V con altra bolla, datum Rome apud S. Petrum anno .MCCCCXLVii. 
« tertio idus iulii, pont. anno .1. n (archiv. Vat. Rtg . Niccotai V n. j8;, 
e. 14). 



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C. *Pin\i 



I. 

Montefiascone, 1455. maggio }. 

11 Vitelleschi ordina che sia ripristinato a prò del nuovo 
cancelliere del Comune, ser Vannuccio, lo stipendio di cui 
godeva ÌI suo predecessore. 

Magnificis viris et amicis nostris carissimis, prioribus 
et thesaurerio civitatis Vìterbii. Magnifici viri et amici nos 
salutem. Perchè, come per nostra lectera patente potete haver veduto, 
averno deputato ser Vannuccio per cancellieri di Viterbo (i), cum sa- 
lario et emolumenti consueti; el quale salario, come semo informati, 
è otto ducati ciascha mese, et mo al precessore del dicto ser Vannuc- 
cio lo riavete diminuito; ma perchè intendemo che ie nostre ledere 
siano observate ad unguetn al dicto ser Vannuccio, vi commandiamo 
che paghiate et facciate pagare ai dicto ser Vannuccio alli tempi de- 
biti el salario consueto, cum honoribus &c. consuetis. non obstante 
aliqua diminutione per voy et precessori vostri facta al ditto ofStio. 
Non alia. Valete &c. Parati &c. Ex felici campo S. D. N. prope Mon- 
temflasconem, die .ni, maii I4JJ. lohannes patriarca Alexandrinus, Pa- 
trimoni! &c. apostolicus commi ssarius, regnique Sicilie &c. apostolice 
Sedis legatus. 

II. 

Corneto, 1435, maggio 20. 

Sollecita il Comune al pagamento dei millecinquecento 
ducati per potere condurre le genti d'arme. Approva la tre- 
gua di tre giorni fatta col prefetto di Vico. 

Ri/frn»!. di. V, i)4 ». Pubblici» di C. Pimi, Slori, Ai riurte, HI, 6)(. 

Magnificis viris prioribus populi civitatis Viterbii. Magnifici domini 
et amici nostri carissimi, salutem. A verno ricepute dui lettere in una 
hora, benché sub diverse date, le quali in tèsta respondemo. Primo, 

(1) Ser Vannuccio di Giuliano dei Castaldensi di Montalto era 
stato nominato a prò domino papa et S. R. E. civitatis Viterbii can- 
«cellarius et notarius ad reformatkmes » il 27 aprile 1435. 



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Lettere del Legato Vitelleschi 



alla deliberatione sopra ci facto del denaro facta nel vostro Consiglio, 
commendiamo la vostra diligentia: et perchè el denato per poter con- 
ducere la gente d'arme, come vi dicemmo, è necessario, perchè da 
noi non ne h.ivemo, pregamovi che senza exccptione provediate che 
quando saremo venuti eosti colle gente d'arme, che seri fra pochi dì, 
sieno apparecchiati li mille cinquecento ducati. A diesandovi che do- 
mattina ci parremo da qui, et gimo ad Roma et subito colle gente 
daremo la volta. Al facto del Prefetto dicemo che ce piace la rispo- 
sta, et quanto per voi è stato concluso per quelli tre di (t); certifi- 
candovi che assai ci è doluto della novità facta al Prefecto per lo conte 
Everso (a), come per nostra lettera averne scripto al decto Prefecto ; 
ma speramo esser li in paese et che levaremo quella discordia, et 
presto. Al facto dei cavalli di Paulo Tedesco non ve ne potemo man- 
dare, perchè è necessario venga qui per nostra scorta. Al facto del 
giano di Toscanella, non vedemo modo poterlo avere, perchè dicono 
non havote adpena per lor bastanza, Preterea con voi credemo che 
;erte nostre lettere sieno state presentatevi serrate et del vostro pa- 
lano uscite et esser state aperte. Pregamovi per lo advenìre tale cose 
non consentiate. Valete. Parati &c. Ex Corneto, die .XX. maii 1455. 
I. patriarca Alexandrìnus, regni Sicilie legatus Patrimoniique comis- 
sanus apostolicus. 

III. 

Corneto, 143S, maggio 20. 

Insiste perchè siano tenuti pronti i millecinquecento du- 
cati, magari dando a pegno le gabelle della città. 

Rtfirmai. di. V, i H . Pubblicata J» C. Pini, op. .-il. Ili, Hi- 

Magnifici! &c. e. s. Magnifici viri, amici nostri carissimi. Questo 
dì per altra nostra vi scrivemmo, rispondendo alle vostre letere, sopra 
lo facto de mille cinquecento ducati quanto bisognava. Dapoi ha verno 
riceputa vostra lettera responsiva a quello vi scrivemmo da Castro, 
alla quale podio altro bisognia rispondere, se non che provediate in 
tal modo che alla nostra venuta, o vero quanno vi mandamo le genie, 
che sera fra pochi di, li denari sieno apparechìati senza haver in quella 
hora a soprastare. Al facto della obligatione delle gabelle &c. semo 
contenti vi sieno obligate in quella forma sia più vostra salveza, pur 

(1) Cf. Calisse, / Prefitti di Pico, p. 105 e Pinzi, op. cit. Ili, 638. 

(2) Everso conte di Anguillara. V. Pinzi cit. p. 610. 



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376 C. <Pinji 



che agiate li denari apparechiati ad tempo. Domattina noi gimo verso 
Roma per io spaccio, collo nome di Dio. Parati &c. Valete. Ex Cor- 
ano, die .xx. mensis maii 1.435. I- patriarca Alexandrinus &c. e. s. 



IV. 
Roma, 143$, maggio 24. 

Avviai che il connestabile Giorgio da Narni verrà colla 
sua compagnia a stanziare in Viterbo. 

Jfcfi™.,. ci,. V. i ì9 . 

Magnificis &c. e. s. Magnifici viri, amici nostri carissimi, salutem. 
Avemo ordinato aciochè più comodamente voy passiate attendare a 
fjar le vostre faccende et rimetter la state, in caso noi soprasiessemo 
al venire alcuni dì, che lo strenuo conestavole Giorgio da Nargni ve- 
gnia per stantia eusti in Viterbo con tutta la sua compagnia. Et perchè 
lui la dieta compagnia non pò levare senza dinari, volemo che per 
fino alla nostra venuta, recepute le presenti, sopra di noi pagiate al 
(lieto Giorgio ducati cinquecento d'oro, acciò che subito colla dieta 
compagnia si possa conducere; la qual cosa farà infra quattro o cin- 
que di dipo' lo pagamento a lui facto di dicti ducati cinquecento. Et 
in questo dateli presta expeditione. Valete. Ek Urbe, die .xxiv. maii 
1433. I. patriarca Alexandrinus &e. e. s. 



V. 
Firenze, 1435, novembre 15. 

Partecipa che papa Eugenio IV ha decorato Corneto del 
titolo di città, erigendola a vescovato. 



Magnifici! &c. e. s. Magnifici viri &c. salutem. Vestris ad nos in 
favorem r*i patris domini rectoris Patrimoni] lieteris ìntellectis, duxi- 
mus respondere (i). Sanctitas D. N. pape istuc presentem gubernato- 

(i) Era allora rettore del Patrimonio Giacomo abbate di Subiaco, 
nominato con bolla di Eugenio IV da Firenze 24 febbraio 1434 (Re- 
format, cit. V, 131). 



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Lettere del Legato Vitellescht 



rem Reatis rectorem mietere deputarsi. Nichilominus, tum vestro ob- 
sequio, tum sui respectu, de duobus alterum curabimus operari : vel, 
scilicet, uti scribitis, rector ibidem remanebit, aut ibit Campante gu- 
bemator. Ceterum quia Sanctitati D. N. pape placuit Cometum civi- 
tatis titillo gaudere, ecclesie ut honori vestre subveniatur et comodo, 
idem D, N. papa, loco Cometi, Balneoregium vestro episcopatui sub- 
misit (i); nosque omni in loco ubi nos eontingerit residere honorem 
vestrum et civium vestrorum utilitatem tracubimus. Non alia. Valete. 
Parati &c. Datum Florentie, die .xv. novembris 1435. I- patriarca 
Alexandrinus et archiepiscopi Florentinus, regni Sicilie et apostolica 
Sedis legatus. 



VI. 
Firenze, 14)6, mano a. 

Annuncia che la brigata del conte Everso dell'Annuii-- 
lara colle genti di Polo Tedesco sarà fra giorni a Viterbo, 
e che i due Viterbesi imprigionati dal castellano di Soriano 
saranno graziati, 

*>/,™i. ci.. V, 11!. 

Magnifici* &c. e. s. Magnifici viri &c. salutem. Avemo al presente 
recepute dui vostre lettere : alla prima, del grano comprato dal ma- 
gnifico conte Everso, non bisogna far altra risposta, perchè di nostro 
comandamento è in camino colla brigata sua per venire in quella pro- 
vincia lui et Polo Tedesco. Serete adunque inseme per tal faccenda et 
poteretevi concordare. Et cussi faciale, con recordarvi che ve lo sa- 
piate per le altre occurrentie conservare. Esso è pur vostro vicino, et 
una altra volta lo poterete avere alli bisogni vostri, accadendo. Alla 

(0 La diocesi di Cometo. smembrata da quella di Viterbo, fu con- 
stituita con bolla di Eugenio IV del jo mano 1456 (Ughelli, Italia 
sacra, I, 903). Il primo vescovo di Corneto fu Bartolomeo Vitellesehi 
nepote del patriarca. I Viterbesi durarono a lungo a reclamare il com- 
penso loro dovuto per lo smembramento della loro diocesi: ma Nic- 
colò V rispose loro con un breve del 3 agosto 1447 : ■ De recompen- 
« satione facienda ecclesie Viterbiensi ratione diminutionis facte de 
ecclesia Cometi, si quid accidet quod sii apeum ad recompensatio- 
« nem huiusmodi, erimus prompti ad complacendum vobis » {Riformai. 
cit. XI, 199 b). Ma purtroppo questa opportunità non venne mai. 



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378 C. 'Pittai 



parte si contiene in quella altra lettera dì quelli dui pigliati per lo 
castellano di Suriano, dovete esser certi che a noi rincresce omne cosa 
vi sia molesta. Et pero, perché volemo li nostri Viterbesi sieno ben 
veduti et trattali fra li altri nostri benevoli, noi scrivemo al dicto no- 
stro castellano che sempre tratti bene li vostri, et per questa volta 
facci gratia et liberi ti predicti. Attendete pure allo bene et pacifico 
vivere con stato et honore di Nostro Signore et di sancta Chiesa; che 
sempre, cussi facendo, ci troverete prompti et caldi alti vostri piaceri. 
Di quello Romano, lo quale si dice esser venuto per esercitare l'of- 
fitio del conservatore, finito l'offitio di Cola(i), sto perche Ioanni Aga- 
pito da Cometo prima ebe le lettere del tale offitio che lo dicto Ro- 
mano, è iusto et honcsto che prima lo dicto lohannì Agabito faccia 
l'offitio suo, et poi, finito che sera, quello Romano poterà cominciare 
et sequire el suo. Et cussi volemo. Né li pò rincrescere si faccia in 
questa forma, per la preventione del predillo Cornetano. Altro per 
questa non scrìvemo, perchè speramo prestamente venire in ne le parte 
di là. Valete. Ex Florentia, die 2° martii 1436. I. patriarca Alexan- 
dre mi s, archiepiscopus Florentinus Sic. e. s. 



VII. 

Pioppi, 1436, marzo 9. 

Ordina che sia accettato per podestà Antonio Delli Pe- 
troni da Spoleto nominato da lui, posponendogli Bernardo 
da Mileto fiorentino nominato dal camerlengo papale. 

K,f„m*. ci.. V, ,9,. 

Magnificis &c. e. s. Magnifici viri Stc. salutem. Azò che non abiate 
materia dì cadere in qualche inconveniente, el quale a noi potesse es- 
ser molesto, noi ve advisamo che già sonno più mesi concedemmo 
l'offitio de la podestaria di quella cittade ad uno nobile cittadino di 
Spoleto chiamalo Antonio Delli Petroni, da cominciarsi finito l'offitio 

(1) Il conservatore era un officiale che soprintendeva agli appalti, 
alle discipline e alla riscossione delle gabelle del Comune. Durava in 
carica sei mesi ed era nominato con bolla papale. Questa nomina, tolta 
alla città per punirla delle sue perpetue ribellioni alla Santa Sede, non 
le fu restituita che da Pio IV nel 1561. Il conservatore veniva anche 
chiamato: «maior officialis gabelle civitatis Viterbii » {RtformaL cit. 
IV, 89 B). 



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Lettere del Legato Vitelieschi 



del presente podestà. Hora avemo inteso che ci è venuto uno Fioren- 
tino con certo mazzieri e lettere de lo camarlengo, cum intentione 
d'entrare nel dicto offitio. Della qual cosa su meravigliamo, perchè 
noi dichiarammo la nostra voluntà ad dicto cittadino, la quale è l'in- 
nesta et rasonevole et de voluntà del prefato Nostro Signore: ciò è, 
che prima Antonio predicto faccia lo suo offitio che innanzi li fu con- 
cesso, et poi el dicto Fiorentino, come debito. Per tanto ve volemo 
Informati che admettate allo dicto offitio esso Antonio; poi finito el 
suo predicto offitio, poterà quello Fiorentino exercete el suo: et questa 
è la voluntà di N. S. et nostra. Et cusì farete. Lo simile vi diceino 
dello conservatore electo per noi, che ebe prima di più tempo le no- 
stre lecterc che esso prima lo offitio; prima finito quello che ci È al 
presente, ciò è Colasancti; poi venendo, altri porrà exercitarlo. Ma in 
l'uno e l'altro offitio, volemo che quelli che anno le nostre ledere 
sieno acceptati prima, per non consentire allo vos 
Datum in castrts D. N. felicibus prope et contra Poppium, die 
martii 14)6. I. patriarca Alexandrinus &c. e. s. 



Vili. 
Roma, 14J6, marzo jo. 

Rimanda l'ambasciadore, colle risposte date al memo- 
riale del Comune. 

Magnifici) &c. e. s. Magnifici viri &c. post salutem. Avemo in- 
teso lo prudente vostro compriore et ambaxiatore, Antonio de messer 
Oddo, circa a le cose ci à per parte vostra riferite iuxta to tenore 
dello memoriale a lui dato, et ad esso medesimo data resposta; quale 
ve sarà presentata et dareteli piena fede. Valete (1). I. patriarca Alesan- 
ti rinus &c. e. s. 

(i) L'ambasciatore spedito a Roma per sapere come comportarsi 
nell'affare dei due podestà, recò questa risposta del patriarca: «quod 
ptotaliter acceptetur deputatus per eum, et nedum quod Florentinus 
e- ille electus per r. dominum camerarium acceptarì debeat : imo quod 
■ non dimittatur ingredi portas Viterbii» (Re/ormai, cit. V, 186). 



a di noria patria. Voi. XXXI. 



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j8o C. 7>ràii 



IX. 

Roma, 1456, aprile 3. 

Insiste perchè siano accettati per podestà e conservatore 
gli officiali inviati da lui. 

Riftrmél. àu V. 1I71. 

Magnifici* &c. e. s. Magnifici amici nostri, post salutem. Avemo 
receputa vostra lettera et vedute le copie di quelle vi sono state man- 
date da Fiorentia, circa la electione di quello Fiorentino in vostro pò. 
desia, et intesa la dina vostra. Assai ci maravigliamo stiate in dubio 
et timore per la dieta cascione, perchè et per nostre lettere et per lo 
vostro ambassiatore ve havemo scripto et mandato a dire, non sema 
conscia et expressa voluntù de N. S., che debiate admettere per vo- 
stro podestà quello de Spoleto, lo quale prima di molti mesi inanti 
fu electo da noi cum piena et valida auctorità: et cussi questo vi re- 
plicamo, et cussi de nuovo ve commandamo, perchè cossi è la inten- 
tione de N. S. predicto: che lo supradicto podestà, primamente ele- 
cto, primamente debia et innanti esercitare lo suo ofhtio. Avvisandovi 
che se farete lo contrario, vi mostreremo non esser dì ciò contenti. 
Et per dir che voi abandonarete lo palazzo et lasserete questi affanni 
a chi tocchara, per questo non bisogna tale effuxione de parole, perchè 
non vi ricordarne) né coni mandiamo sì non quello è iusto. Se pur vi 
partirete di palazzo, troveremo chi ci intrerà. Né altro per questa. 
Dat. Rome, die ;" aprilis 1436. 1. patriarca Alexand. archiep. Fio- 
rentina, apostolice Sedis legatus. 



X. 

Roma, 1436, aprile 6. 

Sollecita che gli si paghino i mille fiorini pel sussidio 
dell'anno: altrimenti li darà a riscuotere agli stessi con- 
dottieri. 

Munifici* S:c. e, s. Magnifici viri &c. post salutem. Saria nostra 
volunta non darvi affanno né gravezza; ma avendo le gente come noi 
avemo, non potemo fare di meno, perché tutto '1 di semo infestati da 



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Lettere del Legato Vitelleschi 381 



loro, et tenere altramente non si possono. Pertanto vi commandamo 
che infra dece di degiate aver mandati et pagati mille fiorini d'oro per 
lo subsidìo di udo anno proximo passato, et una terzeria che al presente 
finisse, come voi sete tenuti: et ad noi farete servitìo, et voi leverete 
di carico et affanno. Altrimenti, passato el dicto termino, ci sarà ne- 
cessità di dare li «lieti dinari et pagamenti ad alcuni di questi con- 
dottieri, li quali verranno là et non senza danno et rincrescimento 
vostro, lo quale riputamo nostro, ti vorranno. Né potete dire esserci 
satisfatto per dinari ricevuti da la gabella del vino, perchè et essa et 
omni altra entrata de quella cittade è obligata alla camera (i). Dat 
Rome die .vi. aprilis 1436. I. patriarchi Alexandr. &c. e. s. 



XI. 

Pantani di Griffo, 14)6, aprile 14. 

Partecipa di non potere accordare la riduzione del sus- 
sidio chiesta dall'ambasciatore. 

Jfcfr™»<. ci.. V. ,88. 

Magnifici* Sic. e. s. Magnifici viri &c. Avemo ricepute vostre ledere 
credenziali, in prima del prudente vostro ambassiatore Ranuccietto 
circa li fatti vi scrivemmo questi di, et, inteso lui, assai ci rincresce 
non potervi compiacere, perchè noi senio tanto affannati da questi con- 
ductieri che Dio lo sa. Quello che noi potemo fare gli avemo dicto: 
sicché dareteli piena fede, quanto ad noi proprii, et provedeteci. Dat. 
in castris D. N. pape felicibus et in pantanis Griffi, die.xiv. aprilis 1456. 
I. patriarca Alexandr. &c. e. s. 

(1) Tutte le entrate dei comune, come le gabelle delle carni, dei 
forni, del macinato, della pescheria, del vino e persino della baratteria 
e dei postriboli, erano di quel tempo riscosse direttamente dal teso- 
riere del Patrimonio, il quale le teneva a disposizione della camera 
papale per scomputare con esse i perpetui debiti che la città aveva verso 
lo Stato per tributi arretrati. Ai 23 agosto 1440 il camerlengo papale 
scriveva ai priori: » In quanto havete caro la nostra gratia et quella di 
"N, S. vi comandiamo non vi impiczate de le intrade de la vostra 
o cittade, ma lassate tal pensiero e faticha al thesaurieri, com' è suo 
«dovere» (Riformai, cil. Vili, 46). 



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C. <Pin\i 



XII. 
Cornetti, 14)6, aprite 2;. 

Lamenta che gli ambasciatori siano venuti a lui senza 

denari. 

Stfam.,. di. v. ,,, >. 

Magnificis &C e. s. Magniikii viri &c. Credevamo li vostri am- 
bassìatori, li quali sono venuti, anco dovessero venire catti efTéctu, e 
sonno venuti cum parole: la qual cosa pensate ci torna in grave di- 
splicentia; prima, perchè la speranza in voi ce vene fallita; poi, co- 
noscano che se altri modi non lenite, ve costati pili la salza che la 
carne. Pertanto, come allì dicti vostri ambassiatori havemo dicto, te- 
nete modo, rimossa omne casone et ciceptione, per tucta domenicha 
se habiano li dicti denari; et non falli. Altramente facendo, ve advi- 
siamo ve sari facta la ìunta all'oste. Dal. Corneti, die .xxv. aprilis 1436. 
1. patriarca Alexandr. &c. e. s. 



XIII. 

Corneto, 1456, aprile 2;. 

Chiede sei balestrieri per la fazione contro il conte An- 
tonio di Pontedera. 

lUfenmél. cit. V, ,,Sr. 

Magnificis &c. e. s. Magnifici viri &c. saìutem. Con ogne accu- 
rata sollecitudine, quanta più possemo, ci sforzatilo la navicella di 
san Piero, da tante procellose tempeste agitata et mo divino presidio 
requieta, innalzarla et prosperarla in rebelles et suoi persecutori. Ma 
perchè canne arbore si crope delle suoe fronde, et della terra convien 
si faccia la carbonara, è necessario i devoti popoli et figlioli di quella 
alli suoi bisogni invochiamo. Et pertanto, riavendo noi omninamente 
deliberato gir centra el conte Antonio di Ponte ad Itera ([), quale con 
l'aiuto di Dio pigltaremo, et, divino presidio, romparemo, vi comman- 
d.itno clic infra termino dì .X. di, di po' receptione de la presente, 

(i) Cf. Della Tuccia, op. cit. in Ciampi, p. 150 e sgg. Grecoro- 
vius, op. cit. VII, 65. 



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Lettere del Legato Vitelleschi 



383 



mandiate da noi scy balestrieri, con sufficienti balestri per uno mese, 
incomensando dal di che da noi si seranno presentati, sotto pena di 
ducento ducati d'oro, la quale ipso facto seri exaeta. Non alia. Valete. 
Datum Carnet i, die .xxv. aprilis 14)6. 1. patriarca Akxandr. &c. e. s. 



XIV. 
Cometo, 1456, aprile jo. 
Insiste perchè gli si mandino i cinquecento fiorini del 
sussidio. 

Sfamai, eh. V, .,«.. 

Magnifici! &c. e. s. Magnifici viri &c. Ritornato ser Antonio no- 
stro cancelliere havemo inteso, non senza grande turbatione dell'animo 
nostro, che quelli cìqueeento fiorini d'oro quali al termino già passato 
ci dovevate pagare, a lui, come scrivemmo, non havete pagati. Et per- 
tanto vi recliniamo, con ogne accurata sollecitudine, date modo che 
per tucto domani ce haviate mandato la detta quantità in fino a Cor - 
neto. Altramente siate certi, er cossi ve havisamo, de domani in là 
ve faremo represaglia et sufficiente pareio (1). Per questo solo man- 
damo lu presente apportatore. Non alia. Valete. Parati &c. Dat. Cor- 
nei!, die ultimo aprilis 1436. I. patriarca Alexandr. Sic. e. s. 



xv. 

Roma, 143Ó, maggio 16. 
Dà istruzioni sul pagamento del grano al conte Everso 
dell'Anguilla». 

a/™.*. c\ t . v. .„. 

(l) 11 pareio, o a pareìum b, era la preda che si portava via nelle 
rappresaglie fatte col mezzo delle scorrerie a cavallo, dette cavalcate. 
La rubrica 68 della sezione III dello statuto Viterbese del 1251, che 
ha per titolo: «Quid fiet quando fit paregium vel cavalcata b, dispo- 
neva cosi: « SÌ potestas prò guerra Comunitatìs, vel prò faciendo pa- 
ci regio alicuius cìvis Viterbiensis super aliquam terram, feceric caval- 
li camentum, et ibi ceperit predam ; de ipsa preda, prius paregium 
«extrahatur prò ilio qui paregium habere debet » (Ciampi, Statuti di 
Viterbo, loc. cit. p. 514). Con questo significato non si trova nel Glos- 
sario del Du Cange. 



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384 C. <Pj"ȓi" 



Magnifica Scc. e. s. Magnifici viri &c, post salotem. Più e più 
volle ve ha verno scripto per li fatti del magnifico conte Everso, li 
quali con voi ha da fare per lu grano ve vendette. Et collo egregio 
vostro ceptadino mastro Oddo parlammo questi prosimi dì, come po- 
teste da lui intendere, che, considerato el servttio facto, non deresti 
consentire ad alcuna stranieza contro di lui, che vi può servire tucto dì, 
et maxime sapendo quando lu grano fu extimato valeva ducati quattro, 
et noi per farlo stare quieto li ha verno levato di sua oppinione du- 
cati cento, per tollere via questa differenza. Vogliate tenere modo, gra- 
vando ciascuno, di quelli hebero el grano, in uno ducalo più, che habia 
cento ducati; ben che lui ne remane mal contento, o per altro modo, 
siche di questa quantità lui sia contento. Altramente ve havisamo, che, 
senza più scrivere, li havemo conceduta la ripresaglia, meritamente 
per la dieta sua satìsfactione. Datum Rome, die .svi. maii 1436. 1. pa- 
triarca Alexandr. &c. e, s. 

XVI. 

Palestrina, 14)6, agosto 30. 

Annuncia la vittoria di Palestrina e chiede certo numero 
di fanti per muovere contro il Piccinino. 

Magnificis &c. e. s. Magnifici viri &c. salutem. Sapiate come per 
gratia di Dio et universale stato et quiete dì sancta Ecclesia, di po' 
molte debellationi et oppressioni belliche, secondo la consuetudine mi- 
litare recerca, collo felice exercito di sa net a Ecclesìa havemo ottenuta 
la Victoria di Penestrina, et di tucte le altre terre che leniva Lorenzo 
Colonna : la qual cosa si ad voi, sì alli altri servitori et subdhi di N. S. 
lu papa, è al presente et siri {sic) disederato piacere et tranquillità di 
tucta la provincia continuamente (1). Di che voi e l'altri fideli di 
S. Ecclesia convene recerchiamo d'alcuno subsidio de fanti, per lassarli 
alla guardia delle decte terre, perchè noi collo dicto exercito volemo 
andar a trovare Francesco Piccinino e l'altri inimici di N. S. Pertanto, 
fra quattro dì, di po' receputa la presente, piacciavi, remosa (sic) ogni 
cascione et tardità, mandare da noi per la dieta cascione fanti XXII., 
armati et bene in punto, fra li quali ci sieno ,xil. balestrieri pagati 

(1) Palestrina fu presa il 18 agosto 1436. Cf. pETWm, Mtmorìt 
PrcnesUne, p. 175 = Coppi, Memorie Cohnnesì, col. ZOO = Gregoro- 
vit-'s, op. cit. VII, 66 = Pastor, op. cit. I, 220. 



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Lettere del Legalo Vìtelleschi 385 



pei dui mesi. Dichiarandovi che, essendo voi disubidiemi, che non 
credemo, se ne fari aspra et presta executione. Valete. In castribus 
felici bus SS,™' D. N. pape prope Preneste, die .XX. augusti 1456. Sopra 
di ciò darete piena fede ad Martino de Albano, famiglio di N. S., 
come ad noi propri) (1). I. patriarca Alexandr. &c, e. s. 



XVII. 
Roma, 1457, gennaro I. 

Impone a Viterbo la tratta di trecento rubbìa di sale 
dalla salina di Corneto. 
*/«•»«. «1. VI. r,x 

Nobilibus et egregiis viris et amicis nostris carissimi:, prioribus 
pepali cìviiatis Viterbii. Nobiles et egregi! viri et amici nostri caris- 
simi, salutern. Ecclesiam sanctam Dei, prò cuius sublevatione et eius- 
dem populorum devotorum optata pace, corporis et animi viiibus no- 
stris, sollicitamur, non modo suis, ut decet, florendibus (ite) coperiri 
vellemus; veruni autem utinam sulKcientes essemus suis propriis pe- 
cuniis et suis sumptibus prò eadem Ecclesia militare, nulla periculo- 
rum vite aut laborum corporis discrimina, quibus noctu diuque obii- 
cimur, pcrtimentes. Cum. igitur, prò istis manutenendis gubemandisque 
gentibus, quibus a guerrarum turbinibus sublevamini, annone vobis est 
copia restitula, humique iacentes pace utimrai peroptata, istaque etalie 
Ecclesie provincie defensantur hostesque compri muntur, pecuniis per- 
manine opus sit, instituimus vos devotos eiusdem Ecclesie filìos, alias 
cum comunitates et barone: undique maiorem in modum, vigente ne- 
cessitate, gravavimus, ad prosperam huiusmodi pacem corroborandam, 
vocari ; vobis harum serie precipiendo mandantcs, quatinus, visis pre- 
sentibus, Cometum prò tricentis salmis salis, prò vobis et comitatu ve- 
stici, transmictalis, sub pena trium milium auri de camera florenorum. 
Quod si manualiter pecunias in presentiarum non habetis, manda mus 

(l) Questo messo del Vìtelleschi, intervenuto nel pubblico Con- 
siglio, riferì che il patriarca gli aveva ordinato di requisire 100 fanti, 
invece dei 62 accennati nella lettera. Il Consiglio, per esonerarsi da 
tale carico, deliberò d' inviare al legato duecento ducati d'oro, con 
preghiera « quod dignetur ultra civitatem non gravare, cum sit in 
v maxima penuria denariorum constituta a (Reformativius cri. V, 1 1 6 b). 



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386 C. TUi\i 



doghanerio Cornetano ut de pecuniis huiusmodi usque ad camisprivium 
vobis credat. Vos igìtur filii Ecclesie ha accurata cum soUicitudino hec 
eurabitis ad im pie re, quoti S. D. N. pape et nostra desiderio satisfai, 
Speramus etenim ita turbine; a Petri navicula propulsare, quod, di- 
vtnis prebendis presiditi, altera Octaviani tranquillitas elucescet. Non 
alia. Valete. Parati Sic. Datura Rome, die prima ianuarii 1457- !■ pa- 
triarca Alcxandr. Sic. e. s. 



xvm. 

Roma, 14J7, gennaro IJ. 

Riduce la tratta del sale a duecento rabbia ; promette 
che in avvenire non graverà più la città dì questa imposta. 

Jl,/.™.,. eh. vi. „. 

Magnifkis viri» Sic. e. s. Magnifici viri &c. saluterà Oratore ve- 
ltro Ilario (1), grata quidem audientia, inteliecto, ut a moris nostri erga 
vos summi cognoscatis effectum, ecce, de summa trecentarum salma- 
rum saìis, vobis cent uni granose remictimus; volcntes sai huiusmodi 
inter omnes Viterbienses incolasque et habitatores civitatis vestre, tam 
clericos quam laicos, religiosis fratribus dumtaxat exceptis, portionibus 
prò rata contingentibus, divìdatur, nomine alio exceptuato, privilegiis, 
exemptionibus et indultis quibuscumque concessis in contrarium non 
obstantibus, quibus tenore presentium volumus derogati. Mandantesque 
insuper conservatoti et aliis ad quos spectat civitatis predicte, quatinus 
sai prefatum, sìnc aliqua gabellarum solutione vel alterius oneris exa- 
ctione, ad civitatem ipsam eiusdemque comitatum, terras et loca, li- 
bere et impune conduci permictatur. Ceterum, ut certos vos ipsos 
efficimus, hoc non ignorate, quod ab huiusmodi salis receptionibus ces- 
sabitis in futurum, nec vos iinpresentiarum, nisi cogente gentium ar- 
migerarum quas habemus necessitate gravavissemus; oportuit quideni 
sanctam Ecclesiam se suis frondibus coperiri. Ilario prelato, oratori ve- 
stro et nobis caro, de mente nostra redeunti plenarie informato, super 
his que nostra parte retulerit, fiderò indubiam adhibete. Non alia. Va- 
lete. Parati Sic. Datum Rome, die .xrii. ianuarii 1437. I. patriarca 
Alcxandr. Sic. e. s. 

(1) Ilario di Nicola Conciliati (Riformai, eit. VI, 29). 



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Letture del Legato Vìtellesc/li 



387 



XIX. 

Cornuto, 1437, marzo 8. 

Concede che sia vietata nella città la introduzione dei 
panni forestieri. 

fc/.r«<. di. VI, u , 

Magnificis viris, amidi nostris cari ss imi s, potentati et prioribus 
populi civitatis Viterbii. Magnifici viri, amici nostri carissimi. Questi 
prosimi di passati concedemmo una certa reformazione per bolla pa- 
tente alli ree tori et turati dell'Arte della lana in Viterbo, ad essa Arte 
per bene et utilità comune, circa lu mectere dell! panni foristieri, come 
credemo vi sia manifesto. Et perchè tale reformanza, per lege, se debe 
observare, et cossi volemo, vi commandamo exp tessa mente la faciate 
mectere in li statuti della gabella, aczò che, stando in lo dicto loco, 
sia nota ad otnne persona, et altri per ignoranza non possano allegare 
de non haverla saputa. Et cosi farete fare come s'è decto, infra dui di, 
da computando {sic) dalla recepitone della presente (1). Datum Corneti 
die .vili, marti] 1 j 57. I. patriarca Alexandr. &c. e. s. 

(t) Nel decreto che sussegue a questa lettera del 18 marzo 1 
è detto più chiaramente: «quod in civitatem Viterbii eiusque e 
statum et. di strie t uni non possint nec debeant intrami ai, nec ìi 
« mieti facete, conducere vel portare aliqut panni lanei tinti in pena, 
«causa, pretextu vel occasione illos vendendi et emendi ; quorum pan- 
v norum brachiumad mensuram venalem Viterbiensem non sit et ascendat 
valorem vigiliti octo bononinorum paparinorum monete 
1 {Riformatioties cit. VI, jj). 

Dello sviluppo poi in quel tempo dell'arte della lana in Viterbo 
ci può dare indizio il seguente prospetto, il quale ci dimostra la fab- 
bricazione di detti panni nella città pel 1471, e i nomi dei singoli fab- 
bricanti. Ogni pezza di panno era di venti braccia {Riformai, cit. XVIII, 
108): 

ri. Niccolò di Paulbanco fabbricò pezie 39. 2. Renzio dì Pao- 
li lello pezze 198. 3. Matteo di ser Giovanni pezze 22. 4. Niccolò e 
a Mariano del Mastro pezze 168. 5. Giacomo dì Cola pezze 44. 
«6. Giacomo dì Cristofaro pezze 39. 7. Bartolomeo di Faustino 
«pezze 19, 8. Antonio Tofani pene 4}. 9. Lorenzo Nicoli pezze 32. 
«io. Valentino d'Antonio e Giacomo Francesco Zelli, sotii pezze 105. 
an. Giulio Borghesi pezze 7. 12. Gio. Antonio di Pietro Narne 



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C. Vinp 



XX. 

Corneio, I4ì7, aprile 4. 

Vuole che siano pagati a Polo Tedesco i duecentot- 
tantatre ducati, dovuti a saldo della imposta del sale. 

**/«■■«(. cu VI, ji>. 

Magnifkis viris prioribus populi civitatis Viteibii. Magnifici viri, 
amici &c. post salutem. Polo Tedesco ne ha scripto che dalla comu- 
nità vostra, de ottocento ducati, ne ha hauti da voi ducati cinquecento 
dicesepte. Et pertanto date opera, et cossi volemo, remossa ongni ca- 
scione, date lu resto de li decti denari a Agnilo di Piero, compagno 
d'esso Polo, exhibitore della presente. Et spacciatelo subito senza altro 
inducio, si che per ciò non ne bisogni più scrivere. Valete (1). Cor- 
neti, .iv. aprilis 1437. I. patriarca Alexandr. Sic. e s. 



XXI. 
Velletti, 1437, aprile io. 
Intima di pagare seicento ducati al tesoriere del Patri- 
monio, da scomputarsi sui sussidii. 

uff**, ci.. VI, 47 •■ 

Magnifici! &c e. s. Magnìfici viri amici nostri carissimi. Tenete 
modo, remossa orane cascione, di pagare secento ducati a lu thesau- 
rierì, et exeomputarannose in li subsidii. Sanno bene li ambasciatori 

1- pezze 15. 13. Niccolò di Pietro Nini pezze 34. 14. Battista Pe- 
» roni pezze 49. 1 ;. Giacomo Baiasi pezze 4. 16. Scarlattine di Todi 
«pezze 18. 17. Antonio di Barnaba pezze 7. 18. Gio. Battista di 
«Niccolò Della Tuccia pezze il. 19. Messer Angelo Mosacchi 
c< pezze 14. 20. Battista Cobelli pezze 5.. 21. Pietro Francesco dì 
« Francesco Rìcciutelli pezze 1. In tutto pene 914". 

(1) Il condottiero Polo Tedesco era stato deputato dal Vitelleschi a 
riscuotere i denari dei proventi del sale in Corneto. Ma pare che non riu- 
scisse troppo fedele in quell'officio: perchè il Vitelleschi, per questa o 
per altra ragione, lo fece arrestare nel maggio 1438, gli tolse tutta la 
roba che aveva in Corneto, e lo fece morire. Cf. Della Tuccia, op. 
cit. p. 163. 



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Lettere del Legato Vttelleschi 389 



vostri, qujnno vennero ad noi, quello che li dicemmo. Sicché fatelo 
visis prcscntibus; altramente, se alcuno rencrcsceraento ve seguirà, 
imputatelo ad voi. Datum Velletri, die .x. aprili* 14)7. [Sema firma]. 



XXII. 

San Pietro in Formis, 1437, aprile IJ. 

Sollecita U pagamento dei seicento ducati pel sussidio 
dell'anno. Le spese di riparazione alle mura della città sa- 
ranno pagate dalla Cimerà. 



Magnifici: Sic. e. s. Magnifici viri &c. Sonno venuti li vostri 
nobili ci prudenti ambasciatori, Batista, vostro magnifico compa- 
gno (i), et ser lohanni di Tomasso, li quali prudentissimamente et 
con optinu discrepinone anno exposta vostra ambasciata ad essi 
mposta, et da noi sonno stati exauditi quanto è stato possibile. Et 
primo, allo facto delli secento ducati senio rimasti, come etiam im- 
ponemmo et de novo scrivemo al Lucchese, che omnino, accento al 
1, et perchè li havemo pigliati socto pegni in Roma, lì 
pagate prestamente infra lu termine ordinato, rimanendo sempre salve 
vostre, le quali per questo non siano contaminate: et però 
quanto più presto, tanto più ad grato li recepa- 
Alla parte della reparationc alle mura ae piace attendiate pre- 
stamente, perchè ben conoscete lu bisogno. Noi allo thesaurieri scri- 
vemo che delle prime entrate delle gabelle, o d'altro che in camera 
lisse (2), paghi lu magistero e le ferramenta. Et che quelli che anno 
barbacani(j), facciano quello sono tenuti secondo la forma delli 
statuti, cossi religiosi, fratri e monache, come altri. Siche vi pregamo 
a tucte queste cose siate solleciti. Et perchè a pieno non poterao 
esplicare in questa nostra bona ìnt emione verso voi, et quanto li 
dectì vostri ambasciatori hanno da noi odilo, ad essi medesimi ha- 

(1) Battista di Pier Lodovico, uno degli otto priori di quel bi- 

(2) Vedi nota alla lettera x. 

($) I barbacani erano terrapieni di rinforzo alle mura della città. 
Secondo gli statuti cittadini, i proprietari di essi erano tenuti alla spesa 
delle riparazioni alle mura (Riformai, cit. I, 5) 



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C. Tiny 



j dicano da parte nostra. Dateli adunque piena fede. 
Datum in eastris domini nostri pape felicibus prope Sanetum Petrum 
in Formis, die ,xv. aprilis 14;;. I. patriarca Alexandr. e. s. 



XXIII. 

Ferrara, 1458, marzo 19. 
È lieto delle buone condizioni della provincia. Deplora 

le rappresaglie del conte Everso dell' Anguilla™. 

R,/<™.,. ci,. VI. ,,,. 

Magnificis &C. e. s. Magnifici viri &c. Tre vostre lectere havemo 
recepute. Dui per mano di ser Pietro, nostro secretano, et etiam odilo 
lui quanto per parte vostra ce fu referita (1). L'altra per Fasciano, 
vostro cavallaro, per la quale senio stati advisati, una colla lettera del 
reverendo padre monsignor Pietro governatore &c. (1), delle condi- 
tioni di quella provincia, cum gratia de Dio sta in bona pace et tran- 
quillitate. Della qual cosa senio assai contenti, et assai ce piace. Per 
le deete vostre lectere in questa nostra venuta visitati senz'altri ini- 
ba sciatori (sic), perchè ben conoscemo la vostra bona voluntade et 
operatione (sic) verso lu Stato de Nostro Signore et di sancta Ec- 
clesia. Ma che In' magnifico conte Everso, o li suoi de suo comman- 
da mento, agiano facto et facciano cose enorme, sotto pretesto della 
represaglia o per altro modo, ce rencresce grandemente. Non è nostra 
intentione lui o altri faccia cosa sia preiudicio et damno della camera, 
o contro lu bene et pacifico vivere del paese. Però noi li scriveremo 
che non usi più la dieta reprensaglia, né tenga modo alcuno disonesto, 
per la quale possa esser biasimato. Così credemo farà. Nondemeno, 
perchè sperarne presto essere alle parte de li, se altro in questo et in 
altro bisognarà provedere, faremo per nostro debito. Priscivalle non 
bisogna ce recommendate, perchè ce sera sempre recommendato: in 
tal forma s'è portato, et porta, che merita omne comendatione et be- 
nivolentia da noi (3). Circa li facti de lu vostro vescovo, che li faciamo 

(1) Ser Pietro dei Lunensi Viterbese, allora segretario del legato 
e poi di Nicolò V. Vedi nota 4 a p. j(8. 

(2) Monsignor Pietro dei Ramponi di Bologna, governatore della 
provincia del Patrimonio. 

(}) Princivalle Gatti di Giovanni, uno dei principali cittadini vi- 
terbesi di quel tempo, era stato mandato dal Vitelleschi per castellano 
al cassero di Spoleto. Cf. Della TtiCCM, op. cit p. r68. 



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Lettere del Legato Vitelleschi 



dare grata lìcentia da Nostro Signore che ritomi, ve llavtsamo che 
non è in corte, né sa perno di lui cosa alcuna. Se stato ci fosse, per 
vostra contemplatone haressimo, quanto in noi fosse stato possibile, 
Operato. Ben ne volemo sforzare et operare che quello vostro vesco- 
vado sia in qualche cosa recompensato, et di bona voglia (i). Si lu 
prefato governatore et thesaurieri faccione suo dovere in nel offitii 
sui, et che ad voi et alli altri populi sia grato, ne piace molto. Con- 
fortatevi et datevi di buono animo li facti de Nostro Signore et de ■ 
sancta Ecclesia procedano et stiano bene. Cossi, spera mo in Dio, pro- 
cederanno de bene in meglio. Datum Ferrane, die .xvim. martìi 1438. 
I. cardinalis Florentinus, a posto! ice Sedis legatusfs). 



XXIV. 

Ferrara, 1458, aprile 6. 
Invia per podestà Carlo dei Lambertini di Bologna. 

Magnifici; &c. .Magnìfici viri &c. post salutem. È slato electo per 
podestà di quella ciptade vostra lu nobile homo Carolo de Lambertini 
da Bologna, presente apportatore, come persona bene merita, el quale 
se spera ve degia bene et iustamente regere. Et pertanto accettatelo 
allo decto offitio, et in ogne cosa agiatelo reccomendato, si in quanto non 
fusse entrato altro podestà. Essendo entrato, non scria honesto remo- 
verlo: né volemo si remova per non farli vergogna. Datum Ferrarle, 
die sento aprili» 1438. I. cardinalis Florentinus Sic. e. s. 



XXV. 
Ferrara, 14 jS, aprile 17. 

Eccita a pagare il saldo dello stipendio al podestà Bat- 
tista de li Frisoni da Terni. 



(1) Vedi la nota alla lettera V, 

(2) Il Vitelleschi era stato promosso al cardinalato li 9 agosto 1457, 
èva tolto il nome di cardinal Fiorentino perchè teneva il titolo d'ar 
escovo di Firenze. Vedi il nostro proemio a p. 557. 



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C. *Pin\ì 



Magnifici: &c. Magnifici viri &c. Essendo stato podestà di questa 
vostra cittade, già sonno molti anni, Batista de Bartolito da Terne 
de li Frisoni(i), secondo che per sua parte n'è stato exposto, restò 
ad ha vere .cxxxvm. ducati, li quali non ha mai potuto havere. Se 
cussi e che aver lì deggia, fareste bene ad satisfarli, et sera vostro ho- 
nore, acciocché materia non avesse de laroentarse, Datum Ferrarle, 
die .xvii. aprìlis 1438. I. cardinalis Flore: 



XXVI. 

Corneto, 1438, giugno 3. 
Stimola al pagamento dei sussidii, e 
se più oltre si ritardano. 

Magnificis &e. Magnifici viri &c. Più e più volte scripto et facto 
dire ve ha verno che vi piacesse far pagare a lo thexaurierì quello resto 
de li sussidii che site tenuti, usando in ciò omne piacivolezza et dila- 
tane de tempo per vostra comoditatc. E -non c'è stato remedio. Anzi, 
pare per questa tarditate non li vogliate pagare. De la qual cosa se 
maravigliamo. E pur doreste considerar li bisogni nostri presenti: 
maxime che sonno grandi per mantenere et conducere gente et fanti 
ad conscrvatione vostra et de li altri populi, et maxime de voi che 
site principali in lo Patrimonio. Vedendo adunque non ve curate, 
iterato ve chiedemo et commandamo li pagate a lo dicto thesauriero, 
senza più dilatione et expetatione d'altro nostro commandamento; et 
farete vostro debito et honorc, et ad noi piacere assai. Altramente ve 
advisiamo che terremo modo d'esser pagati, in modo che ad noi me- 
desimo forse rencrescerà. Et sopra de ctò ha verno commesso al dicto 
thesauriero alcune cose vi dira a bocha per nostra parte. Piaccia ve 
darli piena fede. Corneti, die .111. iunii 1458. 1. cardinalis Flotentinus &c. 



XXVII. 

Roma, 1348, giugno 6. 
Avvisa dell'invio del conte Rinaldo Orsini colla sua 
compagnia. Annuncia la presa di Ceprano. 

ffrfirnuf. ci!. VI, 1S4.. 

(0 Di questo podestà non si ha traccia nei registri del Comune. 



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Lettere del Legato Vìlelleschi 



Magnifici! &c. Magnifici viri &c. post salutem. Noi marniamo a 
le parte di la lo magnifico e strenuo homo signor Raynaldo Ursino 
con la sua compagnia, el quale stari a la chiesa de San Giovanne 
fra voi et Montefiascone, mentre verremo de là cum lo resto d'orane 
nostre gente, le quali volemo cum noi: le altre lasseremo in Cam- 
pagna, et presto verremo infra pochi di. Esso se porterà bene cum 
voi et senza danno. Fate che in campo li facciate andare del vino 
et de le vetuaglìe, perchè sarranno ben pagate. Ma che non s' inca- 
llisca la robba; et bisognandoli alcuno cavallaro, daretelo ad esso per 
fare ciò che li bisogna. Havemo hauta Ceprano cum la rocha in Cam- 
pagna, et le cose passano bene cum honore et stato de sancta Ecclesia. 
Sicché state de bona voglia. Datum Rome, die .vi. ìunii 14)8. I. car- 
dinali^ Fiorentini^ &c. e. s, 

xxvm. 

Roma, i4;8, giugno 8. 

Incita per la soddisfazione dei tributi alla camera papale, 

dimostrando i suoi bisogni pel mantenimento dell'esercito. 

Magnificis &c. e. s. Magnifici viri &c. post salutem. Credevamo 
recepere altra risposta da voi che non havemo circha l'ambasciata ve 
fece da parte nostra el thesaurieri, per lo facto de quelli denari; per- 
chè dovete pensare non ve ne faremo Care tanta solicitudine io ha- 
vere, se non per bisogno grande. Rispondete havere deliberato in co- 
mune per più habìle et expeditivo modo, che cum due tenarie poste 
se agiano, et dicendo che per non essere state restituite le prestanze 
in lo passato, a li citadini sonno molto rincresc evoli. De le pre- 
stanze imposte, quanto per facto de la camera, non credemo se pos- 
sono dolere : se per facto de Comune sonno state facte, non debba 
questo essere imputalo ad noi. Come se sia, considerate li decti bi- 
sogni nostri, et per poter provedere a le gente che sonno conducie 
per la salute vostra et de lì altri popoli ecclesiastici. Et sicché, o in 
quello modo che scrivete, o in modo di prestanze, tenete modo infra 
dece di li denari domandati per lo dicto thesaurieri agiamo, et farete 
vostro honore et a noi grande acconcio. Non ve debba essere fatica 
né molestia fare quello che è stato et honore de sancta Ecclesia et 
vostro. Non ve debbia dispiacere fare in lo dicto termine quello che 
dovete, et non indusiate tanto a la longa che lo servitio torni in con- 
trario, come non credemo sia vostra voluntade, né ad noi tomeria in 



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C. 'Pitici 



piacere. La venuta nostra, come havemo adunate queste altre gente 
d'arme et proveduto ad alcune fàcende de qua, serra presta et visite- 
removi volunttcri. Del signor Raynaldo et Simonecto ni suoe gente 
non dubitate (i). Dato è ordine stiano Raynaldo et lì soi fra voi et 
Monterìascone a la ecclesia de Sancto Iohanni (2). Ma crediate che le 
gente non se mandano per farve dampno, ma relevarvi che altri non 
ve li faccia. Advisati sonno per modo, che se porteranno per modo 
che sarete contenti. Datum Rome, .vili, iunii 14)8. I. cardinalis Fio- 



XXIX. 

Roma, 1458, giugno 37. 

Invia l'elenco degli officiali da lui prescelti per la am- 
ministrazione del Comune. Annuncia la sua prossima venuta 
a Viterbo. 

ft'/prmal. di. VI, 166 a. 

Magnifici? &c. e. s. Magnifici viri &c. post salutem. Havemo hauta 
vostra lectera col memoriale de li novi offitiali, et, essa intesa, re- 
spondemo commendandove summamente de la diligenti.! havuta in- 
torno a ciò. Et perchè lo tempo è breve, ecco vi mandamo qui in- 
terchiusa la tavola de li dicti vostri offitiali per noi deputati. Et cussi 
volemo, secondo vostra consuetudine, sieno pubblicati et acceptati : che 
non manchi. Confortandovi sempre al vivere bene, per nono stato de 
sancta Ecclesia et de la nostra ci vii iti. Circh.i la quale ne sforzeremo 
sempre a ugu menta ria. Valete. Parati &c. Ceterum, intendemo partir 
presto de qua. Piacciave dar ordine s'acconci per noi la stantia a 
San Francesco : omnino che non manchi. Et acciochè possiamo fornire 
de levare et spacciare questa brigata di qua, vi pregamo, quanto piò 
se pò, dare modo più espeditivo se habia il resto de le terrene im- 
poste che restano a riscotere: che, non havendole, serrla impacciare el 
nostro proposito. Datum Rome, die .xxvii. iunii 1438. I. cardinalis 
Florentinus &c. e. s. 

(1) Il conte Rinaldo Orsini e Simonetto da Castel Piero-(ora 
S. Michele in Teverina) erano due capitani di bande al soldo della 
Chiesa. Cf. Della Tuccia, op. cit. pp. 40 e t6(, 

(2) La chiesa di San Giovanni e Vittore in Selva, nella località 
oggi detta la Commenda, con ospedale annesso, faceva allora parte 
del territorio viterbese e apparteneva all'ordine dei cavalieri Geroso- 
limitani. 



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Lettere del Legato Vitelleschi 



XXX. 

Roma, 14)8, giugno 29. 

Decreta che i provisini si spendano e si ricevano ogni 
cinque per un denaro. 



RjtrmU. e... VI, i 7]1 . 

Nobìlibus viris amicis noslris carissimis prioribus, Consilio et co- 
muni civìtatis Viterbii. Nobile» viri Sic. salutcm. Satis iustis et ratìo- 
nabìlìbus de causis animum nostrum moventibus, bonum patrie atten- 
dentes, decemiinus et statuititi» ut isti provisini, sive denarii parvuli, 
qui adeo multiplicati sunt, ut in confusione rerum venalium bine inde 
versantur, unde fit ut mercatore* et alii qui (rancare soliti sunt, in 
eorum agibilibus frigeant, et cedat hoc in tottus patrie detrimentum, 
quinque prò uno expendi el recipi debeant. Hac et forma per hanc 
Urbem preconizare publice fecimus, ut, ad penam mille ducatorum auri, 
neino audeat aut presumat expendere vel recipere aliter quam, ut pre- 
dictum est, quinque prò uno ipsorum deiiariorum. Ea propter et vobis 
sub dieta pena, habitis presentibus, striate precipiendo mandamus illieo 
preconizari publice et aperte per loca solita civiutis vestre faciatis et 
mandetis, ut nemo, cuiuscumque status, qualitatis et condìtionis exi- 
siat, dictos denarios expendat vel recipiat, expendi vel recipi faciat 
vel sinat, ad dìctam penam mille ducatorum auri camere apostolice 
ipso facto applicandorunt, quam incurrant quìlìbet contradictores, et 
faciatis eos usque ad diete pene compierne munì mulctari, in contra- 
r i u 111 non obstantibus quibuscumque : quod bannimentum locufn habeat 
statini post emissionem ipsius et in posterum valiturum. Has preterea 
licteras, Cometum et Montemflasconem, Urbeveterem, quas vobis micti- 
mus cum presentibus, Tacite quanto citìus destinare. Bene valete. Ipsi 
JenariL parvuli, cuiuscunique stampe, conii, sive munifici! aut zeche 
fuerint, quinque prò uno valeant, velut supra, nullo excepto(i). Ex 
Urbe, penultima iunii i.-jjS. I. cardinali* Florentinus &c. e. s. 

(1) Come appendice a questo decreto diamo qui appresso la ta- 
riffa o valuta delle monete in corso, bandita di quei giorni per ordine 
del Vitelleschi in Viterbo e in tutte le terre della sua legazione: 
« Immutatio monetarum de precepio domini legati. 

« Bolognino romano, cinquini .IV. Bolognini aquilani et altri bo- 
li lognini piccholtni, cinquini .ili. Grossi della colonna di peso, bolo- 

Archivio detta A. Società romana di tloria patria. Voi. XXXI. 26 



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;?6 C. ■Pi'nji 



XXXI. 

Roma, i4}8, luglio 2. 

Annuncia la sua partenza da Roma e chiede un caval- 
laro che gì' insegni dove alloggiare il suo campo. 

Riformai. tì\. VI, 17;. 

Magnifici? &c. Magnifici viri &c. salutem. Perchè venerdì ad mat- 
tina proximo ne partemo da qui, volemo che ci mandiate uno vostro 
cavallaro incontro, che intendemo essere dal lato della : el quale ca- 
vallaro venga da noi pienamente informato dove possono alloggiare 
le nostre gente d'arme dal lato di qua verso Roma presso a la terra, 
al più alto tre miglia. Et questo fate non manchi per cosa alcuna. 
Valete. Rome, .11. iulii 14}». I. cardinali» Florentinus &c. e. s. 



XXXII. 
Ronciglione, 1438, luglio 4. 

Partito da Roma a cagione della peste, partecipa che 
non verrà a Viterbo dove pure infierisce. Si tratterrà a 
Soriano finché la città non ne sarà liberata. 

fUfwl. di. VI. 17J, 

Magnificis Sic. e. 5. Magnifici viri &c. Havevamo gran desiderio 
venire a stare curo voi per alcuni di. Ma essendo stati a Roma, ov'e 
gran pestilentia, et senio stati in Monte Giordano et tenuta la nostra 
famiglia quasi relegata in tucto, che nesciuno è uscito de casa, per 

ugnini .tv. romani, .111. cinquini et denari .111. l'uno. Carlini, a vero 
«grossi papali di peso, .xxvi. cinquini : cioè bolognini .vi. et meno. 
« Ducato romano et altri fiorini di camera di peso, carlini -X. et bo- 
ti lognìni .111. ovvero bolognini .Lxvm. romani. Ducato veneziano et 
«ducati nuovi coll'arma del papa Eugenio, bolognini .lxx. romani, 
no vero carlini .x. et bolognini ,v. Bolognini marchisciani et celle 
•1 aquilane, cinquini .vi. l'uno. Bolognini nuovi romani papali, li quali 
« abiano da uno canto scolpita la figura di san Pietro, et dall'altro dui 
«chiavi incrociate, vagliano et currano .vi. cinquini et .IV. denari l'uno» 
(Rtformattones cit. VII, jo). 



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Lettere del Legato Vitetleschi 



non pigliare la infeciione: et per la gratta de Dio la havemo fino a 
questo di havuta sana et senza uno dolor di capo. Et al presente es- 
sendo ad Viterbo pur questa maledecta epidemia, ove noi venendo 
non baveremmo luoco né modo de tenere la famiglia remota senza 
contrazione de la infectione, onde un solo pigliando infectione sai-ria 
sbigotimento de l'altri: et per questa cascione al presente volemo 
sopraseder la nostra venuta ad Viterbo, et cussi havemo deliberato 
per tucto domani stare qui, et l'altro essere a Sudano (i), ove sta- 
remo alcuni di, finché (laveremo adunate le nostre genti, poi attende- 
remo a prosequire quanto bisogna per stato de Nostro Signore et de 
sancta Ecclesìa. Depoi alla nostra tomaia indietro, che ad Viterbo 
sairi, Altissimo concedente, bono aere, ne verremo a stare cum voi 
parecchi di per comune consolatione ; che ne a verno gran desiderio, 
et anche per usare ad nostra sanità qualchuno di questi bagni. Siche 
per questo non bisogna ve date al presente altro impaccio. Havemo 
recevuta in questa hora che semo smontati la vostra lettera per Io 
vostro cavallaro, el quale dice essergli guasta la sua cavalla; onde 
non lo potemo operare. Sarrà bono, et cussi ve conlbrtamo, ne man- 
diate un altro ex peno et pratico nel facto de l'allogtare questa gente; 
che dampno non facciamo. Apresso date opera mandare quelli sette- 
cento ducati del subsidio a Suriano, senza altro indutio, et non mancho; 
et bisognando alcun' altra cosa al suo complimento, potete torli in 
presto et poi renderli; tanto é che omnino ne li mandate, se desi- 
derate fare cosa ce piaccia. Roncilionis, .IV. iulii 1438. 1. cardinalis 
Fiorentina &c. e s. 



XXXIII. 

Ronciglione, 1438, luglio 5. 

Sprona a pagare il sussidio, imponendo un prestito tor- 
so ai cittadini. 



Magnifici! &c. e. s. Magnifici viri 8<c. salutem. Per altra ve ha- 
vemo scripto de li settecento ducati ce debbiate mandare a Suriano 

(1) Il Vitelleschi fin dal 1433, prima d'esser stato deputato a 
riformatore del Patrimonio, era stato nominato castellano dell'impor- 
tante rocca di Soriano, e governatore di quella terra (archivio Vati- 
cano, Rigato di Eugenie IV, n. 370, p. 233)- 



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398 C. Tinti 



et darli al thes annero. Et cusi dicemo per questa: che, posposta orrme 
rascione, li habbiate mandati in termino de doi di : et mancando cosa 
alcuna al suo suplimento, semo contenti possiate obligare la gabella 
del vino, et trovare chi vi preste li denari, et poi remecterete li dicti 
denari che trarete da essa gabella. Et volemo che a li primi che pre- 
stino, sìa primo restituito: siche habia materia prestare più volen- 
tieri (]). Questa sia l'ultima lectera per questa cascione: che non 
bisogna più scrivere. Valete. Roncilìonis, quinto iulii 1458. I. cardinalis 
Florentinus Sic. e. s. 

XXXIV. 
Roma, 14)8, settembre 28. 
Acconsente che il guardiano del territorio rimanga in 
ufficio a beneplacito del Comune. 

R/f. <rm.il. cit. VI, 111. 

Magnifici* &c. e. s. Magnifici amici nostri &c. Intesa vostra lectera 
circha li facti de Giovanni Battista vosuo guardiano (2), semo con- 
tenti, poiché la stantia sua e utile et nece'isaria ad quella vostra ci- 
tade, che esso rimanga in quello ufF.tio fino ad beneplacito vostro et 
cusi senvemo ad esso, Datum Rome, die .xxvtii. stptembris 14J8. 
I. cardinalis Hloreminus &c, e. s. 



XXXV. 

Roma, 14*8, ottobre ;. 

Impone la tratta di quattrocento rubbia dì sale, da pre- 
levarsi dalla salara di Roma. 

Riformai, «il. VI, 111. 

(1) 11 Comune accettò il consiglio del legato e pose il prestito 
forzoso; ma da! ricavo dì questa dovè togliere cento ducati d'oro e 
il costo d'una tazza d'argento, che inviò al legato come donativo, 
perchè n dignarctut mitigare terzerias ab isto anno in antea » (Reformat. 
cit. VI, 178). 

(2) Giovanni Battista di Pietro da Corneto. L'ufficio del guar- 
dianato consisteva nel!' invigilare e reprimere i danni che si recavano 
ne! territorio del Comune, e. i>uardìanum et dampnorum datorum of- 
« Scialerò» Sformai, cit. Ili, 29). 



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Lettere del Legato Vitellescki 



Magnifici: &e. e. s. Magnifici viri Sic. Seguendo la deliberai ione in 
lo generale Parlamento fatta questi di per stato de Nostro Signore el 
de $:inct:i Ecclesia, et per dimensione, pace et tranquillità vostra et de 
lueta la provincia, per potere suplire al pagamento de le gente con- 
ducte et che si conducono, ve comma udiamo mandiate per voi et per 
lo vostro contado per quattrocento rughia de sale in Roma ( i ), al doha- 
nierì deputalo per noi, per tucto Io mese de octobre proximo; et li de- 
nari del decto sale agiate pagati per tucto novembre seguente, remossa 
omne cascione: adusandovi che noi in la nostra impositione se siamo 
sforzati di darve minore gravame che agiamo potuto. La lectera del 
non pagare li passi, trovaranno quelli che per lo decto sale manderete. 
In ciò non siate negligenti. Datum Rome, die .ili. oclobris 1438. Et 
in questo volemo ce siino a decto sale, per la rata sua, li chierici, preti 
et frati, et omne persone exempte el non esempte, salvo li Mendi 
canti: et de la presentanone de questa espandeteci. I. cardinali; Fio- 
rentinus &c. e. s. 



XXXVI. 
Roma, 1458, ottobre 8. 

Ordina che sia sostituito il cancelliere del Comune, chia- 
mato a Roma per una missione di fiducia. 

Sr/orinat. di. VI, li,"- 

Magnifici; &c. Magnifici viri &c. salutem. Perchè havemo ado- 
perare ser Melchiorre vostro cancelliere (2) per alcuni di a certi bi- 
sogni per stato di s. Ecclesia; et pertanto volemo che al suo uffitio 
della cancellarla possa substituire uno in suo loco, sufficiente et ido- 
neo, et quello dobbiate accipere et ndmictere liberamente et senza al- 
cuna contradictione. Valete. Rome, die .vi 11, octobris 14)8. I. cardinalis 
Florentinus &c. e. s. 



(1) A pie della lettera si trova notaio dalla 
o rughio per tre ducati d'oro». 

(1) Ser Melchiorre de Petrutits di Cometo, 



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C. Tin\i 



XXXVII. 

Cometo, 1438, decembre 19. 

Ordina che siano trattati con rigore quei sudditi del 
conte Everso dell'Anguiilara, ì quali ricusassero pagare le 
tratte del sale. 

Riforma, iit. VI, lìé. 

Magnificis Sic. Magnifici viri &c. post salutcm. Intesa havemo la 
vostra lettera, una con quella del conservatore, et della supplica che 
anno usato quelli del conte Everso, de non voler pagare le debite 
traete (i)< v > rispondemo et dichiaramo non essere di nostra volontà, 
né volemo comportarlo, quando ben per voi fosse sofferto et compor- 
tato. Et se nullo de vassalli et subditi del prelato vi faranno di tali 
acti, ordinate dal canto vostro et anque collo conservatore, che quelli 
tati sìeno presi et paghino la detta pena. Ben ne dolemo che quello 
cotale, che mise mano allo stocco, da Ronciglione, non fu preso. 
Ma se ci ritorna ad Viterbo, fatelo pigliare et ponere in prisone: 
et che non sia rilassato senta nostra licemia. Sopra alla pane della 
restituitone delle bestie tolte per lo conte Everso, a lui sverno scri- 
pto, et non comporteremo ve faccia for del dovere per alcun modo. 
Valete. Corneti, .xvim. decembris H}8. I. cardinal is Florentinus &c. 



XXXVIII. 

Civitavecchia, 1438, decembre 22. 

Comanda che qualunque vassallo del conte Everso esca 
le porte di Viterbo, sia sottoposto alla tassa di dieci bolo- 
gninì. 

Magnificis &c. Magnifici viri &c. Quia IJcet vim vi repellere, odila 
et intesa vostra lederà et etiam quella dello conte Everso circa le 

(1) I vassalli del conte Everso dell'Anguiilara dovevano pagare 
le tratte del sale assegnate ai castelli di Ronciglione, Vetralla, 
Bieda, Veiano e Giove, che costituivano i domini di lui (Reformat. 
cit. XIII, 238). 



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Lettere del Legato Vitelleschi 



bestie tolte, et quello A voluto per lassarle. Per prendere in ciò qual- 
che rimedio, volemo et cominandamo che da bora innanti ordinate 
alle vostre porte, che per qualunque homo del detto conte che escirà 
de Viterbo, alle porte si togliano dece bolognini, mentre non avrete 
altro in contrario da noi. Datum in arce Civitevetule, die .xxu. de- 
cembris 1458. I. cardinalis Florentinus Sic. e. s. 



XXXIX. 

Roma, 14)9, gennaro 2. 

Chiede che gli si mandino due ambasciatori per appia- 
nare le contese col conte Everso. 

Rifornii, di. VI, 130 ■. 

Magnifici; &e. Magnifici viri &c. Per la differentia che avete co 
lu conte Everso, elegiete dui vostri ambasciatori et mandateli presto 
ad noi, per provare se ce potemo mectere qualche bona fine. Datum 
Rome, die .11. ianuarii 14)9. I. cardinalis Florentinus &c. e. s. 



XL. 
Roma, 14)9, gennaro [2. 
Ordina che sia rimosso d'officio il podestà. 

Ktftwmtl. cil. VI, 1)1 I. 

Magnifici? &e. Magnìfici viri &c. Non potendo più ! 
mali modi, la negligenza et inobedientia de Antonio de Interanni, 
podestà vostro (t), perchè conoscerai) non da buono regimento a lo 
stato pacifico de la cipta vostra, da la adm ini st rat ione del dicto officio 
l'avcmo rimosso et rimovemo. Et perchè el decto officio non agia 
mancamento, deputato avemo locotenente del podestà, fino alla ve- 
nula dell'altro, misser Christofano iudice generale (2), del quale spe- 
riamo el contrario. Volemo, adunche, che, una co Io dicto misser Chri- 
stofano, et per questa vi commectemo, elegiate dui buoni et eiperti 

(1) Antonio dei Manassei da Temi. 

(1) Messer Cristofaro da Corneto, giudice generale della provincia 

del Patrimonio. 



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C. Tin\i 



sindici ad sindacate lu liccio podestà, suo indice, offitiaiì et famegli, 
et pigliate le ricolte, com'è usanza, da esso podestà. A lo decto iudice 
et locotenente scrivemo etiam altro che degia fare in questa materia, 
come saparete. Valete. Datura Rome, die .xn. ianuarii 1439. '- Hr ~ 
dìnalis Florentinus &c. e. s. 



XLI. 

Roma, 1439, febbraio rj. 

Per riparare a certe ruberie commesse ne) territorio, 
consiglia dì scrivere al commissario del signore di To- 
scanella. 

*^™i. eh. VI, atta. 

Magnificis &c. Magnifici viri &c. salutem. Aveino rkeputa vostra 
lectera e inteso quanto scrivete de li cast occursi et robarie facte, si 
de qua dal Biedano al giudeo, et ad quello Viterbese fra Viterbo et 
Montefiascone ; de la qual cosa ci duole. Et per riparare ad tal cose, 
ci pare che doviate scrivere ad Toscanella al commissario del conte (1) 
et al Comune advisandoli del caso, et che li piaccia di provedere. Et 
cossi che mandiate uno messo con vostre lectere al conte, adusandolo 
di tucto, et che la sua signoria voglia ad tucto provedere, et non falli 
mandiate. Valete. Ex Urbe, .xiu. februarii 1439. I- cardinalis Floren- 
tinus &c. e. s. 



XLII. 
Zagarolo, 1439- mari ° "- 

Ordina che si facciano buone guardie alla città. 

Xtfarmat. lit. VII, So. 

Magnificis &c. Magnifici viri &c. Perchè sentimo che nel paese 
si facciono de bructi scrizzi [scre^iit], ad evitare omne scandalo, at- 
tendete ad bone guardie di et nocte, et ad mectere le sbarre, secondo 
che ordinammo, et fare ognie cosa, secondo che lu rectore vi com- 



(1) Il conte Francesco Sforza, che aveva Toscanella fra le t 
di suo domìnio nel Patrimonio. 



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Lettere del Legalo Vitellescht 



manderà de nostra parte (l) et datevi bona voglia. Datura in campo 
felici contri Zagarolum, die -XI. martii, hora secunda noctìs, 14)9. 
1. cardinali: Florentinus &c. e. s. 



XLIII. 

Zagarolo, 1439, marzo 19. 

Vuole che sia sorvegliato il capitano Ciarpellone, quando 
si recherà ai bagni di Viterbo. 

*/«■»„(. cit. VII, J. 

Magnificis &c. Magnifici viri &c. Lu abbate de Gatteschi (2) ha 
lassato in la casa le cose sue et cena persona che le conserva. Fate 
che non li sia tochaia cosa alcuna, né facto rincrescimento a la decta 
casa. Bene se contenta, et ad noi pare, bisognando, che li se faccia 
la guardia come in l'altri luochi, et reccomerjdamovi che attendiate 
ad fare bene, come speriamo. Noi presto saremo di la, et provede- 
remo ad ogni cosa con honore et stato di sancta Chiesa. De' facti di 
Ciarpellone (j) che sia venuto ad li Bagni, o degia venire per farsi 
mectere le cornecte (4), ad li Bagni stia come li piace: et in lo ponere 

(1) La citti era minacciata dalle ostilità del conte Everso del- 
l'Anguilla ra. Il rettore Dei Ramponi, d'ordine del Vitelleschi, av- 
visava i priori che dovevano essere « cavalcati, non solamente cum 
« periculo de esser dampnificati in le persone de vostri homini et ani- 
« mali, sed etiam cum periculo della vostra cipta ». Comandava perciò 
di mettere le barre, ossia le catene alle porte e alle vie della citta: 
«che chadauno forestiero sia presentato all'ufficiale del Comune et 
u diligentemente che sia addomandato che va faciendo ». Dovevano 
avvisare i castelli del loro contado, avvenendoli che se di giorno si 
manifesterà pericolo, si farà far fumo et di nocte fuoco in su la torre 
« della rocca » &c (Riformai, cit. VII, 6). 

(2) Messer Troilo Gatti, del ramo secondogenito di quella lami- 
glia, divenuto poi priore della collegiata di S. Angelo in Spada di 
Viterbo, e mono di peste il 6 giugno 1478. 

(5) Ciarpellone fu dapprima famiglio del conte Francesco Sforza, 
poi divenne uno dei suci più arditi capitani. Cf. Della Tuccia, op. cit. 
p. is9- 

(4) Le « cornette n erano stranienti a guisa di corno che si ado- 
peravano nei bagni termali e lungevano da revulsivi come le «top- 



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C Pii^i 



de le cornecte fateli, avere cura ad le mani. Dentro la terra, poi che 
vene a li Bagni, non bisogna che entri in la ciptade. Et cossi hone- 
sumente li potete da voi medesimi far rispondere. Quando pur stasse 
in li Bagni, ponete mente chi con esso se va a bagnare, senta di- 
mostratone . Datum in campo felici d. pape contra Zagarolum, die 
.xvun. martii 1459. I' cardinali: Fiorentini» &c. e. s. 



xuv. 

Petriolo, 14)9, rnil gB' 5- 
Riduce U «subsidium» pel 1439 a soli mille ducati. 

Magnificis &c. Magnifici viri &c. salutem. Li vostri spectabili am- 
baxiatori tornano ad voi informati ad pieno d'ognie cosa, ai quali 
darete piena fede come ad noi. Inter cetera, come loro v'informeranno, 
avemo facte alla vostra comunità queste grazie: prima, che delli mille 
et cento ducati li quali devete et solete pagare del subsidio ogne anno, 
non ne paghiate se non mille ducati d'oro, et cosi volemo per questa 
lettera. L'altra, che semo contenti possiate fortificare et riparare la 
torre del Bullicame, et scrìvemo al thesaurieri che paghi de la gabella 
de la maceratone del lino, per fortificai ione d' essa torre, fino alla somma 
de cento ducati. Delle altre cose ve informaranno come detto avemo. 
Valete. Petrioli, .v. maiì 1439. I. cardinalis Florentinus &c. 



XLV. 
Fuligno, 1439, agosto 26. 

Invita a spedire due ambasciatori al papa, per indurlo 
a tornare in Roma. 

Ktfermal. di, VII, (j. 

Kpette» («cuppae») o ventose. Queste poi erano certi vasellioi dì 
vetro, che, facendovi dentro il vuoto con abbruciarvi un po' di stoppa, 
si applicavano sulle carni, per trarre il sangue alla pelle. Cf. C. Pinzi, 
Quasi duemila anni di memorie sulle terme Viterbesi, Viterbo, 19OS, 
p. 210. 



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Lettere del Legato Vt'telieschi 



Magnìfici: &c. Magnifici viri &c. Come al rettore a verno scripto (i), 
cosi dicemo ad voi. Considerato che li Romani et Campagnia mandano 
ambasciatori ad Nostro Signore, al presente che e lu tempo di suppli- 
care alla Santità Sua che si degni venire ad Roma, ce pare che anchora 
voi mandiate duo ambasciatori insieme con quelli, et questi due sieno 
misser Princivalle [Gatti) et misser Pietro de Nàngeli, che ad noi pa- 
rerlo ydonei, et vengano di qua verso noi ad parlare prima, et presto. 
Ad questo ce movermi per bene di tucta la provincia. Datum in campo 
felici D. N. et Ecclesie contra tyrannum Fulginei, die .xxvi. augu- 
sti 14)9- I' cardinalis Florentinus &c. e. s. 



XLVI. 

Montoro, 14)9, ottobre 16. 

Impone la tratta di quattrocento rubbia di sale per far 
fronte alle spese del ritorno del papa a Roma. 



«-/or. 



:. VII, ji. 



Magnìfici! amicis nostrìs carissimis priorìbus popult, Consilio et 
Comuni civitatis Viterbii. Magnifici amici nostri carissimi, salutoni. 
Per potere mantenere la pace nel paese, e li inimici de sancta Ec- 
clesia et de Nostro Signore fare stare da longa, come voi conoscete, 
è necessario mantenere la gente dell'arme, colla quale avemo cac- 
ciata la guerra di terra de Roma et de le provincie vicine. Et per 
avere la comoditi ad possere mantenere la dieta gente d'arme, la 
Santità di Nostro Signore ci à per expresso commandato che per 
questo anno doviamo porre lo sale nella forma fu posto l'anno pas- 
sato : presertim per potere più comodamente conducere la Santità Sua 
a Roma, perchè nel mese di marzo intende al tutto ritornare alla 
sua Sedia ; et perciò per questa vi confort amo et commandamovi che 
per line ad meno novembre proximo aviate levato dalla salara de 
Roma rughìa quattrocento di sale, come l' anno passato, et per fino 
ad mezzo decembre proximo aviate pagato lo dicto sale ad rascione 
di ducati tre d'oro lo rughio. Et questo fate con effecto, sotto pena 
del nostro arbitrio, certificandovi che più ultra non poneremo lo decto 
sale nelli anni advenire: et a questa impositione volemo sieno chierici, 
religiosi et persone ecclesiastiche, exempti et non exempti, et tucti quelli 

(1) Era rettore del Patrimonio il nepote di lui, monsignor Bar- 
tolomeo Vitelleschi, vescovo di Corneto e Montefiascone. 



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4 o6 C. <Pin\i 

che posseggono buoni immobili, et in essa distributione aviate tale dili- 
gentia che lu povero non porli lo peso del riccho, ma ciascuno porti lo 
peso, secondo la sua (acuiti. Valete. Ex felici campo S. D. N. et Ec- 
clesie contra et prope Montonini, die .xvi. octobris 14)9. I. cardinalis 
Florentinus &c. e s. 

XLvn. 

Coraeto, 1440, gennaio 4. 

Ingiunge che si corrisponda al conservatore l'antico suo 
stipendio. 

Magnificis viris, amicis nostris carissimi:, prioribus populi civitatis 
Viterbii. Magnifici viri &c. salutcm. Volemo et per questa vi dichia- 
ratilo et commandamo che a lu conservatore delle gabelle di Viterbo 
sia dato et debiasi dare ducati octo d'oro el mese di salario, non 
obstante alcuna altra reductione o taxatione facta del salario di decto 
olKtio, perchè conoscemo che altramente lu decto conservatore non 
può fare suo debito ne honore, ma se li darìa materia de far male et 
robare a la camera per possere vivere. Valete. Ex rivitate Corneti. 
dir .iv. ianuarit 1440. I. cardinalis Florentinus &c. e. s. 



XLVIII. 
Roma, 1440, febbraio 25. 
Vieta l'esportazione dei grani dal distretto di Viterbo. 

Riformat, ci,. VII, ;,. 

Magnificis &c. Magnifici viri &c. salutem. Providere intendemes 
ne Comune et spetiales persone vestre civitatis in posterum paliantur 
grani et vìctualium inopiam. quia nobis a fide dìgnis personis nuntia- 
tum est, per nonnullos, sub pretextu et colore certarum licterarum 
nostrarum, frumentum extra comitatum et districtum vestrum expor- 
tari ; propter quam ex portai ionem vereri potest, ne illic carestia su- 
perveniat ; volumus et presentium tenore vobìs commictimus et man- 
damus, quatinus, premissis bampnìmentis nostri parte in locis publìcis 
et consuetis, iubeatis ac mandetis, quod nullus, cuiuscumque condii io- 
nia, status aut gradus existat, audeat rei presuma! de celerò et a die 



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Lettere del Legato Vitelleschi 



preeonii missi asportare, ve! ex portar i facete extra dictum comiutum 
et districtum frumentorum et bladorum quantitatem aliquam, non 
obstante aliqua licentia hactenus forsitan obtenta, sub pena ducato- 
rum mille et perditionis animalium atque frumentorum et bladorum, 
et ad penam nostro arbitrio auferendam a quocumque vendente talibus 
exportantibus (sic). Datum Rome, die .XXV. februarìi 1440. I. cardi-- 
nalis Florentinus &c. e. s. 



XLIX. 

Roma, 1440, marzo io(?). 

Concede la facoltà di fare un dono al podestà, uscente 



Magnifici* viris, amicis nostris carissimis, priorìbus populi civitatis 
Viterbii. Magnifici viri &c. salutem. Legimus licteras vestxas, quibus 
dominimi Laurentium potestatem vestrum, prò bene gestis ìn magi- 
strali.; suo, laudibus ad celum tollitis (1). ld nos letanter perspexìmus, 
atque nobis ipsis magnopere gratulamur, ut quos prctores in terris 
eligimus, acquirant sibi bene factorum gloriam, immortalemque lau- 
dem, maxime hii quos familiar itati nostre, immo necessitudini, adsci- 
vimus. Nunc autem, qualiter postulati» a nobis, ipsum ex bonis quibus 
honorari velie, quemadmodum decet et par est, habemus proiètto vehe- 
menter gratum, atque vos omnes hortamur ad id faeiendum sitis in 
moduin promptissimi, et quo celerius atque comodius rem efficcre pos- 
sitis contentamur, et vobis harum serie plenam licentiam concedimus, 
ut de introytibus Comunis, quemadmodum scribitis, sibi tribuatis ali- 
quod munus se dignum et iuxta iudicium vestrum, iuxta et. introy- 
tuum facultates. Rome, die .x. (?) martii 1440. I. cardìnalis Florenti- 
nus &c e. s. 

(1) Lorenzo dei Terenzi da Pesaro, stato già altra volta podestà 
di Viterbo nel I43S- 



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/ manoscritti di Costantino Corvisieri 

NELLA BIBLIOTECA 
DELLA R. SOCIETÀ ROMANA DI STORIA PATRIA 



gì presenta oggi al pubblico degli studiosi, e parti- 
li colarmente agi' investigatori delle memorie romane, 
i coloro che si adoprano dì rintracciare la topo- 
grafia dell'Urbe durante il medio evo e i tempi moderni, 
ai cultori delle sue glorie artistiche, quell'elenco dei ma- 
noscritti di Costantino Corvisieri, donati dal nipote cav. Ales- 
sandro alla Società romana di storia patria, che il Presidente 
di questa promise sin dal giugno 1902, dando notizia del 
dono all'adunanza della Società (1). Più che domandare scusa 
del ritardo, invero non imputabile a nessuno, si vogliono 
qui esporre le ragioni perchè l'elenco non sia riuscito, forse, 
cosi preciso e completo in ogni particolare, da offrire a 
chiunque riterrà utile consultarlo, tutte le indicazioni che 
questi potrebbe richiedere. 

Anzitutto si è ritenuto che, data la varietà grandissima 
degli argomenti a cui si riferiscono i detti manoscritti, e 
il carattere che hanno molti di essi, di appunti per uso per- 

(I) Cf. Archivio dtìla R. Società romana di storia patria, XXV, 
475. Delle benemerenze del Corvisieri verso gli studi disse lo stesso 
presidente della Società, Ugo Balzani, nell'Archivio, XXI, $8s-6. 



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4io od. SMagnanelli 



sonale, fosse impossìbile darne una descrizione molto mi- 
nuca, la quale anziché facilitare la ricerca, avrebbe reso 
più malagevole la consultazione del presente catalogo. Quindi 
è sembrato preferibile indicare con la maggiore esattezza 
possibile gli argomenti intorno ai quali il Corvisieri aveva 
raccolto notizie e documenti, piuttosto che dare di questi 
e di quelle una nota particolareggiata (t). Questo quanto 
ai mss. che sono o appunti, o primi abbozzi di studi, o 
lavori iniziati e rimasti incompiuti. 

Analogamente s'è fatto per tutta l'altra serie di mss.. 
quelli cioè che contengono soltanto regesti di documenti, 
o copie dì documenti interi, oppure estratti da codici. Ge- 
neralmente si è dato loro un titolo, aggiungendo tutte le 
altre indicazioni indispensabili per la loro individuazione. 
Parecchie volte tali indicazioni sembreranno insufficienti; 
ma bisogna notare che spesso il Corvisieri ha lasciato senza 
nessuna indicazione di provenienza, talvolta anche senza la 
data, i documenti trascritti per intero o dati in citazioni. È 
questo un fatto che verificandosi piuttosto frequentemente, 
diminuisce non poco il valore di queste numerose schede. 
In alcuni casi invece, ma più di rado, non sarà determinata 
affatto, o non abbastanza, la materia alla quale i documenti 
si riferiscono: si tratta di serie di documenti messe insieme 
nelle esplorazioni archivistiche, o frugando nelle biblioteche, 
romane sopratutto, senza uno scopo ben definito, come le 
note o gli schizzi raccolti nel taccuino o nella cartella di un 
romanziere o di un artista che se ne varrà a tempo e luogo; 
oppure, anche se la raccolta dei documenti era stata predispo- 
sta secondo un dato disegno, oggi non è più possibile indovi- 
nare quale esso sia stato, non avendo avuto più attuazione: 
di rado lo si può supporre dai materiali, in mezzo a cui 
si trovano frammisti i documenti in questione. Non si è 



(i) Spesso i titoli si 
sono distribuii! per e 



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/ manoscritti di Costantino Corvisieri 411 

creduto dì dover descrivere il loro contenuto, per la solita 
ragione di non rendere l'elenco troppo rigonfio. Tanto pei 
documenti la cui materia non sia stata abbastanza deter- 
minata, quanto per gli appunti personali del Corviiieri, il 
presente indice non vuole esser altro che una guida per co- 
loro che supporranno di poter con frutto far ricorso a queste 
schede. 

Un'altra ragione, del resto, per la quale si è mantenuto 
l' indice in questi limiti, è che una parte del materiale ar- 
chivistico o desunto dalle collezioni manoscritte delle biblio- 
teche romane, oggi non è più inedita (1): qua e là, senza 
pretender d'aver dato indicazioni complete, si sono citate 
le edizioni dì tale materiale. 

Con tutto ciò io credo che non sarà inutile l'aver dato 
una notizia di questi manoscritti lasciati da un ricercatore 
infaticabile quale fu il Corvisieri. Il ramo delle discipline 
storiche pel quale più direttamente possono essi riuscire in- 
teressanti, è, indubbiamente, la topografia dì Roma nel 
medio evo. È questa una materia che poco si presta a esser 
trattata organicamente ; la forma migliore da dare alla sua 
esposizione è forse quella di un dizionario : se una simile 
idea venisse mai a esser attuata, il compilatore potrebbe 
raccogliere da queste schede una messe copiosa di notizie 
e di documenti. Dopo la topografia romana, le materie me- 
glio rappresentate sono la storia artistica, la storia delle fa- 
miglie, del costume di Roma nell'età di mezzo e moderna: 
il materiale raccolto per la storia ecclesiastica del sec. xvi 
e xvit dev'essere stato già in buona parte pubblicato e uti- 
lizzato. 

Roma, gennaio 1909. 

Alfredo Magnanelli. 

(1) Cf. a questo proposito P. Kehr, Papslitrkundtn in Rom. Die 
ròniiscktn Bibliatbtten, III, in Nachrichien von der k. Giselhebaft dir 
iV:-r.fnscha(ien iu Gòttingen. Philol.-bislor. Klaise, 1905, p. [40. 



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Ci Otfagnanelli 



a) Antona^o Aqutiio Romano, pittore del tee. XV (cf. // Buonarroti, 

serie n, voi. IV (1869), quaderni vi-vn). [Minute dell'articolo, 
testo definitivo, prove di stampa, appunti diversi intomo all'argo- 

b) DelV acqua Tocia in Roma nel medio evo (cf. Il Buonarroti, serie II, 

voi. V (1870), quaderni n, in, vii). [Minute dell'articolo, prove di 
stampa, appunti diversi sull'argomento.] 
e) PosUmle Tiberine nel medio evo (cf. Archivio della Società romana 
di storia patria, I, 79 sgg., i J7 sgg.). [Testo dell'articolo, appunti, 
prove di stampa; cf. Busta IX, b.] 

Busta II. 

a) Statuti dei maestri degli edifici di Roma notamente fatti ne! mccccui. 
[Copia da un cod. membr. appartenerne alla pubblica librerìa di 
Poppi nel Casentino, proveniente dall'eredità del conte Ft: Ili Or- 
sini. Il Corvisieri aveva ricevuto e accettato dall' Archivio sto- 
rico italiano V incarico di farne un' illustrazione storica, e s'era 
accinto all'opera, come risulta dalla minuta di uno scritto intito- 
lato : Dilla magistratura edilizia in Roma nel medio evo, e dai do- 
cumenti raccolti in un fascicolo che porta il titolo: Maestri delle 
strade di Roma e Statuti edilizi - Documenti. Questi e lo scritto 
teste nominato sono uniti alla copia dello statuto.] 

b, e, d, e) Artisti in Roma nel medio evo dal secolo vili al xvi. (Grosso 
fascio dì schede con appunti, notizie, copie, estratti e sunti di do- 
cumenti relativi a questo argomento. Gli artisti sono divìsi per 
secoli. Tra l'altro, uno spoglio, molto sommario, de' lihrì bollettari 
della R. C. A. ossia de' Registri, de' Mandali del sec. xv; Lavori 
di pittura, scoltura, e stuccho alla Loggia della Cosmografia nel pa- 
la\io Vaticano, alla Sala Regia, ivi, ed alla Vigna (1562-1564; da 
un Registro conservato nell'Archivio di Stato).] 

Busta III. 

a, b, e, d, e) Cinque fascicoli d'uno zibaldone con appunti diversis- 
simi riguardanti la topografia di Roma medievale, la paleografìa, 
la diplomatica, la numismatica, la storia delle istituzioni di Roma, 
la vita, il costume, la genealogia di famiglie romane del medio 
evo e dei tempi moderni, curiosità storiche. Tra l'altro, copie di 



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/ manoscritti di Costantino Corvisieri 413 



alcuni istrumenti appartenenti all'archivio di 5. Maria in via Lata 
del secolo xi, nel fase. b)(i); estratti dai protocollo di Prospero 
Campana (1578) e di Stefano de Amannis (15JJ-1SJ9), nel 
fase, e); il fase, e) è interamente riempito con estratti dai rogiti 
di quest'ultimo notaio (15)9). Tutti questi spogli di documenti ri- 
guardano la topografia di Roma. 

I) Numerose schede con notizie e documenti riguardanti ia storia di 
molte famìglie romane nel medio evo e nei tempi moderni, 

g) Monumenti lapidari romani de' bassi tempi. [Sono quattro schede con 
le copie di alcune iscrizioni, per lo più sepolcrali.] 

Busta IV. 

a) Corti dì Federico duca d'Urbino. (Documento tratto dal cod. Urbi- 

nate 1104. Segue il principio della copia del cod. Urbin. 1348, 
sullo stesso argomento). 

b) Delle cantinate nel medio evo. [Appunti del C per uno studio su que- 

st'argomento con estratti e indicazioni di documenti.] 
e) Cortigiane del 1549. Tassa di giulio uno per scudo sopra la pigione 
che pagavano le cortigiane di Roma, pubblicata per la riparazione 
di Ponte Rotto di S. Maria secondo il decreto tatto in Camera 
apostolica del 26 giugno 1549. [Ruolo di questa tassa. Senza in- 
dicazione dì provenienza.] 

d) Leonìs X incoronano (dalle Istorie senesi di SIGISMONDO Tizio ;ms. 

Chigiano. Con altri passi tolti dallo stesso autore). 

e) Atti del notaio Nardo Venettini, del sec. xiv. [Estratti riguardanti 

la topografia romana e le famiglie esistenti nel rione Monti.] 

f) Documento del 12 vi 144J, dal cod. Valle. 8010. (Niccolò V assolve 

dal delitto di ribellione per intercessione di Alfonso d' Aragona 
Evangelista de' Sordi domicello romano e suoi compiici). 

g) Schede con notizie riguardanti la topografia e la storia del Cam- 

pidoglio e monumenti adiacenti nel medio evo. 
h) Catalogo torinese delle chiese di Roma (2). 

(1) Cf. Eccleslae S. Mariae in via Lata Tabularium. Partcm vetu- 
stiortm quae complectttur chartas Inde ab anno osi usout ad an. J04J 
conscriptas . . . edidìt L. M. Hartmann, Vienna, 1895 ; L. Cavami, La 
diaconia di S. Maria in via Lata ed il monastero di S. Ciriaco. Memorie 
storielle, Roma, 1908 (in appendice son pubblicati parecchi documenti). 

(l) Cf. C. L. Urlichs, Cedex Urbis Ramai topograpblcus, Vflrz- 
burg, 1871, pp. 170-175; M. Armellini, Le chiese di Roma dal su. IV 
al 2/1, Roma, 1891, pp. 45-59- 



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Q/l. GMagnanetli 



i) Quattro schede con appunti riguardanti alcune chiese di Roma. V'è 
aggiunta un'altra copia del catalogo torinese. 

1) Archivio di S. Apollonia in Trastevere. [Documenti con notizie to- 
pografiche (secc. vnt-xn): tre fogli; cf. Busta XIX, d.] 

m) Memorie di carie esilienti nell'archivio di S. Maria in Amato (secc. XV- 
xvti : quattro fogli; cf. Busta XVIII, f). 

ri) Spogli delle pergamene dell'archivio di S. Spirito in Sassi* (secc. xiu- 
xv), con riguardo ai soliti argomenti: topografia, istituzioni, ge- 
nealogia romane del medio evo (dal cod. Va tic. 7931). 

o) Pomponio Leto. Accademia Romana. [Molti appunti, notizie, docu- 
menti relativi a quest'argomento, specialmente componimenti poe- 
tici composti dagli accademici, tolti dai mss. della biblioteca Va- 
ticana: v'è anche il principio d'uno studio del C.sul detto argomento, 
che occupa tre fogli.] 
p) Inventario dei beni della basilica Lateraiunse fatto da Niccolò Fran- 
gipane circa l'anno 1300 (è taciuta la provenienza). 



Busta V. 



a) Strie dei Senatori e Prefetti di Roma. [Parecchie serie con documenti 

che vì si riferiscono, tratti da mss. di varia provenienza ; inoltre 
abbozzi d'un lavoro sulla storia della Prefettura di Roma nel 
medio evo.] 

b) Duchi e Prefetti di Roma. [Altri documenti e abbozzi d'uno studio 

sull'argomento. Seguono alcune schede con note, estratti da do- 
cumenti relativi alle dignità, cariche &C- romane nel medio evo: 
altre riguardanti la storia di Roma nel medio evo; un fascicolo 
dal titolo Comici, con alcuni appunti su comici italiani del Rina- 
scimento, e sulle feste romane in onore di Eleonora d'Aragona; 
un fascicolo intitolato Regina di Svezia, con notizie ed estratti da 
lettere riguardanti la regina Cristina di Svezia e il re Casimiro 
di Polonia; infine tre fogli con estratti da] Di Meo, Annali del 
' Regno di Napoli.] 
e) Statuti romani fi. Scritto dell'avv. Giuseppe De Sanctis (1857) su 
una collezione di statuti della città e stato pontificio preparata da 
mons. Mertel, ministro dell' interno; 

II, Instrumentum in quo acceptalur abrogatìo certorum statuto- 
rum Urbis consensi! Populi romani. Item conJìtiones pacis pronun- 
ciale per d. Grtgorium XI inter Populum romanum ri Prefectum 
Urbis ac nobiles de Sciarra invicem concerlanles (l}77), (ex cod. 
Vatic. Regin. 378); 



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/ manoscritti di Costantino Corvisieri 



ni. Statati romani itila Gabella (1598) (dal cod. Corsi- 
ulano ni6)(i)i 

iv. Statuii dei pescivendoli (140}) (dal cod. Va tic. 6295); 

v. Statuti del Comune di Roma (frammento del sec. XIV) (dal- 
l'Archivio di Stato di Roma); 

vi. Excerpta ex Statutis romanis tate, xiv (dal cod. Vatic. 
Ottob. 1880); 

vii. Documento del 29 I 1316, appartenuto all'archivio di 
S. Maria in via Lata (dal cod. Vatic. 8050; cf. Busta X, 1); 

vili. Statuti della Gabella: appendice (con estratti dai codd. 
Corsili. 1)18, 744, 1317, 1316 contenenti statuti dei barcaroli); 

ix. Alcune schede con indicazioni di altri statuti.] 



Busta VI. 

a) Chiesa e parrocchia di S. Trifone. [Principio d'uno studio sulla storia 

di questa chiesa demolita nel sec. svili e sulla patrocchia an- 
nessa, e alcuni documenti che la riguardano (secc. xn-wij.J 

b) Storia di Roma nei lece, xvl e XVII. [Poche schede con appunti di 

avvenimenti del sec. xvi e di storia del costume. Seguono: un 
elenco di fonti storiche pei secc. vm-xu, un estratto dal cod. 
Vatic. j S44 con capitoli di soggezione e vassallaggio fatti dai 
castelli di Nemi e Gemano verso il monaslero di S. Anastasio 
«ad Aquas Salvias» (1373, 31 maggio; cf. Busta XVIII, d) (1).] 
e) Leonqlli, Memorie di Orti e luoghi vicini. [Otto fascicoli di estratti. 
L'originale del Leoncini, è detto, si trova presso gli eredi del 
conte Mariano Alberti di Orte.] 

d) Romana Fraternità!, [Breve studio con alcuni documenti relativi a 

quest'argomento (secc. xii-xv) (3).] 

e) Parecchi fascico'i di trascrizioni di varie redazioni degli opuscoli: 

Mirabilia Romite; Dtseriptio Urbis Romae; Antiquarie prospettiche 
romane, con estratti da varie sillogi d' iscrizioni interessanti per 
la topografìa romana. Di più, l'estratto dal to. IH, serie II degli 
Atti dilla R. Accademia iti Lincei (1876) con una lettera del prof. 

(I) Cf. S. Malatesta, Statuti delie gabelle di Roma (Biblioteca del- 
l'Accademia storico- giuridica, vo). V), Roma, 1886 (v. p. 10). 

(1) Cf. I. Giorgi, // regesto del monastero di S. Anastasio ad Aquas 
Salvias, in Archivio della Società romana di storia patria, I, 49"77- 

(3) Cf. G. Ferri, La Romana Fraternità:, neìì' Archivio cit. XXVI, 
4SI sgg. 



, v GoogIe 



4^6 &ì. ìMagnanelli 



Gilberto Govi sull'opuscolo Antiquarie prospettiche romane com- 
poste per Prospettivo Milanese depintore, postillato dal Corvisieri. 
t) Grosso fascio di abbozzi di studi, appunti, estratti dì documenti re- 
lativi alla stona della basilica di S. Clemente, e per servire alla 
illustrazione delle pitture del sotterraneo di detta basilica. 
g) Le regioni urbane nel medio evo. [Notizie e appunti da documenti.] 
h) Tre quaderni: il primo con appunti ed estratti presi in diversi ar- 
chivi e biblioteche (i più dall'archivio Capitolino e dalle biblio- 
teche Barberini, Vaticana, Angelica, Casanatense &c.) e rìlerentisi 
a varie materie; il secondo e il terzo con estratti di documenti 
appartenenti all'archivio di aSancta Sanctorum» (secc. xra-xvi; 
cf. Busta XIX, f). 

Busta VII. 

a) Lettere del card. Borghese a mons. Ubaldini nunzio apostolico in 

Francia (1609-161 i).[Dal ms. AngelicoS. 6.7, cf. busta Vili, e.] 

b) 1. Messi in cifra dei pontificati di Sisto V e Urbano VII. [Dal ms. 

Chig. M.II.47.] 

11. Estratto da un diario del Conclave del 15 59, dopo la morte 
di Paolo IV contenuto nel cod. Val. 6545; brano di una lettera 
del granduca di Toscana al re di Spagna dell' n ìx 1558, inserita 
nello stesso codice. 

Iti. Lettere del card. Borghese a mons. Decio Caraffa nunzio 
apostolico in Spagna (1609-1611). [Dal ras. Angelico S.6. io: 
21 fascicoli: manca il 1".] 

iv. Lettere del Priore d'Inghilterra, cavaliere Gerosolimitano, 
al papa, all'imperatore, ai re d'Inghilterra e di Francia, a ve- 
scovi Sic. circa gli affari religiosi del regno d'Inghilterra (ultimi 
giorni del 1 554 — primi del 1 JJSV Son precedute da un breve som- 
mario di quel che è passato [in Inghilterra] in materia dà beiti eccle- 
siastici-, segue un discorso fatto a Pio V dal Priore d'Ingliilterra 
Caualier Hteiosolìmitano circa la reduttiont di quel Regno &c. &c. 
[è taciuta la provenienza.] 

v. Alcune lettere latine scritte tra il 1519 e il 1555, non è 

detto da chi. 1 destinatari son diversi: in due o tre casi il nome 

loro è taciuto, e la lettera e preceduta da un nesào cui. [Senza 

indicazione di provenienza.] 

e) Clemente X (notizie biografiche). [Non e indicato ne l'autore, ni il 

luogo da cui son tolte.] 
d) Estratti dagli Avvisi del mondo (1570) contenuti nel ms. Urbin. 
Latino 104 1. [Sono tre fascicoli, il primo dei quali è segnato io , 



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/ manoscritti di Costantino Corvisteri 



gli altri A.B.fcf. buste XIII a; XVI y). A. B. sono copie dei 
fascicoli io-la.] 

e) I. Istruttiont a monsignore Agucchia arcivescovo d'Amasia nuntìa 

apostolico appresso la serenissima Repubblica di Venetia (pontificato 
d'Urbano Vili). [Senza indicazione di provenienza.] 

il Quattro lettere indirizzate a diversi. Dei destinatari sono 
date indicazioni poco precise, del mittente o dei mittenti nessuna: 
cosi pure mancano le date, e l'indicazione della provenienza. 

f) i. Lettere dei Legati dai Concilio Tridentino all'ill.mo et rtv.mo car- 

dinal Borromeo (1561-1363). [Dal ms. Chig. M . II . 40.] (1). 

11. Della nuova constituHone della Religione del Regno, et della 
sua origine. [Non è indicato né l' autore, né la provenienza.] 

in. Lettera di Leone Allacci a? (pontificato di Innocenzo X). 
[Manca l'indicazione della provenienza.] 

Busta VIII. 

a) Istruzione lasciata doli 'arcivescovo di Rossano al suo successore. [Dal 

ms. Corsi n. 507.] 

Istruzione pel card. Francesco Barberini, legato di Urbano Vili 
al Re Cattolico. Pai ms. Corsin. 694.] 

b) Lettere del card. Morone al card. Polo (1539-1555). [Dal ms. Va- 

rie. 6404.] 
e) 1. Stato in che si trovò il Concilio alFarrivo del card. Morone a Trento. 
[Dal ms. Vatic. 6690.] 

11. Documenti e notizie riguardanti la storia del Concilio di 
Trento. [Dal ms. Barber. 70.] 

IH. Lettere del card. Muffii al cardinale Santa Croce, legato 
a Trento (Marcello Cervini che fu poi papa Marcello II). [Dal 
ms. Vatic. 6690.] 

iv. Offitii della Sede apostolica... con la rendila. [Dal cod. 
Ottobon. 2512.] 

v. Carteggio del card. Scipione Borghese col nunzio di Francia, 
mons. Ubaldini (1609-1611). [Dal ms. Angel. S.6.7, cf. busta 



(1) Per il materiale relativo alla storia del concilio di Trento 
(v. anche buste Vili, XVI) saranno da vedere le opere de! Sicxel 
(Vienna, 1872); Calenzio (Roma, 1874); Dollinger (Nordlingen, 
1876); di A. v. Drufkel e K. Brandi {Monaco, 1884-87); della 
Gcrrrcs-Gcscilscbaft (Friburgo, 1901- ); del Susta (Vienna, 1904). 



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418 oA, SMagnanelli 



vi. Registro di Uttert [del card. Scipione Borghese] a di veni 
d'Italia, Francia e Spagna, et a Legali (1609-1612). [Dal ms. 
Angel. S . 6 . 8.]. 

vii. Risposta dei card. De Lugo allo scritto del p. Zucchì il 
quale ammette l'esclusiva dei re. [Dal ms. Vatic. 7939-] 

Se convenga al pontefice distinguere la differenza della regalia 
netT aggiustamento con la Francia. [Idem.] 

[Il fascicolo d) manca.] 

e) Actiones Tridentinae per Seripandum (1545-1 546). [Dal ms. Bar- 

betin. 24.] 

f) 1. Relazione di Bernardo Navagero tornato dall'ambasceria di Roma 

(1558). [Dall'archìvio Caetani.] 

il Spoglio di un ms. (?) contenente carteggi diversi del sec. ssvi. 
[Senza indicazione della provenienza.] 

III. Appunti su due lettere, una del Morone nunzio in Boemia 
a mons. Recalcato, segretario di Paolo III, scritta il 19 IV 1537; 
l'altra del p. Pietro Solo al papa Pio IV, scritta tré giorni avanti 
la sua morte, il 17 iv 156}, dalla citta di Trento. [Dal cod. Va- 
tic. 6690, ff. 155-160; ff. 272B-174A.] 

iv. Avvertimenti politici utilissimi del conte di Verrua per la 
Corte di Roma. [Dal ms. Barber. LVH,7-] 

Istruzione a moni. Ladislao di Aquino, vescovo di Venafro, de- 
stinato nunzio in Svizzera. [Idem.] 

v. Elenco di documenti relativi alla storia ecclesiastica del 
sec. xvi. 

g) I. Nota di documenti relativi alla storia del concìlio di Trento 

esistenti nella biblioteca Barberini. 

11. Memoriale relativo alta questione del card, di Buglione 
fatto pel card. Marescotti in preparazione dell'adunanza particolare 
(congregano particularis) dei cardinali del 16 agosto 17 io. 

m. Istruzioni per T ambasciatore di Spagna. [Dal cod. Va- 
tic. 7939.] 

IV. Discorso dtl modo che si avrà da tenere circa la conversione 
degli eretici in Francia dopo la strage di Coligny et seguaci. [Dal 
ms. Corsin. 459 : senza indicazione d'autore.] 

h) Copia d'uno scritto" con notizie statistiche di Roma (finanze, popo- 
lazione, animali, palazzi, chiese, conventi, collegi, uffici &c. ; 30 fa- 
scicoli : non è indicato nò l'autore, né il tempo, né la provenienza). 

i) Corrispondenza del Corvisieri riguardante affari della R. Società 



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/ manoscritti di Costantino Corvisieri 419 



Busta IX. 

1) Gesta romana a tulio II ad Adrittnum VI ptr Vianrsinm Albergali. 

Ex cod. Vatk. [è taciuto il numero del ms. ; mancano i quin- 
ti) Del porto delia Posttrula e delie sue adiacenti. [Studio incompleto; 

cf. Busta I, e] 
e) Bibliografia e appunti sul Tevere. Bibliografia varia. 

d) Amico elenco di volumi con lo stemma di Nicolò V. [Non è detto 

dove tali volumi si trovino.) 

Copie di due atti riguardanti il monastero dì S. Silvestro 
«in Capite» (3, 14 m 1207) (i)- 

e) Appunti diversi, minute di lettere, estratti da mss., elenchi di do- 

cumenti &c. [Tra l'altro, estratti da una cronaca di Pesaro (1 527- 
1554I contenuta nel cod. Urb. i>i6; id. da un carteggio tra il 
p. Generale dei Gesuiti e il Provinciale di Romagna (1670); 
nota di documenti relativi alla storia del ponte S. Angelo (144;- 
1448); altro elenco di documenti interessanti per la topografia 
romana (t))6-i$57); alcuni documenti riguardanti la chiesa di 
S. Martino in Posterula (1026-1)01); altri documenti interessanti 
per la topografia romana (1351. 1471. 152°. <S46, iSS4->SSÓ).} 

Appunti su Stefano e Giovanni prefetti di Roma. 

H. Lokchay, L'Inquisitici) au pays di Liige (estratto dalla 
Revue Belgique, 15 dicembre 1881). 

f) Elenco d'oggetti d'arte appartenenti alla primogenitura Ludovisi 

(da un [strumento del }i dicembre 1816). Appunti diversi. 
[Il fascicolo g) manca.] 

h) // trionfo romano di Eleonora d'Aragona (cf. Archivio della So- 
cietà romana di storia patria, I, 475-491; X, 619-683). [Minute 
dell'articolo, appunti, documenti, prove di stampa.] 

i) Grosso fascio di schede tutte riferentisi ad argomenti di topografìa 
romana medievale, disposte secondo l'ordine alfabetico degli ar- 
gomenti stessi. 

Busta X. 

a-e) Iscrizioni appartenenti alla chiesa di S. Onofrio (1490-1J20). 
Iscrizioni in S. Benedetto uà Catenari) a (i2>7), 
Notizie sul Colosseo tolte da vari autori antichi e moderni. 

(1) Cf. V. Federici, Regesto del monastero di S. Silvestro de Ca- 
pite, in Archivio cit. XXII, 52J sgg., documenti lx, LXl. 



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04 GMagnanelti 



Instrumentum Àtidtxiratorum, Mappulariorum et Cubiculario- 
rum (ili 5). 

Documenti e sunti di documenti, passi e citazioni da mss. 
e da autori a stampa riguardanti il Panteon e luoghi vicini (ll8r- 
.6ji). 

Estratto dal cod. Vatic. 7928 con notizie relative al ponti- 
ficato di Sisto IV, e particolarmente alle sue opere edilizie. 

Menzioni di vari luoghi e persone tolte da documenti del 1471. 

Estratti dalla Polystoria di Giovanni di Cavallino dei Cer- 
poni riguardanti per la massima parte la topografia di Roma, e 
in specie regioni della città (1). 

Un foglio contenente appuntì di topografìa romana, proba- 
bilmente autografi del Gregorovius. 

Appunti vari di topografia romana. 

Estratto dal Libtr poiiticui di Benedetto canonico di S. Pietro 
riguardante cerimonie del culto (2). 

Estratti dall'UGONlO, Thtatrum Urbis. 

f) Estratti dal cod. Vatic 8251, voi. I, riguardanti la famiglia Àn- 

gui! lara. Manca il principia 

g) Notizie topografiche di Roma tratte da un cod. membranaceo del 

sec. xvi. 
h) Notizie intorno alle famiglie Normanna, Palosia, Sorda e Vene- 

i) Notìzie sul palazzo e la piazza di S. Marco, la fontana di Trevi, 
il rione di Fanone, la famiglia Capocci. 

1) Regesto di documenti dell'archivio de! monastero dei Ss. Ciriaco 
e Nicolò in vìa Lata (971-1450) conservati nei codd. Vat. 8048-50 
(cf. Buste V, e; VII). Con entro tre fogli con note di altri do- 

Appunti di paleografia, metrologia medievale Sic. 
m) Notìzie varie dì topografia e genealogia romane, 
n) Regesti di documenti appartenenti agli archivi di S. Maria Nuova, dì 
Subiaco, di S. Prassede (seco x-xiv),di S. Alessio (1473-1481) (j). 

(1) Cf. Urlichs, op. cit. pp. 139-146. 

(1) Cf. Urlichs, op. cit. pp. 79-81. 

()) Cf. P. Fedele, Tabularium S. Marine Novae ab anno 082 ad 
ani,. 1200, in Archivio cit. XXIII, 171; XXIV, 159; XXV, 169; 
XXVI, 21; Il regesto Sublactnse del sec. XI pubblicalo dalla R. Società 
romana di storia patria a cura di L. Allodi e G. Levi, Roma, 1885 ; 
I monasteri di Subiaco. II. La biblioteca e l'archivio per V. FEDERICI, 
Roma, 1904; P. Fedele, Tabularium S. Praxrdis in Archivio cit. 



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/ manoscritti di Costantino Corvisieri 



o) Appunti vari di topografìa romana riguardanti per to più case e 
palami, disposti per ordine alfabetico. 

p) Appunti e notizie intorno alle chiese di Roma, per ordine alfabe- 
tica. Sotto la lettera C vi sono anche degli appunti sulla lingua 
latina e volgare nel medio evo. 

Busta XI. 

l. Invtntarium honorum domini cardinali! Pttri ti. S. Marci 
actum ptr lohanntm Pierii publicum apostolica ti imperiali auctO' 
ritate notarium anno 145J. [8 fascicoli.] 

Registro degli Atti della Camera Capitolina (1421-142;). 
[11 fascicoli.] 

il. Excerpta ex libris Mandatorum Camere apostolici et Capi- 
tola (1501-1559). [14 fascicoli.] 

tu. Excerpta dal voi. 1560 Sez. Notar. dell'Archivio di Stato 
di Roma (1 548). [Atti relativi alla storia di artisti che lavoravano 
a Roma. - 1 fascicolo.] 

Excerpta ex libris Mandatorum Camere apostolke et Capitola 
(1469, H75-94)- [19 fascicoli.] 

Busta XII. 

Excerpta ex libris Mandatorum Camere apostolici et Capitola 
(1(26-1455). [29 fascicoli.] 

Id. id. (1454-146;). [20 fascicoli.] 
Id. id. (1460-1475). [55 fascicoli.] 

Busta XIII. 

a) Avvisi di Roma (1554-1558). [Estratti dal cod. Urbin. Latin. 1058.] 

Id. id. (1559-1562). [Estratti dal cod. Urbin. Latin. 1059.] 
Id. id. (1565-1568). [Estratti dal cod. Urbin. Latin. 1040; 
cf. buste VII d; XVI y.] 

b) Estratti dai tomi XVI -XXXIII dei Diarj di Marw Sanudo 

(marzo 151 j- febbraio 152)). [Delle cose spettanti alla Corte di 
Roma. 18 fascicoli.] 



XXVII, 17; XXVIII, 41; A. Monaci, Regesto delVabbaria di S. Alessio 
air Aventino, in Archivio cit. XX VII, 551; XXVIII, 151,395 (v. XXVII, 
3S7>- 



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QA. Odagnanelli 



Busta XIV. 

a. Copie di 4; pergamene appartenenti al monastero dei Ss. Cosma 

e Damiano «in Mica Aurea» (947-1201; ci". Buste XVIII, g; 
XIX, a) (1). 

b. [Il fascicolo a) manca.] 

b) Nola di mercanti della campagna romana del 1464 (ex libro As- 
sìgnationum pecorum factarum in Camera Urbis sub armo 1464). 
e) Excerpta ex libro Annoi. Eugenii IV et Nicolai V (1447). 

Excerpta tx libro Invtntionum &c. Camere Capitoline (1449). 

d) Excerpta dal libro dello affitto delti Signori malestri delle strade et 

di/itti de Roma ciò è di riesser Evangelista delli Roseti et de messe' 
Stefano Bufalo delli Cancellieri (1499-1500). 

e) Excerpta dal libro della fabbrica di S. Marco (1471)- 

qO Ex fragmento cuiusdam libri cui titului Liber extraordinarius Domini 
Depositarti an. 14$$. 
g) Excerpta dai libri inventionum, annotationum honorum, accusationum, 
assignaHonum, fideiussiomim &c. della Camera Capitolina (1447- 
1449)- 
h) Excerpta ex libro Obligatianam cameralium (1480-1485). 
i) Excerpta ex secundo libri Studii (1473-1474). 
1) Decreto della Camera apostolica del 16 ir 1466 riguardante le fartele 

del Patrimonio. 
ni) 1. Ruolo dello Studio di Roma (1481). 

II. Id. id. (1496). 
n) Libro della Gabella dello Studio (1482). 
o) 1. Rotalo dello Studio (1504). 

11. Breve di Giulio II a Enrico Fucher e suoi fratelli mercanti, 
Fabricae Basilicae Principi! Apostolorum de Urbe in Regnis Hun- 
gariat et Botmiae Depositarti {1508 6 x). 

Ut. Formula del giuramento del tesoriere della Camera apo- 

[Fino qui tutti i documenti provengono dall'Archivio di Stato 
di Roma.] 
p) i. Documento riguardante M. Nardo di Antonazzo orefice (1512 
17 xi). [Dall'archivio di sSancta Sanetorumn.] 

11. Estratti dal catasto lacovacci. [Dallo stesso archivio.] 



(1) Cf. P. Fedele, Carte del monastero dei Ss. Cotma e Damiano 
Mica Aurea, in Archivio cit. XXI, 459; XXII, 2}, 38}. 



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/ manoscritti di Costantino Cori'isieri 423 



ni. Documenti relativi alle opere d'arte fatte fare da Van- 
nozza Castani in una cappella di S. Maria del Popolo (1501) (1). 
iv. Estratto dal catailo dei beute delle cappelle del SS.mo Salva- 
tore di Marcantonio Altieri. [Dall'archivio di tSancta Sanctorum».] 

q) Bando del Camerlengo della Chiesa Romana sui pesi e misure, sulla 
netterà della città t sulle vettovaglie (ex libro Inventionum, del- 
l'anno 1447). 

Excerpta ex libro Inventionum (l 448- 1449). 

r) Bandi (ex libris Inventionum: 1447, 1449). 

s) Estratti da libri del Platina (biblioteca Vaticana, fondo Palatino) 
dove è notato I" introito e l'esito delta biblioteca Vaticana (1475- 
1480). 

t) Bandi romani del tee. XV (dall'archivio del commissario della R. C. A. 
1446-1449^ 

u, v) Estratti dal Gaye, Carteggio degli artisti. 

x) Estratti dal protocollo di Iacobello Capooalli (1424-142;) (dal- 
l'archivio Capitolino, voi. 564). 

v) Estratti dall'archìvio di S. Agostino (B . I/A . 1 3) : Liber domonm 
(circa l'anno 1630). 

z) Appunti presi da diversi libri su cose riguardanti la topografìa di 
Roma, palazzi, oggetti d'arte medievali e moderni, istituzioni e 
uffici pubblici in Roma, storia del costume &c. 

Estratti da un ras. epigrafico del principio del sec. xvi ap- 
partenuto al Corvisieri. 

et) Formule dì giuramento del Senatore di Roma e degli ufficiali della città 
(cf. Archivio della R. Società romana di storia patria, IV, 268 sgg.). 

p) Atto dell* 8 novembre 1491 riguardante gli sponsali dì Lucrezia 
Borgia con Gaspare di Giovanni Francesco da Procida. 

t) Atto del 17 vii! 1347 con cui Rinaldo di Todi riceve da Cola dì 
Rienzo un gonfalone di colore azzurro in cui era dipinto un sole 
raggiante e stelle (da una copia esistente nella raccolta Gorirossi 
commissario della R. C. A. n. 180). 

Altra lettera di Cola di Rienzo del 6 vm 1)47 esistente nel- 
l'archivio di S. Fortunato in Todi (da una copia del Gorirossi?) (2). 

S) Due mandati del vicecamerlengo per la riaffidazione di Evangelista 
di Pietruccio degli Alibrandi e di Pietro de Campulo (il i° del 

(1) Cf. P. Fedele, 1 gioielli di Vanno-^ia ed un'opera del Caradosso, 
in Archivio cit. XX Vili, 452 sgg. (V. specialmente p. 464 sgg.). 

(2) Cf. Epistolario di Cola di Rienzo a cura di A. Gabrielli (in 
Fonti per la storia d' Italia pubblicate dalV Istituto Storico Italiano, 
pp. 5} sg., 242 sg.). 



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C/1. OAagnanelli 



16 dicembre 1415, il 2" del giorno precederne. [Originali: del 

primo v'ì una copia moderna.] 
1) Estratti dal libro : Lucio Mauro, Le antichità della città di Roma, 

Venezia, 1562. 
Q Elenco di libri dei secc. xvi e xvu, riguardanti la topografìa e le 

antichità di Roma. 
e. Sommario di alcuni documenti relativi al potere politico dei papi, 

esistenti nell'archivio Vaticano. [Estratto da un inventario del 

sec. xvi(?). Il piii antico di tali documenti è del 1140, il più 

recente del 1671.] 
D. Estratti da libri di bollette per la fabbrica del palazzo e della chiesa 

di S. Marco (1467-1471)- [Senza indicazione di provenienza. 1 

Busta XV. 

Parecchi fasci di schede con studi, notizie, estratti e indica- 
zioni di documenti da servire per la illustrazione della topografìa 
romana medievale e moderna. Le schede sono raccolte sotto questi 
titoli : Famiglie romane e loro case. — Circo Flaminio. — Cast dei 
Malici nel circo Flaminio. — Pianti Campitela. — Caie ed arco dei 
Foschi di Berta e pahjjp Zambeccari poi Boritili. — 5. Angelo in 
Pescheria t Garbarono e Calcnra.no. Pellicciarla. — Chiesa di S. Ni- 
cola «de Calcarariis* (S. Nicola ai Cesarmi) ; chiesa di S. Va- 
lentino; chiesa di S. Salvatore « in pesolis » 'in pensili*; Pescarla. 

— Case nel rione S. Angelo. — Contrada del Mercato. — Via dì 
Torre degli Specchi. — Case rulli rioni Campitela e Pigna. — Torre 
dei Conti. — Botteghe oscure. — Cast in S. Marco. — Palaia di 
S. Marco. — Contrada degli Arcioni. — Torre delle Milizie e adia- 
cente. — Documenti per la torre delle Milizie (ijot, ij aprile; 
dall' archivio Caetani). — Monte Cavallo e Magnanapolì. Chiese, 
palaci, case, vigne e giardini. — Via Biberatica. — Campo Carico. 

— Foro di Nerva, S. Basilio, l'Annunciala, Arca di Noè. — Mi- 
lizia di S. Vito. — Clivo Argentario; t Ascensa Leonis Proli > ; Sa- 
lita di Marforio. — Vigna di Tudemarìo. — Varia. 

Busta XVI. 

1) Dissertazione latina teologico-giu ridica del p. Cipriano da Gorizia 
del 14 iv 1806 a proposito del breve di Pio VII (agosto 1801) 
che ingiungeva ai vescovi gallicani la rinunzia alle proprie sedi, 
indiriz;ata a Giuseppe Wiemall, gii parroco a Parigi, dottore alla 

Sor L'Oli.!. 



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/ manoscritti di Costantino Corvisieri 



b) Falsari. [Appunti e notizie sui falsari di documenti, diplomi &c.) 
e) Miscellanea disordinata. [Appunti e notizie riguardanti la topografia 
di Roma, tolti da documenti. — Capitoli e convinzioni occorse fra 
la Santa Stài, essendo pontefici Giulio il, e la Repubblica Veneta, 
dappresso i Monitori pontifici (i ;io, 14 febbraio, estratto dal codice 
Vat. 59:4). — Estratti dal cod. Ottob. 3206 con documenti ri- 
guardanti le relazioni tra la Santa Sede e la Spagna al tempo del 
papa Gregorio XIII e del re Filippo II. — Estratto dal codice Va- 
ticano 3924 contenente un' istruzione a monsignore arcivescovo di 
Capita spedito da Clemente Vii ai principi cristiani per trattare la 
pace universale. — Documenti del 120}, 1243, 1286, appartenenti 
all'archivio di Civitanova nelle Marche. — Estratti dal libro dei 
chirografi dal 1590 al 1597, già esistente nell'archivio del com- 
missario della R. C. A., ora presso l'Archìvio di Stato di Roma. — 
Franchigie della città di Orvieto. — Schede varie.] 

d) Notizie di documenti relativi al Senato romano nei secoli x-xtv. 

Copia di un documento del 27 1 1198 appartenente all'ar- 
chivio dì S. Maria in Trastevere e riguardante il castello di Ri- 
Pochi appunti su materie varie presi nella biblioteca Bar- 

e) Miscellanea di estratti. I. De ponderibus et mensuris tx cod. Vati- 

cano 4f; 9 . 

II. De SeapoUtanae chritatis baronibus et feudataria a Carolo 1 
reetnsitis ex cod. Vatic. Reg. y}&. 

III. Breve del card, camerlengo a Giovanni dì Bagnacavallo (i$S)) 
relativo a certe antichità rinvenute in Todi (dall'archivio Vaticano 
to. 177, arm. 19). 

iv. Orda romanus in festa Assumptionis fi. V. cu arch. Cas- 

v. Orda ad benedicendum nubentes (da un cod. dì Costantino 
Corvi sieri, da lui poi venduto alla biblioteca Vaticana). 

vi. Documento riguardante i coati di Veniimiglia (dall' ar- 
chivio di Tenda). 

vii. Collezione manoscritta di conclavi posseduta dal card. Ca- 
millo dì Pietro. 

vili. Quaternus de Principatibus, comitatibus et aUìs bonoribus 
concessis de novo per Carolum I Siciliae regtm ab anno 1269 in 
attica post vicloriam habitam de Corrodine &e, ex cod. Vaticano 
Reg. } 7 8. 

IX. Exultet Barberiniano. [Pochi appunti sulle miniature e sulla 
lingua volgare delle didascalie di queste miniature.] 



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426 Q/l. SMagnanelli 



X. Elenco di documenti relativi al card. Cesare Baronie acqui- 
stati dal Corvisieri e rivenduti a Giuseppe Spitftwer. 

f) i. Regesto di documenti vari privati degli anni 1536-1559. 

li. Altre notizie dì documenti del sec. xvi. 
ili. Note di pagamenti della Camera Capitolina dJ sec. xv. 
iv. Estratto dall'archivio Segreto Vatic. arni. XXIX, to. I, 
"Urbani VI et Bonifacii IX Diversor. Camer. » 1389-1391. 

g) Storia di Proctno principiata e non terminata, scritta di commissione 

del comm, Petri, [Abbozzi di studi del Corvisieri. Soltanto i primi 

capitoli sono stesi per intero.] 
h) Estratti dalia cronicbetla di Evangelista Maddaleno Capodiferro 

che si legge mi cod, Vatic. j_i.fr. 
i) Copia delle lettere diplomatiche di Antonio 'laureilo residente in Finire 

dal ijij ai ij }o al duca di Ferrara (estr. dall'archivio di Modena). 
1) Lettera scrìtta dal p. Antonio M" Bonucci S. I. al p. don Antonio 

Caramelli abate Camaldolese in Arezzo intomo ai disordini della 

Compagnia (Roma, 9 ix 1719). 
m) Estratti da un discorso inedito del p. Sozzino (intorno alle riforme 

da introdursi nella Chiesa). [Dal cod. Corsin. n. 1876.] 
n) Regesto di documenti relativi alla storia religiosa ed ecclesiastica 

dei secc. xvi-xvn estratti da varie biblioteche romane, 
o) Scritture tendenti a dimostrare i diritti sovrani della Santa Sede 

sul ducato di Castro e sulla Corsica. [Valesio? 1739?] 

Scritto di Fulvio Flavio, còrso, indirizzato al papa (?), ten- 
dente esso pure a dimostrare i diritti dì sovranità della Santa Sede 

sulla Corsica. [Copia del sec. xvm: manca l'indicazione della pro- 



p) Capitali della storia del Concilio di Trento dello Sforma Pallavicini 
sostituiti poi dairantore (dalla biblioteca Casanatense). 

q) Lettera di Ferdinando I imperatore (13 marzo 1562): lettera indi- 
rizzata da Ratisbona a Ferdinando arciduca d'Austria nel settem- 
bre ! 576. [Manca l' indicazione del mittente della seconda, e per 
ambedue quella della provenienza.] 

r) Risposta alla scrittura della Corte di Torino sopra il preteso Concor- 
dato di Benedetto XIII. 

s) i. Atto mediante il quale Francesco Farnese I duci di Parma e Pia- 
cenza nomina suo procuratore il conte Luigi Suzzani suo ministro 
a Roma, per ottenere dal papa Benedetto XIII una proroga per 
l'obbligo di mandare un suo rappresentante a far omaggio e a 
prestar obbedienza al papa (i° marzo 1715). 

il. Breve di Benedetto XIII a Francesco Farnese con cui sì 
accorda la proroga richiesta (7 maggio 1725). 



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1 manoscritti di Costantino Corvisieri 427 



111. Lettere di Clemente XII agli elettori, ; 
scovi della Germania, al re di Francia, al cardinal de Fìeury per- 
che siano riconosciuti i diritti della Santa Sede sul ducato di Parma 
e Piacenza dopo la morte del duca Antonio Farnese (j mag- 
gio 1736). [I documenti contenuti nei fascicoli r, s sono tutte 
copie del sec. xvm, delle quali non e indicata l'origine.] 

t) Brtve compendio storico della famiglia d'Alberto d'Orso divisa in Caz~ 
^anemici, Savioli e da S. Alberto. [Copia autenticata da un notaio 
bolognese il 17 XII 1771.] 

u) Scrittura in cui si tratta dei debiti dello Stato pontificio al tempo 
di Pio VII (?) stesa dal computista generale della Camera apo- 

v) Lettera di Ercole Giofano a Federico Ranaldo, segretario del car- 
dinal Sirleto a Roma, a In palazzo alla libraria del papa », 28 gen- 
naio 1581. [Dal cod. Vatic. Reg. 2023.] 

x) I. Appunti sulle lettere autografe di Rosso Antonio Martini, scritte 
a monsignor Giovanni Bonari dall' 11 x 1721 al 23 XI 1734 con- 
tenute nel cod. Corsili. C. 1896. 

il. Poche notizie di atti pontifici (1499) t0 ' te da un diario o 

y) Sei fascicoli (segnati 6-9; 11-12) di estratti dagli Avvisi del mondo 
(1569-70), contenuti nel cod. Urbin. Lat. 1041. [Cf. Buste VII d; 
XIII a.] 

Busta XVII. 

a) Documenti pubblicati xxlV Archivio della R. Società romana di storia 

patria, I, 141, 242, 245; II, 227 sgg.; Ili, 236 sgg. 

Prefazione al compendio dei processi del S. Ufficio dì Roma da 
Paolo III a Paolo IV (cf. Archivio della fi. Società romana di 
storia patria. III, 261, 449). 

b) Prefazione al viaggio in Terrasanta per Fr. Niccolò da Poggi- 

bonsi. 

Prefazione alla « CollecKo canonam » di Deusdedit. 
[II fascicolo e) manca.] 

d) Regesto Farfcnsc. [Copia del regesto dal prologo di Giovanni Gram- 

matico fino al documento 23 (cf. l' edizione fatta per cura di 
U. Balzani e I. Giorgi, II, 20-56); copia del documento 1324 
e delle notizie cronistorìche seguenti, incompleta {ci. ediz. cit. 
V, 3'7-3*4V] 

Estratti dal cod. Vatic. 4872, miscellaneo. 

e) Memoriale di Lorenzo de' Cinque nobile romano (secc. xvi e xvn). 

[9 fascicoli.] 

Arehhio delt.i R. Società romana di storia patria. Voi. XXXI. 2& 



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428 <V9. ■SMagnanelli 



Busta XVIII. 

a) Elenca di manoscritti esistenti nella librerìa detta casa Mauri ri- 

guardante legazioni e nunziature diverse. 

b) Indice dì documenti esistenti nell'archivio Buoncompagni, nella 

maggior parte relativi a legazioni e nunziature. 

c) Documenti dell'archivio Brazzà: I. (i 441V, 17 agosto). Documento 

relativo alla contrada di Roma detta le due torri. 11. (1452, 1 J lu- 
glio). Altro documento come il precedente, ili. (1478, i° marzo). 
Testamento di Angelo del Bufalo de' Cancellieri. 

d) Diversi documenti tratti dal cod. Vatic. 3844 che è il diplomatico 

del monastero di S. Vincenzo o ad Aquas Salvias » relativi ad al- 
cune case che il monastero possedeva nel rione e canale di Ponte 
e alcuni altri beni fuori di Roma: il più antico (?) e del 1155, il 
più recente del 14)1 (et Busta VI, b). 

e) Quacdam instrumcnla tx archivio S. Gregorii Clivi Scauri. Ex Annoi. 

Camalduì. (605-1279). 

f) Excerpta tx iabuìario ven. orphanotìirophii S. Marine in Aquiro. [Ri- 

guardano la topografìa di Roma, artisti &c. 1437-1592; cf. Bu- 
sta IV, n,.J 

g) Quaderno di miscellanea (varietà, topografìa romana, artisti), con 

estratti dai codd. Vatt. 7950, 7931, 7934, 7935. 7937- 794". &>43, 
9027, 9034, Vat. Urbin. 1706. In fine al quaderno note sulle 
carte del monastero dei Ss. Cosma e Damiano « in Mica Aurea » 
(cf. Buste XIV. a e XIX, a>; excerpta dal Regesto Farfénse. 
li) Altro quaderno di miscellanea; I. Documento interessante per la 
topografia romana (non ha data, ne è indicata la provenienza). 

II. Due brevi scritture di Baldassarre Peruzzi (151;; sono 
contratti di costruzione). 

i;i. Lettera di Iacopo Sadoleto al papa (1535, 10 dicembre; 
copiata dal C. in Bologna). 

iv. Trascrizione delta stampa: La Trìumphantt Entrala di 
Carlo V ! ìmpi<atore Augusto In ne 1 alma \ Città de Roma Con 
e\ Signifi calo delti Archi triomphali \ & dette figure antiche | In 
;• '■• rt veni lattai, di cui l'autore è Zanobio Ceffino, edizione 
priva di luogo e di anno. 

v. Estrani dall'opera: Bullarium RR. PP. Rome apud Bla- 
dum. I)i9- 

Vi. Estratti dalla miscellanea del Fea. 

vii. Estratti dall'archivio di S. Maria «ad Martyres» (1367- 
1680). 



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/ manoscritti di Costantino Corvisieri 429 



, Documenti del sec. xvi riguardanti varie materie (nu- 
, topografia e storia romana Se.; senza indicazione di 
provenienza). 

IX. Lavori fatti ptr ìa Farnesina per conto di Agallino Chigi. 
[ienza indicazione di provenienza.} 

X. Appunti vari personali. 

i) Documenti tratti dall'archivio Caetani (1504-1557; 27 fascicoli). 



Busta XIX. 

a) Inventano dille pergamene che si conservano neWarchMo dei mona- 

stero dei Ss. Cosma e Damiano in * Mica Aurea a, secondo Tardine 
dei tempi correndo Vanno del Signore iSoi. [L'inventario è di Gae- 
tano Marini e si conserva nel cod. Vatic. 9111. La numerazione 
delle pergamene arriva (ino a 534, ma v* è una lacuna fra 238 
e 291: la prima pergamena di quest'elenco è del 949, l'ultima 
del 1318, 18 settembre; c(. Buste XIV, a e XVIII, g.j 

b) Memorie di Istrumenli diversi antichi rogali da CURTIO Saccoccia 

noi. Capital, che si trovano nel!' archivio del Campidoglio (archivio 
del Collegio de' notai). [È un elenco dì rogiti fatto nel sec. xvui: 
va dal rogito n. 5310 al n. 5567; bisogna però notare che dopo 
il rogito 5429 segue senza interruzione il n. 5530 : si tratta d'un 
errore del compilatore dell'elenco. Dopo il 5567 riprende dal 
n, 1617, e arriva fino al n. 5848. Il primo istrumento è del 1 568, 
8 ottobre: t'ultimo del 1582, 19 novembre.] 
e) Documenti relativi all'ospedale dei Longobardi tratti dall'archivio di 
S. Luigi dei Francesi. [Copie di tre brevi di Sisto IV del 1475, 
1478, 1488; copia di un inventario delle case e dei beni immo- 
bili appartenenti alla chiesa e ospedale di S. Maria « de Cellis » e 
Ss. Dionigi e Luigi re di Francia, redatto dal notaio Gio. Gia- 
como Bocca nel febbraio 1525.] 

d) Documenti tratti dagli acchiti di S. Apollonia e di S. Margherita 

in Trastevere. I primi appartengono agli anni 1)05-1670; i se- 
condi agli anni 1610-1696 (ci*. Busta IV, 1), 

e) Tre documenti tratti dai registri di corrispondenza della pontificia 

Segreteria di Stato ora conservali presso l'Archivio di Stato di 
Roma, riguardanti codici Vaticani passati all'Università di Hei- 
delberg (gennaio-maggio 1816). 

f) Documenti appartenenti all'archivio della cappella di o Sancta San- 

ctorum» (1 396-1504; cf. Busta VI, h). 



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QA. SMagnanelli 



Busta XX. 

Dieci fasci di schede con appunti, copie o transunti di do- 
cumenti relativi alla storia di Roma nei secc. vui-xvi. Ogni fà- 
scio comprende notizie e documenti per uno dei secoli suddetti : 
v'è di più un fascicolo in cui sono raccolte schede pei secoli sud- 
detti e per quelli anteriori, e l'abbozzo di uno studio sulla scuola 
anglo-sassonica e il danaro di S. Pietro. — Nel fascicolo osecolo x » 
v'è il principio di uno studio sui conti Tuscolani. — Nel fascicolo 
a secolo xiv » vi sono undici quinterni di documenti relativi alle 
verterne tra il Senato romano e Velletri, tratti, forse, dall' ar- 
chivio Segreto dei Conservatori di Velletri. — Nel fascicolo <c se- 
ti colo xv a v' e una copia, cavata dal cod. Angel. C . 7 . j, del- 
l'elenco degli Officiai*; Alme Urbis deputali per gli anni 1447-145}, 



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A PROPOSITO DELLA RACCOLTA 

DI 

EPIGRAFI MEDIEVALI DI ROMA 



i pubblicazione di un Corpus tnscriplionum Itati- 
j carum tnedii aevì, propugnata da vari dotti e in 
\ diversi congressi (i), è ancora allo stato di sem- 
plice progetto; e mentre i ripetuti voti provano il bisogno 
che ne sentono gli studi storici, la mancata effettuazione 
di un' opera così vasta e cosi irta dì difficolta mostra, a 
parer mio, che l'iniziativa, limitata regione per regione, 
debba lasciarsi più fruttuosamente ad associazioni storiche 
locali. Avviandosi per questa strada, non sarà forse molto 
lontano il tempo, in cui col fiorire dello studio dell'epi- 
grafia medievale, che ha cosi caratteristica importanza e 
troppo rari cultori, si andrà maturando l'edizione di questa 
importante e desiderata raccolta. 

A tutti gli storici è ben noto come Roma presenti, 
anche pel periodo medievale, una ricchezza singolare d'iscri- 
zioni, che nella relativa scarsità di altre fonti, sono un 
materiale prezioso per ricostruire la sua storia politica re- 
ligiosa ed artistica. Gli splendidi studi del de Rossi, l'im- 

(i) Villari in Rendiconti della Classe di se. mar. star, e filo!. del- 
l'Accademia dei Lincei, ser. v, XI, ì47! Novati in Alti del Congresso 
storico interna^. Ili, j-9; Casini in Memorie della R. Accad. di scienje. 
Itti, ed arti in Modena, ser. 111, VI, j-}4 e in Archivio storico iarda, I, 
JOI-80 ; Federici in BoUelt. della Società filol. romana, n.VII, j>p. 10-14; 
Beccaria, in Ardi, storico italiano, ser. v, voi. XL1II, disp. I (estr.). 



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portante saggio del Grisar, e d'altra parte l'infelice edizione 
del Forcella per l'ultimo periodo del medio evo, non hanno 
fatto che crescere il desiderio di veder raccolte criticamente 
tante epigrafi sparse in libri e codici numerosi, molte delle 
quali (fra quelle datate e conosciute, quasi un terzo) si sono 
salvate dalla devastazione del tempo e degli uomini, e deb- 
bono essere fedelmente riprodotte nella esatta e sincera loro 
lezione. Ben fece quindi la R. Società romana di storia 
patria a deliberare la pubblicazione delle epigrafi medievali 
della provincia di Roma; e si deve esser grati allo zelo 
del suo on. presidente, che ha deliberato si ponesse subito 
mano all' opera, con la quale si viene anche ad adempiere 
uno dei più vivi desideri dell'illustre de Rossi. 

Sarebbe prematuro fissare fin d'ora i criteri particolari 
che saranno seguiti nella divisata pubblicazione, di cui la 
nostra Società ha voluto che io assumessi la cura direttiva. 
Basterà dar notizia che ragioni storiche e paleografiche ci 
hanno consigliato a limitarla, per ora, dal vii a tutto il 
xii secolo e a comprendervi non solo le iscrizioni monu- 
mentali, storiche, votive e sepolcrali, ma anche quelle scol- 
pite sugli oggetti d'uso sacro, pubblico o domestico, dentro 
i confini geografici attuali della provìncia di Roma. 

Il prof. Angelo Silvagni ha volonterosamente assunto 
l'incarico di iniziare il poderoso lavoro, col preparare lo 
spoglio delle fonti stampate e manoscritte. Questo spoglio 
è già abbastanza inoltrato; ed ora come saggio dei risul- 
tati che si ottengono dall'esame critico delle fonti, egli 
pubblica una dissertazione su di una discussa epigrafe ro- 
mana, il cui testo, variamente edito più volte, e malamente 
interpretato, ha dato origine ad errori storici singolari. 
Questo sarà il primo di una serie di studi preparatori alla 
pubblicazione della raccolta; per la quale vogliamo sperare 
che gli studiosi non ci saranno avari di tutte quelle comu- 
nicazioni, che possano giovare alla migliore e più sollecita 
riuscita dell'impresa. G. Gatti. 



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PER LA DATAZIONE 

di una iscrittone romana medievale 
di S. Saba 



^{^ìessun' altra iscrizione medievale di Roma è stata 
> più discussa da vari eruditi nei secoli che corrono 
jì da! Cinquecento all'Ottocento di quella dedicata 
al vescovo Nepesino Giovanni, di cui rimangono in S. Saba 
due consunti frammenti; però ii suo singolare modo di 
datazione ha portato di errore in errore, benché esso sia 
tutt' altro che indecifrabile. 

Il Baronio (i) pubblicò pel primo l'iscrizione, che al- 
lora esisteva abbastanza ben conservata: a In Urbe contigit 
« mori Iohannem illuni Nepesinum episcopum, quem vidi- 
« mus superius (2) subscripsisse concilio Romano sub Paulo 
« papa, cuius sepulcri in eccl. S. Sabae Romae positi in- 
» scriptio extat adhuc»: 

1 Hoc humata iacent lohannìs membra sepulcro 
Qjjì Nepc fuerat Praesul in urbe quidem 
Ne nepa saeva sibi noceat, succurre Redemptor 

Et que contraxit crimina 

S Nempe loco sancto voluit sepelirier isio 

Quo per hos sanctos inveniat requiem 
Extensum per 6 . P . Q, . E . A conexa 

Christi annuiti monstrant, quo transiit iste sacerdos 
Obiit in pace II - KL • NÓV 
10 E T I 

(1) Baronius, Annoiti, a. 770, XIII, 65, 

(1) Ibid. XII, 661. Cf. Mansi, Condì, colitct. XII, 649. 



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434 CA Silvagni 

Nel gruppo delle lettere, al verso 7, che indicano l'anno 
della morte del vescovo Giovanni, il Baronio avendo cre- 
duto di riconoscere un miscuglio di note greche e latine, 
si diffuse a trattare del valore di quelle latine secondo la 
lezione di Iohannes Noviomagus (1) e fini coli' assegnare 
come data dell' iscrizione il 770, formato dall'addizione dei 
numeri corrispondenti rispettivamente a ciascuna nota : % 7, 
500, 250, 4. 

L' Ughelli (2) nella serie dei vescovi Nepesini, giunto 
all' « Iohannes w del 74}, aggiunse: « Romae decessit a. 770 
« sepultusque est apud S. Sabam olim celeberrimam abba- 
« tiam, ubi adhuc eiusdem tumulus cum hac mscriptione 
«spectatur»; e riprodusse l'iscrizione deformando strana- 
mente la lezione del Baronio nella data del giorno e in 
varie lettere greche. 

Dopo oltre un secolo il Corsini (3) ritornò sull'epigrafe 
medesima, senza però discuterne la datazione, ma solo per 
aggiungere in nota al testo del Baronio le correzioni se- 
condo il ms. del Doni (4), e specialmente per dare una spiega- 
zione delle sigle finali E *? 1 , che il Baronio avea comple- 
tamente trascurate; egli pretese riconoscervi una ripetizione 
della data con sole note greche, cioè 'E(touc) o x E(tk) WOI, 
corrispondente all'anno 771, che cercò conciliare, molto 
speciosamente invero, col 770, dato dal verso settimo, av- 
venendo che per i monaci greci di S. Saba fin dalle calende 
di settembre era cominciato l'anno 771. Ad ogni modo la 

(1) Sart; et Settele, Apptndìx ad Dionys. opus de Cryptis Calìe., 
Romae, 1840, p. 76. Cf. Du Cange, Glossar. trud. et ìnf. iatìn'tt. lettera A. 

(2) Ugkellius, Italia sacra, I, 1025. Nel verso 4 dell'iscrizione 
dà eri»...; nel 6° ittvmUt; nel 7 O. P. Q.. E . A; nel 9 «.xn. kal. 
■ Novemb. a; nel io 1 E . M . O . L . Riprodusse a parola il suo testo 

G. Ranghiasci, Memorie siano relazioni storiche sull'origine di 

Wepi, Todi, 1845, p. 122. 

(5) Cobstnius, Notae Graconim, Florentiae, 1749, dissert. HI, 
pp. LIY-Y. 

(4) E il cod. Vat. Barber. lat. 2756 (già XXXIV, 73). 



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Ter la datazione di una Ì3cri\. di S. Saba 43 5 

interpretazione parve ottima anche all' Oderici (1), che ri- 
produsse ugualmente l' iscrizione. 

Ma ormai l'epigrafe marmorea de! vescovo Giovanni 
era quasi completamente perita, come anche il Corsini lascia 
capire ; e lo scarso frammento, che ancora esisteva a S. Saba, 
pubblicò il Galletti (2) in modo abbastanza inesatto, e non 
meno trascuratamente riprodusse il Marini (3) nelle sue 
schede. 

Con maggiore esattezza ne dettero il facsimile Sarti e 
Settele (4), i quali, imbattutisi in questa iscrizione nello sfo- 
gliare il cod. Vat. 6040 e la silloge ms. del Marini (5), la 
ripresero dì nuovo in esame. Al loro acume non sfuggi 
come lo stile dell'epigrafe non poteva adattarsi al sec. vili, 
e avrebbero potuto aggiungere che ad escludere il 770, 
oltre il confronto paleogra6co, bastava il fatto che già nel 769 
esisteva un altro vescovo Nepesino (6), Pottho, il quale ap- 
parisce tra ì firmatari di un atto di concilio. Ma essi scopri- 
rono l'errore nel falso valore che il Baronio avea attribuito 
alle « notae « lat. P e Q, che corressero in base alle regole 
di Uguccìone (7), e sommando a loro volta questo miscuglio 
di note latine e greche, vennero a fissare l'anno 1063. Spo- 
ti) Odebicus, Dissertatioms tt obsrrvatianis in iiuditas ìnscriptio- 
nei, Romae, 1765, p. 194. 

(2) Galletti, Inscrìpt. Romana: infimi aevi Roma* rxtantes, Ro- 
mae, i76o,p.I,d. v,n. J.p.417- 

(j) Cod. Vai. lai. 9071, e. 401. 

(4) Sarti et Settele, op. cit. tav. xxxv, n. 4; p. 74 sgg. 

(5) Cod. Vai. lat. 9072, e. 381, n. 5. 

(6) Mansi, op. cit, XII, 715. CC Gams, Ser. episc. p. 708. Non 
è fatta menzione di questo vescovo né in Baronio, ne in Ughelli, come 
osservò G. Tomassetti in Archivio R. Società romana di storia patria, 
V, a. 1882, p. $98. 

(7) Du Cance, op. cit., vedi lettere P e Ci. U Du Cange riporta 
alla lettera P i quattro ultimi versi della nostra epigrafe colla data 
del Baronio, benché riporti i versi di Uguccione, in cui a P e Q. si 
di il medesimo valore di G , cioè 400, e non rispettivamente dì 7 
e ;oo. 



, v GoogIe 



436 ©4 Silvagni 



stata cosi la data, cadeva naturalmente anche l'interpretazione 
del Corsini rispetto alle sigle finali; ma i due dotti, conser- 
vando il principio che esse dovessero ripetere la data, però 
secondo l'èra greca, con il semplice cambiamento di T in O 
(veramente a ciò non li autorizzava il Doni da essi citato) 
e col sottintendere uno <yffyp.a dinanzi ad esso, giunsero 
ad avere l'anno 6571, *E(touc) (5) 001, in cui trovarono 
la piena conferma dell'esatta datazione, giacché esso cor- 
risponde al 1063 dell'era volgare. Credettero quindi di poter 
aggiungere un nuovo vescovo Nepesino ai pochi che si 
conoscono del sec. xi, e di poterlo identificare con un con- 
temporaneo (1) abate di S. Saba. 

Tutta questa discussione sfuggì al Duemmler (2), che 
pubblicò l'epigrafe nel testo del Baronia con semplici mo- 
dificazioni ortografiche; mentre il Tomassetti (3), oppu- 
gnando la data del Baronio col nuovo argomento accennato, 
confermava quella di Sarti e Settele. 

Per ultimo il rev. D. Bacci (4), illustrando le epigrafi 
sepolcrali del primo medio evo venute in luce nei recenti 
lavori di restauro a S. Saba, si occupò di volo della iscri- 
zione di « Iohannes Nepesinus » nel dar notizia di un secondo 
frammento da lui ritrovato, nella cui lettura fu tratto in 
qualche inesattezza a causa del suo stato anche più deplo- 
revole dell'altro preesistente. Do qui la lezione esatta dei 
due frammenti (5) : 



(1) Odericus, op. cit. p. 284. 

(2) Duemmler, Poetai atvi Carolini, I, 99 e 109. A p. 6) I egli dette 
il frammento nella lettura esattissima di L. Traube, il quale alla lacuna 
del 4 verso supplì «deme deus». 

(3) Tomassetti, op. cit. p. 596. 

(4) In Nuove Bollettino dì ardimi, cristiana, a. 1907, fase. 4, p. 322; 
cf. ibid. fase. 1-3, p. 17. 

(>) Le dimensioni dei due frammenti sono le seguenti: del frani- 
mento a) cm. 45 J X 55 1; di b) una misura media di cm. 43 X Ì4> 



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'Per la datazione di una iscri'r. di S. Saba 437 



.jEPELIRIKR ItfTO* 



IUVN SI IT 15 
N PJV C ■■■ 



SACERDOS- 

\ H L- NOV* 



Ma come era errata la datazione del Baronio, così non 
lo è molto meno quella di Sarti e Settele. Il loro errore 
fu di fermarsi al testo del cod. Vat. 6040, che del resto 
riconobbero corrispondere pienamente al Baronio, senza ri- 
cercare se esso riproduceva la vera lezione dell'epigrafe; 
eppure dovevano metterli in sospetto il Doni e più il Marini, 
che richiamarono in nota. Sono infatti diversi, e sufficienti 
per ristabilire la lezione esatta dell' iscrizione i codici, in 
cui ho potuto ritrovarla. 

Rimane nel codice Bruxellense del de Winghe, cod. 
Brux. 17872, e. 16 b, di cui è una semplice copia il cod. del 
Menestrier, Vat. lat. 10545, c * '9 1 (l cz ' one A); da una 
copia non molto esatta di esso deriva il testo del Cittadini, 
Vat. lat. 5253, e. 191 (trascritto trascuratamente dal Marini, 
in codd. Vat. lat. 9072, e. 381, n. 5 e 9108, ce. 44-45) (1) 
e da questo a sua volta dipende il Doni, cod. Vat. Barber. 
lat. 2756, e. 42 (lez. A'). Al Baronio fanno capo, oltre ì 



(OQ.L 
segnate le 
ronio e del Doni, 



è che una brutta copia del precederne, e vi sono 
al testo del cod. 525) in base a quello del Ba- 



, v GoogIe 



438 Q/i. SUvagni 

testi editi, la copia del Metello, cod.Vat. 6040, ce. 89-893(1), 
quella del Vat. Barber. lat. 2756, e. 402 e del Cancellieri, 
cod. Vat. 9167, e. 318, e leggere differenze presenta la Col- 
keianea del Bosio, cod. Valliceli. G. 28, e. 63 (lez. B). II 
ms. dell' Ugonio, Theatrum urbis Romae, cod. Ferrarien- 
sis 1 6 1 . P . 1 . 8, e. 1 349, dà un testo particolare, che, come 
apparirà in appresso, doveva forse dipendere da quello che 
il Panvìnio trascrìsse (2), ma che non è conservato (lez. C). 
Fra questi gruppi, che non molto differiscono pel testo ad 
eccezione di C , A dà più l' idea di una diretta trascrizione 
sulla epigrafe a causa della riproduzione più esatta dei nessi, 
delle abbreviature e delle righe, in cui era ripartita. 

Analizzando verso per verso, si può osservare che nel 
primo la croce iniziale è messa da tutti i codd. eccetto il Ba- 
ronio, il nesso N di iacent è dato da A e A' (eccetto il Vat. 
Barb. 2756), l'abbreviazione IOHIS solo da A; V b di st- 
pulchro è omessa solo in B . 

Del secondo verso si hanno due lezioni: 

Quod Nepe fecerat proemi in urbe quidem 
e l'altra: 

Qui Nepe fuerat pracsul in urbe quidem 

La naturalezza del senso e la metrica, che è generalmente 
ben osservata, consigliano la seconda, benché la prima abbia 
l'appoggio dei codd. più autorevoli A e A', la cui errata 
trascrizione si può spiegare collo stato logoro della lapide 
per la parola fuerat e colla conseguente interpretazione di Q 
per quod (3); A dà l'abbreviatura PSVL. La parola arte 

(1) Vi è riprodotta con le medesime parole la discussione del 
Baronie sulle « notae o, e a lui rimanda esplicitamente, cosi pure il 
cod. Barber. seguente. 

(2) CoJ. Vat. 6781, e. j88b. 

(}) Benché non dato da A il compendio QV1 si può ammettere 
dietro quello in QVIDEM che esso riproduce : che A non arrivi fino allo 
scrupolo dell'esattezza lo mostra la mancata riproduzione di REQV1EM 
al verso 6 ; et. frammento b). 



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'Per la datazione di una iscrt'%. di S. Saba 439 

invece di urbe, data dai coati, del Marini 9072 e 9108, non 
ha valore alcuno perchè non si trova nel loro originale, 
cod. Vat. 5253 ; sopra il nempe, dall' Ugonio aggiunto fra 
parentesi dopo nepe, tornerò fra poco. 

Nel terzo verso tutti ì codici concordano, il solo A dà 
i nessi re di ntpa, JE di saeva e REDÈPTOR; Bosio ha 
una lacuna nel posto di ntpa, colla glossa interlineare mors, 
e 1 due codd. del Marini malamente nepe. 

Il quarto verso è così riprodotto in B (1): 

Et que eontraxit crimina 

inA'(2): ET QVE CONTRAXI CRIMINA 'EP... E PIVS 
in A: T.QVE CONTRAX ■ CRIMINA IP : E : PIVS 
in cui i nessi e l'abbreviatura sono confermati dalla strana 
lezione dell' Ugonio : 

Ttque contro X crimina EP . SP . PI . 
Nessun codice segna né in questo, nò in altri versi, il punto 
finale, che il frammento b) mostra dovea essere alla fine di 
ognuno. 

Il quinto verso è dato in A : 
ANT LOCO SCO VOLVIT SEPELIRIER ISTO 
i codd. A' cambiano in iste l'ultima parola, contraddetti 
del frammento b); B all'onte sostituisce nempe e C quippe. 

Nel verso seguente : 

Quo ptr bos sanctos invemat requiem 

il solo A' da la sigla *?, il solo A SCOS e nessuno riproduce 
esattamente il REQVIEM del frammento b). 

(ti Bosio dà U glossa interlineare oChriste lava a. 

(1) Nel cod. Vat. }2>j e per conseguenza nei due codd. del Ma- 
rini questo verso è cos'i trascritto: 

Et que contraxì crimina TER ...e plus . . . Urge 
dove È introdotta a far parte de! verso la glossa marginale « terge » 
dì TER ... e, la quale del resto si irova anche in A . 



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440 ©f. Sitvagni 

II settimo verso, che è il più interessante, fu così tra- 
scritto dal Baronie : 

Extensum per H . P . Q . E . A connexa 

il Bosio e l'Ugooio differiscono solo per la sigla di mezzo 
e cioè: 8PQEA senza alcuna interpunzione; A e A' (r) 
concordemente: 

EXTENSVM PER ePq-TA CONEXA 

Questa perciò rimane la vera ed esatta lezione; giacché 
Y Extra sum dei codd. Vat. 9072 e 9108 è un altro errore 
di lettura fatto dal Marini. 

Che l'ultimo esametro, dato dal Baronìo in un sol rigo, 
dovesse essere rcpartito in due lo mostra la semplice os- 
servazione del frammento b), che tra il requiem e il sacerdos 
presenta non una, ma due linee abrase, e indica pure che 
Ì due membri dovevano per simmetria terminare ugual- 
mente in colonna cogli altri versi interi. Infatti A riproduce 
anche le spazieggiature e cioè : 

XPI ANNVM MON STRAlT 
QVO TRANSIIT ISTE SACERDOS 

Xpiamim è la lezione erronea comune a tutti i codici A', 
come pure è comune una lacuna nel secondo membro : 

Quot iste sacerdos obiti in pace-II-kl. nov.; eppure, 

dopo tutto, il frammento a) mostra che le lettere di mezzo, 
per quanto consunte, non erano addirittura illeggibili; ed è 
questa la miglior prova che tali codici derivano da una 
copia o trascurata o difficile dell'iscrizione. 

Le sigle dell' ultimo rigo rese dal Baronio per E V 1 , 
e da Sarti e Settele per EOOI, non hanno l'appoggio di 

(1) A e il cod. Vai. 52;;, seguito dal Marini, presentano la nota 
marginale 6 900 



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Ver la datazione di una iscr/'r. di S. Saba 441 

alcun codice; infatti tutti (1) danno EX 01, però la se- 
conda sigla non presenta la lineetta trasversale superiore 
nell'Ugonìo e nel Bosio, il quale poi non segna l'ultima I . 
Dietro il confronto tra i vari codici si può quindi con 
tutta sicurezza ricostruire l' iscrizione in questo modo (2) : 

* HOC HVMATA ÌACEff IOHIS MEMBRA SEPVLCHRO - 
CiNEPE FVERAT PSVL IN VRBE Q.DEM- 
NE 1EPA S^VA SIBI NOCEAT SVCCVRRE REDETTOR - 
T QVE CONTRAE CRIMINA 'ERGE PIVS ■ 
AN"E LOCO STO VOLVIT SEPELIRIER ISTO - 
QVO 2 HOS SCC>S INVENIAT R E Q EM - 
EXTENSVM PER e P q - "E A CONEXA - 
XTl ANNVM MON S T R A *T - 

QVO TRAN SI IT IS TE SACERDOS- 
>. OBI IT IN PA CE II KT NCTV - 

€ - X O - I ■ 



Così ristabilito esattamente il testo dell' epigrafe, la da- 
tazione riesce facile e sicura : sparisce il miscuglio dì note 
greche e latine, che non ha alcun esempio certo (3), e ri- 
mangono solo le sigle greche © P q et A , che lette di 



(l) A separa ciascuna sigla con un punto e riproduce e; 
la prima sigla nella forma greca £ , 

(a) Dai frammenti rimasti si possono calcolare le misure dell'epi- 
grafe con una buona approssimazione: le lettere presentano un'altezza 
costante di era. ;, e gli spazi interlineari di cm. i|, quindi l'epigrafe 
aveva la forma allungata di circa cm. 9; per cm. 70 di altezza. 

(3) L'esempio dato dal Corsini, op. cit. p. lv, è sicuramente 
un' iscrizione del iv o v sec. in opposizione al 652, che le attribuisce. 



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4-12 Ctf. Silvagni 

seguito, con due trascurabili errori di prosodia (i), ci danno 
il regolare esametro 

Extensum per theta, rho, coppa ei delta conexa 

che chiude i tre distici anteriori e fa coppia coli' esametro 
seguente, e a questo non avean porto niente né il Baronio 
nò Sarti e Settele; eppoi queste sigle medesime connexa 
per extensum e non addizionate disordinata- 
mente portano al nove cento novanta e quattro, che è 
l'anno (2) definitivo della morte del vescovo Giovanni. 

Rimane da considerare l' interpretazione data dal Sarti 
e Settele alle sigle finali G-X-O-I, che casualmente con- 
fermava la loro datazione; ma anch'essa cade, se si osserva 
che al pari di quella del Corsini poggia sopra un' arbitraria 
deformazione del X e richiede si sottintenda l' episimon q 
senza poi addurre alcuna prova sicura. Ora di questo segno 
io non sono riuscito a trovare un corrispondente ne' vari 
trattati e raccolte di paleografia ed epigrafia greca e ne lascio 
la decifrazione ad altri più valenti. Però io credo che la 
chiara datazione dell' interno dell' epigrafe ne rendesse inu- 
tile la ripetizione in fine, e che esse siano vere e proprie 
sigle (3), e senza abbandonarmi a congetture incerte non 

(0 Cioè l' abbreviazione di rhó e di cSncxa; del resto la prosodia 
non lascia molto a desiderare, altre alterazioni sono soltanto al v. 1 
h&mata; al v. 2 nfpt e al v. 6 pie, 

(2) 11 q e indubbiamente un coppa, benché presenti tal forma 
raramente anche la nota s e più spesso lo oitypa, ma col prolun- 
gamento dell'orizzontale superiori' (Wattenbach, Ardiit. \. griteb. 
Paleogr. s. 92; Reinach, Epipapbìt grecqiu, p. 12); Gardthausen, 
Gricch. Paìcograpbìc, s. 220). Ad ogni modo lo esclude la composizione 
del numero, che, come per le centinaia, avrebbe richiesto dopo io( 
la sigla 1, contro la lettura naturale, che permette nove cento, ma 
non cinque o sei dieci. 

(}) Esempi di epigrafi con simili sigle (inali si hanno nelle tscrìi. 
di Sergio (a. 981) e di Crescenzo (a. 984) in S. Alessio; vedi Neri 
NR"S, De eotnobia S. Altxiì, pp. 68, 84. 



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Ver la datazione di una iscri\. di S. Saba 443 

posso tacere una che mi seduce. Se nel detto segno si fosse 
sicuri che per un leggero errore del mal pratico lapicida 
fosse invertita alquanto la posizione di un rè, allora si avrebbe 
un corrispondente quasi uguale nel nesso rè dato dal Cor- 
sini (1) per xf, xok, e dal Gardthausen (2) come prima sil- 
laba di xé(vrpov); alle sigle €-fé-0-I si potrebbe allora 
adattare la frase dì un'altra epigrafe (3): 'E(vfti5e) f€(lvw) 
'0(acéx) 'I((oiwou), che ripigliando il concetto del primo 
verso, compirebbe con una simmetria di pensiero la rigida 
simmetria esterna dell'epigrafe. 

É d'un certo interesse la notizia che ci dà l'Ugonio (4) 
riguardo al luogo preciso dentro S. Saba, in cui si trovava 
l' iscrizione : « Ad laevain pattern ante fere altare (SS. Pie- 
« tatis a comu epistolae) est vetus inscrìptio, quam dicunt 
« esse Iohannis Vili, qui cum esset sepultus in ecclesia 
« S. (Mariae) de Pallara iuxta arcum Titi in Palatino, fuit 
« huc, ea ecclesia diruta et prophanata, transportatus. £pi- 
« gramma autem an de ilio loquatur, nondum attirino»; 
e il Panvinio a e. 388 b del cod.Vat. 6781 aggiunge: « Io. pp. 

« Hoc humata iacent In pavim. tabula marmorea », 

la qual notizia è spiegata dall'altra a e. 107: «In S.Saba 
« condito Iohannes XIV n. 

La interpretazione del rupe del secondo rigo, che l'U- 
gonio nota debba intendersi nempt, spiega l'errore in cui 
caddero tanto lui, quanto il Panvinio, attribuendo l' iscrizione 
ad un papa : infatti così spiegato il nepe, ne conseguiva che 
il pretesili in urbe fosse un pontefice ; e se non so dar la ra- 

(1) Consuma, op. cit. p. j6. 

(2) Gardthausen, op. cit. p. 25}. 

)}) Corpus inscript, graecarum, IV, n. 9170, p. 466. 

(-ti Coti. Ferrai, gii citato. Ancora nel pavimento fu trovata dal 
Traube. CI. Duemxler, op. cit. p. 6}i: «lapiderai ab Augusto Ma u 
« frustra quaeshum reperii nuper L. Traube mutilum in pavimento 
■ ecclesiae ante altare positumc La notizia dell'Ugonio col relativo 
testo dell'epigrafe debbo alla cortesia del prof. Pesarini; colgo pure 
l' opportunità di ringraziare il prof. Gatti delle sue osservazioni. 

Archivio della R. Società romana di noria patria. Voi. XXXI. ^9 



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444 ©A Sìlvagni 

gione, per cui ìl Panvinìo l'attribuisse a Giovanni XIV (i), 
essa è ovvia però pel caso di Giovanni Vili, dietro la 
itata notìzia, che l'Ugonio dà sul sepolcro e sulla poste- 
iore traslazione in S. Saba di tale pontefice, e che egli at- 
nse dal Fulvio e dalle aggiunte del Ferrucci (2). 

Ma ristabilita la data sicura della epigrafe, non meno 
sicura si presenta fortunatamente la identificazione del 
nostro vescovo Giovanni. 

Infatti nella serie dei vescovi Nepesini del secolo x 
l'Ughelli (3) ricorda un «Iohannes», che nel 963 fu pre- 
sente al conciliabolo contro Giovanni XII, e un altro « Iohan- 
« nes episcopus s. Nepesinae ecdesiae et bibfiothecarius 
« s. apost. Sedis », che apparisce come sottoscrittore di ben 
nove atti dal 25 gennaio 986 al 3 febbraio 993 (4). Questi 
è senza dubbio lo « Iohannes » a cui fu dedicata in S. Saba 
la contrastata iscrizione, che per i caratteri stilistici e pa- 
leografici conviene benissimo a quel tempo; né fa difficoltà 
quel che ad esso aggiunge 1' Ughelli: « Hunc illum arbitrar, 
a qui Romae in eccl. S. Sabinae tumulatur, ubi in marmorea 
« tabula demortui episcopi cum hac inscrìptione spectatur 
« effigies 

Episcopus Iohannes, quem rogo Claude sinus 
Habraae iacet hit Nepesinus ». 

(1) Facilmente l'attribuzione dell'epigrafe a Giovanni XIV non 
fu ristretta al Panvinìo; perchè essa sola da ragione della segna- 
tura 984 data in nota da A e dal cod. Val. 5 25 j, in tale anno ap- 
punto morì Giovanni XIV. 

(2) Fulvius, Antiquilates Urbis, Romae, 1527, p. cvuia; G. Fer- 
rucci, Antichità di Roma di A. Fulvio... con le aggiuntumi dì G. F., 
Veneti a e, 1588, p. 109. Curioso il fatto che sotto il nome di Gio- 
vanni Vili si intendesse la famosa papessa Giovanna. Cf. Brltii's, 
Ardi. Vitic, arm. VII, t. XVI, e. 122 sgg. 

(3) Ughellius, op. cit. 1, 1028. 

(4) Jaffé, Regista pontijicum, I, nn. 1826, 3827, 5828, }8^2, 3834, 
3836, 3837, 384}, 3848. 1 due vescovi Giovanni sono facilmente la 
medesima persona, come accenna il Mohoni, Dinoti, eccl. LXXI, 114. 



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Ter la datazione dì una tscrij, di S. Saba 445 

Tale epigrafe riportata anche dal Marini (cod. Vat. 9108, 
e. 45) si trova ne! ms. del Gualdi (i), ed il Bruzio (2) 

meglio la riproduce in caratteri semigotici: EPS 

IOHES f QVEM ROGO dande siimi Abrat Iactt hic 
mpesinus. 

La paleografìa, il verso leonino non avrebbero certo 
ingannato qualunque altro che fosse stato meno trascurato 
dell' Ughelli per il lato epigrafico, ma il vedere 1" iscrizione 
incisa intorno alla figura « demortui episcopi » dovea ben 
porlo in guardia dall' attribuire al sec. X una « tomba ter- 
« ragna » (3). 

A. SlLVAGNI. 



(1) Cod. Vat. lat. 8154, e- 459 B, dove presema la sola v 
+ EPS IOHES ; da questo ms. la riporto il Forcella, Iscri%. dille 
cbitse romane, VII, 296. 

(a) Archivio Vaticano, armad. VII, t. XVII, e. 99 b, 
(j) Con molta probabilità appartiene al vescovo di Nepi Gio- 
vanni, che fu pure vicario di Roma e mori nel 1322. Cf. Ughelli, 
loc. cit.; Gams, loc. cit. e Eubel, Bullarium Franciscanum, V, 616. 



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Orchia nel 'Patrimonio 

APPUNTI DI TOPOGRAFIA E DI STORIA 



ifiw l nome ha resistito più del castello. Con lieve de- 
ì"3 I§S f° rimz Ì° ne > s ' chiama Norchia anche oggi una larga 
$Ì$$it- tenuta a dieci chilometri circa da Bieda, in mezzo 
a cui Orchia sorgeva. Chi, movendo da Vetralla per la via 
della Poiana, arriva al colatore di Sferra cavallo sul fosso 
Biedano, vede su di uno stretto e lungo colle dai fianchi 
dirupati delincarsi i ruderi di una chiesa e di un castello 
merlato. È quanto resta dell'Occhia medievale. Se egli voglia 
visitare quei miseri vestigi, rimontando il Biedano e il Pile, 
s'incontrerà in un erto sentiero che lo condurra ad un 
arco di porta fatiscente (fig. i), donde per una stretta e 
profonda trincea, vera strada etrusca, salirà sulla lunga ed 
angusta spianata. 

Nulla a prima vista che sembri dover attrarre l'atten- 
zione dello studioso. Tutto intorno silenziosa solitudine: 
solo a rari tratti un mugghio di selvaggia vaccina o un 
belato di pecora errante ; uno strider di falco o un mesto 
canto di pastore. Ma l'animo consapevole nel lieve alitare 
dell'aria seme come un susurro misterioso di voci. Son le 
anime dei mille defunti che dalle violate tombe sospirano? 
Tutt* intorno difatti è un immenso cimitero. Lungo i fossi 
Pile, Biedano e Acqua Alta, nelle rupi tufacee che chiudono 
vallee, gli Etruschi tremila anni fa scavarono 



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448 L. %ossi - T. Egidi 

le dimore pei loro morti. Il piccone e lo scalpello liscia- 
rono la roccia, la incisero, la modellarono, figurando qua 
case a terrazze fiancheggiate da lunghe gradinate, là porte 
rastremate verso l'alto, disegnate e sagomate su svariati 
modelli, dove semplicissimi, dove ornati di rilievi geome- 
trici e figurati. Nella valletta di Acqua Alta le case dei morti 



talora prendono forma di templi maestosi : i frontoni a tim- 
pano sembrano usciti dalla mente d' un architetto dorico, e 
nei piani risaltano ancora figurazioni umane non senza forza 
e verità (fig. 2) (1). 

(l) Parte di uno dei migliori tra questi frontoni k Stata tagliata 
e trasportata al museo Etrusco di Firenze. 



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Orchia nel 'Patrimonio 



Le case dei moni sono il solo segno di vita di quei 
lontanissimi secoli! Nell'area della città, solo il tracciato 
della via d'accesso profondamente incassata può risalire agli 



Etruschi ; ogni altra cosa di quei tempi è scomparsa l Scom- 
parsa anche è ogni traccia della vita romana, se non forse 
un solitario rudero di opera a sacco sul fianco della via. È 
anche esso un resto dì sepolcro? 



, v GoogIe 



450 L. %osst - C P. Egidì 

Pure la cittadina che s'adagiò sullo stretto colle, non dovè 
mancare dì una qualche importanza. Molte strade vi foce- 
vano capo. Anche oggi è facile scorgere le tracce dì una 
che veniva dal Foro Cassio, seguita con una certa fedeltà dal- 
l'attuale strada della Poiana; di una seconda, la Clodia dei 
Romani, che da Blera saliva ad Orchia e di la seguitava per 
Tuscana ; di una terza che, distaccatasi dalla precedente, con 
lieve giro si volgeva su Tarquinia; dì una quarta, che 
uscendo dall' abitato si dirigeva a mezzogiorno verso Luni, 
altro scomparso oppido etrusco (i). 

Ma né splendore d'arte, né frequenza di viandanti la 
salvarono dall'oblio. Chi sa dire anche solo quale fosse al- 
lora il suo nome ? chi quando nascesse il nome di Orchia ? 
Fu portato solo dal piccolo castro medioevale, o lo impo- 
sero al luogo i Romani, ovvero anch'essi lo colsero dalle 
labbra dei conquistati Etruschi? 

Impossibile, per quel che oggi conosciamo, rispondere 
alla complessa domanda. Ne le iscrizioni etnische, che pure 
non scarse si conservano nel nostro territorio, né le fonti 
letterarie od epigrafiche latine fecero ricordo di Orda o di 
un sito appellato con simile nome in questa regione della 
Tuscia. Il Galletti, che primo ne discorse, credette il nome 
derivato da una divinità etrusca Horchia (2). L'Orioli 
congetturò che nella forma Orde o Urcle risalisse ai 
Tirreni (3), e fu in questo seguito dal Dennis(4); ma il 
dotto Viterbese fu tanto poco sicuro della sua opinione, 
che prima aveva creduto riconoscere nella Orchia me- 
dioevale la « Nurtia » ricordata da Giovenale (5); mentre 

(1) Era su una collinetta tra il fosso Vesta, il torrente Canino e 
il fiume Migliorie presso Bieda. Cf. Civiltà Cattolica, S. IV, t. j, 570; 
t. 6, 470. Per le strade qui indicate vedi la tavola I. 

(2) Del Vistarono &c. p. 35 sg. 
(;) Ann. hnt. i8}j, p. 22. 

(4) Df.nnis, The rities and ctmeteries ef Elruiia, I, 19}. 

(5) Opuscoli kit. di Bologna, 1818, I, )8. 



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Orchia nel 'Patrimonio 451 

altri col Canina sul colle di Morchia poneva la irreperibile 
« Contenebra » (1). 

Chi non voglia abbandonarsi a fantastiche ipotesi, dovrà 
accontentarsi a constatare sui colli di Norchia le mute te- 
stimonianze di una cittadina ricca e rigogliosa di vita rid- 
i' ultimo periodo della civiltà etnisca e durante il dominio 
romano; ma gli sarà dato seguirne, per quanto saltuaria- 
mente e con poca sicurezza, le vicende, sposando alla inar- 
ticolata voce dei ruderi quella animatrice dei documenti, 
solo per le posteriori età, quando di contro alle splendide 
tombe delle ricche generazioni passate sorsero le umili case 
dei miseri epigoni. 

C'incontriamo nel nome «Orda.» la prima volta in un 
documento del luglio 775 (2), nel quale, come è naturale, 
essa ci appare ancora in territorio longobardo. Il ducato 
romano infatti non si estendeva di là da Blera, ed Orchia, 
così prossima al confine, assai probabilmente era stata for- 
tificata dai Longobardi per guardarlo. Carlo Magno occupò 
questa parte della Tuscia nella sua prima spedizione, ma 
non ne fece subito dono alla Chiesa. Solo nel suo terzo 
viaggio, l'anno 787, i confini della Donazione si allargarono 
alla parte meridionale della Tuscia longobarda, includendo 
Toscanella, Viterbo, Orvieto, estendendosi fino a Città di 
Castello; in quel largo dono, confermato trentanni dopo da 
Ludovico il Pio, fu compresa anche la nostra Orchia (3). 

(1) Etruria maria, par. V, p, 49. 11 Dennis accetta anche questa 

(2) Aimo voltarius habitator castri Viterbii, una cum filio meo 
11 Petra clerico offerimus nos cum omnibus rebus vel substantiis no- 
« stris in mon. S. Dei gen. Mariae... ubicumque habere et possidere 
a visi suraus tati) hìc iti Vi terbio quamque in Tuseana, Orcla seu 
n Castro atque super alpes et aliis quibuseumque locis vel finibus 
nLangobardorum u; Rtg. Farfmie, ed. Giorgi -Balzani, II, 85. 

(}) Di questa donazione manca il testo, ma è largamente rias- 
sunta nella lettera dì Adriano I segnata nel J.-L. col n. 2460; ed. nel 
Cod. Carol.p. 256, Orcla non è indicata nominativamente, ma, detto 



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452 L. 1(ossi - <P. EgiJi 

Se da questi documenti abbiamo notizie delle vicende 
politiche del castello, da altri più modesti ci è dato arguire 
qualche cosa delle sue condizioni e della estensione del suo 
contado. Nel territorio viterbese e nell'orclano s'era andato 
accumulando un non spregévole patrimonio dell'abbazia di 
Farfa, e qualche proprietà vi aveva acquistato il monastero del 
Salvatore sul monte Amiata. Dai documenti dei due cenobi, 
che a tali possessi si riferiscono, ci è concesso trarre qualche 
dato per giungere a probabili induzioni. 

La citata carta del 775 distingue i territori di Viterbo, 
di Orchia, di Toscanella, di Castro. Sono appunto ì territori 
che sulla frontiera longobardo-romana formavano le lon- 
gobarde diocesi di Tuscana e di Castro («Visentium») di 
fronte alle diocesi romane di « Centum Celle » e di Blera(i). 
Orchia e Viterbo appartenevano alla diocesi Tuscanense, che 
aveva assorbito laTarquinìense,eil territorio orclano era ap- 
punto intermedio tra quelli di Tuscana e dì Viterbo ; era 
quello che più perfettamente fronteggiava il territorio Merano. 

La linea che lo divideva da questo è, con precisione e 
ricchezza dì particolari, indicata nella bolla di Leone IV al 
vescovo di Tuscana Virbono, quando traccia il confine 
meridionale della diocesi Tuscanense: « A mari magno et 
« inde per fluvium Minionem, siculi recte extenditur in 
« crypta S. Pancmii et siculi recte extenditur in pedem 
a Leuprandii, qui est inter territorium Orclanum et Bleda- 
« num, et recto pergit ad cavam Fardengam et inde transit 



dì Soana, Bagnorea e Viterbo, il papa aggiunge: ■ ceterasque ci 
Però nel diploma imperiale doveva apparire il suo nome, perche nella 
conferma dell' 817 Ludovico fece scrivere: « in partibus Tuscie Lango- 
« bardorum Castellum Felicitati:, Urbiveterem, Balneum Regis, Ferenti, 
■ Castrum Viterbium, Orciai, Mariani, Tuscanam » &c; Ubtr etn- 
suum, ed. Fabre-Duchesne, I, 364; cf. Reg. imp. 2* ed. I, n. 621. 

(1) L. DuCHESNE, Lei éviebis d'itaìk et Finvosion lombarde, Atti dd 
Iti congr. star, internai. Ili, 84; cf. Mélange! d'arch. et d'htst. XXXIII, 
89-90. 



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Orchia nel "Patrimonio 453 

a ad Butterai aqueductus, que est in strata B. Fetri apostoli ; 
a et inde pergit in cacumine mentis qui dicitur Folianu »(i). 
Non è impossibile seguire anche oggi sul terreno la 
linea indicata dal papa. Né è cosa inutile segnando essa con 
tutta probabilità il confine preciso del regno longobardo. 
Il corso del Mignone dà un primo caposaldo. Questo fiumi- 
cello a circa quindici chilometri dalla foce piega bruscamente 
verso sud-ovest, e conserva questa direzione fino al mare. 
La parte rettilinea è di certo quella cui vuole alludere il papa. 
Altro caposaldo ci è dato dalla « Buttem aqueductus, que 
a est in strata B. Petri». Anche oggi, a pochi passi sulla 
destra del tracciato dell'antica via Cassia (nella quale senza 
esitazione deve riconoscersi la via B. Petri ») si ammi- 
rano i ruderi del castello d'acqua, donde verosimilmente 
eran dissetati il Foro Cassio e il pago su cui sorse Vetralla. 
Tutt' intorno la contrada mantiene il nome di «Botte». 
Terzo punto incontrastabile è il monte Fogliano. Anche 
oggi l'ultimo tratto meridionale del Cimino, al cui piede 
si trova la Botte, si chiama a quel modo, ed anche oggi 
sono visibili le tracce di una strada antica che divaricando 
dalla Cassia alla Botte, saliva pel fianco del monte, passava 
presso il convento di S. Angelo, giungeva alla cima, dove 
si ricongiungeva ad un'altra via che correva verso oriente, 
tenendosi sempre sulla linea di displuvio (2). 

È inutile seguire il confine più in là del Fogliano. 
Nessun dubbio che oltre quel punto non si poteva esten- 
dere il territorio Orclano, dì cui c'interessiamo, 

Così conosceremmo i due tratti estremi della linea di 
confine. Ma il tratto intermedio? Tra il Mignone e la 
Botte, partendo da quello, la bolla segnala la grotta di 
S. Pancrazio, il Leuprandio, la cava Fardenga, tra di loro 
uniti da linee rette : « sicuti recte extenditur in crypta S. Pan- 

(i) ftALVZE.Epp, Immotiti III, II, 80; Potthast.ii. 3206; Kehr. 
Italia poni. II, 197. 

(2) È la Ciminia, proveniente da Falena. 



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454 £■• ^ossi - r. Egidi 

« cratii, et sicuti recte extenditur in pedem Leuprandii . . . 
« et recto pergit ad cavam Fardengam». Cominciamo da 
quest'ultima. 

Cava nel territorio nostro, e fuori del nostro, indicò 
nel linguaggio medievale e indica nel moderno, una stretta 
via chiusa in profonda trincea (i). Il nome Fardenga, 
se l'etimologia imbrocca, confermerebbe l'interpretazione, 
poiché sarebbe derivata da fhart ed eng, strada stretta. Ora 
nella regione di cui fa parola il pontefice, solo una strada 
assai angusta è incassata profondamente per parecchie decine 
di metri nel suolo, ed è la cava del Tafano a due chilo- 
metri dalla Botte (2). 

Qui cominciano le più gravi difficoltà. Dove sarà la 
grotta di S. Pancrazio, che la bolla pone tra il Mignone e 
il Leuprandio? Ruderi di una chiesa intitolata a quel santo, 
il Serafini, scrittore secentesco, conosceva presso il fosso Gri- 
gnano(j). Per questa ragione il Signorelli pose là vicino 
la grotta (4) ; e pensò che il confine in linea rena andasse 
dal gomito del Mignone al fosso Marciano, e seguendo 
questo a quello Grìgnano, lungo il quale, pure in linea retta, 
toccasse la grotta dì S. Pancrazio e il Leuprandio, donde 
andava al Tafano e alla Botte. 

Ma se il confine era tutto rettilineo, perchè mai in un 
cosi breve spazio la bolla avrebbe designato quattro capisaldi: 
Botte, Tafano, Leuprandio, e grotta di S. Pancrazio, mentre 

(1) Si veda la Cava dentro Viterbo, la cava dì S. Antonio in 
contrada Signorino a poche centinaia di passi fuori di porta Faul, la 
Cava buia, sotto Norchia, le cave di Barbarano. 

(2) Nella identificazione dei luoghi fin qui indicati concordiamo 
quindi pienamente con quelli che prima di noi tentarono il problema, 
e cioè col Campanari, Tuscania e i suoi monumenti, II, 107, e col 
Signorelli, che ne trattò ultimamente nelle pp. 69 sgg. del suo infor- 
matissimo libro Viterbo mila storia della Chiesa, Viterbo, Gonfi, 1908. 

(3) Vttraìla antica cognominata il Foro di Cassio, 2* ed., Ve- 
tralla, 1896, pp. 28, 86. La prima edizione è del 1648. 

(4)Op. cit. p. 69, nota 11. 



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Ordita nel 'Patrimonio 455 

su una distanza quasi doppia non ne avrebbe indicato alcuno? 
E se seguiva il Marciano e il Grignano, o una via che presso 
questi correva, come mai non ne fa menzione? Per noi 
l'errore iniziale sta nel considerare il contine come una linea 
pressapoco retta, per una ingiusta interpretazione delle frasi : 
«recto pergit... recte extenditur ». Esse non si riferiscono 
già all'insieme del confine, ma a ciascun segmento: le linee 
rette corrono tra caposaldo e caposaldo, ma questi sono ver- 
tici in cui esse linee s'incontrano. Quindi un po' più largo 
deve essere il campo dell'indagine. E poiché, evidentemente, 
la ubicazione della grotta di S. Pancrazio dovrà dipendere 
da quella del Leuprandio, vediamo se ci sia possibile sta- 
bilire questa con qualche sicurezza. 

Pensò il Campanari che in antico si chiamasse Leu- 
prandio quel colle, chiuso tra il Mignone, il Vesca e il 
Canino, proprio ove essi confluiscono, su cui sì scorgono 
abbondanti rovine antiche, che è probabile appartengano al 
castro di Luni. Il nuovo nome spiegò dando Luni come 
patria di Luitprando, figlio di Marino, autore di una Vita 
di sant' Eutìchìano martire (1). Luni, da quel suo illustre 
figlio, diventò il a castrum Luitprandii ! A parte l'artifi- 
ciosità e la fantasticheria dì questa spiegazione, basta dare 
uno sguardo alla carta per intendere che se da Luni il 
confine «recto pergit ad cavam Fardengam » e alla Botte, 
esso taglia i piedi del colle di Bieda. E possibile che la 
sede della diocesi stesse a cinque minuti dal confine? La 
cosa è anche più incredìbile se si pensi alla sorte della sede 
episcopale blerana. Gli studi del Duchesne mostrano che 
essa con le altre finitime (« Lorium, Caere, Centumcellae, 
Forum Godìi, Sutri, Nepi») non subì grande alterazione 



(il Tuscttnia t i suoi monumenti, II, 107. Assai più probabile che 
cotesti Limi sii la toscana. La Luni della Tuscia romana esisteva 
nel 1 [70 e fu donata al comune di Viterbo; nel 1262 è indicata come 
confine tra Bieda e Sangiovenale (arch. Com. Vii. perg. nti. 9 e ISS). 

Cf. SlGNt 



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4SÉ L- *3?(M« - T. Egidi 

al momento dell'invasione longobarda. Questa sì arrestò a 
« Tarquinii » e a a Ferentia » (Coraeto e Ferènto): solo in 
seguito Tuscana e Blera furono occupate, e quest'ultima poco 
dopo restituita da Lìutprando a papa Stefano (r). È possibile 
che fosse restituita la città sola, senza un lembo di territorio 
a settentrione? E si aggiunga che esaminando i rapporti tra 
le finitime diocesi di Tuscana e di Blera, si resta convinti 
che la tendenza fu, fin dall'alto medio evo, di allargare la 
diocesi Tuscanense a danno della Blerana, finché questa 
fu completamente assorbita (2). Come concorderebbe questo 
col fatto che ora tra i due territori il confine (che quasi 
certo rispecchia quello delle due diocesi nell'ultimo periodo) 
passi tanto più a nord, presso Monteromano?(3) 

Il Signorelli invece intese la frase o usque in pedem 
s Leuprandii » nel senso: « fino ad una pietra ove era in- 
a ciso il piede di Lìutprando », la ben nota misura dei Lon- 
gobardi (4). Però, se è facile trovare esempi di misure 
segnate sulla pietra in siti pubblici nell'interno delle citta, 
crediamo sarebbe assai dimoile indicarne in piena campagna ; 
come sarebbe difficile trovare un altro caso (almeno noi 
non ne ricordiamo) in cui la frase «usque in pedem...» 



(1) Op. cit. p. 84. Signorelli, op. cit. p. }6. 

(2) Già era soggetta alla line del secolo xi (cf. Kehr, Italia 
font. II, 196, 205; Signorelli, op. cit. p. 166)0 fané anche alla metà 
del secolo, come potrebbe far pensare la presenta di un ■ archi presbiter 
a Bledanus » in un atto episcopale del 1068. Cf. Egidi, Per la storia 
di S. Sisto in Boll. si. Vikrb. I, ( 8. 

(5) Si nota che poco a sud di questo e molto a nord di Luni è la 
grande selva ab immemorabili detta <t selva di Bieda * la quale invece 
rimarrebbe fuori della diocesi. 

{4) Op. cit. p. 69, nota 22. Per questa misura oltre il Chron. No- 
valic, la Coni. Punii Dine, ìl Ducakge e il Troya citati dal S., vedi 
Del pìede-AKprando e del piede della porta, lettera scritta in risposta ad 
un amico da Tabalco Panichio pastore arcade e dal mei. pubbL e dedic. 
al coite Gabr. Ver^i nella Race, di opusc. scienti/, e fiiol., Veneti», 
Zane, 1 734, X, 124, 183. 



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Orchia nel 'Patrimonio 



non voglia significare « fino ai piedi ». Quindi per noi nep- 
pure la idea del Signorelli è soddisfacente. 

Non può presentarsi una terza ipotesi più probabile? 
Vediamo. Più a settentrione di Monteromano, però com- 
preso in questa tenuta, su un largo territorio detto Cazzo- 
librandi, percorso da un fosso dello stesso nome. Questo 
fosso si congiunge con l' altro di Polletrara e con quello di 
Civitella prima di andar a gettarsi nel Marta. In mezzo a 
loro sorge un colle lungo e stretto detto Civitella, su cui 
restano larghi avanzi di costruzione medievale (i). Questi 
e quelli del vicino mammellone detto il Torrionaccio, sono 
tutti compresi nel vocabolo di Cazzolibrando. Né il nome 
è di recente formazione. Nel 1474 Sisto IV, cedendo al- 
l'ospedale di S. Spirito la grande tenuta di Monteromano, 
specifica come di questa facesse parte la regione detta Ci- 
vitella o Casaliprando o Campoliprando (2). Chi non avverte 
subito l'eufemismo pontificio? Ma c'è di più. Nel 1170 
Guittone di Offreduccio, conte diVetralIa, cedette al comune 
di Viterbo, tra l' altro, « medietatem Bisentii et Marani et 
«Plancanì et Cacjlìuprandi » (j). 

Si potrebbe dubitare che codesto castello non fosse nel 
luogo che oggi conserva il sub nome, e certo la sicurezza 
assoluta non si ha. Però sì badi che Guitto e della famiglia 
dei conti di Bisenzo, ì dominii dei quali 'si estendevano 
appunto per la valle del lago di Bolsena e intorno a Ve- 
tralla; ora i luoghi in tutto o in parte da lui ceduti al 

(1) Civita, Civitella, Ci vi taccia furono spesso adoperati nella cam- 
pagna viterbese per indicare luoghi diruti. Cf. Signorelli, op.cit-p.70, 

(?) Saulnier, Dt capile sacri ardimi S. Spirimi dissertatici, Lugduni, 
Barbier, 1649, pp. ijo-i. 

(}) Arch. Com. Viterb. Margherita Cornuti. Vilerbii, I, 57 b, ap- 
pend. I, 17 a, IV, ; b, }4A, 61 b, tutte copie autentiche; nella perg. 
n. 9 dell'arch. una copia semplice. Cf. anche Liber mem. omnium pri~ 
vfltgionm et iaslrum. et actorum com. Vilerbii (dell'anno 1183), ce. 2 B, 
19A, HA. 



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4j8 L. %ossi - <P. Egidi 

comune viterbese sono appunto o in quella valle : fìisenzo, 
Marano, Pianzano(i), o nelle vicinanze di Vetralla : Ve- 
tralla stessa, Luni, Rispampani. Dove porre più facilmente 
il «castrimi Catjlìupraodi a, clic all'odierno Cazzolibrandi; 
centro rispetto a questi ultimi tre luoghi? (2) 

Il documento ci è pervenuto in alcune copie autentiche 
degli anni 1233-1266, e in una copia semplice del secolo 
decimoquarto (3); la sua parte sostanziale fu riferita dai 
cronisti del secolo xv, sebbene con qualche storpiatura (4), 
e poiché è dimostrato che costoro per i tempi anteriori 
ai loro seguirono i cronisti dugenteschi a traverso una ri- 



(1) Di Bisenzo si vedono ancora le rovine a poca distanza dalla 
riva del lago presso ("apodi monte sul promontorio detto anche oggi 
Bisenzio; di Marano si trovano segnati i confini nella perg. n. 56 
nell'arch. Coni. Vit. dell' a. 1241 (Signorelli, op. cit. p. 77), era 
tra Marta e S. Savino; Pianzano ancora vive. 

(2) Vetralla è ad oriente dei ruderi di Ci vitella o Cazzolibrandi a 
circa 15 chilometri in linea retta. Le rovine di Luni (di cui vedi p. 450, 
nota l) sono a mezzogiorno a circa n; Rispampani circa 6 chilo- 
metri a settentrione: sempre in linea retta. 

(3) Fu edito da Calisse, PrtfcUi, p. 428 sgg. n. tv, e in parte dal 
Pinzi, Storia, 1, 175; ma il secondo lesse a castri Liuprandi». Il Savi- 
gnomi, L'archivio del Coiti, di ViU in questo Archivio, XVIII, 45, n. li, 
pure lesse Ca steli ìprando. Nelle pergamene è sempre o Ca;iliuprandi », 
o nCagiluiprandi». 

(4) k Anche li donò [Federico Barbarossa] Vetralla e la rocchi di 
■ Rispanpani, Luni, Beassenzo, Mozzano, Pianzano, Castri Lupardi »; 
Francesco d'Andrea, Cronica in questo Archivio, XXIV, 22}. Nic. 
della Tuccia (ed. Ciampi, p. 6) ripete gli stessi nomi con lo stesso 
ordine, solo scrive ■ Bisenzo, Marzano, Pianzano, Castro Lombardo ». 
Si pensi però che l'edizione del Ciampi è condotta su un codice 
del xviii secolo. L'errore di Francesco d'Andrea e facilmente spie- 
gabile con una cattiva lettura di « Castri Liuprandi » . Quanto a Mazzano 
era facile l'errore, esistendo anche un Mazzano pure nel territorio ve- 
trallese. Che la donazione sia attribuita a Federico si può spiegare 
avendo il suo vjeario Cristiano di Magorua confermato ai Viterbesi, 
nel 117;, quanto Guìttone aveva donato (ardi. Com. Vit. perg. n. I}; 
Savignoni, Archivio, XVIII, 47, n. ìv). 



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Orchia nel 'Patrimonio 459 

(limoni- fatta nel trecento (1), possiamo constatare una 
continuità di tradizione dalla iìne del secolo dodicesimo a 
quella del quindicesimo e poi fino a noi. 

Si potrebbe domandare, donde venga un nome cosi 
strano. Nel documento del 1170 è scritto tutt' insieme 
« Cagliuprandi », ma è chiaro che deve intendersi Ca(i 
« Liuprandi », e « Cagi » dipendendo da « medietatem » è un 
genitivo da « Cacium ». Senza dubbio una variante fonetica 
di a cagium » . Infatti proprio nella regione e nel tempo in 
cui fu quello di Liutprando vissero almeno due altri cagi. 
In urta carta farfense dell' 840 è nominato un « cagium 
« Agonis » nei confini viterbesi, e (cosa ben significante) 
se ne parla subito prima della « massa Ancarianensc » con 
la quale appunto confinava il « Cagium Liuprandi », se il 
nostro assunto è vero (2). Nei documenti amiatini è indi- 
cato ripetutamente un « cagium Flavianum » (3) che dai 
documenti farfensi è invece detto « vicus Flavianus » (4). 
« Cagium » era, latinizzato, il « gau » dei Longobardi (5). 
Cosicché il a Leuprandium » o meglio il « cagium Leu- 
« prandi! » è per noi un luogo abitato, e precisamente 
quello che ebbe vita per secoli sul colle Civitella nella re- 
gione odierna di Cazzolibrandi. Se poi il nome gli prove- 
nisse dal .più potente dei re longobardi o da altro più 
modesto signore, chi può dirlo? Però se si pensa che ap- 
punto con Liutprando, ceduta al papa Blera e ritenuta Tu- 
scana, questo punto rimase confine del regno, non è impro- 
babile che dì quel colle il re facesse un luogo fortificato, 

(1) Cf. Ecidi, Relazioni tra le cronache viterbesi del sic. xv e le 
loro fonti in Scritti vari dì Filologia pubblicati pel 25° anno d' inse- 
gnamento di E. Monaci, Roma, Forzani, 1902, p. 57 sgg. 

(2) Reg. Farf. II, 259. 

(3) CALISSE, Docum. Ainiatini cit. nn. XIV, XSI, XXV, tutti del 
secolo ix. 

14) Reg. Far/. II, 140, 147, 158, 239; III, 54, S5; V, $04. 
(5) Cosi il Calisse in nota al doc. xiv e poi nel voi. XVII, 1 }7 

. Archivio itila R. Società romana di iloria patria. Voi. XXXI. }0 



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460 L. 'Fiossi - <P. Egidi 

a difesa del prossimo guado del Marta, a base di non 
impossibili ritorni offensivi. A voler sottilizzare, le parole 
della bolla potrebbero confermare la nostra opinione : esse di- 
cono che il confine passa «in pedem Leuprandii, qui est inter 
«territorium Orclanum et Bleranum»; sicché parrebbe che 
esso non appartenesse né al primo né al secondo, e perciò 
senza dubbio al Tuscanense o al Cornetano. Se il Leu- 
prandio fosse stato più a mezzogiorno, naturalmente non 
avrebbe potuto che esser compreso o nel territorio di 
Orchia o in quello di Bieda. 

Ma dove collocare allora la « crypta S. Pancratii » che 
la bolla pone tra il Mignone e il Leuprandio? Lasciando 
da parte la chiesa di S. Pancrazio (che potè sorgere anche 
poco tempo più tardi, ma non pare esistesse allora, perchè 
non è nominata da Leone IV), dovremo cercare piuttosto 
intorno al gomito brusco del Mignone verso occidente. 

In questi paraggi, e specialmente presso il luogo detto 
ti Le niofe del Mignone a , frequentissime sono le caverne 
cavate nel fianco dei colli dagli Etruschi pei loro sepolcri : 
una fra esse di ampiezza eccezionale, come eccezionale pel 
tipo di costruzione sepolcrale, oggi detta dai locali « grotta 
b del Nifo o del Nifro » . Nessuna che porti il nome del 
santo: bisogna confessarlo. Però nulla dì strano che una delle 
tante nell'alto medio evo fosse adattata al culto di san Pan- 
crazio. L'esempio sarebbe tutt'altro che isolato (i). 

Concludendo: secondo noi il confine, staccatosi dal 
Mignone presso il punto in cui esso volge bruscamente a 
ponente, andava in linea retta fino ad una grotta proba- 
bilmente posta presso Le mole, di là si spingeva risoluta- 
mente a settentrione fino al colle di Civitella, al cui piede 
si arrestava e tornava indietro ad angolo acuto per andare 

(i) Una dedicata a san Giuliano è presso Barbarano, una a S. Vi- 
vendo presso Norchia, una celebre a Sutri, una ultimamente illustrata 
in questo Archivia (XXX, 180 sgg.) dal Bertini Calosso presso Val- 



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Orcht'a nel 'Patrimonio 461 

direttamente alla cava del Tafano, donde giungeva alla Botte, 
prò labilmente seguendo la via antica che, derivata dall' Annia 
presso Monterò mano, scavalcava il Biedano, presso il Cer- 
racchio tagliava un'altra via proveniente dalla Tolfa, presso 
le Fornacelle tagliava la via Clodia (che da Bicda si diri- 
geva ad Orchia, donde per Rispampani andava a Tuscana), 
e finalmente s' innestava alla Cassia appunto presso la Botte, 
per continuare, come dicemmo, su pel Fogliano fino a rag- 
giungere la Ciminia. La diocesi di Bieda quindi come un 
cuneo si internava in quella Tuscanense, interponendosi tra 
il territorio cornetano e l'orclano. 

E se non e' inganniamo, anche da altra parte ci pare ve- 
nire una conferma. Ci pare indubbio che presso Ancarano sì 
trovassero a coincidere i tre territori: c_ornetano, orclano, 
tuscanense. I pochi documenti superstiti non sono ricchi 
d'informazioni: ci parlano semplicemente di terre comprate 
o vendute « in Orclano s o « in finibus Orde ». Ma qualche 
cosa di più preciso e in una carta dell' 872, che del casale 
detto aVaduspartu » nel territorio di Orchia, dice confinasse 

« ab una parte casale qui dicitur Fultuna, de alia parte 

« flubio Marte, de tenia vero parte casale qui dicitur Cal- 
« ventina, de quarta quidem parte ubi Cerretu altu dici- 
« tur » (1). Ora la bolla di Leone IV parla del fondo Ful- 
tuna dopo detto di fondi «ex utraque parte fluvii Marta», 
e ravvicinandolo alla massa Ancarianense, che appare inclusa 
nel territorio cornetano. Subito dopo viene a parlare del 
territorio orclano. Ora, sebbene Leone non segua un or- 
dine troppo perfetto, pure e evidente che dovremo cercare 

(i) " Consta me Ioani not.